Sabbiolino

21 giugno 2008
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La storia di questi accordi è riportata in Wikipedia. La versione originale della celebre ninnananna per la televisione tedesca si può ascoltare qui.

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13 Responses to Sabbiolino

  1. véronique vergé il 21 giugno 2008 alle 12:07

    Adoro. E’ una bella manera di iniziare il sabato con musica ( e’ la feste della musica in Francia).
    Se avevo bambini, sarei felice di evocare il sabbiolino, pretesto a raccontare favole, a cantare in dolcezza, a colorare i sogni. Il bambino non vede la frontiera tra la realtà e la vita di fantasia.
    E’ molto importante fare crescere l’immaginario;
    Questo post mostra anche l’universalità del sabbiolino: è una manera di rassicurare il bambino che ha paura di entrare nel mare dei sogni: un rito come il bacio della bonna notte.

  2. Alcor il 21 giugno 2008 alle 12:38

    tra i tags potevi mettere anche Freud:-)

  3. Maria Luisa Venuta il 21 giugno 2008 alle 13:54

    Bella!
    A me piace anche questa (Veronique la conosci?). Sentita anni fa in un appartamentino di Parigi e rivolta ad un bambinello un po’ pestifero, si è impressa nella mia mente. Conclusione: il pupo rimase sveglio, io no. Ogni tanto la tiro fuori dalla memoria, visto che anche agli adulti ogni tanto serve un ritornello per affrontare la paura del buio, come dicevano Deleuze e Guattari…
    Dodo, l’enfant do,
    L’enfant dormira bien vite
    Dodo, l’enfant do
    L’enfant dormira bientôt.

    Une poule blanche
    Est là dans la grange.
    Qui va faire un petit coco
    Pour l’enfant qui va fair’ dodo.

    Dodo, l’enfant do,
    L’enfant dormira bien vite
    Dodo, l’enfant do
    L’enfant dormira bientôt.

    Tout le monde est sage
    Dans le voisinage
    Il est l’heure d’aller dormir
    Le sommeil va bientôt venir
    la musica è qui: http://www.mamalisa.com/?t=em&p=179&c=22

  4. véronique vergé il 21 giugno 2008 alle 14:57

    Maria Luisa,

    Grazie per il ricordo. In realtà conoscevo solo la prima parte. La canzone che la mia madre mi cantava era à ” la claire fontaine”, e “elle est comme l’eau vive “(perché ero molto svegliata). La mia madre adorava cantare (e soprattutto l’opera).
    Una canzone che non amavo era frère Jacques. E’ vero che il bambino vuole restare un po con la mamma, primo di dormire: ha bisogno di gesto di affetto: favola, bacio, piccolo bicchiere d’acqua.
    Il mio pretesto per fare tornare la mia madre era il bicchiere d’acqua:
    – Mamma ho sete!
    Ho conservato l’abitudine di avere un bicchiere d’acqua accanto al letto, ma la mano della mia madre non c’è più.

    Che è la ninnananna amata dei piccoli italiani?

  5. domenico pinto il 21 giugno 2008 alle 15:03

    @Alcor

    Giusto, anche Freud, l’ho aggiunto :-)

    Ciò su cui riflettevo, con un amico che di cartoon serba memoria meno effimera della mia, è il rimodellamento del ceto borghese della Germania dell’Est, in questo caso del suo immaginario infantile, posto fra l’incudine del biedermeier – coi suoi interni dolci, le ninnananne, la ritualità serena, gli indiani di Karl May – e il martello della repressione appena oltre la soglia, per metonimia le carceri di Bautzen.

  6. domenico pinto il 21 giugno 2008 alle 15:14

    Devo però confessare che canto (raglio) la canzone a mia figlia, con ottimi, definitivi risultati.

  7. soldato blu il 21 giugno 2008 alle 15:17

    @Maria Luisa e Véronique:

    “Didon dina dit-on du dos d’un dodu dindon”

    Naturalmente niente a che vedere con ninnennanne italiane. Si tratta di nota di Gadda a “certo egoismo o egotismo un po’ da gallinaccio” nel primo Pasticciaccio, quello in “Letteratura”. Vista la presenza di esperte, anche se O.T., mi piacerebbe saperne qualcosa.

  8. Alcor il 21 giugno 2008 alle 15:30

    “La prima puntata terminava con Sabbiolino che, dopo aver svolto il suo lavoro, si addormentava ad un angolo di strada. La trasmissione di questa scena – era la fine di novembre e il freddo già pungente – condusse alle proteste dei genitori.”

    I genitori sono una specializazione della razza umana.

  9. soldato blu il 21 giugno 2008 alle 16:10

    Per quanto riguarda le ninnennanne:

    …tru tru tru lu me’ cabaddu
    zoppu chi no po’ anda’
    crozi postha lu dina’
    lu dina’ postha la crozi
    e lu ghiu postha la nozi
    la nozi postha lu ghiu
    lu pizzoni ciu ciu
    ciu ciu lu pizzoni
    e mè mè fazi l’agnoni
    l’agnoni fazi mè mè
    lu puscheddu ciocè
    ciocè lu pucheddu
    pio pau lu cateddu
    lu cateddu pio pau
    e la iatta fazi miao
    mio mao fazi la iatta
    e mu mu fazi la bacca
    la bacca fazi mu mu
    lu giarlu cuccurucù
    curucù fazi lu giarlu
    e tru tru lu me’ cabarlu…

    E’ l’unica ninnanna che abbia mai cantato ai miei figli.
    Un appunto sul difficile *cateddu*: è “cagnolino”, “cucciolo”. Termine che, se volete: *catello*, potete trovare nella “Divina Commedia” di Dante.

  10. véronique vergé il 21 giugno 2008 alle 20:46

    Amo molto ” e la iatta fazi miao (miaou) mio mao fazi la iatta, cuccurucù mi piace bene anche.
    Promesso, se ho un bambino ( e non in sogno) provero a cantare la ninnanna di soldato blu, e faro anche la versione francese.
    Ma trovo che il mu mu italiano è più dolce.

  11. véronique vergé il 21 giugno 2008 alle 20:57

    Mi rammento che la mia preferita era ( con l’eau vive) questa :

    Une chanson douce
    Que me chantait ma maman,
    En suçant mon pouce
    J’écoutais en m’endormant.
    Cette chanson douce,
    Je veux la chanter pour toi
    Car ta peau est douce
    Comme la mousse des bois.

    La petite biche est aux abois.
    Dans le bois, se cache le loup,
    Ouh, ouh, ouh!
    Mais le brave chevalier passa.
    Il prit la biche dans ses bras.
    La, la, la.

    La petite biche,
    ce sera toi, si tu veux.
    le loup, on s’en fiche.
    Contre lui, nous serons deux.
    Une chanson douce
    Que me chantait ma maman,
    Une chanson douce
    Pour tous les petits enfants.

    O le joli conteque voilà,
    La biche, en femme, se changea,
    la, la, la
    Et dans les bras du beau chevalier,
    Belle princesse elle est restée,
    eh, eh, eh

    La jolie princesse
    Avait tes jolis cheveux,
    la même caresse
    se lit au fond de tes yeux.
    Cette chanson douce
    je veux la chanter aussi,
    Pour toi, ô ma douce, jusqu’à la fin de ma vie,
    Jusqu’à la fin de ma vie.

  12. véronique vergé il 21 giugno 2008 alle 21:09

    E l’ultima. Non so come fare per fare ascoltare la musica.

    L’eau vive (de Guy Béart)

    Ma petite est comme l’eau
    Elle est comme l’eau vive
    Elle court comme un ruisseau
    Que des enfants poursuivent

    Courez, courez
    Vite si vous le pouvez
    Jamais, jamais
    Vous ne la rattraperez

    Lorsque chantent les pipeaux
    Lorsque danse l’eau vive
    Elle mène mes troupeaux
    Au pays des olives

    venez, venez
    Mes chevreaux, mes agnelets
    dans le laurier
    le thym et le serpolet

    Un jour que sous les roseaux
    Sommeillait mon eau vive
    Vinrent les gars du hameau
    Pour l’emmener captive

    fermez, fermez
    Votre cage à double-clé
    Entre vos doigts
    L’eau vive s’envolera

    Comme les petits bateaux
    Emportés par l’eau vive
    dans ses yeux les jouvenceaux
    Voguent à la dérive

    Voguez, voguez
    Demain, vous accosterez
    L’eau vive n’est pas encore à marier

    Pourtant un matin nouveau
    A l’aube mon eau vive
    Viendra battre son trousseau
    Aux cailloux de la rive

    Pleurez, pleurez
    Si je demeure esseulé
    le ruisselet
    Au large s’en est allé.

    Ora, buona serata a tutti, poi, buona notte.

  13. soldato blu il 22 giugno 2008 alle 03:13

    Vedo in Sandmann – giusto il riferimento di Alcor a Freud, e significativi i controesempi delle ninnennanne francesi e sarde che invitano invece al “realismo” – un’operazione materna, tutta femminile, di induzione, di costrizione al “fantastico” dell’infante.
    Che assume – e dovrà mantenere, poi, una volta adulto: la barbetta bianca – valore pregiato, permanente, nel “ritorno”.
    Del ritorno. Nella definizione di “casa”.
    Quel tipo di immagini appartengono, secondo Jung, all’anima maschile.

    Mi fa pensare a una sorta di difesa preventiva, da parte della madre – “ragno”, per come tesse la tela – rispetto a quei figli che, maturi, in zona di frontiera, saranno costretti a coltivare qualità guerriere, violente.
    Proprio per difendere la “casa”.
    Qualità che dovranno però riporre una volta “ritornati”.

    E’ un problema che si pone in tutte le società guerriere.
    Alcune tribù primitive lo avevano risolto in questo modo: il guerriero che aveva ucciso in battaglia non poteva ritornare immediatamente al villaggio.
    Una capanna veniva costruita fuori del villaggio e lì il guerriero che aveva dato la morte doveva trascorrere un periodo di quarantena, sino a liberarsi dell’anima omicida.



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