Quel senso morale che abbiamo smarrito

23 giugno 2008
Pubblicato da

di Franz Krauspenhaar

Essere imprenditori, si sa, costa sacrificio e responsabilità. Se poi si è imprenditori nel settore sanitario, questa responsabilità aumenta di intensità e di significato, esponenzialmente.
La triste, assurda vicenda dell’ospedale Santa Rita di Milano, dove le morti, molte di queste, sono divenute da qualche tempo atrocemente sospette, come se ci si trovasse, invece che in un luogo di cura, nel gabinetto del dottor Caligari convenzionato con Mabuse, diventando di ora in ora più drammatica, ci porta ad evidenziare nella nostra mente di cittadini alcune cose che spesso, nel passato, ci sono sfuggite. A parte il fatto che la malasanità in questo paese non si misura dalla rotondità delle cifra del 740, perché, convenzionati o no, è possibile morire insanamente ma in piena cura anche pagando, e profumatamente, ormai – e il caso del Santa Rita lo dimostra abbondantemente – siamo arrivati al prontuario sanitario commerciale, al catalogo d’estrazione dell’oro rosso – dicasi volgarmente sangue. Sangue nostro.
Il pozzo di petrolio umano non ha limiti d’estrazione: di anziani, in questo sciagurato paese senza, come titolò Arbasino un suo libro celeberrimo, sono piene non solo le fosse ma anche le strade d’ogni città e borgo; questa nostra Italia, questa “Italia qua”, come cantava Celentano in “Svalutation” con leggero fastidio venato nell’intonazione sarcastica, è divenuta un paese d’anziani convenzionati con la mutua, un paese pullulante di mortiferi Guido Tersilli che non fanno ridere neanche se muoiono (difficile, al posto loro muoiono gli altri, i loro assistiti). Mi sto accorgendo di usare metafore antiche, di ripescare proprio automaticamente vecchi totem alti come nani da giardino dell’Italietta andreottiana, personaggi da commedia all’italiana di seconda visione. E questo non è strano, non è vezzo da cinefilo e da vecchio appassionato del Cantagiro: è che questo paese non cambia anche se ce lo vogliono dare ad intendere sui giornali e alla televisione, anche se acquista sofisticati software, manda un astronauta in orbita nello spazio, diventa cosiddetta – ma pare una barzelletta buona per compiacere la claque di Berlusconi – potenza mondiale: non cambia mai, come l’uomo della canzone di Mina, che, saggia e pratica donna moderna, “caramelle non ne vuole più”; quest’uomo – Alberto Lupo, altro reperto umano troppo umano sempre valido di un paese fermo nella sostanza delle sue inadempienze agli scorsi decenni – è uno che promette e non mantiene, che va avanti, o per meglio dire indietro, solo a “parole parole parole”.
Di reperto in reperto, ci siamo illusi che le vecchie canzonette fossero state soppiantate da nuovi microsolchi tutti digitali, da ricopiature e risciacquature di piatti delle hit inglesi e americane. Ma a noi sta bene – perché ce lo meritiamo- condire le nostre giornate con colonne sonore d’antan, con ricordi albertosordiani di cliniche convenzionate con la mutua. Così il chirurgo Brega Massone, agli arresti con l’accusa di omicidio volontario, non essendo nemmeno simpatico come il comico romano di cento film di “storie di un italiano”, e con quel doppio cognome dai risvolti inquietanti nel significante, diventa il simbolo molto concreto di un affarismo senza confini, che si beffa d’ogni decoro, d’ogni morale, d’ogni logica. Un affarismo che calpesta la dignità umana, che si “convenziona con la mutua” frodandola impunemente come fa il ladruncolo con la vecchietta; come se questo facesse finta di aiutare l’anziana ad attraversare la strada, e in quel mentre le sfilasse il portamonete dalla borsa della spesa. Un “mostro” proprio alla Dino Risi.
Ma qui ci sono andate di mezzo decine di persone. Di pazienti, precisamente, che hanno pazientato fin troppo, andando fuori tempo massimo, penetrando la loro stessa vita e passando al reparto definitivo, quello dei defunti. Reparto Ade. Padiglione Cancro, titolerebbe Solgenitzyn. In cambio della convenzione mutualistica, questi farabutti fingevano di operare coloro che poi sono puntualmente morti. Non si tratterà di omicidio volontario ma “soltanto” colposo, ma è pur certo che, esistendo il rischio palpabile e auscultabile del decesso, che se non operi non curi, Brega Massone e la sua banda di killer sanitari hanno lasciato morire i loro assistiti, come quelli che passano per una statale qualsiasi, notano un corpo che si contorce tra le lamiere di un’auto da poco incidentata, e non fanno nulla, proseguendo la loro marcia colposa. Anzi, qui la cosa è ancora più grave, perché il danno è stato voluto; l’omissione di soccorso è stata omissione di cura, e dietro, a monte di ignominia, c’è stata la truffa, la beffa, l’inganno al paziente, ai suoi familiari, a tutta la collettività.
Se la magistratura scioglierà in breve, come ci si deve augurare, i nodi di questa bruttissima faccenda – e intanto, con la speranza che si vada a indagare anche in altri ospedali, perché le disgrazie non possono essere mai sole, soprattutto in questo vergognoso paese – possiamo stare certi che ne verranno fuori orrori senza fine né, si può facilmente presumere, inizio. Non possiamo essere più i creduloni e i benpensanti faciloni di una volta, quelli che credevano nello “stellone” italiano, che pensavano al sicuro “salvataggio in corner” anche nei momenti più bui e brucianti della nostra storia. Tangentopoli, l’avvento di una sciagurata seconda repubblica che ci fa rimpiangere spesso la vergognosa prima, un indebitamento cronico, la difficoltà sempre più marcata a stare al passo con gli altri paesi altamente industrializzati, tutto questo, svelato ormai a profusione dai media sempre più incontrollabili, ci hanno reso finalmente consapevoli del pantano alto come muri di cinta nel quale ci troviamo e sguazziamo senza spesso rendercene conto. Dobbiamo recuperare, una volta per tutte e davvero alla svelta, un senso morale forte. Occorre partire dalla base, come in tutte le rivoluzioni. Credere che la politica possa fare per noi sempre è come credere nelle cure di un cartomante televisivo, o di un primario chirurgo milanese convenzionato con la mutua.

(Pubblicato il 15.06.2008 su La Tribuna)

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16 Responses to Quel senso morale che abbiamo smarrito

  1. genseki il 23 giugno 2008 alle 20:19

    Ma come si fa a recuperare “una volta per tutte e davvero alla svelta, un senso morale forte””.
    In primo luogo quali condizioni ci possono garantire che il senso morale, anche se “forte”, una volta recuperato lo sia “per tutte”?
    Cioè che non vada perso un’altra volta. Oltre che “forte” quel senso morale deve essere “garantito”, “assicurato”? Da chi? Con ISO 9000?
    E poi come lo si recupera “davvero alla svelta” il senso morale? Creando una “fast ethic”? Ci rivolgeremo a McDonald invece che a Kant?
    Per scrivere ua frase come questa su un tema come quello della clinica Santa Rita è meglio davvero non scrivere niente.
    Il silenzio è meno doloroso del cigolio di parole sciatte.
    genseki

  2. soldato blu il 23 giugno 2008 alle 21:12

    Non si possono più esprimere desideri? Non si può più auspicare qualcosa che riteniamo difficile o, anche, impossibile.
    La realtà è fatta non solo delle figure fantastiche che ci proiettiamo, ma dai desideri che ognuno cura dentro di sè. E certo non abbiamo bisogno di retoriche sublimi per parlare con noi stessi.
    Certe volte, poi, i nostri sciatti desideri privati vorremmo che fossero desideri anche degli altri.

    Dovremmo, davvero, recuperare una volta per tutte e davvero alla svelta, un senso morale forte.
    O no?

    Il chiasso inutile è più doloroso di un mal di pancha.

  3. sergio falcone il 23 giugno 2008 alle 21:15

    Non credo che il genere umano abbia altra scelta. Socialismo o barbarie, etica o morte. Quella frase è tutt’altro che sciatta. E’ l’equivalente di un appello disperato.
    E di tempo ce n’è rimasto poco.
    Soltanto una morale forte può salvarci dal baratro verso il quale stiamo progressivamente scivolando. Non vedo altro.

  4. jolanda catalano il 23 giugno 2008 alle 22:45

    Purtroppo il Santa Rita è solo uno dei tanti. Troppe morti sospette dappertutto. Una mia amica pianista è rimasta paralizzata dopo un intervento che, a detta del chirurgo, era andato benissimo. E lei era fiduciosa perchè credeva di risolvere il problema e quindi continuare a suonare con più agilità. Come ci si può fidare ancora? e non voglio demonizzare tutta la classe medica, no, qualcuno giusto forse rimane.
    Credo ancora che quei medici che sbagliano,o peggio, che a scopo di lucro intervengono anche quando non ce n’è bisogno, dovrebbero essere radiati dall’albo perchè una vita spezzata ne distrugge mille altre.
    Bisogna che alcuni medici, oggi, scendano dal piedistallo di onnipotenza, bisogna che tutti noi si attui un’attenta vigilanza,gli ospedali sono degli ammalati e non dei medici. Bisogna che i medici tutti ricordino ogni momento il giuramento di ippocrate piuttosto che pensare a superflui beni di lusso.

    grazie franz
    jolanda

  5. The O.C. il 24 giugno 2008 alle 09:13

    “Così il chirurgo Brega Massone, agli arresti con l’accusa di omicidio volontario, non essendo nemmeno simpatico come il comico romano di cento film di ‘storie di un italiano’, e con quel doppio cognome dai risvolti inquietanti nel significante, diventa il simbolo molto concreto di un affarismo senza confini, che si beffa d’ogni decoro, d’ogni morale, d’ogni logica”.

    Col sangue non si scherza e la sanità privata ha i suoi bagordi. Ma dalla manetta alla ghigliotttina il passo è breve. Occhio, se dobbiamo credere alla magistratura, almeno fino adesso, il “dottore” non ha ucciso nessuno. Vi ricordate di Rignano Flaminio?

    Occhio, i mostri li vedono solo Di Pietro, Travaglio e Beppe Manetta.

    Se poi il discorso chiama in campo la “morale”, allora si può discutere. Consiglio una visita al Campus Biomedico di Roma, lì hanno un’etica al 100%.

  6. soldato blu il 24 giugno 2008 alle 11:40

    Gli occhi li teniamo bene aperti.
    Ed è proprio per questo – ed escludendo che Di Pietro e Travaglio lo siano – che i mostri li notiano.

  7. Plessus il 24 giugno 2008 alle 12:13

    Concordo con il senso delle parole di Franz.
    Aggiungerei che: spesso si è portati a violare l’etica deontologica, e, più in generale, la legge, con la consapevolezza di una probabilità molto alta di rimanere nell’impunità. Assenza di controlli, connivenze, presenza di cavilli, farraginosità del sistema giudiziario, atavica lunghezza dei processi e l’arte dello scaricabarile così praticata qui in Italia, fanno sì che prosperino le associazioni a delinquere sulla pelle dei cittadini.
    Potrei fortificare il mio senso morale, poi, per esempio, leggendo sui giornali tra tre mesi che i responsabili dei fatti sono stati condannati. E rileggendo i giornali nel 2020, che sono usciti.
    Saluti e salute

  8. Marco Saya il 24 giugno 2008 alle 14:59

    Basta semplicemente rileggersi le lettere luterane di PPP per ritornare a respirare dell’aria buona, oggi, invece, manca la “credibilità” da qualsiasi parte provenga e su questo che ci dobbiamo interrogare.

    Marco

  9. franz krauspenhaar il 24 giugno 2008 alle 18:43

    Nessuno ci insegna il senso morale forte. Nessuno ci insegna la pulizia morale. Nè Kant, nè la politica. Dobbiamo riprendere – o prendere – la purezza del pensiero e dell’azione alla svelta perchè il mondo, tutto quanto, sta crollando sempre più velocemente. Le autorità morali sono sempre più senza voce e senza credibilità.
    Chi non vede questo, chi non sente questo, chi fa dell’umorismo di bassa lega su questo, non ha capito che il problema morale è URGENTE.

  10. k. il 24 giugno 2008 alle 22:51

    nemesi medica ivan illich

  11. franz krauspenhaar il 25 giugno 2008 alle 01:05

    @genseki.

    Parole sciatte sono le tue, che vai a rompere le uova nel paniere con pretese assurde. Le cose vanno dette con semplicità e al contempo RIGORE E FERMEZZA. In un commento giornalistico max. 5.000 battute che viene letto dalla GENTE COMUNE questo è il linguaggio. Se non sai cos’è il giornalismo non è un problema mio.

    Il senso morale – per nulla fast, ma profondo – va trovato dentro di noi. Dove, altrimenti?

  12. silvio il 25 giugno 2008 alle 13:09

    tutta colpa degli zingari e dei giudici ideologizzati.

  13. genseki il 25 giugno 2008 alle 22:17

    In primo luogo, io non ironizzavo sul problema, ma sulla soluzione. Il fatto è che che un senso morale e per di piú forte non lo si può recuperare alla svelta. Ci vogliono, almeno alcune generazioni, nel caso particolarmente fortunato in cui questa esigenza sia sentita da gruppi sociali, per esempio, abbastanza significativi numericamente e influenti.
    Su questi temi Gramsci ha scritto cose definitive, credo, nei Quaderni, si tratta delle pagine su Italia e Riforma Protestante.
    La storia e la societá hanno i loro tempi e sono sempre, per lo meno, tempi di generazioni. Mi pare inoltre che un auspicio come quello di recuperare una morale forte abbia senso se ha, nel contempo una dimensione politica e una dimensione organizzativa, cioè se si trovano abbastanza persone disposte a battersi per questo sul piano teorico e organizzativo dedicandovi gran parte delle proprie forze.
    In questo senso io trovavo sciatta la sua frase, e questo non era un giudizio su di lei e neppure sulle sue qualitá di pubblicista, era solo il giudizio su una frase. Una frase che avevo preso sul serio, non pensavo che fosse una cosa che giornalistica per GENTE COMUNE. Pensavo che fosse la conclusione di un’ananlisi. (francamente anche la categoria GENTE COMUNE TUTTA IN MAIUSCOLE mi sembra un po’ vaga).
    Di giornalisomo non so niente ma non me ne dolgo, davvero. Se fossi piú giovane lo riterrei un merito. Adesso sono propenso a considerarlo un caso fortunato.
    La morale è, ovviamente, qualche cosa di eminentemente sociale.
    Non avanzavo nessuna pretesa.
    Mi dissocio da chiunque danneggi o induca a danneggiare uova soprattutto se ordinatamente riposte nei loro panieri.
    Grazie per l’ospitalitá
    genseki

  14. orsola puecher il 26 giugno 2008 alle 08:10

    Franz, scritto bene: chiaro e forte.
    La cosa che fa rabbia e preoccupa è che non si parla della mancanza di chissà che sofisticata morale ma della MINIMA, che dovrebbe essere sottesa a tutte le religioni&ideologie, destra&sinistra&centro da Antigone in poi .

    [ Per la cronaca alla Clinica Santa Rita io ci sono nata in anni meno sospetti, ma qualcosa mi hanno rubato anche allora… un giorno. Il Giorno. Il genetliaco. Cronache affidabili della fattrice stabiliscono l’orario di nascita per le 0.15 del Primo Maggio. Una suora infermiera si ostinò fra le proteste della puerpera a scrivere sul documento apposito 30 aprile. Che è cosa assai diversa. Se le congiunzioni astrali ed ormonali ti fanno nascere in un giorno questo ha un suo senso preciso. Non si rubi nemmeno il senso. E che diamine! ]

  15. mardou il 26 giugno 2008 alle 20:39

    i giornalisti non hanno il compito di descrivere una situazione e al massimo farsi portavoce della gente comune, categoria ampia certo ma non vaga, visto che all’interno troviamo Individui con nome congnome etc.
    auspicare di vivere in un paese civile in cui i cittadini vengano tutelati e non trattati peggio di bestie da macello è un desidero legittimo e affatto scontato.
    semmai la pianificazione, la risoluzione, ovvero l’aspetto fattivo della questione sanità – in senso ampio e no- spetta alle autorità compententi: a ognuno la sua parte!

  16. mardou il 26 giugno 2008 alle 20:41

    scusate senza il *non* iniziale



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