TRITTICO DEBORD di Viola Amarelli

23 giugno 2008
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16 Responses to TRITTICO DEBORD di Viola Amarelli

  1. pasquale vitagliano il 23 giugno 2008 alle 10:40

    Bella selezione.
    Vivere senza domande.

    La poesia è senza domande,
    slabbrata sul tetto del mondo,
    a questuare uno sguardo
    inedito.

    Pasquale Vitagliano

  2. nadia agustoni il 23 giugno 2008 alle 10:52

    Un Trittico molto bello, con un ritmo particolare e immagini improvvise, complimenti.

  3. véronique vergé il 23 giugno 2008 alle 11:43

    Amo questo invito di vita

    Vivere senza domanda
    Il cielo slabbra un tetto
    Nudo aperto

    C’è un sentimento di natura aperta, fragile come un neonato

    Bello e grazioso.

  4. giacomo cerrai il 23 giugno 2008 alle 11:44

    brava Viola…potrei definire questa una poesia in bianco e nero, nel senso fotografico della cosa, senza lo sviamento del colore, neanche quello descritto, con questi caratteri che mi ricordano la mia vecchia Lettera 22 che amavo tanto, in effetti istantanee, e credo che lo spirito fosse quello…
    un caro saluto

  5. viola amarelli il 23 giugno 2008 alle 12:04

    grazie di cuore ad Orsola per le sue preziose cure (incluso l’effetto “Olivetti”) a questo post, ora “polittico” e un carissimo saluto a tutti/e, Viola

  6. sparz il 23 giugno 2008 alle 12:15

    “et non ajouter d’autres ruines au vieux monde du spectacle et des souvenirs”, queste sono le parole conclusive della riflessione di Debord, contenuta nella seconda parte – vedi il link sopra indicato – del filmato. Riflessione che trovo, come già altre volte in questo blog, estremamente sferzante e appropriata. Riflessione che renderebbe, se presa alla lettera, superfluo anche tutto questo parlare, e anche questi versi che non trovo poi così consonanti con il cuore delle pagine di Debord. In realtà la discussione vera dovrebbe vertere sull’idea debordiana di “vieux monde” che è in continua drammatica continuità col mondo che ci passa sotto il naso (“coule” dice Debord) ogni momento.

  7. sergio falcone il 23 giugno 2008 alle 14:37

    Guy Debord.
    Alla luce di come sono andate a finire le cose, anche… mi risulta difficile dare torto alle avanguardie storiche, tutte. Alla loro critica dell’economia politica, della politica e della vita quotidiana. E dei militanti di professione… Autentica profezia.

  8. viola amarelli il 23 giugno 2008 alle 14:39

    Concordo pienamente, e senza ombra di ironia, con Sparzani: questi versi non affrontano le “pagine” di Debord, ne affrontano la vita, e i giorni, per come l’autrice li ha filtrati, nella sua – di lei – situazione, un saluto, Viola

  9. Psicamoro il 23 giugno 2008 alle 15:39

    belle, anche se a mio parere c’è ancora troppo montale in superficie – ilari, gorgoglia, bordi, limitare. A una prima lettura tutti questi richiami danno un po’ fastidio, sembra quasi che tu voglia fargli il verso, anche se così non è, immagino.

  10. sergio falcone il 23 giugno 2008 alle 15:49

    … Montale? Mah!?!… Siamo comunque tutti figli di coloro che ci hanno preceduto.

  11. soldato blu il 23 giugno 2008 alle 17:28

    “ferocemente ilari nel vino / che cola nel lavello”
    : quando una cosa è felice, é bella, perché – da dove? – richiamare un “giusto” per poter dire: “uhm!..”

    io penso – non lo conosco per niente: militante di professione per anni – che anche Debord ne sarebbe stato contento

    al massimo uno potrebbe chiedersi se c’entra montale [e blazen] in
    “nella foto la ragazza / la linea delle gambe ancora intatta”
    che comunque non era “di spalle”

    grazie, viola

  12. viola amarelli il 23 giugno 2008 alle 21:38

    montale/non montale (personalmente prediligo il non), grazie a tutti della lettura, Viola

  13. renatamorresi il 23 giugno 2008 alle 22:45

    uh, che classe.
    grazie a te, viola,
    r

  14. The O.C. il 24 giugno 2008 alle 09:15

    Bei tempi che non torneranno più.

  15. soldato blu il 25 giugno 2008 alle 01:28

    “personalmente prediligo il non”
    capisco una reazione del genere, dopo il commento di Psicamoro
    ma mi sono sentito coinvolto
    anche se il mio era un “controargomento ironico” destinato, però, almeno nelle intenzioni, ad esaltare il valore autonomo del trittico

    le parole e le cose debordano da dove le abbiamo messe, anche se noi non lo vogliamo:

    *

    Montale non conosceva, né conobbe mai, Dora Markus: aveva solo visto una fotografia delle sue gambe, inviatagli dall’amíco Bobi Bazlen col seguente biglietto datato 25 settembre 1928: «Gerti e Carlo: bene. A Trieste, loro ospite, un’amica di Gerti, con delle gambe meravigliose. Falle una poesia. Si chiama Dora Markus».

    http://www.comunitaitaliana.com.br/mosaico/mosaico11/markus.htm

  16. viola amarelli il 25 giugno 2008 alle 22:25

    grazie della notizia, sì le parole le introietti, imprinting e poi riemergono , vanno pei fatti loro, come i figli, un caro saluto Viola



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