Manifestazione internazionale contro la caccia alle foche

27 giugno 2008
Pubblicato da


Si svolgerà a Bruxelles il 1° luglio 2008 la manifestazione internazionale organizzata dalle associazioni animaliste di tutta Europa, per chiedere alla Commissione Europea e agli Stati Membri di vietare la commercializzazione e l’importazione dei prodotti di foca nell’Unione Europea. L’evento avrà luogo di fronte al Palazzo della Commissione Europea (Berlaymont) e vedrà la partecipazione di Humane Society International, GAIA, Eurogroup for Animals e di molte delle associazioni in esso riunite, tra cui la LAV e l’IFAW.

La Commissione Europea, dopo l’espressione del Parlamento europeo con le risoluzioni e le dichiarazioni scritte e dopo le risoluzioni e le mozioni del Consiglio d’Europa, che hanno chiesto norme europee che vietino l’importazione dei prodotti di foca sul territorio comunitario, è chiamata a predisporre una proposta legislativa che vada in questa direzione. La Commissione UE ha annunciato che tale proposta sarà pubblicata nei prossimi mesi, ma al momento non ne ha reso noti i contenuti.

Il raduno a Bruxelles rappresenta la conferma di quanto emerso dalla consultazione pubblica effettuata dalla Commissione Europea sul proprio sito, in cui una schiacciante maggioranza di persone, organizzazioni e cittadini ha espresso la propria univoca condanna alla strage di circa 300 mila foche ogni anno, chiedendo la fine del commercio delle loro pelli e dei prodotti derivati in Europa.

(Sul sito della Lav alla sezione “Le nostre campagne/Pellicce” tutte le informazioni su questa pratica aberrante. Qui di seguito vi riporto invece una canzone tradizionale Inuit, dove si racconta di come nacquero le foche. Gli Inuit sono stati per necessità popolo di cacciatori e molti dei loro canti celebrano la caccia, l’apparizione della foca dai buchi nel ghiaccio a cui si affaccia per respirare e dove l’uomo può attendere per ore di affondare l’arpione. Tuttavia l’animale ucciso non è mai visto solo come preda e cibo, tanto meno come oggetto a scopo di lucro: così come il cacciatore esulta è capace di partecipare in modo del tutto paritario alla paura e al dolore della foca. f.m.)

La storia della Sedna o Nuliajuk, la dea del mare

La storia di Nuliajuk, Madre del Mare, Signora di Tutti gli Animali, la Più Terribile degli Spiriti, per cui Nulla è Impossibile

Una volta, in tempo di carestia
quando l’intero villaggio si dirigeva verso i nuovi terreni di caccia,
una piccola orfana chiamata Nuliajuk
fu abbandonata. Nessuno poteva occuparsi
di un’altra bocca da sfamare.

Avevano fretta
di arrivare in un luogo dove ci fosse cibo.
Costruirono una zattera unendo i kayak per attraversare il fiume
e i genitori spinsero i loro bambini a bordo.
La piccola Nuliajuk che non aveva nessuno che l’accudisse
saltò sulla zattera non appena lasciò la riva
desiderando andare con gli altri,
ma i passeggeri la gettarono nell’acqua.

La bambina tentò di tenersi al bordo della zattera
ma loro le tagliarono le dita
e mentre lei annegava
le falangi divennero vive nell’acqua
e si mutarono in foche:
È così che le foche nacquero.

E Nuliajuk fluttuò sul fondo
dove divenne Madre del Mare
e Signora di Tutte le Bestie sul mare e sulla terra.

Vive laggiù nella casa sotto le acque
e sa tutto quello che facciamo,
e quando infrangiamo le regole ci punisce
nascondendo gli animali. Allora la caccia va male
e il popolo è affamato. Ecco perché
è la più temuta degli dei.

Nuliajuk ha dato le foche all’umanità, è vero,
ma non è amica delle genti
perché loro non ebbero pietà di lei quando viveva sulla terra,
gettandola nell’oceano ad affogare.
Così è ovvio che vorrebbe che l’umanità intera agonizzasse.
Ecco perché facciamo del nostro meglio
cerchiamo di essere benevoli
affinché Nuliajuk pensi a noi con generosità.

da: Knud Rasmussen, Eskimo Songs and Stories. (Cambridge, Massachussets: Delacorte Press, 1973). Traduzione di Francesca Matteoni.

Tag: , , , , , , , , , , , ,

15 Responses to Manifestazione internazionale contro la caccia alle foche

  1. sergio falcone il 27 giugno 2008 alle 09:56

    Una iniziativa encomiabile ma, prima di ogni legge, deve cambiare l’uso. E il costume e l’abitudine. Sono stanco di norme che, all’atto pratico, la mentalità cristallizzata rende carta straccia.
    Perché, accanto alla caccia e alla pesca, vengano aboliti tutti gli eserciti, tutte le guerre ed ogni forma di violenza.
    Quella che le anime belle chiamano “convivenza civile” non è che guerra a bassa intensità. A partire dalla vita di tutti i giorni.
    Contro l’ingiustizia, disobbedienza civile nonviolenta. Perché noi non siamo come loro. Né come vorrebbero che fossimo.

  2. soldato blu il 27 giugno 2008 alle 10:37

    Io non credo che, purtroppo, la non-violenza possa avere una qualche efficacia.
    Può lenire soltanto il malessere della nostra coscienza.

    Il “bene” non è un unguento che, spontaneamente , si espande sulle superfici agitate quali noi siamo, come i nostri simili.

    Le leggi stesse hanno efficacia soltanto se sono accompagnate da misure di ritorsione severe contro chi le disattende.

    Se si tratta, poi, di pensare a un nostro intervento diretto, la cosa diventa pericolosissima.
    Dovremmo infatti calcolare gli effetti – anche quelli non immediatamente coglibili – di azioni che non possono che comportare violenza , nei confronti di chi persegue un comportamento che noi giudichiamo inaccettabile.

  3. Baldrus il 27 giugno 2008 alle 10:45

    Aderisco totalmente, anche se purtroppo gli interessi economici continuano ad avere la meglio (vedi anche le stragi di balene da parte di giapponesi e norvegesi).

    Molto interessante la canzone Inuit, ringrazio Francesca per il post –

  4. sergio falcone il 27 giugno 2008 alle 12:21

    Soldato blu, più realista del re. Se Gandhi fosse stato realista, non avrebbe mai allontanato gli inglesi…

  5. soldato blu il 27 giugno 2008 alle 14:18

    @ sergio falcone

    Gandhi ha allontanato gli inglesi – e gli inglesi lo avevano capito – perché era disposto a sacrificare migliaia di indiani indifesi sotto il fuoco di quelli.
    Chiama questo non violenza e allora sono d’accordo con te.

    Ma smettiamo i raccontarci le favole.

  6. sergio falcone il 27 giugno 2008 alle 14:28

    Sono stati gli inglesi ad aver sacrificato migliaia di indiani, non Gandhi.
    Mi correggo. Il tuo atteggiamento non è dettato dal realismo, ma dal cinismo. Buona fortuna…

  7. soldato blu il 27 giugno 2008 alle 19:25

    @ sergio falcone che mi dichiara prima realista e dopo cinico, scusandomi con gli altri:

    non violenza, realismo, cinismo sono come le caramelle delle bambine: non si dovrebbero usare con degli sconosciuti, se non accompagnati da precise definizioni che assicurino che si sta parlando della stessa cosa.

    gli inglesi hanno ucciso indiani – e non sacrificato – come i nazisti hanno ucciso per via Rasella, perchè, giustamente, in quella guerra, i Gap erano pronti a sacrificare membri innocenti della popolazione per perseguire il loro fine.
    ma gli inglesi, che non erano nazisti, ma democratici, si fermarono prima della strage e abbandonarono l’India
    con quella strategia, e con i nazisti, Gandhi avrebbe ottenuto soltanto un genocidio

  8. francesca matteoni il 27 giugno 2008 alle 20:29

    @baldrus, esatto solo di interessi economici si tratta, non di sopravvivenza, necessità, o tradizione culturale da preservare come appunto si sente dire riguardo la caccia alle balene (l’ultima “uscita” sul fatto che le balene affamano il popolo, sarebbe esilarante se fosse in un film dei Monty Python…). C’è poi anche il fatto che l’uomo non sa riconoscere che se stesso e il valore dell’altro che è insito nell’essere animale è molto difficile da riconoscere, più facile sminuirlo, oggettizzarlo, deprivarlo di anima, se si crede all’anima, o di dignità in senso più ampio.
    Quello che viene fatto ai cuccioli di foca è orrendo e senza ragione d’essere, le immagini del pack insanguinato sono insostenibili per chiunque abbia un minimo senso della vita. Ma la cattiveria è sempre assurda.

    La versione inglese del canto Inuit si può trovare qui: http://www.dennosmuseum.org/education/schools/lessons/inuitculturaltourteacherpacket.pdf

    Nonviolenza, nazismo, gandhi, india e inghilterra, tutto molto interessante, ma qui si parlava di foche, credo. Ogni tanto sedare l’ego debordante non fa male.

  9. sergio falcone il 27 giugno 2008 alle 20:44

    Buona fortuna… per l’appunto.

  10. soldato blu il 28 giugno 2008 alle 04:28

    @francesca

    l’io che deborda – qualche volta costretto – non è come la patta dimenticata aperta di cui ci sia da vergognarsi, quando una signora ce lo fa notare, rimproverandoci della dimenticanza.
    Se il mio io deborda, sempre io sono, benché debordante.
    E tagliare un parte di se stessi, è sempre male, credo.

    Qui si parlava delle foche, è vero, ed ho davanti agli occhi le immagini insopportabili dei bastoni e del sangue delle giovani foche sparso sul ghiaccio.
    Il problema – che passava tra non violenza, gandhi, india e inghilterra – è che se la comunità europea, per pressioni lobbistiche, non formula leggi accompagnate da misure di ritorsione tali da disincentivare queste pratiche barbare, rimangono possibili soltanto iniziative militanti dirette
    che impediscano “materialmente” quelle stragi.
    Quanti dei militanti che manifesteranno a Bruxelles sono pronti a passare a questa fase, con quale impegno, pronti ad affrontare quali rischi. Pronti a quali SACRIFICI?
    Se ne parla?

    Costretto a improvvisati, e sempliciotti, ragionamenti di strategia, sono stato distolto dal porgere i miei complimenti per la bellissima storia inuit.

    grazie.

  11. Alcor il 28 giugno 2008 alle 09:29

    Ma quali sono i prodotti di foca che si usano ancora in Europa?
    Non vedo pellicce o scarpe di foca da quand’ero ragazzina e credevo che non se ne usassero più, almeno qui da noi.

  12. orsola puecher il 28 giugno 2008 alle 10:31
  13. Alcor il 28 giugno 2008 alle 12:05

    Ho visto, persino Prada, così prtogressista, complimenti.

  14. Marco Simonelli il 28 giugno 2008 alle 13:06

    Non avrei mai pensato di dire una cosa del genere, però in questo caso mi sembra necessario:

    VIVA LA FOCA
    CHE DIO LA BENEDOCA

    (e se vengo radiato dall’unione casalinghe femministe queer, me lo sono meritato)

  15. carmine vitale il 28 giugno 2008 alle 13:10

    la tristezza non si trasmette il cielo è azzurro per nostra tranquillità gli animali non muoiono ma crepano d’una morte per cosi dire più piatta perdendo vogliamo crederlo meno sensibilità e mondo uscendo da una scena meno tragica le loro animucce mansuete non ci ossessionano la notte mantengono la distanza conoscono i mores (visto dall’alto 1976 w.szymborska)

    riflettevo su un concetto secolare che si tramanda da ere a noi sconosciute il senso largo dell’economia oggetto di tutte le “guerre2 con il suo inscindibile bisogno brama di potere sui più deboli sui non violenti
    e mi accorgevo che lunghe scie di tempo hanno attraversato l’uomo formando coscienze alle quali manca qualcosa
    perchè le piccole foche non hanno il nostro stesso diritto al vivere? e perchè quello stesso nostro diritto è più importante del loro?
    questa teoria non regge se non negli stolti che non conoscono il valore di altre forme di vita è la reale cattiveria che guida la loro “ragione” è l’altra faccia di quelli che non sanno è l’oscura anima di chi non legge negli occhi di cuccioli inermi l’alito denso freddo innocente di una poesia

    Forse non tutti sanno che

    Di notte i gufi sentono ma non vedono
    Come che a Munster si nominò il re di Sion
    Che la luna si è allontanata dalla terra
    Che i delfini in Cina hanno la pelle color rosa

    Che le foche bianche diventano rosse
    Che le foglie verdi diventano gialle
    Che non è solo una piccola differenza in un colore
    Ciò che divide l’amore dal dolore



indiani