Post in translation

15 luglio 2008
Pubblicato da

dedicato a Chiara Valerio perché ci parli quanto prima di uno dei più bei saggi usciti in Italia sulla complessa arte del tradurre.

Bang Bang (My Baby Shot Me Down)”
written by Sonny Bono. 1966

Bang bang
Paroles: Claude Carrère, Georges Aber (1966)

Bang bang
Parole: Miki Del Prete e Alessandro Colombini (1966)

Bang Bang (My Baby Shot Me Down)”
written by Sonny Bono. 1966
canta: Nancy Sinatra (1967)

I was five and he was six
We rode on horses made of sticks
He wore black and I wore white
He would always win the fight

Bang bang, he shot me down
Bang bang, I hit the ground
Bang bang, that awful sound
Bang bang, my baby shot me down.

Seasons came and changed the time
When I grew up, I called him mine
He would always laugh and say
“Remember when we used to play?”

Bang bang, I shot you down
Bang bang, you hit the ground
Bang bang, that awful sound
Bang bang, I used to shoot you down.

Music played, and people sang
Just for me, the church bells rang.

Now he’s gone, I don’t know why
And till this day, sometimes I cry
He didn’t even say goodbye
He didn’t take the time to lie.

Bang bang, he shot me down
Bang bang, I hit the ground
Bang bang, that awful sound
Bang bang, my baby shot me down…

Bang bang

Paroles: Claude Carrère, Georges Aber
canta Sheila (1966)

Nous avions dix ans à peine
Tous nos jeux étaient les mêmes
Aux gendarmes et aux voleurs
Tu me visais droit au cœur

Bang bang, tu me tuais
Bang bang, et je tombais
Bang bang, et ce bruit-là
Bang bang, je ne l’oublierai pas

Nous avons grandi ensemble
On s’aimait bien il me semble
Mais tu n’avais de passion
Que pour tes jeux de garçon
Bang bang, tu t’amusais
Bang bang, je te suivais
Bang bang, et ce bruit-là
Bang bang, je ne l’oublierai pas

Un jour tu as eu vingt ans
Il y avait déjà longtemps
Que l’amour avait remplacé
Notre amitié du passé
Et quand il en vint une autre
On ne sait à qui la faute
Tu ne m’avais jamais menti
Avec elle tu es parti

Bang bang, tu m’as quittée
Bang bang, je suis restée
Bang bang, et ce bruit-là
Bang bang, je ne l’oublierai pas

Quand j’aperçois des enfants
Se poursuivre en s’amusant
Et faire semblant de se tuer
Je me sens le cœur serré

Bang bang, je me souviens
Bang bang, tout me revient
Bang bang, et ce bruit-là
Bang bang, je ne l’oublierai pas

Bang bang

Parole: Miki Del Prete e Alessandro Colombini (1966)
Canta: Mina

Avevamo cinque anni,
correvamo sui cavalli
io e lei contro agli indiani,
eravamo due cow boy

bang bang, di colpo lei,
bang bang, lei si voltò
bang bang, di colpo lei,
bang bang, a terra mi gettò.

Non si può fermare il tempo,
non si può mutare il vento
quindici anni aveva lei,
ricordo quando mi baciò

bang bang, di colpo lei,
bang bang, lei si voltò
bang bang, lei mi baciò,
bang bang, e a terra mi lasciò.

Sempre al mondo ci sarà,
chi quei colpi sparerà
Sempre al mondo ci sarà,
chi quei colpi sparerà

A vent’anni all’improvviso,
senza dir perché né dove
se ne andata lei mi ha ucciso
come fosse un colpo al cuor

bang bang, di colpo lei,
bang bang, lei si voltò
bang bang, lei se ne andò,
bang bang, e a terra mi lasciò.

E allora?

Se avete seguito attentamente l’interpretazione di Mina, vi sarete accorti che le parole qui riprodotte non corrispondono a questa versione, ma a quella dell’Equipe 84.

Mina, infatti attacca così:

mi ricordo quando noi
eravamo due bambini
e puntavamo le pistole
dai cavalli a dondolo

Bang Bang ( per nostra fortuna rimane così)

Nella versione di Dalida troviamo lo stesso attacco.

Qui ci viene detto in più, in sovrimpressione, che la versione dei traduttori ufficiali non è quella cantata dall’equipe 84.
In realtà non è solo l’attacco che cambia, visto che già nel refrain Mina e Dalida cantano :

bang bang io sparo a te
bang bang tu spari a me
bang bang e vincerà
bang bang chi al cuore colpirà.

Mentre nella versione dell’Eqipe 84 vale la pena ricordarlo il refrain è:

bang bang, di colpo lei,
bang bang, lei si voltò
bang bang, di colpo lei,
bang bang, a terra mi gettò.

che tra l’altro ricorda, mi hai chiesto lui chi è, un sorriso ed ho visto la mia fine sul tuo viso (Battisti Mogol, Mi ritorni in mente). Canzone del 1970.

Chi ha ragione dei due, anzi dei tre? Le fimine (Mina e Dalida) o l masculi (equipe 84)?
Ammettiamo di non sapere una parola d’inglese e di cavarcela con il francese. Bene, cosa canta Sheila in un video clip di cui troviamo, del resto alcune scene anche nel filmato di Dalida?

Bang bang, tu me tuais
Bang bang, et je tombais
Bang bang, et ce bruit-là
Bang bang, je ne l’oublierai pas

trad, effeffe

Bang bang, tu mi uccidevi
Bang bang, e io cadevo
Bang bang, e quel rumore io
Bang bang, non porterò all’oblio
(licenza di traduzione)

Cioè, se le fimine italiane non lasciano ai masculi il diritto di fare il culo (sparare) alle fimine e reagiscono ripagando con la stessa moneta il sesso forte, tale il senso del “io sparo a te tu spari a me”, la fimina franzese che è femme fatale lascia fare lo masculo. Tanto più che quanto detto nel primo refrain, si ripete precisando ancor meglio l’entità dello chagrin d’amour:

Bang bang, tu m’as quittée Bang bang, te nei andato
Bang bang, je suis restée Bang bang, io son restata
Bang bang, et ce bruit-là Bang bang, quel rumore io
Bang bang, je ne l’oublierai pas Bang bang , non porterò all’oblio

In realtà noi qualche parola di inglese però la sappiamo, grazie soprattutto alla raccolta dei fascicoli De Agostini che i nostri genitori comprarono nelle edicole sul finire degli anni settanta e che ancora giacciono incellophanati da qualche parte.
Nella versione inglese cosa dice Sonny Bono, e canta Cher, la prima interprete del fortunato pezzo?

Bang bang, he shot me down Bang bang, Lui mi uccideva
Bang bang, I hit the ground Bang bang, e io cadevo
Bang bang, that awful sound Bang bang, e quel rumore orrendo
Bang bang, my baby shot me down Bang bang, fece l’amore mio uccidendomi
(licenza di traduzione)

Diciamo allora che se per il refrain è la versione francese quella più fedele, va anche detto che i francesi hanno tradito quand même, l’età dei protagonisti.
Infatti se nella versione originale sappiamo che l’una ha cinque anni e l’altro sei:
I was five and he was six
in quella transalpina
Nous avions dix ans à peine
Ovvero, loro hanno la stessa età, ovvero dieci anni, quasi a confermare che gli americani come i milanesi sono troppo avanti.
Proprio in questo punto troviamo, del resto, una nuova differenza tra le due versioni italiche.

Se Mina e Dalida ci dicono che loro sono ” due bambini” bisogna dire che l’Equipe 84 assegna cinque anni ( e non cinque a sei come nella versione originale) ai due protagonisti, annullando la differenza d’età e contestando il cliché secondo cui le fimine maturano prima de li homini.

D’altronde, nella versione francese, il gioco “indiani e cowboy” è diventato, in traduzione, in modo assai misterioso, “guardie e ladri”. (Aux gendarmes et aux voleurs).
Molti, tantissimi altri sarebbero gli spunti da prendere in considerazione in questo caso come il semplice fatto che rileggendo con attenzione le varie versioni ci si renderà conto che ognuna delle interpretazioni va a parare dove vuole. Quasi come nell’alta letteratura.
E poichè, com’era detto nel titolo di questo post, si trattava di Lost in translation spero almeno di avervi fatto perdere lo stesso tempo, leggendolo, che ho perso io, scrivendolo.

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17 Responses to Post in translation

  1. véronique vergé il 15 luglio 2008 alle 16:41

    Grande effeffe, nel paragone delle versioni.
    Preferisco la versione francese, perché evoca la pena d’amore, forse la il carattere passivo della bambina, il dolore nascondito.
    Mi sembra che la versione francese, ma forse mi sbaglio sottolinea di più l’infanzia, la nostalgia, la progressione del sentimento di amicizia verso l’amore, nel gioco dov’ è sempre la ragazza si inghiottisce nell’ombra solare del ragazzo.
    Forse la versione italiana è più nel ritmo, ma in una “violenza” che trovo più erotica, nella risposta.
    Dunque mi ha lasciato un’impressione di tristezza dolce (versione francese) e di sensualità (versione italiana).
    Per l’inglese, non so che dire…
    Per gli amori d’infanzia consiglio di rivedere jeux interdits
    e per i libri: Marcel Proust , le blé en herbe de Colette.

  2. sparz il 15 luglio 2008 alle 17:15

    Post/Lost in translation molto godibile e godereccio, caro furlen. Mi hanno impressionato le mani di Dalida, quando le distende davanti allo schermo, ma le hai guardate bene?

  3. soldato blu il 15 luglio 2008 alle 19:55

    Effeffe, la cosa più crudele che si possa fare a un bambino è chiedergli:”Vuoi più bene alla mamma o al babbo?” o soltanto fargli sospettare che possa esistere un dilemma del genere.
    Questo hai fatto.

    Già con la Nancy – mai sentita la sua versione – il cuore si era rammollito.
    Con Sheila il cuore si sgonfiato.
    Con Mina è spuntata una lacrima – l’unica fortunatamente.
    All’Equipe, la pelle della schiena si è raggrinzita come quella, con i peli irti, di un vecchio gorilla.
    Alle incredibili mani di Dalida – come giustamente ha fatto notare Sparz – il pensiero è andato alla strega che aveva cucinato quell’intruglio nel suo paiuolo: non c’era il nome del postante in testa al post!
    E poi. Con Cher…

    Con Cher… il cuore non l’ho più.

  4. ida il 15 luglio 2008 alle 20:10

    “quasi a confermare che gli americani come i milanesi sono troppo avanti”

    you shot me down, sono quasi morta dal ridere. Scusa, ma la versione in Kill Bill di Tarantino, qual è? O quale riprende, a questo punto?

  5. effeffe il 15 luglio 2008 alle 20:26

    quella di tarantino è di Nancy Sinatra ed è un peccato. Avrebbe dovuto riprendere quella dell’Equipe …
    Qualcuno invece può chiarirmi i dubbi che ho sulla paternità della versione italiana. Come ho scritto entrambe sono attribuite al glorioso duo, ma allora, chi decise di cambiare la prima versione (equipe 84) con quella della Dalida prima e Mina poi?
    effeffe

  6. véronique vergé il 15 luglio 2008 alle 21:01

    E’ vero quando vedi le mani, penso a una donna di tragedia: è impressionante il gioco. Invece Sheila è nel registro malizioso e dolce.
    Amo molto la vista dei bambini che corrono con grazia, malizia e sorriso.
    Pensavo anche ( anche se non è l’argomento) al film Forrest Gump che guardo sempre con emozione, con l’immagine famosa dei bambini nell’albero davanti il tramonto. Con le canzoni, gli immagini vengono con velocità, gli vincoli segreti: ciascuno inventa la sua propia storia, e forse la stessa cosa con la traduzione: quale sensibilità scegliere? Quale parole saranno nella melodia?

  7. soldato blu il 16 luglio 2008 alle 06:30

    Posso metterla in filosofia [?]?
    Sono sei le canzoni. Non esiste la “stessa” canzone.
    A dimostrazione dell’originario errore platonico.
    Perchè non esiste un “archetipo”.

    Se noi lo facessimo esistere, sarebbe soltanto il frutto
    di una ricerca aberrante: la perfezione = non vita.

    Se, poi, esistesse davvero, chissà dove si trova.
    Noi, mai potremmo conoscerlo.
    Perchè dovrebbe prendere posto nella nostra mente,
    e noi non siamo perfetti. Fortunatamente.

    Possiamo però raccontare una storia:
    Effeffe, lo storico del bang bang.

  8. chi il 16 luglio 2008 alle 15:14

    ehi FF!,
    non possiamo postare nulla dell’ottima ludovica kochfinché non sappiamo di chi sono i diritti. altrimenti possiamo arrogarceli :-)
    grande FF
    chi

  9. marciume il 16 luglio 2008 alle 18:37

    Resta un bel lavoro di effeffe, che io onorerei anche del nome di alfa-alfa, poiché oltre che simpatica canaglia, va sempre alle origine delle cose. A Blueberry: archetipo? piuttosto che ricerca è il risultato, la sintesi dell'”ideale” ovvero del modello (una cosa utile forse).
    ciao

  10. francesco forlani il 16 luglio 2008 alle 18:55

    lavoro poi…non bestemmiamo!!!
    alfa-alfa non fa un cazzo sta matina e sera :-)
    effeffe
    ps
    grazie

  11. francesco forlani il 16 luglio 2008 alle 18:58

    @chiara
    cita la fonte
    così ci abbeveriamo
    effeffe

  12. francesco forlani il 16 luglio 2008 alle 19:28

    in piena guerra del Vietnam (1964- 1975) nel 1970 bang bang fu tradotta dal francese in vietnamita. Ma come? Qualcuno parla la lingua?

    Possiamo solo limitarci a constatare che il beng beng diventa being being…

    Più rock la versione tedesca, e qui Mimmo Pinto o helena possono esserci d’aiuto

    effeffe

  13. domenico pinto il 16 luglio 2008 alle 19:54

    Quella tedesca è una parodia pesante come il piombo ;-)

  14. francesco forlani il 16 luglio 2008 alle 19:57

    come si dice farfalla in tedesco?
    cioè in francese è papillon,
    butterfly in inglese…

  15. sparz il 16 luglio 2008 alle 23:52

    si dice Schmetterling, ed è pure maschile, caro effeffe, l’importante è non confonderla con il Messerschmitt, farfalla molto più metallica, grande e dannosa.

  16. effeffe il 17 luglio 2008 alle 00:35

    :-)
    effeffe

  17. chi il 17 luglio 2008 alle 10:22

    Ludovica Koch, Al di qua e al di là dell’umano, Donzelli (1996), Roma.
    sono i saggi di una grande traduttrice (e di una grandissimissima penna).
    belli da leggere, belli da capire, divertenti come l’intelligenza che guizza sorella dell’acqua sui ciottoli. brillano al sole.
    chi



indiani