I boschi ombrosi e l’arte dell’oblio

28 luglio 2008
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di Marco Palasciano

[ Si pubblica uno studio-racconto che ritengo di grande rilievo. Lo scrittore Marco Palasciano fa chiarezza sulla realtà dei rifiuti campani, ovvero la complica terribilmente. D.P. ]

Prologo.

Presso «de l’ombre il vasto impero» (Orfeo, atto III)

__Un’Europa si aggira tra i fantasmi. Rifugiatasi nella loro caverna, la ragazza affannata dalla corsa sulla riva – un fiore d’ibisco le cade dai capelli – prova a afferrare per un lembo una, un’altra, né mai riesce a far presa, di quelle figure vane, a gridare nei loro orecchi sordi che c’è un toro che la insegue. Ma lei per le ombre è un’ombra; camminano senza vederla, intente al loro niente; e già un mugghito ottenebra la soglia.
__(Quest’Europa non è Europa, è Campania; e quel toro non è Zeus innamorato, ma un mostro sbranatore, metà ragno, affine al kraken che aspettava Andromeda.)

1.

Da Capua alla selva di Chiaiano

__1.1.
__La Campania e il pensiero: Vico, Bruno, Parmenide. La storia, l’ars memoriæ, la ragione metro del giudizio. Ora, per la delizia del dicotomista naïf, predomina il perfetto contrario: sradicamento e tabula rasa, oblio sistematico, plebei a un tavolino di caffè che annuiscono a uno gnomone[1] introiettato nei loro encefali.
__Il sole risplende sulle miserie umane, sulla piazza ricca e illustre di scolpiti dèi, di stemmi preziosi. Sul tavolino, un manifesto che nessuno legge. Hanno tutti dimenticato gli occhiali.

__1.2.
__È il 1° giugno 2008, domenica, luna in Toro. Cinque cittadini di Capua (già è molto – si dirà – da una città nota al mondo per i suoi ozi), dopo avere trascorso la mattinata a raccogliere a piè del loro campanile firme pro la fine del regime commissariale e il ripristino della legalità in Campania[2], partecipano al corteo – composto da circa diecimila anime fatte fiume venute fin dalle Alpi e da oltremare, sette bambini in testa, antichi magistrati, egregie donne, No Dal Molin, No TAV, No Acatarsía, ragazzi rasta e snelli a torso nudo e vecchine con il parasole, qualcuno in sedia a rotelle, in pensieri alati, le consuete belle bandiere striscioni cartelli oneste arguzie sdegno ingentilito – che dalla stazione metro Chiaiano-Marianella si muove quieto e multicolore per il paio di chilometri di via Santa Maria a Cubito (ai lati, per un tratto – e il pur piú alto fra noi ne sale su un muretto a esperire meglio; là, un ficheto –, scorci di mondo bucolico ancóra, foglie scaglie speranza spiranti, qui cólto qui foresto, nell’aria dolce che si allegra del sole pomeridiano malgrado — … il sangue che ci hanno fatto buttare in queste settimane — si accora la vox populi al microfono) e si concluderà, il corteo[3], in Marano di Napoli, presso piazza Rosa del Ciel, mi correggo: piazza Rosa dei Venti, detta pure rotonda Titanic per la sua vaga aiuola naviforme (non per ricordo della Titanomàchia; ché a lottare in Campania con gli dèi, alla piana di Flegra, non furono i Titani ma i Giganti); poco oltre, ci preannuncia un amico casertano freelance camera a mano, è sistemato un palco cui fanno ala degli stand: tra cui quello d’un organizzatissimo mediacenter, dal quale via web (vedi www.chiaiaNOdiscarica.it) zampilla informazione viva, mentre altrove zampetta deformazione vile.
__— Parlavano di vetrine spaccate, parlavano di chissà quali balordi dovevano arrivare in questa città e in questo quartiere — svergogna i mala media la vox populi. Cui consuona, fluendo per il cyberspazio, una cartolina virtuale:

Sono al presidio di Chiaiano da giorni, ed è vergognoso vedere sui TG nazionali e sui quotidiani notizie false e tendenziose. Raccontano di presunti scontri e di clima tesissimo[4]: in realtà qui ci sono clown, mamme e bambini che giocano, e liberi cittadini che si stanno riunendo in nome del diritto alla salute[5] e con animo pacifista, aperto al dialogo[6].

Bello è per me, che nacqui nel maggio francese; e che spero di non morire prima del ritorno di Àstrea – spiga e tutto – dagli stellanti giri.
__Ma un po’ di violenza, a essere precisi, c’è stata, una settimana fa[7]: i rappresentanti di non so quale legge hanno spezzato il braccio a una bambina[8], hanno spinto altri giú da uno strapiombo d’una decina di metri[9], smanganellato un giornalista[10] ecc. Però li comprendo: nel cuore dell’uomo sta sempre appiattata la belva, avida di estrudere la sua rabbia, che è amore sublimato.
__Infine meglio questi che chi freddo ti lima via la vita tra lunghi aspri tormenti, a cocktail di scorie aeree e terrestri, tu in beckettiana attesa di bonifica, la pancia a gonfiarsi di cancri o di feti deformi. In proposito, certo piú tardi parlerà sul palco anche il dottor Marfella, tossicologo oncologo al Pascale, che incontriamo nel corteo; e che avemmo relatore a Capua, l’anno passato, a un nostro convegno, Ecomafie e inceneritori: tumori senza rumore.
__Fu là che facemmo l’unico mezzo proselito in due anni; che è qui col mio zainetto sulle spalle, ora, perché è giovane e forte e io un mezzo morto. Sopra ambo noi poi svetta quel sodale al cui cospetto moralmente io non sono che un’ombra, e del quale cristallizzerò fra queste pagine qualche sospiro saturnino ad alternarlo con i miei. Completano la delegazione capuana due soci ARCI, alla cui strumentazione si deve l’immagine che andrà a illustrare l’editio princeps di questo racconto, foto scattata or ora a uno striscione: «Selva di Chiaiano: da itinerario di Maggio dei monumenti a discarica di monnezza» (piú corretto munnezza).

__1.3.
__Nella quale selva, «ultimo polmone verde di Napoli» (corpus italicarum chronicarum, 2008, passim), si doveva portare a compimento il Parco delle Colline. Poi, a menomare quello e altri spazi materiali e morali dell’umano, ecco che decerne il suo decreto[11] un visir bellicoso, degno successore di quel Prodi che prolungò l’infamia CIP6[12] apposta per rimettere in gioco i teratovalorizzatori (sic) campani – sennò non convenivano a nessuno[13] – e per colmo dichiarò abili al rogo, per quando ad Acerra si inaugurerà l’inferno, le false ecoballe[14].
__Ed ecco rispuntare Bertolaso, come in un incubo latebroso. Ecco i novissimi rimedi, nati stravecchi già lo scorso secolo, dei due Ber; e i due lino, Basso e Iervo, a far prego si accomodi; il cardinale Sepe (ah questi cardinali) pronto a benedire la vendita di kelle terre, per trenta sicli, da parte Sancti Benedicti o di non sao quale arcikonfraternita massonica o kon altri fini que le possette[15]; la parchità a cadere nell’oblio; Arcadia addio; le Malebolge in terra. E i chiaianesi i maranesi ecc.? le mani nei capelli.
__Le mani alle molotov no: quella è una leggenda metropolittoria. Ma, mentre uomini donne vecchi bambini protestano a braccia alzate, tu asino presuntuoso orecchi il TG e borbotti: «O barbaròi, o bòrboros, o birbe, è colpa vostra, ecco, se l’immondizia è ancora per le strade», oblioso che per fare la discarica ci vorranno assai peripli lunari, e pubblici denari, mentre che la munnezza (ma piú Gerione) tutto il mondo appuzza. Lo sai?
__E intanto, un volantino[16] informa, già

devastano con espropri interi campi coltivati a ciliegie, da spianare per il passaggio di centinaia di camion al giorno[17] […]. E lo sai che le cave distano da 200 metri a 2 km da casa tua? con quattro mega ospedali[18] intorno, ai quali fanno riferimento tutte le regioni del sud. Tutto questo con la scusa dell’emergenza.

__1.4.
__Chiaiano – non lo si dimentichi – è un’inezia, come l’intera questione discariche e come l’intera emergenza rifiuti, se si confronti col problema vero: la Campania cui urge la bonifica; l’infelice che giace su un fianco imbozzolata (ma non è una crisalide) in un intrico di fili sul fondo di un fosso tramortita dal veleno dell’aracnotauro che la tiene in vita per poterne sbocconcellare un brano oggi un brano domani e stuprarla a suo piacere in conno e in culo né alcuno dai casali e le caserme mostra di udirla gemere poiché forse hanno gli orecchi chiusi dal ragnatelo come lei ne ha chiusa la bocca, lei gli organi esterni pieni di piaghe e le viscere di eiaculato tossico e continuano ad arrivare ancora tutta la notte illune o a luna ridens non uno ma innumeri Api traboccanti seme nero e non stiamo parlando di buoi egizi né di albi versòri, continuano – come dice il poeta –

tutti i notturni abusi che il cafone
non lamenta e il satellite non segue

e a un tratto delle ombre si avvicinano e conficcano intorno quattro ceri fetido fumiganti – allegoria degli inceneritori…
__Basta, Muse: NI ci avrà ben chiesto uno scritto su Chiaiano; torniamo in tema, in lettera, in corteo.

__1.5.
__In corteo, tra di noi (non io e le Muse: io e l’alto sodale etico ecc.), per un tratto si parla di essere e tempo; o, per la precisione, di aiòn, kairòs e chrònos. E passa, il tempo; ecco piú obliqui i raggi, e il sole che meno ferisce il tuo capo, comunque domani dolente.
__Il carro del sole, per inciso, in questi giorni viaggia in congiunzione con quello di Venere; che, a credere agli antichi, lo caricherebbe d’amore. Con lei ascende, con lei si asconde, entrambi incorniciati nei miei etterni Gemelli. E venerdí, aggiungendosi Mercurio…
__— E questi stronzi in quindici anni non sono riusciti a organizzare il minimo della raccolta differenziata: la differenziazione almeno tra secco e umido — ci ricorda un signore hippy col megafono (e non è di stelle e pianeti che parla). — In quindici anni sono riusciti soltanto a rubare milioni di euro[19]. E dopo quindici anni vengono qui, ci mandano l’esercito…
__(Quattordici anni e centodieci giorni, a essere precisi.)
__Saturno è allo zenith quando giungiamo all’albero semispezzato, e costretto a piegarsi dall’aria alla terra, sacrificato a servire da intralcio al traffico in qualche kairòs terribile, presso cui il corteo ha fine. Ecco gli stand e il palco; e nel mentre che questo si prepara ad animarsi di musica e di logos, un sottoinsieme dei capuani, i maschi, decide di inoltrarsi.
__Per la cupa[20] del Cane. E andare a visionare – sulla soglia è seduta su una pietra una donna, ignoro se mortale o immortale – il luogo della contesa tra popolo e governanti: la selva.

2.

__2.1.
__Il calle che la taglia, sinuoso tra le coste di verzura che infrescano d’un colpo e ti incamíci, è segmentato da frequenti ostacoli: montagnette di terra e detriti alzate dai ribelli a impacciare l’avanzata della milizia e dei futuri carichi d’immondizia, se mai saranno. A un punto, qualche giovane e meno giovane, presso un gazebo messo lí, e brandine, sediòle, una chitarra; nessun pirata, a ora, della Malesia, né mortai o casse di granate. A qualcuno di noi viene, frattanto, da cantare l’Orfeo di Monteverdi, giusto perché in un bosco ombroso ci si trova:

Vi ricorda, o boschi ombrosi?
vi ricorda, o boschi ombrosi,
de’ miei lunghi aspri tormenti,
quando i sassi a’ miei lamenti
rispondean, fatti pietosi?…

__E viene naturale, a percorrere a piedi il lungo serpe, domandarsi che senso voglia avere fare qua e non altrove una discarica[21] – c’è, ci dicono, anche un agriturismo, oltre le ciliegie dell’Arecca[22] e i castagni cedui e il tenero suncus etruscus – visto tra l’altro che, per giungere alla meta, i trecento camion al giorno di rifiuti (anche pericolosi, da decreto[23]) pasarán prima in mezzo all’abitato, sotto i balconi e tra i bambin che giocano, e poi per questa via nel verde; che pare troppo facile a sbarrarsi, e a difendersi da tra le fronde stile Robin Hood. Forse, la cava Poligono è un falso obiettivo – come qualcuno di noi ha sentito dire alle assise di Palazzo Marigliano –, su cui si vorrebbe accentrare l’attenzione per decentrarla da altri: come, nel casertano, la cava Mastroianni. Cosí accadde per Pianura, dove si vinse mentre Marigliano e Ferrandelle venivano perdute.
__Ultimo, fresco di giornata, è il dubbio sul significato che dovrà darsi all’ostinazione – mulina o diabolica? – di chi voglia impiantare, qui, una megalodiscarica ex novo, ancora, dopo un coup de théâtre come questo: Walter Ganapini[24] che ieri, sabato 31 maggio, rinviene altrove – cioè in Santa Maria La Fossa, nel sito di Parco Saurino – una discarica stupenda, in regola, perfetta, pronta da chissà quanto, e inutilizzata chissà perché. Né questo è il solo absurdum riscontrato, in quei loci un tempo amœni, dal buon assessore; del quale gioverà visionare su YouTube l’intervista completa, registrata da Matteo Incerti giusto oggi a Chiaiano.

__2.2.
__E giusto oggi, intorno a mezzogiorno, sotto gli occhi del sole che tutto mira, nello stesso momento in cui davanti a un bar di Capua (su un tavolino un manifesto che nessuno legge) altri si sprecava in onesti discorsi sulla meccanica della cosiddetta emergenza rifiuti a petto di paesani antidialettici, davanti a un bar di Casal di Principe[25] il supertestimone Michele Orsi lo hanno sparato al cuore e alla testa due sicari[26] che nessuno ha visto niente.
__«E veramente fui figliuol dell’orsa»? Azienda leader nel settore delle cose immonde, la società ECO 4 da lui diretta – in cui tra l’altro si erano piazzati due nipoti del cardinale Sepe (ah questi cardinali) – giovò al moltiplicarsi per mille anfratti e balze dei tesori dei boss ecomafiosi, trovandosi immischiata fin forse in una perversa connection fra i vertici del commissariato[27] e i vertici della camorra[28]. Cosí da fiore a fiore reca il polline una farfalla prònube. Nauseato, cinque mesi di carcere, il sequestro dei beni, malgrado le minacce ecco Orsi pronto per additare tutti i politici coinvolti; tremano gli empi; morto, ecco festare caroselli d’auto, senza pietà correndo e sonando gli ottoni per il suo atroce paese, piene di giovani perduti.
__Giovedí prossimo avrebbe dovuto deporre innanzi a un giudice; verrà invece deposto nel sepolcro, quello stesso mattino; e per giudici avrà Eaco e Minosse. Funerale semideserto; ma i suoi concittadini non se ne resteranno chiusi in casa. Altro tempio[29] a quell’ora affolleranno: per le nozze[30] non di Orfeo né di Cadmo ma di Carmine, figlio del feroce Sandokan[31], principe di Casale.
__E l’indomani stesso, venerdí, alle sette e mezza della sera, Walter Ganapini (messo da qualche giorno sotto scorta[32]) sopravvivrà – per grazia di stellium mercuriale – a un “incidente” misterioso[33]. Sventrata solamente la sua Croma, incornata da un toro a quattro ruote apparso e disparso. Rabbia dei rei, pizzini accartocciati, per questa volta niente caroselli.
__Cosí ha intanto descritto, oggi, la discarica fossatara ieri scoperta: — Nuova. Teli, argilla, tutti i sistemi di tenuta, la vasca del percolato – da novecento metri cubi – mai usata. E a quel punto diciamo che ho provato anche un po’ di paura, nel senso che la domanda immediata è: com’è possibile che nessuno si sia posto il tema di usare questa discarica?, che da sola è in grado di contenere tutti i rifiuti della Campania per sei mesi: e dunque, usandola, non ci sarebbe mai stata l’emergenza.

__2.3.
__«Ma allora è vero che l’emergenza rifiuti è costruita ad arte?», potrebbe pensare qualcuno; «che il ricatto della fretta, le città che scoppiano di immondizia, la differenziata che non decolla da anni e anni, le bugie degli esperti di ’sta minchia, la politica valzer di puttane, tutto è stato ed è parte di un “banale” (Arendt) piano affaristico-camorristico per lucrare dapprima sulle discariche, e infine sbolognando alla Campania quei loro costosi, dannosi, inutilissimi inceneritori in cui sognano di bruciare l’Italia intera?».
__Gli inceneritori sono un racconto a sé, se non un romanzo. Per ora dico solo che chiunque ne parli bene lo fa per una di queste, in sintesi, tre I: o per ignoranza, o per interesse, o per imbecillità.
__Riguardo gli impianti di compostaggio, questi sí una cosa buona, Ganapini nell’intervista ha accennato tra l’altro a quello di San Tammaro; che non è attivo solo perché mancano le soffianti. Due settimane prima, da quelle parti aveva già indagato – modestamente – il nostro Osservatorio capuano per l’ambiente urbano e rurale (ex Comitato capuano allarme rifiuti); cavandone i dati seguenti. Un mese fa i lavori si sono bloccati, benché l’impianto fosse quasi pronto, poiché qualcuno ha decretato di adibirne i locali allo stoccaggio “provvisorio” di ventimila balle di rifiuti.
__«Ciò vuol dire che», come scritto nel nostro manifesto del 17 maggio,

per tamponare l’equivalente di appena 3 giorni di consumi campani, si sono interrotti i lavori di un impianto da 6 milioni di euro e capace di trattare 30.000 tonnellate all’anno (circa il 25% della produzione di rifiuto organico della provincia).

Nel contempo a cinquanta metri da lí, presso una discarica morta di nome Maruzzella, si stanno allestendo un altro stoccatoio di balle, e una vasca da FOS, cui lavorano – convocate mediante trattativa privata – ditte di San Cipriano d’Aversa, di Casal di Principe…

Tutto ciò si offre allo sguardo dell’osservatore come libro aperto sulla meccanica della cosiddetta emergenza rifiuti: si ostacolano, di fatto, le realizzazioni che gioverebbero strutturalmente a una futura gestione ordinaria (l’impianto di compostaggio), mentre si adottano soluzioni (piazzole per lo stoccaggio e la trasferenza) che concedono, di volta in volta, al commissario – oramai sottosegretario – di guadare le situazioni critiche, e alle ditte locali (si tenga presente di qual loco qui si parla) di prosperare di settimana in settimana con camion, asfalto e cemento.

3.

Dalla selva di Chiaiano a Capua

__3.1.
__Ma, intanto, a chi si dà dei camorristi[34]? ai cives in protesta civilissima di Chiaiano e dintorni.
__— E questa cosa è davvero seccante da sentirsi, visto che ormai come accusa viene da ogni parte politica — ci dirà piú tardi un’amica mugnanese. — A destra [un visir bellicoso] dice spudoratamente che la discarica si farà perché il terreno lo consente, il che non ha senso perché i dati si avranno solo nei prossimi giorni[35]; a sinistra ti ritrovi giornali come «la Repubblica» che dicono enormi… e ti risparmio il francesismo[36], tipo che non si vuole la discarica lí perché ci vanno le coppiette[37]; e poco importa se sta venendo fuori — (grazie all’arte, tanto invisa al governo, dell’intercettazione) — che la Di Gennaro e Bertolaso erano conniventi alla gestione illegale dei rifiuti[38]: l’importante è dare a noi cittadini del camorrista o del black block[39].
__(Ma il Comune di Marano chiederà ufficialmente[40] che si estenda l’area protetta, proprio a impedire strumentalizzazioni da parte dei boss del cemento[41]; e ogni lauzengier dovrà solo contorcersi autoglossoproctico.)

__3.2.
__Magari avessimo noialtri, a Capua, qualche migliaio di concittadini che si dànno una smossa, per l’agro che períclita tra la Cariddi della camorra e la Scilla della scienza avolterata, invece di trovarci sempre a sisifare in quattro gatti se non, quando il Volturno è in secca, due; che poi siamo letterati, umanisti, non certo tossicologi o geochimici; e proviamo vergogna, quando abbiamo dei dati da trattare, a dover fare le veci degli esperti. Io non l’ENEA, io non Paul Connet sono. Ci fosse almeno un tecnico, di qui, che si metta a disposizione dell’osservatorio; no: temono chissà quali ombre. Cosí diventano ombre essi stessi.
__Paralisi, gnomone, simonia. Una piazza che è l’opposto dell’agorà. Questa mattina, prima del pellegrinaggio nel napoletano (e: lungo la Giugliano-Marcianise, che commozione, o Goethe, le pergole di asprinio), con profonda desolazione abbiamo preso atto di quanti – a parte confondere percolato e pergolati – si spaurino a mettere un nonnulla di firma su una petizione; e se non vi è paura, di chissà che bussare nottetempo casa per casa, volentieri (o meglio macchinieri) vi è chiusura; semiautistica inettitudine all’ascolto, che si accompagna a quella di argomentare, per il che – trionfo della mala istruzione – muori al dialogo e vivi nella chiacchiera; la chiacchiera come modalità inautentica dell’esserci, per dirla heideggerianamente.
__— Chest’è ’a scola, ’o vi’. Un fallimento, totale proprio.

__3.3.
__Ma a proposito di Heidegger e di sentieri interrotti, eccoci giunti al punto della selva in cui siamo costretti a interrompere, dopo un chilohypnerotòmetro, il vïaggio. Non vedremo l’antica cava tufacea – già poligono di iuessèi marines[42] – condannata a trasformarsi, altro che dilettoso monte, in immondezzaio: vengono contro a noi, giuro, tre fiere.
__Cani; uno scisso Cerbero. Ci minacciano, cupi, quali tori gelosi e d’ira ardenti, massime il capo, bianco[43]. Facciamo dietrofront, dantescamente, non essendo forniti di cetre incantatrici né offe soporate; e ci trottano dietro, per orridi attimi, che uno pensa alla fine di Atteone; ma è meglio, Orfeo insegna, non voltarsi a guardare.
__Poi – stanchi di trattare di munnezza – si gioca a chi intenda prima quali versi, di quelli improvvisati per la via dal poeta che è fra noi, siano endecasillabi perfetti, e quali invece ipèrmetri o ipòmetri. O si addita una felce, un equiseto, un cespo di matricaria; e si fa lezioncina di botanica. (Che saranno quegli erbi giganteschi, con foglie lunghe un metro, ricordanti la flora radioattiva di certi Sogni?)
__Infine una pianta di cicuta – se non è di angelica silvestris – ci riporta a Socrate, e all’aneddoto del flauto (una siringa, immagino; non amava gli aulòi, pure se i suoi discorsi – per musicalità e suadenza – nel Simposio sono detti «arie da aulòs»): su cui si concentrava nello studio di una melodia, in cella, nell’attesa che gli approntassero il farmaco.
__— Stai per morire: a che ti serve impararla?
__— A conoscerla prima di morire.
__Cosí, se dobbiamo finire avvelenati dai rifiuti, almeno impariamo a distinguere gli endecasillabi.

__3.4.
__Dopo tanto galateo in bosco, e mezz’ora di còmiti in comizio, maiores cadunt umbræ e salutate le terre ribelli ci avviamo a rincasare nel meno selvaggio dei natii borghi possibili. Ci chiuderemo nei nostri studiòli e daccapo ci passerà di mente che la varíetas dominante, qui, ha altra episteme (si fa per dire) e codice che i nostri; torneremo ad amare l’uomo in sé; e quando avremo battuto un nuovo manifesto, da farne quelle povere fotocopie e da spiegare a voce, “aulica” o meno, torneremo a riaccorgerci di quanto possano pesare – su una città abituata ai negozi con re ed imperatori, altro che ozi – centoquarantasette anni e otto mesi di decadenza.
__Torneranno a noi malinconia e misantropia; forsanche immagineremo piú degne di affezione le pietre di Capua che gli abitanti, essendo esse abili a piú organici argomentari: ecco contrappuntarsi a uno scenario barocco una facciata medievale e, qui intarsiato, un frammento di antico anfiteatro, che ci esemplano la brillanza vitale del riciclo. Come oggi uno scrivente che fra le proprie pagine incastoni qualche parola antica, un sintagma dantesco, zanzottesco…
__Ma poi daccapo uno s’ ’u scorda ca ’a ggente è…; e se non rimuovessimo ogni volta questa e piú atre consapevolezze, staremmo forse tanto sconsolati che i nostri sospiri farebbero controsospirare, a borborigmi geòdici, fin i sassi della selva di Chiaiano.

__3.5.
__Altro l’orbe orbo obliò: le discariche pronte, i vagli mobili, la Costituzione, quante volte l’Italia è stata biasimata dall’Europa e perché, che cosa fa davvero la Germania con i nostri rifiuti anziché arderli[44], quanto poco ci vorrebbe ad attrezzarsi come Vedelago[45], per quali impianti invece fanno il tifo – a esempio – Vaticano e Benetton[46], come per opus Dei opus Diaboli transire sínitur, chi è quel Guido nipote del cardinal Ruini (ah questi cardinali), quanti suoi vice sono stati arrestati ecc.
__Tutto, piú o meno a fondo, scordato e seppellito. Come ceneri tossiche in un campo, o una pecora morta; o come saranno seppelliti dalla Storia (se non è mia patetica illusione) tutti i grandi politici e industriali e i príncipi e generali grandi protagonisti di questi grandi tempi di munnezza. Parimenti in nessuna enciclopedia è citato il sommo traditore dei napoletani; alle sofferenze dei quali stette a guardare, scrive Lomonaco, «col riso dell’impudenza», «del tutto otturate le orecchie»; e né la cetra di Orfeo, né il flauto di Socrate avrebbe mosso a pietà quell’infimo, o il tale cardinale calabrese (ah questi cardinali), o gli altri affossatori della nostra repubblica.
__Cosí spietata venga, se non la dea Nemesi, la damnatio umana.

Epilogo.

__Il gran sole carico d’amore è tramontato nell’immensa lacrima che avvolge il piú del mondo e ha nome oceano, lasciandoci prima alla notte e poi alla sorda luna che impudente sorride disfiorando coi medusèi tentacoli il Tifata. Il suo funereo carro seguono farfatopi neroalati, spargendo per lo spazio la tenue sabbia degli incubi, invisibile come un flusso di nanoparticelle.
__Salendo abbraccerà in un sola fredda occhiata il lago d’Averno e la Reggia di Caserta, i Lagni contaminati e il carrozzone della Sibilla, i templi di Pæstum e le ville dei camorristi, il grattacielo osceno in via Medina e l’anfiteatro di Capua antica canoro di ruggiti fantasma, una strada di campagna dove un treruote porta a spasso sotto un telo alcuni bidoni di scorie abusive del nordest e la stazione di Napoli centrale con alcuni gentili noglobal del nordest seduti tra i loro zainetti in attesa del treno delle 4.07, la bianca palla aliena della centrale nucleare in letargo sul Garigliano e le ombre di Plinio e suo nipote che siedono presso la riva del mare e guardano con atarassia al Vesuvio che si prepara a curare le piaghe della Campania con il suo fuoco quello sí veramente purificatore, la tomba di Leopardi su cui riposa le ali chiuse come un libro chiuso una farfalla nei cui ommatídi si specchiano le prime nubi che tinteggia l’alba – ecco, è già lunedí e io non so come può concludersi questa storia – e il cantiere acerrano dove incompiuta torre nacque già rugginosa e sogna un suo finale babelico.


1. gnomone: «gobbo» televisivo. [»]
2. Petizione lanciata dal Coordinamento regionale rifiuti il 21 maggio.[»]
3. Che un Giulio Di Donato oltraggerà parlando di «cascàmi del sessantotto, scampoli di indiani metropolitani, rivoluzionari obesi, lussuriosi della protesta» riunitisi a Chiaiano «per una masturbazione collettiva nelle cave di tufo con tanto di orgasmo virtuale sognando la rivoluzione» (Giustizialisti in agguato, «Roma», 7 giugno).[»]
4. Vedi per es. Attilio Bolzoni, Le barricate in attesa dell’ora X tra ultras, guappi e centri sociali, «la Repubblica», 27 maggio: «I “fetienti” […] sono pronti con le loro molotov […], forse anche con le loro armi». «Dietro piazza Titanic», scriveva due giorni prima, «qualcuno ha nascosto un piccolo arsenale» (Il chilometro maledetto); «forse qualcuno […] anche “fatto” di coca. I caporioni l’avevano distribuita gratis la polvere bianca» (Irriducibili alla rotonda, la notte della resa e i tecnici entrano dal cancello secondario, 28 maggio).[»]
5. Sui rischi per la salute delle popolazioni residenti in prossimità di discariche (a norma) vedi per es. Mark S. Goldberg, Nohal Al-Homsi, Lise Goulet, Helene Riberdy, Incidence of cancer among persons living near a municipal solid waste landfill site in Montreal, Quebec, «Archives of Environmental Health», vol. 50, n. 6, novembre-dicembre 1995.[»]
6. La loro è, scriverà Erri De Luca, «una rivolta compatta ma di forza quieta e ragionevole: ha accettato di trattare, di aspettare le conclusioni delle perizie scientifiche, di smobilitare la barricata nel frattempo» (La repubblica di Chiaiano, «il manifesto», 5 giugno).[»]
7. Il 23 maggio. Due giorni dopo, sulla «Repubblica» si giustifica il tutto, in prima pagina, col lancio di fantomatici accrocchi esplosivi «contro la polizia che ha risposto caricando», e all’interno si cita Roberto Maroni: «qualcuno ha organizzato un attacco violento contro la polizia» (Liana Milella, «Non ci sarà dialogo con chi usa le molotov»). Controtestimonia Elisa Di Guida in una lettera aperta, scritta la sera stessa del 23: «Ma io ero lí. E la storia è un’altra. Alle 20 e 20 almeno 100 uomini, tra poliziotti, carabinieri e guardie di finanza hanno caricato la gente inerme […]. La gente urlava ma non rispondeva alla violenza […]. Lo stato di polizia e l’atmosfera violenta di questa sera somigliano troppo a quelli dei regimi totalitaristi. Proprio quelli di cui racconto, con orrore, ai miei studenti durante le lezioni di storia».[»]
8. Emanuela Campochiaro.[»]
9. Vedi per es. Dario Del Porto, Chiaiano, il ferito caduto dal muro: «Ero appeso, manganellate sulle mani», «la Repubblica», 26 maggio.[»]
10. Romolo Sticchi.[»]
11. Decreto legge n. 90 del 23 maggio 2008 (il 9 luglio sarà convertito in legge). Nell’art. 9 è autorizzata la realizzazione di discariche in dieci località, tra cui Chiaiano; nell’art. 2 il sottosegretario di Stato con delega all’emergenza rifiuti in Campania è autorizzato a realizzare le discariche «anche in deroga a specifiche disposizioni legislative e regolamentari in materia ambientale, paesaggistico-territoriale, di pianificazione del territorio e della difesa del suolo, nonché igienico-sanitaria».[»]
12. Con l’art. 1 dell’ordinanza n. 3656 del 6 febbraio 2008.[»]
13. «La decisione di Prodi di dare i contributi CIP6 ai tre inceneritori della Campania» (ancora non si era aggiunto alla lista quello di Napoli) «apre la porta per il ritorno in gara di A2A e di Veolia […] che ha avuto la scorsa settimana 6 dirigenti […] arrestati» (Alex Zanotelli, Il ritorno dei CIP6: politica da inquinamento, comunicato, 4 febbraio). Per inciso, Veolia è tra gli sponsor della fondazione di Umberto Veronesi, il quale parlò piuttosto bene degli inceneritori a Che tempo che fa, su RAI 3, il 20 gennaio; seguirono, tre giorni dopo, gli arresti di cui sopra (da non confondere con quelli di cui sotto). Al completamento dell’impianto di Acerra opera, attualmente, ancora la FIBE, massima responsabile dell’attuale disastro rifiuti; il cui amministratore delegato è un tale Massimo Malvagna. Martedí scorso, 27 maggio, l’AGI riportava: «Malvagna, intervistato dal GR1, assicura che il nuovo termovalorizzatore può bruciare tutto, anche rifiuti nocivi, e non è pericoloso». Lo stesso giorno il Malvagna, la Di Gennaro et alii venivano arrestati sotto accusa di falso ideologico, traffico illecito di rifiuti, truffa aggravata ai danni dello Stato ecc.[»]
14. Con l’art. 4 dell’ordinanza n. 3657 del 20 febbraio 2008. Un mese e mezzo prima, Walter Ganapini ricordava: «non possono essere bruciate poiché non si sa cosa ci sia dentro. È notorio che sostanze tossiche provenienti da lavorazioni industriali sono state assemblate con rifiuti ordinari. Due anni fa, alcune ecoballe portate a Terni per essere smaltite si rivelarono radioattive e contaminarono l’inceneritore. […] La Germania si è detta pronta a stoccarle in grande profondità nel suo sottosuolo senza rischi ambientali. Una proposta che ha suscitato ironie ma che andrebbe presa in considerazione» (Simone Verde, Fermiamo la lobby degli inceneritori, «il manifesto», 6 gennaio).[»]
15. L’Augustissima arciconfraternita della santissima Trinità dei pellegrini e convalescenti.[»]
16. Del Forum del terzo settore e dell’ASCOM di Marano di Napoli.[»]
17. I quali, destinati a incolonnarsi «dall’alba fino a mezzogiorno» per la già sovratrafficata via Santa Maria a Cubito ecc. e da qui «insinuarsi nel viottolo» che conduce alle cave, «rappresentano un incubo per chiunque abbia fatto anche una sola volta nella vita quella strada alle otto di mattina» (Antonio Menna, Ragionamenti sul no a Chiaiano, blog personale, 12 giugno).[»]
18. Cardarelli, Cotugno, Monaldi, Pascale.[»]
19. O meglio a dilapidarne per «una spesa totale accertata di oltre 2 miliardi di euro» (Paolo Chiariello, Monnezzopoli. La grande truffa, Tullio Pironti, Napoli 2008, p. 52).[»]
20. cupa: strada di campagna, incassata rispetto al piano, e sovrastata da una volta d’alberi.[»]
21. Su questo tema vedi per es. Francesca Pilla, «I siti alternativi ci sono, a bloccarli è De Mita», «il manifesto», 15 gennaio 2008. O anche la relazione tenuta da Giovan Battista de’ Medici a una conferenza stampa delle Assise della città di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia, presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, il 12 maggio 2007: «Io feci un discorso molto chiaro alla dottoressa Di Gennaro […]: “Dottoressa, io le ho consegnato la relazione dei siti che secondo me sono i migliori […]; però voi volete continuare per forza su Serre […]. Allora io non capisco questa situazione; […] se ci sono siti alternativi idonei a ospitare discariche, […] perché si insiste sulle aree protette?”». Circa un anno dopo, cinque giorni fa, Marta Di Gennaro – ex vice di Bertolaso – è stata arrestata. Una sua frase resterà famosa: «Noi stiamo parlando di una discarica da truccare e voi ci dovete aiutare a fare quello» (citata da lei stessa in una telefonata a Guido Bertolaso, 28 giugno 2007).[»]
22. Varietà che cresce sull’omonima collina fin dal 1629, si narra, quando donna Catarina Mandrie y Manriquez de Mendoza marchesa di Cirella – allontanata da Madrid, dacché Elisabetta di Francia la seppe amante di Filippo IV, e fatta principessa di Marano – qui trapiantò una dozzina di ciliegi portati con sé a ricordo della Spagna.[»]
23. Il secondo comma dell’art. 9 del citato decreto legge del 23 maggio autorizza lo smaltimento in discarica delle tipologie di rifiuti pericolosi contraddistinte dai codici CER 19.01.11 (ceneri pesanti), 19.01.13 (ceneri leggere), 19.02.05 (fanghi industriali) ecc. Si noti, inoltre, che il governo precedente ha esteso il segreto di Stato anche allo smaltimento delle scorie prodotte dagli inceneritori e da altri – quale in teoria quale in pratica – «impianti civili per produzione di energia» (punto 17 dell’allegato al decreto del presidente del Consiglio dei ministri dell’8 aprile 2008).[»]
24. Assessore tecnico all’ambiente della regione Campania.[»]
25. Roxy Bar, corso Dante. La vittima era scesa di casa ad acquistare delle bibite per i figli.[»]
26. Armati di una calibro 9×21 e di una calibro 9 short, dalle quali sono partiti diciotto proiettili.[»]
27. Primo incriminato Claudio De Biasio, all’epoca vice di Bertolaso. Lui, i fratelli Orsi et alii sono stati arrestati il 3 aprile 2007 sotto accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato, concorso esterno in associazione mafiosa di stampo camorristico, favoreggiamento ecc. «A questo punto arrivati, chiunque avrebbe pensato che Claudio De Biasio […] sarebbe stato messo da parte. E invece […] ricompare a Roma, negli uffici della Protezione civile, quindi sempre alle dipendenze di Guido Bertolaso» (Paolo Chiariello, op. cit., pp. 171-172).[»]
28. In ispecifico, della confederazione dei Casalesi e del clan mondragonese dei La Torre.[»]
29. La chiesa dello Spirito Santo, a circa un chilometro da quella del funerale, Maria Santissima Preziosa.[»]
30. Il banchetto si terrà all’Hotel Raito di Vietri sul Mare. Lo guasterà una retata della squadra mobile di Caserta.[»]
31. Francesco Schiavone, in carcere dall’11 luglio 1998. Il 19 giugno 2008 verrà confermata la sua condanna all’ergastolo.[»]
32. Nessuna scorta, invece, a Michele Orsi, malgrado la richiesta del suo avvocato.[»]
33. Sull’autostrada A1, direzione Reggio Emilia, nei pressi del casello di Modena nord.[»]
34. Non sarebbe però «la camorra con la C maiuscola» quella che – secondo certa stampa – «Ingaggia bande di ultras, facili alla cocaina», e sta «dietro quelle barricate»; bensí «delinquenza di quartiere che ha piccoli interessi edilizi intorno alle cave e li vedrebbe impoveriti dallo smaltimento dei rifiuti» (Giuseppe D’Avanzo, La città che gioca con i suoi vizi, «la Repubblica», 27 maggio).[»]
35. «Intanto, di certo c’è solo che, a norma di legge, per essere idoneo a ospitare una discarica, il sito deve essere stabile, il suolo impermeabile, lontano da falde acquifere e coltivazioni di pregio, ospedali e centri abitati, facilmente raggiungibile dai mezzi. “A Chiaiano non c’è nemmeno una di queste condizioni” commenta Ortolani. […] “Le cave adiacenti sono già crollate [e] tutta la zona è molto instabile anche perché, con le piogge, l’acqua dilava attraverso le cave e finisce nella falda sottostante. […]”. [Quelli del] commissariato sono convinti di poter effettuare l’impermeabilizzazione “ma sono sfortunati – commenta il geologo – perché a giugno è caduta molta pioggia e si è visto che il terreno l’ha assorbita tutta, non c’è nessuna fascia di terreno argilloso o altro che la blocchi in tutta la zona. In queste condizioni, bastano 15-30 giorni al percolato per arrivare in falda”» (Adriana Pollice, «Ma il tavolo tecnico in realtà non c’è mai stato», «il manifesto», 24 giugno). E quandanche riuscisse l’impermeabilizzazione, sarebbe disastro: «Chi vive a Marano lo sa: quando piove, dalla collina dei Camaldoli arriva un torrente di detriti nel centro storico […] perché sulla collina hanno costruito abusivamente, i terreni che assorbivano l’acqua piovana non ci sono piú. La pioggia impatta l’asfalto e scivola a valle. Puntualmente si allaga il quartiere del Truglio […]. Sull’altro versante dei Camaldoli, quello delle cave, la terra e il tufo, invece, assorbono ancora e il torrente di detriti non arriva sulle case. Se le cave vengono occluse e la zona impermeabilizzata, oltre che urbanizzata per il passaggio dei camion, anche quel ventricolo della collina pomperà acqua e detriti durante le piogge. Saremo invasi da due lati. Ci vuole poco a fare la fine di Sarno» (Antonio Menna, art. cit.).[»]
36. Cfr. Franco Ortolani, Chiaiano: perché il quotidiano «la Repubblica» diffonde notizie false?, comunicato, 9 giugno.[»]
37. Vedi Giorgio Bocca, A Napoli rivolte popolari contro il popolo, «il Venerdí di Repubblica», 6 giugno. Ivi il Bocca tra l’altro sbotta, confusionario: «Ma cosa vogliono questi sofisti della Magna Grecia, che non solo hanno permesso alla camorra di diventare governo, ma sostengono anche che sia conveniente e giusto assecondarla in questa manifestazione d’inciviltà che è la sepoltura di Napoli sotto una coltre di immondizie?». Commenterà la blogger Ciboulette (riferendosi non a noi «sofisti», ovviamente, ma a lui): «Se questi sono gli intellettuali che abbiamo, non voglio pensare a cosa sono gli ignoranti».[»]
38. «Non capisco come è possibile che la Di Gennaro risulti colpevole e lui ne esca pulito» (Nando Vignola, Promesse, monnezza e “intoccabili”, «La voce democratica», 5-19 giugno). Illuminante in proposito mi sembra Claudio Lanti, Guido Bertolaso, l’uomo dalla mano d’oro, «La Velina Azzurra» (supplemento di «Italian Outlook»), 13 gennaio 2005.[»]
39. O dire, ampliando il tiro, che «l’Italia che va in piazza a Chiaiano incarna la parte piú meschina del Paese» (Michele Brambilla, L’Italia dei peggiori, «il Giornale», 26 maggio).[»]
40. Il 19 giugno, in una riunione convocata dall’Assessorato all’urbanistica della provincia di Napoli.[»]
41. Vedi due articoli di Conchita Sannino che appariranno il 4 giugno rispettivamente su «la Repubblica» e «la Repubblica Napoli»: «Un affare da 100 milioni di euro aleggia sui suoli edificabili che circondano la cava della discordia di Chiaiano. Proprio lí dovrebbero nascere 570 appartamenti, una maxi lottizzazione […] i cui profitti verrebbero drasticamente minacciati dall’avvento della discarica» (Centinaia di case vicino alla discarica: la superprocura indaga su Chiaiano); da ciò «il sospetto che qualcuno abbia provato o stia provando a strumentalizzare la protesta» (Chiaiano, tutti i sospetti del sindaco sulla maxi lottizzazione edilizia). Si tratterebbe, secondo «la Repubblica Napoli», di una certa Marlin costruzioni.[»]
42. Per il che, ricorderà il geochimico Domenico Cicchella, «C’è già una grossa contaminazione di piombo e antimonio […]. Quindi […], volendo allestire una discarica nella cava, sarebbe necessaria prima la bonifica, che peraltro è estremamente costosa» (Comune di Marano di Napoli, Cava di Chiaiano, i tecnici di parte: indagini allo stato sono approssimative, comunicato, 19 giugno).[»]
43. Cane citato anche in Marcello Anselmo, La sagra della monnezza, «Napoli Monitor», maggio-giugno, pp. 1 e 5.[»]
44. Vedi dichiarazione del Ministero dell’ambiente della Sassonia riportata dall’ANSA il 21 maggio.[»]
45. Dove ormai si attua il riciclo pressoché al 100%.[»]
46. La Benetton controlla un terzo della IGLI, azionista di maggioranza della IMPREGILO (fino al 2005 una cosa di Cesare Romiti), che a sua volta controlla la FIBE, «una società “protetta” dal governo e vicina al Vaticano» (Giantomaso De Matteis, In un contratto l’oro della FIBE, la società “figlia” di IMPREGILO, «la Repubblica Napoli», 26 febbraio 2005). Che in questo «grande affare trasversale» sia implicato il Vaticano lo ha esplicato, per es., Tommaso Sodano (attualmente sotto scorta) nella sua relazione al convegno Gestione rifiuti in Campania: cronaca di un disastro, Palazzo Marigliano, Napoli, 22 ottobre 2006.[»]

 

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31 Responses to I boschi ombrosi e l’arte dell’oblio

  1. SteZangrando il 28 luglio 2008 alle 08:47

    Omne tulit punctum…

  2. Tash il 28 luglio 2008 alle 11:55

    Eppure se fossi campano mi domanderei se tutta questa faccenda non sia l’ennesimo esito perverso della cultura profonda di un’intera comunità insediata.
    Mi domanderei se la questione dello smaltimento dei rifiuti non abbia, come altri grovigli campani, radici profondamente conficcate in un modo di essere e di percepirsi nello spazio fisico, pubblico, civile, legale, eccetera.
    La questione di Chiaiano, considerata a sé – cioè staccata da quella che si chiama realtà territoriale, frutto di abusivismi e illegalità congenita, dell’azione di cosche e di camorre, dai lassismi e dai checcenefotteannoi, dai ma tu fatti i cazzi tuoi, dall’idea che fuori di casa mia è tutto terra di nessuno, dalla mancanza di una vera cultura della condivisione -, pare effettivamente una cosa sconsiderata, una violenza di Stato su una comunità che lì ci vive.
    Tuttavia…

  3. véronique vergé il 28 luglio 2008 alle 14:39

    Primo è un testo magnifico nella lingua con un accento poetico propio alla tragedia antica, un ritmo che culla la riflessione, fa sorgere mostri.
    Ma nel nostro mondo non c’è eroe invincibile, nessuno per entrare in infierno e scoprire verità, attraversare le ombre della morte, addomesticare una bestia selvatica, perché la bestia è fatta della paura, del denaro putrefatto, della povertà.
    La tragedia è nella Campania.

  4. viola amarelli il 28 luglio 2008 alle 20:54

    plebe d’orrore l’impestata, senso di sensi unico sbranare..sanfedisti ammucchiata a destra e a manca sempre a leccare ..questa qui ora ancora la mia terra..
    magnifica scrittura, in sottofondo, non so perchè, mi risuona Flaiano mercuriale,
    un saluto Viola

  5. franco arminio il 29 luglio 2008 alle 09:44

    caro palasciano metto il suo testo nel mio blog
    comunità provvisoria
    saluti da franco arminio
    arminio17@gmail.com

  6. gherardo bortolotti il 29 luglio 2008 alle 14:10

    marco: bellissimo pezzo! non solo perché scritto davvero bene né per il valore di denuncia, ma perché la complessità del testo riesce ad essere la chiave e lo strumento per leggere la complessità della situazione.
    tash: quello che dici non va sottovalutato ed in parte lo condivido. ma credo che non vada dimenticata l’altra parte, ovvero il fatto che l’italia come stato unitario si è spesso (quasi sempre?) rivolta al sud come ad una specie di colonia interna, permettendo se non addirittura favorendo lo sviluppo di quelle realtà (le mafie, prima di tutto) che ne affossano qualunque tentativo di “sviluppo”.

  7. […] Leggete questo articolo […]

  8. Marco Palasciano il 30 luglio 2008 alle 01:20

    Grazie a tutti per i fin troppo gentili commenti :-)

  9. robertoplevano il 31 luglio 2008 alle 09:35

    Scrittura potente, come un fiore impossibile sbocciato su rifiuti (tossici, naturaliter). Bravo, bravo (intanto ‘a monnezza sta sempre lì, o no?)

  10. orsola puecher il 31 luglio 2008 alle 11:17

    Così pensavo… che “l’alto” è nel testo e “il basso” nelle note, down nella discarica, up di nuovo nella lirica e se questo testo, se, mettiamo il caso, leggesse qualcuno dei malfattori nelle note citato, non saprebbe capirne il sottile procedere, i riferimenti, che solo le note parlano la sua lingua di cose ed oltraggio alle cose. Nel testo l’oltraggio ha quasi maggior dolore, per contrasto con la forma, ma insieme una specie di consolazione in essa.

    ,\\’

  11. Chesia il 1 agosto 2008 alle 12:17

    Marco complimenti , per il pezzo! davvero magnifico! ma il Visir bellicoso disse che l’emergenza è superata ! davero?? ma solo io non me ne sono resa conto!

  12. L'emergenza è finita? il 1 agosto 2008 alle 12:35

    Vedi qui: http://it.youtube.com/watch?v=mtHnPYgEVJ0

    Forse è un’altra cosa ad essere finita. La democrazia…

  13. […] un bell’articolo di Marco Palasciano sul dramma dei rifiuti in Campania che, come ci dice Domenico, “fa […]

  14. Alcor il 3 agosto 2008 alle 14:52

    Palasciano è bravo, e le sue citazioni, dal galateo in bosco al gran sole carico d’amore, assieme a quelle che non ho colto, pregevoli, ma mi ha colpito anche altro, per esempio “ci avviamo a rincasare nel meno selvaggio dei natii borghi possibili. Ci chiuderemo nei nostri studiòli …”
    La sensazione che per troppi anni quegli studioli siano stati ben chiusi, è forte.
    Venti di quegli anni fa, a Napoli, sono stata portata in gita turistica da altri capaci di quelle stesse citazioni, a un vicolo che dalla riviera di Chiaia saliva verso Piazza Amedeo, la montagnola ormai fossile di monnezza varia, portava in cima, come le statuine di una torta di nozze, un materasso e la carrozzeria di una cinquecento. Le mie guide, più che indignate, erano rassegnate e incantate di mostrarmi fino a che punto Napoli fosse Napoli.
    Denunciare? Ridicolo, inutile ingenuo.
    Perciò in tutta questa vicenda, di fronte a questa nuova e in sé buona indignazione che nasce da tutte le parti, provo anche un senso ineliminabile di fastidio.
    Dov’eravate?

  15. Marco Palasciano il 4 agosto 2008 alle 03:29

    «Dov’eravate?»: degnissima Alcor, posso rispondere solo di me.

    Non abitando a Napoli ma, e piuttosto romitamente, a Capua – entroterra isoloso e sognante, ricinto di muraglie letterali e figurali, e di flussi fluviali e di (in)coscienza –, all’emergenza rifiuti non avevo mai, nei decenni scorsi, mai, mai fatto caso; e non è che la vedessi e atarassassi: semplicemente, non ne vedevo, proprio, tracce rimarchevoli, nei luoghi dei miei passi; sicché anche i miei pensieri erano belli sgombri d’immondizia.

    È la vita del poeta di provincia, tra fantascienza clavicembali enciclopedie.

    Dell’emergenza rifiuti mi sono accorto, finalmente, nel tardo 2006 (e non solo di quell’emergenza; che, come già detto, è poca cosa: rifiuti urbani; ma dell’altra, quella dei rifiuti inurbani, inumani, che hanno reso un inferno il paradiso: i radioattivi e altri assortiti tossici, i regalini dell’industria infame): un amico (quell’«alto sodale» accennato nei Boschi ombrosi; il quale, a proposito di «Dov’eravate?», vent’anni fa era, credo, all’asilo d’infanzia) mi parlò delle Assise di Palazzo Marigliano, mi mostrò un opuscolo tragico, orrorifico; e cascai dalle nuvole, con dolorosi lividi dell’anima.

    Presto studiai il resto: discaricologia, commissariologia, inceneritorologia…

    Pochi mesi dopo, eravamo a presidiare giorno e notte Lo Uttaro, Serre, a indagare sull’inceneritore di Santa Maria La Fossa, ecc.; non si può dunque dire che, sapute le cose, non ci si sia mossi; prima, non le si sapeva: e questo è quanto; la coscienza è a posto.

    La nostra almeno; d’altri, ora, non so dire.

  16. Alcor il 4 agosto 2008 alle 13:14

    Hai ragione, messer palasciano, mi scuso per il collettivo, anche perché la mia generazione è tra le più colpevoli.
    La reazione è dovuta non tanto alle tue parole, ma al fatto che si assommano alle parole di quelli che mi portavano in gita turistica, e che a Pompei, di fronte alle magliette sudate di duecento turisti tedeschi, invece dei cinquanta ammessi, che si portavano via gli affreschi dalle pareti, mi dicevano ma a cosa serve protestare? Il direttore al massimo ti offrirà un caffè, lascia perdere, il mondo va come va.
    Questa superiore civiltà, che spinge a tollerare con un sorriso tutto quello che accade, e che funziona forse nei circoli, ma rende la comunità inebetita, quando non incivile, mi si è incistata come un prurito ineliminabile, che si risveglia anche a sproposito, come in questo caso.

  17. raffaele il 5 agosto 2008 alle 01:57

    sorry, a me non piace, troppo dannunziano, con tutto il rispetto ma ci manca solo che vola sul corteo con un biplano e lancia fiori e aforismi alla gente. Inoltre le terre della curia, lo stato non le ha comprate ma le ha espropriate, gli accordi veri col cardinale li fanno sottobanco. Comunque va bene che se ne parli, ma con meno esercizio di stile sarebbe meglio, magari lo capisce qualche persona in più. Senza rancore caro autore, ma modera un po’ i termini ogni tanto.

  18. Simon il 5 agosto 2008 alle 15:06

    “e ogni lauzengier dovrà solo contorcersi autoglossoproctico.”

  19. Simon il 5 agosto 2008 alle 15:07

    Debbo ancora riprendermi ! :D :D :D

  20. Simon il 5 agosto 2008 alle 15:16

    Ah, dimenticavo, io son citato nel testo quale “unico mezzo proselito in due anni”, il forzuto ( ? ) giovine zaino-in-spalla ombra (e sì, perchè son io che sto dietro, non si sa mai) del morituro Palasciano. :D

    Complimenti Marchitelli :O

  21. Marco Palasciano il 5 agosto 2008 alle 19:09

    Gentile signor Raffaele, mi perdoni ma non posso «moderare i termini», assolutamente. Di articoli sull’emergenza rifiuti, che per un aspetto o per l’altro o interamente la spieghino bene e meglio a chi di nude informazioni necessiti, la Rete mondiale abbonda. E I boschi ombrosi NON è un articolo: è un racconto ibrido (narrativa × saggistica × poesia). Questa ora è la mia cifra; cui non abiurerò, rassegnatevi tutti. Ossequi alati.

  22. Chesia il 5 agosto 2008 alle 19:27

    “DOV’ERAVATE”. io venti anni fa avevo appena due anni !

  23. Marco Palasciano il 5 agosto 2008 alle 19:54

    le terre della curia, lo stato non le ha comprate ma le ha espropriate, gli accordi veri col cardinale li fanno sottobanco.

    Grazie per la precisazione (che spero sia precisa); in ogni caso, «la vendita di kelle terre, per trenta sicli» può anche intendersi in senso metaforico.

  24. Tashtego il 6 agosto 2008 alle 08:37

    “…all’emergenza rifiuti non avevo mai, nei decenni scorsi, mai, mai fatto caso…”
    L’emergenza è ovunque.
    È la fondamentale caratteristica di ogni sistema contemporaneo: vivere a un passo dall’emergenza.
    È vero in ogni campo: basta che qualcosa si inceppi, anche per poco, e tutto il sistema va in crisi grave, rischia il collasso.
    È così per i rifiuti come per l’energia, per i rifornimenti alimentari, per tutti i servizi essenziali come i trasporti o la sanità: tutto è in bilico.
    Questo non per minimizzare l’immondizia campana, non per sminuire le responsabilità, ma per dire che se Napoli piange il resto d’Italia (del Mondo?) non ride.
    Nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico esiste una zona di calme, grande come il Texas, dove per un gioco planetario di correnti va a finire tutta la mondezza che non affonda.
    Si è formata un’isola galleggiante di rottami di plastica grande decine e decine di chilometri quadrati che nessuno da nessuna parte sa come smaltire.
    Roma ha un problema analogo a quello di Napoli, ma per ora non ci si fa caso.
    Io, almeno, non ci faccio caso, anche se la presenza intorno a me dell’elemento mondezza la sento e la vedo crescere ogni giorno di più.
    Ma nel nostro orizzonte mentale non c’è più nulla che possa definirsi come senso, progetto, del futuro.
    Dunque.

  25. Hamlet da Hamelin il 6 agosto 2008 alle 15:44

    Nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico esiste una zona di calme, grande come il Texas, dove per un gioco planetario di correnti va a finire tutta la mondezza che non affonda. Si è formata un’isola galleggiante di rottami di plastica grande decine e decine di chilometri quadrati

    Di più: è grande come un continente:

    http://letteremoderne.forumcommunity.net/?t=13226086

  26. Tashtego il 6 agosto 2008 alle 18:17

    grazie per la precisazione, hamlet.
    è vero, è molto più grande.
    e poi le isole sono due.
    agghiacciante la foto dell’albatros e di quello che aveva nello stomaco.
    la cosa più impressionante di tutte è che questa è come se non fosse la realtà, ma qualche altra cosa, su qualche altro pianeta.

  27. Hamlet da Hamelin il 6 agosto 2008 alle 19:43

    «Alla specola degli Iperuranii, il mondo appare una vescica gonfia di follia, su cui piroettano come ubriache le coscienze degli uomini, incapaci di liberarsi dall’influsso del magma sottostante e di elevarsi verso il Punto sul quale converge ogni verità e bellezza»…

  28. Alcor il 7 agosto 2008 alle 12:54

    Ogni cosa ha la sua utilità, anche le paperette di gomma naufragate, c’è un tale che con il suo gruppo ci ha studiato le correnti.
    Comunque non solo l’albatros se le mangia, pure noi, attraverso i pesci che mangiano i pesci che mangiano i pesci che hanno mangiato la monnezza intera e anche quella ridotta in nano-particelle.
    Forse alla fine di tutto questo spariremo, e anche questo avrà una sua utilità.
    Mi immagino il mondo che finalmente fa la siesta.

  29. giovanna il 25 agosto 2008 alle 21:18

    Complimenti Marco!!!!!sei migliore di molti scrittori affermati!!!

  30. guido il 25 agosto 2008 alle 22:20

    Davvero bello: mi hai commosso. A proposito, prova a scrivere anche una musica ispirandoti ai “boschi” così lo suoniamo!

  31. Marco Palasciano il 26 agosto 2008 alle 00:07

    Cara Giovannella :) sarò affermato, mi sa, quando sarò già raffermo.

    Caro Guido :) sono una munnezza di compositore, si sa: perciò il più indicato, temo, ovemai a tale gorgo il vento porti, a scrivere una sinfonietta a programma sull’emergenza rifiuti: dove forma e contenuto sinoleranno a merdaviglia. Ma sarò mai degno di voi, così aulici e aulenti d’aule e aulòi? Colgo intanto l’occasione per farvi pubblicità occulta:

    http://www.myspace.com/polymniafolkensemble



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