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4 agosto 2008
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DADA NE SIGNIFIE RIEN
Dada non vuol dire niente

Se uno lo crede futile e se uno non perde mica tempo con una parola che non vuol dire niente…Il primo pensiero che si aggira per quelle teste è di tipo batteriologico: trovare la sua origine etimologica, storica o psicologica, quanto meno. Si viene a sapere dai giornali che i negri Krou chiamano la coda di una vacca sacra: DADA. Il cubo e la madre in non so quale regione italiana: DADA. Un cavalluccio di legno, una balia, sissì in russo e in rumeno: DADA. Esperti giornalisti ci vedono un’arte per neonati, altri santoni Gesùchiamaaseipargoli del giorno, il ritorno a un primitivismo scarno e rumoroso, rumoroso e monotono. Uno non costruisce la sensibilità su una parola; ogni costruzione converge nella perfezione che tedia, idea stagnante di una palude dorata, relativo prodotto umano. L’opera d’arte non deve essere la bellezza in sé; perché la bellezza è morta; né allegra né triste , né chiara né oscura, rallegrare o maltrattare gli individualisti servendo loro dolci delle sante aureole o i sudori di una corsa a schiena bassa attraverso le atmosfere. Un’opera bella non è mai bella, per decreto, oggettivamente, unanimemente. La critica è allora inutile, non esiste che in modo soggettivo, per ciascuno e senza il minimo carattere di universalità . Uno crede di aver trovato una base psichica comune al genere umano?

(…)Così nacque DADA da un bisogno d’indipendenza, di diffidenza verso la comunità. Coloro che ci appartengono conservano la loro libertà. Noi non riconosciamo alcuna teoria. Non ne possiamo più delle accademie cubiste e futuriste: laboratori di idee formali. L’arte si fa forse per soldi e per lisciare il pelo dei nostri cari borghesi?

da Manifesto dada 1918

Dadaisti celebri

Guillaume Apollinaire
Hans Arp
Hugo Ball
Johannes Baader
John Heartfield

Arthur Cravan
Jean Crotti
Theo van Doesburg
Marcel Duchamp
Julius Evola
Céline
Drieu La Rochelle

Jefim Golyscheff

George Grosz
Max Ernst
Elsa von Freytag-Loringhoven
Hannah Höch
Raoul Hausmann
Emmy Hennings
Richard Huelsenbeck
Marcel Iancu
Clément Pansaers
Francis Picabia

Man Ray
Hans Richter
Kurt Schwitters
Sophie Täuber
Tristan Tzara
Beatrice Wood
Ilia Zdanevich (Iliazd)
Damo Suzuki
Paolo Possidente
Giada Carparelli

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54 Responses to Da Da Da Da Da Da Da Da Da Da Da Da Da Da

  1. andrea barbieri il 4 agosto 2008 alle 14:21

    Non so se capita anche a voi indiani, ma da me, verso l’inizio di settembre, la bacheca di sughero con le cartoline dai luoghi ameni delle vacanze raggiunge il picco. E’ bello vedere che la gente si diverte, trova il modo di rompere con la continuità di un anno intero.
    Però il lavoro culturale ha bisogno di continuità, non può essere una cartolina spedita da qualche parte per far sognare chi non c’è.
    Per evitare equivoci dico che non ce l’ho con questo post. Anzi a me i dadaisti piacciono un casino. Come mi piacciono quasi tutti i post-i che vedo nelle cartoline.
    Quindi non è una questione di gusti personali. E’ solo che mi pare stiamo disimparando tutti a ‘continuare’.

  2. effeffe il 4 agosto 2008 alle 15:08

    caro andrea è un work in progress :-)
    con traduzioni ad hoc
    riflessioni ad hic
    in via di sviluppo
    prova a leggere tra le righe
    m magari sei in vacanza…
    effeffe
    p
    però una cartolina da te la ricevo volentieri

  3. effeffe il 4 agosto 2008 alle 15:10

    Julius Evola
    Céline
    Drieu La Rochelle

    cosa ci facevano loro?
    ma sarebbe più corretto dire: cosa ci facciamo noi con loro?
    effeffe

  4. bevitore il 4 agosto 2008 alle 15:12

    io la penso esattamente come andrea, qui su.

  5. effeffe il 4 agosto 2008 alle 15:16

    mi piace fare l’unanimità
    effeffe

  6. véronique vergé il 4 agosto 2008 alle 16:32

    Un respiro vivo leggero! E’ un testo che offre ancora fantasia, aria di libertà: un momento di gioia innocente per la mente.
    Rileggere il manifesto è un’evidenza.
    E di più adoro il “piccolo cavollo” le cheval de l’image, non so tradurre cheval à bascule) che raffigura il gioco, la bascula tra il sogno e il desiderio di colorare il mondo con il suo impegno reale.

  7. effeffe il 4 agosto 2008 alle 16:48

    cavallo a dondolo, verò…
    e adesso come farò con gli unanimi?
    effeffe

  8. Cristoforo Prodan il 4 agosto 2008 alle 16:53

    Un cavolo a dondolo non ci sarebbe stato male però…

  9. véronique vergé il 4 agosto 2008 alle 16:59

    Grazie per la traduzione, effeffe.
    Mi è piaciuto il post, e Police, tanti ricordi!
    Non fare l’unanimità, non è grave, no?
    Trovo il vincolo tra il testo e la musica ottimo.

  10. effeffe il 4 agosto 2008 alle 17:10

    :-)
    grazie a Verò per il suo “involontario” dadaista refuso (coquille)

    chou-val à bascule

    effeffe
    ps
    nel video clip dei trio c’è un passaggio alla Bunuel assez memorable!

  11. véronique vergé il 4 agosto 2008 alle 17:23

    Il chou-val à bascule mi ha fatto sorridere!
    Cavolo/ cavollo, un po’ tutto si scambia.

    Grazie effeffe, e te lo dico, il post è per me come ” le bonheur”, una melodia fresca e frizzante.

    :-)

  12. andrea barbieri il 4 agosto 2008 alle 19:22

    Sì ma vedi Effe Effe, continuare non significa solo portare avanti qualcosa, ma anche legarsi a un discorso che esisteva già prima del tuo. La continuità si muove contemporaneamente avanti e indietro. Mi interessa molto ricordare che qualcosa sta prima: bisogna anche andare indietro e trovare quell’inizio fatto di questioni fondamentali. Poi serve spiegare per bene ogni cosa, altrimenti i discorsi non arrivano e non cambiano le persone. Non possiamo pensare che per cambiare le persone bastino delle suggestioni, degli aromi di idee.
    Naturalmente dico questo pensando al lavoro culturale nel senso più alto che può avere.
    Ci tengo a dirti che se lo scrivo qui è solo un caso.

  13. Cristoforo Prodan il 4 agosto 2008 alle 20:10

    Caro Barbieri, non si può essere che d’accordo con te. Ma mi sembra che negli ultimi tempi gli articoli di Nazione Indiana più commentati (ergo più letti?) siano quelli più “leggeri”, o quelli che trattano temi d’attualità. Quelli più approfonditi o non vengono letti perché pallosi o dicono troppo, e dunque riducono le possibilità di dire qualcosa di pertinente da parte dei lettori. (E te lo dico anche per esperienza personale…)

  14. effeffe il 4 agosto 2008 alle 20:18

    endriù tu sei nell’ideologia ( sei più surrealista che dada)
    io nella monolocalità più surriscaldata che fresca.
    tu parli di linea retta da Breton à primo Amore
    io di segmenti
    e nei miei segmenti puoi trovare uno dopo l’altro
    duchamp, man ray, celine e Drieu la Rochelle
    non so se mi spiego.
    ci tenevo inoltre a dirti che ti scrivo qui perché se ti scrivessi nel post di Andrea inglese lui di certo non capirebbe
    effeffe
    ps
    forse faccio un salto a reggio emilia. mi ospiti?

  15. francesco forlani il 4 agosto 2008 alle 20:31

    queste due poesie dada
    le dedico una a Cristoforo, perchè vola,
    l’altra a Maria la Nostra perché prega

    Maria d’Arezzo
    VOLATA

    nel sole
    / il primo sole dopo giorni e giorni senza fine di pioggia! /
    io
    come viva e come inebriata alla fresca aria che mi
    fruge nel collo e nei polsi in discreta —
    ho stradinariamente vigile il senso del mio corpo
    sottile
    fascio di nervi vibranti elasticamente à son aise
    nell’ampia tunica bleu cendre —
    il sole mi apre a ventaglio sul capo una raggiera
    d’oro come i santini —
    ho le ali —
    ma potrei anche incastonarmni in quel duro cielo lassù
    die lucida maiolica azzura come una madonnina
    bianca —
    superati ormai tutti i problemi: oggi io sono vera-
    mente io —
    il mio viso con la sua bocca rossa si slancia in cima
    al corpo agile e si orienta a un’offerta come si slancia
    e si orienta una rosa in cima al suo stelo —
    amico mio, afferra l’attimo stendi la mano e coglimi —
    ho ucciso tutti i problemi perchè io sono io —
    al diavolo la selbstbespielung e tutti
    i sfismi —
    je veux vivre, j’ai seulement une envie folle de vivre
    — voilà tout —

    MARIA D’AREZZO
    STRADE

    questo andare — sempre questo andare
    battere tutte le strade
    toccare tutte le contrade
    crocifiggersi a tutti i crocicchi
    senza riposare —
    non c’è riposo per chi conosce tutte le strade
    tutte le strade del mondo:
    le eliche taciturne degli astri
    la follia turbinante delle foglie gialle
    i passi di sette leghe del vento
    la fuga vertiginosa del sangue
    le vie di tutte le creature
    salvate o perdute
    tanti cammini
    tanti destini
    di notte a occhi spaventati
    nell ’alba a occhi purificati
    la sera a occhi santificati
    la vie della bontà
    quelle della perversità
    quelle dell’ amore e del dolore
    la tortuose vie della sorte
    la ermetiche vie della morte
    tutte le linee infinite
    che intelaiano l’infinito —
    andare sempre andare
    senza mai riposare
    finchè cápiti di tornare
    a un angolo di terra toscana
    cosi stanchi — da tanto lontano !
    che non s’ha forza d’alzare una mano
    e allora scavarsi una piccola fossa
    e calarsi dentro pian piano
    e stendersi e incrociar le mani
    fissar con occhi trasognati
    una gran pace di stelle sul capo
    spengersi in una lenta agonia
    dolce come un’ avemaria
    si la dica un’ anima pia:
    cosi sia —

  16. sergio falcone il 4 agosto 2008 alle 21:00

    Dadasurrealsituazionismo?
    Siamo tutti figli di coloro che ci hanno preceduto.
    Ma necessita oltrepassare, andare oltre.
    E la mia scrittura, parte di essa, che piaccia o no… che mi venga riconosciuto o meno, va esattamente in quella direzione.

    s.f.
    Fuggir lontano da dove
    Le Nubi edizioni
    Roma, novembre 2006
    http://www.lenubi.it

  17. francesco forlani il 4 agosto 2008 alle 21:10

    ehi sergej
    ma hai visto il tuo catalogo?

    Guillaume Apollinaire .

    Marco Caponera .

    Joseph Conrad .

    Arthur Cravan .

    Cravan, Rigaut, Vaché .

    Carl Einstein .

    Sergio Falcone .

    Benjamin Fondane .

    Wenceslao Galán .

    Errico Malatesta .

    Charlotte Mary Mew .

    Santiago López Petit .

    José Cardoso Pires .

    Jacques Rigaut .

    Raymond Roussel .

    Ixiar Rozas .

    Torquato Tasso .

    Guido Zingari

    Roussel!! Fondane!! Errichiello Malatesta!!

    tra breve posterò un pezzo che sto traducendo di Jean Clade Michea (introduzione a Christopher Lasch, culture de masse ou culture populaire) che si apre con questa citazione:

    Di questi tempi non basta più trasformare il mondo; bisognerà innanzitutto preservarlo. Successivamente , potremo trasformarlo, molto, e perfino in modo rivoluzionario. ma prima di tutto, dobbiamo essere conservatori nel senso più autentico del termine, conservatori in un senso che nessun uomo che si spaccia per conservatore, accetterebbe.

    Gunther Anders 1977
    effeffe

  18. Cristoforo Prodan il 4 agosto 2008 alle 22:34

    Mai mi è stata dedicata una poesia. Anche a Tubinga andrei. Con lei.

  19. francesco forlani il 4 agosto 2008 alle 23:19

    tubinga or not
    effeffe

  20. a. il 5 agosto 2008 alle 01:27

    l’unico nucleo pulsante del DADA è –même– (da “La Mariée mise à nu par ses célibataires, même”, Duchamp) forse risalente a una lettera ebraico-cabalistica legata al tema dell’acqua (la mer/mère).
    Ma continuare è impossibile anche perché dada si è dispiegato su se stesso: segnandosi –un defintivo– auto-goal, proprio per la sua intrinseca volontà di farsi dispositivo distruttore della categorie temporali legate all’Arte.

  21. francesco forlani il 5 agosto 2008 alle 01:55

    e invece trovo che la “lesson malgré soi”dei dadaisti sia stata proprio la capacità di conservazione. Ecco che non mi stupisce affatto che tra le loro fila potessero ritrovarsi i maggiori intellettuali della destra francese, per certi verso meno “fascisti” , sicuramente meno stalinisti di tutte le derive (con i relativi processi ed espulsioni) surrealiste prima e situazioniste poi. La questione è che la vulgata ha fatto passare i dadaisti come i cugini scemi e poco attrezzati dei futuristi o dei surrealisti poi. Un po’ come gli indiani metropolitani venivano giudicati da quelli del movimento puro e duro.

    Quel che cercherò di sapere riguarda invece la traduzione italiana del manifesto che ho citato nel post. Vorrei procurarmi l’ultima edizione einaudiana per controllare meglio ma quel che posso dire è che la versione italiana che si trova in rete porta molti omissis rispetto all’originale. E particolarmente quando si attacca la religione, (il cristianesimo) o quando si usano termini forti.
    per esempio questa:

    Croit-on avoir trouvé la base psychique commune à toute l’humanité ? L’essai de Jésus et la bible couvrent sous leurs ailes larges et bienveillantes : la merde, les bêtes, les journées

    o quest’altra

    L’impuissance de discerner entre les degrés de clarté : lécher la pénombre et flotter dans la grande bouche emplie de miel et d’excrément. Mesurée à l’échelle Éternité, toute action est vaine — (si nous laissons la pensée courir une aventure dont le résultat serait infiniment grotesque — donnée importante pour la connaissance de l’impuissance humaine).

    effeffe

  22. a. il 5 agosto 2008 alle 03:55

    affermare la non-propositività del movimento dada non vuol dire screditare il movimento stesso, anzi dada indicava il il punto estremo equivalente al polo negativo di una tradizione passata. in questo senso assai significativo. ma la loro novità rappresenta un’ istantanea esclissi di un modo di manifestarsi incapace di proporre (così per il futurismo nato da un’esigenza di rinnovamento sincera, non è stato in grado di trasportare su di un piano critico le sue ambizioni: una critica più profonda avrebbe mirato/ambìto ad annullare l’io, fondamento di una letteratura dai contenuti saturi).
    grazie alle confluenze di queste matrici di rottura (tra dada, futurismo e surrealismo esiste non solo un rapporto di continuità ma anche interscambio di uomini e testi), il surrealismo riuscì, così, a fare quel passo in più mancante: cercare di sviluppare il loro movimento su basi di rivoluzione spirituale e in un modo TOTALE.

  23. sergio falcone il 5 agosto 2008 alle 05:38

    Caro Francesco Forlani,

    sì, il catalogo dei miei editori io l’ho visto… e allora? Posso dire di loro che sono coraggiosi e, a differenza di tanti presunti e pretesi editori alternativi, cercano di tenere accesa una luce, con onestà intellettuale e sacrificio. Sono tre lavoratori precari che lavorano, credo, anche durante la notte per poter editare quello che, di volta in volta, decidono di pubblicare. A differenza di tanti presunti e pretesi editori alternativi, a me non hanno chiesto un soldo. Nemmeno per coprire le spese di tipografia. E non mi sembra cosa di poco conto. Tanto, a questo schifo di mondo, funziona tutto a denaro. Dappertutto.

    “Errichiello” Malatesta, come tu lo ribattezzi, in realtà si chiamava Errico e, al confronto, di tanti giovinotti, tronfi e presuntuosi di oggi, lui, puro idealista, era un gigante.

    Non credo che parteciperò più a Nazione Indiana. Ora capisco meglio le ragioni di chi se ne allontanò.
    Tradizione, innovazione… tutti dibattiti autoreferenziali. Intanto, la società italiana va a rotoli e tu, e voi, cosa intendente fare di concreto?

    Sono stanco di chiacchiere, colte quanto si vuole, ma inutili.

    In queste ore, il governo attualmente in carica sta creando un nuovo Stato di polizia. Ha ragione Oscar Luigi Scalfaro, quando dice che non uno degli eletti rappresenta effettivamente il popolo e che la democrazia oramai è carta straccia.

    Compito di ogni cittadino libero è costruire una nuova opposizione. Non altro.

  24. soldato blu il 5 agosto 2008 alle 06:49

    Direi a Sergio Falcone che non basta fare “opposizione”. Bisogna anche vedere contro cosa si fa opposizione.
    Si è piccato il falcone per la segnalazione di effeffe di un “contro” che ai “dada” italiani sembra non far piacere?

    Ecco allora un Blaise Cendras [che se non sbaglio non figura nell’elenco],
    da “Moravagine”:

    *

    Ma Moravagine non era affatto dotato dal punto di vista religioso. Atavismo o orgoglio, non l’ho mai sentito parlare di Dio. Una sola volta pronunciò questo nome che sembrava ignorare. Fu su un marciapiede, davanti a un vespasiano. Moravagine mise il piede su una porcheria. Impallidì e, dandomi un pizzicotto sul braccio: “Cribbio,” disse ” ho camminato sul volto di Dio!”. E pestava il piede per terra, in modo da non portarne via nemmeno un pezzettino.

  25. francesco forlani il 5 agosto 2008 alle 09:31

    ehi soldato blu
    ci siamo quasi con il tuo dadatesto…
    la direction s’en excuse pour le retard…

    a falcone ho risposto con una mail privata, non mi va di esporre qui tutte le ragioni del suo malentendu. e pensare che il catalogo del suo editore mi aveva entusiasmato!!! ma almeno si capiva?

    ehi soldato dimmi invece di Profond aujourd’hui (1917)
    ce l’hai? me lo puoi mandare, eventualmente?

    effeffe

  26. colpisucolpi il 5 agosto 2008 alle 10:35

    l’amour est dada

  27. soldato blu il 5 agosto 2008 alle 16:53

    Poveri di spirito e affamati di testi siamo. Anche noi.
    Non possiamo quindi, come vorremmo, venire incontro ai suoi desideri, don Effe.

    Ma, se lei non l’avesse, e, continuando il suo viaggio, dovesse capitare nella sua Napoli, potremmo inviarle, previa scannerizzazione, inviarle:

    PIEDIGROTTA, PAROLE IN LIBERTÁ del parolibero Futurista
    F R A N C E S C O C A N G I U L L O

    Il meglio, come sempre. Le garantiamo.

  28. véronique vergé il 5 agosto 2008 alle 17:23

    Je veux vivre, j’ai seulement une envie folle de vivre,

    Ecco un grido che mi tocca, nel presente, un desiderio di lasciare le ombre, in splendore del momente presente, solare, corpo/ anima nel corpo del mondo.

    Dada: un movimento che ha invitato le donne a creare anche, importante no?

  29. véronique vergé il 5 agosto 2008 alle 17:27

    Beatrice Wood,

    Clara Tice

  30. orsola puecher il 5 agosto 2008 alle 17:27

    Francesco Cangiullo
    un grande

    click qui per il pdf dal blog di Angelo Petrella che così generosamente lo mette a disposizione di chi voglia scaricarlo

    ,\\’

  31. carmine vitale il 5 agosto 2008 alle 19:17

    innanzitutto mi preme sottolineare l’influenza avuta dal Dada sul cinema di Lang e del grandissimo Murnau (la Garbo ne teneva in bella vista la sua maschera fatta da un calco ) e sul dadaismo berlinese
    e che il dadaismo coloniale, diretta emanazione,protuberanza dello zurighese profumava di Derblauereiter e che Triste nel proprio paese alimentava con scambi epistolari intensissimi con le avanguardie nascenti.
    sull’interpretazione dell’effeffe approva incondizionatamente i segmenti lo zig zag e tra un volo e l’altro il preservare ciò che di lieto e bello la storia tramanda
    andare oltre ma conservare la libertà
    è un bel messaggio per questi tempi cupi e dolorosi
    esplicativo come la parola tabù….

    ossequi
    c.

  32. carmine vitale il 5 agosto 2008 alle 19:35

    qui non c’enta nulla ma dove appellarmi e a chi?
    Gianni Biondillo, Franco Buffoni, Francesco Forlani, Andrea Inglese, Helena Janeczek, Franz Krauspenhaar, Francesca Matteoni, Mattia Paganelli, Domenico Pinto, Orsola Puecher, Andrea Raos, Jan Reister, Massimo Rizzante, Marco Rovelli, Roberto Saviano, Piero Sorrentino, Antonio Sparzani, Chiara Valerio, Maria Luisa Venuta

    Alexander Isaevich Solgenitsin

  33. francesco forlani il 5 agosto 2008 alle 20:03

    ci pensetti caro Carmine
    ma per quanto mi riguarda compio il beau geste del memorando – memorendo- quando la panza mi vi conduce. Così mi successe per Fabrizia Ramondino. Non amo i coccodrilli al punto di non avere mai messo nemmeno una maglia Lacoste.

    CaraUrsula gracias per la linkage , conosco in più et per lo più lo companero petrella di cui postetti aqui encore quelques choses. io lo libello ce lo avetti insieme con quell’altro piccolo et precioso de lo teatro futurista de la surprise.
    mi manca invece soldato e soldatessa,
    e so che esiste una versione da lui medesimo letta di cui si fecette un disco. ne sapete qualcosa? come fare per odirla?
    effeffe

  34. orsola puecher il 5 agosto 2008 alle 20:11

    [Caro Carmine, per quel che mi riguarda il mio ad memoriam per Aleksandr Solzhenitsyn è già pronto dal primo pomeriggio, dovrebbe uscire domani ore 11, e non è un coccodrillo, detesto questa parola di cuore e di tutto, per il suo presupporre lacrime ipocrite… mi sembrava esagerato postare due pezzi consecutivi… ma ora ci penso: trattandosi di attualità forse licet…]

    ,\\’

  35. orsola puecher il 5 agosto 2008 alle 20:17

    il link era per tutti ovviamente

    come questo assai raro

    Il sifone d’oro, 1913 (3:53)

    ,\\’

  36. viola amarelli il 5 agosto 2008 alle 20:20

    Di questi tempi non basta più trasformare il mondo; bisognerà innanzitutto preservarlo. Successivamente , potremo trasformarlo, molto, e perfino in modo rivoluzionario. ma prima di tutto, dobbiamo essere conservatori nel senso più autentico del termine, conservatori in un senso che nessun uomo che si spaccia per conservatore, accetterebbe.

    Gunther Anders 1977

    ma anche 2008…come tutte le cose necessarie..
    un saluto, Viola

  37. francesco forlani il 5 agosto 2008 alle 20:33

    @stella dell’Orsola

    bellissima lettura
    magnifica voce
    antica e nuova
    come dovrebbe essere
    tutto
    effeffe

  38. soldato blu il 5 agosto 2008 alle 22:08

    Il sifone d’oro!
    Orsola!

    Con la versione francese: “Le syphon d’or”, traduction par F.T. Marinetti, Milan 1920.

    Il tutto in: T. Marinetti +
    F. Cangiullo =
    —————————-
    Teatro della soprpresa

    Paolo Belforte Editore
    Livorno- MCMLLVVIII

    @effeffe
    non voglio intromettermi, ma se tu volessi potrei trascrivere, se verrà il tempo dei futuristi. Di Gangiullo, scusate!

  39. francesco forlani il 5 agosto 2008 alle 22:56

    ne sarei felicissimo
    con orsetta potremmo mettere su un post all’altezza
    effeffe

  40. Cristoforo Prodan il 6 agosto 2008 alle 00:41

    Al Dada preferisco il Dadaumpa.

  41. francesco forlani il 6 agosto 2008 alle 01:02

    o i dadalumpen!
    effeffe

  42. Molesini il 6 agosto 2008 alle 01:27

    Grande Dada Picabia: “la testa è rotonda affinché il nostro pensiero possa cambiare direzione”.

  43. francesco forlani il 6 agosto 2008 alle 01:54

    Balla coi Cubi

    effeffe

  44. soldato blu il 6 agosto 2008 alle 11:42

    Sembra che Effeffe abbia voluto nasconderci il vero messaggio dada racchiuso nella prima illustrazione: “il cavalletto a dondolo”.

    Questa è una frase, più o meno all’inizio, di un’intervista a Marcel Duchamp:

    “Da quando i generali non muiono più a cavallo i pittori non sono obbligati a morire al cavalletto”.

    MARCEL DUCHAMP, Ingegnere del tempo perduto. conversazione con Pierre Cabanne, Multhipla Edizioni 1979, pag. 6.

  45. effeffe il 6 agosto 2008 alle 12:14

    svelato l’arcano cavallo
    effeffe

  46. véronique vergé il 6 agosto 2008 alle 17:19

    Hippocampes (cavalli di mare)
    e poissons volants ( pesci con ali)

    tressli bessli nebogen leila
    flusch kata
    ballubasch
    zack hitti zopp

    zack hitti zopp
    hitti betzli betzli
    prusch kata
    ballubasch
    fasch kitti bimm

    zitti kitillabi billabi billabi
    zikko di zakkobam
    fisch kitti bisch

    bumbalo bumbalo bumbalo
    zitti kittalibi
    zack hitti zopp

    treBli beBli nebogen grügü
    blaulala violabimini bimini
    fusch kata
    ballubasch
    zick hiti zopp

    Hugo Ball

    Le couteau dans le sable

    nevaja vaginiu marav nevaja
    sabhe triz sabhe zulariz naj
    viola blu zialo nejvolu viola

    Poesia sonora da gustare (ricordando quando i bambini inventano il mondo del linguaggio.

    il mio preferito Dada è Jean Cocteau.

  47. a. il 6 agosto 2008 alle 23:42

    -Vanitas vanitatum-

    “i veri dadà sono contro Dadà” M. Duchamp

    “la Chimera è muta ma parla con la nostra voce, dimostrando la vanità della nostra voce, dimostrando la vanità della nostra interrogazione.”
    A. Emo

  48. soldato blu il 7 agosto 2008 alle 03:16

    In divino vanitas

    I dada veri sono cadaveri

    La Cina vicina è l’ode lodata

  49. a. il 7 agosto 2008 alle 17:08
  50. sparz il 7 agosto 2008 alle 19:07

    dada francesco, vieni a vedere una lucertola fototerapica, ti prego, dalla quale solo la Serdana ci salverà.

  51. milite ignoto della brigata sassari il 7 agosto 2008 alle 20:01

    Riprendo coscienza.
    Moravagine non può più muoversi. E’ sdraiato in mezzo all’erba e geme come un bambino piccolo. Si tiene il piede tra le mani. Gli sfilo la sua calza russa. Il piede è gonfio e l’alluce completamente nero. Tiro fuori il mio coltello dallo stivale e, con il più gran sangue freddo di cui sono professionalmente capace, seziono l’alluce invaso dalla cancrena. Lo faccio con grande abilità.
    Poi strappo un pezzo della mia camicia e gli faccio una medicazione, ben stretta, elegante, classica, a regola d’arte. Dato che non disponevo di antisettici, mi sono premurato di pisciare sulla ferita, come fanno gli indiani del Rio della Amazzoni.

  52. effeffe il 7 agosto 2008 alle 23:46

    alors camarades
    je vous dedie mon dernier po poeme da dada

    Gravures/Incisioni
    De
    Francesco Forlani

    Segno poco la notte quando sogno
    Je saigne assez souvent quand je me blesse
    Marchio poco la notte quando porco
    Je marche assez souvent quand je me pieds
    Traccio poco la notte quando taccio
    Je trace assez souvent quand je m’alligne
    Impronto poco la notte quando faccio
    J’emprunt assez d’argent quand je me rends
    Marco poco la notte quando gioco
    Je marque assez souvent quand je me page
    Sigillo poco la notte quando brillo
    Je scelle assez souvent quand je me monte
    Firmo poco la notte quando mento
    J’infirme assez souvent quand je me bouge
    Suggello poco la notte quando uccello
    Je signe assez souvent quand je me croise
    Incido poco la notte quando uccido
    Je grave assez souvent quand je me nuit
    Sogno molto la notte quando segno

  53. véronique vergé il 8 agosto 2008 alle 16:39

    Mi hai fatto pensare a un cammino di notte, (notte è il punto acuto del cuore, è il regno del viaggiatore in una camera al punto dell’insonnia.
    Gioco con le parole (poesia sonora che ha la bellezza di un colpo nel legno). Non so se sono chiara, perché quando leggo un testo immagini accadono e non so bene spiegare.
    Volevo dire che dietro il gioco, si legge una vita che brucia, che gironzola.

    Amo molto: je saigne assez souvent quand je me blesse.

    L’incision è la douleur gravée, que l’écriture cloue à chaque mot.
    L’incisione è il dolore impronta che la scrittura inchioda a colpo di parole.

    PER DADA EFFEFFE

  54. Skoppus il 17 agosto 2008 alle 15:33

    In quanto DaDaStronzo sono entrato in un ascensore e mi sono perso.



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