Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato 5

26 agosto 2008
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[18 immagini + lettere invernali per l’estate; 1, 2,
3,4…]

di Andrea Inglese

Cara Reinserzione Culturale del Disoccupato

mi mancano le risorse

sembra poco un problema non decisivo
quello delle risorse una condizione momentanea
come un calo di energie e temporaneamente
non si riesce ancora a riposare basterebbe
trovare una stanza con un letto o anche
in luogo pubblico una poltrona o una sedia qualunque
abbastanza al riparo un angolo non troppo
frequentato le risorse non dico tante ma sento
che mancano

c’è di peggio c’è gente che sta male
che sta malissimo che brucia – dico – brucia viva
nelle guerre e non ne esce gente nata in guerra
o che si toglie la vita c’è gente gravissima che si butta con la testa
contro il muro o salta giù da un’automobile in corsa
anche in tempo di pace gente con grossi problemi
in democrazia può votare ma ha grandissimi problemi
tipo il padre o la madre o vuole fare a pezzi il cane
e non ha soldi c’è gente che non ha nessun soldo
ma è piena di debiti e anche di malattie e beve
beve fino a vomitare e non smette più di vomitare
pur essendo malata e non può stare da nessuna parte
ma soprattutto non può stare assieme agli altri
continuando così a bere e vomitare o prima l’uno poi l’altro

a me mancano solo le risorse

se avessi quelle risorse di cui ho bisogno

saprei come mettermi a posto

e lo farei rendendo me migliore e mettendo le idee che non mancano

in tutte le forme tangibili per mezzo delle risorse

guadagnando con le idee nelle forme visibili un sacco di soldi

fino a diventare generoso ma molto generoso

tipo offrendo pranzi o viaggi addirittura

a tutti gli amici anche a quelli che ho appena conosciuto

con quelle risorse io sarei a posto a me basterebbero

nient’altro tutto a posto e saprei addirittura rendere il mondo

migliore lo contagerei coll’entusiasmo i begli atti generosi

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12 Responses to Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato 5

  1. véronique vergé il 26 agosto 2008 alle 12:04

    Magnifica poesia che murmura nella sua energia disperata ( anche se energia si sottrae) quanto il mondo odierno si accascia.
    Una voce che viene fare compagnia a l’uomo, la donna in corso di solitudine.

  2. bevitore il 26 agosto 2008 alle 14:13

    ma il fatto è che a volte le risorse ci sono e quando ci sono a volte capita che uno (io) pensi “io devo dare un senso a quello che faccio eppure il senso non lo capisco: arrivo a sera che sono cotto, mi sembra di avere spaccato il mondo a forza di lavorare….e poi basta che un cliente non mi paghi una ricevuta bancaria di quattromila euri per mandarmi in paranoia”. Così perdo le risorse che ho cercato di immagazzinare. Risorse di entusiasmo, di proposizione etc..etc…
    ma allora dai, ti dico che anche io penso che se potessi fare qualcosa di più per il “resto” ma poi va a finire che quando mi sembra di avere qualcosa, sto già pagando le cambiali agrarie e non mi rimane più niente.
    Allora non so se è meglio essere disoccupati o se occupati in ‘sta maniera che si lavora, si lavora, si fanno sanguinare quelle due o tre cose e poi alla fine?
    Stanno bene gli operai e non se ne rendono conto.
    E la sera dico “ma a me chi me lo fa fare? stare qui a litigare ancora con mio padre per il sistema di lavoro, che lui orami ha passato i settanta e sembra uno di cinquanta che a volte a me mi manda sui bracieri ardenti senza appiccare nessuno fuoco…..”
    chiedo scusa, ho parlato di lavoro…..non so se è pertinente.
    è un punto di vista come un altro.
    ciao

  3. Domine Pinco il 26 agosto 2008 alle 21:31

    A uno cui mancano le risorse potrebbero almeno passare i tranquillanti che deve prendere perché gli mancano le risorse, altrimenti c’è il rischio che diventi un poeta, che è uno ancora più inutile di uno cui mancano le risorse.

  4. orsola puecher il 27 agosto 2008 alle 09:17

    [ i poeti, alcuni, altri no, rientrano nell’inutile necessario ad honorem, a priori, nella Palmarès degli inutili ai primi posti si contendono il podio a colpi di nulla altri ]

    la foto è molto bella: facciona tonda velata, fiocchi occhi, severa, una sposa spaventa spose, una devota spaventa beghine

    il problema delle risorse è tutto contenuto nella parola
    cose di passato remoto
    in terza persona per giunta
    cose di altri

    e quando cominci ad andare giù poi vai sempre più giù

    “guadagnando con le idee nelle forme visibili un sacco di soldi” non è una cosa di tutti, ci vuole un certo pallino.
    chi non ce l’ha si deve specializzare nel risparmio
    che una volta nell’Italia del boom voleva dire che mettevi via il tuo gruzzolo
    si festeggiava anche a scuola un giorno d’ottobre, il 31,
    con la carta colorata gommata di certi albumini
    detti per collage
    si ritagliava nel foglio del marrone chiaro un salvadanaio di forma classica con la fessura
    nel foglio del giallo monete tonde di varie dimensioni
    una si incollava a metà nella fessura le altre sparse sul foglio
    si incollava leccando il retro
    fiduciosi nella composizione della colla
    che in quanto al sapore assomigliava a quella dei francobolli

    quel tipo di risparmio era un “fare economia”
    nel senso che depositato nelle banche fruttava
    serviva all’acquisto di cose

    oggi l’espressione “fare economia”
    non riguarda più il risparmio in quel senso
    ma lo stare nel limite di limitate risorse appunto
    per chi di risorse ne ha poche
    nel sottrarre al meno
    a sinistra dello zero

    ,\\’

  5. andrea inglese il 27 agosto 2008 alle 13:31

    Di cosa parlano le Lettere alla Reinserzione… ? Di disoccupazione, di lavoro, di “economia”? Per me parlano d’altro, spesso dell’ossessione amorosa, spesso dell’evidenza degli oggetti, ma ne parlano attraversando queste nostre prime e diffuse ossesioni, prime perchè più urgenti, e anche perchè sono la forma più banale e ideologizzata delle nostre ossessioni. Il mio obiettivo è di evocare attraverso un linguaggio e un vocabolario familiare (lavoro, disoccupazione, risorse…), accessibile fino alla banalità, delle ossessioni meno urgenti, di sfondo, ma anche ineliminabili, irriducibili.

  6. andrea inglese il 27 agosto 2008 alle 13:39

    Detto questo ogni divagazione sulle ossessioni primarie mi sembra pertinente, perchè forse implica già un passo di distanziamento.
    Cara Orsola, il faccione è un vasone acquatico o fontanavaso di Galleria Borghese.

  7. cara polvere il 28 agosto 2008 alle 10:19

    tabella delle banalità “più” caloriche (esagerando)
    disoccupato di vita. non vitale. le idee giacciono in una confusione
    tra essere come ti vogliono ed essere quello che si è. paura di rimanere soli. paura di rimaere inappagati. e si rimane soli e innappagati.
    ritornare nell’ utero, imparare la lallazione ancora prima che l’ alfabeto.
    non nascere. nascere dovunque ma non in questa vita. volere un altro parte un’ altra madre un altro lavoro se hai un lavoro un lavoro che non devi lavorare se non hai il lavoro. volere un altro nome. un altro portafoglio. un altro conto in banca. spostare sempre di più il centro verso
    un MEGLIO utopico e sentirsi in colpa di pensarlo.
    e sentirsi banali posseduti da questo disagio intimo pur se non soli essendo disagio ahimè collettivo. avere paura della banalità. terrore. paura e terrore che sono tipici della classe borghese di quelli che si sentono mezze calzette mezzi eroi si sentono sempre mezzi vuoti.

    il testo a prima lettura non mi era piaciuto* per niente ma ha lasciato
    una radichetta insidiosa nei pensieri. tornata a rileggerlo ho pensato che
    avevo preso un po’ sottogamba il messaggio che tutti abbiamo poi sotto gli occhi ma evitiamo di ascoltarlo perchè quarda caso spesso porta la nostra firma (non ci piacciamo)
    un saluto, scusandomi degli eventuali refusi e confusioni
    paola

    ]]anche dire mi piace non mi piace è riduttivo.

  8. cara polvere il 28 agosto 2008 alle 10:20

    volere un altro parte – sarebbe – volere un altro padre

    chiedo scusa

  9. renatamorresi il 2 settembre 2008 alle 18:41

    leggo su segnalazione di un amico – eh già, c’è qualcosa sotto, c’è qualcosa che si vuol far dire, che forse sarebbe ora dire circa le individuali ossessioni, tra poco le uniche individuanti degli individui – interessante questa lingua deliberatamente “troppo facile” – bella, vado a leggermi le altre
    un saluto,
    r

  10. andrea inglese il 2 settembre 2008 alle 20:41

    bè, mi piacerebbe sapere poi che ne pensi della serie, renata…

  11. renatamorresi il 4 settembre 2008 alle 10:11

    appunti:

    le liste di – guardaunpo’ – ferlinghetti (“e poi, proprio sul più bello, arriva il beccamorto”)

    il fantasma amato, commentava bene vv (o\e il fantasma armato? penso io)

    di cosa c’è nostalgia? (o è piuttosto consapevolezza d’essere disinnescati?)

    marco giovenale (se non erro) diceva di come l’habitat ideale dello scrittore, la stanza tutta per sé e 300 sterline l’anno, si è, a distanza di un secolo, trasformato nell’incubo dello scrittore

    il linguaggio ci ha esautorato? ci ha superato? o lo si sta semplicemente riassumendo ad una più composta umiltà?

    si è tornati, per spossamento, alla ricerca della metafisica della presenza, del fondamento intelligibile e unico, oppure si va spostando il sentire verso una più cara attenzione per la traccia, la fuggevole testimonianza (vedi le foto)?

    l’affetto

    (scusa, non è proprio già pensiero, ma lampi di pensiero che, chissà, forse s’organizzeranno – un saluto caro, r)

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