Lili

2 settembre 2008
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Una piccola pensione in Provenza. Charlotte, la madre di Lili, le impedisce di sposare l’uomo che ama, la costringe a divorziare con l’uomo che lei sceglie per ripiego, la costringe a lasciare il pastore con il quale cerca di consolarsi. La vuole per sé: “Come stiamo bene insieme, vero Lili?”. Lili piange e insieme a lei è la frase del racconto che si spezza nei singhiozzi. Un romanzo totale, duro, poetico, terribile, dolcissimo, raro, insolito, forte, che svela la verità e l’abisso di un amore che diventa odio e crudeltà tra una madre e una figlia. “Lili” è il primo romanzo scritto da Hélène Bessette, apparso in Francia nel 1953 e mai pubblicato in Italia.

«La letteratura oggi, per me, è Hélène Bessette, nessun altro in Francia» (Marguerite Duras)

«Ecco una autentica scrittrice maledetta, una delle autrici più originali dei nostri tempi. Finalmente qualcosa di nuovo»
(Raymond Queneau)

Hélène Bessette (1918-2000) è una delle voci più potenti e meno conosciute della letteratura francese del Novecento. Autrice di tredici romanzi comparsi fra il 1953 e il 1973, ammirata da Raymond Queneau, Marguerite Duras e Simone de Beauvoir, sposa un pastore e lo segue in Nuova Caledonia, dove insegna francese e dove fonda una rivista letteraria. Divorziata, torna in Francia nel 1949 e vive in povertà insieme ai due figli, cambiando continuamente casa alla maniera degli scrittori maledetti. Vive in Svizzera, in Belgio e in Inghilterra, poi nel 1976, aiutata dall’amico Jean Dubuffet, si trasferisce a Le Mans, dove muore dimenticata da tutti. Dopo un lungo silenzio l’editoria francese la sta oggi riscoprendo e rilanciando come una delle autrici più importanti di quella letteratura.

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14 Responses to Lili

  1. véronique vergé il 2 settembre 2008 alle 07:59

    Ti ringrazio Andrea, perché con qualche vergogna confesso che non ho mai letto Lili.
    Vado a riparare questo oblio e spero scoprire un magnifico romanzo.
    E’ molto importante scovare dietro le stelle della litteratura ( Marguerite Duras) o della filosofia ( Simone de Beauvoir), un ” gioiello” che aspetta di rivedere la luce.

  2. orsola puecher il 2 settembre 2008 alle 09:31

    Grazie davvero.

    In questi giorni mi si rigirano fra i pensieri, impressi come certi motivetti estivi di canzonette, brandelli, frappe di scritture, letti e sentiti qui e la: due di incipit di contendenti(esse) un famoso premio, uno non ricordo letto dove; in una di esse scritture si dice essere “il sole come un piatto di ceramica”, in un altra c’è “il vento che ricama il deserto” ed in un’altra agisce un importuno uguale “sole che allaga le colline”, ah già poi ce n’è un quarto di un romanzo assai venduto e comprato “sentì la lingua invadente di Giulia Mirandi cacciata dentro la sua bocca come un asciugamano arrotolato”.
    Queste cose che sono e paion sempre qualcosa d’altro sembrano essere il compito di chi scrive, ma, per carità, un “altro” molto prosaico e concreto. Un barocco domestico.
    Se sei scrittore ci devi dar dentro di metafora e similitudine. Questo si sa. Licet.
    Ma la che similitudine sia terra terra comprensibile a tutti.
    Una scrittura “e vissero felici e contenti”, senza troppe domande e risposte. Celibe. Quindi celebre.

    Di Hélène Bessette, che non conoscevo, e leggere di quel che non si conosce è sempre avvincente, mi hanno colpito (per contrasto e cura di questa economia domestica&applicazioni tecniche della parola) gli estratti, presenti su questo bel sito dove ci sono anche alcune delle lettere che le scrisse Dubuffet.

    Mi ha abbagliato soprattutto per la modernità, la finezza austera e spoglia, la poesia per sottrazione e come riflessione sulla scrittura

    Materna (1954)

    Roman sans paysage.
    Pas de décor.
    Pas le temps de décorer.
    Sans décoration.

    (…)

    Allumons le A.

    ,\\’

  3. bevitore il 2 settembre 2008 alle 15:23

    Ma come ci si può consolare?
    Me lo dite?
    Perché uno per essere considerato deve perire?
    Le cose scritte in vita cos’hanno di diverso post mortem?
    Perché uno deve diventare bravo, sensibile, “accogliente” in questa maniera?

    Gradirei qualche risposta che non deve essere per forza di cose “assoluta”, ma punti di vista, la ricerca di una motivazione……

    Al mio paese c’è un tale anziano che da giovane ha scritto canzoncine-poesiole sulla natura, scritte per i bambini, tipo ninne nanne. Ecco, qui in paese nessuno lo ha più in nota. NOn vorrei che diventasse famoso quando non c’è più.

    Ogni tanto lo andavo a trovare ma adesso, coi casini che mi ritrovo, non ce la faccio.

    saluti.

  4. Andrea Raos il 2 settembre 2008 alle 16:52

    beh, caro bevitore, se è per quello hélène bessette è stata molto ignorata non solo da viva ma anche per molti anni dopo morta, e resta tuttora un fenomeno di semi-élite.

    spero di averti consolato, con questo.

  5. Tashtego il 2 settembre 2008 alle 22:09

    non avevo mai badato al fatto che gli scrittori maledetti cambiano continuamente casa.
    forse a causa di questa maledizione che li perseguita.
    di cambiare casa, voglio dire.
    si cambia casa perché si è maledetti.
    oppure si è maledetti per il cambiare continuamente casa.
    resta come un dilemma, sul fondo della questione.
    opaco.

  6. franco buffoni il 2 settembre 2008 alle 22:34

    Bravo Andrea che la riveli anche all’Italia. Bevitore, è proprio come dici. Perché? Perché le presenze “fisiche” – anche se discrete – sono sempre fastidiose. E’ facile farsi considerare intrattabili. Da morti invece parlano solo le parole scritte, che non telefonano, non chiedono anticipi, non sono gelose… Per contro, tuttavia, ci sono anche gli psico-abili e le psico-abili, che diventano personaggi letterari con riconoscimenti ben superiori ai loro meriti.

  7. Andrea Raos il 3 settembre 2008 alle 00:12

    Vale forse la pena segnalare – avrei dovuto farlo prima – che questo libro attualmente non è in commercio in Francia: uscì nel 53, non vendette un tubo e non è mai stato ristampato.
    Tanto più preziosa, mi sembra, questa eroica edizione italiana.

  8. véronique vergé il 3 settembre 2008 alle 07:59

    Ho trovato ieri Suite Suisse d’Hélène Bessette. E per rispondere al Bevitore che non ha letto, ho iniziato e da prima sono stata sorpresa dal ritmo come un respiro davanti alla vita, la qualità di una scrittura che fa corpo con il pensiero, una scrittura come un fiatto, un tratto, un lampo.
    E’ come la marca d’un colpo di dolore di Helène Bessette in ogni momento della vita, nessuno protezione contro il dolore, la fame, gli altri.
    Vive con i sensi in agguato. Nessuno protezione, eccetto l’intelligenza, il senso dell’ironia, lo sguardo spiritoso.
    Grazie a te Andrea, ho scoperto una voce dura, bella, acuta.

    Quando ho letto il libro Suite Suisse, se qualcuno è interessato, posso prestarlo.

    Suite en Suisse è l’incontro tra Hélène Bessette (in exilio) e la Suisse, la sua esperienza nel vivo del sentimento di manca, di fame, di solitudine.
    Vedo nella vita di Hélène Bessette una terribile ingiustizia. primo nell’esperienza de l’Education Nationale ( Ma non sono sorpresa, perché dans l’Education Nationale, è meglio essere nel mediocre, il modello), poi nella sua vita di scrittrice.

  9. bevitore il 3 settembre 2008 alle 14:18

    ué, su ibs io ho preso il libro citato nel post ed ora attendo di leggerlo.

  10. Andrea Raos il 3 settembre 2008 alle 19:18

    bevitore, sei un grande, sul serio. grazie.

    un saluto anche a véronique. ma le sue doti di lettrice le conoscevo già! :-)

  11. véronique vergé il 4 settembre 2008 alle 07:53

    Grazie a te, Andrea.

  12. bevitore il 4 settembre 2008 alle 10:14

    beh, prima di dire che sono un grande bisognerebbe attendere la lettura del libro (più che altro l’evasione dell’ordine, prevista in cinque giorni).

    e poi per dire che sono un grande bisognerebbe vedermi all’opera……

  13. andrea raos il 4 settembre 2008 alle 10:47

    a bevitore: volevo solo dire – lo notavamo con un altro indiano – che non ci capita spesso che noi segnaliamo una cosa che ci sembra importante e un lettore dice “ah, interessante, me lo compro!” (o “me lo leggo”, non importa). son soddisfazioni!

  14. bevitore il 4 settembre 2008 alle 17:12

    Voi magari vi immaginate che sono un po’ sfasato perché scrivo sfasato, ma se io dico una cosa la faccio e ve ne renderò conto nei giorni (o settimane, facciamo un paio) a venire…….

    saluti



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