Nazim Hikmet *

8 settembre 2008
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Don Chisciotte

Il cavaliere dell’eterna gioventù
seguì, verso la cinquantina,
la legge che batteva nel suo cuore.
Partì un bel mattino di luglio
per conquistare il bello, il vero, il giusto.
Davanti a lui c’era il mondo
coi suoi giganti assurdi e abietti
sotto di lui Ronzinante
triste ed eroico.

Lo so
quando si è presi da questa passione
e il cuore ha un peso rispettabile
non c’è niente da fare, Don Chisciotte,
niente da fare
è necessario battersi
contro i mulini a vento.

Hai ragione tu, Dulcinea
è la donna più bella del mondo
certo
bisognava gridarlo in faccia
ai bottegai
certo
dovevano buttartisi addosso
e coprirti di botte
ma tu sei il cavaliere invincibile degli assetati
tu continuerai a vivere come una fiamma
nel tuo pesante guscio di ferro
e Dulcinea
sarà ogni giorno più bella.

Lettera dal carcere a Munevver, 1942

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto.

*
Nota biografica dell’autore

È uno dei primi poeti turchi ad usare i versi liberi. Hikmet è diventato, mentre era ancora vivo, uno dei poeti turchi più conosciuti in Occidente e i suoi scritti sono stati rapidamente tradotti in diverse lingue.
Condannato per marxismo fu il solo scrittore d’importanza ad evocare i massacri ai danni degli armeni del 1915 e 1922.
Nato a Salonicco (attualmente in Grecia) da una famiglia aristocratica turca, il nonno paterno Nazim Pascià era stato governatore di varie province, ma anche poeta e scrittore in lingua ottomana. Il nonno materno, figlio di un nobile polacco, era militare in carriera, ma anche filologo e storico. Hikmet era figlio del diplomatico Nazim Bey e dalla pittrice Aisha, amante di poesia francese e specialmente di Lamartine e Baudelaire. Nazim Hikmet studiò nel liceo francese di Galatasaray (Istanbul)passando successivamente all’Accademia della Marina militare, che dovette però lasciare per ragioni di salute[citazione necessaria].
La sua prima pubblicazione avvenne a diciassette anni in una rivista. Il suo punto di riferimento letterario era il suo insegnante di letteratura e poesia, Yaya Kemal, e altri poeti turchi come Tevfiq Fikret e Mehmed Emin.
Durante la guerra d’indipendenza, si schierò subito con Atatürk (Mustafa Kemal) in Anatolia e lavorò come insegnante a Bolu. Studiò poi sociologia presso l’università di Mosca (1921-1928) e diventò membro del partito comunista turco negli anni Venti, dopo aver scoperto i testi di Marx e della rivoluzione sovietica. Conobbe Lenin, Esenin e Majakovskij, che ebbe su di lui un’importante influenza.
Dopo il suo ritorno clandestino in Turchia nel 1928, Hikmet scrisse articoli, sceneggiature teatrali ed altri scritti. Fu condannato alla prigione per il suo ritorno irregolare ma amnistiato nel 1935. Nel 1938, fu condannato a 28 anni e 4 mesi di prigione per le sue attività anti-naziste e anti-franchiste, scontandone 12 in Anatolia, nel corso dei quali venne colpito da un primo infarto. e per essersi opposto alla dittatura di Kemal Ataturk. Fu l’intervento di una commissione internazionale composta tra gli altri da Tristan Tzara, Pablo Picasso, Paul Robeson e Jean-Paul Sartre a favorirne la scarcerazione nel 1950.
Si sposò con Münevver Andaç, traduttrice in lingua francese e in lingua polacca a cui dedicò diverse poesie. Nel 1951, a causa delle costanti pressioni, fu costretto a ritornare a Mosca (Russia) ma la moglie e il figlio non poterono seguirlo ed egli trascorse il suo esilio viaggiando in tutta Europa. Perse così la cittadinanza turca e divenne polacco. Nel 1960 si innamorò della giovane Vera Tuljakova e la sposò.
Morì il 3 giugno 1963 in seguito ad una crisi cardiaca, uscendo dalla porta della sua casa al numero 6 della via Pesciànaya a Mosca.

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7 Responses to Nazim Hikmet *

  1. sparz il 8 settembre 2008 alle 17:35

    grande personaggio. Ricordo a tutti che, cliccando sul tag “nazim hikmet”, si raggiungono altri tre post pubblicati qui nell’autunno scorso a cura di Tina Nastasi.

  2. Natàlia Castaldi il 8 settembre 2008 alle 19:05

    stringatissimamente, ti dico: post interessantissimo, leggerò gli altri due consigliati dall’altro commentatore.
    grazie, effeffe.

    Natàlia

  3. francesco forlani il 8 settembre 2008 alle 19:11

    grazie a te Natalia
    effeffe

  4. véronique vergé il 8 settembre 2008 alle 19:14

    Grazie a te, Effeffe. A casa ho una raccolta di poesie che leggo.

    Bellissima la lettera poetica offerta in dono ( non conoscevo): une poésie pour rêver les rêves et les désirs.

  5. Natàlia Castaldi il 8 settembre 2008 alle 22:54

    [buonanotte Effeffe… oggi crollo dal sonno, non so perchè ma i versi di Hikmet mi hanno riportato alla lettura di questi altri che ti incollo qui di seguito…

    conosci? mi piacerebbe leggere un tuo parere:

    El ensueño

    « ¿Quien es el que amo? No lo sabréis jamás. Me
    miraréis a los ojos para descubrirlo y no veréis
    más que el fulgor del éxtasis. Yo lo encerraré
    para que nunca imaginéis quién es dentro de
    mi corazón, y lo meceré allí, silenciosamente,
    hora a hora, día a día, año a año. Os daré mis
    cantos, pero no os daré su nombre. El vive en
    mí como un muerto en su sepulcro, todo mío,
    lejos de la curiosidad, de la indiferencia y la
    maldad.

    Alfonsina Storni
    Poemas de Amor, Buenos Aires, 1926

    Il sogno

    « Chi è colui che amo? Non lo saprete mai. Mi
    scruterete gli occhi per scoprirlo e non vedrete
    mai che il fulgore dell’estasi. Io lo imprigionerò
    perché mai sappiate immaginare chi ho dentro il
    mio cuore, e lì lo cullerò, silenziosamente, ora
    dopo ora, giorno dopo giorno, anno dopo anno.
    Vi darò i miei canti, ma non il suo nome. Lui
    vive in me come un morto nella sua tomba, tutto
    mio, lontano dalla curiosità, dall’indifferenza,
    dalla malvagità. »

    Alfonsina Storni

    a domani … Natàlia]

  6. véronique vergé il 9 settembre 2008 alle 08:05

    Ecco una poesia di Nazim Hihmet che amo per la sua grazia, l’evasione attraverso l’amore per una donna russa:

    LE BATEAU

    Ce n’est pas un coeur, bon sang, mais une sandale de
    peau de buffle,
    qui marche sans cesse, marche,
    sans se déchirer
    qui avance sur les cailloux de la route.
    Un bateau passe devant Varna.
    “Oî les fils d’argent de la Mer Noire!”
    Un bateau s’en va vers le Bosphore.
    Nâzim tout doucement caresse le bateau
    et s’y brûle les mains.

  7. capitan feendoos il 9 settembre 2008 alle 16:13

    Lo sto leggendo adesso (Don Chisciotte), e la mia ammirazione va a chi lo ammirò prima di me. Grazie per avermelo fatto conoscere.



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