L’insulto

15 settembre 2008
Pubblicato da

di Franco Buffoni

(in reazione a questo post)

Perché è vero, tutto comincia con un insulto, sentito da bambino e non indirizzato a te, poi lo senti indirizzato a te e sogni di potertene liberare, ma dentro di te già sai che non sarà possibile. L’insulto è il primo e più dirompente mezzo di conoscenza che il mondo presenta all’omosessuale. Ancora peggio dell’insulto, è la barzelletta ascoltata da bambini in famiglia, la battuta del fratello maggiore, del cugino o persino del padre. Sono queste parole che per prime creano la nostra identità. Pettegolezzi, allusioni, insinuazioni che anche persone care, parenti stretti, lasciano cadere.  Contro altri, magari, ma che tu – omosessuale – percepisci immediatamente come rivolte contro se stesso.
Mentre impari a parlare, mentre cresci, ti entra in circolo anche la consapevolezza che esistono persone che devono essere insultate per certe loro caratteristiche fisiche, psicologiche o comportamentali. Se riconosci queste caratteristiche in te, devi negarle anche a te stesso, oppure occultarle. Crescere mentendo è una grande palestra di vita.
Crescere nel terrore di essere scoperti: magari a sedici anni in bicicletta alle sei di pomeriggio d’inverno nel viale dietro al cimitero, o nel cesso di un cinema, o nel parcheggio accanto alla stazione: due parole, il tu dell’esclusione, la decisione immediata – accettazione o rifiuto -, l’altrettanto immediata consumazione di un rapporto totale e senza baci. E poi il nome falso, il numero di telefono sbagliato. Dopo lo sfogo, il disgusto, la certezza di non volerlo più rivedere. Può essere pericoloso, se mi cerca… Dopo qualche giorno, nuovamente lì nei posti, a ricominciare, a fingere di non conoscersi, a temere il passaggio di vigili e polizia. E gli insulti, le incursioni dei teppisti.
E per sfuggire all’insulto, all’eco dell’insulto, si cerca di andare lontano: la grande città è stata il rifugio per molti, con le sue zone franche, i bar, i locali, il giro ristretto di amici. Nella grande città sono nate le nostre prime forme di solidarietà, di gruppo, di vita associata, fino – nei casi più felici, raramente in Italia – alla costituzione di veri e propri raggruppamenti sociali con servizi in comune, dal medico alla banca.
Lo spegnimento delle lingue subalterne, dei dialetti, compianto da molti come una grave perdita culturale… Certo, hanno ragione, ma per noi – idealmente – tale spegnimento significa il soffocamento della prima forma di insulto. Era il linguaggio della complicità tra “loro”, dello scherzo. Per noi: il linguaggio della persecuzione. Quel senso di identità e di pienezza che coglie chi – magari dopo qualche tempo – si ritrova immerso nei fonemi della propria infanzia e adolescenza, per noi è anche un grande senso di soffocamento.
Siamo alla svolta: oggi un omosessuale capisce che deve lottare, ma ha la speranza – almeno per il futuro – di poter vivere in un mondo “normale”.
Così come l’omofobia è sempre stata una pulsione unificante le opposte “culture” – Togliatti e Almirante / Che Guevara e Pinochet / Hitler e Stalin / Woytila e Fidel Castro – dobbiamo far sì che l’omofilia lo diventi – in positivo – allo stesso modo. Solo: dobbiamo impegnarci.
E per non restare nel vago, porto un esempio molto concreto. Persino il governo attualmente in carica in Italia si è reso conto di dover porre un freno al fenomeno detto “bullismo”, che si va estendendo a fasce di età sempre più giovani. Ebbene, qualunque persona senziente capisce che un elemento fondante è l’omofobia, latente magari, non esplicitata, ma le vittime sono sempre i più deboli, fragili, timidi, effeminati. Udiamo i proclami del ministro dell’istruzione (una giovane signora che proviene dalle fila dell’azione cattolica) e degli insegnanti di religione cattolica. Al di fuori delle associazioni gay, nessuno ha mai replicato loro a chiare lettere che – finché Vaticano e Parlamento italiano continueranno a negare valore e dignità ai nostri sentimenti e alle nostre unioni – saranno essi stessi ad armare la mano del “bullo”.
In Italia – e sono dati Oms riferiti agli ultimi cinque anni – oltre 700 minorenni si sono tolti la vita a causa della propria “diversità”. In Spagna negli stessi anni il dato è calato del 50 per cento.
Gli interventi da compiere sono numerosi e su piani molto diversi. Occorre ottenere spazi, rubriche fisse su giornali e reti televisive… Certo,  occorre una potente lobby. Purtroppo in Italia fino ad oggi – a differenza di quanto è avvenuto nei paesi più avanzati e civili – non siamo stati in grado di costituirla.

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42 Responses to L’insulto

  1. véronique vergé il 15 settembre 2008 alle 08:53

    Franco, magnifico articolo. Ho avuto un amico omosessuale ( che mi ha dato amicizia, comprensione, dolcezza; e ho visto come un uomo puo essere tenero, sensibile). Questo amico mi ha raccontato tutta la sua giovinezza nel sentimento di colpa, di segreto, di vergogna; come se omosessualità era legata a perversità.
    Come insegnante ho potuto osservare che un ragazzo omosessuale è preso in giro, anche insultato, anche aggredito.
    Allore che in ogni persona c’è omosessualità, lo penso. Chi non ha mai provato un desiderio per una persona di stesso sesso all’adolescenza?
    Non potrei affirmare che un giorno non saro innamorata di una donna, anchese ho attrazione per uomini.
    E forse in un omosessuale c’è eterosessualità anche leggera.
    Non c’è una limita definita.

  2. franco buffoni il 15 settembre 2008 alle 09:46

    Purtroppo, su queste cose normalissime, in Italia oggi occorre fare quadrato. Avete sentito le dichiarazioni sul tema dell’assessore leghista del comune di Albizzate a Rai 2? Qui il collegamento col post di Helena mi sembra evidente.

  3. gian pietro leonardi il 15 settembre 2008 alle 11:02

    Caro Franco,
    che dire delle parole di Imma Battaglia a sostegno dell’articolo di Merlo su la Repubblica?. Un ulteriore “insulto” a quei ragazzi che secondo le stime dell’OMS decidono di togliersi la vita. Ancora più grave, se questo insulto viene da una persona che si fa paladina dei diritti delle persone omosessuali.
    No non siamo in grado di costituire lobby: l’orticello dietro casa e il tornaconto personale ce lo impediscono.

  4. franco buffoni il 15 settembre 2008 alle 11:35

    Grazie a Véronique e grazie a Gian Pietro. Capisco bene il disappunto e il pessimismo. Ma se ce l’hanno fatto in Spagna, non possiamo pensare di non riuscirci qui.
    Nacque il Fuori nel 1971 anzitutto contro la psichiatria. Psiconazisti! gridavano Mieli, Corrado Levi, Alfredo Cohen e seguaci (una ventina in tutto: per il Fhar era presente Françoise D’Eaubonne) davanti al Casinò di Sanremo il 15 aprile 1972 dove si svolgeva il convegno dei cattolici sulle devianze sessuali. Col risultato che i giornali parlarono molto più della contestazione che del convegno.
    Grazie a quel gruppetto di persone coraggiose che fondarono le prime sedi del Fuori appoggiate al partito radicale, l’Italia a quel tempo fu all’avanguardia, o almeno allineata alle nazioni europee più civili (pensiamo anche alla legge Basaglia, al referendum sul divorzio). Il fatto che la Spagna allora tacesse, soffocata dalla dittatura clericale e franchista, la dice lunga – considerando la situazione attuale – sul progresso spagnolo e sulla regressione clerico-fascista in atto in Italia.
    PER QUESTO OCCORRE REAGIRE!!!

  5. niky lismo il 15 settembre 2008 alle 12:17

    E’ una lotta di liberazione. Più dura, più incerta di quella per la liberazione del lavoro dalle catene dello sfruttamento, più anche di quella per affrancare la donna dalla subordinazione socio-familiare in cui versava e in parte versa ancora. Nazione Indiana deve farla sua, a pieno titolo e con l’impegno di tutti: redattori, commentatori, lettori, ospiti occasionali. E’ un terreno di coinvolgimento che può valicare le idee politiche o le non-idee, ed è il più degno di essere seminato da germi di concreto cambiamento.

  6. franco buffoni il 15 settembre 2008 alle 15:17

    grazie niky lismo, occorrono inventiva e coraggio in questa Italia di checche velata: su 900 parlamentari, una sola si è dichiarata (lesbica); gli altri sono tutti “coperti”. Ma vi pare possibile in una democrazia occidentale? Qui occorre
    LA LUNGA MARCIA DEL FROCIO PER DIVENTARE GAY

  7. Bearzebù il 15 settembre 2008 alle 21:47

    Salve a tutti.

    In Spagna ci sono riusciti, perchè hanno avuto un forte reazione alla censura/chiusura che per tanto tempo la ha accompagnata. Ma la Spagna non è l’Italia. In Italia è molto più difficile, non impossibile, siamo un popolo con un retaggio culturale, fatto dalla Chiesa che gioca sui sensi di colpa, che, da sempre ha fatto leva su di essi, a prescindere dalla sessualità del singolo individuo. Ed ecco fatto, che tutti si ricoprono di perbenismo e bigottismo.
    Viviamo in un paese che ti fa credere di essere libero di esser quello che vuoi, magari mostrando una tolleranza verso l’omosessuale in alcuni programmi televisivi, ma poi alla fine succede qualcosa, come quella coppia che si teneva per mano in via dei fori imperiali, e per questo degni di insulti e d’esser picchiati.

    Questa è l’Italia, sei libero di esser quello che vuoi, ma solo se non ti vedono, se ti succede qualcosa, affari tuoi.

  8. franco buffoni il 15 settembre 2008 alle 22:44

    La situazione italiana è ben rappresentata anche dalla reazioni a questo post. Gli etero (o presunti tali) non commentano perché non si sentono minimamente coinvolti. Evviva, continuiamo così.

  9. andrea inglese il 15 settembre 2008 alle 23:27

    caro franco
    per esperienza pluriennale penso che non sia possibile stabilire una proporzione tra coinvolgimento dei lettori relativamente a un pezzo o un tema e numero dei commenti.
    Ma è forse vero che ci si esprime più disinvoltamente su altri temi, e questo segnerebbe uno scarto tra coinvolgimento e vocabolario, tra coinvolgimento o espressione.
    Se ciò fosse vero, siamo di fronte ad una situazione ben assurda. Anche perchè oggi troppe cose sono legate e bisogna cominciare a vederle nel loro reciproco legame.
    T’incollo qui il commento di Sparz al pezzo di Helena, che secondo me vale benissimo per il tuo pezzo.

    #

    “buon problema sollevi, Helena. La mia opinione su quello che chiedi potrebbe essere riassunta dicendo che il “razzismo” si sta estendendo: ovvero, dall’ostilità verso persone col colore della pelle diverso dal nostro a persone anche italianissime ma di tipo diverso dal nostro, poveri, drogati, emarginati in genere, purché diversi per qualche aspetto, per qualche motivo fuori dalla norma socialmente accettata (che naturalmente può avere piccole variazioni locali). Il colore della pelle è certo ancora molto importante, per cui forse i gestori del bar non avrebbero infierito nello stesso modo su un ladruncolo bianco, ma mi sentirei di dire che comunque l’avrebbero preso a sprangate in modo sproporzionato al danno subìto.

    Questo è un danno etico in via di espansione, quello che sfocia nel farsi giustizia da soli, nella sfiducia nello stato e nella “piccola illegalità diffusa” che sempre più è stata avallata dai vari governi, e suggerimenti espliciti, del nostro Illegale nazionale per antonomasia.”
    #

    Di volta e in volta, secondo l’opportunità degli uni e la vigliaccheria degli altri, in Italia, sopratutto in questi anni, si è tornati più che mai a non tollerare ogni forma di diversità da un modello per altro mitico e – se fosse reale – abbastanza “orribile” di normalità, di cittadino normale che paga le tasse lavora ed è sposato e campa i figli. Questo modello di cittadino-normale permette di mettere un’enfasi ogni volta su un aspetto strategico (benessere, pelle bianca, maschio adulto, eterosessuale, ecc ecc) con lo scopo di trasformare la restante umanità in froci sporchi negri donne puttane comunisti di merda, insomma riducendo a nemici del popolo tutti coloro che NON CREDONO in questo modello o comunque NON LO INCARNANO.

    Insomma la lotta dovrebbe essere simultaneamente e ogni volta per le donne per gli omosessuali per i poveri per i pazzi per gli immigrati per tutti coloro che sono facile bersaglio dei Suggeritori di maggioranze impaurite e feroci.

  10. nadia agustoni il 15 settembre 2008 alle 23:36

    Christine Delphy scriveva in un articolo di qualche anno fa che chi non subisce la discriminazione può benissimo non essere interessato alle sue conseguenze: non gliene importa nulla. Perchè non li riguarda personalmente.

    La paura di essere considerati diversi poi fa il resto.

    Ti ringrazio per l’articolo che apre almeno un pò la riflessione.

  11. franco buffoni il 15 settembre 2008 alle 23:54

    Caro Andrea, ti ringrazio. Ovvio che sono d’accordo con te. E ringrazio anche Nadia. Ma permettetemi di dire che è troppo deprimente – dopo aver vissuto l’Italia degli anni 70 – ritrovarsi in questo stato, oggi, in Vaticalia.

  12. gianni biondillo il 16 settembre 2008 alle 00:02

    Concordo con Andrea. Per esperienza so che molti pezzi di NI sono fra i più letti, anche se fra i meno commentati.
    In più io trovo un intimo legame fra questo di Franco, quello di Helena e il mio, che tutti e tre abbiamo deciso di postare nello stesso giorno.

  13. maria(v) il 16 settembre 2008 alle 08:41

    rispondo per me: io non commento quando non so bene cosa poter aggiungere, questo scritto mi sembra dica tutto da solo.
    il mio appoggio, parola per parola (forse solo su lobby avrei qualche riserva ;-)

    spostandomi dal reale alla letteratura, se posso, sto leggendo il libro di John Rechy “Città di notte” e lo trovo molto intenso, molto coinvolgente. esprime stati d’animo, sensazioni che si adattano perfettamente ad etero ed omo, per lo più però riguarda il mondo della prostituzione.
    la cosa strana che ho scoperto leggendo il libro e che non so quanto corrispondente al vero, è che certi pregiudizi, virilità da tutelare etc…si registrano anche all’interno di certi ambienti.
    “i travestiti tecnicamente sono uomini, salvo che nessuno li considera tali – sempre e soltanto lei là dove i loro mariti sono i passeggiatori macho che fuggevolmente e spesso per convenienza dividono il loro tetto, mai considerandosi coinvolti con un altro uomo (il travestito). E finché il ragazzo da marciapiede va solo con i travestiti, e con gli altri uomini per lavoro (vale a dire, fa e prende soldi in cambio di sesso, scrocca un pasto, un letto), non viene considerato “invertito”, ma rimane nel vocabolario di quel mondo un “professionista”.

    poi questa pagina, trovo molto bella:

    “sapevo individuare i clienti – gli uomini che pagavano altri uomini in cambio di sesso, qualunque cifra dai 5 dollari in su, solitamente di più, ma anche a volte meno (per alcuni solo vitto e alloggio) cifre che variano secondo l’ora, il giorno, il luogo prescelto per il sesso (il loro appartamento, una stanza in affitto, un gabinetto pubblico); secondo il loro affanno, il tuo affanno; secondo la concorrenza per strada, gli altri giovani disposti lungo l’isolato come guardie male in arnese per quell’esercito sconfitto che, per qualche ragione insondabile, la vita aveva rifiutato, vomitato.
    Scoprii che non sempre si riconosce un cliente dall’età o dall’aspetto: ce ne sono di giovani e belli, quelli di cui ti chiedi perché preferiscano pagare qualcuno (che molto probabilmente come minimo non dimostrerà di ricambiare il loro desiderio) quando esiste molto, molto più vasto del mondo della prostituzione, il mondo gratuito dei maschi che si desiderano a vicenda, i facili attracchi…Ma spesso i clienti sono sono uomini verso la mezz’età o anche più vecchi. E per lo più non sono effeminati. E così impari ad identificarli dal loro modo di agganciarti (un sistema d’identificazione che diventa istitivamente più sicuro e più agevole a misura del tempo tracsorso sulla strada). Diranno una di quelle consuete frasi mirate, ti offriranno una sigaretta, una tazza di caffé, di bere qualcosa in un bar qualunque cosa dia loro il tempo di decidere se fidarsi di te durante quegli interludi in cui c’è sempre un accenno di violenza (benché per alcuni, lo avrei appreso dopo, fosse proprio questo uno dei pregi della faccenda, quel sottinteso costante di violenza) ……

    (ecco, appunto, sono andata un po’ Ot)

  14. franco buffoni il 16 settembre 2008 alle 10:23

    Grazie anche a Maria(v). Aggiungo solo che è indicativa la sua associazione con la prostituzione. Mentre nel pezzo parlo del riconoscimento della dignità e del valore affettivo e sociale delle unioni omosessuali.

  15. effeffe il 16 settembre 2008 alle 10:30

    Nous entrons dans le temps où les minoritaires du monde commencent à s’organiser contre les pouvoirs qui les dominent et contre toutes les orthodoxies » Félix Guattari, Recherches (Trois Milliards de Pervers), mars 1973.

    Questo libro a mia conoscenza non tradotto in italia fu messo all’indice in Francia quando fu pubblicato. Francois Pain mi raccontò di come al processo Gilles Deleuze fece la sua “arringa” in difesa dell’amico Felix, citando uno per uno lo sterminato elenco degli autori messi all’indice nel tempo ed entrando a gamba tesa sul concetto stesso di comune senso del pudore, da Socrate a Catullo, per arrivare a Sade Bataille e Nabokov. A mio modestissimo parere la chiave politica è lì.

    Uno dei movimenti più fecondi degli anni 90 è stato Act Up. Come molti ricorderanno nacque in seguito alla sonnolenza delle istituzioni di fronte a uno dei più gravi drammi della nostra storia, ovvero l’Aids. In particolare contro la mollezza di certe misure sanitarie e contro il racconto che si faceva di quella malattia (omosessuali, eroinomani, libertini ecc)
    La battaglia dei sessi, uomo vs donna, omosessuali vs eterosessuali, diventò in qualche modo la battaglia del sesso. Tutti ricorderanno come quel gran paese di merda che è il nostro reagì per bocca del suo ministro della sanità dell’epoca, donat cattin, al disastro. Castità per tutti (tutti come ricorderete ricevettero una lettera a firma sua compreso delle monache di clausura.

    Va ricordato che “il modo di fare politica”, le azioni messe in atto da Act Up , ispirarono le grandi lotte del 95 in Francia (una di queste, ricordo, era riunirsi sotto le case dei ministri “colpevoli” e armati di tamburi e fischietti impedirgli di “prendere sonno)
    Ecco allora che la battaglia delle minoranze, ovvero di tutti i perversi può valere la pena di essere combattuta. Agli occhi dell’Ordine Sessuale Costituito non è forse perversa una donna quando si scopa chi vuole quando vuole e come vuole? Provate a chiederglielo in quale regime terroristico e solitudine sociale si ritrova!! Una battaglia sul sesso (do you remember Wilhelm Reich?) oggi varrebbe la pena di essere combattuta. Perversi sono i libertini, i sado maso, perversi anche le frigide e gli impotenti, perversi i casti, e perversi i poligami, le prostitute e i santi e gli eiaculatori precoci.
    per una battaglia del genere caro Franco io su quelle barricate ci salirei, anche ora. E se al mio fianco mi trovassi un pedofilo? In fondo anche lui si reclamerebbe perverso…beh, gli sparerei…fuoco amico, come dicono i militari.

    effeffe

  16. mauro baldrati il 16 settembre 2008 alle 11:58

    Mi ha colpito il passaggio sui dialetti, come lingue complici dell’insulto, lingue “loro”. Io provengo da una terra – la bassaromagna, la pianura – dove il dialetto era la lingua ufficiale (l’italiano era la seconda lingua), e dove il disprezzo degli omosessuali era parte della cultura ufficiale. I miei amici ed io – ragazzi di 14, 15 anni – portavamo i capelli lunghi (fine anni 60), e la domanda che ci veniva continuamente rivolta era: “ma cosa siete, dei culattoni?”. C’era poi un uomo, un tipo che vagava per i paesi, dai modi molto effeminati, qualche volta andava in giro addirittura truccato. Era oggetto di insulti, gridati per strada, e anche di aggressioni. Se entrava in un bar e si sedeva non era raro vedere qualcuno che gli rovesciava un bicchiere d’acqua in testa. Un giorno, alla pista di pattinaggio, uscì un tipo che gli rovesciò addosso un secchio d’acqua. Questo tipo era il suo più spietato persecutore, lo tormentava di continuo. Questo tipo, il tormentatore, era il più noto omosessuale del paese, tutti lo sapevano. Però era uno tosto, istruttore di cultura fisica, ottimo pugile, personaggio molto estroverso, debordante, aggressivo. Nessuno si permetteva di fare allusioni sulla sua sessualità. Non in sua presenza. Non solo per il timore della sua fisicità, ma perché aveva pose ultramaschili, era più macho dei machi romagnoli. Questo tipo aveva una paura folle, un terrore della sua vittima. Perché vedeva la rappresentazione vivente della sua vera personalità, oggetto di dileggio e di disprezzo da parte del mondo esterno.

    Io credo che queste dinamiche siano valide anche oggi. Ci portiamo dietro la nostra storia di italiani, e su queste tematiche abbiamo un libro pesante come un macigno, il Bell’Antonio di Brancati. Non solo l’omosessualità è oggetto di dileggio, insulti, vergogna, ma anche l’impotenza. E la chiave resta la paura. Insulti e aggressioni agli omosessuali, come reazione alla paura dell’omosessualità che è in noi.

  17. véronique vergé il 16 settembre 2008 alle 12:27

    Ho letto i commenti di Maria e di effeffe che trovo nel loro diversità ricco.
    Ho comprato un libro ( La meilleur part des hommes de Tristan Garcia). E’ un romanzo che rievoca il Parigi gay degli anni 80, con sottofondo il Sida. Mi rammento il film Les nuits fauves che evocava sessualità, sida, amore, erotismo. E’ un film che mi ha molto colpita.
    E’ strano l’apparenza di libertà sessuale nella società odierna, e il manco di generosità dell’anima nel confronto di persone che hanno una sessualità diversa della nostra. In realtà ciascuno porta un giudizio sull’altro. Il libertino non capisce una persona frigida; la persona frigida non capisce il libertino, l’omo non capisce l’etero; l’etero non capisce l’omo, l’uomo non capisce la donna; la donna non capisce l’uomo.
    Sto leggendo un libro dell’inglese Ian MCEwan On Chesil Beach che descrive una notte di nozze prima la liberazione sessuale (anni 60) con il punto di vista della donna (Florence) e dell’uomo ( Edward). E’ molto interessante e anche spaventoso di vedere come la prima relazione sessuale è vissuta nell’angoscia, il dubbio, l’ignoranza del sesso.

  18. Alcor il 16 settembre 2008 alle 12:44

    Quello che dice Inglese vale anche per me, non commento perché non ho niente da aggiungere, non perché non ci sia e non concordi.
    Come maria v però anch’io sono diffidente delle lobby, le lobby possono essere potenti, è vero, ma escludono, portando ad altre esclusioni, e di nuove non abbiamo certo bisogno, mentre c’è bisogno di una rete aperta e consapevole che stringa nodi sempre più fitti a favore della libertà civile e anche della civiltà tout court.

  19. Alcor il 16 settembre 2008 alle 12:52

    Anzi, aggiungo.
    Come mi è già capitato di dire, non so dove, quand’ero bambina gli omosessuali non esistevano, e posso dirlo con certezza perchè il primo omosessuale, anzi, la prima coppia omosessuale che ho conosciuto l’ho conosciuta negli USA quando avevo ormai trent’anni.
    I maschi si davano di gomito, ogni tanto, accennando e qualcuno, si capiva solo che c’era qualcosa che aveva oscuramente a che fare con le cose indicibili.
    E le cose indicibili erano solo sessuali, cosa che non si diceva ma si sapeva.
    Nemmeno la parola sesso esisteva, ovviamente.
    Non c’era ma c’era.
    La strada è stata lunga, e ancora adesso è accidentata e rischia di essere richiusa, perciò non posso non essere d’accordo con quello che dice Buffoni.

  20. lambertibocconi il 16 settembre 2008 alle 13:22

    Sottoscrivo il commento di Alcor delle 12.44. Grazie Franco del post.

  21. maria(v) il 16 settembre 2008 alle 15:32

    gentile Franco Buffoni,
    questo è uno di quei momenti in cui il mezzo di comunicazione mi sembra particolarmente difettoso, dal momento che io detesto lasciare spazio a dubbi e malintesi, sento fortissima un’esigenza di chiarificazione, per ME.

    Premesso che le lotte non si fanno solo qui, ma dovunque, io non so quante volte, dovunque, mi sia capitato di litigare con la gente appena aprivo il capitolo adozioni da aprte coppie omosessuali, non so quante volte mi è capitato di dover rispondere sempre la stessa cosa a chiunque: e cioé, di fronte a tutti quelli che se ne uscivano con la necessità dei ruoli etc etc, ho sempre risposto che non bastano un pene e una vagina che firmano un contratto per entrare nei ruoli e che per di più è spesso proprio la questione dei ruoli ad essere sopravvalutata, l’apparenza anteposta a tutto il resto.
    ho sempre risposto che per me l’unica cosa che conta è che ci sia amore, che due persone, dello stesso sesso o di sesso differente che desiderino adottare un bambino sono già una buona dimostrazione di volersi assumere un impegno e che quindi, davanti a tutti gli errori che comunque si faranno e saranno inevitabili perché genitori si diventa non perché si partorisce o perchè ce l’abbia suggerito la natura etc etc etc, sono assolutamente a favore delle adozioni anche da aprte di coppie omosessuali etc etc etc

    premesso che non era mia intenzione offendere la sensibilità di nessuno, l’associazione spontanea che mi è venuta è un mio problema, non suo, dipende francamente dal fatto che di unioni stabili non me intendo proprio per niente e non per colpa mia, ma per le circostanz, l’ultima mia unione stabile risale al momento della pubertà. mi sento perciò affine ad uno stato d’animo piuttosto che a un altro, tra l’altro il libro che citavo è pieno di sofferenza, un senso di tristezza, lontano dal compiacimento etc etc etc facilitato da descrizioni che lei stesso ha fatto

    che se c’è una lotta che sposo è proprio la lunga marcia per ottenere il rispetto di sé e degli altri e in questo penso di sentirmi molto vicina alla vostra causa, dalla macchia, dalla sofferenza ai diritti, che dovunque vengono calpestati, indifferentemente per uomini e donne, etero e omo.

    spero di aver chiarito il malinteso.
    mi scuso per la fretta e i refusi, scrivo da un internetpoint

  22. franco buffoni il 16 settembre 2008 alle 15:34

    Quando parlo di necessità di lobby, sottintendo due cose:
    1 Ratzinger ha parlato della esistenza di una lobby omosessuale. Magari ci fosse!
    2 Come in Inghileterra, Francia, Germania, Spagna, lobby nella mia accezione significa semplicemente che gli omosessuali più ricchi potenti influenti – invece di trincerarsi nel proprio privato – devono fare squadra per permettere anche ai deboli di poter accedere ai diritti civili. Lobby significa che uno di noi deve diventare consigliere di amministrazione rai, per esempio. E così via: faccende semplicissime. Nessuna loggia coperta. fb

  23. véronique vergé il 16 settembre 2008 alle 15:57

    Maria, tu hai scritto un commento sensibile che condivido pienamente.

    Per Franco, Capisco molto bene. Si sente in Francia che i gay vivono a parte ( per esempio nel Marais), che creano un ghetto. Penso che è normale, di vivere come gruppo. perché penso che la solitudine nell’omosessualità non è facile da vivere. Per esempio, se due ragazze si abbraciano con amore nella strade, immagino i sguardi di curiosità a Amiens. Capisco che allora una ragazza omo o un ragazzo omo si sente meglio nel Marais, libero di vivere secondo la sua scelta.
    Capisco il senso di lobby che è una conseguenza della discriminazione.

  24. gina il 18 settembre 2008 alle 07:41

    1. Australia, 1980, appiccicati su un frigo etero

    CONSIGLI A UNA ETEROSESSUALE LA PRIMA VOLTA CHE INCONTRA UNA LESBICA
    1. Non precipitarti fuori dalla stanza urlando. E’ maleducazione.
    2. Se devi assolutamente battere in ritirata, fallo piano e con discrezione.
    3. Non presupporre che lei ti desideri.
    4. Non presupporre che lei non ti desideri.
    5. Non presupporre che tu non la desideri.
    6. Non ti aspettare che lei sia tanto eccitata di incontrare una etero come tu puoi esserlo di incontrare una lesbica. Lei è probabilmente stata cresciuta con delle etero.
    7. Non ti mettere subito a parlare del tuo compagno o marito perché sia chiaro che tu sei etero; Lei probabilmente lo sa già.
    8. Non dire a lei che si è sessiste a preferire le donne, che la gente è la gente, e che lei dovrebbe poter amare tutto il mondo. Questi sono dei falsi ragionamenti che dovrebbero essere compresi come tali.
    9. Non la inviti da qualche parte dove ci saranno uomini senza avvertirla prima. Può essere che lei non voglia stare in loro compagnia.
    10. Non le chiedi come lei è diventata cosi. Poniti piuttosto la questione di sapere come tu sei diventata “così”.
    11. Non presupporre che lei muoia dalla voglia di parlare del suo lesbismo.
    12. Non ti aspettare che lei si trattenga dal parlare del suo lesbismo.
    13. Non trivializzare il suo vissuto presupponendo che si tratti unicamente di una storia di scopate. Lei è lesbica 24 ore su 24.
    14. Non presupporre che, dal fatto che lei è lesbica, voglia essere trattata come un uomo.
    15. Non presupporre che il suo cuore salti di gioia se le tocchi il braccio (in modo condiscendente?… per flirtare?…per tastare il tuo potere?…):questo la fa arrabbiare.
    16. Se sei tentata di dire che ha scelto la via più facile, RIFLETTICI.

    PS: Aggiungi o barra dei consigli se ne hai voglia, e dallo alle donne etero di tua conoscenza. Se sei etero te stessa, appendi l’originale a casa tua in un posto molto visibile.

    2. 2007, Italia, Lidia Cirillo

    (E’ una delle quattro relazioni della sessione politica del convegno di ArciLesbica “La storia che non c’era”, che ha avuto luogo nei giorni 1-2-3 giugno 2007 presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma)

    La mia relazione vuole rendere conto dell’atteggiamento di partiti, organizzazioni e correnti politiche verso quella che potremmo chiamare “questione omosessuale”, facendo eco alla formula (questione femminile) con cui il movimento operaio del Novecento cominciò a farsi carico delle rivendicazioni femministe. Come per il femminismo, l’assunzione di responsabilità – o al contrario la riscrittura politica dell’omofobia – sono conseguenza dell’emergere di soggettività che hanno cercato e trovato accesso alle istituzioni. Si è trattato in qualche caso di piccoli gruppi; in altri casi di vere e proprie organizzazioni o di movimenti organizzati.
    Il rapporto tra questi movimenti e i partiti è stato lungo e complesso più di quanto di solito si crede. Basti pensare che già nella Repubblica di Weimar le riviste lesbiche e gay davano indicazioni di voto sulla base della permeabilità di una corrente politica alle loro doléances e alle loro domande. Voglio dire che esiste una storia da cui è possibile dedurre le logiche che ne sono state la guida. Per questioni di tempo e perché la relazione riguarda il presente ne anticiperò una sintetica spiegazione, che dovrebbe rendere più comprensibili i comportamenti attuali.
    L’atteggiamento di correnti politiche, partiti e istituzioni nei confronti degli orientamenti diversi dall’eterosessualità risponde a logiche individuabili ed è soprattutto rivelatore del loro rapporto con la società più profonda, con le classi subalterne e i settori popolari in genere.
    Con un’estrema semplificazione si può dire che un partito, una corrente politica possono cercare in due modi il consenso nei settori popolari più larghi: facendo leva su superstizioni e fobie, limiti di cultura e fantasmi; rispondendo a bisogni ed esigenze vitali, contribuendo ad alleviare condizioni di vita difficili. Mi riferisco naturalmente alla sola componente del consenso nelle relazioni di potere e controllo. L’altra, quella della repressione, che è fondamentale, non fa parte della materia di cui oggi si discute.
    La Chiesa cattolica, che non è una corrente politica ma un’istituzione politicamente molto attiva, ha sempre utilizzato una combinazione tra l’una e l’altra cosa, tra miracoli e opere caritative, processioni e mense popolari, evangelizzazione e assistenza ad ammalati e affamati. La borghesia, che è stata una classe particolarmente capace di agire politico, ha fondato nel XVIII secolo il concetto di laicità, è stata sostegno sociale delle correnti di pensiero liberali e ha combattuto le superstizioni popolari, finché ha avuto bisogno della radicalità delle classi subalterne per combattere l’aristocrazia e la monarchia assoluta. Quando poi è diventata classe di potere, si è spogliata degli abiti liberali e si è appoggiata a ideologie, partiti, istituzioni conservatrici e illiberali.
    I partiti liberali in Italia, cioè quelli che più immediatamente rappresentavano le oligarchie economiche urbane, si sono stabilmente alleate con i cattolici quando si è trattato di combattere il movimento operaio e le sinistre radicate nelle classi subalterne.
    Nel 1913 con il Patto Gentiloni (da Vincenzo Ottorino Gentiloni, presidente dell’Unione elettorale cattolica) i cattolici si impegnano a sostenere i candidati liberali in cambio della difesa dell’insegnamento religioso, della scuola privata confessionale e della “integrità della famiglia”, che in questo caso significa chiusura a ogni possibilità di introduzione del divorzio.
    Dopo il fascismo i liberali, cioè due piccoli partiti (il PLI e il PRI), hanno governato a lungo e in posizione del tutto subalterna con il partito cattolico scomparso all’inizio degli anni Novanta, la Democrazia cristiana, che ha resistito tenacemente e fino all’ultimo alla legge che istituisce il divorzio e a quella che rende legale l’aborto.
    La destra degli anni Venti e Trenta, quella clericale e fascista, nascerà dal bisogno delle oligarchie di potere di forme della politica più capaci di quelle liberali di garantire il sostegno popolare e arrestare l’ascesa del movimento operaio di ispirazione marxista. E’ vero che quella destra punterà prima di tutto sulla repressione, ma è anche vero che sperimenterà nuove forme di consenso. Il liberalismo infatti, coniugando la laicità con la strenua difesa del mercato, non dispone autonomamente di possibilità di contatto con i più ampi settori popolari. Lascia le loro condizioni di vita in balia di dinamiche economiche che possono diventare spietate con coloro che sono socialmente più deboli; li priva dell’oppio dei popoli e della sua funzione lenitiva e consolatoria.
    Un mio omonimo, Domenico Cirillo, finì sulla forca dopo la rivoluzione napoletana del 1799 per avere toccato ai “lazzaroni” san Gennaro e la Madonna, senza aver avuto prima il tempo, la forza e la lucidità per proporre qualcosa d’altro in cui valesse la pena di sperare.
    Il fascismo europeo riprende dalla Chiesa cattolica le forme di potere e controllo in una nuova e diversa combinazione tra repressione, evocazione di fantasmi e fobie e opere assistenziali assai modeste, ma che comunque rappresentano qualcosa di più rispetto all’avarizia del vecchio liberalismo. Con le superstizioni popolari il fascismo ha un duplice rapporto, di alleanza e di imitazione. Dal primo fascismo anticlericale e che voleva “svaticanare” l’Italia ai patti del Laterano dell’11 febbraio 1929 è possibile individuare una dinamica abbastanza lineare di sostegno reciproco tra politici fascisti e burocrazia vaticana.
    Ma l’osservazione più interessante è un’altra. Il fascismo tedesco, cioè il nazismo, ripropone come capri espiatori le stesse categorie di persone che il clero cattolico aveva elevato al rango di nemici: gli ebrei, gli omosessuali e gli eretici, coloro che criticano un ordine costituito, nel XX secolo socialisti e comunisti. Le radici cristiane sono anche queste, cioè il radicamento profondo nella cultura orale popolare di luoghi comuni che si ripetono all’infinito come proverbi o giaculatorie, senza mai essere sottoposte a critica o a verifica. L’antigiudaismo, nelle forme specifiche dell’antisemitismo e come contenuto di linee politiche, si afferma quando politici conservatori si accorgono che nei comizi le imprecazioni contro gli ebrei suscitano l’entusiasmo popolare e che il rancore nei confronti dei ricchi può essere dirottato verso le comunità ebraiche europee.
    Per evitare immagini semplificate del ruolo della Chiesa cattolica nella cultura europea, aggiungerò che radici cristiane non significa solo questo. Anche le narrazioni dei soggetti di liberazione, compreso il marxismo di Marx, sono debitrici a schemi di pensiero cristiani. Anzi, se c’è qualcosa a cui il movimento operaio di ispirazione marxista può essere vagamente paragonato, è proprio la Chiesa cattolica: una narrazione salvifica, il cristianesimo delle origini; aspettative e bisogni di larghissime masse popolari; una burocrazia repressiva, accentratrice e autoritaria, che non può convivere con la critica; la tendenza permanente a generare eresie, legate al contrasto tra narrazioni e aspettative popolari da una parte e pratiche e moventi all’agire burocratici dall’altra.
    Il compromesso tra gruppi di potere non si è realizzato solo con l’alleanza tra alte gerarchie vaticane, oligarchie economiche e un liberalismo che ha perduto se stesso.
    In Unione Sovietica e nei paesi dell’Europa orientale a dominazione burocratica le Chiese ortodossa e cattolica sono state le uniche forme organizzative e culturali a cui sia stata lasciata la possibilità di sopravvivere. Con pochissime eccezioni, la persecuzione “comunista” dei cristiani è una leggenda, anche se un ridimensionamento del potere economico dei cleri e della loro influenza è stato l’ovvia conseguenza della diversità dei rapporti economici e sociali. Il ruolo politico attuale della religione, anche in quei paesi, è l’effetto di questo tipo di scelta, cioè della repressione di ogni altro marxismo che non fosse ideologia del potere e di ogni altra possibilità di critica che non fosse quella del clero. Così, per una di quelle deformazioni d’ottica proprie delle relazioni di potere, è apparso avversario chi era riuscito comunque a convivere con il regime burocratico e non abbastanza avversario chi non aveva potuto assolutamente convivere, cioè il marxismo democratico e libertario.
    In Italia l’alleanza tra due burocrazie, quella vaticana e quella di un partito comunista di osservanza staliniana, ha congelato a lungo i processi di laicizzazione. E’ stato necessario il movimento rivoluzionario del 1968- 1977 perché possibilità niente affatto rivoluzionarie come il divorzio, la contraccezione e l’aborto legale entrassero a far parte del costume nazionale.
    L’esigenza oggi di riesumare vecchie superstizioni che sembravano superate è legata a un contesto in cui si combinano interessi delle oligarchie economiche, di ceti politici e istituzioni conservatrici. E se l’antigiudaismo sembra per ora improponibile (ma tutt’altro che dissolto) e di eretici autentici ce ne sono pochissimi in giro, l’omofobia si rivela più radicata e diffusa di quanto pensassimo. Anche perché essa viene autorizzata e radicalizzata dai discorsi dei media e di esponenti politici e religiosi.
    Vediamo ora attraverso quali dinamiche si manifestano a destra nuove tendenze omofobiche e si rafforza a sinistra la resistenza al riconoscimento di gay, lesbiche e trans. Prima di tutto il bipolarismo e la presenza di cattolici in entrambi gli schieramenti concede alla burocrazia vaticana un potere di condizionamento politico forse senza precedenti dopo la rivoluzione borghese. In secondo luogo la distanza dei partiti della sinistra dai settori popolari che in passato organizzava, la loro mancanza di radicamento sociale danno alla Chiesa cattolica la possibilità di riempire un vuoto. La Chiesa cattolica dispone di strutture organizzative capillari e diffuse sull’intero territorio nazionale, attraverso la quale mantiene contatti con la società profonda. Utilizza con sapienza il potere della televisione, che per altro dimostra nei suoi confronti un servilismo senza limiti. Gode di un prestigio legato alle sue opere caritative e assistenziali in un contesto in cui i partiti appaiono sempre più incapaci di garantire qualcosa a qualcuno e attenti soprattutto a interessi di casta.
    Ma c’è una ragione più di fondo che rende attuale un rapporto tra politica e classi subalterne fondato sulla sollecitazione di inquietudini, insicurezze e paure.
    Il periodo che stiamo attraversando, la cosiddetta globalizzazione, è caratterizzato da un’accentuata precarizzazione del lavoro subalterno, arretramenti sul piano dei diritti sindacali, da un complessivo indebolimento del welfare e dall’esigenza di sfruttamento di una forza lavoro immigrata e priva di diritti, la cui presenza è destinata a creare degrado, tensioni e paure.
    Il governo Prodi ha conosciuto dopo la finanziaria un vero e proprio crollo di popolarità, ma qualcosa del genere avvenne anche al primo governo Berlusconi per ragioni della stessa natura. Le oligarchie economiche italiane pensano di avere ormai un problema grave di governabilità: i partiti di destra e di sinistra hanno remore e limiti nel prendere tutte le misure che esse ritengono necessarie per costruire l’Europa dei banchieri e degli industriali inserita nei processi di globalizzazione. Fobie, fantasmi, superstizioni, bisogno di capri espiatori tornano a rappresentare ingredienti fondamentali della conservazione sociale e della politica.

    Sarà forse più facile adesso comprendere perché i partiti italiani agiscono in un certo modo o in un altro; per quali motivi il lesbismo, l’omosessualità, il transgenderismo sono diventati tema e problema delle istituzioni. Ha circolato per un po’ negli spazi queer l’idea che aperture e chiusure fossero trasversali e che la sinistra non fosse meno omofoba della destra. Sono stati ricordati gli anni di carcere previsti per gli omosessuali nei regimi “comunisti”, la coerenza nella lotta contro l’omofobia del Partito radicale, oggi nell’alleanza di centro sinistra ma ieri in quella di centrodestra. Questa idea è del tutto falsa, soprattutto se ci si intende su che cosa significa destra e sinistra. La risultante legislativa può anche essere un nulla di fatto per il governo di centrosinistra come per il governo di centro destra, ma alle spalle delle due coalizioni ci sono comunque due mondi, due culture, due sistemi di valori profondamente diversi.
    Partiamo dalla destra estrema: Forza nuova aggredisce le manifestazioni in stile squadristico; organizza atti di violenza contro singoli gay, lesbiche o trans; chiama il Pride “sfilata di invertiti” e gli orientamenti diversi dall’eterosessualità “veleno morale”.
    Tra questa destra e quella in doppio petto, che sembrava aver subito negli ultimi anni qualche piccolo fenomeno di civilizzazione, ci sono legami rappresentati talvolta da singole personalità o da un intero ambiente sociale.
    Borghezio della Lega coniuga l’omofobia con l’antisemitismo e la virulenza anti-islamica e si proponeva di fondare una Chiesa del Nord lefebvriana.
    Prosperini di Alleanza Nazionale, che è stato anche assessore ai giovani della regione Lombardia, dice che sui gay bisognerebbe gettare il napalm oppure garrotarli, ma non alla maniera di Franco, alla maniera degli Apaches o almeno a quella che Prosperini attribuisce agli Apaches. Un laccio di cuoio bagnato intorno alla gola si asciuga al sole, restringendosi e strangolando lentamente la vittima, finché il cervello le scoppia.
    Calderoli parla di “atti contro natura” e fa sfoggio di un’omofobia ossessiva e sospetta.
    La aperture di Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi sono state sopravvalutate dalla stampa per la confusione tra matrimoni, Pacs, Unioni civili, diritti individuali ecc. e perché poi ciascuno utilizza i termini a modo proprio. Nessun partito della destra e nessuno/a che davvero conti al suo interno si spinge oltre il limite posto da Ruini e Bagnasco. La posizione della burocrazia vaticana è in proposito molto chiara : nessuna legge e le cose restino come sono. Per la logica del “minor danno” poi è disponibile ad accettare diritti individuali che non comportino alcuna forma di riconoscimento della coppia. Secondo le ultime notizie si starebbe discutendo nella seconda commissione Giustizia la proposta dell’ex-liberale e oggi forzista Alfredo Biondi, che aveva detto qualche tempo fa di essere stanco di avere sempre “i vescovi nel letto”. La mediazione (ma quale mediazione poi?) sarebbe la rinuncia a qualsiasi riconoscimento pubblico e l’incarico a un notaio di benedire le coppie di fatto con alcuni diritti legati soprattutto alla successione. Singole persone hanno atteggiamenti più laici, ma si tratta di omosessuali come Cecchi Paone oppure ex socialisti ed ex liberali, appunto come Biondi, finiti per bieche ragioni di interesse ancora una volta in un’alleanza confessionale.. Talvolta si tratta di aperture strumentali con l’obiettivo di lasciare uno spiraglio a settori di elettorato laico, secondo una vecchia tattica adottata dai liberali nei confronti del movimento per il suffragio alle donne. I partiti nel loro complesso erano contrari , ma singoli tendevano le mani a frange di elettorato maschile influenzati dalle pressioni femministe. Vittorio Sgarbi partecipa a uno dei primi Pride, si fa fotografare, saluta a destra e a manca. Poi in una trasmissione, in cui per qualcosa perde le staffe, urla trenta volte la parola “culattone” come il peggiore degli insulti.
    La destra italiana nel suo complesso ha fatto comunque da anni una scelta di cristianizzazione elettorale: Forza Italia si è levata di dosso la leggera vernice liberale; la Lega ha abbandonato un certo paganesimo d’accatto; Alleanza Nazionale ha ritrovato in un nuovo implicita patto con la burocrazia vaticana le sue origini fasciste.
    La sintonia tra destra e burocrazia vaticana ha ragioni anche congiunturali: oggi la Chiesa è diretta da uomini (cioè persone di sesso maschile) appoggiati da formazioni integraliste. Per esempio dall’Opus Dei, che ha sostenuto Hiler, Franco e Pinochet; da Comunione e Liberazione, dalla Compagnia delle opere e dall’ Ordine dei Cavalieri di Malta, i cui nemici tradizionali sono i “cristomarxisti”, il mondo islamico, le “lobby ebraiche”, gli omosessuali e gli “abortisti”.

    Per quanto riguarda la sinistra, bisogna prima di tutto registrare un paradosso. La sua base elettorale stabile, quella cioè con forme di cultura di sinistra, è molto meno omofobica, meno superstiziosa e meno incolta. Al suo interno è cresciuta negli ultimi anni la consapevolezza dell’importanza della lotta per i diritti del persone con orientamenti diversi da quelli eterosessuali. D’altra parte la risultante sarà per il governo Prodi non molto diversa da quella del governo Berlusconi: nulla di fatto o al massimo l’incredibile proposta del notaio officiante e di una legge ad uso di Dolce e Gabbana. Le ragioni sono complesse e a volerne anche solo accennare si aprirebbe una parentesi troppo ampia.
    Il centro- sinistra confina con l’integralismo cattolico nel territorio della Margherita, in cui abita quella Paola Binetti legata all’Opus Dei e di cui si dice che porti il cilicio. La battuta di Grillini in proposito merita di essere ricordata : non ho nulla contro il sadomaso, ma che lasci agli altri il diritto a diverse preferenze. Nello stesso territorio abita anche Rosy Bindi, che ha tentato la mediazione impossibile tra laicità e integralismo cattolico con la proposta dei Dico. Nel congresso del partito, che si è tenuto nel mese di aprile, sono stati approvati sia la mozione di adesione al Family Day contro i Dico (presentatori i teo-dem Enzo Carra e Luigi Bobba), sia l’ordine del giorno a sostegno dei Dico. Sembra che la polemica tra le due anime del partito sia stato l’unico momento di vivacità e di rapporto autentico del congresso con le cose che avvengono nel resto del mondo.
    Il centro sinistra confina poi con la laicità nei territori dei partiti di discendenza marxista e nel liberalismo coerente del Partito radicale. A questo punto è necessario aprire una parentesi. A persone come me, con una lunga storia in un’area di ispirazione marxista, viene talvolta ricordato che nei paesi “comunisti” per gli omosessuali erano (e sono) previsti anni di carcere. La polemica si basa sull’identificazione marxismo/socialismo/comunismo con lo stalinismo. Sarebbe invece utile ricordare alcuni particolari, per esempio che la Costituzione sovietica del 1918 è tra le prime a depenalizzare le pratiche omosessuali, in un contesto di leggi e misure che raccolgono le rivendicazioni più avanzate dei movimenti di donne e della grande ondata
    femminista a cavallo tra XIX e XX secolo. Kate Millet, una femminista statunitense, nel suo libro “La politica del sesso”, sottolinea la differenza (anzi il vero e proprio rovesciamento) tra la prima fase della vita dell’Unione sovietica e quella successiva, quando una burocrazia di potere rappresentata dalla persona di Stalin si è ormai affermata. Non solo le pratiche omosessuali, ma anche l’aborto diventeranno di nuovo reato; si affermerà una logica familistica simile a quella del fascismo; l’autorganizzazione delle donne verrà bruscamente spezzata, malgrado le proteste e l’opposizione di Clara Zetkin.
    E’ vero che questo rovesciamento ebbe anche ragioni obiettive nelle difficoltà dell’ URSS e nel contrasto tra le aspirazioni libertarie e l’immenso e primitivo mondo rurale ereditato dalla società zarista. La ragione di fondo fu però nel riprodursi di una relazione oppressiva di potere tra una parte dominante della società (appunto, la burocrazia) e tutto il resto del corpo sociale, in cui bisognava spegnere il più possibile la capacità di critica. Nella sinistra di genealogia marxista si trovano quindi non a caso le proposte più avanzate, anche se c’è una certa differenza tra quelle elaborate prima e dopo l’ingresso al governo. La proposta di cui è prima firmataria Titti De Simone, presentata il 2 agosto 2006, distingue tra matrimonio e famiglia e si propone di regolamentare le forme di famiglia diverse da quella fondata sul matrimonio. Tuttavia i diritti delle coppie dello stesso sesso sono poi uguali a quelli delle coppie eterosessuali.
    Lo stato di parte dell’unione civile è titolo equiparato a quello di membro della famiglia, i figli nati durante l’unione hanno i diritti di quelli nati nel matrimonio, si può accedere all’affidamento e all’adozione a parità di condizioni, i diritti sono equiparati su tutti i piani (della successione, fiscale, previdenziale, pensionistico, di risarcimento del danno in caso di decesso causato da fatto illecito ecc.). Simile a questa è l’altra proposta di parlamentari di Rifondazione, di cui prima firmataria è Maria Luisa Boccia.
    Liberazione, il quotidiano del PRC, si è distinto per posizioni sul tema degli orientamenti sessuali assai avanzate e soprattutto aggiornate, cosa che prova l’esistenza di un interesse reale. Titti De Simone e Vladimir Luxuria sono state elette nelle liste del partito e sono con Franco Grillini (ex-sinistra DS) i più visibili nel parlamento italiano. L’obiezione che si può fare a Rifondazione non è secondaria: su questo tema, come su molti altri (la guerra, le condizioni di vita di lavoratori e lavoratrici, il rapporto con i movimenti ecc.) è quella della distanza abissale tra le parole da una parte e le pratiche e i risultati dall’altra. Ma qui si aprirebbe un discorso troppo complesso e fuori dal tema di questa relazione. Vedremo se Rifondazione si mobiliterà davvero per il Pride o se si limiterà a mandare una delegazione, sia pure folta. L’associazione Sinistra critica, nata come minoranza nel VI congresso del PRC si è mossa in questi mesi perché il Pride sia la vera risposta al Family Day e sarà presente in diversi spezzoni del corteo, oltre che con simboli propri.
    La realpolitik ostacola anche la maturazione di una posizione per quel che riguarda i DS. All’interno di questo partito ha avuto luogo il percorso del Gayleft che ha raccolto l’eredità del vecchio Coordinamento degli omosessuali. Zapatero è il mito, la Sinistra giovanile e le femministe le relazioni interne privilegiate e i sostegni.
    Anche in questo caso la realpolitik consente un ben magro bilancio, ma non solo dal punto di vista delle pratiche e dei risultati, ma anche dal punto di vista dell’accettazione delle rivendicazioni GLBT. Fassino ha precisato di recente che famiglie sono solo quelle eterosessuali e il suo partito ha accettato la Conferenza sulla famiglia, la sua logica e le sue esclusioni. Anche i Ds hanno un problema di rapporto con le superstizioni popolari, che risolvono con l’omissione, avendo rinunciato a risolverlo nel modo in cui sarebbe necessario e possibile. In un intervento nell’assemblea nazionale del 3° congresso del partito (febbraio 2005) Andrea Benedino di Gayleft segnala che i manifesti per la campagna sui Pacs, promossa dai dipartimenti giustizia e welfare del partito, in molte federazioni non sono stati attaccati. Non per caso nella marcia verso la fusione con la Margherita i DS perdono il presidente dell’Arcigay Franco Grillini.
    Vorrei concludere con alcune osservazioni sul Partito radicale, che forse renderanno più chiara la tesi di fondo di questa relazione. I radicali sono stati i primi e tradizionalmente anche i più decisi nella lotta contro la superstizione omofobica e per la laicità. Nel 1967, cioè in un tempo politicamente lontano e in cui questa tematica era del tutto rimossa, due convegni su clericalismo e sessuofobia, al cui interno c’è anche la tematica omosessuale, testimoniano l’internità della polemica anticlericale al progetto radicale. Il Partito radicale gioca dopo il ‘68 un ruolo specifico nella radicalizzazione politica del paese, coprendo un terreno che la sinistra per ragioni diverse lascia scoperto, il PSI per l’alleanza di governo con la Democrazia cristiana, il PCI per la sua cultura poststaliniana. Le iniziative sul divorzio e sull’aborto e il rapporto con il primo nucleo visibile del movimento omosessuale, il Fuori , danno una forte caratterizzazione al lavoro politico dei radicali.
    Questo partito tuttavia non è in grado di garantire diritti e processi ampi di laicizzazione. Negli anni Settanta, sia pure con difficoltà e mediazioni al ribasso (vedi la legge 194 sull’aborto) furono la spinta dei movimenti popolari e la tardiva assunzione di responsabilità del PCI a battere l’integralismo cattolico, come sempre assolutamente intransigente su un tema e sull’altro. Il limite del Partito radicale è quello del vecchio liberalismo, che fu poi costretto a scegliere tra coerenza con se stesso e capacità di arginare il movimento operaio organizzato in partiti socialisti o comunisti. Coniugare laicità e religione del mercato significa essere due volte distante dalla vastissima parte di popolazione che sgobba per l’intera giornata e fatica ad arrivare alla fine del mese.
    La lotta contro le superstizioni popolari, di cui l’omofobia e l’eterosessualità obbligatoria sono espressioni, passa necessariamente per una crescita culturale diversa da quella prodotta dai processi di scolarizzazione per altro assai lenti e contraddittori.
    Solo se l’incontro con la cultura laica e gli/le intellettuali che ne sono portatori avviene in forme di organizzazione popolare in grado di affrontare i problemi della vita quotidiana (il salario, la pensione, la salute, la casa, i trasporti ecc.) la laicizzazione è possibile. La storia ci lascia moltissime testimonianze dell’impotenza di una laicità e di una razionalità che considerino laico e razionale il dominio di classe e le logiche distruttive di un mercato lasciato a se stesso.
    Si aprirebbe a questo punto un altro capitolo, quello delle superstizioni popolari diverse da quella religiosa: la bontà insostituibile del mercato o, al contrario, l’abolizione del mercato come soluzione di tutti i problemi; il partito degli illuminati detentore per definizione della verità ecc. Ma sarei fuori dal tema che mi è stato assegnato. Una sola cosa, brevemente. Il problema non ha altra soluzione, nei limiti in cui una soluzione è possibile, che l’esercizio permanente dello spirito critico di massa, cioè la democrazia e una democrazia non formale, ma in cui il proletariato, il popolo, la “moltitudine” – o come ciascuna preferisce dire – non deleghino ma pensino e agiscano per sé.

  25. véronique vergé il 18 settembre 2008 alle 13:40

    Ho molto amato la prima parte i consigli. Ho letto con il sorriso.
    Il resto del commento è troppo difficile per me, evoca una storia italiana che non conosco bene.

    Grazie Gina. E’ piacevole leggerti.

  26. maria(v) il 18 settembre 2008 alle 17:42

    gina
    sei, come al solito, una figa pazzesca…da grande voglio diventare una figa come te ( e come Alcor e come Véronique e come Nadia…

    e come disse un mio amico, e spero non me ne voglia se gli rubo la battuta: io gli uomini proprio non li capisco, omo o etero sempre uomini so’! ;-)

  27. franco buffoni il 18 settembre 2008 alle 19:30

    Cara Gina e cara Maria(v), qui si apre un altro capitolo enorme. Nel libro che sto scrivendo (ZAMEL, significa “frocio” in arabo) mi capita spesso di associare la lotta di liberazione femminile a quella omosessuale, con riferimento in particolare ai decenni 60 e 70. Quella omosessuale però la raffiguro in ottica “maschile” (perché ne ho conoscenza). I vs interventi vanno in una direzione molto più avanzata e – per me – affascinante.

  28. maria(v) il 18 settembre 2008 alle 20:45

    caro Franco, quando fai così, sei un gran figo pure tu ;-) attendo con ansia il tuo prossimo libro, nel frattempo sai che ti DICO? ma sì, facciamo la PACS ;-)
    un abbraccio

  29. gina il 18 settembre 2008 alle 21:20

    un abbraccio misto proprio perché …situato (maria, nella slinguata kolletiva comprendo anche tina modotti, e il suo brindisi a frida:) (franco buffoni: il capitolo in effetti è enorme. la tua ottica è quella di cui hai conoscenza, e mi sembra doveroso che tu parli da lì. vorremo mica perpetuare all’infinito il soggettone universale:) Sull’avanzato: non so bene cosa intendi).

  30. franco buffoni il 18 settembre 2008 alle 23:31

    Avanzato perché il movimento di liberazione femminile e quello di liberazione omosessuale – entrambi contro eterosessismo e eteroptriarcato – viaggiano parallelamente al livello uno. Voi vi ponete su un piano più alto, diciamo al livello due, coniugando i due movimenti, traendone una sintesi superiore.

  31. gina il 19 settembre 2008 alle 06:27

    franco buffoni

    arretrando….. parlerei di femminismI. In italia il viaggio di femministe e lesbiche è stato, e per lungo tempo, ben poco parallelo, visto lo
    stradominio anche nelle alte sfere:) del femminismo della differenza
    centrato sul simbolico materno (quello che oggi invita butler alla sapienza:), che ha fatto piazza pulita de…l’altra dell’altra:)
    Nel resto del mondo invece, è stato il black feminism a giocare d’anticipo e a fare implodere il soggetto unitario Donna (la soggettona universale), seguito a ruota dal femminismo poscoloniale che ha dato il colpo finale. tutto questo ovviamente sottotraccia, nella storia che non c’è.
    Per questo mi chiedevo il perché dell’avanzato.
    avanzato rispetto a cosa.
    in bocca al lupo per il libro:)
    (mi sganci il titolo di qualche testo maschile che fa esplodere il soggetto unitario Uomo?)

    appicciati, sul frigo etero, un’altra serie di consigli e il burqua quotidiano delle clitostrix

    Consigli per una femminista (lesbica) bianca italiana
    la prima volta che incontra
    una donna nera/ebrea/immigrata/rifugiata/del Terzo Mondo

    1. Non presupporre che tutte le immigrate siano uguali e che vengano dal paese dei migranti.
    2. Quando telefonate a un Centro di donne e una donna con un accento straniero risponde, non presupponete che sia la donna delle pulizie.
    3. Quando parlate con una donna che ha un accento straniero, non presupponete che non parli l’italiano e che quindi abbia bisogno di un’interprete.
    4. Non presupponete che le dovete spiegare lo stile di vita occidentale. Lei è forse originaria di un paese colonizzato dall’Italia, e il suo paese è probabilmente inondato dai media occidentali e sfruttato dalle multinazionali. I costumi occidentali non le sono quindi estranei.
    5. Non presupponete che lei conosca/comprenda/accetti i costumi, il gergo e altre particolarità del vostro paese. Voi conoscete/comprendete/accettate i costumi, il gergo e altre particolarità del suo paese?
    6. Non mettetevi subito a parlare di paella/patè imperiale/taboulè/cous cous/curry/
    falafel/ecc., sforzandovi di mettere a suo agio la donna in questione (o voi stessa).
    Tali “sforzi” sono paternalistici e condiscendenti. Questo salta agli occhi!
    7. Non presupponete che lei non conosca niente di femminismo e/o di lesbismo, di
    rivoluzione o di lotta. Noi (le donne non-occidentali) veniamo forse da paesi dove
    tali questioni sono molto importanti addirittura violente.
    8. Non presupponete che lei abbia un contatto qualsiasi con il movimento di liberazione delle donne, o che sappia ogni cosa sul femminismo nei paesi occidentali e industrializzati.
    9. Non fatevi idee a proposito della nostra politica e della nostra ideologia, basandovi unicamente sulla nostra scelta dei vestiti.
    10. Non presupponete niente sulla nostra sessualità.
    11. Non presupponete che una donna rivendichi una identità “bianca” unicamente perché il colore della sua pelle non è “scuro”.
    12. Non presupponete che una donna nera sia africana/delle Antille/indiana/Kanaki/taitiana/ecc. Aspettate che ve lo dica lei stessa.
    13. Non mettetevi sulla difensiva e non colpevolizzatevi se la sua rabbia/dolore si scaricano contro quello che il vostro popolo ha fatto o sta facendo al suo.
    14. Non ditevi “tutte le donne sono uguali”. Non è solo totalmente falso. Le discriminazioni di classe, di età, di capacità fisiche, il razzismo, l’antisemitismo, ecc. esistono. Ma questa affermazione ci invalida e trivializza le nostre esperienze.
    15. Evitate la tentazione di dirle:”ma tu sei esattamente come noi”. Lei forse non si vede così e può essere che lei non abbia nessun desiderio di essere “come voi”.
    16. Voi siete femministe e/o lesbiche 24 ore su 24, tanto quanto noi siamo “non italiane” 24 ore su 24. Non vi aspettate che dimentichiamo o che ci discostiamo dalla nostra politica per la sola ragione che voi non ve l’assumete.
    17. Non presupponete che noi abbiamo tutte la stessa politica, la stessa ideologia. Noi siamo tanto differenti le une dalle altre quanto voi.
    18. Non presupponete che noi abbiamo tutte lo stesso rapporto di forza, soprattutto nei collettivi. I condizionamenti che provengono dal fatto di essere nera/ebrea/araba/immigrata/ecc., in un ambiente italiano-cristiano, hanno ancora degli effetti su di noi, e questa oppressione continua nella società in generale. Il fatto che voi siate italiani di origine latina (e forse anche della classe media), vuol dire che voi beneficiate di privilegi di cui siete forse totalmente incoscienti.
    19. Resistete alla tentazione di pensare o di affermare che la sua oppressione come donna non-italiana-cristiana sia unicamente un “suo problema”. Tali questioni come il razzismo, l’antisemitismo e lo sfruttamento ci riguardano tutte.
    20. Lasciatela parlare, ma ascoltatela attentamente e rendete conto di quello che lei ha da dire. La solidarietà e la sorellanza sono possibili, ma non senza una lotta nella quale dobbiamo tutte impegnarci. Perché noi ne siamo tutte responsabili e dobbiamo lottare insieme contro il patriarcato.

    Questo testo è stato presentato nel 1982 a Sidney da alcune donne dell’Alleanza delle donne immigrate, nere e del Terzo-Mondo, durante un seminario sui luoghi/gruppi di accoglienza e di reciproco aiuto di donne nere e immigrate. Ripreso dall’opuscolo “Quand les femmes s’aiment” n. 8 del 1999 è stato tradotto e liberamente modificato per la situazione italiana.

    CLITOSTRIX

    Crediamo che chi non è in grado di individuare le forme peculiari che la violenza assume nella sua vita,
    non può pensare di poterle individuare nella vita delle altre.

    Il nostro burqa quotidiano:
    1) Forti pressioni affinché le donne si vestano con indumenti inequivocabilmente “femminili” e affinché ognuna curi la propria immagine in funzione del compiacimento maschile.

    2) Biasimo, esclusione e riprovazione pubblica per le donne che non si offrano agli sguardi maschili

    3) Pressioni psicologiche fortissime esercitate da parte di tutte le istituzioni e dalla società, sin da età giovanissima, affinché le donne assumano l’eterosessualità come modello di sessualità a loro consono e adatto.

    4) Biasimo pubblico per le donne che scelgono di amare e confidare in altre donne.

    5) Violenze psicologiche protratte per le donne che non scelgono la maternità.

    6) Biasimo, riprovazione e ridicolizzazione continua per le donne che scelgono di unirsi e di non essersi ostili.

    7) Ridicolizzazione o discredito per le donne che si espongono e sostengono passionalmente le proprie idee.

    8) Occultamento atavico delle donne dentro le organizzazioni politiche miste, siano esse istituzionali o extra-istituzionali.

    9) Imposizione per le donne soprattutto del mezzogiorno di dipendere economicamente da un maschio adulto (padre, marito..) vista la carenza di servizi e la mancanza di lavoro.

    10) Botte, pestaggi e violenze per le donne all’interno delle famiglie da parte di padri, mariti, fratelli, zii,fidanzati ecc.

    11) Tentativo continuo di oggettivizzare (rendere oggetto) la donna e renderla funzionale a qualcosa o\e a qualcuno

    12) Abuso di definizioni per le donne, su libri, giornali, mass-media,completamente distanti dalla realtà oggettiva delle donne.

    13) Tentativo di preclusione alle donne di circolare liberamente negli spazi(città, campagne,esterni) e nell’arco della giornata(giorno e …notte)

    14) Tentativo continuo di rendere invisibili le donne ogni volta che se ne ha la possibilità.

    15) Tentativo di escludere le donne dal mercato del lavoro o di delegarle ai lavori meno riconosciuti

    16) Attribuzione alle donne di tutto il lavoro di cura, non nominato, non pagato, non quantificato, non retribuito, che ogni anno va ad ingrassare il alta percentuale il p.i.l. (prodotto interno lordo)

    17) Uso e abuso del corpo delle donne per incentivare il consumo di merci.

    18) Colpevolizzazione continua delle donne nei loro vari spazi di movimento ( se sei una casalinga sei un po sfigata, avresti almeno potuto conquistarti un’indipendenza economica,per dio!- se sei una donna in carriera, non si capisce come tu abbia potuto rinunciare alla famiglia, prima o poi te ne pentirai!)

    19) Tentativo di indurre alla vergogna donne che fanno scelte di autonomia: aborto, divorzio, viaggi, divertimenti…..

    20) Segregazione-facile, in strutture di controllo quali famiglie, convitti, ospedali, case di cura,ospizi, carceri ecc., per le donne che mostrano “eccessivo” desiderio di libertà.

    21) Divieto in numerosissimi luoghi di lavoro (soprattutto area educativo-sociale) a manifestarsi e nominarsi lesbiche.

    22) Ridicolizzazione e svalorizzazione dei corpi delle donne, quando invecchiano.

    23) Riprovazione per le donne che scoprono parti del loro corpo non depilate.

    24) Applicazione di tecnologie costrittive o invasive ai corpi delle donne, imballati e imbellettati per il profitto di chirurghi, medici e stilisti.

    25) Esclusione delle donne dai riconoscimenti sportivi ad alti livelli, e dai redditi dei loro colleghi maschi.

    26) Ricatti e abusi, per le donne che vogliono accedere al mondo delle arti e\o dello spetaccolo.

    27) Imposizione alle donne di soffocare la loro forza e la loro aggressività.

    E tanto altro ancora………………….

    Noi chiediamo per le donne afgane, quello che chiediamo per noi stesse.

    Perché è troppo facile pensare che ci sia sempre di peggio,
    per accontentarsi di quello che si ha.

  32. maria(v) il 19 settembre 2008 alle 08:55

    aggiungo il mio, uno dei tanti tipi di femminismo italiano, a tutti gli uomini etero da appiccicarsi al frigo:

    punto 1) NON presupporre MAI che quello che cerca una donna che vuole essere libera e indipendente sia il SESSO, nonostante sia la corrente che va per la maggiore.

    punto 2) NON diffamate l’amore e l’affetto, quando non ne avete nessuna intenzione, esponete sul banco la vostra misera merce e lasciatele diritto di prendere o lasciare.

    punto 3) dopo l’ennesima volta che, per concedere il beneficio del dubbio e credere nella bontà dell’uomo, si è ritrovata nel buco del cesso, e si è messa a protestare o a chiedere spiegazioni, NON provate a dirle mai e poi MAI, se temete per i vostri attributi, che questo è il mondo, che così che va la vita e soprattutto, pena lingua mozzata, non azzardatevi mai più a dirle di crescere.

    punto 4) raccogliete e portatevi dietro tutto il vostro squallore e lasciateci il diritto di sognare, di desiderare un uomo migliore, cioé semplicemente, un uomo che ci AMI, per quanto poco possa durare, e qualunque cosa tutto ciò possa significare…non un dubbio che ne sarà valsa la pena.

    gina, posso avere l’onore di questo ballo? ;-)

    http://it.youtube.com/watch?v=j5RteM-3utI

  33. véronique vergé il 19 settembre 2008 alle 12:15

    Le ragazze, sei meravigliose!

    Maria, ho molto amato il commento. Sei una bella e forte ragazza.
    Lasciateci il diritto di sognare, di desiderare un uomo migliore, cioé semplicemente, un uomo che ci ami.

    Condivido pienamente.
    Un ciao caloroso!

  34. véronique vergé il 19 settembre 2008 alle 12:16

    ho voluto dire siete.

  35. renatamorresi il 19 settembre 2008 alle 13:24

    scusate, arrivo tardi e non posso leggere tutti i commenti, ma mi è venuta in mente questa poesia di Countee Cullen (che era nero e omosessuale in una società di dilagante suprematismo rassista & eterosessista, gli Stati Uniti del primo Novecento), una poesia che mi ha sempre dato i brividi per come usa una lingua lirica, quasi sentimentale, per mettere in scena la cancellazione violenta dell’altro:

    Incidente

    Un giorno sul treno verso Baltimora,
    col cuore in tumulto e trepidazione,
    vidi un bambino della zona
    che mi continuava a fissare.

    Avevo otto anni, ero piccolo e magro,
    e lui da me non era punto diverso,
    per questo gli feci un sorriso, ma lui
    tirò fuori la lingua e disse “Negro”.

    Da Maggio a Dicembre
    visitai la città di Baltimora;
    di tutte le cose di quel tempo
    solo di questo ho memoria.

    mio figlio non ha neanche quattro anni e già vedo che a scuola il mondo che gli viene “inferto” da educatrici, libri, genitori, ecc. è totalmente polarizzato tra maschi che fanno i “maschi” e femmine che fanno le “femmine”.
    che non siamo riusciti a immaginare altre forme dell’umano fuori da questo binarismo di generi e fuori dall’impero della sessualità unica mi sembra un segno di grande miseria.

    un saluto,
    r

  36. Tashtego il 19 settembre 2008 alle 19:09

    La cosa che seguita a sorprendermi dei tempi che sto inaspettatamente vivendo è l’abolizione mentale della dimensione politica di ogni possibile privato.
    Sembra si debba ri-cominciare tutto da capo.
    Sembra necessario ri-dirsi delle discriminazioni e dei razzismi a partire da quella che chiamerei la radice percettiva del fenomeno, tipo dirsi (anche un po’ enfaticamente): esiste l’omofobia, esiste il razzismo e non solo quello etnico, ma quello sociale, vale a dire il disprezzo dei ricchi verso i poveri, esiste l’egoismo familista, esiste eccetera.
    Certo che esiste tutto questo ed altro ancora e non da oggi.
    Ma concentrandosi su quello che invece NON esiste, scopriremo che NON esiste più un partito politico di una qualche rilevanza che faccia dell’emancipazione civile, dei diritti civili, della laicità dello stato e delle libertà individuali di ogni tipo, come il diritto di scegliere quando morire e di essere aiutati a farlo, eccetera, la piattaforma per un’azione concreta, in Parlamento e fuori.
    Perché questo?
    La mia sensazione è che ci sia un netto calo della domanda di emancipazione, di laicità, di civiltà, quindi un calo della domanda di politica concernente questi temi.
    Noto con grande stupore che la proposta di legge Carfagna che di fatto punta a mettere il corpo femminile sotto tutela dello Stato produce in soggetti che avrei fino ad oggi definito se non di sinistra almeno laici e colti, commenti possibilisti, un quieto se po’ fa’, uno stolto dibattito para-femminista sulla prostituzione, eccetera.
    La legge Carfagna è parte, sull’altro versante, della cultura omofoba di cui Buffoni scrive con molta efficacia.
    La drammatica caduta della domanda di civiltà si è verificata e progressivamente, drammaticamente si verifica, anche e soprattutto nella mente degli intellettuali, gli unici ancora oggi che, non ostante una decisa trasformazione (e caduta) di ruolo hanno ancora in mano qualche carta per influenzare la società, politica e non.
    Ripartiamo pure dall’ABC del privato, ma facciamolo per approdare alla dimensione politica.
    Per favore basta tiritere da attaccare sul frigorifero.
    Non ci interessa la condizione della sessualità di ciascuno, ci interessa la possibilità di ciascuno di esprimerla, di sposarsi civilmente col proprio cane se ne ha voglia (e ne ha voglia anche il cane).

  37. gina il 19 settembre 2008 alle 19:34

    condanno renata morresi e tash (l’analis della carfagna!) alla lettura integrale dei commenti:), ma solo se ne hanno voglia:)
    perô la poa di countee cullen è bella e io l’appiccico promiscuamente su un tormentone di frigo a caso.
    maria
    il buco del cesso, tra i luoghi di transito non è certo tra i più accoglienti.
    Basta non cedere alla tentazione di arredarlo, magari col gusto proverbiale, quella proverbiale impronta cosi femminile:)
    in corso di tango (la colonna sonora è di lila downs) ti lancio “l’inkantesimo di frida k”, bravermann kate, se non l’hai già letto akkiappalo)

  38. maria(v) il 20 settembre 2008 alle 07:07

    gina grazie dei consigli di lettura

    per i buchi del cesso, quando ci hai passato oltre un decennio abberllirli o meno non fa differenza, c’è il rischio di trovarli confortevoli.

    cara véronique se fossi forte non sputerei così per terra dando fastidio a tash e agli altri

    e, gina, scatarrate a parte, non credo di uscirne mai viva dai cessi pubblici

    ad ogni modo chiedo scusa a tutti, particolarmente a franco buffoni, della cui pazienza ho già troppo abusato, ma spiego a TASH che l’origine del mio muco è un incidente accaduto qui che mi è dispiaciuto più del dovuto, siccome però adesso si è rotto il rubinetto, tolgo il disturbo sì, è meglio.
    saluti.

  39. manuel cohen il 20 settembre 2008 alle 11:36

    lobby: la lobby palazzinara papalina che non paga l’Ici, la lobby vaticana esentasse, la lobby dei vescovi pedofili, la lobby degli istituti religiosi,degli ostelli,delle case del pellegrino senza fatturato; la lobby cardinalizia che flirta con la destra, la lobby vaticana in combutta col governo di Sbugiardoni, la lobby vaticana che flirtava con Mussolini, la lobby cardinalizia con Vittorio Emanuele I, la lobby vaticana e la P 2, la lobby di cardinali e Banco Ambrosiano, possibile che non perdono il vizio di giudicare? ma perché mr. Ratsistinger ogni tanto non si rimira le sue babucce rosse? Ciao Franco, è vero,quello che manca è una rete di solidarietà sociale, e pure un senso di appartenenza…quando senti certe frasi di gente che ha davvero potere,denaro,prestigio,visibilità, e che potrebbe davvero contribuire a una crescita civile di questo paese,viene la pelle d’oca… li senti parlare con disprezzo degli omosessuali (come loro) penso a Zeffirelli (“mi fanno schifo”), alla leggerezza di gente come Dolce e Gabbana (di destra, a oltranza), di Renato Zero (“ho scherzato,vi ho fatto credere quello che poi non ero”)…tutti presi da un egotico delirio di piccolo individualismo di consumo…manca consapevolezza, e c’è la furbizia di chi si adegua e si fa le fortune sue,le chiamano checche di stato, no?…ma anche questo è un insulto,e lo ritiro… un caro abbraccio a te e a tutti

  40. véronique vergé il 20 settembre 2008 alle 13:47

    Per Maria,

    E’ sempre una bella sorpresa leggere i tuoi commenti. Hai uno stile che va dritto all’intelligenza, vivo, luminoso.

    Allora non preoccuparti con persone che considerano l’intelligenza femminile come una minaccia.

    Un abbracio

  41. franco buffoni il 21 settembre 2008 alle 18:37

    Gina, tu chiedi: “mi sganci il titolo di qualche testo maschile che fa esplodere il soggetto unitario Uomo?” Purtroppo non c’è ancora. Per questo siamo in fase UNO, non DUE come voi.

    Tashtego et al.: hai ragione da vendere.

    Manuel: hai colto talmente a fondo lo spirito del mio post, che il prossimo lo scrivi tu e io te lo posto.

    Un abbraccio grandissimo a tutte-i voi. Franco



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