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	Commenti a: &#8220;A fellow of infinite jest&#8221;	</title>
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		<title>
		Di: Giovanni Squitriti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/09/19/a-fellow-of-infinite-jest/#comment-97979</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Squitriti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Sep 2008 10:15:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E&#039; proprio la banalità l&#039;aspetto più detestabile della sofferenza.
E quest&#039;aspetto detestabile è il motivo per cui come rimedio si utilizzano le convenzioni e le cerimonie associate al lutto.
E&#039; la gioia che è rivoluzionaria.
Ooo-op

P.S.
Qui siamo tutti pop-star.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; proprio la banalità l&#8217;aspetto più detestabile della sofferenza.<br />
E quest&#8217;aspetto detestabile è il motivo per cui come rimedio si utilizzano le convenzioni e le cerimonie associate al lutto.<br />
E&#8217; la gioia che è rivoluzionaria.<br />
Ooo-op</p>
<p>P.S.<br />
Qui siamo tutti pop-star.</p>
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		<title>
		Di: mario pandiani		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/09/19/a-fellow-of-infinite-jest/#comment-97961</link>

		<dc:creator><![CDATA[mario pandiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2008 12:15:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Data la banalità del male è logico dedurne la banalità della sofferenza. 
Massì, concediamoci, noi colti ed inflessibili critici, di abbassarci, di tanto in tanto, al livello delle donnette, di quello sterminato stuolo di frignoni che leggono, (comprano) i libri e non li scrivono, e comicamente si commuovono per quelle curiose lettere nere che gli scrittori hanno deposto su pagine bianche ordinandole secondo stilemi e grammatiche narrative, costantemente da correggere, che da soli, poverini, non sanno allacciarsi le scarpe.
Si, perchè non bisogna dimenticarsi dei reziari che ci deliziano scendendo nell&#039;arena letteraria, mettendosi in gioco con i loro pensieri e sentimenti e che tanto dilettano le nostre menti annoiate, e che, bisogna dirlo, persino, a volte, concatenano passaggi narrativi convincenti. 
Solo dovrebbero avere il buon gusto di risparmiarci i loro drammi personali da pop star, che nulla hanno a che vedere con lo stile e la forma di queste merci preziose che sono i libri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Data la banalità del male è logico dedurne la banalità della sofferenza.<br />
Massì, concediamoci, noi colti ed inflessibili critici, di abbassarci, di tanto in tanto, al livello delle donnette, di quello sterminato stuolo di frignoni che leggono, (comprano) i libri e non li scrivono, e comicamente si commuovono per quelle curiose lettere nere che gli scrittori hanno deposto su pagine bianche ordinandole secondo stilemi e grammatiche narrative, costantemente da correggere, che da soli, poverini, non sanno allacciarsi le scarpe.<br />
Si, perchè non bisogna dimenticarsi dei reziari che ci deliziano scendendo nell&#8217;arena letteraria, mettendosi in gioco con i loro pensieri e sentimenti e che tanto dilettano le nostre menti annoiate, e che, bisogna dirlo, persino, a volte, concatenano passaggi narrativi convincenti.<br />
Solo dovrebbero avere il buon gusto di risparmiarci i loro drammi personali da pop star, che nulla hanno a che vedere con lo stile e la forma di queste merci preziose che sono i libri.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giovanni Squitriti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/09/19/a-fellow-of-infinite-jest/#comment-97949</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Squitriti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2008 07:29:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;La dimensione di un autore si potrebbe dire che è misurabile, anche, da quanto la sua morte colpisce chi non lo ha letto o lo ha letto poco&quot;.
Vero, ma parlerei di &quot;dimensioni&quot;.
Wallace parla a chi lo legge e a chi non lo ha letto perchè la sua figura travalica la dimensione letteraria.
E&#039; un autore affascinante da molti punti di vista. L&#039;immagine da nerd della letteratura, il tennis, la bandana, questo attingere dall&#039;alto e dal basso (peculiarità ovviamente non sua ma di tutto il post-moderno, definizione che lui affermava di non capire) trasponevano il riflesso della sua figura sullo schermo del fenomeno di costume. La sua dimensione complessiva colpisce non solo chi è abituato a sopportare una scrittura sicuramente difficile e &quot;da scrittori&quot; [peraltro affiancata ad altri stili di espressione sicuramente più &quot;maneggiabili&quot; (Eggers ne cita almeno quattro)] ma anche coloro che subiscono i condizionamenti di un&#039;idea della cultura &quot;fighetta&quot;, esecrata e derisa da Wallace.
Delle cose di Wallace ho letto quasi tutto. Tutto quello reperibile, maldigerendo alcuni saggi e avvinto per alcuni mesi da IJ. Ora, al di là del fatto che uno scrittore che leggiamo è una persona che ci sussurra all&#039;orecchio (e a quante persone consentiamo di farlo?) leggere un&#039;opera di 1400 pagine è un&#039;esperienza che occupa una parte della tua vita, in senso molto materiale. In quattro mesi si vive, accadono cose, si lega la storia scritta con la storia vissuta.
Con i poveri mezzi dei miei strumenti culturali (e chi non sarebbe povero confrontandosi con le argomentazioni di Wallace), nel momento della sua morte [di cui sono venuto a conoscenza in un modo del tutto singolare (ma riguardo alla singolarità del modo non intenzione di tediare nessuno)] mi stavo mettendo nelle condizioni di fargli un pò di pulci. Questa operazione, ovviamente, sarà per forza di cose rimandata. Perchè, è vero, ci sono anche momenti da dedicare al dolore. Bisogna concedersi di essere banali, ognitanto. Fa bene. Come digiunare una volta a settimana.
Adios.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La dimensione di un autore si potrebbe dire che è misurabile, anche, da quanto la sua morte colpisce chi non lo ha letto o lo ha letto poco&#8221;.<br />
Vero, ma parlerei di &#8220;dimensioni&#8221;.<br />
Wallace parla a chi lo legge e a chi non lo ha letto perchè la sua figura travalica la dimensione letteraria.<br />
E&#8217; un autore affascinante da molti punti di vista. L&#8217;immagine da nerd della letteratura, il tennis, la bandana, questo attingere dall&#8217;alto e dal basso (peculiarità ovviamente non sua ma di tutto il post-moderno, definizione che lui affermava di non capire) trasponevano il riflesso della sua figura sullo schermo del fenomeno di costume. La sua dimensione complessiva colpisce non solo chi è abituato a sopportare una scrittura sicuramente difficile e &#8220;da scrittori&#8221; [peraltro affiancata ad altri stili di espressione sicuramente più &#8220;maneggiabili&#8221; (Eggers ne cita almeno quattro)] ma anche coloro che subiscono i condizionamenti di un&#8217;idea della cultura &#8220;fighetta&#8221;, esecrata e derisa da Wallace.<br />
Delle cose di Wallace ho letto quasi tutto. Tutto quello reperibile, maldigerendo alcuni saggi e avvinto per alcuni mesi da IJ. Ora, al di là del fatto che uno scrittore che leggiamo è una persona che ci sussurra all&#8217;orecchio (e a quante persone consentiamo di farlo?) leggere un&#8217;opera di 1400 pagine è un&#8217;esperienza che occupa una parte della tua vita, in senso molto materiale. In quattro mesi si vive, accadono cose, si lega la storia scritta con la storia vissuta.<br />
Con i poveri mezzi dei miei strumenti culturali (e chi non sarebbe povero confrontandosi con le argomentazioni di Wallace), nel momento della sua morte [di cui sono venuto a conoscenza in un modo del tutto singolare (ma riguardo alla singolarità del modo non intenzione di tediare nessuno)] mi stavo mettendo nelle condizioni di fargli un pò di pulci. Questa operazione, ovviamente, sarà per forza di cose rimandata. Perchè, è vero, ci sono anche momenti da dedicare al dolore. Bisogna concedersi di essere banali, ognitanto. Fa bene. Come digiunare una volta a settimana.<br />
Adios.</p>
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		<title>
		Di: mario pandiani		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/09/19/a-fellow-of-infinite-jest/#comment-97936</link>

		<dc:creator><![CDATA[mario pandiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2008 23:33:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La dimensione di un autore si potrebbe dire che è misurabile, anche, da quanto la sua morte colpisce chi non lo ha letto o lo ha letto poco.
Se la morte è un suicidio, c&#039;è in questo generalmente un drammatico ultimo messaggio; Facevo sul serio, quello che ho scritto è la verità, questo mio gesto ne è la drammatica e radicale testimonianza.
Questo lo leggono tutti, anche chi, come me, non aveva &quot;ancora&quot; letto i suoi libri.
Normalmente la scrittura è portatrice di sufficienti segnali a riguardo della propria verità, dunque non sono un estimatore del suicidio, non aumenta il tenore di verità della scrittura, quindi non amo parlarne, ma quello che fa è colpire quella parte del cuore che normalmente non si mostra quando si parla di libri.
Qualità, stile, forza, intelligenza, affinità, e molte altre caratteristiche ci colpiscono nell&#039;opera di uno scrittore, ma la sua morte volontaria crea in noi un&#039;urgenza che si manifesta, di solito, in due modi abbastanza ben distinti, (dell&#039;indifferenza non vale la pena di far menzione).

Alcuni di noi ricevono, per così dire, quella morte come la morte di un congiunto, questa irruzione di realtà nello spazio letterario ci fa, noi lettori di carne, consanguinei dell&#039;autore che abitava lo spazio dell&#039;opera con l&#039;inizio e la parola fine, che per quanto evocativa e pulsante, è di carta e sugli scaffali delle librerie.
Quello, il fatto di morire di propria mano, quello lo possiamo fare anche noi, c&#039;è una poesia di Borges che descrive i momenti che precedono il suicidio, è un&#039;accomunarsi agli dei, e a chiunque di noi questo è possibile, anche se la nostra scrittura è mediocre.
Il sentimento allora è fraterno, è la morte di un congiunto in qualche modo, inaspettata e maledettamente viva, è parola di carne e di sangue nostro, e la prefica che è in noi piange lacrime vere, non solo per la perdita di un uomo di grande letteratura, ma anche di un fratello, per quanto presuntuoso possa essere questo sentimento.

Dall&#039;altro lato ci sono le maschere del cinismo, il fastidio per un outing così personale riguardo un personaggio così importante, si cataloga isteria di fans un dolore che ci si rifiuta di provare, per falso pudore o per attaccamento ad un senso ipercritico che solleva dalla propria modestia di scrittori e, forse, dalla propria modestia emotiva. 
In qualche modo strisciante la critica, nel suo senso letterale, è un mezzo più mascherato di portarsi ai piani del criticato, osando trovargli dei difetti, perchè tutti, nella rete, partecipano scrivendo e cercando di farlo letterariamente o criticamente, con competenza (puntiglio), se non bene, buoni o cattivi siamo scrittori.

Ecco io ho letto alcuni ricordi di DFW, e ho saltato le esegesi critiche, questo di Francesca è un bellissimo ricordo, ci sono le inevitabili increspature di una cosa scritta sull&#039;emozione, quelle che disturbano i duri e puri, ma che ne fanno una scrittura sincera. 
Sergio ha scritto un altrettanto bel pezzo interrogando questo fatto con intelligenza e commozione, e Missy che per prima mi ha mosso verso questo scrittore con passione rara e senza filtri.
Chi perde, in fondo, è sempre chi non soffre.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La dimensione di un autore si potrebbe dire che è misurabile, anche, da quanto la sua morte colpisce chi non lo ha letto o lo ha letto poco.<br />
Se la morte è un suicidio, c&#8217;è in questo generalmente un drammatico ultimo messaggio; Facevo sul serio, quello che ho scritto è la verità, questo mio gesto ne è la drammatica e radicale testimonianza.<br />
Questo lo leggono tutti, anche chi, come me, non aveva &#8220;ancora&#8221; letto i suoi libri.<br />
Normalmente la scrittura è portatrice di sufficienti segnali a riguardo della propria verità, dunque non sono un estimatore del suicidio, non aumenta il tenore di verità della scrittura, quindi non amo parlarne, ma quello che fa è colpire quella parte del cuore che normalmente non si mostra quando si parla di libri.<br />
Qualità, stile, forza, intelligenza, affinità, e molte altre caratteristiche ci colpiscono nell&#8217;opera di uno scrittore, ma la sua morte volontaria crea in noi un&#8217;urgenza che si manifesta, di solito, in due modi abbastanza ben distinti, (dell&#8217;indifferenza non vale la pena di far menzione).</p>
<p>Alcuni di noi ricevono, per così dire, quella morte come la morte di un congiunto, questa irruzione di realtà nello spazio letterario ci fa, noi lettori di carne, consanguinei dell&#8217;autore che abitava lo spazio dell&#8217;opera con l&#8217;inizio e la parola fine, che per quanto evocativa e pulsante, è di carta e sugli scaffali delle librerie.<br />
Quello, il fatto di morire di propria mano, quello lo possiamo fare anche noi, c&#8217;è una poesia di Borges che descrive i momenti che precedono il suicidio, è un&#8217;accomunarsi agli dei, e a chiunque di noi questo è possibile, anche se la nostra scrittura è mediocre.<br />
Il sentimento allora è fraterno, è la morte di un congiunto in qualche modo, inaspettata e maledettamente viva, è parola di carne e di sangue nostro, e la prefica che è in noi piange lacrime vere, non solo per la perdita di un uomo di grande letteratura, ma anche di un fratello, per quanto presuntuoso possa essere questo sentimento.</p>
<p>Dall&#8217;altro lato ci sono le maschere del cinismo, il fastidio per un outing così personale riguardo un personaggio così importante, si cataloga isteria di fans un dolore che ci si rifiuta di provare, per falso pudore o per attaccamento ad un senso ipercritico che solleva dalla propria modestia di scrittori e, forse, dalla propria modestia emotiva.<br />
In qualche modo strisciante la critica, nel suo senso letterale, è un mezzo più mascherato di portarsi ai piani del criticato, osando trovargli dei difetti, perchè tutti, nella rete, partecipano scrivendo e cercando di farlo letterariamente o criticamente, con competenza (puntiglio), se non bene, buoni o cattivi siamo scrittori.</p>
<p>Ecco io ho letto alcuni ricordi di DFW, e ho saltato le esegesi critiche, questo di Francesca è un bellissimo ricordo, ci sono le inevitabili increspature di una cosa scritta sull&#8217;emozione, quelle che disturbano i duri e puri, ma che ne fanno una scrittura sincera.<br />
Sergio ha scritto un altrettanto bel pezzo interrogando questo fatto con intelligenza e commozione, e Missy che per prima mi ha mosso verso questo scrittore con passione rara e senza filtri.<br />
Chi perde, in fondo, è sempre chi non soffre.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Shandy		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/09/19/a-fellow-of-infinite-jest/#comment-97929</link>

		<dc:creator><![CDATA[Shandy]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2008 19:06:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ho scritto che dave è un neon-illuminista e NI me l&#039;ha tagliato: secondo loro è un&#039;offesa?!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ho scritto che dave è un neon-illuminista e NI me l&#8217;ha tagliato: secondo loro è un&#8217;offesa?!</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea branco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/09/19/a-fellow-of-infinite-jest/#comment-97928</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea branco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2008 17:38:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi piace quel che riporti di Saramago, fem (anche se non mi sembrano cose particolarmente nuove, fa piacere leggerle. come dire, la ripetizione, soprattutto se con variazione, mi aggrada)
ciao!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi piace quel che riporti di Saramago, fem (anche se non mi sembrano cose particolarmente nuove, fa piacere leggerle. come dire, la ripetizione, soprattutto se con variazione, mi aggrada)<br />
ciao!</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: fem		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/09/19/a-fellow-of-infinite-jest/#comment-97926</link>

		<dc:creator><![CDATA[fem]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2008 16:45:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[oggi sul blog di Saramago c&#039;è un post che si intitola &quot;Biografias&quot; e comincia così: 

Creo que todas las palabras que vamos pronunciando, todos os movimientos y gestos, concluidos o simplemente esbozados, que hacemos, cada uno y todos juntos, pueden ser entendidos como piezas sueltas de una autobiografía no intencional que, aunque involuntaria, o por eso mismo, no es menos sincera y veraz que el más minucioso de los relatos de una vida pasada a la escritura y al papel.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>oggi sul blog di Saramago c&#8217;è un post che si intitola &#8220;Biografias&#8221; e comincia così: </p>
<p>Creo que todas las palabras que vamos pronunciando, todos os movimientos y gestos, concluidos o simplemente esbozados, que hacemos, cada uno y todos juntos, pueden ser entendidos como piezas sueltas de una autobiografía no intencional que, aunque involuntaria, o por eso mismo, no es menos sincera y veraz que el más minucioso de los relatos de una vida pasada a la escritura y al papel.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giovanni Squitriti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/09/19/a-fellow-of-infinite-jest/#comment-97908</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Squitriti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2008 12:35:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Specchi, lenti. Le lenti di James Incandenza che il buon Mario, sorretto dal suo sprone, trasporta nel suo pesante zaino.
Più che in altri casi gli scritti di Dave sono messe in scena procatottriche. Le storie parallele si riflettono una contro l&#039;altra. Una acuta e maniacale triangolazione degli specchi narrativi.
Ma attenzione: gli specchi non rovesciano l&#039;immagine. E l&#039;illusione finale. L&#039;illusione dell&#039;illusione. Lo scherzo infinito.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Specchi, lenti. Le lenti di James Incandenza che il buon Mario, sorretto dal suo sprone, trasporta nel suo pesante zaino.<br />
Più che in altri casi gli scritti di Dave sono messe in scena procatottriche. Le storie parallele si riflettono una contro l&#8217;altra. Una acuta e maniacale triangolazione degli specchi narrativi.<br />
Ma attenzione: gli specchi non rovesciano l&#8217;immagine. E l&#8217;illusione finale. L&#8217;illusione dell&#8217;illusione. Lo scherzo infinito.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sergio garufi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/09/19/a-fellow-of-infinite-jest/#comment-97906</link>

		<dc:creator><![CDATA[sergio garufi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2008 11:43:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dammi tempo e ti batto pure il Giuan Brera, non x niente lavoro per i cioccolatini Perugina.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dammi tempo e ti batto pure il Giuan Brera, non x niente lavoro per i cioccolatini Perugina.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giovanni Squitriti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/09/19/a-fellow-of-infinite-jest/#comment-97905</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Squitriti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2008 11:30:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=8588#comment-97905</guid>

					<description><![CDATA[Lo specchio, in ambito figurativo, equivale al tritono in musica. E&#039; il diabolus in pictura. Nega e afferma insieme. Cortocircuita il percepibile.
Il riflesso pittorico ha come centro focale l&#039;inconscio dello spectator. Si aggancia alla sua &quot;idea&quot; prospettica.
Garufi, difficilmente ho incontrato qualcuno in grado di condensare un così ampio e variegato numero di citazioni in 10 righe. Escludendo Gianni Brera, ovviamente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo specchio, in ambito figurativo, equivale al tritono in musica. E&#8217; il diabolus in pictura. Nega e afferma insieme. Cortocircuita il percepibile.<br />
Il riflesso pittorico ha come centro focale l&#8217;inconscio dello spectator. Si aggancia alla sua &#8220;idea&#8221; prospettica.<br />
Garufi, difficilmente ho incontrato qualcuno in grado di condensare un così ampio e variegato numero di citazioni in 10 righe. Escludendo Gianni Brera, ovviamente.</p>
]]></content:encoded>
		
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