Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato 8

19 settembre 2008
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[18 immagini + lettere invernali per l’estate; 1, 2,
3,4,5,6,7…]

di Andrea Inglese

Cara Reinserzione Culturale del Disoccupato,

se tu mi abbandonassi ora,
non saprei calcolarne il danno,
e non succederebbe nulla.

Se io invece
mi abbandonassi,

nessuno di noi si accorgerebbe
di cosa è cambiato, di come crescano
fertili i miei ragionamenti,
del perché io ancora ti scriva,
come a mendicare,
prigioniero delle mie guarigioni.

Sono guarito troppo, non faccio
che continuare, sotto i tuoi occhi, a guarire:

è per via di questa comprensione crescente
data dal rimbalzo
dei mie ragionamenti
contro il tuo
equanime riserbo.

(Quest’inutile guarigione dalle donne,
dalle bevute a progressione geometrica,
dai soldi, dal non aver più soldi,
dal non poter più riparare, comprare,
rompere vestiti, vasca, pavimenti,
e più guarisco, più gli anni passano
con quest’accumulo di guarigioni,
che mi lacera solo a guardare
una data, a guardarmi allo specchio.)

Se sollevo un cucchiaio o un bicchiere
è per ricordarmi che esiste l’equilibrio.
L’essere confusi, tramortiti,
non significa ignorare l’equilibrio.

(Il cucchiaio non è caduto, non si è neppure

visto, io equilibrato, le mani
in tasca, sdraiato per ore sul letto.)

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15 Responses to Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato 8

  1. Natàlia Castaldi il 19 settembre 2008 alle 10:39

    Imbratto mente
    e fogli con silenzi
    neri d’inchiostro.

    ***

    sempre un piacere leggere le tue “lettere”.

  2. viky il 19 settembre 2008 alle 11:50

    “se sollevo un cucchiaio e un bicchiere è per ricordami che esiste
    l’equilibrio,
    l’essere confusi, tramorti non significa ignorare l’equilibrio”
    ma neanche cercarlo…
    forse…

  3. nadia agustoni il 19 settembre 2008 alle 12:29

    Caro Andrea è bellissima

    “Se sollevo un cucchiaio o un bicchiere
    è per ricordarmi che esiste l’equilibrio.
    L’essere confusi, tramortiti,
    non significa ignorare l’equilibrio.”

    Da tenerli a mente questi versi

  4. renatamorresi il 19 settembre 2008 alle 13:39

    bravo

    (finalmente un poeta uomo che cerca una cifra delle parole nel proprio corpo – molto, molto interessante)

    r

  5. viola amarelli il 19 settembre 2008 alle 14:11

    non so perchè ma la lettura complessiva di quest’epistolario mi risuona
    la precisione e l’affetto della scrittura di Puig, che molto ho amato, V.

  6. andrea inglese il 19 settembre 2008 alle 17:44

    vi ringrazio per quanto avete scritto

  7. Andrea Raos il 19 settembre 2008 alle 19:44

    e bravo inglé. (anche le altre)

  8. andrea inglese il 19 settembre 2008 alle 22:12

    andrearà trema che c’ho skype!

  9. Andrea Raos il 20 settembre 2008 alle 10:27

    andreainglé, okkio al kavetto. la messa a terra, andreainglé.

  10. Marco Saya il 20 settembre 2008 alle 12:19

    si guarisce quando ci si allontana dalle misere cose. ;-)))

    Ciao
    Marco

  11. orsola puecher il 20 settembre 2008 alle 12:31

    lettere che rispettano le lettere
    anche
    (per via dell’equilibrio loro)

    ,\\’

  12. elogiodelleccedenza il 24 settembre 2008 alle 01:56

    Caro Andrea, scusa se uso NI per scriverti una lettera non privata (ma sai che sono contrario al ‘privato’, quanto favorevole al ‘proprio’).
    E poi tranne che per qualche saluto ai miei amici, per un pò di scena, credo servirebbe a ben poco tutto questo spazio che giorno dopo giorno svanisce in catabasi, ma senza neanche la levitazione d’un mistico.
    Credo che ti farebbe bene un passaggio in innumeri, carse, perse Puglie non euclidee,
    Vivremmo come ai vecchi tempi, campando di lezioni private fatte a contadine di passaggio presso la facoltà di scienze erotiche tra trulli diruti e grotte sbrecciate.
    Nonostante le tue declinazioni fortiniane, le tue lotte acerrime, il Toro, l’ascendente Ariete, Parigi, l’amicizia con tristi figuri che il vento dissiperà tra breve, la mia amicizia scorre incorrotta e quasi epica nel contraltare d’assenza.
    So che ridacchi mentre leggi e ciò mi fa piacere.
    Ti abbraccio, ma forte.
    E ricordati della memoria cardinale, giraci intorno e siamo lì, come una volta affogati nel Martini e in altro. Ben altro.

    Lettera (ma la mia) che non rispetta le lettere anche
    (per via del disquilibrio loro).

  13. elogiodelleccedenza il 24 settembre 2008 alle 01:59

    E comunque resti uno dei soli 12 poeti possenti di questa italietta.

  14. andrea inglese il 25 settembre 2008 alle 15:06

    Caro Mich,

    io tornai in Puglia, in Salento, proprio questa estate. E quasi mi trasformai in un polipetto a forza di strafogarmi di frutti di mare. Pure ti segnalai la mia presenza, ma forse eri tu in altre faccende affacendato.

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