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	<title>
	Commenti a: Gino Hahnemann	</title>
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		<title>
		Di: harzman		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/09/20/gino-hahnemann/#comment-97894</link>

		<dc:creator><![CDATA[harzman]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2008 07:04:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tutto vero, tutto giusto.
La domanda emotiva di Tash toccava un po&#039; irrazionalmente una mia piccola ferita aperta che avevo scelto di non esporre, di qui il mio fastidio.
Volevo che si parlasse più di Gino, mentre i rimpianti autoriali sarebbero dovuti rimanere nell&#039;ombra.
Poi Tash ha cambiato registro, declinato la sua domanda in termini poetico-narrativi e tutto è andato meglio.
Rimane appesa lì, come un capo intimo dimenticato, questa ammissione, cioè questa anti-omissione di Tash, che costituiva il nerbo (il nervo?) della sua prima domanda: «tutti quelli nati nel 46/46/47, fino al ‘50, li considero miei fratelli, in-compresi, ma inevitabilmente ri-compresi, come me, in un mondo fottutamente cambiato».]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto vero, tutto giusto.<br />
La domanda emotiva di Tash toccava un po&#8217; irrazionalmente una mia piccola ferita aperta che avevo scelto di non esporre, di qui il mio fastidio.<br />
Volevo che si parlasse più di Gino, mentre i rimpianti autoriali sarebbero dovuti rimanere nell&#8217;ombra.<br />
Poi Tash ha cambiato registro, declinato la sua domanda in termini poetico-narrativi e tutto è andato meglio.<br />
Rimane appesa lì, come un capo intimo dimenticato, questa ammissione, cioè questa anti-omissione di Tash, che costituiva il nerbo (il nervo?) della sua prima domanda: «tutti quelli nati nel 46/46/47, fino al ‘50, li considero miei fratelli, in-compresi, ma inevitabilmente ri-compresi, come me, in un mondo fottutamente cambiato».</p>
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		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/09/20/gino-hahnemann/#comment-97889</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2008 05:22:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La chiarezza del commento di Alcor mi costringe a riflettere sulle mie reazioni e, in parte, a fare ammenda scusandomi con Tash.
Mi ha convinto l&#039;accenno al &quot;solito problema della mancanza del tono della voce&quot;.
Può essersi trattato di un fraintendimento.
La percezione parziale di un&#039;espressione viene colmata automaticamente dal nostro cervello con toni o significati appartenenti alla nostra memoria.
Che la perentorietà sia un&#039;arma da me spesso usata per farmi spazio nella giungla dei rapporti quotidiani è indiscutibile.
Può quindi essersi trattato di proiezione.

Ma ritornando in tema: non condivido, per questo, le posizioni di Tash.
E giudico contradditorio il ragionamento su cui ha basato la giustificazione delle sua domanda:

&quot;Alla fine azzardo una modesta postilla, senza voler insegnare niente a nessuno: credo che uno scrittore non possa dire “io non sono il testo”, perché per il lettore, come per chiunque, è vero esattamente il contrario.
Sono convinto da sempre che noi siamo quello che facciamo, dunque ogni artista È, in tutto e per tutto, la propria opera.&quot;

A mio parere è Tash che scinde l&#039;autore dal testo, rivolgendosi in modo  diretto alla &quot;persona&quot; dell&#039;autore e rimproverandogli la reticenza - questo mi è sembrato di cogliere: la bischerata - e non limitandosi a quelle che  possono essere le giuste critiche sull&#039;uso letterario - sbagliato tecnicamente, secondo Tash - della stessa reticenza, senza volerla trasformare nel suo contrario.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La chiarezza del commento di Alcor mi costringe a riflettere sulle mie reazioni e, in parte, a fare ammenda scusandomi con Tash.<br />
Mi ha convinto l&#8217;accenno al &#8220;solito problema della mancanza del tono della voce&#8221;.<br />
Può essersi trattato di un fraintendimento.<br />
La percezione parziale di un&#8217;espressione viene colmata automaticamente dal nostro cervello con toni o significati appartenenti alla nostra memoria.<br />
Che la perentorietà sia un&#8217;arma da me spesso usata per farmi spazio nella giungla dei rapporti quotidiani è indiscutibile.<br />
Può quindi essersi trattato di proiezione.</p>
<p>Ma ritornando in tema: non condivido, per questo, le posizioni di Tash.<br />
E giudico contradditorio il ragionamento su cui ha basato la giustificazione delle sua domanda:</p>
<p>&#8220;Alla fine azzardo una modesta postilla, senza voler insegnare niente a nessuno: credo che uno scrittore non possa dire “io non sono il testo”, perché per il lettore, come per chiunque, è vero esattamente il contrario.<br />
Sono convinto da sempre che noi siamo quello che facciamo, dunque ogni artista È, in tutto e per tutto, la propria opera.&#8221;</p>
<p>A mio parere è Tash che scinde l&#8217;autore dal testo, rivolgendosi in modo  diretto alla &#8220;persona&#8221; dell&#8217;autore e rimproverandogli la reticenza &#8211; questo mi è sembrato di cogliere: la bischerata &#8211; e non limitandosi a quelle che  possono essere le giuste critiche sull&#8217;uso letterario &#8211; sbagliato tecnicamente, secondo Tash &#8211; della stessa reticenza, senza volerla trasformare nel suo contrario.</p>
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		<title>
		Di: Alcor		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/09/20/gino-hahnemann/#comment-97881</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Sep 2008 17:41:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non entro nel merito delle ragioni per cui Stefano non ha risposto alla lettera, a me per esempio non sarebbe mai venuta in mente la domanda che gli ha fatto tash, perchè io sono una che &quot;potrebbe&quot; non rispondere a una lettera.
Mi interessa però sempre la dinamica dei commenti, che sono testi.
Ho riletto il primo di tash al quale Stefano ha risposto con qualche fastidio e quello di soldato blu che gli dà del bischero.
E mi sono chiesta, perché?
A me in effetti era sembrato solo un chiedere venato di compassione, tash si era fatto carico della risposta non ricevuta. Qualcosa in più, in effetti di &quot;un&#039;onesta domanda&quot;. Direi una domanda emotiva.
Di questa domanda emotiva è stata data però una lettura negativa.
Soldato blu definisce il modo di tashtego perentorio, il che forse è accaduto in altri thread, non qui. 
C&#039;è dunque sempre un &quot;pregiudizio personale&quot; che si spalma da un testo all&#039;altro e si rafforza di commento in commento.
La fama copre il testo.
Anche se poi, se si va a vedere come nasce la fama, ci si accorge che nasce per equivoci e misletture.
E&#039; in parte il solito probema della mancanza del tono di voce, ma c&#039;è di più, a mio avviso, che non mi spiego. (In generale. Ho approfittato di voi per un piccolo OT).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non entro nel merito delle ragioni per cui Stefano non ha risposto alla lettera, a me per esempio non sarebbe mai venuta in mente la domanda che gli ha fatto tash, perchè io sono una che &#8220;potrebbe&#8221; non rispondere a una lettera.<br />
Mi interessa però sempre la dinamica dei commenti, che sono testi.<br />
Ho riletto il primo di tash al quale Stefano ha risposto con qualche fastidio e quello di soldato blu che gli dà del bischero.<br />
E mi sono chiesta, perché?<br />
A me in effetti era sembrato solo un chiedere venato di compassione, tash si era fatto carico della risposta non ricevuta. Qualcosa in più, in effetti di &#8220;un&#8217;onesta domanda&#8221;. Direi una domanda emotiva.<br />
Di questa domanda emotiva è stata data però una lettura negativa.<br />
Soldato blu definisce il modo di tashtego perentorio, il che forse è accaduto in altri thread, non qui.<br />
C&#8217;è dunque sempre un &#8220;pregiudizio personale&#8221; che si spalma da un testo all&#8217;altro e si rafforza di commento in commento.<br />
La fama copre il testo.<br />
Anche se poi, se si va a vedere come nasce la fama, ci si accorge che nasce per equivoci e misletture.<br />
E&#8217; in parte il solito probema della mancanza del tono di voce, ma c&#8217;è di più, a mio avviso, che non mi spiego. (In generale. Ho approfittato di voi per un piccolo OT).</p>
]]></content:encoded>
		
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		<item>
		<title>
		Di: harzman		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/09/20/gino-hahnemann/#comment-97876</link>

		<dc:creator><![CDATA[harzman]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Sep 2008 13:07:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[OT Mutatis mutandis, l&#039;altro ieri ho visto &lt;i&gt;Bubble&lt;/i&gt; di Steven Soderbergh, in cui l&#039;enigma, di tipo poliziesco, oltre a emergere dopo ben un&#039;ora di film (su 75 minuti), rimane irrisolto fino alle ultime due brevissime sequenze non a causa di un artificio narrativo, che pure in qualche misura c&#039;è e concorre a generare nello spettatore una continua revisione della propria ipotesi, ma per via della rimozione mentale che, fino all&#039;ultimo istante, caratterizza l&#039;omicida - il quale, solo dopo la prima notte in carcere, realizza di aver commesso il crimine. Ora, non mi intendo di psicologia criminale, ma narrativamente gli elementi caratteriali o ambientali che dovevano preparare un simile esito mi son parsi deboli.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>OT Mutatis mutandis, l&#8217;altro ieri ho visto <i>Bubble</i> di Steven Soderbergh, in cui l&#8217;enigma, di tipo poliziesco, oltre a emergere dopo ben un&#8217;ora di film (su 75 minuti), rimane irrisolto fino alle ultime due brevissime sequenze non a causa di un artificio narrativo, che pure in qualche misura c&#8217;è e concorre a generare nello spettatore una continua revisione della propria ipotesi, ma per via della rimozione mentale che, fino all&#8217;ultimo istante, caratterizza l&#8217;omicida &#8211; il quale, solo dopo la prima notte in carcere, realizza di aver commesso il crimine. Ora, non mi intendo di psicologia criminale, ma narrativamente gli elementi caratteriali o ambientali che dovevano preparare un simile esito mi son parsi deboli.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Tash		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/09/20/gino-hahnemann/#comment-97871</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tash]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Sep 2008 12:15:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per restare in argomento.
Ieri sera ho visto Le tre scimmie, bel film del turco Ceylan.
Soprattutto nella prima parte vi è un uso poetico dell’omissione. 
Il metodo è questo: assistiamo sempre alla scena precedente e a quella seguente rispetto ad un passaggio narrativo importante, ma la scena che mostra direttamente il passaggio, non c’è.
Ceylan costruisce una tensione di conoscenza, ma poi costringe lo spettatore a sciogliersela da sé in base agli indizi che gli fornisce successivamente.
Questa tecnica, peraltro declinata in modo non del tutto coerente, gli consente di stare addosso alle sue figure e soprattutto alla rete complessa di rapporti inter-personali famigliari che si crea proprio in conseguenza delle azioni che non vediamo.
Detta così sembra una cosa artificiosa, ma il risultato è del tutto opposto.
In fondo tutti viviamo le conseguenze di molti fatti cui non abbiamo assistito, di cui sappiamo solo ciò che ci hanno raccontato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per restare in argomento.<br />
Ieri sera ho visto Le tre scimmie, bel film del turco Ceylan.<br />
Soprattutto nella prima parte vi è un uso poetico dell’omissione.<br />
Il metodo è questo: assistiamo sempre alla scena precedente e a quella seguente rispetto ad un passaggio narrativo importante, ma la scena che mostra direttamente il passaggio, non c’è.<br />
Ceylan costruisce una tensione di conoscenza, ma poi costringe lo spettatore a sciogliersela da sé in base agli indizi che gli fornisce successivamente.<br />
Questa tecnica, peraltro declinata in modo non del tutto coerente, gli consente di stare addosso alle sue figure e soprattutto alla rete complessa di rapporti inter-personali famigliari che si crea proprio in conseguenza delle azioni che non vediamo.<br />
Detta così sembra una cosa artificiosa, ma il risultato è del tutto opposto.<br />
In fondo tutti viviamo le conseguenze di molti fatti cui non abbiamo assistito, di cui sappiamo solo ciò che ci hanno raccontato.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: orsola puecher		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/09/20/gino-hahnemann/#comment-97866</link>

		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Sep 2008 10:23:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ci siamo incrociati
grazie a te Stefano

,\\&#039;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ci siamo incrociati<br />
grazie a te Stefano</p>
<p>,\\&#8217;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: orsola puecher		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/09/20/gino-hahnemann/#comment-97864</link>

		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Sep 2008 10:18:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[la scrittura in rete porta a testi di natura molto ibrida 
fra diario in pubblico e saggio, fra narrativa  e testimonainza diretta, fra giornalismo e fiction spesso il confine è ondeggiante, si va dall&#039;estrema mancanza di &quot;pudore&quot; alla reticenza due righe dopo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>la scrittura in rete porta a testi di natura molto ibrida<br />
fra diario in pubblico e saggio, fra narrativa  e testimonainza diretta, fra giornalismo e fiction spesso il confine è ondeggiante, si va dall&#8217;estrema mancanza di &#8220;pudore&#8221; alla reticenza due righe dopo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: harzman		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/09/20/gino-hahnemann/#comment-97863</link>

		<dc:creator><![CDATA[harzman]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Sep 2008 10:17:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sì, è lui.
Questo mi dà l&#039;occasione di rispondere senza sdegno a Tashtego, spiegando la cosa sul piano compositivo, che è il solo che credo abbia (buon) senso trattare.

***

Le osservazioni sulla gestione narrativa della reticenza e il difetto di forma  sono condivisibili.
La mia intenzione, più o meno riuscita, e comunque basata sul groviglio di sentimenti descritto da Orsola (salvo poi implicare le sfumature soggettive del caso), era effettivamente quella espressa da Soldato Blu, cioè far sì che la reticenza appartenesse al testo, al suo colore emotivo.
Nel post originale, quello pubblicato nel mio blog, il profilo biografico dell&#039;artista è seguito da un breve ponte in cui, adducendo il dilettantismo di allora come scusa per non riportare la traduzione italiana, presento la versione originale della poesia che tradussi e spedii a Gino (la prima che Gino declama qui sopra). Subito sotto, concludo il pezzo con due frasi: la prima rimanda al link del sito &quot;Literaturport&quot; dove si può vedere lo stesso video postato qui da Orsola; la seconda, nelle mie intenzioni, era precisamente la conclusione personale ed emotiva del pezzo, che qui non appare perché per NI abbiamo deciso di cambiare la coda (la poesia qui sopra l&#039;ho tradotta al volo nelle due ore precedenti il postaggio), ma che nel mio blog intendeva compiere la coerenza del testo:

«Quanto a me, tra un mese andrò a Weimar, ma a che serve».

In questo modo si chiudeva il motivo aperto nel primo paragrafo e, con esso, la vena emotiva, soltanto elusiva, che attraversa il testo. Credevo così di suggellare coerentemente il silenzio nei confronti del mio stesso rimpianto, quel rimpianto che, nel punto in cui si dice «per ragioni che non so o non voglio spiegarmi», svela una punta di rimorso.

Detto questo, può benissimo darsi che, anche con il finale originale, il testo presenti il difetto di forma ravvisato da Tashtego. Del resto l&#039;ho scritto in tre ore, praticamente di getto.

***

Credo che raccoglierò il tuo stimolo, Orsola, e proverò a tradurre altre poesie di Gino. Grazie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, è lui.<br />
Questo mi dà l&#8217;occasione di rispondere senza sdegno a Tashtego, spiegando la cosa sul piano compositivo, che è il solo che credo abbia (buon) senso trattare.</p>
<p>***</p>
<p>Le osservazioni sulla gestione narrativa della reticenza e il difetto di forma  sono condivisibili.<br />
La mia intenzione, più o meno riuscita, e comunque basata sul groviglio di sentimenti descritto da Orsola (salvo poi implicare le sfumature soggettive del caso), era effettivamente quella espressa da Soldato Blu, cioè far sì che la reticenza appartenesse al testo, al suo colore emotivo.<br />
Nel post originale, quello pubblicato nel mio blog, il profilo biografico dell&#8217;artista è seguito da un breve ponte in cui, adducendo il dilettantismo di allora come scusa per non riportare la traduzione italiana, presento la versione originale della poesia che tradussi e spedii a Gino (la prima che Gino declama qui sopra). Subito sotto, concludo il pezzo con due frasi: la prima rimanda al link del sito &#8220;Literaturport&#8221; dove si può vedere lo stesso video postato qui da Orsola; la seconda, nelle mie intenzioni, era precisamente la conclusione personale ed emotiva del pezzo, che qui non appare perché per NI abbiamo deciso di cambiare la coda (la poesia qui sopra l&#8217;ho tradotta al volo nelle due ore precedenti il postaggio), ma che nel mio blog intendeva compiere la coerenza del testo:</p>
<p>«Quanto a me, tra un mese andrò a Weimar, ma a che serve».</p>
<p>In questo modo si chiudeva il motivo aperto nel primo paragrafo e, con esso, la vena emotiva, soltanto elusiva, che attraversa il testo. Credevo così di suggellare coerentemente il silenzio nei confronti del mio stesso rimpianto, quel rimpianto che, nel punto in cui si dice «per ragioni che non so o non voglio spiegarmi», svela una punta di rimorso.</p>
<p>Detto questo, può benissimo darsi che, anche con il finale originale, il testo presenti il difetto di forma ravvisato da Tashtego. Del resto l&#8217;ho scritto in tre ore, praticamente di getto.</p>
<p>***</p>
<p>Credo che raccoglierò il tuo stimolo, Orsola, e proverò a tradurre altre poesie di Gino. Grazie.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Tash		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/09/20/gino-hahnemann/#comment-97861</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tash]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Sep 2008 10:07:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[sapevo che era inutile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sapevo che era inutile.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: orsola puecher		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/09/20/gino-hahnemann/#comment-97855</link>

		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Sep 2008 09:22:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[sarà che questa esperienza di mettere un nome di amici in Google e trovare la seconda data di fianco alla prima mi è capitata di recente, ma quel filo di gelo per loro ed anche per se stessi, quel rimpianto senza appello di aver perso i contatti, che ha volte non ha un motivo particolare se non nei percorsi delle vite, è  davvero una sensazione terribile
non si ha molta voglia di spiegarsela e di spiegarla
punge un po&#039; nel vivo insomma
è lecito il domandare di Tash ma anche il non ricevere risposta

la poesia è molto bella
sembra la descrizione di una vera e propria performance artistica concettuale

se Stefano traducesse altre poesie di Gino Hahnemann 
sarebbe molto interessante

questo dovrebbe essere lui:


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			<content:encoded><![CDATA[<p>sarà che questa esperienza di mettere un nome di amici in Google e trovare la seconda data di fianco alla prima mi è capitata di recente, ma quel filo di gelo per loro ed anche per se stessi, quel rimpianto senza appello di aver perso i contatti, che ha volte non ha un motivo particolare se non nei percorsi delle vite, è  davvero una sensazione terribile<br />
non si ha molta voglia di spiegarsela e di spiegarla<br />
punge un po&#8217; nel vivo insomma<br />
è lecito il domandare di Tash ma anche il non ricevere risposta</p>
<p>la poesia è molto bella<br />
sembra la descrizione di una vera e propria performance artistica concettuale</p>
<p>se Stefano traducesse altre poesie di Gino Hahnemann<br />
sarebbe molto interessante</p>
<p>questo dovrebbe essere lui:</p>
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