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	Commenti a: Omicidi bianchi	</title>
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		<title>
		Di: Precaria		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/10/13/omicidi-bianchi/#comment-98772</link>

		<dc:creator><![CDATA[Precaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Oct 2008 13:06:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Mi ha risposto: vabbè, ma tanto c’è un dirigente, e poi il direttore dei lavori, no?
Altro giro perverso. Chi controlla i controllori?&quot;

Dei controllori dei controllori, non c&#039;è bisogno.
Quelle persone, per l&#039;appunto, NON svolgono il proprio lavoro, per il quale sono pagati. A questi però, nessuno li manda a casa. O fare un po&#039; di lavori due mesi qui, due mesi là. E naturalmente è il manovale che dovrebbe ribellarsi. Perché non si ribellano dall&#039;alto, i signori che ne hanno il tempo, la forza, e lo stipendio per farlo?
(Io per quanto mi riguarda, ho deciso: tra il crepare lavorando per loro, preferisco crepare di fame. Finché c&#039;è una minestra, va bene, quando non ci sarà più, amen, per questi non lavoro più. Io mi sono stancata di stare alla mercè di semianalfabeti. Datori di lavoro che non sanno manco scrivere a un pc. L&#039;ultimo colloquio che ho fatto, l&#039;ho fatto con uno che mi diceva: allora non ha capito? qua non c&#039;è orario, se ha un compagno lo avverta che lei non sa più quando torna a casa. A volte si fa mezzanotte. Quante volte non lo so. E ancora: si dimentichi di avere una vita privata. Lei vivrà - testuale - per lavorare. Per lui, naturalmente. Uno che scrive &quot;a mano&quot; i contratti, perché non sa &quot;digitare&quot; sul pc, lui, non dirò &quot;usare&quot;).
Si guardino gli &quot;annunci&quot;, i signori &quot;dall&#039;alto&quot;. Gli annunci ambigui (ambigui? più chiari di così!) che dicono: cerco una segretaria, eh, ma in realtà cerco una puttana. 
Io, mentre cerco lavoro, dovrei stare a denunciare a destra e a manca, dalla mattina alla sera, ve lo dico io.
Queste persone spregevoli. Che si approfittano delle persone che cercano lavoro (e basta). E quelli che abusano continuamente del proprio potere? che vi umiliano, vi fanno violenze psicologiche e vi distruggono? 

La Politica non esiste più. Non esistono le persone. Quando si arriva a morire per lavorare, come sta succedendo da troppo tempo, non esiste più niente. Solo indifferenza. Schifo. Morto un operaio se ne prende un altro: questo è. Questo, questo, questo, è. Inutile raccontarsela.
(E a quelli come Marco Rovelli, li ringrazio lo stesso: so che lui non se la racconta, ma continua a raccontare a tutti quello che succede. Non ci fosse nemmeno questo, sarebbe la fine della fine).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Mi ha risposto: vabbè, ma tanto c’è un dirigente, e poi il direttore dei lavori, no?<br />
Altro giro perverso. Chi controlla i controllori?&#8221;</p>
<p>Dei controllori dei controllori, non c&#8217;è bisogno.<br />
Quelle persone, per l&#8217;appunto, NON svolgono il proprio lavoro, per il quale sono pagati. A questi però, nessuno li manda a casa. O fare un po&#8217; di lavori due mesi qui, due mesi là. E naturalmente è il manovale che dovrebbe ribellarsi. Perché non si ribellano dall&#8217;alto, i signori che ne hanno il tempo, la forza, e lo stipendio per farlo?<br />
(Io per quanto mi riguarda, ho deciso: tra il crepare lavorando per loro, preferisco crepare di fame. Finché c&#8217;è una minestra, va bene, quando non ci sarà più, amen, per questi non lavoro più. Io mi sono stancata di stare alla mercè di semianalfabeti. Datori di lavoro che non sanno manco scrivere a un pc. L&#8217;ultimo colloquio che ho fatto, l&#8217;ho fatto con uno che mi diceva: allora non ha capito? qua non c&#8217;è orario, se ha un compagno lo avverta che lei non sa più quando torna a casa. A volte si fa mezzanotte. Quante volte non lo so. E ancora: si dimentichi di avere una vita privata. Lei vivrà &#8211; testuale &#8211; per lavorare. Per lui, naturalmente. Uno che scrive &#8220;a mano&#8221; i contratti, perché non sa &#8220;digitare&#8221; sul pc, lui, non dirò &#8220;usare&#8221;).<br />
Si guardino gli &#8220;annunci&#8221;, i signori &#8220;dall&#8217;alto&#8221;. Gli annunci ambigui (ambigui? più chiari di così!) che dicono: cerco una segretaria, eh, ma in realtà cerco una puttana.<br />
Io, mentre cerco lavoro, dovrei stare a denunciare a destra e a manca, dalla mattina alla sera, ve lo dico io.<br />
Queste persone spregevoli. Che si approfittano delle persone che cercano lavoro (e basta). E quelli che abusano continuamente del proprio potere? che vi umiliano, vi fanno violenze psicologiche e vi distruggono? </p>
<p>La Politica non esiste più. Non esistono le persone. Quando si arriva a morire per lavorare, come sta succedendo da troppo tempo, non esiste più niente. Solo indifferenza. Schifo. Morto un operaio se ne prende un altro: questo è. Questo, questo, questo, è. Inutile raccontarsela.<br />
(E a quelli come Marco Rovelli, li ringrazio lo stesso: so che lui non se la racconta, ma continua a raccontare a tutti quello che succede. Non ci fosse nemmeno questo, sarebbe la fine della fine).</p>
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		<item>
		<title>
		Di: plessus		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/10/13/omicidi-bianchi/#comment-98769</link>

		<dc:creator><![CDATA[plessus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Oct 2008 11:42:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=9503#comment-98769</guid>

					<description><![CDATA[“alla perdita dei legami di classe si potrebbe rispondere solo con la ricostruzione dei legami sociali nelle città”
Marco, hai sbagliato il modo condizionale e scambiato il predicato del potere con verbo del dovere: si deve rispondere.
Per il resto, non c’è un rigo in cui sia in disaccordo con te. Con mille rovelli in giro le cifre degli omicidi bianchi sarebbero meno spaventose. Non nicchiare, e spero che nessuno, neanche tu, prenda l’affermazione come uno srotolamento di tappeto rosso.
C’è però anche altro, oltre alla solitudine di precaria e di tante altre solitudini come la sua, alle quali vanno tutta la mia scarsamente produttiva solidarietà. Il tempo mancante, e non solo quello. Chi lavora in cantiere spesso lavora lontano da casa e costituire elementi fondativi comporta investimenti di energie e tempi che non si è disposti a sacrificare, specialmente se urge il ritorno al focolare domestico con coniuge e prole. Ci si sacrifica al lavoro, eppoi bisogna sacrificare la famiglia per difendere i propri diritti al lavoro? Un giro perverso privo di un’uscita salvifica a breve e medio termine. Anche il precario, se passa – non so se dico stupidaggini - la maggior parte del tempo a lavorare, a cercare lavoro e a cercare famiglia, dove li trova i momenti per costruirsi una via d’uscita da questo giro altrettanto perverso?
Allora, si continua a denti stretti appesantiti dal proprio scoraggiamento.
Il mio ente-ufficio è situato in un palazzo, di cui è proprietario, in fase di ritrutturazione esterna. Hanno montato e smontato ponteggi, mobili e fissi, hanno pitturato, hanno tolto l’eternit e lavato. Gli operai saltavano come grilli da un ponteggio all’altro, privi di mantovane i ponteggi, e privi di corde di sicurezza e di elmetti gli operai. I bidoni di vernice erano parcheggiati davanti alla porta della caldaia e non esistevano cartelli di pericolo né di avviso lavori. Il direttore dei lavori non si è mai visto, ma ho visto le sue parcelle da svariate decine di migliaia di euro cadauna.
Ho fatto presente ad un alto funzionario la situazione, come se lui non l’avesse presente, come se tutti gli altri impiegati non l’avessero presente. 
Mi ha risposto: vabbè, ma tanto c’è un dirigente, e poi il direttore dei lavori, no?
Altro giro perverso. Chi controlla i controllori?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“alla perdita dei legami di classe si potrebbe rispondere solo con la ricostruzione dei legami sociali nelle città”<br />
Marco, hai sbagliato il modo condizionale e scambiato il predicato del potere con verbo del dovere: si deve rispondere.<br />
Per il resto, non c’è un rigo in cui sia in disaccordo con te. Con mille rovelli in giro le cifre degli omicidi bianchi sarebbero meno spaventose. Non nicchiare, e spero che nessuno, neanche tu, prenda l’affermazione come uno srotolamento di tappeto rosso.<br />
C’è però anche altro, oltre alla solitudine di precaria e di tante altre solitudini come la sua, alle quali vanno tutta la mia scarsamente produttiva solidarietà. Il tempo mancante, e non solo quello. Chi lavora in cantiere spesso lavora lontano da casa e costituire elementi fondativi comporta investimenti di energie e tempi che non si è disposti a sacrificare, specialmente se urge il ritorno al focolare domestico con coniuge e prole. Ci si sacrifica al lavoro, eppoi bisogna sacrificare la famiglia per difendere i propri diritti al lavoro? Un giro perverso privo di un’uscita salvifica a breve e medio termine. Anche il precario, se passa – non so se dico stupidaggini &#8211; la maggior parte del tempo a lavorare, a cercare lavoro e a cercare famiglia, dove li trova i momenti per costruirsi una via d’uscita da questo giro altrettanto perverso?<br />
Allora, si continua a denti stretti appesantiti dal proprio scoraggiamento.<br />
Il mio ente-ufficio è situato in un palazzo, di cui è proprietario, in fase di ritrutturazione esterna. Hanno montato e smontato ponteggi, mobili e fissi, hanno pitturato, hanno tolto l’eternit e lavato. Gli operai saltavano come grilli da un ponteggio all’altro, privi di mantovane i ponteggi, e privi di corde di sicurezza e di elmetti gli operai. I bidoni di vernice erano parcheggiati davanti alla porta della caldaia e non esistevano cartelli di pericolo né di avviso lavori. Il direttore dei lavori non si è mai visto, ma ho visto le sue parcelle da svariate decine di migliaia di euro cadauna.<br />
Ho fatto presente ad un alto funzionario la situazione, come se lui non l’avesse presente, come se tutti gli altri impiegati non l’avessero presente.<br />
Mi ha risposto: vabbè, ma tanto c’è un dirigente, e poi il direttore dei lavori, no?<br />
Altro giro perverso. Chi controlla i controllori?</p>
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		<title>
		Di: marco rovelli		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/10/13/omicidi-bianchi/#comment-98759</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco rovelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Oct 2008 08:17:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=9503#comment-98759</guid>

					<description><![CDATA[Torno a dire - sul piano sul quale la poni hai ragione. In qualche intervista mi hanno chiesto - che cosa ti ha fatto più male in questo viaggio nell&#039;Italia delle morti sul lavoro? E io ho risposto proprio la solitudine dei lavoratori, l&#039;indifferenza, la perdita di legami. E&#039; un Sistema usurante, sì. Ma adesso dovremmo cercare di cogliere le opportunità. 
A me, in questo momento, preoccupano le derive politiche che - &quot;dall&#039;alto&quot; - potrebbero degradare tutto ulteriormente - le analogie con gli anni trenta ci sono tutte, da tempo (il neoliberismo Hoover/Bush, le ondate migratorie, la risposta protezionista che alimenta il fascismo), e la crisi segna il rischioso punto di svolta. Forse adesso è il momento di vedere se - Quando cresce il pericolo aumenta pure tutto ciò che salva.
Ma - certo - come può un lavoratore solo riuscire a farlo? Non può, certo. Se ne esce insieme. E insieme forse significa cogliere e amplificare tutte quelle piccole ma molteplici occasioni di fare comunità sul territorio, nella città. Qua si aprirebbe un discorso diverso, certo: ma alla perdita dei legami di classe si potrebbe rispondere solo con la ricostruzione dei legami sociali nelle città. Oggi, però, questo lavoro lo stanno facendo le destre (e non solo con le Case Pound). Andrebbero riprese le fila del discorso. Superando però isolamenti e condanne socialfasciste. Insomma - se sul piano economico-sociologico non se ne esce, bisognerebbe riprendere l&#039;inziativa sul piano del Politico. E oggi &quot;Politica&quot; torna davvero sul piano della Polis. Altre vie d&#039;uscita, francamente, non ne vedo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Torno a dire &#8211; sul piano sul quale la poni hai ragione. In qualche intervista mi hanno chiesto &#8211; che cosa ti ha fatto più male in questo viaggio nell&#8217;Italia delle morti sul lavoro? E io ho risposto proprio la solitudine dei lavoratori, l&#8217;indifferenza, la perdita di legami. E&#8217; un Sistema usurante, sì. Ma adesso dovremmo cercare di cogliere le opportunità.<br />
A me, in questo momento, preoccupano le derive politiche che &#8211; &#8220;dall&#8217;alto&#8221; &#8211; potrebbero degradare tutto ulteriormente &#8211; le analogie con gli anni trenta ci sono tutte, da tempo (il neoliberismo Hoover/Bush, le ondate migratorie, la risposta protezionista che alimenta il fascismo), e la crisi segna il rischioso punto di svolta. Forse adesso è il momento di vedere se &#8211; Quando cresce il pericolo aumenta pure tutto ciò che salva.<br />
Ma &#8211; certo &#8211; come può un lavoratore solo riuscire a farlo? Non può, certo. Se ne esce insieme. E insieme forse significa cogliere e amplificare tutte quelle piccole ma molteplici occasioni di fare comunità sul territorio, nella città. Qua si aprirebbe un discorso diverso, certo: ma alla perdita dei legami di classe si potrebbe rispondere solo con la ricostruzione dei legami sociali nelle città. Oggi, però, questo lavoro lo stanno facendo le destre (e non solo con le Case Pound). Andrebbero riprese le fila del discorso. Superando però isolamenti e condanne socialfasciste. Insomma &#8211; se sul piano economico-sociologico non se ne esce, bisognerebbe riprendere l&#8217;inziativa sul piano del Politico. E oggi &#8220;Politica&#8221; torna davvero sul piano della Polis. Altre vie d&#8217;uscita, francamente, non ne vedo.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Precaria		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/10/13/omicidi-bianchi/#comment-98753</link>

		<dc:creator><![CDATA[Precaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 22:38:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Marco, premesso che non vorrei mai togliere a nessuno (nemmeno a me, paradossalmente) il &quot;credere di credere. L’ottimismo della volontà&quot; e che ti ammiro per quello che fai.

Noi siamo soli. Io sono sola. Io non ce l&#039;ho la collega o il collega a fianco, il compagno, Marco. Siamo tutti soli a cercare lavoro. E siamo soli sul lavoro. Come sono soli quei lavoratori nei cantieri, di cui parlava quella bravissima giovane che hai proposto  - di cui mi scuso non ricordo adesso il nome - pochi giorni fa. Sono soli loro e siamo soli noi,per tante ragioni, ma infine, anche perché... Sai perché? Perché il lavoro finisce. 

Finisce e si torna in un altro &quot;cantiere&quot;, come diceva bene quella brava giovane che ha fatto il reportage. Si torna nel cantiere con altre persone. Altri compagni che non ti conoscono e che tu non conosci. E dura poco. Cinque mesi, due, sei? Un anno, due?

Non dura più trent&#039;anni, il lavoro.

I lavoratori non sono più uniti, perché non hanno più manco il tempo, di unirsi.

La mia generazione, che è la tua, è disgregata, dispersa. 

Il lavoro finisce e si ricomicia la trafila (manda i curricula, fai il colloquio, se sei miracolato lavori per un altro po&#039;, finché finisce). Dopo pochi anni, t&#039;assicuro, sei (quasi) finito.

Ci sono alcuni tipi di lavori che sono &quot;usuranti&quot;. E c&#039;è il sistema che è usurante.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Marco, premesso che non vorrei mai togliere a nessuno (nemmeno a me, paradossalmente) il &#8220;credere di credere. L’ottimismo della volontà&#8221; e che ti ammiro per quello che fai.</p>
<p>Noi siamo soli. Io sono sola. Io non ce l&#8217;ho la collega o il collega a fianco, il compagno, Marco. Siamo tutti soli a cercare lavoro. E siamo soli sul lavoro. Come sono soli quei lavoratori nei cantieri, di cui parlava quella bravissima giovane che hai proposto  &#8211; di cui mi scuso non ricordo adesso il nome &#8211; pochi giorni fa. Sono soli loro e siamo soli noi,per tante ragioni, ma infine, anche perché&#8230; Sai perché? Perché il lavoro finisce. </p>
<p>Finisce e si torna in un altro &#8220;cantiere&#8221;, come diceva bene quella brava giovane che ha fatto il reportage. Si torna nel cantiere con altre persone. Altri compagni che non ti conoscono e che tu non conosci. E dura poco. Cinque mesi, due, sei? Un anno, due?</p>
<p>Non dura più trent&#8217;anni, il lavoro.</p>
<p>I lavoratori non sono più uniti, perché non hanno più manco il tempo, di unirsi.</p>
<p>La mia generazione, che è la tua, è disgregata, dispersa. </p>
<p>Il lavoro finisce e si ricomicia la trafila (manda i curricula, fai il colloquio, se sei miracolato lavori per un altro po&#8217;, finché finisce). Dopo pochi anni, t&#8217;assicuro, sei (quasi) finito.</p>
<p>Ci sono alcuni tipi di lavori che sono &#8220;usuranti&#8221;. E c&#8217;è il sistema che è usurante.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giocatore d'Azzardo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/10/13/omicidi-bianchi/#comment-98752</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giocatore d'Azzardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 21:48:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gare al &#039;massimo ribasso&#039;: sono una barbarie e indipendentemente dal settore. Diventano preda dei soliti grandi noti che poi scaricano i costi di sub-appalto in sub-appalto utilizzando le piccole e medie imprese anche come banca.
Se a questo aggiungiamo l&#039;indecenza di pagamenti che, se va bene, non arrivano prima di 120 giorni (spesso a COMPLETAMENTO del lavoro e a collaudo avvenuto) abbiamo individuato una delle principali cause degli incidenti sul lavoro. E lo Stato, che dovrebbe evitare queste indecenze, è il primo della lista: ottenere un pagamento prima di 90 giorni da qualunque Ministero è una chimera.

Blackjack.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gare al &#8216;massimo ribasso&#8217;: sono una barbarie e indipendentemente dal settore. Diventano preda dei soliti grandi noti che poi scaricano i costi di sub-appalto in sub-appalto utilizzando le piccole e medie imprese anche come banca.<br />
Se a questo aggiungiamo l&#8217;indecenza di pagamenti che, se va bene, non arrivano prima di 120 giorni (spesso a COMPLETAMENTO del lavoro e a collaudo avvenuto) abbiamo individuato una delle principali cause degli incidenti sul lavoro. E lo Stato, che dovrebbe evitare queste indecenze, è il primo della lista: ottenere un pagamento prima di 90 giorni da qualunque Ministero è una chimera.</p>
<p>Blackjack.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: marco rovelli		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/10/13/omicidi-bianchi/#comment-98751</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco rovelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 21:32:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&lt;p&gt;@Precaria:&lt;/p&gt;
Non posso dissentire da quel che dici. Dici cose vere. Ma allora? Quel che dici non può che culminare in un - rassegnamoci. Ecco, non ci s può rassegnare. Bisogna credere di credere. L&#039;ottimismo della volontà. Occorre mantenere la posizione, io credo. Non foss&#039;altro che in una modalità di pensiero. Ma poi - adesso viene la Crisi, e siamo agli ultimi giorni di Weimar - come se ne esce? Se ci rassegnamo, la via d&#039;uscita ricalcherà quella degli anni trenta - quando l&#039;Europa era così fieramente e quasi compattamente fascista. Possiamo evitare che finisca così solo mantenendo aperte le possibilità di un&#039;&lt;em&gt;altra storia&lt;/em&gt;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Precaria:</p>
<p>Non posso dissentire da quel che dici. Dici cose vere. Ma allora? Quel che dici non può che culminare in un &#8211; rassegnamoci. Ecco, non ci s può rassegnare. Bisogna credere di credere. L&#8217;ottimismo della volontà. Occorre mantenere la posizione, io credo. Non foss&#8217;altro che in una modalità di pensiero. Ma poi &#8211; adesso viene la Crisi, e siamo agli ultimi giorni di Weimar &#8211; come se ne esce? Se ci rassegnamo, la via d&#8217;uscita ricalcherà quella degli anni trenta &#8211; quando l&#8217;Europa era così fieramente e quasi compattamente fascista. Possiamo evitare che finisca così solo mantenendo aperte le possibilità di un&#8217;<em>altra storia</em>.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Precaria		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/10/13/omicidi-bianchi/#comment-98750</link>

		<dc:creator><![CDATA[Precaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 21:07:12 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=9503#comment-98750</guid>

					<description><![CDATA[Triste, triste, triste.

&quot;Sono i lavoratori a doversi difendere. Nessuno può farlo per loro.&quot;

Impossibile, temo, Marco. Siamo alla schiavitù. Non se ne esce, se non se ne vuole uscire &quot;dall&#039;alto&quot;. A cosa servono la politica, la democrazia, lo Stato. E i nuovi processi industriali, il meccanismo perverso del consumo, dove li butteranno adesso? Ce li terremo, tutti quanti. E l&#039;ultima ruota del carro in particolare ne subirà le più drammatiche conseguenze.
In lavori più qualificati, di questi dell&#039;edilizia in cui si muore, si muore in altro modo. 
Niente di paragonabile, alla morte vera e propria, naturalmente. Ancora. Ma si muore. Ossia, passando da un lavoro all&#039;altro, finisce che un giorno, il lavoro, non lo trovi più. 

Con chi ti coalizzi quel giorno? Quando non ti coalizzavi nemmeno per un lavoro che durava due mesi, sei?

E poi, ti fanno venire l&#039;esaurimento quando lavori. E quando non &quot;lavori&quot; ti viene perché non &quot;lavori&quot;. E poi ti viene da piangere sapendo ogni giorno dei lavoratori che muoiono, e tu sei ancora vivo. Dobbiamo noi risolvere questo problema? Credi che se quei poveri lavoratori avessero avuto consapevolezza di avere un potere, non lo avrebbero esercitato, e avrebbero scelto di morire? Lo credi davvero?

Una volta credevo come te, adesso non ci credo più. Quando sei solo, è inutile lottare per altri: prendono di mira te e ti buttano fuori. Tu mi dirai, ma bisogna unirsi. D&#039;accordo. In teoria. Perché fuori dalla porta c&#039;è un esercito (di gente che crepa di fame) e loro lo sanno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Triste, triste, triste.</p>
<p>&#8220;Sono i lavoratori a doversi difendere. Nessuno può farlo per loro.&#8221;</p>
<p>Impossibile, temo, Marco. Siamo alla schiavitù. Non se ne esce, se non se ne vuole uscire &#8220;dall&#8217;alto&#8221;. A cosa servono la politica, la democrazia, lo Stato. E i nuovi processi industriali, il meccanismo perverso del consumo, dove li butteranno adesso? Ce li terremo, tutti quanti. E l&#8217;ultima ruota del carro in particolare ne subirà le più drammatiche conseguenze.<br />
In lavori più qualificati, di questi dell&#8217;edilizia in cui si muore, si muore in altro modo.<br />
Niente di paragonabile, alla morte vera e propria, naturalmente. Ancora. Ma si muore. Ossia, passando da un lavoro all&#8217;altro, finisce che un giorno, il lavoro, non lo trovi più. </p>
<p>Con chi ti coalizzi quel giorno? Quando non ti coalizzavi nemmeno per un lavoro che durava due mesi, sei?</p>
<p>E poi, ti fanno venire l&#8217;esaurimento quando lavori. E quando non &#8220;lavori&#8221; ti viene perché non &#8220;lavori&#8221;. E poi ti viene da piangere sapendo ogni giorno dei lavoratori che muoiono, e tu sei ancora vivo. Dobbiamo noi risolvere questo problema? Credi che se quei poveri lavoratori avessero avuto consapevolezza di avere un potere, non lo avrebbero esercitato, e avrebbero scelto di morire? Lo credi davvero?</p>
<p>Una volta credevo come te, adesso non ci credo più. Quando sei solo, è inutile lottare per altri: prendono di mira te e ti buttano fuori. Tu mi dirai, ma bisogna unirsi. D&#8217;accordo. In teoria. Perché fuori dalla porta c&#8217;è un esercito (di gente che crepa di fame) e loro lo sanno.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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