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	Commenti a: Le conseguenze della cura	</title>
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		Di: gg		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gg]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Oct 2008 10:52:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[vorrei donarvi questo. Grazie.

da Trilogia dell&#039;apparenza.

Il padre.

Ho tralasciato la dimestichezza col nulla disarmante del racconto in cui narravi del padre che spesso di notte andava in cerca d&#039;amore e una notte, l&#039;attesa impaurita e pruriginosa di un peccato dovuto ma non necessario, vide che tra i giovani non ancora adulti c&#039;era un ragazzo a lui familiare. Ho lasciato correre ché il tempo adatto t&#039;avrebbe colto, come un giardiniere le sue rose, e avresti raccontato. Il padre, quella notte, sfarò due volte all&#039;indirizzo del giovane, a malapena distinguibile dalle sue precise ombre e da quelle più indeterminate dell&#039;ambiente, sai come? Con i lampioni in serie che duplicano un corpo in dimensioni plurime. Quella notte il padre fissava il giovane e il ragazzo seminudo, col volto violentato dalla luce che ti rapisce, -lo sai come, te ne ricordi, sì?-, strappato al rassicurante anonimato, ci si sente nudi, non per altro, non che fosse svestito, solo la sua identità proiettata senza pudore sull&#039;immaginario perverso dei suoi possibili clienti; il ragazzo abbagliato teme sempre il più possibile dei casi, il più contrito scontro con la pula, ogni ragazzo lì, col corpo non più del tutto suo, realmente, e non ancora virtualmente di qualche altro uomo, tende a sollevare il bavero del cappotto a guisa di maschera, non si sa mai, lo sai,  e non è difficile, abbacinanti i fari avidi d&#039;amore, pigliare un abbaglio, sbagliare e vedersi aspettare da qualcuno che ti conosce. Un amico, un parente, un coinquilino della vita che conduci di giorno, quando nemmeno tu, a volte, sospetti di essere esattamente come sei. Qualcuno che non ti conosce, infine.  Via, ramon, capita! Ed è un accadimento tragicomico. Ma quella sera, il ragazzo accecato dai fari con la mano sul volto, capì che si trattava proprio di un cliente. E lui, non s&#039;è mai fatto pagare. Non ha mai fatto la puttana. Ha solo seguito in istinto parallelo a quello della sopravvivenza. Soltanto quello, ed era già tanto. 
Del resto un padre, di notte, ha pure lui una paura fottuta di vedersi accostare un&#039;altra vettura non per farsi abbordare ma una fatale sventura, un incontro incongruo nel limite di un parcheggio, pur sempre un parcheggio, nei confini di un territorio normale. Che ne sai? Un uomo che incontra un collega d&#039;ufficio, classicamente stupito e compiacente di quel ricattante segreto (ma in fondo non sempre, ché spesso c&#039;è di mezzo la provvidenza umana a salvarci dal castigo divino, di un dio che paga l&#039;eterno con l&#039;eterno non-scendere a patti col mondo), pensava questo il padre, nella frazione di un secondo, pensava senza accorgersene, automaticamente. È finito. Grazie al cielo. Il ragazzo affonda la mano della maniglia della portiera. Apre. Sorriso di benevola accoglienza: a prescindere da tutto, conta solo l&#039;incontro, col tempo forse anche il resto, l&#039;essenza di una persona, il suo esserci al mondo. L&#039;uomo è a tre quarti con un braccio attorno al volante e l&#039;altra mano artigliata al poggiatesta dell&#039;altro sedile. Il ragazzo è bellissimo. Afferra la maniglia. Lo sportello scatta. Il ragazzo è in macchina. L&#039;uomo lo fissa. Il ragazzo mantiene lo sguardo dritto avanti a sé. Alcuni secondi. L&#039;uomo strozza in gola il convenevole &quot;ciao, cosa ti piace fare?&quot; 
Il ragazzo ha il viso scoperto. 
Ora è al sicuro. 
Si volta e sorride ma… Quell&#039;uomo è suo padre.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>vorrei donarvi questo. Grazie.</p>
<p>da Trilogia dell&#8217;apparenza.</p>
<p>Il padre.</p>
<p>Ho tralasciato la dimestichezza col nulla disarmante del racconto in cui narravi del padre che spesso di notte andava in cerca d&#8217;amore e una notte, l&#8217;attesa impaurita e pruriginosa di un peccato dovuto ma non necessario, vide che tra i giovani non ancora adulti c&#8217;era un ragazzo a lui familiare. Ho lasciato correre ché il tempo adatto t&#8217;avrebbe colto, come un giardiniere le sue rose, e avresti raccontato. Il padre, quella notte, sfarò due volte all&#8217;indirizzo del giovane, a malapena distinguibile dalle sue precise ombre e da quelle più indeterminate dell&#8217;ambiente, sai come? Con i lampioni in serie che duplicano un corpo in dimensioni plurime. Quella notte il padre fissava il giovane e il ragazzo seminudo, col volto violentato dalla luce che ti rapisce, -lo sai come, te ne ricordi, sì?-, strappato al rassicurante anonimato, ci si sente nudi, non per altro, non che fosse svestito, solo la sua identità proiettata senza pudore sull&#8217;immaginario perverso dei suoi possibili clienti; il ragazzo abbagliato teme sempre il più possibile dei casi, il più contrito scontro con la pula, ogni ragazzo lì, col corpo non più del tutto suo, realmente, e non ancora virtualmente di qualche altro uomo, tende a sollevare il bavero del cappotto a guisa di maschera, non si sa mai, lo sai,  e non è difficile, abbacinanti i fari avidi d&#8217;amore, pigliare un abbaglio, sbagliare e vedersi aspettare da qualcuno che ti conosce. Un amico, un parente, un coinquilino della vita che conduci di giorno, quando nemmeno tu, a volte, sospetti di essere esattamente come sei. Qualcuno che non ti conosce, infine.  Via, ramon, capita! Ed è un accadimento tragicomico. Ma quella sera, il ragazzo accecato dai fari con la mano sul volto, capì che si trattava proprio di un cliente. E lui, non s&#8217;è mai fatto pagare. Non ha mai fatto la puttana. Ha solo seguito in istinto parallelo a quello della sopravvivenza. Soltanto quello, ed era già tanto.<br />
Del resto un padre, di notte, ha pure lui una paura fottuta di vedersi accostare un&#8217;altra vettura non per farsi abbordare ma una fatale sventura, un incontro incongruo nel limite di un parcheggio, pur sempre un parcheggio, nei confini di un territorio normale. Che ne sai? Un uomo che incontra un collega d&#8217;ufficio, classicamente stupito e compiacente di quel ricattante segreto (ma in fondo non sempre, ché spesso c&#8217;è di mezzo la provvidenza umana a salvarci dal castigo divino, di un dio che paga l&#8217;eterno con l&#8217;eterno non-scendere a patti col mondo), pensava questo il padre, nella frazione di un secondo, pensava senza accorgersene, automaticamente. È finito. Grazie al cielo. Il ragazzo affonda la mano della maniglia della portiera. Apre. Sorriso di benevola accoglienza: a prescindere da tutto, conta solo l&#8217;incontro, col tempo forse anche il resto, l&#8217;essenza di una persona, il suo esserci al mondo. L&#8217;uomo è a tre quarti con un braccio attorno al volante e l&#8217;altra mano artigliata al poggiatesta dell&#8217;altro sedile. Il ragazzo è bellissimo. Afferra la maniglia. Lo sportello scatta. Il ragazzo è in macchina. L&#8217;uomo lo fissa. Il ragazzo mantiene lo sguardo dritto avanti a sé. Alcuni secondi. L&#8217;uomo strozza in gola il convenevole &#8220;ciao, cosa ti piace fare?&#8221;<br />
Il ragazzo ha il viso scoperto.<br />
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Si volta e sorride ma… Quell&#8217;uomo è suo padre.</p>
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