<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: Reale, troppo reale	</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/reale-troppo-reale/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/reale-troppo-reale/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 12 Nov 2008 10:44:16 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>
		Di: cc		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/reale-troppo-reale/#comment-100388</link>

		<dc:creator><![CDATA[cc]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 10:44:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/reale-troppo-reale/#comment-100388</guid>

					<description><![CDATA[Scusate, temo di essere in ritardo.
Senza addentrarmi troppo nel merito della questione (che per certi versi è complessa e spinosa, per altri, come rileva bene tashtego, è assai più semplice di quanto appaia), vorrei solo far notare che, di per sé, l&#039;idea di &quot;stile&quot; è ambigua e vuota quanto l&#039;idea di &quot;realismo&quot; e formule come &quot;il realismo è una finzione come un’altra&quot; o &quot;la letteratura inizia quando c&#039;è lo stile&quot; sono tautologiche quanto quelle proposte dagli alfieri del &quot;ritorno al reale&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate, temo di essere in ritardo.<br />
Senza addentrarmi troppo nel merito della questione (che per certi versi è complessa e spinosa, per altri, come rileva bene tashtego, è assai più semplice di quanto appaia), vorrei solo far notare che, di per sé, l&#8217;idea di &#8220;stile&#8221; è ambigua e vuota quanto l&#8217;idea di &#8220;realismo&#8221; e formule come &#8220;il realismo è una finzione come un’altra&#8221; o &#8220;la letteratura inizia quando c&#8217;è lo stile&#8221; sono tautologiche quanto quelle proposte dagli alfieri del &#8220;ritorno al reale&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Tashtego		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/reale-troppo-reale/#comment-99584</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2008 10:12:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/reale-troppo-reale/#comment-99584</guid>

					<description><![CDATA[no &quot;necessità&quot;, ma &quot;necessita&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>no &#8220;necessità&#8221;, ma &#8220;necessita&#8221;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Tashtego		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/reale-troppo-reale/#comment-99582</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2008 10:05:12 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/reale-troppo-reale/#comment-99582</guid>

					<description><![CDATA[&quot;Abbiamo sì in comune la parola, ma soltanto quella.&quot;
Dissento.
Abbiamo in comune moltissime cose, quasi tutte.
Siamo individui solo per una porzione molto ridotta della nostra mente e del nostro corpo e per di più la maggior parte dell’individualità è genetica.
Tutto il resto è fortemente (fortunatamente) tipologico, altrimenti non potremmo uniformare i comportamenti in modo così accentuato.
Quindi, non ostanti tutte le possibili obiezioni filosofiche, possiamo di fatto parlare di “realtà condivisa”.
Per scrupolo ci mettiamo le virgolette, ma solo per marcare l’ambiguità statutaria della parola, non per negarne la legittimità/necessità.
Le teorie del reale sono molte, la prassi è invece ovunque più o meno la stessa e bisogna ammettere che ci impedisce, per esempio, di andare sotto il tram quando attraversiamo la strada.
La realtà ha bisogno di parole per essere detta.
Le parole hanno bisogno di realtà per essere condivise e comprese.
Difficile quindi distinguere il piano della pura percezione da quello della comunicazione: nulla di ciò che è percepito esiste “veramente” se non è comunicabile, se non è narrato, raccontato, detto, condiviso.
La realtà, per esistere, necessità di incessante narrazione.
Per quanto lo si voglia negare, le parole non si staccheranno mai dalla referenza del reale, pena il crollo del significato.
E il significato, si ammetterà, per una parola è tutto, o quasi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Abbiamo sì in comune la parola, ma soltanto quella.&#8221;<br />
Dissento.<br />
Abbiamo in comune moltissime cose, quasi tutte.<br />
Siamo individui solo per una porzione molto ridotta della nostra mente e del nostro corpo e per di più la maggior parte dell’individualità è genetica.<br />
Tutto il resto è fortemente (fortunatamente) tipologico, altrimenti non potremmo uniformare i comportamenti in modo così accentuato.<br />
Quindi, non ostanti tutte le possibili obiezioni filosofiche, possiamo di fatto parlare di “realtà condivisa”.<br />
Per scrupolo ci mettiamo le virgolette, ma solo per marcare l’ambiguità statutaria della parola, non per negarne la legittimità/necessità.<br />
Le teorie del reale sono molte, la prassi è invece ovunque più o meno la stessa e bisogna ammettere che ci impedisce, per esempio, di andare sotto il tram quando attraversiamo la strada.<br />
La realtà ha bisogno di parole per essere detta.<br />
Le parole hanno bisogno di realtà per essere condivise e comprese.<br />
Difficile quindi distinguere il piano della pura percezione da quello della comunicazione: nulla di ciò che è percepito esiste “veramente” se non è comunicabile, se non è narrato, raccontato, detto, condiviso.<br />
La realtà, per esistere, necessità di incessante narrazione.<br />
Per quanto lo si voglia negare, le parole non si staccheranno mai dalla referenza del reale, pena il crollo del significato.<br />
E il significato, si ammetterà, per una parola è tutto, o quasi.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/reale-troppo-reale/#comment-99578</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2008 08:43:47 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/reale-troppo-reale/#comment-99578</guid>

					<description><![CDATA[*[...] le narrazioni mi piacciono parecchio quando esalano profumo di &quot;realtà&quot;, parola[...]*, dice Tashtego.

Così va bene.

Ancora più bene andrebbe: &quot;realtà.parola&quot;.

Così tutti capiremmo che per sapere quale sia il senso della &quot;realtà.parola&quot; di cui dovrebbero essere impregnate le narrazioni per piacere a Tash, non dovremmo cercare di capire che cosa sia Realtà, ma quali sono le fantasie, le ossessioni, i ricordi, le finzioni, le conoscenze che Tash associa a questa parola. 

E che risulta impossibile - realmente - che lui trovi qualcun altro che le condivida a priori. 

Messa in questo modo è indubitabile che siamo tutti &quot;realisti&quot;. 

Ma si tratta, ancora una volta di un incontestabile &quot;linguaggio privato&quot;. Abbiamo sì in comune la parola, ma soltanto quella. 
Quello che ci mettiamo dentro, o dietro, non lo sappiamo nemmeno noi. Figurarsi pretendere di imporre agli altri che la sentano nello stesso modo.

E&#039; come l&#039;araba fenice: che ci sia ognun lo dice, cosa sia nessun lo sa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>*[&#8230;] le narrazioni mi piacciono parecchio quando esalano profumo di &#8220;realtà&#8221;, parola[&#8230;]*, dice Tashtego.</p>
<p>Così va bene.</p>
<p>Ancora più bene andrebbe: &#8220;realtà.parola&#8221;.</p>
<p>Così tutti capiremmo che per sapere quale sia il senso della &#8220;realtà.parola&#8221; di cui dovrebbero essere impregnate le narrazioni per piacere a Tash, non dovremmo cercare di capire che cosa sia Realtà, ma quali sono le fantasie, le ossessioni, i ricordi, le finzioni, le conoscenze che Tash associa a questa parola. </p>
<p>E che risulta impossibile &#8211; realmente &#8211; che lui trovi qualcun altro che le condivida a priori. </p>
<p>Messa in questo modo è indubitabile che siamo tutti &#8220;realisti&#8221;. </p>
<p>Ma si tratta, ancora una volta di un incontestabile &#8220;linguaggio privato&#8221;. Abbiamo sì in comune la parola, ma soltanto quella.<br />
Quello che ci mettiamo dentro, o dietro, non lo sappiamo nemmeno noi. Figurarsi pretendere di imporre agli altri che la sentano nello stesso modo.</p>
<p>E&#8217; come l&#8217;araba fenice: che ci sia ognun lo dice, cosa sia nessun lo sa.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Tashtego		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/reale-troppo-reale/#comment-99572</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Oct 2008 21:31:30 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/reale-troppo-reale/#comment-99572</guid>

					<description><![CDATA[@alcor
non intendevo inter-venire nel merito del realismo, non ho le idee chiare, anzi non ho idee tout court.
dicevo solo della musica, delle parole e delle differenze abissali che inter-corrono tra le due modalità espressive.
so solo che le narrazioni mi piacciono parecchio quando esalano profumo di &quot;realtà&quot;, parola che, come diceva qualcuno di cui non ricordo il nome, non si può scrivere senza virgolette.
ette.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@alcor<br />
non intendevo inter-venire nel merito del realismo, non ho le idee chiare, anzi non ho idee tout court.<br />
dicevo solo della musica, delle parole e delle differenze abissali che inter-corrono tra le due modalità espressive.<br />
so solo che le narrazioni mi piacciono parecchio quando esalano profumo di &#8220;realtà&#8221;, parola che, come diceva qualcuno di cui non ricordo il nome, non si può scrivere senza virgolette.<br />
ette.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/reale-troppo-reale/#comment-99565</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Oct 2008 17:23:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/reale-troppo-reale/#comment-99565</guid>

					<description><![CDATA[&quot;Ma l&#039;uomo è questione di stile&quot;
ha detto un laconico saggio. 
Se stile poi manca, coraggio:
un asino raglia e poi muore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Ma l&#8217;uomo è questione di stile&#8221;<br />
ha detto un laconico saggio.<br />
Se stile poi manca, coraggio:<br />
un asino raglia e poi muore.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Alcor		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/reale-troppo-reale/#comment-99562</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Oct 2008 15:36:32 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/reale-troppo-reale/#comment-99562</guid>

					<description><![CDATA[Ammetto che era una domanda provocatoria e mi pento.

Tu non parli di suono, ma di rumore.
La musica concreta manipolava i rumori ambientali, e manipolandoli ne cambiava lo statuto.
Se tu registri un parlato e lo usi “tal quale” , come i rifiuti, potrebbe essere considerato “rumore” linguistico, (non mi azzardo a dire lingua saussuriana per non infognarmi in una discussione che mi costringerebbe a un ripasso forzato). 
Ma la letteratura manipola la lingua. Sennò che fa?
I referenti sono i materiali su cui lavora la lingua di un autore.
Nel momento in cui cominci a manipolare cominci la tua marcia verso lo stile. Che tu lo voglia o no. 
Credere che la realtà (qualunque cosa sia, perché se io sono naturalmente visionaria, o fumata o anche solo daltonica potremmo cominciare a perdere la testa) passi nel testo “tal quale” è un’ingenuità di cui non ti faccio carico.
Il realismo è una finzione come un’altra. E nella poetica esplicita di uno scrittore ha più a che vedere con la sua visione di sé, in qualsiasi modo maturata, che con il testo che produce.
E nel discorso critico pure.
Quando Donnarumma dice che i personaggi di Siti sono credibili  e le loro storie vanno prese per buone, cioè per vere anche se si tratta di finzioni, dice che Siti ha ben usato lo stile. 
Cioè ha ben manipolato e lavorato sui referenti.
Cos’altro aveva in mano? Lo stile è l’unico strumento a sua disposizione. Tutto quello che fa lo fa con la lingua, non assembla materiali, non riporta verbali di polizia, non sbobina colloqui registrati, non scatta polaroid. E se anche facesse tutto questo non lo butterebbe a caso sulla pagina, lo organizzarebbe perché acquistasse un senso leggibile. O no?
Ma non lo vuol dire (mi scuso con Donnarumma se lo sovrainterpreto, ma mi attengo a quel che leggo qui), e perché non lo vuol dire? Questo mi interesserebbe sapere. Cosa vuol far passare dietro l’idea di credibile, buono e vero?
Una visione sociale? 
E chi mette dalla parte dei non credibili, non buoni, non veri? Celati? Landolfi? Gadda magari? Non so, tiro fuori nomi a caso. 
Parlo a Donnarumma perché tash intenda e faccia una piccola rissa con me.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ammetto che era una domanda provocatoria e mi pento.</p>
<p>Tu non parli di suono, ma di rumore.<br />
La musica concreta manipolava i rumori ambientali, e manipolandoli ne cambiava lo statuto.<br />
Se tu registri un parlato e lo usi “tal quale” , come i rifiuti, potrebbe essere considerato “rumore” linguistico, (non mi azzardo a dire lingua saussuriana per non infognarmi in una discussione che mi costringerebbe a un ripasso forzato).<br />
Ma la letteratura manipola la lingua. Sennò che fa?<br />
I referenti sono i materiali su cui lavora la lingua di un autore.<br />
Nel momento in cui cominci a manipolare cominci la tua marcia verso lo stile. Che tu lo voglia o no.<br />
Credere che la realtà (qualunque cosa sia, perché se io sono naturalmente visionaria, o fumata o anche solo daltonica potremmo cominciare a perdere la testa) passi nel testo “tal quale” è un’ingenuità di cui non ti faccio carico.<br />
Il realismo è una finzione come un’altra. E nella poetica esplicita di uno scrittore ha più a che vedere con la sua visione di sé, in qualsiasi modo maturata, che con il testo che produce.<br />
E nel discorso critico pure.<br />
Quando Donnarumma dice che i personaggi di Siti sono credibili  e le loro storie vanno prese per buone, cioè per vere anche se si tratta di finzioni, dice che Siti ha ben usato lo stile.<br />
Cioè ha ben manipolato e lavorato sui referenti.<br />
Cos’altro aveva in mano? Lo stile è l’unico strumento a sua disposizione. Tutto quello che fa lo fa con la lingua, non assembla materiali, non riporta verbali di polizia, non sbobina colloqui registrati, non scatta polaroid. E se anche facesse tutto questo non lo butterebbe a caso sulla pagina, lo organizzarebbe perché acquistasse un senso leggibile. O no?<br />
Ma non lo vuol dire (mi scuso con Donnarumma se lo sovrainterpreto, ma mi attengo a quel che leggo qui), e perché non lo vuol dire? Questo mi interesserebbe sapere. Cosa vuol far passare dietro l’idea di credibile, buono e vero?<br />
Una visione sociale?<br />
E chi mette dalla parte dei non credibili, non buoni, non veri? Celati? Landolfi? Gadda magari? Non so, tiro fuori nomi a caso.<br />
Parlo a Donnarumma perché tash intenda e faccia una piccola rissa con me.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Alcor		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/reale-troppo-reale/#comment-99561</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Oct 2008 14:33:23 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/reale-troppo-reale/#comment-99561</guid>

					<description><![CDATA[cos&#039;è un suono normalmente prodotto dalla realtà?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>cos&#8217;è un suono normalmente prodotto dalla realtà?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Tashtego		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/reale-troppo-reale/#comment-99560</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Oct 2008 14:22:35 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/reale-troppo-reale/#comment-99560</guid>

					<description><![CDATA[&quot;Nessuno ha mai chiesto alla musica di essere “realistica”.&quot;

le note non hanno un referente, come invece le parole.
non è ambiguità, è un differnte statuto.

(esiste poi anche la musica cosiddetta &quot;concreta&quot; che ha a che fare col suono normalmente prodotto dalla realtà).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Nessuno ha mai chiesto alla musica di essere “realistica”.&#8221;</p>
<p>le note non hanno un referente, come invece le parole.<br />
non è ambiguità, è un differnte statuto.</p>
<p>(esiste poi anche la musica cosiddetta &#8220;concreta&#8221; che ha a che fare col suono normalmente prodotto dalla realtà).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gg		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/reale-troppo-reale/#comment-99559</link>

		<dc:creator><![CDATA[gg]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Oct 2008 12:54:56 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2008/10/29/reale-troppo-reale/#comment-99559</guid>

					<description><![CDATA[La realtà dei personaggi elettrici amplifica la mia irrealtà. A voler essere eccessivamente realistico-documentaristi, di questi tempi, si diventa neurofantascientifici. g.g.

da La storia elettrica di Al

&quot;Ora, cosa gli restava? Forse l&#039;arditezza sbiadita nell&#039;ologramma scricchiolante e prossimo a disconnettersi? L&#039;arditezza era solo un qualia che la coscienza di :raffaelle gli aveva indotto attraverso una transcoscienza prioritaria. 
La bramosia, il desiderio, la passione del corpo atavico ed archetipico di lei che fluoresceva sulla dissolvenza della Grande Madre Analogica. Dipinta sulle nove punte della sfera inscritta nel solido perfetto. Il filo nella cruna. 
:raffaelle reclamava diritti ineguali, al di là di emancipazionismi vecchi, 
puzzolenti di politica.
Al parlava di realtà pol-etica, pol-etilica, an-pol-etil-acea, e via di seguito, come nell’inventario organico delle forme chimiche di monomeri e polimeri. 
 
Scordò di accudire i suoi gattini, quel giorno, e biasimò la sua immagine transiettata sul muro. Gli specchi gli restituivano un’immagine sfocata della realtà. Il transdispositivo che lanciava fasci di coscienza fuori dal corpo per tutta la stanza, rivelò, come al solito, che il difetto sostanziale si nascondeva in Al. 
Gli specchi sorrisero. La realtà è realtà. Fuori o dentro te, pensò Al, e si 
lasciò cadere in un profondo sonno, gli specchi... funzionano, l&#039;orgone fluttua regolare. La roba, stavolta, è davvero buona.&quot;

Grazie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La realtà dei personaggi elettrici amplifica la mia irrealtà. A voler essere eccessivamente realistico-documentaristi, di questi tempi, si diventa neurofantascientifici. g.g.</p>
<p>da La storia elettrica di Al</p>
<p>&#8220;Ora, cosa gli restava? Forse l&#8217;arditezza sbiadita nell&#8217;ologramma scricchiolante e prossimo a disconnettersi? L&#8217;arditezza era solo un qualia che la coscienza di :raffaelle gli aveva indotto attraverso una transcoscienza prioritaria.<br />
La bramosia, il desiderio, la passione del corpo atavico ed archetipico di lei che fluoresceva sulla dissolvenza della Grande Madre Analogica. Dipinta sulle nove punte della sfera inscritta nel solido perfetto. Il filo nella cruna.<br />
:raffaelle reclamava diritti ineguali, al di là di emancipazionismi vecchi,<br />
puzzolenti di politica.<br />
Al parlava di realtà pol-etica, pol-etilica, an-pol-etil-acea, e via di seguito, come nell’inventario organico delle forme chimiche di monomeri e polimeri. </p>
<p>Scordò di accudire i suoi gattini, quel giorno, e biasimò la sua immagine transiettata sul muro. Gli specchi gli restituivano un’immagine sfocata della realtà. Il transdispositivo che lanciava fasci di coscienza fuori dal corpo per tutta la stanza, rivelò, come al solito, che il difetto sostanziale si nascondeva in Al.<br />
Gli specchi sorrisero. La realtà è realtà. Fuori o dentro te, pensò Al, e si<br />
lasciò cadere in un profondo sonno, gli specchi&#8230; funzionano, l&#8217;orgone fluttua regolare. La roba, stavolta, è davvero buona.&#8221;</p>
<p>Grazie.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-06-20 08:19:32 by W3 Total Cache
-->