La Gelmini spiegata da mia figlia

31 ottobre 2008
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[questo articolo è stato pubblicato oggi sulle pagine milanesi di Repubblica, in riferimento alla manifestazione contro la legge Gelmini tenuta ieri a Milano.]

di Gianni Biondillo

I figli bisognerebbe ascoltarli. Sempre. La mia più grande ha otto anni e fa la terza elementare. L’altro giorno, guardando il telegiornale, mi ha chiesto cosa fosse maestro prevalente. Gliel’ho spiegato. Lei non ha apprezzato affatto: “ma che brutto! Non mi piace avere una sola maestra, e se poi è una antipatica o non è brava? Sai che noia!” Quando poi mi ha chiesto delle classi differenziate si è persino indignata: “vuoi dire che non potrò stare con i miei compagni che non sono italiani? Ma perché, che male hanno fatto?”

Il governo italiano non ascolta i nostri figli. Non ascolta nessuno, in realtà. È convinto che le almeno centomila persone che ieri hanno sfilato per il centro cittadino siano tutte manipolate ad arte dalla sinistra, come una massa di pecore al macello. Peccato che le solite truppe cammellate della sinistra, con bandiere rosse al seguito, non si siano viste in Piazza del Duomo. Peccato che il livello di istruzione dei partecipanti alla manifestazione era assai alto (studenti, insegnati, professori) e pensare che quella gente sia “facilmente manipolabile” è insultare la loro preparazione culturale. Peccato che molti dei genitori che hanno partecipato alla manifestazione li conosco personalmente e a suo tempo votarono convintamente Berlusconi.

Perché qui ci si nasconde dietro un dito: le mie figlie vanno in una scuola pubblica, il plesso scolastico di Piazza Bacone, in un quartiere che alle politiche ha votato a destra. Quegli stessi genitori hanno da mesi aperto una mailing-list dove ci si aggiorna costantemente sul decreto Gelmini, sui tagli alle università, sul futuro dei loro figli. Nessuno mai ha parlato di politica in quelle email, nessuno mai ha accennato a partiti o a schieramenti. Tutti, semplicemente, stanno ragionando da mesi su cosa fare. Quando lo scorso anno il comune di Milano aprì uno sportello pubblico proprio all’interno dell’area scolastica, un gruppo di mamme, preoccupate per la sicurezza dei loro figli, bloccò il traffico per giorni, fino a far chiudere quell’insensato ufficio dove chiunque poteva entrare, senza sorveglianza, negli spazi dedicati all’infanzia. Non era una manifestazione di sinistra o di destra, quella.

La nostra politica dovrebbe smetterla di credersi l’ago della bilancia della società. Qui ci sono problemi contingenti che travalicano gli schieramenti parlamentari. Qui, ieri, in piazza del Duomo, quella che si è vista sfilare è la famosa – e data per defunta da anni – “società civile”. Che è fatta di persone qualunque, che è fatta di genitori, di studenti, di insegnati, prima che di elettori. Che non capisce come sia possibile che sull’unica parte del sistema scolastico nazionale che davvero funziona – la scuola elementare – quella che ci invidiano persino all’estero, dove si forgiano i cittadini del futuro, dove i bambini imparano da subito la convivenza fra diverse culture, proprio lì, la mannaia insensata dei tagli cadrà inesorabile. Perché la scuola elementare di mia figlia, scuola pubblica che non ha una lira e che chiede di continuo l’intervento generoso dei genitori per portare avanti tutte le iniziative, è, non ostante ciò, una scuola che funziona. E funziona bene, con insegnati preparati e motivati, studenti volenterosi e genitori che di tasca loro hanno acquistato già da anni il grembiulino ai loro figli. Quindi smettiamola con questi paraventi mediatici. Non offendete la nostra intelligenza di genitori, e ditecelo, una buona volta, che volete fare a pezzi la scuola pubblica, probabilmente in nome di quella privata, dove ci state giocoforza obbligando a mandare i nostri figli.

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50 Responses to La Gelmini spiegata da mia figlia

  1. véronique vergé il 31 ottobre 2008 alle 14:18

    Faccio il paragone con il sistema francese.

    Un solo maestro:

    I bambini francesi hanno un solo maestro, ma invece possono cambiare di gruppo degli alunni. Un maestro puo avere alunni con età diverso, soprattutto in una piccola scuola, cosi alunni sono autonomi.
    Avere un solo maestro crea un vincolo molto affettivo, è vero quando il vincolo non funziona è molto duro per l’alunno che soffre. Ho un ragazzo che ha molti problemi di lettura, mi ha detto che il problema viene di un maestro che l’ha “bloccato”. Quando i bambini francesi arrivano alla scuola media sono un po’sconcertati, perché devono incontrare molti professori. Sono il professore prevalante in una classe de sixième ( professeur principal), posso dire che dopo gli alunni sono abituati.
    il maestro in Francia è molto importante, perché il solo referente.
    Se ama la letteratura, lavora molto con i libri, ma rischi di accodare un tempo più lungo a spese della matematica.
    Uno che non ama lo sport, pratica poco con gli alunni, anche se il programma è rispettato.

    Le classi differenziate. Gli alunni devono restare insieme, perché il dialogo aiutano a parlare la lingua, a scambiare, a giocare, a vivere.
    Forse se hanno problema di lingua, si puo creare un momento dove gli alunni imprano con un maestro specializzato in lingua italiana straniera.
    In Francia ci sono classe differenziate dove gli alunni imparano le français langue étrangère: richiede metodo particolare.

    I voti: in questo momento in Francia si discuta ” le socle commun” che devono avere gli alunni in termine della scuola media, con competenze raggiunte. I voti sono ancora in uso.
    Il voto di condotta c’è da tre anni, credo. E lo dico serve a niente. Gli alunni che hanno brutti voti se ne fregano.
    Il voto puo anche cambiare una sufficienza di manera artificiale.
    Per la scuola elementare, restano ( A , B, C) per notare.
    Ma è vero non è facile con una scheda, vedere i problemi.
    All’inizio dell’anno scolastico, si deve fare gruppo con livelli per aiutare. Dopo, ho visto che la scheda non basta.

    Il grembiule non è arrivato in Francia.

    Un caluroso saluto a tutti gli insegnanti italiani.

  2. rino il 31 ottobre 2008 alle 16:10

    va bene, sì, ma è scritto troppo sciatto. Forse lei caro biondillo non è uno scrittore, non so cosa faccia nella vita, ma insomma un po’ di decenza, madonna.

  3. francesca matteoni il 31 ottobre 2008 alle 16:14

    Grazie Gianni. Penso che buona parte del popolo italiano stia dando ai nostri governanti una lezione di politica. E siamo sempre di più, al di là dei partiti.

  4. andy pack il 31 ottobre 2008 alle 16:47

    mah, francesca. la relazione oggi data dal governo mi preoccupa. staremo dando una lezione di politica, ma loro se ne fottono.
    io posso credere (se mi sforzo) che il tipo che sembra un infiltrato della polizia non lo sia, e posso credere (anche sforzandomi meno) che abbiano cominciato gli studenti della sinistra. quello che non posso credere è che quel camioncino fosse lì solo per l’amplificazione, e che per caso ci fossero delle spranghe tricolori sopra. questo non lo posso credere. non era per l’amplificazione (dov’era, questa amplificazione? avevano altoparlanti bose, di quelli minuscoli?) e quelli non erano solo bastoni, ma erano spranghe col tricolore. a me queste sembrano cose premeditate, ecco. diversamente da chi arriva e prende le sedie da dei bar del posto.
    poi, che siano da condannare entrambi, ok.
    ma c’è stata anche la premeditazione, a parer mio. e questo fa differenza. mentre il governo fa finta di niente.
    non mi piace.

  5. Angelo il 31 ottobre 2008 alle 16:58

    Mi sto convincendo sempre di più che su questo blog si dà spazio solo ad opinioni di un certo colore politico. Io sono uno di quegli studenti che non condivide la protesta, che non scende in piazza e che in questi giorni affolla le aule universitarie. Non ho letto mai un articolo che parlasse di noi su questo blog né altrove. Il maestro unico crea difficoltà al bambino? Vuole lei farmi credere che il bambino di sei anni impaccottato nelle magliette antigelmini sia pienamente consapevole di ciò per cui sta manifestando? Che il bambino sia a favore dell’essere trattato dal genitore come se fosse un pacco postale? “Adesso lo porto a scuola, lo riprendo stasera, poi lo passo un po’ ai nonni che me lo tengono, poi lo scarico davanti alla tv e alla fine lo metto a letto”. In tutto questo quando il bambino dovrebbe stare col genitore? Non vi accorgete che i ragazzi sono sempre più barbari e maleducati? E questo non è certo un problema di scuola… è che i genitori non vogliono fare più i genitori.
    il maestro per quanto bravo possa essere ha una parte minima nell’educazione del bambino, il grosso lo fanno i genitori prima ancora con l’esempio che non a parole. Che esempio hanno dato in questi giorni in piazza, in cui hanno continuamente offeso una persona ancor prima che un ministro, denigrandola in tutti i modi possibili e ritenendosi più preparati più capaci e più saggi? Penso che non abbiano fatto un buon servizio ai loro figli. e poi stiano tranquilli potranno continuare a trattarli da pacchi postali perchè il tempo pieno non viene soppresso. credo che i manifestanti siano aizzati da quegli insegnanti precari che rischiano il posto. Mi dispiace umanamente per loro ma la scuola non può e non deve fungere da ammortizzatore sociale, ha un ruolo più importante.
    Questa protesta è inutile e immottivata per varie ragioni. Spero che prima o poi anche su questo blog compaia qualcosa in tal senso. O è prorpio vero che la cultura deve per forza avere un certo orientamento politico? Il che sicuramente non vuol dire, come qualche stupido crede, che tutte le persone con idee di sinistra sono colte e capiscono i problemi mentre le altre sono tutte stupide e si fanno plagiare dai mezzi di comunicazione.

  6. magda il 31 ottobre 2008 alle 17:01

    Stefano Benni oggi sul Manifesto

    Cari studenti facinorosi, sono la vostra amata ministra Gelmini.
    Dopo il cinque in condotta e il maestro unico, ho una nuova idea che potrà risollevare la scuola italiana.
    Da dove inizia l’istruzione? Dall’asilo. E proprio qui bisogna intervenire, perché i bambini diventino obbedienti e ligi al dovere.
    E le favole, con la loro sovrabbondante fantasia e il loro dissennato spreco di personaggi, li allontanano dal sano realismo e dal doveroso conformismo e alimentano il pericolo del fuori tema, della deboscia, della droga e del bullismo facinoroso.
    Perciò per decreto legge istituisco il Mostro Unico.
    Sarà proibito leggere favole che contengano più di un mostro o di un cattivo, con relativo aggravio per la spesa pubblica, e soprattutto si dovrà, in ogni fiaba, sottolineare la natura perversa, facinorosa e vetero-comunista di questo mostro.

    Secondo il DMU (decreto mostro unico) sono proibiti ad esempio Biancaneve e i sette nani, perché Grimilde e la strega sono un costoso e inutile sdoppiamento di personalità nocivo all’immaginario dei giovani alunni, per non parlare dell’ambigua convivenza tra Biancaneve e i sette piccoli operai, di cui uno, Brontolo, sicuramente della Cgil.

    Cappuccetto Rosso è ammesso, ma si sottolinei come il cacciatore è evidentemente della Lega e il lupo di origine transilvana e rumena.

    Proibito Ali Babà e i quaranta ladroni, ne basta uno. Abolito Peter Pan, troppi pirati che gravano sulle casse dello stato. Abolito Pinocchio, anche accorpando il gatto e la volpe in un unico animale, restano il vilipendio ai carabinieri e il chiaro riferimento a Mediaset del paese dei balocchi.

    Ammesso Pollicino ma dovrà chiamarsi Allucione ed essere alto uno e settanta, per non costituire un palese sberleffo al nostro amato presidente del consiglio.

    Proibito Hansel e Gretel, perché i mostri sono due, la madre e la strega, e inoltre si parla troppo di crisi economica.

    Proibito il brutto anatroccolo. Se uno è brutto, lo è per motivi genetici e tale resterà. Inoltre Andersen era gay.
    Parimenti proibito il gatto con gli stivali per la connotazione sadomaso.

    Proibita, anzi proibitissima Cenerentola. Le cattive sono tre e assomigliano tutte a me.
    Cioè alla vostra ministra superficiale, impreparata e ciarliera. Ma la vostra Ministra Unica.

    Dal Manifesto di oggi oppure su http://www.sftefanobenni.it

  7. effeffe il 31 ottobre 2008 alle 17:24

    L’arte del colore

    caro Angelo diciamo che molti di noi qui non usano la candeggina…
    se vuole sapere cosa ne pensa la maggioranza silenziosa (sigh!) si guardi allo specchio e ci parli. Al massimo si ritroverà d’accordo. Mi faccia sapere, mi raccomando
    effeffe

  8. valter binaghi il 31 ottobre 2008 alle 17:25

    Una volta Benni era uno scrittore. Non aveva bisogno di sparare sulla crocerossa con questi pezzettini ini ini.
    Una volta la sinistra aveva idee ed argomentazioni. Non aveva bisogno di mettere per strada con un cartello in mano i bambini ini ini.
    Questo è proprio quel genere di cose che invoglia l’italiano medio a reclamare come Ministro della Cultura la signorina della porta accanto.
    La Gelmini ini ini.

  9. Carlo Cannella il 31 ottobre 2008 alle 18:10

    Una volta quando la sinistra eri tu, naturalmente.

  10. Marcello il 31 ottobre 2008 alle 18:20

    @valter binaghi
    Nelle università, per le strade, nelle piazze, tutto quello che emerge è pensiero e potenza degli argomenti. Le persone in lotta sono sempre più convinte di possedere una grande visione d’insieme. Probabilmente attraverso i media non emerge, però è così.
    La sinistra politica forse ha perso gli argomenti, anzi sicuramente. Ma poco importa perché, in questo frangente, la tendenza si è invertita:
    è la gente in lotta che può modificare l’azione politica mentre ai leaders partitici, in questa battaglia, non è riservato un posto di avanguardia. Veltroni può solo agire di conseguenza, ma non guida nulla. Il PD è poca cosa, quasi niente, si limita a seguire – o inseguire – inseguire l’Onda.
    Non lo scrisse Spinoza che il Partito Democratico di Veltroni è “ciò che è in altro per mezzo del quale è anche concepito”?

    Un saluto a tutti da un affezionato lettore
    Marcello

  11. matteo il 31 ottobre 2008 alle 18:26

    fosse solo un problema di scuola
    fosse solo un problema di giustizia
    fosse solo un problema di sicurezza
    fosse solo un problema di economia
    fosse solo un problema di ricerca
    fosse solo un problema di ambiente
    fosse solo un problema di sanità, e “sanità mentale”
    (disegno di legge di carlo ciccioli http://nopazzia.anti-psichiatria.com/node/358, e un buon colpo dato dal compagno vendola detto niki)
    fosse solo…..
    e fosse solo ancora…
    e sempre allegri bisogna stare, il nostro piangere fa male al re!

    matteo

  12. francesca matteoni il 31 ottobre 2008 alle 18:27

    Angelo solo per informazione: alcuni studenti di Azione Universitaria (notoriamente non di sinistra), si stanno unendo nella manifestazioni dei cosiddetti studenti comunisti e fannulloni (che però occupano, ad esempio a Firenze, facendo 24 ore di matematica). Questo qualcosa vorrà dire. Tutto il discorso sul problema del rapporto genitori-figli è condivisibile, ma non vedo cosa c’entri con il maestro unico. Il tempo pieno: non dovrebbe essere uno spazio contenitivo dove i ragazzi fissano il vuoto. Ma ore di insegnamento. Riducendo da 40 a 24, sarà anche garantito il tempo pieno, ma bisognerebbe vedere come…
    Che la gente che si senta presa per i fondelli, magari non rabbonita dal voto alle medie e dal voto in condotta su cui è facile essere d’accordo, e reagisca mi pare molto legittimo. E forse, sarebbe il caso di dirlo, questa gente non ce l’ha solo con la Gelmini. Ma con tutto un sistema “politico” che racchiude governo e opposizione e che ha stufato, per la pochezza, perché o ci tratta da dipendenti di azienda o non ha la forza e il coraggio di portare a conclusione nemmeno uno dei cambiamenti necessari promessi.

  13. effeffe il 31 ottobre 2008 alle 18:42

    cazzo Gianni
    mi sembra di aver visto un tuo libro nella biblioteca della ministra. Insieme a quello di Binaghi, in basso a destra :-)
    effeffe

  14. Angelo il 31 ottobre 2008 alle 18:42

    cara effeeffe io non ho bisogno di guardarmi allo specchio per trovarmi d’accordo, mi basta entrare nella mia aula e fare un giro per il mio ateneo e vedere i ragazzi che continuano a fare lezione mentre una decina tentano di dstribuire opuscoli dove sono indicate le ragioni secondo cui sarebbe opportuno manifestare.
    francesca ci sono un gruppo di studenti, credo la maggior parte che mentre fuori si protesta si fanno cortei e si danno mazzate, continuano a frequentare le aule, a seguire i corsi e a studiare. non appartengo agli studenti di destra e nemmeno a quelli di sinistra, appartengo agli studenti di buon senso che hanno letto la riforma e non c’hanno visto niente di catastrofico niente che possa significare il colpo finale all’istruzione. per questo dico che gli estremisti trovano facilmente espressione perchè magari se la vanno a prendere con la forza e balzano perciò agli onori della cronaca mentre i moderati, quelli che continuano a studiare, non sono nessuno. L’ultimo esempio l’abbiamo avuto ieri sera con annozero che invece di andare a contare gli studenti che frequentano le lezioni negli atenei ha contato quelli che scrivono sui blog e li ha paragonati con quanti affollavano la piazza. paraganosse quelli che continuano a studiare e a seguire i corsi con quanti affollano la piazza e poi vediamo cosa ne viene fuori.

  15. valter binaghi il 31 ottobre 2008 alle 19:17

    Dov’era la sinistra negli ultimi anni, quando gli unici soldi veri spesi per la scuola sono andati alla burocratizzazione strisciante dei Progetti Qualità, e alla certificazione ISO (il bollino blu alle scuole, come la banana ciquita)?
    Io ho fatto un gran casino nella mia scuola, ma non ho trovato nessun appoggio. Ai sindacati della patgnotta basta che si butti l’osso dell’aumento contrattuale e poi tutto va bene. E invece quello è il principio della fine. Lo sanno, i sapientoni come Cannella, i battutari da due lire che imperversano, di che cosa sto parlando? O della scuola vi ricordate solo quando c’è da fare presenza in piazza, che vi ricorda tanto gli anni verdi?

  16. valter binaghi il 31 ottobre 2008 alle 19:52

    @angelo
    Il passaggio dall’università alle fondazioni è pericolosissimo per l’autonomia della ricerca.

  17. andrea inglese il 31 ottobre 2008 alle 19:59

    a Gianni:
    “Qui, ieri, in piazza del Duomo, quella che si è vista sfilare è la famosa – e data per defunta da anni – “società civile”.”

    Si era un bel corteo ieri, a Milano, affollato, e molto “disciplinato”. In effetti, un’ulteriore dimostrazione della vivacità della società civile. Che in realtà è l’unica cosa costantemente viva in questi anni, nelle forme più diverse dell’associazionismo, del volontariato, delle attività culturali autogestite, sul territorio o in rete. Ma detto questo, c’è da temere che “la società civile” malgrado la sua vitalità sia del tutto ignorata dalla classe politica e che la sua azione finisca per non incidere sulle decisioni più importanti che riguardano la vita della collettività. E quando parlo di classe politica, non parlo solamente di quella di destra, oggi al governo, e che ha tutto l’interesse a ignorare, a ridicolizzare, a diffamare la società civile. Parlo anche della classe politica di sinistra. Inesistente. Trascinata a forza dalla piazza a dire e fare qualcosa.

    Mi chiedo se questa mobilitazione possa rompere il funesto incantesimo, che ha prevalso in questi anni: quello di una società civile che in maniera spontanea, muovendo da prospettive locali, concrete e circoscritte, si è spesso mossa per agire sul mondo circostante, ma che è rimasta priva di qualsiasi efficacia su di una scala più ampia e universale di questioni. Questioni sulle quali invece finisce per incidere solo il mondo politico, sempre più chiuso in una sua logica privatistica.

  18. Marcello il 31 ottobre 2008 alle 20:00

    Chissenefrega dov’era la sinistra. Oggi per fortuna si è formato un movimento che amplia le sue forze. E’ un fatto, un enento. Qualcosa che prima non c’era. Il punto da definire è: noi oggi – dentro o fuori qualsiasi identità – dove siamo, dove vogliamo collocarci? siamo disposti a prendere parte?
    Spesso le mobilitazioni nascono quando si sta per perdere tutto e non prima. Però oggi qualcosa è nato. Ed è una realtà (possibile) su cui investire. Perché non si può sempre aggredire il presente sulla base del fatto che nel passato non c’era.

    Giudicando poi la situazione dal punto di vista critico di uno di sinistra forse è anche bello poter pensare che davanti abbiamo la concreta possibilità di prendere coscienza che quella del proletariato è una categoria estendibile a molti soggetti. Constatazione indispensabile per ricostruire un’identità sociale forte, intaccando l’idea generica e astratta di consumatore, a cui tutti si rivolgono.
    Marcello

  19. andrea inglese il 31 ottobre 2008 alle 20:13

    Detto questo. Chi è che si mobilita? Per quanto riguarda il mio liceo (un liceo linguistico e delle scienze sociali di Sesto San Govanni), c’era in manifetazione una piccola percentuale di studenti e professori. E gli altri? Approvano la Gelmini e i tagli del governo? Sono contro le proteste? No. Si astengono. La maggior parte si astiene. Cerca ancora di trarre dalla dimensione privata ogni possibile linfa per una vita decente. Diventa sempre più difficile, ma la maggioranza ancora ci riesce. E i precari della scuola, erano con noi in piazza? Quelli che insegnano nella mia scuola no. Nemmeno uno. Anche questi si astengono. Chissà perchè? Forse sono entrati ormai definitivamente nella logica delle scommesse e dell’enalotto: vivono credendo solo nel bacio della fortuna. Un’altra supplenza all’inizio dell’anno, ecc.

    Una parola almeno sull’università. Così, in estrema sintesi. Ancora una volta i baroni universitari, i grandi garantiti, quelli che non solo hanno le cattedre, ma anche determinano le politiche dei dipartimenti e degli atenei, ebbene costoro avranno ancora la fortuna di vedere organizzarsi i precari universitari per protestare contro il governo e NON contro di loro? potranno codersi paternalisticamente le proteste degli atenei, dal momento che non sono rivolte alla loro persona? E si sentiranno magari un po’ impegnati e ringiovaniti da queste mobilitazioni, invece che prendersi fischi, insulti e uova marce da quegli stessi precari che giornalmente sfruttano, umiliano, schiavizzano?

  20. lupo il 31 ottobre 2008 alle 20:24

    Pensare la scuola e pensare il mondo, o almeno un paese, non sono cose così dissimili. La sinistra non sa più farlo e non da oggi. su questo, purtroppo, siamo tutti d’accordo. una cosa triste che invece non si dice mai è che nemmeno agli scrittori italiani della scuola fotte un granché, salvo o soliti quattro o cinque, che bene o male, scrivono e insegnano insieme. Questo non è un dettaglio.

  21. effeffe il 31 ottobre 2008 alle 20:40

    walter, se vuoi te la dico tutta
    le facce che ho visto in corteo a torino erano tutto tranne che la gauche sinistra che ti è invisa
    effeffe

  22. Lorenzo Galbiati il 31 ottobre 2008 alle 21:16

    Però non si può non dire che la Gelmini ripresa dal basso, sorridente, con quei bei capelli sciolti, e senza occhiali, è davvero niente male e, se ci fosse un po’ più di scollatura…

  23. wtf il 31 ottobre 2008 alle 22:08

    @Lorenzo: no MILF, please!

  24. Baldrus il 31 ottobre 2008 alle 22:51

    Non ci dobbiamo stupire né indignare né qualcuno deve gioire – in una sorta di godimento autolesionista – se la sinistra – intesa come sinistra storica, cioè il PD – è fuori da questo movimento, o è al traino. E’ da una vita che la sinistra storica è fuori, o addirittura contro i movimenti. Almeno dal 1956, con l’invasione dell’Ungheria, poi con la primavera di Praga, poi col 68 e il 69 (basta leggere il libro della Rossanda, quanta amarezza, quanta rabbia per quella chiusura, quell’ottusità), poi col 77, addirittura militarizzato da Pekkioli ecc. E’ nella natura della sinistra storica essere fuori, o contro qualsiasi movimento che non può controllare, forse manipolare e burocratizzare. L’importante è il movimento. Gabriele Polo sul manifesto ha plaudito alla sua innocenza, alla sua spontaneità. E’ questa, per ora, la sua forza dirompente. Ed è enormemente importante, perché, pur con tutti i suoi limiti, riabitua le persone, i giovani, a gestire il conflitto sociale, a viverlo, a sfuggire al cancro sociale berlusconiano e alla catatonia della sinistra storica. Il problema sarà la tenuta, nel medio termine; se non riuscirà a darsi un’organizzazione, probabilmente si spegnerà, ma non morirà, resterà sotto la cenere. E non possiamo pretendere che da questo movimento possa nascere una nuova sinistra; non possiamo delegare ad esso la risoluzione di tutti i nostri errori, i nostri silenzi e le nostre viltà.

  25. gianni biondillo il 1 novembre 2008 alle 02:17

    E no, Angelo caro, con me caschi davvero male. Scrivi:
    “Adesso lo porto a scuola, lo riprendo stasera, poi lo passo un po’ ai nonni che me lo tengono, poi lo scarico davanti alla tv e alla fine lo metto a letto”. In tutto questo quando il bambino dovrebbe stare col genitore? Non vi accorgete che i ragazzi sono sempre più barbari e maleducati? E questo non è certo un problema di scuola… è che i genitori non vogliono fare più i genitori.”

    Ti do questa brutta notizia: io porto e prendo le mie figlie a scuola, le porto ai giardini, le ho cambiato i pannolini per anni, cucino per loro, non le porto dai nonni (che non hanno), non le ho mai lasciate a una baby sitter, non le piazzo davanti alla tv, né mi ci piazzo io, sto sempre con loro, leggo insieme a loro libri, favole, usciamo, andiamo a giocare, o in piscina, o nei musei, o al cinema. Se c’è da sgridarle o da insegnare loro i ruoli e il rispetto degli altri lo faccio volentierissimo. Sono educatissime e per nulla barbare. E io, Angelo carissimo, VOGLIO FARE IL GENITORE. Lo esigo, lo pretendo.
    Ci ho pure scritto un cazzo di libro sulla paternità consapevole. Quindi evita con me questa serie demenziale di luoghi comuni. I genitori che manifestavano ieri erano quelli più responsabili e pieni di attenzione al futuro dei loro figli. E non me ne fotte una cippa se erano di destra o di sinistra.

  26. sergio pasquandrea il 1 novembre 2008 alle 02:55

    Madonna, ma davvero stiamo ancora a chiederci se a protestare sia la destra o la sinistra? Se protestare sia di destra o di sinistra?
    Davvero c’è qualcuno in grado di credere a raccapriccianti luoghi comuni come “i genitori non vogliono più fare i genitori e vogliono solo parcheggiare i figli a scuola”? Come se io portassi mia figlia all’asilo non perché io e mia moglie dobbiamo lavorare per portare a casa la pagnotta, ma solo perché vogliamo scaricarla come un oggetto ingombrante. Tutto ciò è semplicemente offensivo.
    La questione è che vogliono tagliare (ancora una volta) le risorse alla scuola. Vogliono distruggere un modello di istruzione elementare che funziona. Vogliono trasformare la ricerca universitaria (che per sua natura deve essere libera e autonoma) in una terra di rapina.
    Tutto ciò non è né di destra né di sinistra, e se davvero, come dice Angelo e come racconta Andrea Inglese, la maggior parte dei docenti e degli alunni se ne sta tranquilla a far lezione mentre fuori succede il finimondo, beh, c’è solo da preoccuparsi.

  27. giampo il 1 novembre 2008 alle 12:09

    Angelo… abbi pazienza…!

  28. Lisini il 1 novembre 2008 alle 13:28

    Sul mio diario segreto di metà anni ’80 (avevo nove, dieci anni) scrivevo con aggettivi retorici e orribili di Bettino Craxi, della sua presunta natura suina e schifosa, degli spessi occhiali su cui avrei volentieri sputato e dell’opposizione politica ferma e accorata di Berlinguer [Qualche pagina più in là, del funerale di questi, di come fantasticai che Pertini serissimo accanto a Craxi gli mormorava parole di rimprovero]
    Quando rileggo me ne vergogno, perché ritrovo nelle mie parole i toni di mia madre di quegli anni, che mimeticamente avevo ripreso, accenti retorici e sensazionalisti che non mi appartenevano. Mia madre sarebbe stata probabilmente una mamma da manifestazione con prole al seguito.
    Ora non scriverei più le stesse cose, sulla battaglie sulla contingenza e della scala mobile rifletterei in maniera diversa, organica. Ma credo che le diverse opinioni che si formano in me siano prodotte anche da scintille come queste. Sulla figura di Craxi, sulle manifestazioni, poi, devo ammettere che mia madre aveva ragione; se non una ragione concreta o ideologica, almeno civica: mi diceva, esprimendosi in quei termini, che ci possono cioè essere dei momenti in cui il corpo del singolo può tentare una reazione; che esistono istituzioni (ministeri, presidenti, sindacati, scuole, il lavoro delle persone) di cui si può avere un rispetto sano e interiorizzato ma che al momento giusto possono essere criticate. Io mi ricorderò per sempre che mia madre la pensava “così” (e che mio padre, anarco-fascista, pensava spesso esattamente il contrario – ballarò in casa-). Ricordarsi che il tuo genitore la pensa “così”, è un modo per ricordarsi che si può pensare, tout court.
    La strumentalizzazione dei bambini è un argomento di portata ridicola, in questo senso, a meno che non si creda al mito del bambino bambolotto da proteggere.
    Non vedo perché come si portano i bambini in chiesa, a fare compere, al parco a giocare, al cinema, ai musei, non li si possa portare pure a manifestare per qualcosa che riguarda e riguarderà loro e la loro educazione. Non possono votare, possono cominciare a capire che l’adulto non soltanto “fa” l’ingegnere, il dj, la dottoressa, la velina, ma che il “pensare” ha la stesso statuto di azione dell’esercitare una professione.
    Ha ragione chi dice sopra che stanno smantellando il sistema scolastico pubblico. Come si fece negli USA con il sistema sanitario nazionale.
    La mia scuola negli anni ’80 mi ha permesso di avere sì la maestra unica, ma anche altri dieci intorno che facevano educazione fisica, musica, inglese, attività manuali, educazione all’immagine, recitazione. Avevamo gli insegnanti di sostegno, l’handicappato (si diceva così) era integrato nelle classi; c’era ancora qualche maestro maschio in giro. Era una scuola pubblica. Solo in quinta elementare sono riuscita a capire (da sola, senza l’intervento di mia madre) di che area politica fosse la mia prudentissima maestra, ma proprio grazie ai suoi compiti assegnati giornalmente: guardare il telegiornale ogni sera, capire perché il dollaro acquistava valore sulla lira, avere presente gli spostamenti del pentapartito, leggere la costituzione e perché quella di inglese faceva lo stesso, parlandoci di come fossero le cose in Inghilterra…
    La nostra è (era) ancora una scuola di qualità. Cosa ne vogliamo fare?
    Divise scolastiche e voti che cambiano da giudizi a lettere a numeri sono il lato coreografico della riforma: se i genitori protestano, non è certo per un fiocco sul grembiule.

  29. Angelo il 1 novembre 2008 alle 15:24

    gianni biondillo il problema di voi intellettuali di sinistra o di mezza sinistra, è che confondete il vostro mondo ideale con il mondo reale. ed è per questo che poi il vostro schieramento perde l’elezioni. comunque voglio fare un discorso apolitico. io non contesto che tu sia un buon genitore e che ce ne siano tanti altri come te, ci mancherebbe. dico solo che è innegabile, e non un luogo comune, che i ragazzi sono sempre più delinquenti, li vedo coi miei occhi. cose che io a tredici quattordici anni non facevo e nemmeno mi sognavo, oggi i ragazzi fanno. e non mi riferisco di certo a cose che depongono a favore dell’evoluzione della specie. oggi il bello è che se fanno una magagna il genitore prende quasi sempre le parti del figlio è questo lo vedo coi miei occhi. ai miei tempi invece se qualcuno veniva da mio padre a dire che m’ero comportato male, tutte cose non paragonabili a ciò che vedo fare oggi, mio padre solo con uno sguardo mi faceva tremare senzsa nemmeno mettere in dubbio la parola dell’altro. un aneddoto: un giorno andai da mio padre a dire “tizio mi ha picchiato”. vuoi sapere la prima risposta di mio padre: “tu cosa gli hai fatto?”. invece qual’è la risposta oggi? “chi? e come si è permesso”. con tutto quello che succede poi, e che è stato riportato anhe dalla cronaca. al di là di questo il mio discorso è più ampio? coloro che manifestano sanno per cosa stanno manifestando? le medie superiori ad esempio perchè manifestano? ho letto la 137 e la 133 e non ho trovato un articolo che li rigurdasse. dirai manifestano in ottica università. benissimo…perchè gli studenti universitari manifestano? perchè le università diventano fondazioni? ebbene l’art incriminato s’intitola “facoltà di trasformazione delle università in fondazioni” e chi delibera su questa facoltà? il dittatore Berlusconi? l’incompetente Gelmini? no. è il senato accademico che per chi non se ne intende è composto da professori e studenti entrambi sollevati contro l’eventualità. allora il problema nemmeno si pone basta solo che loro non deliberino a favore del passaggio. insomma la questione è in mano loro. Il tglio dei fondi alla ricerca. sarà una mia mancanza e i prego con tutto il cuore di segnalarmela, ma anora non ho trovato l’art che parla di questo, la 133 è un po’ lunghetta e ho letto solo il 16, il 64 e il 66 che riguardano l’istruzione. Il 64 parla della razionalizzazione della scuola. non viene condiviso. devono esistere secondo te plessi scolastici di sei aule e cinque alunni e 11 tra insegnanti bidelli e personale amministrativo? ognuno ha la sua opinione. Ma non sarebbe meglio, anche per il bambino, stare in una classe di venti piuttosto che in una di cinque? a parte questo a me sembra che poi in quello che sarà il bambino più che i maestri incidano i compagni (almeno così vi faccio felici) ma forse è un luogo comune infatti è il maestro in realtà che avvia un grande interscambio sociale e culturale col piccolo. per me non è stato così ma…la nostra scuola elementare funziona? sì, comunque in europa ci sono scuole a maestro unico che funzinano meglio, e i più incalliti sostenitori del provvedimento dicono pure che la nostra funzionava ancora meglio quando era a maestro unico. e l’esempio calza bene anche nel paragone tra me e mio fratello. lui maestro unico io tre maestri, e se ci sono differenze formative, come inizio del percorso, tra noi, di certo non depongono a mio favore. e non che io fossi sattamente un discolo all’epoca come adesso ma so che a voi piacerà pensarlo. D’altronde è una pratica comune chi non manifesta non cpisce e chi lo fa capisce, va be’.
    Allora dove devo andare a spulciare per manifestare? blocco del turnover? bene andatevi a leggere la legge 296/2006 art 523 (governo Prodi) e fatemi sapere. a parte che io col blocco del turnover sono d’accordo perchè negli ultimi tre anni sono stati assunti 3000 e passa docenti. E quando vado ad un esame di venti persone ci sono 6 tra assistenti e docenti. davvero dobbiamo continuare a considerare la scuola e l’università come un ammortizzatore sociale? e perchè un professore precario dovrebbe avere un privilegio rispetto ad un lavoratore precario d’azienda che affronta un calo della domanda tale da costringerla a chiudere? perchè il lavoratore precario deve andare a casa e il professore precario no? ebbene io non voglio considerare la scuola e l’università come un ammortizzatore sociale. E già che ci siete leggetevi pure gli art da 603 a 620 della 296/2006 forse vi accorgerete che avete cominciato a protestare con un leggero ritardo di due anni. ah altrove sono stato anche accusato di avere i soldi e frequentare l’università privata in perfetto stile “sinistro”. non solo frequento quella pubblica, con enorme dispiacere visto le condizioni in cui sta e visto che col titolo che prenderò mi ci potrò pulire il culo o quasi, ma per merito e per reddito ho avuto anche la borsa di studio per il secondo anno di fila e per di più sono pendolare. perciò fatevi due conti e poi mi dite

  30. Angelo il 1 novembre 2008 alle 15:30

    ah un’altra cosa si protesta per l’eventualità della soppressione del tempo pieno quando poi è indicato appositamente che si cercherà di venire incontro alle esigenze dei genitori, quindi è un’eventualità-lina passetimi il neologismo. siete un po’ come quelli che stanno per andare al mare ma vedono una nuvoletta passeggera e dicono: ohibò!… adesso che facciamo? e magari se ne stanno a casa più imbronciati del cielo e dopo mezz’ora va a finire che esce il sole e loro imprecano contro la sorte e tirano un sospiro di rammarico. ah nel caso in cui non accettat la presenza di quelli che la pensano diversamente da voi prego di segnalarmelo, io sono interessato allo scambio di opinioni, poi…

  31. Gino il 1 novembre 2008 alle 15:54

    Bravo Lisini.
    Spendiamo una parola per tutti i bambini strumentalizzati, devastati subdolamente dall’a-memoria delle messe (meditiamo sull’oscenità delle parole dell’Atto di Dolore) e dalla ritualistica in piedi/in ginocchio: tutta roba che poi verrà a galla quando il prezzolato analista cercherà di fare luce sull’origine del Grande Senso di Colpa.

  32. Marcello il 1 novembre 2008 alle 16:05

    Il diritto non è cosa aletoria, non è il “va a finire che…”. Ciò che garantisce deve esser certo, non un’eventualità. Pertanto è giusto preoccuparsi e pretendere altro.

  33. Marcello il 1 novembre 2008 alle 16:06

    aleatoria

  34. Lorenzo Galbiati il 1 novembre 2008 alle 16:39

    @wtf
    what’s MILF?
    who are you? (your link is unknown)

  35. gianni biondillo il 2 novembre 2008 alle 00:40

    Angelo,
    io no riesco a parlare con chi parte dicendo “voi”. Voi chi? “Voi intellettuali di sinistra”? Ma stai scherzando? Parli sul serio? Qui ci sono io e ci sei tu. Io sono un genitore. Tu cosa sei? Io sono cresciuto in una scuola elementare con il voto di condotta e il maestro unico che era uno schifo, piena di bulli arroganti e violenti. Tu?
    Io so che la scuola elementare italiana, l’unica cha ha avuto una riforma coerente e organizzata, ce la invidiano nel resto d’Europa ed è considerata la prima in Europa e la quinta nel mondo. NON lo dico io. La classifica che ti riferisco è stata stilata dall’OCSE. Non ti fidi neppure di loro?
    Io so che la scuola elementare non è certo frequentata da baroni, quindi che cazzo c’entra il discorso dei tagli agli sprechi? Quali sprechi se io devo pure comprare i feltrini delle sedie della classe di mia figlia?
    E tutto questo che cazzo c’entra con la destra, con la sinistra, con gli intellettuali, e con tutti i luoghi comuni e i pregiudizi nei quali navighi?

  36. Angelo il 2 novembre 2008 alle 01:42

    ho detto voi riferendomi alla prevalenza di commenti di un certo tono che m’hanno fatto pensare che…poi mi sembra d’aver detto che il mio era un intervento apolitico per sgombrare il campo. t’ho detto legge alla mano e commentandola praticamente ad ogni punto che io non ho nessun motivo per protestare, tu ribatti sempre dicendo che sei stanco dei miei luoghi comuni. il maestro unico era uno schifo però, a quanto pare, non è stato decisivo a darti una formazione da schifo. allora perchè protesti? si
    dati ocse? benissimo
    negli ultimi 10 anni gli alunni sono diminuiti e la spesa pubblica per l’Istruzione è cresciuta invece di oltre 10 miliardi; il 97% di qusta spesa è assorbito dagli stipendi; la spesa per alunno è più alta del 10% rispetto alla media OCSE.
    Gli studenti italiani studiano, nella scuola dell’obbligo (7-14 anni), più ore rispetto ai loro colleghi dell’Ocse: si parla di oltre 8.000 contro una media di 6.907. Solo in Cile si studia di più, quasi 9.000 ore. Quanto al numero di studenti per classe, nel nostro paese, secondo l’Ocse non si registrano sovraffollamenti, con meno di venti alunni per aula nella scuola primaria e poco di più in quella secondaria, a fronte degli oltre 30 di Corea, Cile e giappone. Dal rapporto emerge che le classi più numerose da noi, seppur di poco, sono quelle delle scuole private. Spendiamo troppo? Il guaio è che, a leggere i dati Ocse, spendiamo male: la spesa per studente è la più alta d’Europa. Il rapporto studenti-docenti è tra i più bassi d’Europa; il numero di ore di insegnamento annuo per docente è nettamente inferiore alla media europea ( e io sono stato testimone e lo sono tutt’ora di grattamenti a raffica e con la rasp metallica di maestri, professori e docenti); l’età media del corpo docente è fra le più elevate in Europa, solo l’8,8% degli insegnanti della scuola secondaria, inferiore e superiore, ha meno di quarant’anni, e solo 1 su mille ha meno di 30 anni.
    sulla spesa erogata per le elementari in Italia ci sono delle peculiarità che distorcono i dati: i salari degli insegnanti, la componente più rilevante delle spese, sono più bassi della media, ma le classi sono meno numerose e quindi la spesa per studente finisce per risultare in linea con la media Ocse. 2008
    «La spesa – secondo Schleicher – non è il difetto principale dell’Italia». Che anzi, per quanto riguarda la scuola primaria investe più risorse della media Ocse – 6.835 dollari per alunno contro 6.252 dollari – mentre per la scuola secondaria è in linea con la spesa Ocse – 7.648 dollari contro
    7.804.
    Non ce la fa, non ce la fa. Ultimi posti anche questa volta. La scuola becca un’ altra pagella da nascondere. Qualche voto soddisfacente a ben guardare c’ è, ma sono ancora troppe le insufficienze. L’ Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ci piazza al 26° posto, su 30 (tanti sono i Paesi sotto osservazione). La recente e puntuale classifica non dice nulla di nuovo, salvo registrare qualche segno positivo per l’ università (maggior numero di ragazze iscritte, per esempio). Prima cosa che salta agli occhi: nonostante gli insegnanti italiani siano tra i meno pagati, la spesa per alunno è superiore alla media, qualcosa come settemila dollari contro seimila della media Ocse. Il più basso numero in assoluto di alunni per insegnante (10,6 nella scuola primaria e 10,2 nella secondaria), contro una media di 16 ragazzi per maestro e 13 studenti per professore). Ma non solo, di basso c’ è anche il numero di ore di insegnamento: 748 ore annue nella primaria (rispetto a 803), 612 ore nella scuola secondaria (717 nella secondaria di primo grado e 674 in quella di secondo). Poi c’ è la nota dolente della spesa per gli studenti: un bambino della primaria ci costa 6.783 dollari (contro i 4.850 della media Ocse); un ragazzo delle medie 8.258 dollari, contro 6.510. Con la scuola dell’ infanzia riusciamo a conservare il segno positivo, l’ alto numero di iscritti. Ultime cifre: nella busta paga del maestro entrano 27.726 dollari, contro i 31.366 dei suoi colleghi
    ho riportato gli stralci dei più importanti quotidiani nazionali, copia incolla, ma prevedo già la tua obiezione i soliti luoghi comune. allora lsciamo che siano Gianni Biondillo e Nazione indiana i più attendibili in materia di informazione…senza offesa

  37. gianni biondillo il 2 novembre 2008 alle 02:26

    No, Angelo, c’è in te un evidente gioco manipolatorio dei dati, partendo, ad es., dal fatto che metti assieme elementari e medie (7-14 anni). Errore. Io sto parlando di scuola elementare. Le medie le brucerei tutte col napalm. Oppure che non “pesi” i dati che enumeri, ma li spataffi come un manganello retorico. Vogliamo dire, ad es., che gli stipendi in Italia degli insegnanti di sostegno hanno un peso nel bilancio del ministero dell’istruzione mentre in Germania no perché sono stipendiati dal ministero della sanità?
    (etc. etc.)
    E c’è in te nessuna voglia di discussione autentica, perché insisti con una atteggiamento denigratorio, con commenti come: “allora lsciamo che siano Gianni Biondillo e Nazione indiana i più attendibili in materia di informazione…senza offesa” che sono ovviamente offensivi.
    O come quando hai esordito dicendo: “Mi sto convincendo sempre di più che su questo blog si dà spazio solo ad opinioni di un certo colore politico.”
    Bugia: tu ci stai scrivendo e nessuno ti censura. Nei miei pezzi chiunque, nei limiti di un civile parlare, scrive e commenta quello che vuole. Però poi alla fine possiamo decidere, tutti, se vogliamo dibattere davvero o solo fare prove muscolari.
    Come diceva mio nonno: acca’ nisciuno è fesso.

  38. Lorenzo Galbiati il 2 novembre 2008 alle 02:59

    Angelo ha scritto:

    “davvero dobbiamo continuare a considerare la scuola e l’università come un ammortizzatore sociale? e perchè un professore precario dovrebbe avere un privilegio rispetto ad un lavoratore precario d’azienda che affronta un calo della domanda tale da costringerla a chiudere? perchè il lavoratore precario deve andare a casa e il professore precario no? ebbene io non voglio considerare la scuola e l’università come un ammortizzatore sociale.”

    Perché il professore precario non “deve andare a casa”, chiedi. Perchè deve mantenere il suo “privilegio” rispetto a un lavoratore di azienda.

    Vediamo. Cerco di risponderti facendo un esempio che conosco da vicino. Parlo di un docente di materie scientifiche (ma per le umanistiche non cambia molto) di scuola secondaria, media o, a maggior ragione, superiore.

    Il docente precario, dopo essersi laureato in un’università statale pagando tasse di poco inferiori a quelle delle università private, e dopo aver lavorato gratis metti per 2-3 anni in un istituto di ricerca statale per fare tesi e tirocinio, ha iniziato a lavorare nella scuola a 26-28 anni (ricordati che c’era il militare: prima dei 26 proprio non si riusciva a lavorare) facendo supplenze e subito dopo ha passato un concorso pubblico (metti anche due, e magari a pieni voti) per entrare nella graduatoria permanente provinciale (ora detta “ad esaurimento”, nel senso che finché non si esaurisce con l’assunzione in ruolo di tutti i presenti non dovrebbe più essere aperta); da allora ogni anno (magari da 10-15 anni) lavora nelle scuole paritarie o statali con uno stipendio medio-basso e senza scatti di anzianità, senza le garanzie di chi ha il contratto a tempo indeterminato, e lavora solo da settembre a giugno dell’anno successivo (con luglio e agosto non pagati), e magari per aumentare il punteggio in graduatoria ha fatto anche dei master o corsi di vario tipo, dato che ha così tanto tempo libero che, come dicono alcuni ministri di questo governo, va considerato come un lavoratore part-time.

    (Parentesi: certo, le ore di cattedra sono 18, non 36, come quelle dei dipendenti pubblici, ma: si tratta di “tenere” una classe di 25 adolescenti -che tu per primo dici essere sempre più “delinquenti”- per 4-5 ore al giorno, e non “tenerla” soltanto, ma parlarle continuamente. E poi: peccato che le ore per il ricevimento parenti, le ore buche, le ore per collegi docenti, consigli di classe, riunioni di area disciplinare, visione e firma di centinaia di circolari, compilazione di registri e magari verbali di classe, le ore per aggiornarsi e preparare le lezioni, le ore per preparare e correggere compiti in classe, non rientrino in quelle 18, e siano almeno altre 18, specie per un docente precario, che ogni anno cambia scuola (o scuole, dato che spesso lavora in due scuole) e quindi anche libri e programmi delle sue classi).

    Ora, questo docente precario di 36-40 anni ha anche la presunzione di di voler passare di ruolo, di avere una cattedra fissa, verosimilmente tra i 45 e i 50 anni.

    Tu che ne dici?
    Come mai un docente precario ha così tanti “privilegi” che non si può neanche sbatterlo sulla strada?

  39. Gino il 2 novembre 2008 alle 09:29

    Signor Angelo che si definisce apolitico:
    ho impressione che la Brunetta le abbia fatto la messa in piega;
    o un trapianto di mentalità (gli apolitici offrono neuroni neutri, docili).
    Refrain: “la Cosa Pubblica è Sprecona. Fondiamo le Fondazioni!”
    Non sa che il Governo sono anni che fa cassa con la scuola?
    (Se Lei davvero crede che l’istruzione sia un’azienda, allora
    abbia il coraggio di dire: lanciamo un’OPA).
    O forse Lei ci ha i soldi per una rètta via (alla scuola) privata?
    Ci istruisca.

    gino

  40. sergio pasquandrea il 2 novembre 2008 alle 13:23

    Quella che “gli insegnanti lavorano 4 ore la mattina e poi se ne vanno a casa” è uno dei pregiudizi più stupidi e odiosi tra quelli comunemente in circolazione.
    Gli impiegati fanno 8 ore di ufficio, certo: ma poi vanno a casa, e se rimangono in ufficio gli viene pagato lo straordinario.
    Gli insegnanti, invece, fanno 4 ore di lezione la mattina: certo, ma innanzi tutto 4 ore in classe equivalgono, come fatica psicofisica, a 6 o 7 alla scrivania di un ufficio, e lo dico per esperienza diretta di entrambe i lavori.
    Poi un insegnante va a casa? No, perché dovrà compilare il registro, leggere decine di circolari, stare a disposizione per le supplenze e per il ricevimento genitori, magari tornare il pomeriggio per altre 4 o 5 ore di consiglio di classe e collegio docenti o riunione di programmazione o colloquio con i genitori o corso di aggiornamento… e qui mi fermo per pietà.
    Poi se ne va a casa? Certo: e, se è un insegnante serio, passerà almeno altre 3-4 ore a correggere compiti, programmare e redigere le verifiche, verificare la programmazione, preparare la lezione per il giorno dopo (perché, contrariamente a quel che si pensa di solito, una lezione non si improvvisa sul momento, né si ripete uguale di anno in anno), magari guardarsi una montagna di libri lasciati dai rappresentanti delle case editrici. Se è la fine del quadrimestre, ci sono anche da preparare i giudizi, le relazioni finali, le scartoffie varie per gli esami, eccetera eccetera. Quintali di cartacce, che richiedono ore e ore di lavoro e che finiranno a prendere polvere negli archivi delle segreterie.
    Tutte ore non conteggiate, ma lavorate. Se va bene, lavorate con un contratto a tempo indeterminato. Altrimenti, lavorate con l’incubo di vedersi scadere la supplenza e di doversi ritrovare, tra un mese, con una nuova classe, magari all’altro capo della provincia, con cui ricominciare tutto da capo. Da zero, ogni volta.

  41. véronique vergé il 2 novembre 2008 alle 18:14

    Grazie a te Sergio! Sono molto in rabbia quando si dice ( in Francia anche), gli insegnanti sono fannulloni!
    Primo quando sei a casa, hai lavoro: creare attività, correggere testi degli alunni, verificare i quaderni.
    Se è un lavoro di pigro, perché quando torno a casa, mi sento stanca della giornata? Se lavora anche con le emozioni, la pazienza, e non dico nienet quando la classe è rumorosa.
    Chi critica la scuola, venga in una classe una solo giornata, dopo si parlerà del pigro professore.

  42. véronique vergé il 2 novembre 2008 alle 18:15

    Gianni, non ho capito il senso delle tue parole sulle scuole medie.

  43. magda il 3 novembre 2008 alle 10:09

    Del resto a cosa servono molti maestri se poi è sufficente sviluppare il pensiero unico?
    A cosa serve l’approccio metasemantico se poi il capo di governo è uno che si orienta in base ai sondaggi?
    A cosa servono i corsi universitari se poi il ministro della cultura è una velina?
    tutta fatica inutile; mandate i bambini a scuola di hip-hop e dal parrucchiere, è tutto quello di cui avranno bisogno nel futuro.

  44. angelo il 3 novembre 2008 alle 17:32

    Mi sembra che il pensiero unico sia molto più sviluppato qui se Gino m’accusa d’essere stato plagiato da brunetta. per gino evidentemente (e questa volta non uso il voi così faccio contento Gianni) pensarla diversamente da lui significa essere stati plagiati o peggio ancora essere stupidi. o di più (per lui) essere tanto ricchi da potersi permettere abbondantemnte servizi privati, perciò chi se ne frega dei pubblici. beh Gino ti sbagli. in tutto il tuo intervento non c’è una cosa giusta. E questo potrai notarlo leggendo i miei commenti precedenti. voglio però ulteriormente ribadire, anche a costo di risultare presuntuoso, che se anno dopo anno non fossi in grado di conquistarmi attraverso gli esami sostenuti, la borsa di studio probabilmente nemmeno avrei le risorse per poter continuare. io il diritto allo studio me lo conquisto nno dopo anno sui libri e non in piazza per la fantomatica trasformazione delle università in fondazioni. lo sai chi decide in merito a questo? Il senato accademico formato da quegli stessi docenti e studenti che stanno insieme in piazza. Perchè manifestano se gli basta votare per fare in modo che le università non diventino fondazioni.
    Gianni io non manipolo niente. Tutti i dati ocse enunciati nel precedente commento vengono dall’esposizione di giornali quali: il corriere della sera, il sole ventiquattr’ore e panorama. ora come ora non ho i link ne mi va di cercarli però se digiti su google qualcosa di inerente ai dati ocse e ai giornali che ho citato li trovi subito. Quindi io non spataffio proprio niente. poi da osservatore dico che mi sembra strano che uno sviluppa delle gandi qualità fino ai 10 anni poi passa alle medie e si perde per strada. Forse c’è anche un altro fattore che influenza il passaggio e cioè la valutazione. all’elementari si è più tolleranti e i voti sono meno stringenti rispetto alle medie. però può darsi anche che non sia solo questo il criterio perciò…comunque per la mia esperienza personale, io ho cominciato ad impegnarmi dalle elementari e ho proseguito lungo tutto il percorso, chi non lo faceva già da allora tra i miei compagni alla fine così è rimasto. Ma può darsi che solo nelle mie classi sia andata così perciò…
    poi gradirei moltissimo avere il link della classifica riguardante le migliori scuole primarie del mondo però dal sito ufficiale dell’ocse e non da tutti quelli anti-gelmini (per intenderci). quelli già l’ho visti e proprio per questo mi è venuto il dubbio. perchè uno scrive “secondo” uno “sesto” un’altro “ottavo”, tu hai detto se non sbaglio “quinto”. quando le cifre ballano non è che mi fido molto. ancora ora si dice che questa legge è una catastrofe, ma era una catastrofe anche la legge biagi e la riforma moratti, quella del 3 più 2. i dati ocse a te tanto cari hanno poi detto che sono state leggi efficaci, anzi due vere e proprie cure contro disoccupazione e difficoltà d’arrivare alla laurea nei tempi prefissati. la percentuale in questo contesto è salita dal 19 a 39%
    dopodichè mi hai accusato tre volte di dire luoghi comuni, quando io ho soltanto riportato dati e leggi per come sono stati scritti, perchè io li ho letti davvero, non come la maggior parte di quelli che stavano in piazza, e questo non credo tu possa negarlo. i giornalisti andavano vicino ai manifestanti gli chiedevano il perchè e quelli facevano scena muta. Nella manifestazioni, soprattutto dei liceali c’è sempre un aspetto, come dire, ludico che è preponderante. Per dirtelo io ho occupato la scuola contro art diciotto e riforma moratti e l’ho fatto perchè non avevo voglia di studiare e così tutti i miei compagni. ti parlo di cinque o sei anni fa.
    il fatto che tu m’abbia accusato di dire solo luoghi comuni mi è sembrata un’offesa ripetuta e perpetrata al chè una mazzatella da parte mia te la devi anche aspettare. Anche se adesso penso che non tutti i luoghi comuni son da evitare come appestati. La pasta in bianco si può mangiare ma col sugo è un’altra cosa. il sugo si fa col pomodoro. quindi la pasta è al pomodoro. tutti luoghi comuni certo ma anche tutti indiscutibili. è ovvio che dire i genitori non vogliono fare i genitori è una provocazione. ma il fatto che non siano più molto presenti nella vita dei figli è immancabilmente una realtà. e questo a prescindere che i genitori abbiano motivazioni validissime. ho già detto che sembra che questa riforma non ridurrà il tempo pieno. se poi il problema è che i bambini si dovranno confrontare con un solo maestro la risposta è ancora no perchè il tempo aggiuntivo, quello oltre le 24 ore per intenderci, lo farà un’altro insegnante (percè il maestro non è l’operaio metalmeccanico, il bambino sì, con gli orari che fa ma il maestro no – questa me la devi far passare-) e poi ci sono inglese e informatica. E ancora non considero il maestro unico come l’origine di tutti i mali del mondo scolastico. Forse in questo sta l’esagerazione della protesta dei genitori. Anche perchè credo ancora che la diferenza maggiore la faccia l’allievo e non il maestro, l’allievo e non la struttura in sè. Quando io sono andato a scuola non c’era il tempo pieno e nemmeno il prolungato si stava a scuola per cinque ore e basta, dalle 8 alle 13. L’altra scuola era giocare a pallone con gli amichetti, nel parco o in una via poco trafficata, giocare a nascondino e tutto quelle cose che ho fatto da bambino. Poi ho detto che questo blog ha un colore politico e lo confermo, tutti gli articoli sono indirizzati in un certo modo e anche tutti i commenti, a parte quelli del sottoscritto, al quale non sono stati certo lesinati atteggiamenti denigratori. è logico che se tutti vanno in una direzione, poi se ce n’è uno che va nell’altra fa un po’ storcere il naso. Poi è vero i miei commenti non sono stati cancellati ma farlo sarebbe stato degno dell’editto di Sofia.
    Lorenzo Galbiati non mi hai convinto perchè le ragioni da te esposte possono essere valide anche per il personale tecnico amministrativo d’azienda privata in crisi. e che va a casa nonostante si sia sacrificato sui libri, nonostante abbia lavorato a poco prezzo per la sua azienda e tutti i nonostante che tu hai citato e sono certamente validi anche per lui. io dico che è ingiusto in entrambi i casi. però non vedo il motivo per cui ci deve essere una disparità di trattamento tra i due. non ho mai detto che gli insegnanti non lavorano, è grazie ai buoni insegnanti che oggi ho un certo livello di formazione e un certo metodo di lavoro. lo stesso che mi ha imposto di andarmi a leggere attentamenti i decreti prima di prendere una decisione in merito al manifestare o meno. magari l’avessero fatto tutti coloro che hanno manifestato, al di là di cò che poi hanno deciso.
    Però ricordo anche che quando il ministro berlinguer cercò di portare un po’ di meritocrazia nella scuola, per accertare il rendimento degli insegnanti fu costretto a dimettersi e questo dovrebbe far riflettere…
    Infine credo di essere stato fin troppo esaustivo. Anzi mi scuso per aver occupato tutto questo spazio. é stato necessario però per dire fino in fondo come la penso su tutti gli articoli oggetto di protesta. anche se ora potreste irmi che potevo anche tenermelo per me in fondo. ed è giusto però almeno ora sapete che c’è anche qualcuno che la pensa diversamente senza avere nessun interesse da difendere. Avrei preferito ottenere risposte che avessero lo stesso grado di esaustività.
    Ringrazio Gianni per avermele fornite su quello che era il suo argomento di competenza, ma lui ovviamente era spinto anche dal dover difendere il suo pezzo. E ringrazio anche Lorenzo, anche se non sono d’accordo con entrambi. almeno loro non mi hanno trattato come un appestato o come un plagiato, anche se a volte lo hanno sospttato, solo perchè sono portatore di idee diverse dalle loro. difficilmente darò altre risposte e lascerò altri commenti, perciò non prendete la mancanza di ulteriori repliche come una resa. saluti

  45. helena il 3 novembre 2008 alle 19:10

    Il tempo pieno se non verrà tolto, verrà dequalificato. Perché le ore di scuole valide, quelle affidate al maestro di ruolo, saranno ridotte a 24. Verranno tolti laboratori e ore curriculari nel pomeriggio. Questo probabilmente comporterà anche delle riduzioni degli approfondimenti del programma. E comporterà la sostituzione nel pomeriggio del maestri/a/i di ruolo con personale di altro tipo, non necessariamente docente. Forse. Ossia: diventerà un doposcuola. O se preferisci un parcheggio per bambini. Dove non impareanno più niente di sostanziale e non approfondiranno il rapporto con la maestra/o come qualcosa di formativo: come un punto di riferimento di autirevolezza che spesso è capace di integrare lacune da parte dei genitori, quelle stesse che tu sottolinei. Ah: ultima cosa- il tempo pieno permette a molte madri e persino a non pochissimi padri di andare a prendere i figli e gestirseli poi SENZA doverli affidare a nonni, babysitter ecc.

  46. riccardo il 3 novembre 2008 alle 19:23

    Seguo Nazione Indiana e spesso mi piace quello che viene pubblicato, ma penso che Angelo abbia centrato tutti i punti, sul decreto Gelmini, sulle proteste e anche sull’apertura mentale di alcune persone che scrivono su Nazione Indiana (esemplare effeffe quando scrive: “caro Angelo diciamo che molti di noi qui non usano la candeggina… se vuole sapere cosa ne pensa la maggioranza silenziosa si guardi allo specchio e ci parli. Al massimo si ritroverà d’accordo.”)

  47. Lorenzo Galbiati il 4 novembre 2008 alle 04:00

    Vorrei rispondere ad

    @angelo,

    e preferisco farlo punto per punto.

    Angelo:
    Mi sembra che il pensiero unico sia molto più sviluppato qui se Gino m’accusa d’essere stato plagiato da brunetta. per gino evidentemente (e questa volta non uso il voi così faccio contento Gianni) pensarla diversamente da lui significa essere stati plagiati o peggio ancora essere stupidi. o di più (per lui) essere tanto ricchi da potersi permettere abbondantemnte servizi privati, perciò chi se ne frega dei pubblici. beh Gino ti sbagli. in tutto il tuo intervento non c’è una cosa giusta.

    ***Non c’è nessun pensiero unico su NI. Il commento di Gino (che non conosco) era una provocazione, come se ne fanno tante nei blogs. E Gino è solo un commentatore come te: NI non c’entra. Il tuo vantarti di essere apolitico, il tuo stile grondante di dati, come se dai dati si possa ricavare una sola lettura della realtà scuola, una sola interpretazione della stessa, e una sola ricetta possibile per guarirla, sono stati associati al Brunetta pensiero, come se lui ti avesse dato una piega. Ovviamente, tu hai tutto il diritto di dire che sono pensieri e stile tuoi. Ma, allora, io posso dire che sono pensieri e stile simil-brunettiani, e tutt’altro che apolitici. Tutto quello che hai scritto tu, a parte i dati, sono pensieri politici, riconducibili a una precisa parte politica: quella di centro-destra. Che tu poi ti consideri o no di centro-destra, che tu non creda più nella distinzione destra-sinistra, poco importa: le tue e le mie opinioni e quelle di chiunque altro abbia scritto qui sono opinioni politiche riconducibili a uno schieramento politico piuttosto che ad altri.

    Angelo:
    voglio però ulteriormente ribadire, anche a costo di risultare presuntuoso, che se anno dopo anno non fossi in grado di conquistarmi attraverso gli esami sostenuti, la borsa di studio probabilmente nemmeno avrei le risorse per poter continuare. io il diritto allo studio me lo conquisto nno dopo anno sui libri e non in piazza per la fantomatica trasformazione delle università in fondazioni.

    ***Io invece vorrei uno stato che il diritto all’istruzione fino all’Università lo garantisse a tutti. Cioè investimenti nelle infrastrutture scolastiche, nel settore scuola dimodoché tutti possano studiare, non ci siano test di ingresso e non ci siano ingenti somme da pagare per tasse universitarie (che toglierei) e per libri scolastici (per i quali darei un bonus statale alle famiglie). Dove taglierei la spesa pubblica per ricavare i soldi per tutto ciò? Dall’esercito, dalle spese militari, proibendo ogni intervento militare all’estero, tanto per iniziare. E poi proseguirei alla riduzione dell’esercito.
    Opinione politica, certo. Di sinistra.

    Angelo:
    lo sai chi decide in merito a questo? Il senato accademico formato da quegli stessi docenti e studenti che stanno insieme in piazza. Perchè manifestano se gli basta votare per fare in modo che le università non diventino fondazioni.

    ***Quant’è la quota degli studenti nel Senato accademico? Credo che siano 1/5 o 1/6 di tutti i componenti. Quindi, se la maggioranza dei professori/ricercatori ecc. decide in un senso, gli studenti non possono farci nulla. Ora, di fronte alla possibilità, che prima non c’era, delle Fondazioni, chi è contrario ha tutto il diritto di manifestare, che sia un docente o che sia – a maggior ragione – uno studente. Il tuo chiedere “perché manifestano” mi sembra che denoti una certa miopia nel comprendere i comportamenti di chi la pensa diversamente da te.

    Angelo:
    Gianni io non manipolo niente. Tutti i dati ocse enunciati nel precedente commento vengono dall’esposizione di giornali quali: il corriere della sera, il sole ventiquattr’ore e panorama. ora come ora non ho i link ne mi va di cercarli però se digiti su google qualcosa di inerente ai dati ocse e ai giornali che ho citato li trovi subito. Quindi io non spataffio proprio niente.

    ***I tuoi dati sono interessanti e utili, ma come tutti i dati dicono poco. L’obiezione sui docenti di sostegno che ti è stata fatta ne è un esempio.
    Sulle spese dello stato per ogni alunno, inoltre, vorrei far presente che, sprechi a parte, io sarei ben fiero di vivere nello stato che “spende” più di ogni altro per l’educazione e quindi per ogni alunno. Sul numero di alunni per classe, bisognerebbe vedere come sono distribuite sul territorio le scuole con pochi alunni e quelle con tanti alunni. E, anche qui: si insegna meglio in una classe con 15 alunni piuttosto che in una di 28. Alzare il limite massimo di alunni per classe, o la media di alunni per classe, potrà anche essere in linea con l’Europa, ma è legittimamente contestabile perchè significa un peggioramento del livello di insegnamento.

    Angelo:
    poi gradirei moltissimo avere il link della classifica riguardante le migliori scuole primarie del mondo però dal sito ufficiale dell’ocse e non da tutti quelli anti-gelmini (per intenderci). quelli già l’ho visti e proprio per questo mi è venuto il dubbio. perchè uno scrive “secondo” uno “sesto” un’altro “ottavo”, tu hai detto se non sbaglio “quinto”. quando le cifre ballano non è che mi fido molto. ancora ora si dice che questa legge è una catastrofe, ma era una catastrofe anche la legge biagi e la riforma moratti, quella del 3 più 2.

    ***Ora non ho tempo di cercare il link, ad ogni modo, se la scuola italiana con più maestri era lodata da tutti, fosse al secondo o al sesto posto cambia poco. E poi: che la riforma Moratti sia stata deleteria nessuno mette in discussione. Però al peggio non c’è mai fine e la Gelmini con la sua riforma (coadiuvata da Brunetta) ne sta dando prova.

    Angelo:
    i dati ocse a te tanto cari hanno poi detto che sono state leggi efficaci, anzi due vere e proprie cure contro disoccupazione e difficoltà d’arrivare alla laurea nei tempi prefissati. la percentuale in questo contesto è salita dal 19 a 39%

    ***Ecco, anche questo è spalmare dati come se tutto poi diventasse univoco nell’interpretazione. Per la disoccupazione occorrerebbe vedere bene quale occupazione è stata raggiunta con la legge Biagi (io non mi vanterei troppo dei contratti a progetto e dei precedenti co.co.co, di paternità del centro-sinistra) e per la riforma Moratti, be’, io da biologo evoluzionista è meglio che non dica nulla del ministro che ha prima tolto e poi – in seguito a proteste e manifestazioni di professori e Nobel italiani – parzialmente rimesso lo studio della teoria dell’evoluzione nelle elementari e nelle medie. Questo per me è un fatto gravissimo, ma non essendo sintetizzabile in una cifra, non fa parte dei dati che si vorrebbe usare per dare dei giudizi sull’operato dei ministri. Come a dire: la cultura non si descrive bene con i numeri.

    Angelo:
    ho già detto che sembra che questa riforma non ridurrà il tempo pieno. se poi il problema è che i bambini si dovranno confrontare con un solo maestro la risposta è ancora no perchè il tempo aggiuntivo, quello oltre le 24 ore per intenderci, lo farà un’altro insegnante…

    ***Ridurrà il tempo pieno, avrai modo di accorgertene presto. Sul resto, non è la stessa cosa di prima avere un altro maestro per il tempo aggiuntivo.

    Angelo:
    Anche perchè credo ancora che la diferenza maggiore la faccia l’allievo e non il maestro, l’allievo e non la struttura in sè.

    ***Allora, se la pensi così, è inutile fare tante storie sulla meritocrazia per i docenti, sul volerli valutare ecc., ma anche sul preoccuparsi tanto della scuola, delle condizioni di insegnamento, degli incentivi per i docenti ecc.

    Angelo:
    Poi ho detto che questo blog ha un colore politico e lo confermo, tutti gli articoli sono indirizzati in un certo modo e anche tutti i commenti, a parte quelli del sottoscritto, al quale non sono stati certo lesinati atteggiamenti denigratori. è logico che se tutti vanno in una direzione, poi se ce n’è uno che va nell’altra fa un po’ storcere il naso. Poi è vero i miei commenti non sono stati cancellati ma farlo sarebbe stato degno dell’editto di Sofia.

    ***Qui non sta a me risponderti.
    Però credo di poter dire il mio punto di vista di commentatore pluriennale, accettando preventivamente ogni correzione “di tiro” dei redattori di NI. Dunque, a me NI pare un sito alquanto libero in cui i redattori non devono rendere conto ad altri di ciò che postano. Tuttavia, anche ammesso che al suo interno vi sia un qualche coordinamento, e che da ciò risulti una linea editoriale, quella linea io non la giudico di natura politica, bensì dipendente dalla sensibilità letteraria e intellettuale dei suoi redattori, che non sono politici e non ragionano in base ad appartenenze di “colore politico”. E’ evidente poi che le sensibilità affini avranno più probabilità di avere idee politiche affini, ma da qui a dire che il blog ha un colore politico ne passa. Se vai a ritroso nelle pagine del blog, peraltro, troverai molte discussioni in cui i redattori di NI hanno preso diverse posizioni su temi politici.

    Angelo:
    “Lorenzo Galbiati non mi hai convinto perchè le ragioni da te esposte possono essere valide anche per il personale tecnico amministrativo d’azienda privata in crisi. e che va a casa nonostante si sia sacrificato sui libri, nonostante abbia lavorato a poco prezzo per la sua azienda e tutti i nonostante che tu hai citato e sono certamente validi anche per lui. io dico che è ingiusto in entrambi i casi. però non vedo il motivo per cui ci deve essere una disparità di trattamento tra i due. non ho mai detto che gli insegnanti non lavorano, è grazie ai buoni insegnanti che oggi ho un certo livello di formazione e un certo metodo di lavoro.”

    ***Da ciò che hai scritto qui e anche nei commenti più sopra, pare che per te la scuola, ossia l’istruzione pubblica, sia solo un settore del mercato che tratta un certo tipo di merce, come ogni altro. La merce sarebbero gli alunni, chiamiamoli il “materiale umano”. Se il settore va in crisi, se scarseggia il materiale, è giusto fare dei tagli a chi tratta la merce: i professori. A me questa sembra una posizione non solo politica ma direi anche ideologica. E con questo non ti critico: è una posizione legittima, quanto la mia, che è diametralmente opposta alla tua, dal punto di vista ideologico.
    Io credo innanzi tutto che chi voglia fare il professore sa che
    -deve laurearsi e passare un concorso o una scuola di specializzazione per essere messo in una graduatoria provinciale e iniziare a fare supplenze in attesa di avere il posto fisso. Da notare che le supplenze annuali coprono 10 mesi su 12 e ogni anno la probabilità di tornare nella stessa scuola è scarsa. Inoltre, il docente si trova a scegliere una scuola entro la provincia: non è detto che sia nella sua città o comunque vicina. Tutto questo, a mio parere, non è minimamente paragonabile a quanto deve fare il personale di una azienda privata, il quale
    a. non è detto che debba laurearsi (dipende dalla mansione)
    b. manda il curriculum e fa un colloquio per entrare in azienda, non passa un concorso pubblico con centinaia di partecipanti. Non ha nessuna assicurazione, da parte dell’azienda, che passando il colloquio sarà prima o poi assunto. Invece, il docente che fa il concorso pubblico per insegnare, lo fa proprio perchè ha l’assicurazione da parte dello stato che ogni anno si avvicinerà, continuando a far supplenze, alla posizione in cui gli verrà assegnata la cattedra fissa a tempo indeterminato. Interrompere tale prospettiva del posto fisso, è venir meno a un impegno che lo stato si è assunto nel momento in cui fa il concorso.
    c. una volta passato il colloquio e assunto a tempo determinato, il lavoratore di azienda lavora 12 mesi l’anno, non 10 come il professore.
    Insomma, la scelta di insegnare e di accettare la precarietà, vista la condizione socio-economica che provoca, ha senso solo in vista della cattedra a tempo indeterminato.

    Angelo:
    Però ricordo anche che quando il ministro berlinguer cercò di portare un po’ di meritocrazia nella scuola, per accertare il rendimento degli insegnanti fu costretto a dimettersi e questo dovrebbe far riflettere…

    ***Le proposte di Berlinguer per valutare i docenti erano pessime. Se se ne vuole trovare altre, dovranno essere molto più studiate e complesse, e formulate con la partecipazione attiva dei docenti.

    Ecco, ho risposto a tutti i temi sollevati da Angelo su cui avevo qualcosa da dire. Vorrei dire ad Angelo che ho cercato di rispondere in modo non provocatorio, in modo da non denigrare pregiudizialmente quanto hai scritto, visto che forse hai deciso di non commentare più. Va da sè, che se vorrai commentare ancora, qui o in altri nuovi articoli, tanto meglio.

  48. Lorenzo Galbiati il 4 novembre 2008 alle 04:09

    PS mi cito:
    Vorrei dire ad Angelo che ho cercato di rispondere in modo non provocatorio, in modo da non denigrare pregiudizialmente quanto hai scritto, visto che forse hai deciso di non commentare più.

    Come a dire: magari ti avrei fatto qualche domanda provocatoria, fossi stato sicuro di una tua risposta.

  49. magda il 5 novembre 2008 alle 09:28

    ah ma nazioneindiana è diventato l’asilo Mariuccia?

  50. angelo il 7 novembre 2008 alle 16:14

    magda, nazione indiana non potrà mai essere un asilo. all’asilo i bambini crescono a nazione indiana invece se li mangiano come nella migliore tradizione. Au revoir



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