assAlto al cielo

5 novembre 2008
Pubblicato da
 
 di Marco Rovelli

La casa editrice Eleuthera ha pubblicato A-cerchiata. Storia veridica ed esiti imprevisti di un simbolo. Una storia per immagini di un segno forte, recente (nasce nel 1964 a Parigi) eppure di una potenza quasi archetipica. Un libro fatto di bellissime immagini e fotografie (il progetto fotografico e il design sono di Gianluca Chinnici), e di contributi testuali di natura differente (storici, scrittori, grafici, semiologi, artisti, critici…): di fatto, una traversata nell’immaginario contemporaneo. Qui la scheda. Di seguito, il mio breve contributo.

E’ una grafia sghemba, la mia, che fa sempre una distratta violenza ai contorni del mondo. Come per anticiparlo, per ritrovarsi sempre giusto davanti a lui, anche solo un passo. E’ una grafia che affretta il compimento – o almeno lo vorrebbe. Che le cose si chiudano, se lo devono.

E’ una volontà manifesta nel cerchio della A (ho davanti agli occhi le mie A cerchiate, d’un tempo, e di adesso). Non è un cerchio, tracciato da me, ma un ovale. Come a stringere i tempi, a prendere una scorciatoia – se l’anello deve chiudersi, che si chiuda prima. Tanto quell’anello dovrà essere sfondato, e allora che importa se non è davvero un cerchio. Ciò che conta, di quell’anello imperfetto, è ciò che lo sfonda. E’ quella A che lo sfonda dal basso, incuneandosi con la punta nel suo vuoto, e lo trapassa, emergendo in alto. E allora la A sì che è perfetta. E’ la A il vettore del movimento. Quella A che è la figura perfetta dell’assalto al cielo.

La A cerchiata è stata il mio primo riconoscimento (e io mi riconosco in quella grafia sghemba, contorta, frenetica). Quando, nell’adolescenza, si prende coscienza e ci si rischiara – se è vero che rischiaramento significa uscita dallo stato di minorità. A cerchiata come affermazione di sé – ma un’affermazione labile, un puro contorno, una traccia: A che è alfa privativa, in due direzioni: da una parte, sottrarsi alla condizione imposta dal mondo, quella condizione che non si è scelta, che ti è accaduta in sorte, per la famiglia in cui sei nato, per l’educazione che hai scelto, per il nome hai preso; e dall’altra, designare un altrove, un altro luogo dove iniziare daccapo, dove essere madri di se stessi.

La A cerchiata, dunque, è una soglia – un puro transito – a nulla rimanda, ma designa la volontà di “farla finita”, e insieme di “fare daccapo”. Designa il luogo del puro (ri)cominciamento: il cerchio è la stasi del nulla, e la A che lo sfonda l’estasi della creazione.

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8 Responses to assAlto al cielo

  1. sergio falcone il 5 novembre 2008 alle 08:35

    … e verrà il giorno in cui Stato, bandiere, frontiere, discriminazioni, classi sociali, ineguaglianza, economia, guerra, miseria, mercato e lavoro coatto, violenza non saranno che il brutto ricordo della preistoria dell’umanità.

  2. marco pedone il 5 novembre 2008 alle 10:04

    … e sarà una risata che vi seppellirà

  3. Pralina Tuttifrutti il 5 novembre 2008 alle 15:04

    Grande idea! Un caro saluto a Marco Rovelli (“Figli di origine oscura” lo ascolto sempre quando dipingo, mi da una bella carica emotiva…).

  4. nadia agustoni il 5 novembre 2008 alle 15:25

    Quanti ricordi legati a quella A.
    Ciao Marco

  5. marco rovelli il 5 novembre 2008 alle 15:25

    Sarà una risata che vi seppellirà – è un richiamo carnevalesco il cui valore, per me, sta però anzitutto nella prassi dell’immanenza ch’essa proclama (il ben noto “voglio dei di cui ridere”) – e c’è qualcosa di più appropriato a un’etica di un mondo “globale”? – non dico multiculturale, perchè anche il multiculturalismo, in fine, è un dio di cui ridere… Quell’orizzonte tutto immanente che consiste in quell’utopia qui cerchiata (quel volo della donna a seno nudo, bello).

    Ciao Pralina! Felice di farti da sfondo visionario – prossimamente spero di ispirarti col disco nuovo di libertAria…

    Ciao Nadia.

  6. marco pedone il 5 novembre 2008 alle 18:49

    Grazie a Marco Rovelli per questi squarci libertari su N.I, aspetto (aspettiamo, non siamo pochi a quanto leggo) altri contributi

  7. girolamo il 5 novembre 2008 alle 19:02

    Non son l’uno per cento ma credetemi esistono
    In gran parte spagnoli chi lo sa mai perché
    Penseresti che in Spagna proprio non li capiscano
    Sono gli anarchici
    Han raccolto già tutto
    Di insulti e battute
    E più hanno gridato
    Più hanno ancora fiato
    Hanno chiuso nel petto
    Un sogno disperato
    E le anime corrose
    Da idee favolose
    Non son l’uno per cento ma credetemi esistono
    Figli di troppo poco o di origine oscura
    Non li si vede mai che quando fan paura
    Sono gli anarchici
    Mille volte son morti
    Come è indifferente
    Con l’amore nel pugno
    Per troppo o per niente
    Han gettato testardi
    La vita alla malora
    Ma hanno tanto colpito
    Che colpiranno ancora
    Non son l’uno per cento ma credetemi esistono
    e se dai calci in culo c’è da incominciare
    Chi è che scende per strada non lo dimenticare
    Sono gli anarchici
    Hanno bandiere nere
    Sulla loro Speranza
    E la malinconia
    Per compagna di danza
    Coltelli per tagliare
    Il pane dell’Amicizia
    E del sangue pulito
    Per lavar la sporcizia
    Non son l’uno per cento ma credetemi esistono
    Stretti l’uno con l’altro e se in loro non credi
    Li puoi sbattere in terra ma sono sempre in piedi
    Sono gli anarchici

    http://video.google.com/videoplay?docid=-4703007642058040951&hl=en

  8. macondo il 5 novembre 2008 alle 20:02

    Però è troppo rotondo il cerchio che incornicia la A graffiato sui muri dai nostri (miei?) amici anarchici. Bisognerebbe sghembarlo od ovalizzarlo un po’



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