Senza titoli aggiuntivi

11 novembre 2008
Pubblicato da

di Giuseppe Rizza

Dovrei rispondere così, ogni volta che mi chiedi
ma tu quindi allora come stai dunque
io sto potrei dirti così: A
felice
o se preferisci, anche così: S
felice
sempre meglio
a mio modo di: IN
felice
che presuppone di essere dentro se non alla felicità
almeno a un uomo felice
come da preposizione non articolata.
L’atarassia è una degenerazione dell’ipotalamo
uno dei primi a volerne soffrire
nel mondo latino, fu quel noto scrittore d’atomi
libro 2, versi 7-13
il quale diceva fra sé e sé:
mi voglio godere lo spettacolo
e nel parlarne si tagliava i polsi.

***

Ti chiamo al telefono
ma perché sono qui sola
dentro un’auto in una
provincia qualsiasi della
umida Calabria ionica
e mi arrivano le luci
di un lunapark malridotto
luci fosforescenti da insegne rotte
graffiano il finestrino
ma non ho paura
il fatto è che sono qui sola
intorno solo illuminazioni ed aperta campagna
se in questo momento fossi
libera da turbamenti ambientali
ti direi di pensarci bene
prima di scrivere la prossima
farla decantare farla lievitare
e la serata era andata bene
non capisco
cosa sia potuto succedere
non sapevo ci fossero
lunapark davvero assortiti
a pochi metri dal mare.
Ora che ci penso ma la tua poesia
non sarà mica pane azzimo.

***

Gli effetti del Mastic d’Artemis
se preso a sorsi lenti in special modo
e qualche ora prima di raggiungere il letto
possono essere fra i più diversi:
desiderare l’amore con uno sconosciuto.
Ne comprai due di bottiglie hai aggiunto
durante un viaggio in Grecia
una per mio padre una da consumare
l’ultimo del mese di giugno.
Chissà cosa ci sarà dentro
se mi sto facendo toccare.
Quando hai terminato il fondo della bottiglia
( mi avevi promesso te ne lascio un quarto )
avvolta nel buio mentre mi cercavi la faccia
mi hai sussurrato ma senza farti sentire
deluderti è il mio passatempo preferito.

***

Scrivere un romanzo dal titolo
La responsabilità degli oggetti
così da potersi liberare in anticipo
da eventuali assortimenti di colpe.
Dare la tinta alle tue iridi
color terra dei gerani
lasciati in un vaso ad agosto
su una terrazza all’ultimo piano.
Masticare il tuo nome
esercizi di pronuncia
del poliglotta provetto.
Rendere nota al pubblico
la tua assenza e la mia ricerca
come quando da piccoli
ci si perde in una festa di paese
la Signorina K. è attesa
impazientemente dal figlio.

***

Ho rischiato di perderti come si smarriscono i bambini
stracciando il primo verso e riscrivendolo con dovizia di fantasie
da quando hai detto non transigo sul fatto che
il mio privato non sia pubblico.
E potremmo avere un cane insieme
chiamarlo lurido pezzente bastardo figlio di puttana
o più semplicemente Dago, che contiene una sua
concisione pure esotica ad un primo ascolto.
Mi dici sono qui perché mi ero innamorata dei colori.
Intanto io vorrei essere una stringa per allacciarmi
e non perdermi mai dietro alle illusioni smaltate
che mi portano alle frontiere dei tuoi seni.
Ho dormito ad intervalli irregolari facendo in modo
che al mattino mi svegliasse in sogno una cicogna
il becco contro il vetro della finestra
così mi hai svelato grazie anche al buco dell’ozono
che la luce australiana è vivida
e che non ne hai trovato un’altra simile
forse in Finlandia ma molto meno.
Qui, si parla solo di rimedi.

***

Ho nascosto le fragole sotto la siepe
così avrai ancora fame quando mi vedrai
e disposto i gesti delle mie mani in modo
di ricreare un climax ascendente,discendente
il verso decidilo tu. Nascondo anche
la mia faccia sotto le mani, e le gote sotto la barba.
In più, ho un tuo libro sotto il cuscino
rubato mentre eri fuori, e mi sono ritrovato
nella tua stanza a odorarti in gran segreto
e il libro è di Carver, e dopo mi sono messo in
bocca un cucchiaino di marmellata di limoni,
ritrovandomi la lingua al sapore di mela.
Un trucco per essere sempre innamorati
è innamorarsi di più persone in contemporanea.

***

Sarà stato due settimane fa,
dieci giorni, forse anche meno
io addosso la maglia nera
della Nike, tanto che mi hai chiesto
perché, proprio della Nike
e io, in risposta breve
perché veste larga
ti dissi e hai sorriso
anche per qualche secondo
rimane il fatto che questi
sono versi che sgocciolano
ultime puntate remake revival
di una miniserie conclusa.
Mi hai lavato il bucato,
dato da mangiare in cucina
pasta e ceci e pane inzuppato
patate surgelate riscaldate
dentro il microonde laccato
comprato a rate e il bucato
pulito, in un sacco dentro la
valigia, affogato di buon odore,
e di sapone di Marsiglia.
E come ultimo regalo,
novantacinque film
da vedere in bianco e nero
per mitigare le ore di sconforto.

Tag: , , ,

34 Responses to Senza titoli aggiuntivi

  1. Pirru il 11 novembre 2008 alle 12:18

    Sostengo Rizza.

  2. francesca genti il 11 novembre 2008 alle 12:57

    Mi piacciono davvero molto queste poesie di Rizza.
    Mi sembrano taglienti come un Opinel, e apprezzo la concretezza del lessico e delle situazioni.
    E poi sono malinconiche e sobrie, senza troppi fronzoli sentimentali.
    Davvero belle.

  3. san il 11 novembre 2008 alle 13:09

    non sapevo dove scrivere:
    in un articolo del 22 aprile c’è un errore
    il prof Copertino non è mai stato sindaco di molfetta ( forse per fortuna )
    provate a vedere tra i consulenti delle emergenze sarno quindici o tra quelli della decennale emergenza rifiuti campana

  4. Faviv il 11 novembre 2008 alle 13:17

    Interessantissime.

  5. Johanna Bishop il 11 novembre 2008 alle 13:54

    Belle. Mi fa rabbia che la prima sia intraducibile in inglese.

  6. Leo Bloom il 11 novembre 2008 alle 14:00

    universalizzare il privato senza autoinferirsi il pubblico, ovvero di come descrivere de-scrivendosi e mutilandosi del proprio narcisismo postumo. semplificare le frattaglie e renderle frattali. io non amo giudicare se bello o brutto. vivo invece questa dimensione dell’appiccare fuochi nell’anima e far implodere un incendio nella coscienza. per una sindrome inversa di stendhal che mi fa in-scrivere fuori dal post-giudizio, e fa cadere le ombre lontane dal baricentro delle apparenze.

  7. Pat il 11 novembre 2008 alle 14:03

    belle queste poesie!
    ..versi che ‘sgocciolano’ e profumano di marmellata di limoni,
    un poco amari ma colmi di vita!

  8. Anna il 11 novembre 2008 alle 14:32

    …è superfluo aggiungere qualsiasi altra parola… belle, molto.

  9. Paola il 11 novembre 2008 alle 14:52

    Adoro queste poesie come ho adorato “Creta”, nelle sue composizioni Peppe arriva direttamente al cuore, come con un coltello perfettamente affilato, senza far male.

  10. ciccio il 11 novembre 2008 alle 15:19

    veramente belle, poco da aggiungere, come qualunque cosa Peppe scriva, ci mette dentro il cuore e lo si nota in ogni verso…..cerco di essere il più oggettivo possibile anche se(per mi fortuna) è un carissimo amico.

  11. Marco Simonelli il 11 novembre 2008 alle 16:05

    Carver, eccolo, è pure citato. M’è parso di sentirci appunto lui di fondo (può essere?) però ben saccheggiato per quanto riguarda lo sviluppo del periodo che è ritmicamente molto godibile, da leggersi ad alta voce tutto d’un fiato.
    Il paragone occhi-terra dei gerani è quello che m’ha colpito di più.
    C’è altro? Dove si trova?
    baci

    M.

  12. Amadeus il 11 novembre 2008 alle 16:20

    E come ultimo regalo,
    novantacinque film
    da vedere in bianco e nero
    per mitigare le ore di sconforto.
    Molto belle queste poesie. Complimenti!

  13. carmine vitale il 11 novembre 2008 alle 16:26

    sono colpito ammmirato rapito
    in un giorno cosi una scoperta così grande!
    c.

  14. Barbara il 11 novembre 2008 alle 16:26

    Non ricordo d’aver letto qualcosa di Peppe che non m’abbia colpito.
    Le sue poesie mi sembrano un vagare d’ occhi dagli oggetti più a portata di mano ai retrogusti degli affetti, ai sentimenti più indigesti… E tutto è caricato inevitabilmente del peso della carta, della leggerezza delle letture.
    Gli auguro di continuare così.

  15. Verons il 11 novembre 2008 alle 17:16

    Una conferma del suo talento.
    Bravo oz

  16. maria v il 11 novembre 2008 alle 19:12

    belle, sì

  17. gena il 11 novembre 2008 alle 19:21

    Ho trovato le poesie di giuseppe molto particolari, ti catapultano al centro di qualcosa, solo che non ho capito cosa!

    Gena

  18. sparz il 11 novembre 2008 alle 19:24

    stupefacentemente belli;; io, da bravo, nulla avevo mai letto di Rizza.

  19. francesca matteoni il 11 novembre 2008 alle 19:51

    grazie ai commentatori tutti anche da parte mia e in special modo alla FrancyGenty fantastica intermediaria tra il postato e la postante.

    @sparz nulla mai letto avevi di Rizza perché questo è il suo esordio!

  20. giuseppe rizza il 11 novembre 2008 alle 20:54

    Grazie a tutti per i vostri commenti.
    Non posso esimermi però dal ringraziare Francesca Genti e la sua sensibilità colorata, e Francesca Matteoni e la sua assortita gentilezza.

  21. Ursula il 11 novembre 2008 alle 21:06

    La poesia di Giuseppe Rizza mi affascina per la sua colloquialità, per come il soggetto può diventare da una poesia ad un’altra improvvisamente femminile ricordando la “giocosità” di addomesticare i versi fino al punto di costruire sui versi delle piccole sceneggiature.
    Interpretazione personale è che l’esaltazione dei sensi che ricorrono costantemente riesce a sussurrare, forse un bisogno di sentirsi vivo attraverso il corpo e gli stimoli esterni che richiamano l’uomo a destarsi alla vita.

  22. stalker il 11 novembre 2008 alle 22:29

    belle, semplicemente belle, brutalmente belle.

  23. n. il 11 novembre 2008 alle 23:48

    Rizza me lo leggo a mente con la stessa voce con cui leggevo le poesie d’amore a Ladyhawke di Mari.
    S’intende un complimento.

    Spero di leggerti presto su carta stampata, ma…
    la tua poesia sarà mica Chocofresh?

  24. véronique vergé il 12 novembre 2008 alle 08:11

    Amo la musica interna della solitudine della seconda poesia, con la linea di demarcazione di una macchina e la vista del lunapark: luce di una festa dove si accoglie solo l’eco.

    Amo anche la poesia “ho nacosto le fragole sotto la siepe”, si legge con il gusto di limono, di gusto acidulo della vita.

    Poesia bella, al ridosso del mondo desincantato.

  25. Silvia il 12 novembre 2008 alle 20:34

    Le ho sentite appiccicarsi ai miei sensi dopo averli evocati.
    Il concreto che si smaterializza in sensismo.
    E un lessico di una forza che costringe, in più punti, a sospendere il respiro per riprendersi da un pugno allo stomaco.

    Peppe, complimenti.

  26. Medulla il 13 novembre 2008 alle 13:04

    :)

  27. serena il 13 novembre 2008 alle 16:40

    Complimenti Peppe:)

  28. silvia il 17 novembre 2008 alle 12:41

    non leggevo Nazione Indiana da qualche mese
    per caso ho trovato queste poesie meravigliose
    che sono
    di giuseppe
    e
    di tutti gli amanti
    amati
    e non

    complimenti davvero,

    silvia

  29. francesco il 18 novembre 2008 alle 16:58

    “deluderti è il mio passatempo preferito”

    “Rendere nota al pubblico
    la tua assenza e la mia ricerca
    come quando da piccoli
    ci si perde in una festa di paese”

    “non transigo sul fatto che
    il mio privato non sia pubblico”

    “Un trucco per essere sempre innamorati
    è innamorarsi di più persone in contemporanea”

    grande peppe! mi è venuta voglia di rileggere il vecchio vecchissimo racconto sul tour de france.

  30. monica il 22 novembre 2008 alle 14:49

    giuseppe l’ho conosciuto tra le squallide aule di una scuola di provincia, a svolgere una professione che sta diventando sempre più difficile e non più ambita, ma pure in quella situazione si intravedeva una ricchezza interiore e un’amarezza che mi ricorda la terra di cui è figlio.
    Gli alunni lo hanno amato sin dal primo giorno perchè i ragazzi di oggi sono alla ricerca di chi questa ricchezza ed umanità sa comunicare anche in una grigia lezione di grammatica.
    Complimenti peppe, scrivi e facci leggere !!!!

  31. Marzia il 25 novembre 2008 alle 14:41

    Belle davvero. Da stampare e rileggere, una alla volta.
    m.

  32. .O il 26 novembre 2008 alle 14:05

    Parlano di peppe queste poesie…semplicemente di lui..perchè è così, e senza troppe parole,senza troppi preamboli arriva esattamente dove vuole…ti auguro il meglio!complimenti

  33. mariella il 29 novembre 2008 alle 12:36

    Sono belle le sue poesie e intense perchè peppe…lui…è tutto lì dentro e fuori lo vedi meno. Siccome si ha sempre curiosità di trovarlo e difficoltà a rintracciarlo, se non lo cerchi con pazienza, conviene passare il tempo in compagnia di parole che lo contengono e, forse, lo raccontano anche se…mente.

  34. hooverine il 1 dicembre 2008 alle 01:42

    ogni volta che le rileggo, le leggo per la prima volta.



indiani