Sibille asemantiche

19 novembre 2008
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[Le sibille asematiche proposte sono complanari all’affaire «Allegoria», generatosi da questo articolo di Cortellessa. Segnalo i contributi di Donnarumma, Policastro, Inglese, Milani, Rizzante, Morelli e Casadei. Rimetto in circolo anche alcuni interventi, esemplari nella loro forma-commento, come quello di Alcor – o la lepida Ballata di Pólemos di G. Policastro – che sinora hanno animato la discussione: qui. dp]

di Marco Giovenale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nota biobibliografica:

Marco Giovenale è nato nel 1969 a Roma, dove vive e lavora – in una libreria antiquaria. È stato organizzatore di mostre. Ha vissuto per un breve periodo a Firenze. Tesi sulla poesia recente di Roberto Roversi. Sito: Slowforward. È redattore di «Bina», «Sud», GAMMM, IEPI (International Exchange for Poetic Invention), The flux I share, Absolute poetry, e altri siti. Collabora saltuariamente con recensioni di poesia e letteratura alle pagine culturali del «manifesto». Testi in riviste: su «Nuovi Argomenti», «Poesia», «Rendiconti», «Semicerchio», «Private», «l’immaginazione», e in vari siti italiani e stranieri.

Libri di poesia: Curvature (Roma, La camera verde, 2002), Il segno meno (Lecce, Manni, 2003: poi quasi interamente ricompreso in La casa esposta, 2007), Altre ombre (Roma, La camera verde, 2004), Double click (Genova, Cantarena, 2005), Superficie della battaglia (portfolio di 7 poesie e 6 foto, Roma, La camera verde, 2006), A rhyme mirror (plaquette di dodici poesie: Trieste, Battello stampatore, 2007), Criterio dei vetri (Salerno, Oèdipus, 2007) e La casa esposta (Firenze, Le Lettere, 2007). Un e-book di prose: Endoglosse. Venticinque piccoli preludi (pdf, Milano, Biagio Cepollaro E-dizioni, 2004); e un chapbook di nuove “endoglosse” pubblicate da Arcipelago: Numeri primi (Milano, 2006). Quattro traduzioni da Baudelaire e alcuni “sought poems” dalle Fleurs costituiscono con immagini di Alfredo Anzellini il libro Spleen / Macchinazioni per fiori (Roma, La camera verde, 2007). Artbook: Sibille asemantiche (Roma, La camera verde, 2008).
A gunless tea, raccolta di 23 frammenti, è pubblicata per il progetto Dusi/e-chap (dusie.org) nel giugno 2007. Suoi testi sono tradotti in portoghese, francese, inglese, olandese, tedesco. È tra gli autori inclusi nel Nono Quaderno italiano di poesia contemporanea (Marcos y Marcos, 2007). È presente in varie antologie, tra cui Parola plurale. Sessantaquattro poeti italiani fra due secoli (Roma, Luca Sossella Editore, 2005).

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7 Responses to Sibille asemantiche

  1. ng il 19 novembre 2008 alle 13:44

    Se leggo bene tra le righe, la scrittura è profetica al di là del suo aspetto semantico … Qui si pone un problema teorico di non poco conto: è possibile un segno linguistico espunto dal significato? Se leggo Rossi-Landi, direi di no, in ogni caso e in ogni situazione; e ciò perché un segno linguistico è SEMPRE una unione di un significante con un significato. E la semantica – diceva lo stesso Rossi-Landi – è la relazione tra il segno lin-guistico e ciò che lo trascende, con l’extra-linguistico insomma. Se affronto con questo retroterra teorico le immagini-scrittura di Giovenale (e ovviamente tenendo a mente la di-scussione che c’è stata sin qui sul rapporto realtà/letteratura), ne deduco che per l’autore delle stesse la letteratura non può che darsi separata da ogni realtà, e fare le sue “predizioni” proponendosi esclusivamente come “forma”. Sembrerebbe che non esista, per l’autore, alcuna realtà esterna alla lingua, e che tutto si risolva, non possa che risolversi, all’interno della lingua stessa …

    ng

  2. véronique vergé il 19 novembre 2008 alle 18:04

    Un’opera magnifica. Amo il lavoro di Marco Giovenale.
    Scrittura rivelata come magia della luce e dell’ombra.
    Mi sembra corallo.

  3. soldato blu il 19 novembre 2008 alle 18:29

    Una volta, con alcuni amici ho voluto fare un esperimento.
    L’ho voluto fare nel senso che non sono andato a leggermelo in un testo di psicologia clinica o sperimentale.
    Si prendeva, volta a volta, una parola, anche molto importante, tipo: pane, madre, verde ecc., e poi, ognuna delle cavie, scriveva le dieci o le venti, parole che immediatamente venivano evocate in lui da quella parola.
    Si mischiavano le schede su cui quelle dieci, o venti, parole erano state scritte e con quelle dieci parole, diverse, per ognuno, da quelle che aveva scritto, le cavie dovevano mettere giù un piccolo racconto o una scenetta.
    Mischiate anche una volta le schede, vinceva chi indovinava la parola che dava origine a tutto quello.
    Come andò? Provare per credere.

  4. macondo il 19 novembre 2008 alle 18:50

    Visto che Giovenale prende a pre-testo per le sue “sibille asemantiche” alcuni interventi dell’affaire “Allegoria”, a mia volta prendo a pretesto il lavoro di Giovenale pe ri-smantizzare il tutto, e mettere al posto del ricorrente tormentone di scrittura e realtà, quello IMHO ben più interessante di scrittore e libertà. Ritengo che uno/lo scrittore debba guadagnare la propria libertà dalle costrizioni e imposizioni del mercato, ergo dalle aspettative dei lettori pre-confezionati (che costituiscono ahimè la maggioranza) per conquistare lo status di scrittore libero. In questo egli non è diverso da qualsiasi essere umano che si emancipa rifiutando l’ordine precostituito delle cose. E’ la ribellione, insomma, secondo le forme e possibilità di ciascuno, che definisce uno/lo scrittore. A questo punto, che parli della città immaginaria di Santa Maria come Onetti o di Genova durante il G8 è irrilevante.

  5. viola amarelli il 20 novembre 2008 alle 05:50

    ah, le sillabe sibille..un abbraccio a Pinto e Giovenale e grazie per Onetti e i surrealisti.. V.

  6. metrovampe il 26 novembre 2008 alle 17:33

    Chi è che viene a dare uno sguardo a come è venuta fuori la mia? Soluzioni interessanti, mi hanno molto incuriosito.

  7. […] Qualche esempio di conduzione del lavoro all’estremo, in questa direzione, si può vedere qui: https://www.nazioneindiana.com/2008/11/19/sibille-asemantiche […]



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