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	Commenti a: Tre topografie	</title>
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		Di: teqnofobico		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[teqnofobico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 14:35:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[s o s piro teqnico: merci bien]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>s o s piro teqnico: merci bien</p>
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		Di: roberto cavallera		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/11/28/tre-topografie/#comment-101293</link>

		<dc:creator><![CDATA[roberto cavallera]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 13:28:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[no no, teqnofobico, nessuna delusione...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>no no, teqnofobico, nessuna delusione&#8230;</p>
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		Di: teqnofobico		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/11/28/tre-topografie/#comment-101261</link>

		<dc:creator><![CDATA[teqnofobico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 02:22:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ roberto con il tempo libero tiranno 

 spero di non averti deluso sì come d&#039;eluso campo elisio in terra terragna ultraterrena giunsi a te e/letto avendo /o essendo/ le tue sinta(ma)gmatiche p-r-o(e)se(tiche) preclaro segno ne tenni e man tenni giunte agli dèi ulteriori]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ roberto con il tempo libero tiranno </p>
<p> spero di non averti deluso sì come d&#8217;eluso campo elisio in terra terragna ultraterrena giunsi a te e/letto avendo /o essendo/ le tue sinta(ma)gmatiche p-r-o(e)se(tiche) preclaro segno ne tenni e man tenni giunte agli dèi ulteriori</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: roberto cavallera		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/11/28/tre-topografie/#comment-101241</link>

		<dc:creator><![CDATA[roberto cavallera]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 18:19:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[riguardo ad una maggior sintesi sono d&#039;accordo, perché farla soffrire? proporrei anzi un generale ritorno alla pagina bianca e lì galleggiare senza più pena senza, più pensiero… per il resto non saprei… arruffamenti, attorcigliamenti, allargamenti, carenze di ferro, ci può stare tutto, ognuno interpreti come crede, ci mancherebbe… 

in quel testo, chi s&#039;inventava un po&#039; di polvere e un po&#039; di fumo era un cadavere sottoposto a cremazione, il riferimento di arendo è a suo modo pertinente, scrivere in fondo è un po&#039; così, far finta di rianimare cose irrimediabilmente morte (penso ai &quot;cadaverini stesi&quot; di savinio) 

riccardo concordo con te sul ritrascrivere, sovrascrivere, copiare, ricopiare, indefinitamente, infinitamente, fino ad arrivare ad una bella pagina nera e lì affondarvi, con più pena, con più pensiero… 

e adesso vado a leggermi il resto del &quot;tic della tac&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>riguardo ad una maggior sintesi sono d&#8217;accordo, perché farla soffrire? proporrei anzi un generale ritorno alla pagina bianca e lì galleggiare senza più pena senza, più pensiero… per il resto non saprei… arruffamenti, attorcigliamenti, allargamenti, carenze di ferro, ci può stare tutto, ognuno interpreti come crede, ci mancherebbe… </p>
<p>in quel testo, chi s&#8217;inventava un po&#8217; di polvere e un po&#8217; di fumo era un cadavere sottoposto a cremazione, il riferimento di arendo è a suo modo pertinente, scrivere in fondo è un po&#8217; così, far finta di rianimare cose irrimediabilmente morte (penso ai &#8220;cadaverini stesi&#8221; di savinio) </p>
<p>riccardo concordo con te sul ritrascrivere, sovrascrivere, copiare, ricopiare, indefinitamente, infinitamente, fino ad arrivare ad una bella pagina nera e lì affondarvi, con più pena, con più pensiero… </p>
<p>e adesso vado a leggermi il resto del &#8220;tic della tac&#8221;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: teqnofobico		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/11/28/tre-topografie/#comment-101228</link>

		<dc:creator><![CDATA[teqnofobico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 16:16:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[a proposito d&#039;algoritmi e pensieri, spropongo codesto testo de-testato:

&quot;[...] vuolsi così per la mancanza d&#039;un pensiero che non sia senza pensiero; vuolsi colà per la mancanza di un essere che non sia senza essere; e vuolsi così colà per la mancanza d&#039;un sono che non sia e senza sono e senza essere e senza pensiero. [...] Ecco per ché, avendo in mente di  esemplare un algoritmo, la cui formula, - seguendo sequenze a tutti logiche d&#039;istruzioni - quanto elementari, e evidenti, e d&#039;interpretazione univoca, e il cui ordine sia stabilito e prestabilito, e la cui soluzione sia data in un numero finito di passi, - ognun sa, la stessa mente altera demente mentirà viceversa la formulla del logaritmo, cioè a dirsi una funzione inversa rispetto a quella esponenziale, o una disfunzione, ecco, una disfunzione, dunque, che non esponga nulla, o il suo contarario: che esponga appunto il nulla.&quot;

es-tratto da &quot;il tic della tac&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a proposito d&#8217;algoritmi e pensieri, spropongo codesto testo de-testato:</p>
<p>&#8220;[&#8230;] vuolsi così per la mancanza d&#8217;un pensiero che non sia senza pensiero; vuolsi colà per la mancanza di un essere che non sia senza essere; e vuolsi così colà per la mancanza d&#8217;un sono che non sia e senza sono e senza essere e senza pensiero. [&#8230;] Ecco per ché, avendo in mente di  esemplare un algoritmo, la cui formula, &#8211; seguendo sequenze a tutti logiche d&#8217;istruzioni &#8211; quanto elementari, e evidenti, e d&#8217;interpretazione univoca, e il cui ordine sia stabilito e prestabilito, e la cui soluzione sia data in un numero finito di passi, &#8211; ognun sa, la stessa mente altera demente mentirà viceversa la formulla del logaritmo, cioè a dirsi una funzione inversa rispetto a quella esponenziale, o una disfunzione, ecco, una disfunzione, dunque, che non esponga nulla, o il suo contarario: che esponga appunto il nulla.&#8221;</p>
<p>es-tratto da &#8220;il tic della tac&#8221;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: riccardo cavallo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/11/28/tre-topografie/#comment-101227</link>

		<dc:creator><![CDATA[riccardo cavallo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 16:16:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[non posso che ulteriormente sottoscrivere e magari sovrascrivere
le posizioni di bortolotti-cavallera,nomi non so quanto e se &quot;&quot;autoriali&quot;,
riserve di testi da ritrascriversi e copiare,indefinitamente...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non posso che ulteriormente sottoscrivere e magari sovrascrivere<br />
le posizioni di bortolotti-cavallera,nomi non so quanto e se &#8220;&#8221;autoriali&#8221;,<br />
riserve di testi da ritrascriversi e copiare,indefinitamente&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: arendo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/11/28/tre-topografie/#comment-101222</link>

		<dc:creator><![CDATA[arendo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 15:43:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il mio compare Giuseppe vuole istruire la parola, coi ferri, disanimarla, inghiottire l&#039;autorialità. E&#039; la sua onorevole strada. 
Noi, però, veniamo prima della macchina; c&#039;è una porzione incorruttibile e menefreghista, un ordine ribelle.

D&#039;altro canto, credo sensata la sua posizione quando lo scritto è interferenza, &quot;indistinto il flusso&quot;.

Bortolotti ammira di Cavallera &quot;la capacità di gestire il salto sintattico&quot;, ma vi sono campiture troppo larghe e arruffate, larghissimi spazi di movimento nelle tre topografie, la prima a soffrire è la sintesi.

A me pare che in questi &quot;tagli&quot; la scrittura galleggi sulla pagina, non sia corroborata dal ferro, si attorcigli scritta. Pare non abbia subito il pensiero. Qui la debolezza, secondo me. 
Come scrive lo stesso Cavallera: &quot;la matassa prematura&quot; [...] &quot;che s&#039;inventa che s&#039;inventa un po&#039; di polvere un po&#039; di fumo&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio compare Giuseppe vuole istruire la parola, coi ferri, disanimarla, inghiottire l&#8217;autorialità. E&#8217; la sua onorevole strada.<br />
Noi, però, veniamo prima della macchina; c&#8217;è una porzione incorruttibile e menefreghista, un ordine ribelle.</p>
<p>D&#8217;altro canto, credo sensata la sua posizione quando lo scritto è interferenza, &#8220;indistinto il flusso&#8221;.</p>
<p>Bortolotti ammira di Cavallera &#8220;la capacità di gestire il salto sintattico&#8221;, ma vi sono campiture troppo larghe e arruffate, larghissimi spazi di movimento nelle tre topografie, la prima a soffrire è la sintesi.</p>
<p>A me pare che in questi &#8220;tagli&#8221; la scrittura galleggi sulla pagina, non sia corroborata dal ferro, si attorcigli scritta. Pare non abbia subito il pensiero. Qui la debolezza, secondo me.<br />
Come scrive lo stesso Cavallera: &#8220;la matassa prematura&#8221; [&#8230;] &#8220;che s&#8217;inventa che s&#8217;inventa un po&#8217; di polvere un po&#8217; di fumo&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: roberto cavallera		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/11/28/tre-topografie/#comment-101221</link>

		<dc:creator><![CDATA[roberto cavallera]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 15:42:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[sottoscrivo le considerazioni di gherardo, soprattutto quando si riferisce alla &#039;realtà autonoma&#039; del linguaggio, l&#039;inevitabile sua &#039;mondanità&#039; con cui ci si trova comunque a fare i conti...  riguardo all&#039;intervendo di giusco, non so se sia riuscito a sfruttare a pieno le opportunità offerte dall&#039;uso &quot;algoritmico&quot; della scrittura; direi che nel mio caso i testi generati automaticamente o semplicemente &quot;trovati&quot; sono solo &quot;inneschi&quot; per una scrittura ulteriore, forse innaturale, determinata, guidata dall&#039;&quot;incidentalità&quot; di frammentazioni testuali caotiche e residuali. in questi miei testi (come nella maggior parte di quelli presenti in prosthesis) la presenza dell&#039;&quot;autore&quot; c&#039;è e si avverte, si deve avvertire, per quanto questo possa sembrare esercizio d&#039;autocompiacimento o di narcisismo fuori tempo massimo. ad ogni modo non cerco paesaggi alieni, bastano e avanzano, purtroppo, quelli in cui mi trovo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sottoscrivo le considerazioni di gherardo, soprattutto quando si riferisce alla &#8216;realtà autonoma&#8217; del linguaggio, l&#8217;inevitabile sua &#8216;mondanità&#8217; con cui ci si trova comunque a fare i conti&#8230;  riguardo all&#8217;intervendo di giusco, non so se sia riuscito a sfruttare a pieno le opportunità offerte dall&#8217;uso &#8220;algoritmico&#8221; della scrittura; direi che nel mio caso i testi generati automaticamente o semplicemente &#8220;trovati&#8221; sono solo &#8220;inneschi&#8221; per una scrittura ulteriore, forse innaturale, determinata, guidata dall'&#8221;incidentalità&#8221; di frammentazioni testuali caotiche e residuali. in questi miei testi (come nella maggior parte di quelli presenti in prosthesis) la presenza dell'&#8221;autore&#8221; c&#8217;è e si avverte, si deve avvertire, per quanto questo possa sembrare esercizio d&#8217;autocompiacimento o di narcisismo fuori tempo massimo. ad ogni modo non cerco paesaggi alieni, bastano e avanzano, purtroppo, quelli in cui mi trovo</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gherardo bortolotti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/11/28/tre-topografie/#comment-101201</link>

		<dc:creator><![CDATA[gherardo bortolotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 11:49:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[confesso che, rispetto alla questione dell&#039;intervento umano, ho una posizione ondivaga. da una parte sono affascinato da come, anche in assenza di una motivazione umana, come nel caso dei generatori automatici, qualunque testo introduca un punto di vista, una formulazione d&#039;ordine, una porzione di senso. in verità non è solo una questione di fascino ma è proprio il fatto che si assiste alla &quot;realtà autonoma&quot; del linguaggio (che è pur sempre il primo realismo con cui dovremmo misurarci, credo), un&#039;esperienza, per conto mio, sempre carica di insegnamenti. 
dall&#039;altra parte, tuttavia, l&#039;interesse che provo per una scrittura come quella di cavallera, ma anche di quella dei miei compari gammmi e di molti altri autori italiani e non, è proprio la ricostituzione di un ruolo autoriale basato non sulla rappresentazione dell&#039;ordine del mondo ma sulla proposta di un suo ordine e, in senso lato, su un suo ordinamento. un ruolo autoriale che, proprio per questo, acquista una dimensione etico-politica esplicita e cosciente, che mi sembra darle una forza peculiare (e, mi verrebbe da dire, rinnovata).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>confesso che, rispetto alla questione dell&#8217;intervento umano, ho una posizione ondivaga. da una parte sono affascinato da come, anche in assenza di una motivazione umana, come nel caso dei generatori automatici, qualunque testo introduca un punto di vista, una formulazione d&#8217;ordine, una porzione di senso. in verità non è solo una questione di fascino ma è proprio il fatto che si assiste alla &#8220;realtà autonoma&#8221; del linguaggio (che è pur sempre il primo realismo con cui dovremmo misurarci, credo), un&#8217;esperienza, per conto mio, sempre carica di insegnamenti.<br />
dall&#8217;altra parte, tuttavia, l&#8217;interesse che provo per una scrittura come quella di cavallera, ma anche di quella dei miei compari gammmi e di molti altri autori italiani e non, è proprio la ricostituzione di un ruolo autoriale basato non sulla rappresentazione dell&#8217;ordine del mondo ma sulla proposta di un suo ordine e, in senso lato, su un suo ordinamento. un ruolo autoriale che, proprio per questo, acquista una dimensione etico-politica esplicita e cosciente, che mi sembra darle una forza peculiare (e, mi verrebbe da dire, rinnovata).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: GiusCo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/11/28/tre-topografie/#comment-101165</link>

		<dc:creator><![CDATA[GiusCo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 01:30:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questi esperimenti sono sempre interessanti. 

Il punto fondamentale, naturalmente, sta nel grado di elaborazione (o nell&#039;algoritmo, diremmo) della costruzione dei periodi. Se si tratta di una forma di controllo -o di un controllo sulla forma- a mio modesto avviso sarebbe piu&#039; efficace delegare la costruzione ad un algoritmo e stop, come ad esempio nel generatore automatico di Roberto Uberti. In quel caso, la poesia non starebbe piu&#039; nelle sequenze messe assieme dal calcolatore (che pure non sono banali, in un discorso di pura forma letteraria), ma nell&#039;algoritmo stesso, il cuore del discorso sintattico come lo chiama Bortolotti. Assunto questo, si passa a lavorare sugli algoritmi e sulle varie codificazioni di linguaggio formale che da quelli scaturiscono. 

In questi pezzi, come in altri dello stesso tipo nei quali la mano umana e&#039; ancora presente, la possibilita&#039; insita nella teoria sottesa non viene mai sfruttata a pieno, vuoi per le oggettive limitazioni dell&#039;umano scrivente (che lascia ancora troppo il suo calco), vuoi per un certo grado di autocompiacimento e di ordine (anche questi umani, dunque forme che ancora limitano gli esiti) che &quot;indirizzano&quot; la costruzione.

Insomma, se paesaggi alieni viene da cercare, non puo&#039; essere una mano umana, per quanto esperta e decalcata, a provvederli, anche perche&#039; gli effetti combinatori e le possibilita&#039; di accumulazione di un cervello umano sono meno &quot;critici&quot; di quelli generabili per mera potenza computazionale, istruita solo da una serie di regole sintattiche.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questi esperimenti sono sempre interessanti. </p>
<p>Il punto fondamentale, naturalmente, sta nel grado di elaborazione (o nell&#8217;algoritmo, diremmo) della costruzione dei periodi. Se si tratta di una forma di controllo -o di un controllo sulla forma- a mio modesto avviso sarebbe piu&#8217; efficace delegare la costruzione ad un algoritmo e stop, come ad esempio nel generatore automatico di Roberto Uberti. In quel caso, la poesia non starebbe piu&#8217; nelle sequenze messe assieme dal calcolatore (che pure non sono banali, in un discorso di pura forma letteraria), ma nell&#8217;algoritmo stesso, il cuore del discorso sintattico come lo chiama Bortolotti. Assunto questo, si passa a lavorare sugli algoritmi e sulle varie codificazioni di linguaggio formale che da quelli scaturiscono. </p>
<p>In questi pezzi, come in altri dello stesso tipo nei quali la mano umana e&#8217; ancora presente, la possibilita&#8217; insita nella teoria sottesa non viene mai sfruttata a pieno, vuoi per le oggettive limitazioni dell&#8217;umano scrivente (che lascia ancora troppo il suo calco), vuoi per un certo grado di autocompiacimento e di ordine (anche questi umani, dunque forme che ancora limitano gli esiti) che &#8220;indirizzano&#8221; la costruzione.</p>
<p>Insomma, se paesaggi alieni viene da cercare, non puo&#8217; essere una mano umana, per quanto esperta e decalcata, a provvederli, anche perche&#8217; gli effetti combinatori e le possibilita&#8217; di accumulazione di un cervello umano sono meno &#8220;critici&#8221; di quelli generabili per mera potenza computazionale, istruita solo da una serie di regole sintattiche.</p>
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