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	Commenti a: Blog e letteratura	</title>
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		<title>
		Di: bimodale		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/12/03/blog-e-letteratura/#comment-102237</link>

		<dc:creator><![CDATA[bimodale]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Dec 2008 18:54:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@gherardo: tieni conto che il mio discorso nasce nell&#039;ambito della teatralità  e poi applicato, per analogia, con il digitale; inoltre hai ragione sul secondo dubbio perché forse la mia analisi nasceva in un periodo in cui non c&#039;era ancora SL. in sostanza il difetto consiste nella teoresi spinta ai limiti della metafisica senza aver mai potuto &#039;praticare&#039; il territorio virtuale. potresti riproporre i tuoi dubbi in forma di domanda?
:)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@gherardo: tieni conto che il mio discorso nasce nell&#8217;ambito della teatralità  e poi applicato, per analogia, con il digitale; inoltre hai ragione sul secondo dubbio perché forse la mia analisi nasceva in un periodo in cui non c&#8217;era ancora SL. in sostanza il difetto consiste nella teoresi spinta ai limiti della metafisica senza aver mai potuto &#8216;praticare&#8217; il territorio virtuale. potresti riproporre i tuoi dubbi in forma di domanda?<br />
:)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gherardo bortolotti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/12/03/blog-e-letteratura/#comment-102228</link>

		<dc:creator><![CDATA[gherardo bortolotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Dec 2008 15:39:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@bimodale:
la tua analisi mi sembra molto interessante e cercherò di dare un&#039;occhiata alla tua tesi. mi rimane il dubbio, da una parte, che il corpo venga sempre ammutolito, a prescindere dal medium, senza che ci sia mai la possibilità di renderlo assente, e, dall&#039;altra, che quella separatezza del virtuale sia una forma di petizione di principio utile per l&#039;analisi ma che forse non si dia in forma così compiuta, negli effetti.

@piergiorgio:
grazie per gli auguri che ricambio. sul merito di quello che dici mantengo gli stessi dubbi, ovvero non riesco a vedere la massiccia produzione on line come qualcosa di distruttivo. per il considerare &quot;letteratura qualunque cosa fatta on-line&quot;: la mia era una domanda provocatoria. di nuovo, la questione che volevo sottolineare è che il fenomeno della produzione on line è veramente radicale, tale da costringerci a porci domande sui fondamenti. 
dati contraddittori: grazie per gentile citazione ;-) contraddittori ma necessariamente regressivi?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@bimodale:<br />
la tua analisi mi sembra molto interessante e cercherò di dare un&#8217;occhiata alla tua tesi. mi rimane il dubbio, da una parte, che il corpo venga sempre ammutolito, a prescindere dal medium, senza che ci sia mai la possibilità di renderlo assente, e, dall&#8217;altra, che quella separatezza del virtuale sia una forma di petizione di principio utile per l&#8217;analisi ma che forse non si dia in forma così compiuta, negli effetti.</p>
<p>@piergiorgio:<br />
grazie per gli auguri che ricambio. sul merito di quello che dici mantengo gli stessi dubbi, ovvero non riesco a vedere la massiccia produzione on line come qualcosa di distruttivo. per il considerare &#8220;letteratura qualunque cosa fatta on-line&#8221;: la mia era una domanda provocatoria. di nuovo, la questione che volevo sottolineare è che il fenomeno della produzione on line è veramente radicale, tale da costringerci a porci domande sui fondamenti.<br />
dati contraddittori: grazie per gentile citazione ;-) contraddittori ma necessariamente regressivi?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: bimodale		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/12/03/blog-e-letteratura/#comment-102118</link>

		<dc:creator><![CDATA[bimodale]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Dec 2008 22:10:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[un attimo... ecco, fatto. dunque... no... non sono ancora scadute. per il postdigitale.... un attimo vado e torno dal 2033.
:)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>un attimo&#8230; ecco, fatto. dunque&#8230; no&#8230; non sono ancora scadute. per il postdigitale&#8230;. un attimo vado e torno dal 2033.<br />
:)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Piergiorgio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/12/03/blog-e-letteratura/#comment-102115</link>

		<dc:creator><![CDATA[Piergiorgio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Dec 2008 21:59:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro (@) Gherardo
Rifiuto di considerare “letteratura qualunque cosa fatta on-line”, per lo stesso motivo per cui non considero letteratura i graffiti che vedo sui muri delle città: una platea di accidentali lettori (e il conseguente –ineludibile ma spesso inconsapevole- confrontarsi con la questione formale) non mi sembrano sufficienti.  Hai ragione, per “decumulare lettura” basterebbe anche la stampa tradizionale; ma mi sembra paradossale negare il ruolo e il potenziale distruttivo della rete in questo senso. Prova a fare un rapido computo degli e-scrittori che conosci, e di quanto spesso pubblicano rispetto a quelli cartacei. 

Su Hyde Park vorrei fare una precisazione. Una parte della scrittura on-line è di natura dialettica (il tuo saggio e i relativi commenti  ne sono un esempio), e non ho difficoltà ad accettare che per questa la rete funzioni bene – nel senso che i bloggers si commentano, citano ecc. Ma non è ovvio che il meccanismo funzioni altrettanto bene per la letteratura. Poesie e racconti sono un po’ “messaggi in bottiglia”, scritti innanzitutto per essere letti e interiorizzati. Commenti, (cross)citazioni e contro-espressioni letterarie dovrebbero seguire, non sostituire, questo primo approccio alla ‘lettura di scrittura altrui’. Il mio dubbio è che in parte li sostituiscano. Ma forse è un dubbio da lettore spaventato dall’estinzione; e confuso dal paesaggio di dati contraddittori (sic) nel quale è costretto a muoversi.
Colgo l’occasione per farti gli auguri.

@ bimodale
Le riflessioni del ’99 (ottima annata, per carità) potrebbero essere scadute – per precauzione, consiglierei un esame chimico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro (@) Gherardo<br />
Rifiuto di considerare “letteratura qualunque cosa fatta on-line”, per lo stesso motivo per cui non considero letteratura i graffiti che vedo sui muri delle città: una platea di accidentali lettori (e il conseguente –ineludibile ma spesso inconsapevole- confrontarsi con la questione formale) non mi sembrano sufficienti.  Hai ragione, per “decumulare lettura” basterebbe anche la stampa tradizionale; ma mi sembra paradossale negare il ruolo e il potenziale distruttivo della rete in questo senso. Prova a fare un rapido computo degli e-scrittori che conosci, e di quanto spesso pubblicano rispetto a quelli cartacei. </p>
<p>Su Hyde Park vorrei fare una precisazione. Una parte della scrittura on-line è di natura dialettica (il tuo saggio e i relativi commenti  ne sono un esempio), e non ho difficoltà ad accettare che per questa la rete funzioni bene – nel senso che i bloggers si commentano, citano ecc. Ma non è ovvio che il meccanismo funzioni altrettanto bene per la letteratura. Poesie e racconti sono un po’ “messaggi in bottiglia”, scritti innanzitutto per essere letti e interiorizzati. Commenti, (cross)citazioni e contro-espressioni letterarie dovrebbero seguire, non sostituire, questo primo approccio alla ‘lettura di scrittura altrui’. Il mio dubbio è che in parte li sostituiscano. Ma forse è un dubbio da lettore spaventato dall’estinzione; e confuso dal paesaggio di dati contraddittori (sic) nel quale è costretto a muoversi.<br />
Colgo l’occasione per farti gli auguri.</p>
<p>@ bimodale<br />
Le riflessioni del ’99 (ottima annata, per carità) potrebbero essere scadute – per precauzione, consiglierei un esame chimico.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: bimodale		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/12/03/blog-e-letteratura/#comment-101747</link>

		<dc:creator><![CDATA[bimodale]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 13:44:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quel che “io so” fenomenologicamente, quello che posso vedere o immaginare hic et nunc, mentre scrivo, è una situazione di scambio, un potlatch che riguarda il teatro e la società. Una società elettronica con la sua Economia in costante parallelismo lobaceschiano che invece di rendere assente il corpo, per farlo comunicare, lo sostituisce con copie elettroniche e lo rende muto: la dittatura della luce elettrica.

questo viene dilapidato: il tempo analogico degli sguardi, del corpo a corpo, la sacralità viene meno e consumo l&#039;effimero rendendolo duraturo, salvo cancellazione. non è così complesso, anzi. io consumo il rischio di non esserci. &#039;spreco&#039; significa ammettere innanzitutto un corpo (dell’attore, del virtuale, della scrittura, ecc.) di cui verrà &#039;ri-negata&#039; l’esistenza attimo per attimo a tutto vantaggio della sua assenza. speco il corpo, seppur visto e sentito e ologrammato. lo spreco finirà quando potrò &quot;Gestire il proprio avatar su Second Life attraverso la sola forza del pensiero è possibile grazie ai ricercatori dell’università giapponese Keio (Tokyo), che hanno realizzato un avanzato sistema di controllo tramite onde cerebrali&quot; quando il pensiero analogico farà quello noosferico smetterò di sprecare il corpo che resta immaterializzabile (per ora).

p.s. 
questo commento deriva da alcune riflesisoni che facevo nel 1999 nella mia tesi &#039;riti digitali, maschere reali&#039; che potrete scaricare da tesionline.

ciao a tuttissimi!
ciao vanni? sono il padre di leo bloom. lo sai di leo, no? si è suicidato. ora aspetto che arrivi suo cugino dalla scozia, giuliano joyce, a riaprire il sito di organismi digitali. io non ho tanta voglia. vedremo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quel che “io so” fenomenologicamente, quello che posso vedere o immaginare hic et nunc, mentre scrivo, è una situazione di scambio, un potlatch che riguarda il teatro e la società. Una società elettronica con la sua Economia in costante parallelismo lobaceschiano che invece di rendere assente il corpo, per farlo comunicare, lo sostituisce con copie elettroniche e lo rende muto: la dittatura della luce elettrica.</p>
<p>questo viene dilapidato: il tempo analogico degli sguardi, del corpo a corpo, la sacralità viene meno e consumo l&#8217;effimero rendendolo duraturo, salvo cancellazione. non è così complesso, anzi. io consumo il rischio di non esserci. &#8216;spreco&#8217; significa ammettere innanzitutto un corpo (dell’attore, del virtuale, della scrittura, ecc.) di cui verrà &#8216;ri-negata&#8217; l’esistenza attimo per attimo a tutto vantaggio della sua assenza. speco il corpo, seppur visto e sentito e ologrammato. lo spreco finirà quando potrò &#8220;Gestire il proprio avatar su Second Life attraverso la sola forza del pensiero è possibile grazie ai ricercatori dell’università giapponese Keio (Tokyo), che hanno realizzato un avanzato sistema di controllo tramite onde cerebrali&#8221; quando il pensiero analogico farà quello noosferico smetterò di sprecare il corpo che resta immaterializzabile (per ora).</p>
<p>p.s.<br />
questo commento deriva da alcune riflesisoni che facevo nel 1999 nella mia tesi &#8216;riti digitali, maschere reali&#8217; che potrete scaricare da tesionline.</p>
<p>ciao a tuttissimi!<br />
ciao vanni? sono il padre di leo bloom. lo sai di leo, no? si è suicidato. ora aspetto che arrivi suo cugino dalla scozia, giuliano joyce, a riaprire il sito di organismi digitali. io non ho tanta voglia. vedremo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sarmizegetusa		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/12/03/blog-e-letteratura/#comment-101718</link>

		<dc:creator><![CDATA[sarmizegetusa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 02:13:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[come direbbe un blogger (anzi: un forumista), quoto il Galimba.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>come direbbe un blogger (anzi: un forumista), quoto il Galimba.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: macondo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/12/03/blog-e-letteratura/#comment-101612</link>

		<dc:creator><![CDATA[macondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Dec 2008 01:32:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ gherardo
d&#039;accordo che la questione &quot;ualità delle informazioni&quot; in internet è ot riguardo al tuo articolo, ma il tuo articolo punta sui figli o nipoti (i blog, nel senso di comunicazioni telematiche di una certa tipologia, tralascio al momento la specificazione letterari, forse finendo in un nuovo ot), senza analizzare i padri, ossia la rete, le sue modalità di funzionamento e i suoi patron. Il tuo articolo, cioè, può essere un capitolo del libro Internet, ma è uno dei capitoli finali. Si pone a valle, ma per individuare la sorgente bisogna risalire a monte. E a monte ci sono i meccanismi di funzionamento della rete, dei motori di ricerca, dell&#039;acquisto di spazi o siti web, della commerciablità e del commercio dell&#039;&quot;oggetto&quot; rete. E se uno dei messaggi (o reti comunicative) è il blog, le modalità di funzionamento del mezzo non lo caratterizzano (almeno in parte, interessante è vedere quale parte) e non lo determinano?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ gherardo<br />
d&#8217;accordo che la questione &#8220;ualità delle informazioni&#8221; in internet è ot riguardo al tuo articolo, ma il tuo articolo punta sui figli o nipoti (i blog, nel senso di comunicazioni telematiche di una certa tipologia, tralascio al momento la specificazione letterari, forse finendo in un nuovo ot), senza analizzare i padri, ossia la rete, le sue modalità di funzionamento e i suoi patron. Il tuo articolo, cioè, può essere un capitolo del libro Internet, ma è uno dei capitoli finali. Si pone a valle, ma per individuare la sorgente bisogna risalire a monte. E a monte ci sono i meccanismi di funzionamento della rete, dei motori di ricerca, dell&#8217;acquisto di spazi o siti web, della commerciablità e del commercio dell'&#8221;oggetto&#8221; rete. E se uno dei messaggi (o reti comunicative) è il blog, le modalità di funzionamento del mezzo non lo caratterizzano (almeno in parte, interessante è vedere quale parte) e non lo determinano?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Alcor		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/12/03/blog-e-letteratura/#comment-101602</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Dec 2008 12:33:23 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=11736#comment-101602</guid>

					<description><![CDATA[Di blog ce ne sono più di un milione, tenendo presente solo quelli che si autodefiniscono letterari o che vengono percepiti come tali dai visitatori si stringe il cerchio.
Al di là della qualità (concordo con moltissimi punti, anzi, tutti, che Gherardo indica anche nel suo commento, oltre che nel post, e che riguardano l&#039;editoria, ma non solo) quello che interessa in particolare me è come il mezzo influenzi la forma e lo stile.
Sia quella molto sofisticata dei link che G.B. ha indicato sia quella più tradizionale con un uso moderato delle modalità disponibili. Del resto molti blogger non hanno competenze tecniche e si limitano a scrivere. A me interessa soprattutto questa. Per ora.
Forse perchè sono molto interessata alla forma breve.
Neppure io credo a una palingenesi della letteratura grazie alla rete, e neppure io sono pessimista, mi pare che la scrittura in rete si affianchi  a quella su carta o destinata alla carta, come del resto è successo con il cinema, la fotografia ecc. 
Quello che conta è lo scambio comunicativo (è vero che i blogger si leggono reciprocamente, selezionandosi in modo certamente non cieco, e solo inizialmente casuale) e  la conseguenza che questa consapevolezza della lettura in tempo reale, la presenza piuttosto forte del lettore - anche quando non commenta - comporta, influenzando la postura di chi scrive, la sua scrittura, la sua forma e il suo stile. 
E&#039; vero solo in alcuni casi? E&#039; vero per tutti e sempre? Quali sono, se ci sono, delle costanti in questo senso?
Questo, come ho detto è quello che interessa me attualmente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di blog ce ne sono più di un milione, tenendo presente solo quelli che si autodefiniscono letterari o che vengono percepiti come tali dai visitatori si stringe il cerchio.<br />
Al di là della qualità (concordo con moltissimi punti, anzi, tutti, che Gherardo indica anche nel suo commento, oltre che nel post, e che riguardano l&#8217;editoria, ma non solo) quello che interessa in particolare me è come il mezzo influenzi la forma e lo stile.<br />
Sia quella molto sofisticata dei link che G.B. ha indicato sia quella più tradizionale con un uso moderato delle modalità disponibili. Del resto molti blogger non hanno competenze tecniche e si limitano a scrivere. A me interessa soprattutto questa. Per ora.<br />
Forse perchè sono molto interessata alla forma breve.<br />
Neppure io credo a una palingenesi della letteratura grazie alla rete, e neppure io sono pessimista, mi pare che la scrittura in rete si affianchi  a quella su carta o destinata alla carta, come del resto è successo con il cinema, la fotografia ecc.<br />
Quello che conta è lo scambio comunicativo (è vero che i blogger si leggono reciprocamente, selezionandosi in modo certamente non cieco, e solo inizialmente casuale) e  la conseguenza che questa consapevolezza della lettura in tempo reale, la presenza piuttosto forte del lettore &#8211; anche quando non commenta &#8211; comporta, influenzando la postura di chi scrive, la sua scrittura, la sua forma e il suo stile.<br />
E&#8217; vero solo in alcuni casi? E&#8217; vero per tutti e sempre? Quali sono, se ci sono, delle costanti in questo senso?<br />
Questo, come ho detto è quello che interessa me attualmente.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gherardo bortolotti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/12/03/blog-e-letteratura/#comment-101600</link>

		<dc:creator><![CDATA[gherardo bortolotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Dec 2008 11:58:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=11736#comment-101600</guid>

					<description><![CDATA[@piergiorgio:
come accennavo già prima, la questione delle informazioni di qualità è ot. mi limito a segnalare che non è certo problema di adesso ma che sta venendo affrontato da anni (a partire, per esempio, dall&#039;affidabilità dei venditori su e-bay al controllo dei dati inseriti sulle wikipedia).
la questione è ot però mette in campo una distinzione che vorrei sottolineare: una cosa è la qualità delle informazioni fattuali; una cosa è la qualità letteraria.
non confondiamo le cose. se per la prima alcune soluzioni sono state messe in campo, per la seconda la mia proposta è che non ci sia più il &quot;problema&quot;. cerco di spiegarmi: non intendo che il lavoro letterario on line ignori completamente la questione dello stile. come ha segnalato alcor, in verità una dimensione formale è ineludibile. la questione è che nel farsi della letteratura on line la questione della &quot;buona letteratura&quot; si è indebolita. forse si è trasformata al punto che dovremmo domandarci se è letteratura qualunque cosa fatta on line o cmq qual è, di fronte a questa immensa produzione di testi &quot;in proprio&quot;, lo specifico della letteratura. quello che non possiamo fare, mi sembra, è introdurre una logica da canone (da rarefazione, insomma) in quel corpus.
sulla quantità: in verità non è che la produzione letteraria su carta sia scarsa. intendo: non siamo nel medioevo, ai tempi in cui una grande biblioteca di convento magari possedevo sì e no qualche centinania di titoli (di cui metà bibbie). l&#039;industria editoriale italiana, che non è certo tra le più forti, mette in circolazione decine di migliaia di novità all&#039;anno. da quel numero bisogna fare parecchie sottrazioni (ristampe, manualistica, libri per bambini, bla bla bla) e però ci lascia sempre con un numero di testi per cui varrebbe quell&#039;obiezione sulla decumulazione di lettura che invece vedo usare solo per il web (e sempre con quel focus sulla &quot;vanità&quot; dello scrivente, che proprio non riesco a capire: se uno scrive, fosse anche per vanità - che tra l&#039;altro non è certo monopolio dei blogger -, ha scritto; misuriamoci con questo cosa e vediamo cosa se ne tira fuori).

anche quello che la metafora hyde park vuole introdurre (cioè l&#039;autismo della produzione on line) lo sento ripetere spesso come obiezione. però, come ho già segnalato, non è vero che la scrittura sui blog, per esempio, sia una scrittura nel vuoto. non è un problema di opinioni o di argomentazioni: è che non è vero. basta girare nella cosiddetta blogosfera e si vede come le scritture si intreccino, come i blogger si commentino gli uni con gli altri, si citino, etc. etc.. il punto non è se questo scambio sia buono o cattivo ma che c&#039;è e che ha una sua importanza.

ultima cosa: non sono né pessimista né ottimista riguardo alla produzione on line. non credo ad una palingenesi della letteratura grazie alla rete, se è questo che vuol dire essere ottimisti. non credo neanche, però, che il fatto di avere una produzione che esula (tanto o poco) dai modelli che abbiamo conosciuto finora sia di per sé il segno di una decadenza (se questo vuol dire, a sua volta, essere perssimisti).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@piergiorgio:<br />
come accennavo già prima, la questione delle informazioni di qualità è ot. mi limito a segnalare che non è certo problema di adesso ma che sta venendo affrontato da anni (a partire, per esempio, dall&#8217;affidabilità dei venditori su e-bay al controllo dei dati inseriti sulle wikipedia).<br />
la questione è ot però mette in campo una distinzione che vorrei sottolineare: una cosa è la qualità delle informazioni fattuali; una cosa è la qualità letteraria.<br />
non confondiamo le cose. se per la prima alcune soluzioni sono state messe in campo, per la seconda la mia proposta è che non ci sia più il &#8220;problema&#8221;. cerco di spiegarmi: non intendo che il lavoro letterario on line ignori completamente la questione dello stile. come ha segnalato alcor, in verità una dimensione formale è ineludibile. la questione è che nel farsi della letteratura on line la questione della &#8220;buona letteratura&#8221; si è indebolita. forse si è trasformata al punto che dovremmo domandarci se è letteratura qualunque cosa fatta on line o cmq qual è, di fronte a questa immensa produzione di testi &#8220;in proprio&#8221;, lo specifico della letteratura. quello che non possiamo fare, mi sembra, è introdurre una logica da canone (da rarefazione, insomma) in quel corpus.<br />
sulla quantità: in verità non è che la produzione letteraria su carta sia scarsa. intendo: non siamo nel medioevo, ai tempi in cui una grande biblioteca di convento magari possedevo sì e no qualche centinania di titoli (di cui metà bibbie). l&#8217;industria editoriale italiana, che non è certo tra le più forti, mette in circolazione decine di migliaia di novità all&#8217;anno. da quel numero bisogna fare parecchie sottrazioni (ristampe, manualistica, libri per bambini, bla bla bla) e però ci lascia sempre con un numero di testi per cui varrebbe quell&#8217;obiezione sulla decumulazione di lettura che invece vedo usare solo per il web (e sempre con quel focus sulla &#8220;vanità&#8221; dello scrivente, che proprio non riesco a capire: se uno scrive, fosse anche per vanità &#8211; che tra l&#8217;altro non è certo monopolio dei blogger -, ha scritto; misuriamoci con questo cosa e vediamo cosa se ne tira fuori).</p>
<p>anche quello che la metafora hyde park vuole introdurre (cioè l&#8217;autismo della produzione on line) lo sento ripetere spesso come obiezione. però, come ho già segnalato, non è vero che la scrittura sui blog, per esempio, sia una scrittura nel vuoto. non è un problema di opinioni o di argomentazioni: è che non è vero. basta girare nella cosiddetta blogosfera e si vede come le scritture si intreccino, come i blogger si commentino gli uni con gli altri, si citino, etc. etc.. il punto non è se questo scambio sia buono o cattivo ma che c&#8217;è e che ha una sua importanza.</p>
<p>ultima cosa: non sono né pessimista né ottimista riguardo alla produzione on line. non credo ad una palingenesi della letteratura grazie alla rete, se è questo che vuol dire essere ottimisti. non credo neanche, però, che il fatto di avere una produzione che esula (tanto o poco) dai modelli che abbiamo conosciuto finora sia di per sé il segno di una decadenza (se questo vuol dire, a sua volta, essere perssimisti).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Piergiorgio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/12/03/blog-e-letteratura/#comment-101590</link>

		<dc:creator><![CDATA[Piergiorgio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 18:14:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ringrazio Gherardo e i commentatori tutti – molto interessante.
Condivido molti punti dell’analisi di Gherardo, ma ho una visione decisamente piu’ pessimista dell’equilibrio verso il quale il “nuovo sistema” (passatemi la scorciatoia) tende. Torno su spunti che Madeleine e Macondo hanno gia’ proposto (forse non sono i soli – scusate, ho letto i commenti piuttosto rapidamente).

Per chi ha a disposizione un numero finito di giornate da 24 ore, lettura e scrittura sono beni rivali, non complementi. Ne consegue che, indipendentemente da ogni considerazione sul valore di cio’ che si scrive, un modello basato sull’ “accumulazione di scrittura” presupporra’ prima o poi, a qualche livello (individuale? Sociale?), una “decumulazione di lettura”. Invece di scrivere queste righe, potrei leggere meglio l’articolo di Gherardo e i vostri commenti; o qualcos’altro.
Credo anch’io che internet possa diventare un Hyde Park in cui si parla tutti insieme e lo sgabello e&#039; inutile perche’ tutti ne hanno uno (tra l’altro identico, se ci fidiamo della democraticita’ del guardia-parchi). E credo che questo sia un rischio concreto, non un possibile ma improbabile scenario, per un semplice motivo. Leggere e’ anche un grande atto di umilta’: silenziare temporaneamente il proprio ego e disporsi ad un rispettoso ascolto dell’altro. In questo senso e’ forse un esercizio psicologicamente piu’ difficile della scrittura, che invece inevitabilmente solletica la vanita’ dello scrivente. Credo che la lattura abbia gia’ perso terreno per questo motivo, e non mi stupirei se ne perdesse ancora.

Vorrei aggiungere un commento pseudo contabile anche sulle implicazioni qualitative del “modello basato sull’aggiunta” di cui parla Gherardo. Non ho dubbi sul fatto che una frazione dell’informazione (e della letteratura) disponibile su internet sia di alta qualita’. Ne’ mi interessa stabilire quale sia la frazione oggi. Il problema e’ la dinamica: come si evolve nel tempo il rapporto tra “buona informazione” e “informazione” (totale)? Il denominatore ovviamente cresce in modo esponenziale. Se il numeratore non e’ in grado di stare al passo, finira’ per diventare inutile: le parole interessanti potrebbero essere soffocate dalla matassa dell’ovvio, del confuso, del non documentato, e diventare inaccessibili, nonostante la reale o presunta democraticita’ della rete, per una semplice ragione statistica. Un po’ come nella Biblioteca di Babele di Borges.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio Gherardo e i commentatori tutti – molto interessante.<br />
Condivido molti punti dell’analisi di Gherardo, ma ho una visione decisamente piu’ pessimista dell’equilibrio verso il quale il “nuovo sistema” (passatemi la scorciatoia) tende. Torno su spunti che Madeleine e Macondo hanno gia’ proposto (forse non sono i soli – scusate, ho letto i commenti piuttosto rapidamente).</p>
<p>Per chi ha a disposizione un numero finito di giornate da 24 ore, lettura e scrittura sono beni rivali, non complementi. Ne consegue che, indipendentemente da ogni considerazione sul valore di cio’ che si scrive, un modello basato sull’ “accumulazione di scrittura” presupporra’ prima o poi, a qualche livello (individuale? Sociale?), una “decumulazione di lettura”. Invece di scrivere queste righe, potrei leggere meglio l’articolo di Gherardo e i vostri commenti; o qualcos’altro.<br />
Credo anch’io che internet possa diventare un Hyde Park in cui si parla tutti insieme e lo sgabello e&#8217; inutile perche’ tutti ne hanno uno (tra l’altro identico, se ci fidiamo della democraticita’ del guardia-parchi). E credo che questo sia un rischio concreto, non un possibile ma improbabile scenario, per un semplice motivo. Leggere e’ anche un grande atto di umilta’: silenziare temporaneamente il proprio ego e disporsi ad un rispettoso ascolto dell’altro. In questo senso e’ forse un esercizio psicologicamente piu’ difficile della scrittura, che invece inevitabilmente solletica la vanita’ dello scrivente. Credo che la lattura abbia gia’ perso terreno per questo motivo, e non mi stupirei se ne perdesse ancora.</p>
<p>Vorrei aggiungere un commento pseudo contabile anche sulle implicazioni qualitative del “modello basato sull’aggiunta” di cui parla Gherardo. Non ho dubbi sul fatto che una frazione dell’informazione (e della letteratura) disponibile su internet sia di alta qualita’. Ne’ mi interessa stabilire quale sia la frazione oggi. Il problema e’ la dinamica: come si evolve nel tempo il rapporto tra “buona informazione” e “informazione” (totale)? Il denominatore ovviamente cresce in modo esponenziale. Se il numeratore non e’ in grado di stare al passo, finira’ per diventare inutile: le parole interessanti potrebbero essere soffocate dalla matassa dell’ovvio, del confuso, del non documentato, e diventare inaccessibili, nonostante la reale o presunta democraticita’ della rete, per una semplice ragione statistica. Un po’ come nella Biblioteca di Babele di Borges.</p>
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