Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato 18

8 dicembre 2008
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[Qui finiscono le 18 immagini + lettere invernali per l’inverno; 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12,13,14, 15, 16, 17]

di Andrea Inglese

Cara Reinserzione Culturale del Disoccupato,

non è più possibile portare avanti questa cosa
sembra una conversazione d’aeroporto
o tra cassiere o gente bloccata in un vagone
la tua benevolenza è un sotterfugio
che tu sia donna – se poi lo sei veramente –
è un sotterfugio ho smesso persino
d’immaginarti le dita dei piedi le labbra la curva del culo

io cerco di vivere facendo finta che il lungo disturbo
che la vita che tutto quello che non sono riuscito
ad ignorare sia più meno quello che necessariamente
accade a tutti sia normale la cosa inevitabile

e tu hai la psicologia

(e hai stabilito la mia età mentale con la scala di Terman-Merrill)

per me in qualsiasi momento hai una frase psicologica
con tutto il calmo sotterfugio basta che io
mi dimeni appena davanti a te e la psicologia nella frase
mi arriva perché non ne manchi mai
migliaia di laboratori università ti procurano
tutta quanta la psicologia che ti basta
le tue pinze le macchie sul foglio le domande-tipo
come quando mi chiedi con che cosa ti penso
e ti rispondo con la bocca con tutta la mia bocca

e tu con ulteriore tranello mi fai capire a cenni
la domanda successiva – se il fuoco acceso sia vivo
se sia il fuoco acceso in grado di sapersi vivo –
e se ti rispondo che il fuoco acceso è vivo
ma che non sa di sapersi vivo
non sa di abitare dentro la legna e intorno
tu pensi di avere abbastanza
psicologia intorno a te
per rispondere una frase
hai migliaia di frasi psicologiche da rispondere
come tutti nel mondo sei generosa
in psicologia

mentre io sono con ogni muscolo teso alla menzogna
con ogni nervo per migliorare la menzogna completando
con tutte le favole possibili i fatti i nomi inventati
tutte le date nient’altro che fantasie visioni
anche il colore del frigo del cielo dei capelli
tutto falsificato ma meglio più in grande indietro
finché si può nel tempo e nello spazio
anche quello lungo la galassia contraffatto irriconoscibile
tu la psicologia la frase con dentro il sintomo l’infanzia
il problema io
mentalmente su tutto a diffondere menzogne

tu con il trasporto corporeo la concezione di Wallon
il riconoscimento tattile degli oggetti di uso comune
tu che mi guardi attraverso la psicologia anche
quando mi calo le mutande dirigo nella tazza il getto di piscio
io che mi giro dentro la menzogna per attenuare
il disturbo la cosa normale che sembra necessaria
toglierle tutto i numeri le date i colori falsare

perché la menzogna possa circolare persino nel sangue
e io sentire tutte le faccende completamente inventate
le possa sentire sotto i miei polpastrelli tutte le carni
le cose irreali che ho travisato devo poter soffrire
delle loro conseguenze o ridere di come sono
le une dopo le altre del tutto fintamente finite

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8 Responses to Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato 18

  1. gina il 8 dicembre 2008 alle 11:34

    burro formaggio e ricotta

    “C’è uno strano personaggio presente in molti racconti popolari della zona prealpina che possiede alcuni tratti del Trickster: è il salbanelo-salvanel-salvan. Nella sua collocazione liminare tra natura e cultura, vita e morte, mondo sotterraneo e mondo celeste, mondo magico e mondo religioso, egli si presenta in qualità di briccone sempre pronto a produrre scherzetti, come il condurre fuori strada il viandante solitario, ma anche come eroe culturale che, oltre a seminare il terrore e il panico, offre alla comunità alcuni doni, ‘tesori’ fondamentali per i processi di civilizzazione come burro, formaggio e ricotta.
    A lui è dedicata questa poesia in dialetto vicentino di Enio Sartori
    Tra la meta e la trama
    monta de boto
    girandola de foje a mulinelo.
    Strabuco i oci: ne l’aria inbriaga
    s’informa na strana figura
    satiro sotomisura o anzolo
    rusinio d’altro sangue invenà.
    Ne la peca de la bestia
    m’inbauco.
    Incorna la mente
    stratolti pensier
    ne la bala che tuto torno
    fa caliverna
    Come un ciuco nel tramacio
    insinganà
    vo in oca. M’imbestio
    me volto de torno e inforco
    un stornelo de rasìe.
    Da soto i pìe me scapa la tera
    E sgnàolo “abando, abando”
    Al final desdolao
    Me smolo
    Ne la girandola che mena
    Ad altre vie.
    http://www.trickster.lettere.unipd.it/archivio/1_soglia/editoriale/trickster/sartoritrickster.html

  2. sparz il 8 dicembre 2008 alle 19:41

    Sempre morde la tua Lettera alla Reinserzione. Adesso che è finita, hai già un’altra serie pronta? Ciao.

  3. edelweiß il 8 dicembre 2008 alle 23:45

    mo che ha finito Inglese
    è tornato db. su

    http://rebstein.wordpress.com/

  4. renatamorresi il 9 dicembre 2008 alle 11:22

    oh no, vi prego, non parliamo, non ancora, “editorialmente”! parliamo ancora un po’ poeticamente di questo bel poema che pone così tante questioni poetologiche con una grazia nuda (non con la mutanda di ferro della teoria), così tante questioni sociali che smascherano la chiacchiera sociologica, così tante questioni sulla persona-poeta, questo strambo, straniato salvanel che scopre il formaggio (e i vermi, direbbe ginzburg)
    un saluto caro,
    r

  5. Mom il 11 dicembre 2008 alle 10:14

    Trovo molto efficace questa de-psicologizzazione, e in una lingua inusuale per la poesia. Polemica e amorevole nello stesso tempo.

  6. Mom il 11 dicembre 2008 alle 10:16

    Ma di Andrea Inglese che cosa si trova in circolazione? Cosa è consigliato?

  7. jan reister il 11 dicembre 2008 alle 10:47

    @Mom: fai clic sul suo nome e leggi qui:
    https://www.nazioneindiana.com/author/andrea-inglese/

  8. v. b. il 12 dicembre 2008 alle 13:46

    è appena uscito un nuovo libro di poesie di Inglese, per la collana di poesia di Sossella

    http://www.lucasossellaeditore.it/arte_poetica/distrazione.html

    altamente consigliato



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