Il mercato degli organi: il buco nero della globalizzazione

19 dicembre 2008
Pubblicato da

di Giuseppe Catozzella

Alla divisione del mondo in venditori e compratori siamo abituati da decenni, consumisti fin dentro al midollo. Ma è a quella tra venditori e compratori di pezzi di corpi umani che Nancy Scheper-Hughes – antropologa e fondatrice di ‘Organs Watch’, la più grande organizzazione mondiale fondata in California nel 1999 al puro scopo di tenere monitorata questa particolare fetta di mercato – costantemente ci spinge a riflettere. Divisione naturale tra le aree di benessere e quelle di povertà estrema, tra le zone di pace e democrazia e quelle di guerra e dittatura del pianeta. “Parte del lavoro è eliminare l’idea che si tratti di leggende” continua dal sito della sua organizzazione la Scheper-Hughes – unica antropologa a far parte della ‘Bellagio Task Force’, gruppo di ricerca formato da chirurghi dei trapianti, specialisti dell’acquisizione di organi e attivisti per i diritti umani, che si occupa di esaminare gli effetti prodotti dal traffico di organi umani nel mondo – “così, dopo aver parlato con molti chirurghi statunitensi, ho deciso di cominciare a seguire il percorso reale dei corpi destinati ai traffici”.
La risposta chiara a questa provocazione è fornita a distanza da Alice Mobota, presidente della ‘Lega dei Diritti Umani’ del Mozambico: “La lentezza e l’indifferenza del governo e della polizia sono una prova chiara della potenza dell’organizzazione che gestisce il traffico, e degli interessi che lo collegano a persone infiltrate nel Governo”.
Persino il Pontefice, nei giorni scorsi, si è riferito a quello che sta diventando un fenomeno sempre più esposto come a un “atto abominevole e moralmente illecito, che per di più spesso tocca i bambini”.
Il fenomeno è molto più esteso di quanto si possa immaginare.
Le cifre uscite dal Vienna Forum To Fight Human Trafficking dell’ONU conclusosi il 15 febbraio 2008 sono spaventose. I Paesi coinvolti nel puro traffico di organi – che rientra nel più esteso traffico di individui a scopo di schiavitù, adozione o prostituzione – sono moltissimi. I venditori, a buon mercato, sono: la Cina, il Brasile l’Argentina, la Colombia, il Messico, il Mozambico, il Sud Africa, l’Afganistan, l’Iraq, la Palestina, l’India, il Nepal, il Pakistan, la Thailandia, le Filippine, il Laos, il Vietnam, la Russia. Per venire più vicini a noi, i centri di smistamento si trovano in Turchia, in Repubblica Ceca, nel Caucaso, in Georgia, e smerciano organi umani provenienti da Moldavia, Turchia, Russia, Ucraina, Bielorussia, Romania, Bosnia, Kosovo, Macedonia, Albania. I Paesi compratori, che, almeno in questo, non dimostrano grande capacità contrattuale, date le cifre a cui gli ospedali vendono il pacchetto organo-trapianto, sono: Stati Uniti, Inghilterra, Belgio, Francia, Italia, Germania, Olanda, Austria, Danimarca, Spagna, Polonia, Svezia, Norvegia, Finlandia, Israele, Sud Africa, Emirati Arabi. Un rene in Turchia frutta a chi se lo fa espiantare 2700 dollari. Poco più di un terzo di questa cifra se il donatore viene, invece, da India o Iraq. Lo stesso organo viene impiantato anche per 150mila dollari, a seconda dell’urgenza e della liquidità del paziente.
È a tutti gli effetti, quindi, un fenomeno globale, aiutato da ottime strutture ospedaliere private situate anche nei Paesi più poveri – e aperte, in linea di massima, solo agli occidentali – dalla ormai più che provata efficacia dei farmaci antirigetto e da una domanda vastissima. Non parrebbe sbagliato, dunque, estendere la tanto sfruttata formula di “fuga di cervelli” anche a quella di reni, muscoli cardiaci, cornee, polmoni, fegati, ossa, tendini. Tenendo salva l’attenuante della non-volontarietà.
La divisione “naturale” tra venditori e compratori a cui si riferiva Nancy Scheper-Hughes si può anche illustrare con le cifre pubblicate dal Forum di Vienna dell’ONU: nelle zone del sud del mondo 13 milioni di bambini minori di 5 anni muoiono ogni anno per fame o malnutrizione, mentre si calcola che, ogni sera, più di 200 milioni rimangano a stomaco vuoto. 121 milioni di bambini vengono privati dell’istruzione di base poiché nei loro Paesi non vige l’obbligo della scuola gratuita e accessibile a tutti. Esistono poi i cosiddetti “piccoli soldati”, impegnati nei tanti conflitti bellici del mondo: 300mila sono minori di 18 anni. Il risultato: negli ultimi dieci anni sono morti in guerra oltre 2 milioni di bambini e più di 6 milioni sono rimasti invalidi. Sono invece 211 i milioni di bambini-lavoratori in stato di schiavitù. Poi ancora il giro di prostituzione, soprattutto di minorenni, che in paesi orientali come la Thailandia in passato ha coperto il 10-15% del Pil. Stando a uno studio del governo degli USA citato dagli atti del Forum di Vienna, 800mila persone, ogni anno, sono oggetto di traffici internazionali e intercontinentali (per schiavitù, prostituzione, adozione, smercio di organi umani).
È solo in questa coltura fertile che può trovare linfa il redditizio business degli organi, il lato più nero e innominabile della globalizzazione.
“Ancora non possiamo dire i numeri precisi legati al traffico di organi umani” continua la Scheper-Hughes “ma una stima ottimistica potrebbe aggirarsi attorno ai 15mila reni commerciati all’anno, e anche per gli altri organi le proporzioni sono mantenute. E la maggior parte delle vittime è costretta dal bisogno, più che dalla forza. E poi ci sono i casi di omicidio a scopo di espianto, per quanto riguarda cuori e polmoni, e i centri più interessati sono Brasile, Pakistan e Filippine.”
Solo in Europa ci sono attualmente 120mila pazienti in dialisi e circa 40mila in attesa di un trapianto di reni, stando a un recente reportage del Parlamento Europeo. Lo stesso documento parla di liste d’attesa di 3 anni, che diventerebbero 10 entro il 2015, portando ad aumentare quindi anche il numero dei decessi. Un vecchio adagio recita che ovunque ci sia domanda c’è mercato, e quindi business.
Nel corso delle ricerche per scrivere il mio romanzo, “Espianti”, edito da Transeuropa, mi è capitato più volte di imbattermi in addetti ai lavori che mi parlassero del “buco” del valico di Trieste, come una cosa conosciuta da tutti. Una sorta di porta appositamente spalancata verso il nostro Paese.
Ora, mettiamo che tu lavori per una organizzazione occidentale, anche umanitaria in, poniamo, India. E mettiamo che tu ti renda conto, dopo un po’ che presti il tuo servizio, di quello che questa organizzazione, sottobanco, fa, sfruttando il paravento delle sue attività come copertura. E mettiamo che quello che compie sia far incetta di corpi, o di organi umani, per lo più di bambini, da rivendere negli ospedali della stessa India, o addirittura da far volare nel Paese occidentale di origine, per pazienti “comodi e ricchi”. E mettiamo che tutto quello che abbiamo posto fino adesso sia vero. Questo c’è anche, dentro al mio romanzo.
Una sola volta, in Italia, un rappresentante del mondo politico ha tentato di parlare pubblicamente della cosa. Il ministro per la Famiglia e la Solidarietà sociale Antonio Guidi, nella sua audizione alla commissione Affari sociali della Camera, il 21 settembre 1994, dichiara: “Uno scarso controllo alle frontiere e i troppi bambini possono aver determinato abusi nei loro confronti e addirittura traffico d’organi. Dobbiamo controllare le frontiere, ma anche i reparti maternità delle cliniche private.” Vincenzo Basile, allora deputato nelle file di An spiega che “fare un trapianto d’organo presuppone strutture altamente specializzate, siano esse in Italia o all’estero, e che quindi è necessario individuare i terminali. Si vedrà se è il caso di sentire anche il guardasigilli Biondi, e se istituire una commissione d’inchiesta sul problema dei trapianti d’organo e del traffico di bambini”. La commissione d’inchiesta non è poi mai partita. E subito l’allora ministro della Sanità, Raffaele Costa, mentre già l’entourage di Guidi si era attivato per ridimensionare l’allarme, si affretta a dichiarare: “I trapianti in Italia avvengono solo nelle strutture pubbliche: non è concepibile che queste accettino organi sottobanco. Nessun chirurgo e nessuna equipe si presterebbero a simili crimini: per ragioni morali, per deontologia e, infine, per motivi pratici, perchè la cosa non potrebbe essere tenuta nascosta”, chiudendo di fatto la faccenda una volta per tutte, senza che in seguito sia stata mai riaperta.
Sapendo bene, probabilmente, che nessuna delle tre motivazioni, nel nostro Paese, regge.

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23 Responses to Il mercato degli organi: il buco nero della globalizzazione

  1. plessus il 19 dicembre 2008 alle 12:52

    Allora si potrebbe dire pure: nessun giudice si presterebbe ad essere corrotto: per ragioni morali, perché la legge è uguale per tutti e per motivi pratici, perché la cosa non potrebbe essere tenuta nascosta…
    La teocrazia della fandonia al fine della convenienza personale, il blabla per mangiatori di aria fritta, la pigrizia immonda di sporcarsi le mani per far pulizia, l’immobilismo di statuine d’oro sprofondate in poltrona con lo sguardo sognatore appeso all’orizzonte mentre il fiume di putridume scorre ai loro piedi…
    Che schifo.
    In Ricambi, nonostante lo scarso valore letterario dell’opera con pretese di sf, l’autore Marshall Smith ha inventato un luogo ove sono rinchiusi esseri umani di perfetta costituzione, nutriti e curati. Ciascuno di essi è clonato con lo stesso corredo genetico ed immunitario di qualcun altro che in caso di necessità avrà a disposizione organi e arti da trapiantare senza rischio di rigetto. Il protagonista del romanzo sorveglia esseri umani che non parlano e non possono esprimere la loro sofferenza. Che non hanno mezzi se non i propri organi. Come vergognosamente succede nella realtà.
    Qui http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/notizie/persone_scomparse/0771_2008_12_05_presentazione_seconda_relazione_persone_scomparse.html i dati ufficiali sulle persone scomparse, e non più rintracciate, nel nostro paese. Fenomeno, come già sottolineato nel necessari-ssim-o post, strettamente collegato all’argomento.

  2. giuseppe catozzella il 19 dicembre 2008 alle 13:04

    L’universo abissale degli individui che ogni anno scompaiono è incredibilmente vasto. Grazie, Plessus, per il link al sito degli Interni. Questo in Italia. Le cifre per le persone che scompaiono ogni anno nei Paesi cosiddetti del Terzo Mondo sono spaventose.

  3. macondo il 19 dicembre 2008 alle 15:35

    Anche questo è uno dei mille rivoli sotterranei (assieme alle armi, la droga, ecc.) che alimentano il benessere (e in questo caso la salute) di certa fascia di cittadini dei paesi occidentali, ergo dei paesi occidentali stessi, anche se non aumentano il Pil. Ma che io commenti scandalizzato un simile orrore a nulla serve. E alla denuncia nel lettore segue l’inevitabile domanda: che fare?

  4. giuseppe catozzella il 19 dicembre 2008 alle 16:11

    Ciao Macondo, io sono invece profondamente convinto che la denuncia, il parlare sia importantissimo. Il parlare – l’estendere la conoscenza – estende a mio parere la consapevolezza e contribuisce a formare una coscienza critica e quindi “schierata”. E può dunque riprodurre conoscenza, come un virus. Che però attecchisce solo su chi decide di farlo attecchire. Questa scelta è personale, appunto. Io di questo sono convinto, se no provare a scrivere non avrebbe tanto senso, per me. Poi, idealmente, una conoscenza diffusa forma il cosiddetto senso comune e quindi, sempre idealmente, modifica le azioni.

  5. madeleine il 19 dicembre 2008 alle 18:31

    Penso ai bambini che arrivano nei tanti approdi del sud su quelle barche che superano la traversata: approdi nascosti che divorano, se non lo ha fatto prima il mare…
    Mi viene in mente la nostra metastasi, nelle cliniche come nel film “the Kingdom”..

    E’ il tabù più mostruoso, però è obbligatorio parlarne.

  6. jacopo galimberti il 19 dicembre 2008 alle 21:20

    Quello del traffico d’organi mi pare un problema molto agggrovigliato, non estraneo forse a un certo sentimentalismo cattolico che, di fronte all’idea che qualcuno venda qualcosa di “sacro”, il proprio corpo, grida allo scandalo. Tutto sommato ci sono lavori che lentamente, giorno dopo giorno, portano a disfunzioni molto gravi se non alla morte. Certo, tutto cio’ fa meno presa ed è molto meno toccante. E’ una costatazione, non un giudizio.

    Proprio per questo mi attendo molto dal romanzo di Giuseppe, che forse mi renderà un po’ meno ingenuo in merito. Quando mi parlo’ della storia rimasi incantato dalla presenza, nella trama, di un fiume invisibile…

  7. lucia cossu il 20 dicembre 2008 alle 10:06

    Sono invece d’accordo con Macondo e anche se Giuseppe spera che serva nelle realtà ospedaliere che frequento spesso insieme ad alcuni limpidissimi professionisti vedo cose in continuazione che rendono possibile tutto, ma prorpio tutto. Credo che le coscienze allertate serviranno a qualcosa quando vedrò gli stessi buoni medici e operatori sanitari denunciare e sanzionare loro per primi tutte quelle manchevolezze che sono spesso ininfluenti ma assai spesso determinanti. Cosa fare? facendo rispettare le regole e forse cominciando a rendere più controllabili e trasparenti le cartelle cliniche sulle quali si trova comunemente scritte cose molto lontane dalla realtà e senza poter davvero verificare e contestarle.

  8. giuseppe catozzella il 20 dicembre 2008 alle 11:47

    Lucia, esistono delle indagini della magistratura italiana in merito, ancora coperte da un rigido segreto. Le prime in Italia su fatti di tanta gravità. Che implicano, appunto, anche alcune aziende ospedaliere. Io mi sono armato di costanza e volontà e ho ottenuto da un magistrato di sapere in merito ciò che gli era concesso dirmi. E ne ho fatto un romanzo.

  9. lucia cossu il 20 dicembre 2008 alle 12:44

    Giuseppe, non volgio dire che non serva a nulla, certo che tutto ciò che si riesce a dire e sapere è utile e formativo e fosse aanche utile solo a una singola persona sarebbe già tantissimo, quello su cui ho dei dubbi è il reale impatto nel pratico degli ospedali che anzi tendenzialmente sono sempre più sulla difensiva e noi fruitori abituali siamo completamente sprovvisti di possibilità di controllo reale. Prenderò il tuo libro felice e speranzosa anche perché esiste, ma lasciami il dubbio che senza un rinnovamento profondo che venga anche da dentro non credo che ci sarà un reale cambiamento.

  10. lucia cossu il 20 dicembre 2008 alle 12:51

    Vorrei una volta staccarmi da questo autobiografismo, ma davvero si vedono sorvolate le più semplici procedure indispensabili e non diagnosticare per paura di azioni legali. E i danni anche molto seri non sono l’unica a portarli, io son solo fortunata che chissà come resisto e non lo capiscono neanche i medici come. Ma ne vedo tanti e troppi dal pronto soccorso al day hospital al ricoverato d’urgenza all’operato, in ogni ambito e struttura; anche se non c’è solo quello, ma basta un medico o un infermiere e sei compromesso per sempre.

  11. giuseppe catozzella il 20 dicembre 2008 alle 13:08

    Lucia, purtroppo conosco da vicino ciò di cui parli. E sono convinto che un rinnovamento profondo non possa che venire da dentro, come dici tu. Ecco: azioni della magistratura a sanzionare reati, da un lato. E il fatto di parlarne da un altro. Questo forse può essere un inizio. Il resto dipende solo da una scelta personale. In ogni piccolo gesto. Sono convinto che siamo un paese a struttura profondamente corrotta, sostanzialmente medievale, in cui la legalità non è profondamente vissuta. Sta a ognuno, per ogni piccola scelta, decidere dove stare. Suona trito, ma davvero io sono convinto che in Italia è di questo che si tratta. E credo che parlarne serva.

  12. stalker il 20 dicembre 2008 alle 14:21

    anche se parlarne ed informare può non essere risolutivo,
    non farlo sarebbe un crimine.

    “..una conoscenza diffusa forma il cosiddetto senso comune e quindi, sempre idealmente, modifica le azioni.”
    concordo e continuo a sperarlo.

  13. lucia cossu il 20 dicembre 2008 alle 20:38

    Caro Giuseppe, sono ottimista per le persone come te, certo che non può essere che dall’interno, io il mio ottimismo lo tengo per le cose in cui non si sente il mio essere compromessa e dove posso dare ciò che di fondo davvero mi costituisce e in qualche modo con altrettanta speranza e tenacia e anhce distanza sana. Immagino cosa conosci e delle volte sembra di essere in un mondo irreale per quanto assurdamente orrendo e so che questo è un sentimento da non coltivare troppo se non si vuole diventare inutilmente e sterilmente inorriditi. Credo che alcune regole vadano cambiate e poi sono completamente d’accordo con te. Dentro di ognuno di noi dobbiamo sentire cosa avviene ogni volta che non si è scrupolosi e per una giusta e legittima paura si cercano strade non percorribili, ma penso anche alle liste di attesa delle volte non rispettate, per me non è possibile non sentire che stai togliendo la speranza a un altro, ma come convincere qualcuno che può essere ingiusto ma forse lui morirà ed alcuni più urgenti si salveranno, perché di questo si discute. Farà uno strazio insopportabile, ma come puoi vivere sulla vita di un altro più giovane ed urgente? Forse ci vorrebbe anche una cultura del limite, e non solo della performance. Buon lavoro Giuseppe

  14. lucia cossu il 21 dicembre 2008 alle 12:04

    Ho riflettuto questa notte su quello che avete scritto e anche sui miei commenti che sono sempre turbati dal mio trasporto al riguardo e perdono fuoco e a volte derivano.
    1. il primo è un problema culturale ed a quello mi riferisco quando parlo della cultura del limite e in un altro post quando citavo l’umanesimo compassionevole di cui parla Fernando Bárcena ne La sfinge muta L’apprendimento del dolore dopo Auschwitz. E’ agghiacciante vivere sapendo che quasi certamente non ci sarai più e trovare il modo di non esserne stravolti al punto di essere disposti a tutto (aiuterebbe essere accolti e visti e rispettati e come già dicevo anche ignorati “sanamente”) sarebbe o forse è una assoluta utopia anche se da perseguire anche perché non vale solo quando è in gioco la tua vita o quella di tuo figlio ma in ogni ambito in cui si possa avere frustrazione. Continuo a pensare che l’Italia è marcia e corrotta anche perché la meritocrazia sono i mediocri a non volerla, e anche eccellenti quache volta saremo dei mediocri di fronte a uno più bravo che si merita il posto che vorremmo anche noi. Siamo sicuri di volere e desiderare e sentire anche solo il senso giusto di avere uno più bravo che ci passa davanti e magari sentire anche il piacere della sua bravura?
    2. Se non ci si può e non si potrà mai affidarsi solo alla “cultura” degli umani, come fare ad almeno contenere pratiche aberranti? Se io che ho 35 kg di esami e resoconti non riesco a far guardare neanche il semplice certificato che dice che ho una patologia mortale talmente rara da non essere ancora mai stata riportata in alcuna pubblicazione quando sono ricoverata d’urgenza e anche se lucida e cosciente sono totalmente impotente anche a testimoniare quello che avviene e mi ha resa da difficile a praticamente intrattabile e inoperabile, cosa devo pensare di ciò che può avvenire quando nemmeno si è coscienti? Dal punto di vista delle inchieste mi informerò della tua, ma sempre dal punto di vista del paziente non c’è la minima possibilità ( o almeno io non son riuscita a trovarla) di contestare e dimostrare quello che avviene in corsia. Se a me l’antibiotico non lo danno come fare se poi due mesi dopo nella cartella c’è scritto che me l’hanno dato? Chi testimonia?, la mia compagna di stanza che dorme appena operata d’urgenza? Ho passato un periodo andando con un registratore nella borsa e mi è stato detto che le affermazioni anche gravi contenute non servono ai fini di una denuncia, che ci sono troppi responsabili e quindi una diluizione delle responsabilità. L’unica possibilità penale sarebbe stata costituendosi parte civile, ma non posso dopo essere anche tornata a vivere dai miei e avendo spesso spese mediche non posso rischiare e usare i loro soldi. Faccio il mio esempio perché sono un tipico esempio di errori accumulati e decisioni evitate anche ben documentate che non servono a me, non servono a cambiare il mio futuro (si riparte sempre straziantemente da zero) e non servono a nessuno per evitare errori ripetuti simili. Non c’è un meccanismo di controllo degli errori e dell’operato che non sia il semplice metodo mafioso dell’io copro te che se sarà necessario tu aiuterai me. Come rendere esistente e neanche infamante l’errore di un operatore sanitario (che ovviamente esiste e è fisiologico) e distinguerlo dalla condotta in malafede e criminale di un altro? Come sapere che se mi viene iniettato quel farmaco o vengo operata d’urgenza in cartella verrà riportato? O se non viene analizzato un reperto indispensabile alla mia guarigione, sarà dimostrabile e sanzionabile senza dover mandare sul lastrico parenti già delle volte messi in difficoltà dalla malattia stessa? Se son da sola a firmare un consenso informato in bianco, come lo dimostro che era in bianco? Come posso non firmarlo dato che sono in una situazione di ovvia sudditanza e ricattabilità? Credo sia su questi buchi di limpidezza e possibilità di controllo che si possono molto facilmente innestare pratiche criminali.
    3. Cosa fare a livello civile oltre ai libri come il tuo? Magari io o un’altro come me va a testimoniare e dire, ma se non per il punto 1, non rischia di inasprire e rendere ancora più ermetiche e incomprensibili le pratiche che si vorrebbero invece chiare?
    4. Fare delle commissioni di studio e inchiesta anche per capire come davvero valutare gli errori per ripararli (che è questo spesso il vero problema)? Avere degli operatori che controllino che le norme igieniche davvero siano rispettate e poi avere un referente a cui dire che non ci si alimenta e che controlli che questo sia riportato in cartella, o che il farmaco non è stato somministrato?

  15. Giocatore d'Azzardo il 22 dicembre 2008 alle 01:14

    Un gran bel lavoro e complimenti. E’ vero: dobbiamo parlarne, ma senza cercare il sensazionalismo, che muore dopo 15 minuti, ma per creare il fiume della consapevolezza. Questo paese è un paese corrotto, a tutti i livelli, e non rimane altro da fare che provare a cambiarlo o andarsene. Me ne sono già andato una volta e non mi dispiacerebbe, dopo essere tornato, vederlo finalmente cambiare. Ma non sono ottimista e vivo con le valigie.

    Blackjack

  16. […] di Giuseppe Catozzella Fonte: Nazione Indiana (link all’articolo) […]

  17. giuseppe catozzella il 23 dicembre 2008 alle 15:35

    A Lucia: io credo che sia certo che una delle prime misure da adottare dovrebbe essere una stretta ai controlli in ospedale. Potrebbe servire, secondo te, se anche in Italia, al posto della responsabilità civile/penale dell’ospedale nel quale il medico opera si sostituisse – come nei Paesi anglosassoni – la responsabilità del singolo medico? Che ogni medico si doti della propria assicurazione privata e che sia lui e solo lui a essere chiamato in causa in prima persona in caso di contenzioso, e non la struttura in cui opera?
    A Giocatore d’Azzardo: anche io ho vissuto a lungo all’estero, e i paragoni sui temi corruzione-burocrazia-libertà d’espressione e stampa-criminalità organizzata-meritocrazia sono quasi ridicoli. Ma, per ora, resto, e credo nel potere della parola, se ci si vuole far contagiare!

  18. lucia cossu il 24 dicembre 2008 alle 11:23

    Caro Giuseppe, non mi ero posta il problema, anche perché tecnico di qualcosa di cui capisco poco. Non lo so, so che si discute e si pone il problema che negli Stati Uniti i medici prescrivono troppi esami per paura di denunce. Forse però romperebbe l’omertà e aiuterebbe almeno in fase iniziale per paura di condividere responsabilità. Mi pongo spesso anche il problema di operatori sanitari che devono avere riconosciuto il “diritto” a una certa dose di errori. Intendo che non possono essere equiparati errori anche tragici che si possono ridurre ma non eliminare a una abituale sciatteria e inadeguatezza pigra e furba se non direttamente criminale. Come avere dei controlli più stretti in ospedale se il controllo dell’inetra documentazione passa solo per loro e io non posso neanche sapere cosa hanno visto nella mia radiografia se non mesi dopo. Forse alcune norme andavano bene per un sistema in cui si può scegliere e decidere che il professionista che non ti da le sufficienti informazioni e trattamento trasparente venga evitato, ma il sistema non permette questo che in casi molto rari e in generale in situazioni tranquille. Il mio dubbio e sconforto viene dal vedere che si è veramente impotenti anche solo a dire che la notte un infermiere stava per infilarti un agocannula che era caduto in mezzo al sangue del tuo drenaggio, io ho due originali di analisi di cui avevo chiesto una copia perché illeggibile totalmente datami da un medico cinque minuti dopo che l’avevo chiesta (hanno due diciture diverse ma a stessa firma dell’analista del laboratorio). Tutte queste cose dovrei poterle dimostrare e qui la responsabilità della struttura dovrebbe accorpare ogni singola mancanza in modo da renderla una invece che i mille rivoli di ogni singolo operatore. Ma come far sì che io possa dimostrare certi comportamenti e insieme proteggere giustamente da calunnie?

  19. mabo il 29 dicembre 2008 alle 00:37

    Argomento interessante e senz’altro attuale , ma non sconosciuto in un recente passato. Sarà poca cosa ma vi invito a guardare un film del 1978 COMA PROFONDO , la sua visione può esercitare uno stimolo alla riflessione sull’argomento.

  20. giuseppe catozzella il 29 dicembre 2008 alle 23:11

    Grazie, mabo, per la segnalazione.

  21. lega antipredazione il 31 dicembre 2008 alle 03:38

    LEGA NAZIONALE CONTRO LA PREDAZIONE DI ORGANI
    E LA MORTE A CUORE BATTENTE
    24124 BERGAMO Pass. Canonici Lateranensi, 22
    Tel. 035-219255 – Telefax 035-235660
    lega.nazionale@antipredazione.org
    http://www.antipredazione.org
    nata nel 1985

    COMUNICATO STAMPA
    Anno XXIV n.13
    2 Luglio 2008

    NUOVO DECRETO PER FACILITARE LA DICHIARAZIONE
    DI MORTE CEREBRALE E PROCACCIARE ORGANI PER TRAPIANTO
    Estese indagini strumentali invasive per cercare segni di morte e non quelli di vita

    Di nascosto, nel silenzio totale per paura di un dibattito pubblico, nell’omertà e collusione delle istituzioni sanitarie è stato emesso dall’ex Ministra Livia Turco il decreto 11 Aprile 2008 «Aggiornamento del decreto 22 agosto 1994, n. 582 relativo al: “Regolamento recante le modalità per l’accertamento e la certificazione di morte”». Proprio ad un giorno dalla votazione del 13 aprile 2008 per l’elezione del nuovo Governo: prassi illecita e quindi impugnabile. Il decreto, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n° 136 del 12/06/2008 ed entrato in vigore il 28/06/2008, va a semplificare il già infame decreto n. 582/94 per la dichiarazione di cosiddetta “morte cerebrale” a cuore battente.

    Norma voluta dal Centro Nazionale Trapianti (Nanni Costa e le lobby trapiantistiche istituzionali), con l’alibi dello sviluppo tecnologico e strumentale, che ha predisposto e imposto nel totale arbitrio medico, in assenza di consenso, “indagini strumentali del flusso ematico cerebrale”, dannose per i pazienti, facendo assurgere tali indagini (angiografia cerebrale, ecc.) ad esami risolutivi in caso di difficoltà di diagnosi. Inevitabili le complicanze legate a questa metodica invasiva e pericolosa (anche mortale) e gli effetti collaterali dei mezzi di contrasto utilizzati, come ampiamente documentato nella letteratura internazionale specifica. Tale esame su soggetto con lesioni cerebrali è da condannare.
    Proprio per questo motivo si crea un conflitto di interessi per i medici che eseguono tali esami, che nell’ammettere la presenza di flusso cerebrale andrebbero incontro alla denuncia dei parenti che possono contestare l’esposizione del malato ad un grave rischio non giustificato e non finalizzato al suo interesse ma all’espianto.
    A tal proposito il prof. Dr Massimo Bondì, patologo e chirurgo generale, del Comitato medico- scientifico della Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi afferma: “E’ un insulto alla vita, perché iniettare un liquido di contrasto concentrato nelle arterie endocraniche, dove c’è già un edema e un ematoma, vuol dire aumentare la pressione endocranica e l’edema stesso, attuando così proprio il contrario di quello che una terapia medica finalizzata alla vitalità del tessuto cerebrale richiederebbe… Questa norma trasforma il medico in strumento di morte anziché di vita… Al contrario, infatti, in questi casi si deve eseguire un drenaggio trans-cranico tubulare aspirativo precoce dell’ematoma, il più precoce possibile, atto a diminuire l’ipertensione endocranica che porta, se non risolta, alla dichiarazione di “morte cerebrale”.
    La corsa verso la “morte cerebrale” è data dalla riduzione dei controlli da tre a due, all’inizio e alla fine delle 6 ore del periodo di “osservazione”; riduzione a 6 ore anche per i bambini, contro le 12/24 del precedente regolamento per l’utilizzo dell’indagine del flusso ematico encefalico. Nel caso di “danno cerebrale anossico” cade l’obbligo delle 24 ore di attesa prima dell’inizio della osservazione se si ricorre alle indagini invasive del flusso ematico cerebrale. Si sviluppa il mercato immaginologico: per l’elettroencefalogramma (EEG) si introduce l’utilizzo di strumentazione digitale che non mette però al riparo da errori e da possibili falsificazioni. Inoltre si conferma nel decreto Turco il “test dell’apnea”, già denunciato a livello internazionale come lesivo per il paziente.
    La Turco si è avvalsa della L.578/93 art. 2 c.3 che attribuisce al Ministro della Sanità, escludendo il Parlamento, la facoltà di modificare i protocolli per la dichiarazione di “morte cerebrale”. Chiediamo all’attuale Ministro On. Maurizio Sacconi di valersi della stessa legge per emettere un nuovo decreto che anteponga l’interesse dei malati in rianimazione a quello del procacciamento di organi per trapianto, sentite le associazioni dei cittadini coinvolte, come la nostra attiva dal 1985.

    Consiglio Direttivo
    Presidente
    Nerina Negrello

  22. giuseppe catozzella il 2 gennaio 2009 alle 16:03

    Molte grazie per la pubblicazione di questo comunicato stampa della Lega contro la predazione di organi, che mette in evidenza un altro aspetto strettamente legato al travagliatissimo tema degli espianti nei nostri ospedali.

  23. lucia cossu il 21 gennaio 2009 alle 20:26

    cari Giuseppe e Nerina Negrello,ritorno a vedere e trovo questo agghiacciante decreto a confermare ulteriormente ed evidentemente la mia nesperienza ed una direzione del sistema Sanità che non posso che biasimare. Per motivi di equilibrio personali finora ho cercato di darmi in azioni “civili” di altro ambito, ma forse può invece essere utile unirsi. Anche se ovviamente io sono ricattabile perché malata per sempre potrei essere disponibile non solo a raccontare e testimoniare, ma anche a cercare i modi per rendere ciò piu’ incisivo. Si deve cominciare a pensare a meccanismi di tutela ulteriori per trovare nuove regole ora indispensabili o trovare il modo di dimostrare le violazioni che quotidianamente avvengono in ogni ambito. C’è un modo utile di cercare prove che non siano finalizzate al solito cercare risarcimenti?



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