Insomma, questi poveri cristiani…

23 dicembre 2008
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Vorrei sapessero che già il dio Mitra nasceva da una vergine in una grotta in concomitanza con il solstizio di inverno e veniva adorato dai pastori. Ma i sacerdoti del dio Mitra scelsero quella data perché nei precedenti secoli e millenni quello era stato il giorno della celebrazione della nascita di Osiride, e in altre civiltà di Attis, di Adonis, di Dioniso. Quindi papa Giulio I che, nel IV secolo, scelse per il natale cristiano il 25 dicembre, non fece che inserire la nuova divinità nella consolidata tradizione romana della festa del Sol Invictus, capace di “risorgere” proprio mentre sembra che stia per scomparire. Vorrei sapessero che “figlio di Dio” era già un appellativo pagano e che la divinizzazione di Gesù procedette parallelamente (II-V secolo d. C.) alla divinizzazione da parte pagana degli imperatori defunti, mentre l’imperatore vivente era chiamato, per l’appunto, “figlio di dio”.

Nella foto: DIONISO in croce su una medaglia con la scritta BAKKI: croce sormontata da una mezza luna che ricorda Tanit.

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80 Responses to Insomma, questi poveri cristiani…

  1. andrea ponso il 24 dicembre 2008 alle 01:03

    “Insomma”, cosa dovrebbe provare questa cosa? è la scoperta dell’acqua calda, come certe storielle da Codice da Vinci! Si vuole sostenere che la chiesa ha nascosto questo? si vuole solo giocare un po’? se si vuole solo giocare va benissimo, ma se invece si intende discutere su queste cose il discorso è ben diverso: si può parlare tranquillamente di teologia, e seriamente, e allora è più interessante… dai, non facciamo il giochino della chiesa che nasconde le sue origini… casomai è l’ignoranza di tanti che le tiene nascoste, l’ignoranza di chi non sa niente di teologia e pretende, ad esempio, di scrivere una critica ai vangeli dal punto di vista scientifico… tipo un certo Odiffredi, più dogmatico di tutta la santa inquisizione messa insieme, così attaccato alle sue verità da divenirne il pontefice! e chi scrive questa nota non si ritiene un devoto credente… buon natale?!?

  2. macondo il 24 dicembre 2008 alle 01:44

    La verità di fondo mi pare il fatto che tutte le religioni (le teologie), specialmente monoteiste, hanno al loro interno degli agganci, sia pur velati, dei richiami, delle connessioni, delle allusioni (nei rituali, nelle agiografie, nei simboli, ecc.) ad altre religioni precedenti, che spesso a noi sfuggono per il fatto di considerare ogni religione chiusa nei propri confini cronologici e geografici, dei veri e propri blocchi a compartumenti stagni, magari viste nella prospettiva del progresso spirituale compiuto dall’uomo passando da religioni primitive a religioni moderne, più “scientifiche”, meno “ingenue”. Questo dimostra che il sentimento divino è null’altro che sentimento umano, e che la costruzione di un dio ad opera dell’uomo passa, pur nella diversità culturale e storica delle distinte teologie, per gli stessi punti spirituali e immaginari obbligati.

  3. sergio pasquandrea il 24 dicembre 2008 alle 01:51

    Ho paura che questo post finisca per dimostrare quel che vorrebbe confutare.

  4. sergio pasquandrea il 24 dicembre 2008 alle 02:03

    Ad esempio: sul Gargano, a Monte Sant’Angelo, c’è un famoso santuario dedicato all’Arcangelo Michele. Culto ipogeico: il santuario è in una grotta. E la leggenda di fondazione del santuario narra di un toro apparso a un pastore. E l’iconografia tradizionale di Michele lo vede in piedi sul drago, con in mano una lancia pronta a trafiggere
    Insomma, la grotta, il toro, la lancia che trafigge la bestia: Mitra c’è tutto.
    Senza contare che il culto di Michele era popolare tra i Longobardi, fra i quali l’arcangelo con spada e corazza sostituiva le loro divinità guerriere.
    E non parliamo di Iside e della Madonna. Dalle mie parti si narra che Maria andò in cerca del corpo di Cristo di notte, sotto la luna piena, con un manto nero, e si porta in processione la statua della Madonna in lutto, con il manto trafitto di stelle. Che è, pari pari, l’iconografia di Iside (la dea lunare) in cerca del corpo di Osiride, manto di stelle compreso (vedi le Metamorfosi di Apuleio). E vogliamo paragonare le statuette di Iside che allatta Horus con i quadri della Vergine che allatta il Bambino?
    Insomma, si potrebbe andare avanti per pagine intere: ma che c’è di nuovo? E soprattutto che cosa dovrebbe dimostrare?

  5. Natàlia Castaldi il 24 dicembre 2008 alle 02:26

    credo che questo post voglia solo “raccontare”, poi ognuno chiaramente ne trae le sue conclusioni – nel mio caso un sorriso – in base a quanto già precedentemente maturato per sua esperienza e formazione.

  6. andrea ponso il 24 dicembre 2008 alle 02:27

    … se si vuole dimostrare che ogni propensione religiosa ha un fondo antropologico, va bene, ne possiamo discutere, ma anche questa è una cosa vecchia come il mondo! e la stessa teologia cristiana si interroga su questo da secoli… ma concordo quando in un commento precedente si rischia di vedere le religioni come una “progressione”, un “progresso”… e poi, se proprio vogliamo cercare il proprium del cristianesimo dobbiamo parlare della rivelazione, dell’incarnazione e soprattutto dello scandalo della croce! lì si gioca la “verità” del cristianesimo e forse lì c’è qualcosa di nuovo nell’intendere la divinità… sia chiaro che la croce non ha nessun significato di tipo sacrificale: basterebbe leggere due giganti della teologia del novecento come Balthasar e Jungel…

  7. orango il 24 dicembre 2008 alle 02:38

    Credo voglia provare che una maggiore consapevolezza circa la dimensione storica di tanti elementi della religione cattolica, dovrebbe invitare i cattolici a fare per l’appunto più filologia, cioè esercizio di spirito critico, e meno teologia.

  8. soldato blu il 24 dicembre 2008 alle 06:01

    Credo voglia parlare del Cristianesimo a modo suo, come i cristiani ne parlano a modo loro.

    Poi c’è la Chiesa che vuole imporre un’unico modo diparlarne: il suo.
    E ci sono i cristiani che vogliono imporre un’unico modo di parlarne: quello della Chiesa.

    Io l’unica verità cristiana la vedo in questo: il figlio , la vergine e il padre non padre che si recano nella stalla per adorare il Bue e l’Asino.

    Il loro vangelo- dell’Asino e del Bue – si compone di quest’unica frase: “Tu sei quello che sono io”.

    Sono alla ricerca di fedeli che formino una Chiesa – “senza Chiesa niente” [Paul]- che elaborari una teologia, a iniziare da certe tradizioni pagane (Presistoria,Mesopotomia, Egitto, Grecia, Roma) per arrivare fino al ‘600.

    Che si riprometta di completare la divinizzazione dell’Unico, del Grande Martire: Giordano.

    L’iconografia è semplice: una Grande Fiamma Triangolare (non “tricolore”), con, ai due lati, due grandi orecchie e un paio corna.

    Noi sacerdoti, invece che vestire di nero, portiamo un cappuccetto rosso e un grembiule bianco macchiato di sangue.

  9. Diomede il 24 dicembre 2008 alle 09:29

    Mi pare che Buffoni intenda con questo post più che altro portare avanti un cavallo di battaglia del mondo gay con questioni alla Giuliano di Gore Vidale: sono argomenti vecchi e superati, ci vuole altro (e sarebbe anche giusto) per stuzzicare i cattolici che questo attacco un po’ ignorante ai presunti fondamenti della religione cristiana (che ha invece una sua differenza specifica rispetto alla genesi del mito, di cui fa un uso strumentale).

  10. giuliomozzi il 24 dicembre 2008 alle 22:43

    Ahimè: sono un povero cristiano, e so bene che già il dio Mitra eccetera. L’ho imparato studiando teologia, naturalmente, su testi editi da case editrici assai esplicitamente cattoliche (tipo la Libreria Editrice Vaticana, per intendersi).

    A scanso di equivoci, ricordo che nei “Vangeli” accettati dalle chiese cristiane non c’è traccia, nel racconto della nascita del Messia, dell’asino e del bue.

  11. andrea ponso il 25 dicembre 2008 alle 01:59

    … giustissime le osservazioni di Mozzi! non tutti i cristiani sono “poveri” in questo senso… anche se a molti che si dicono cristiani ci vorrebbe una alfabetizzazione non da poco… dopo una laurea in lettere e un dottorato in lingue e letterature comparate sto frequentando teologia e, mi spiace dirlo, ne so più io che la maggior parte degli studenti e apprendisti sacerdoti… questo, in ogni caso, dovrebbe farci pensare…

  12. Tashtego il 25 dicembre 2008 alle 09:53

    @giuliomozzi
    non si dice “dell’asino e del bue”.
    ma “del bue e dell’asinello”.
    siate precisi, per favore.

  13. Tashtego il 25 dicembre 2008 alle 10:03

    completamente OT:

    spero abbiate fatto il presepe.
    siete stati alla messa di mezzanotte?
    avete ascoltato il discorso del papa?
    oggi ce ne sarà un altro.
    se vi piasce razingher non perdetevi le trasmissioni della Rai: lì ne elargiscono a fiotti.
    in questi giorni Rai Uno sembra abbia spostato gli studi direttamente in vaticano.
    mi domando se sarebbe tollerata una RETE DI STATO integralmente atea (nel senso di PROPAGANDA ATEA contrapposta a quella cattolica) a salvaguardia dei diritti degli atei (e non, come si dice, dei “non credenti”, come fossero, metti, “non vedenti”, cioè menomati della credenza…).
    e pensare che il canone è obbligatorio.
    ma il cattolico nella contraddizione e nella sopraffazione e nella vergogna morale ci sta dentro come un topo nel formaggio.
    buon tutto a tutti i credentucci di questo e altri luoghi.

  14. giuliomozzi il 25 dicembre 2008 alle 11:20

    D’altra parte, Andrea, non si può dire che la chiesa cattolica si sia data particolarmente da fare nell’alfabetizzare – in filologia, in teologia – i cristiani, poveri e no. Io sono stato cacciato da un’organizzazione cattolica, tanti anni fa, perché studiavo troppo.

    Tashtego: rispondevo a “Soldato blu”, che parla di “bue” e di “asino”. Quanto al resto, io comincerei con l’abolizione del Concordato. E ho risolto parte del problema facendo a meno dell’apparecchio televisivo.

  15. andrea ponso il 25 dicembre 2008 alle 11:48

    Giulio, credo a quello che mi dici, eccome! fortuna che qualche luogo libero e aperto c’è anche all’interno della chiesa… tu sei di padova, ecco, l’istituto liturgico di S. Giustina è uno di questi luoghi, te lo assicuro… lavoro con alcuni docenti sui rapporti tra estetica e liturgia e devo dire di avere trovato una preparazione e un’apertura molto più forte e vera di quella di tanti ambientini letterari chiusi immunitariamente su se stessi… poi c’è il monastero di Camaldoli… sono anni che lo frequento, collaborando a vari lavori e convegni… non mi hanno mai chiesto nemmeno se credo… e culturalmente sono davvero all’avanguardia… ecco, tanto perchè è natale, e qualche bella notizia, vera, non fa male…

  16. sergio garufi il 25 dicembre 2008 alle 12:09

    non c’è molta differenza fra ateo e non credente, ateo significa “senza dio” l’alfa privativo denota una menomazione tale e quale al “non”. cmq a me non dispiace l’idea che molte cose che mi definiscono siano in negativo (anarchico, ateo, astemio). le sento come un’opposizione, non una menomazione. buon natale

  17. ABN il 25 dicembre 2008 alle 12:58

    Molto corretti e appropriati i commenti di Giulio e di Andrea (Mozzi e Ponso).
    Sì, in effetti trovo da molte parti (grazie alla sciagura dell’inflazione dei supporti disponibili ai moderni grafomani) la presa di qualsiasi pretesto per attaccare la Chiesa e la religione, quasi che fossimo ancora nel Settecento. Io non sono cattolico nè in facile sintonia col Vaticano, ma amo studiare il cristianesimo, e francamente mi debilita lo stupore di non riscontrare la stessa ferocia libertaria anticlericale nei confronti delle moderne teocrazie assai ben più pericolose e armate nella lotta di conquista dell’Occidente. Altroché Vaticano e cristianesimo. Ritengo che per molta gente sia fondamentale trovare una propria identità al negativo, ossia in base ai nemici che ci si sceglie. Salvo poi scegliersi sempre nemici ad usum delphini, non mai troppo temibili e facilmente criticabili: la democrazia, la Chiesa cristiana, l’Occidente…

  18. Tashtego il 25 dicembre 2008 alle 13:09

    lo so.
    l’ateo si definisce per negazione et distinzione sottrattiva di una caratteristica – il credere in dio – che viene così a pre-supporsi come generale e genetica e naturale.
    occorrerebbe travargli un nome suo proprio all’ateo, che funzioni allo stesso modo di “frocio” (parola splendida e misteriosa, non indagata…) rispetto ai successivi “omosessuale” o, peggio, “gay”.
    dire che basta abolire il concordato e chiudere la televisione è un po’ troppo facile, perché il concordato è lì e la televisione pure, accesa.
    e però io non sono anti-cattolico, né anti-cristiano.
    sono ateo e perciò contrario all’influenza di tutte le religioni sulla mente umana.

  19. Tashtego il 25 dicembre 2008 alle 13:15

    era da tempo che non incontravo l’espressione “ad usum delphini”, così deliziosamente liceale.

  20. soldato blu il 25 dicembre 2008 alle 13:35

    Sottoscrivo Tash:

    “sono ateo e perciò contrario all’influenza di tutte le religioni sulla mente umana.”

    Ma aggiungo:

    però io sono anti-cattolicesimo, anti-cristianesimo, anti-islamismo, anti-ebraismo, anti-buddhismo, anti-induismo. ecc. ecc.

    Studio il Taoismo e mi affascina lo Shintoismo, mi sembra che raccontino
    le storie che voglio sentire.

    Posso?

  21. andrea ponso il 25 dicembre 2008 alle 14:20

    Soldato Blu: “mi sembra raccontino le storie che voglio sentire”… bell’esempio di apertura e di conoscenza, direi… (scusa ma il natale mi rende particolarmente feroce, ma non prendertela, è solo una battuta)… oggi va molto scegliere solo le cose che si vogliono sentire, nella religione ma anche in letteratura! Io sinceramente preferisco sentire storie “altre” che mi mettono in discussione, che mi provocano crisi, dubbi, non-certezze… poi, per dare giudizi sulle cose bisogna conoscerle almeno un poco… nemmeno i cristiani (la maggior parte) conosce davvero il cristianesimo e forse, purtroppo, il luogo più lontano dall’insegnamento cristiano è proprio il ricreatorio, la parrocchietta, e spesso la stessa chiesa… ma non dobbiamo dimenticare che la Bibbia NON E’ LA PAROLA DI DIO ma pur sempre una sua mediazione (v. “Dei Verbum”, Concilio Vaticano II), e che anche la chiesa non si identifica con Cristo se non in una prospettiva teologica di tipo escatologico e messianico… spesso lo dimenticano persino le autorità ecclesiastiche ma non chi studia seriamente il cristianesimo… e poi il concetto di verità: per il cristianesimo non è un concetto, una dottrina o una morale… la verità è la pratica vivente di cristo, parola e azione, è una verità performativa, non immobile, non è un significato… non ci risolve la vita, anzi… letto da questa prospettiva il discorso è molto più interessante e sarebbe giusto che chi critica il cristianesimo sapesse qual’è la sua fonte

  22. andrea ponso il 25 dicembre 2008 alle 14:23

    …e poi: l’influenza delle religioni sulla mente umana… come a dire: “non leggo per non farmi influenzare”, tipico dello scrittore della domenica…

  23. Tashtego il 25 dicembre 2008 alle 14:42

    davvero feroce, il giorno di natale, l’andrea ponso.

  24. soldato blu il 25 dicembre 2008 alle 14:57

    Io non ho capito.

    Avevo chiesto, gentilmente: “posso”? [Posso pensare cio che mi va?]

    Non ho capito se mi si risponde che sono un imbecille o che non posso.

  25. andrea ponso il 25 dicembre 2008 alle 15:32

    … ma certo che puoi, e poi, scusa, vieni a chiederlo a me? io ho solo detto quello che spinge me a pensare, nient’altro, ci mancherebbe! è natale, ma non sono così intransigente, e che cazz… scusami se hai frainteso!

  26. Natàlia Castaldi il 25 dicembre 2008 alle 15:37

    “Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano …” (Lc 18,10 ss)

  27. Natàlia Castaldi il 25 dicembre 2008 alle 15:41

    O.T.: Soldato Blu… un abbraccio, ti scriverò in questi giorni.

  28. riccardo ferrazzi il 25 dicembre 2008 alle 15:56

    E’ la prima volta che leggo su NI un post ateo o anticristiano subissato di critiche da cristiani! Che succede? Gli atei sono rimasti succubi dell’ambiente natalizio? O forse non approvano l’approccio di Buffoni?
    Personalmente spero che il motivo sia questo. Anche a me le irrisioni di stampo settecentesco hanno un po’ stufato.

  29. funiculì funiculà il 25 dicembre 2008 alle 16:01
  30. Tashtego il 25 dicembre 2008 alle 16:16

    il post è anti-cristiano, non ateo.
    ed è interessante, ma anche leggermente ovvio, nel senso che rimesta nel già noto, senza trarre conclusioni critiche.
    il cristianesimo si innesta in molte le tradizioni pre-esistenti, operando come un parassita fa con l’organismo ospite: non è la sola religione ad affermarsi in questo modo: ciò che non conviene contrastare viene assimilato: ma c’è di più nel post di buffoni: i perni della tradizione cristiana erano in qualche modo pre-esistenti, compresa la crocifissione.
    può darsi sia così.
    ma che cambia?
    spesso si scambiano laicismo, anti-clericalismo, anti-cattolicismo, eccetera con l’ateismo.
    per quanto mi riguarda, mi interessa una visione del mondo interamente senza dio, senza spirito, tutta materia.
    e mi tormenta l’idea che così pochi miei simili condividano il mio stesso interesse: sono convinto che un mondo senza religioni sarebbe migliore dell’attuale.
    ho accessi di rabbia nell’osservare quanta gente abbia la mente invasa da queste cazzate teiste, in nome delle quali giudica gli altri e agisce politicamente e sovente uccide, cercando di imporle a tutti.
    (si pensi alle ultime sucite di razzingher sulla pratica del cambiamento di sesso… che altro sono questi pronunciamenti se non fatwa di un altra religio?)
    è incredibile che tutto questo conviva e si espanda proprio in un periodo della storia dell’umanità in cui il metodo scientifico risulta assolutamente vincente su ogni altra presunta forma di conoscenza, producendo così tanta poesia.

  31. Natàlia Castaldi il 25 dicembre 2008 alle 16:45

    Tashtego è un piacere leggerti.

  32. lambertibocconi il 25 dicembre 2008 alle 17:52

    @misterTashtego al commento delle 16.16: guarda che senza dio non vuol mica dire senza spirito e solo materia…
    Concordo invece in pieno con questo che dici nel commento delle 13.09: “l’ateo si definisce per negazione et distinzione sottrattiva di una caratteristica – il credere in dio – che viene così a pre-supporsi come generale e genetica e naturale”.
    Per questo motivo a me dà fastidio quando qualcuno mi chiede se sono atea. Io non sono niente di tutto ciò; l’idea dell’esistenza di dio mi dice meno di zero; perché dovrei definirmi in base a qualcosa che mi pare solo una sciocchezza? Io non credo nell’esistenza di dio nello stesso modo in cui non credo nell’esistenza dell’unicorno o dell’asino che vola. L’aggettivo “ateo” è una presunzione di importanza da parte dei religiosi.

  33. Sandra il 25 dicembre 2008 alle 18:01

    Stamattina ho accompagnato mia madre alla messa e mi è tornato in mente il post di Buffoni, che avevo letto ieri. Ora trovo una pletora di commenti. Chissà se, da neofita di questo spazio (ne conoscevo l’esistenza da parecchio tempo, ma leggo saltuariamente, da poco, e non sono mai intervenuta), posso prendermi la libertà di dire la mia…
    In primis, mi piacerebbe rilanciare la distinzione fra “cristiano” e “cattolico”, mi pare che i termini siano usati come sinonimi e non è proprio corretto, anche nei confronti dei cristiani che, battezzati o meno all’interno della chiesa cattolica, sono critici nei confronti di essa e della sua dogmatica.
    In secundis, anche secondo me non vi è nessuna novità nel rintracciare le origini antropologiche del cristianesimo, nè tanto meno nel dichiarare che la religione cristiana ha assorbito e assimilato elementi culturali precedenti. Succede con tutte le manifestazioni umane, non esiste nulla che nasca ex-novo, su questo presupposto Hegel ci ha costruito sopra un intero sistema di pensiero…
    Infine, nello specifico, da cristiana critica – e cattolica “di diritto” (ma non di fatto) -, vorrei condividere con voi il mio stupore, che si rinnova ogni anno a Natale, di pensare a un Dio che, onnipotente, anziché fare il buono e il cattivo tempo come tutte le divinità che si rispettino, si incarna in una creaturina completamente dipendente dagli altri, limitata, fatta di carne e ossa, piangente e poppante. Penso sempre a Maria che pulisce il sederino sporco di Gesù e mi domando quale essere umano possa essersi inventato una storia del genere, nella quale Dio è, di fatto, un perdente. Il Bene oggettivo sceglie di farsi imperfezione e soggettività. Non so sia un’invenzione umana, ma a me un Dio così piace. Mi fa pensare a una madre che nutre per i propri figli un amore talmente cieco da fare qualsiasi pazzia per loro. Non è il Dio ragioniere che ha per ciascuno di noi un quaderno con “dare” e “avere” e che alla fine decide se mandarci in paradiso o all’inferno, come a qualcuno piacerebbe farci credere, come a qualcuno piace credere. E’ Dio-Madre, è amore assoluto e incondizionato verso tutto ciò che è terreno. Ribadisco, non so se sia vero, non so se esista veramente, ma un Dio così a me piace assai, alla faccia di Ratzinger, Betori e tuttocucuzzaro…
    P.S. a me un mondo senza religiosità non piacerebbe affatto, fosse anche solo una religiosità dello spirito umano. Se non fosse per lo spirito che anima i nostri neuroni e non è chimicamente e fisicamente (ancora) spiegabile, non saremmo qui a disquisire di queste cose. Concordo invece sul fatto che ci si debba rincrescere che le religioni, anziché stimolare l’evoluzione della spiritualità, diventino strumento di controllo, oppressione e potere. Ma allora il problema non sta nella religiosità e nella spiritualità, ma nell’eterna sete di potere dell’essere umano che ha bisogno di manifestarsi in tutte le dimensioni dell’esistente…

  34. franco buffoni il 25 dicembre 2008 alle 18:25

    UNIONE degli ATEI e degli AGNOSTICI RAZIONALISTI
    http://www.uaar.it

    NEWSLETTER
    Numero 77 (23 dicembre 2008)

    In questo numero:
    1. BILANCIO DI UN ANNO
    2. CAMPAGNA DI ISCRIZIONI 2009
    3. IL CONVEGNO UAAR SUL CONCORDATO
    4. FLASH: DUE MESI DI ATTIVITÀ UAAR
    5. FLASH: DUE MESI DI AGGIORNAMENTI SUL SITO

    1. BILANCIO DI UN ANNO

    Anche nel 2009 la crescita dell’UAAR è continuata. Si è verificato infatti un ulteriore aumento nel numero degli iscritti (ora quasi 3.000), delle realtà territoriali, delle visite al sito: quest’ultimo è ormai ai primi posti, sia per traffico che per autorevolezza, nelle classifiche relative alle risorse che trattano argomenti a carattere religioso (e non religioso, ovviamente!).
    Il nostro sforzo in ambito informativo e culturale si concretizza non solo tramite internet, ma anche con L’Ateo, i Darwin Day UAAR e il premio Brian alla mostra del cinema di Venezia. Mettiamo a disposizione dei navigatori spazi di discussione (i forum e le mailing list) e di commento (le Ultimissime), mentre il nostro ‘spirito’ di servizio ha la sua massima espressione nello sportello di consulenza legale gratuita SOS Laicità, attraverso il quale l’UAAR, nel 2009, è direttamente intervenuta decine e decine di volte per cercare di impedire le discriminazioni nei confronti dei cittadini non credenti. Tante anche le attività svolte: organizzazione di convegni e conferenze, partecipazione a manifestazioni, impegno a livello internazionale, riconoscimento dei premi di laurea UAAR, un’iniziativa di solidarietà in favore di due scuole laiche ugandesi. Senza dimenticare le nostre campagne: sugli oneri di urbanizzazione, sull’8 per mille, sull’ora alternativa, contro la presenza dei simboli religiosi negli edifici pubblici e, dulcis in fundo, la campagna di sbattezzo, culminata il 25 ottobre nella prima giornata nazionale, a cui hanno aderito oltre mille cittadini.
    Tutto ciò ancora non basta, perché c’è tantissimo da fare. L’UAAR ha scopi molto ambiziosi (eliminare le discriminazioni nei confronti dei non credenti, affermare la laicità dello Stato, diffondere la cultura razionale): come se non bastasse, opera nello stesso campo in cui agisce la più pervasiva multinazionale del pianeta, che può oltretutto avvalersi di due millenni di esperienza. L’UAAR ha solo ventidue anni alle spalle, ma ha già raggiunto lo status di associazione di promozione sociale iscritta nel relativo albo nazionale: stiamo insomma creando le premesse per un ulteriore sviluppo. Vogliamo infine mantenere la nostra ‘diversità’ rispetto a tante altre associazioni: siamo una realtà concreta e non abbiamo dirigenti a libro paga.
    L’impegno su base volontaria è secondo noi imprescindibile, ma potrà continuare a essere garantito solamente se altri soci si renderanno disponibili: in caso contrario, sarà impossibile continuare a crescere con questi ritmi senza avvalersi di servizi a pagamento. Sappiamo che tra i soci UAAR vi sono tante persone con competenze tali che, se utilizzate all’interno dell’associazione, anche solo mettendole a disposizione per qualche sporadica consulenza, garantirebbero immediatamente all’UAAR un grande salto di qualità. Pensiamo, tanto per fare esempi concreti, ai numerosi soci informatici, agli avvocati, ai commercialisti, ai grafici, e via di questo passo.
    Vogliamo creare una società migliore dell’attuale: ma, per riuscirci, occorre il piccolo/grande impegno di tutti.

    2. ISCRIVERSI E SOSTENERE L’UAAR

    Molti soci lamentano di non avere tempo a disposizione, oppure di non avere abbastanza competenze da mettere a disposizione dell’UAAR. Come si diceva al punto 1, l’impegno diretto non è l’unico modo per sostenere l’associazione: c’è anche la possibilità di sostenerla economicamente.
    La forma più semplice è ovviamente l’iscrizione. Invitiamo tutti i soci a rinnovare l’iscrizione e tutti i simpatizzanti a iscriversi quanto prima, in quanto abbiamo notato che molte persone, pur intenzionate a farlo, tendono a rimandare l’effettuazione fino al punto di dimenticarsene. Il pagamento può essere effettuato con bollettino postale, bonifico bancario o carta di credito, oppure ancora tramite i circoli UAAR: i dettagli si trovano alla pagina http://www.uaar.it/uaar/adesione/iscrizione.
    Un’altra forma di sostegno economico a favore dell’UAAR è data dalle sottoscrizioni volontarie, le cosiddette “erogazioni liberali”, che sono fiscalmente detraibili o deducibili. Anche in questo caso, per maggiori informazioni rimandiamo alla pagina http://www.uaar.it/uaar/erogazioni.
    Si può inoltre decidere di destinare all’UAAR il proprio Cinque per Mille. Le istruzioni operative da seguire saranno diffuse successivamente, quando il Ministero delle Finanze redigerà il relativo regolamento, ma fin d’ora invitiamo tutti a scegliere la nostra associazione. Ricordiamo come il Cinque per Mille non sia una tassa in più: semplicemente, il contribuente decide come deve essere utilizzata una parte delle tasse che già deve pagare. Se non decide nulla, il suo Cinque per Mille rimane a disposizione dello Stato: se lo destina all’UAAR, quella somma verrà impiegata per la difesa dei diritti civili degli atei e degli agnostici, per l’affermazione della laicità dello Stato, per la diffusione del pensiero razionale.
    Ancora, una forma indiretta di sostegno all’UAAR è data dalla convenzione stipulata con Internet Bookshop Italia, il più grande negozio online di libri. Per ogni prodotto acquistato da un utente proveniente dal nostro sito, infatti, all’associazione è riconosciuta una commissione. Per attivare la convenzione, è sufficiente cliccare sul bottone “ordina libri da Ibs.it” presente all’indirizzo http://www.uaar.it/uaar/ibs e su altre pagine del sito.
    Infine, ricordiamo come l’UAAR, essendo associazione di promozione sociale, può essere destinataria di donazioni e lasciti testamentari. L’UAAR è obbligata, per legge, a «destinare i beni ricevuti e le loro rendite al conseguimento delle finalità previste dall’atto costitutivo e dallo statuto».

    3. IL CONVEGNO UAAR SUL CONCORDATO

    Sessant’anni dopo l’approvazione della Carta fondamentale, sessant’anni in cui non solo la società italiana, ma il mondo intero sono andati incontro a significative trasformazioni, l’UAAR ha organizzato il convegno L’articolo 7 della Costituzione sessant’anni dopo: interpretazioni odierne e prospettive future a confronto. Il convegno ha avuto luogo venerdì 12 dicembre nella sala della pace della Provincia di Roma e ha visto la partecipazione di giuristi di elevato profilo, così come di altro profilo sono state le relazioni presentate: Sergio Lariccia (Laicità dello Stato: le prospettive di un principio costituzionale), Fabio Corvaja (Passato, presente e futuro della legislazione di derivazione concordataria), Piero Bellini (Stato e Chiesa in materie “eticamente sensibili”), Nicola Fiorita (Cambiare tutto perchè niente cambi: il finanziamento statale in favore della Chiesa cattolica venti anni dopo la riforma concordataria) e Valerio Pocar (Sistema concordatario e diritti emergenti).

    4. FLASH: DUE MESI DI ATTIVITÀ UAAR

    Molte le iniziative UAAR degli ultimi due mesi. Tra le tante, segnaliamo:
    ANCONA. Mercoledì 17 dicembre il circolo UAAR ha organizzato una conferenza dal titolo Miracoli vecchi e nuovi con Luigi Garlaschelli, responsabile delle sperimentazioni del CICAP.
    CAGLIARI. Domenica 7 dicembre il circolo UAAR di Cagliari, insieme a decine di altre associazioni, è stato presente alla “Piazza della solidarietà”.
    COMO. Sabato 29 novembre, alla presenza del segretario UAAR Raffaele Carcano, della responsabile dei circoli UAAR Anna Bucci e dei soci della provincia lariana, è stato costituito il circolo di Como. Coordinatore è stato eletto Filippo Bernasconi.
    FIRENZE. Venerdì 21 novembre è stato presentato il libro La fede è una menzogna più grande dell’opinione, di Riccardo Magnani.
    PADOVA. Il circolo UAAR ha proposto al sindaco Zanonato che, in occasione del bicentenario della nascita e dei 150 dell’Origine delle specie, il Comune intitoli una nuova via a Charles Darwin.
    PARMA. Il comitato di coordinamento dell’UAAR ha nominato Francesco Casarini referente per la provincia di Parma.
    PESCARA. Il 31 ottobre il circolo UAAR ha presentato il libro Quando Dio entra in politica, di Michele Martelli.
    PREMIO DI LAUREA UAAR. L’1 novembre, a Rimini, si è svolta la premiazione dei quattro studenti vincitori del premio di laurea UAAR. Le tesi sono pubblicate sul sito UAAR.
    PRESENTAZIONI DI “USCIRE DAL GREGGE”. Negli ultimi due mesi sono state effettuate 14 presentazioni di Uscire dal gregge. Storie di conversioni, battesimi, apostasie e sbattezzi (Luca Sossella editore), scritto dal segretario UAAR Raffaele Carcano e dalla responsabile delle iniziative giuridiche UAAR Adele Orioli. Le presentazioni hanno avuto luogo a Bergamo (27/11), Cagliari (14/12), Como (29/11), Genova (28/11), Grottammare (13/12), Milano (22/11), Padova (24/11), Pescara (14/12), Pisa (15/12), Rimini (31/10), Torino (26/11), Treviso (25/11), Varese (30/11), Vicenza (24/11).
    RAVENNA. Il circolo UAAR ha inviato al sindaco di Cervia, Roberto Zoffoli, una lettera aperta per dissentire dalla sua decisione di consegnare del sale al papa, ripristinando così un antico atto di omaggio caduto in disuso dopo il 1870.
    RIMINI. Il 2 novembre il circolo UAAR di Rimini ha organizzato la proiezione pubblica del film documentario Le regole del Vaticano.
    ROMA. Il 29 novembre è stata organizzata una proiezione del video 2.500 anni di libero pensiero. Una delegazione del circolo ha partecipato sabato 6 dicembre al sit-in davanti San Pietro, indetto per protestare contro le dichiarazioni della Santa Sede, contrarie alla proposta di depenalizzazione del reato di omosessualità nel mondo. Giovedì 18 dicembre 2008, presso la Libreria Bibli, il circolo UAAR ha promosso la presentazione del libro Capire la mente cattolica, di Edoardo Lombardi Vallauri.
    TORINO. Sabato 13 novembre 2008 presso il nuovo auditorium della Provincia di Torino si è svolto il primo forum provinciale delle libertà e dei diritti civili, presente una delegazione del circolo UAAR.
    TREVISO. Il circolo UAAR ha organizzato, tra il 14 novembre e il 5 dicembre, presso la Libreria Lovat di Villorba, un ciclo cinematografico, proiettando quattro pellicole a taglio laico/razionalista.
    UNIONE EUROPEA. L’UAAR ha inviato al primo ministro Silvio Berlusconi e al presidente di turno dell’Unione Europea, Nicolas Sarkozy, una nota di protesta per le consultazioni avviate dalla presidenza di turno francese con le autorità religiose del vecchio continente.
    VENEZIA. Si è chiuso il 18 dicembre il ciclo di appuntamenti culturali (conferenze, dibattiti, presentazioni), cominciato l’1 settembre, organizzato dal circolo UAAR.

    5. FLASH: DUE MESI DI AGGIORNAMENTI SUL SITO

    Principali aggiornamenti effettuati:
    Aggiornamento quotidiano delle Ultimissime (www.uaar.it/news)
    Funzionamento quotidiano dei forum UAAR (www.uaar.it/forum)
    Organizzati diversi sondaggi on-line (www.uaar.it/xpoll/archive.php)
    Aggiornata la sezione “comunicati stampa” (www.uaar.it/uaar/comunicati_stampa)
    Pubblicata copertina, sommario e due articoli del numero 6/2008 della nostra rivista “L’Ateo” (www.uaar.it/uaar/ateo)
    Pubblicate le tesi vincitrici del Premio di laurea UAAR (www.uaar.it/uaar/premio-laurea-uaar)
    Pubblicata la recensione del libro “Uscire dal gregge. Storie di conversioni, battesimi, apostasie e sbattezzi”, di Raffaele Carcano e Adele Orioli (www.uaar.it/ateismo/opere/198.html)
    Pubblicata la recensione del libro “L’illuminismo e la rinascita dell’ateismo filosofico”, di Carlo Tamagnone (www.uaar.it/ateismo/opere/199.html)
    Pubblicata la recensione del libro “La via lattea”, di Piergiorgio Odifreddi e Sergio Valzania (www.uaar.it/ateismo/opere/200.html)
    Pubblicata la recensione del libro “La vita prima della fine”, a cura di Matteo Galletti e Silvia Zullo (www.uaar.it/ateismo/opere/201.html)
    Pubblicata la recensione del libro “Nati per credere”, di Vittorio Girotto, Telmo Pievani e Giorgio Vallortigara (www.uaar.it/ateismo/opere/202.html)
    Pubblicato “Morti sospese”, un contributo di Francesco D’Alpa (www.uaar.it/ateismo/controinformazione/morti-sospese)

    La nostra newsletter ha cadenza bimestrale.
    È spedita solo a chi lo richiede espressamente, inviando una e-mail vuota a uaarnews-subscribe@yahoogroups.com

  35. giuliomozzi il 25 dicembre 2008 alle 18:53

    “Soldato blu” ovviamente ha il diritto di “pensare tutto ciò che gli va”, così come io ho il diritto di avere “la mente invasa da queste cazzate teiste”, per usare le parole di Tashtego.

    Domando a Tashtego se ritiene che io, in quanto ho “la mente invasa da queste cazzate teiste”, in nome di esse “giudico gli altri e agisco politicamente e sovente uccido, cercando di imporle a tutti”. Tanto per capire di chi esattamente sta parlando.

    Favoletta. Due uomini passarono davanti al tempio. Uno entrò, per pregare. L’altro, allontanandosi a passo svelto dal tempio, ragionava così tra sé: “Beato me, che non sono come questo qui che va al tempio ma in realtà è ladro, ingiusto, adultero…”.

    Per Riccardo Ferrazzi: ho suggerito che forse l’ignoranza dei cristiani dichiarata nell’articoletto di Franco Buffoni non è poi così generalizzata. Tutta qui la mia critica.

    “ABN”, dopo aver detto di trovare “molto corretti e appropriati” gli interventi miei e di Andrea Ponso, prosegue così: “Sì, in effetti trovo da molte parti la presa di qualsiasi pretesto per attaccare la Chiesa”, eccetera. Questo modo di proseguire fa intendere che ciò che dice “ABN” altro non sia che un corollario, un’espansione di ciò che è stato scritto da me o da Andrea Ponso. Devo dire che invece ciò che scrive “ABN” mi pare solo retorico e fastidioso.

  36. Tashtego il 25 dicembre 2008 alle 18:57

    @Lambertieccetera.
    È vero che se ti dicono che dietro l’angolo del tuo palazzo è accucciato un tirannosauro tu non sei tenuta a provare il contrario.
    Ma se TUTTI, o quasi, affermano questa cosa, tu cominci a sentirti a disagio.
    Se un canale televisivo ne parla in continuazione, se si formano schiere di sacerdoti con l’effige del T Rex ricamata sul petto, se sorgono templi in suo nome, eccetera, a un certo punto, benché le condizioni ontologiche della faccenda non siano mutate, se tu ti ostinerai a negarlo, cominceranno a chiederti di provare il contrario e, se gli gira male ti faranno del male.
    È così che fanno i teisti, appoggiati da filosofi sciocchi (lo sono tutti i filosofi in quanto tali) e da quell’incredibile categoria di «pensatori» che vengono chiamati teologi.
    Eccetera.

    La debolezza dell’ateismo presso le genti è che appunto nega lo spirito, cioè nega l’esistenza di alcunché di immateriale e/o super-umano, come l’anima, e afferma che con ogni evidenza quando si muore si muore, quando si fa del male ai propri simili nessun dio ci punisce, che, insomma, è tutta una partita che si gioca qui, sulla superficie di questo pianeta, nell’arco delle nostre vite, eccetera.
    L’ateismo è un lavoro, non basta dire chemmefrega.
    Ateismo è un’immagine diversa e contro-intuitiva del mondo, della specie umana, delle sue origini e di quelle delle altre specie, eccetera.
    In questo quadro, dove emerge il pensiero di Darwin che solo adesso si comincia a capire e a assimilare, non c’è posto per lo spirito.
    Senza negare lo spirito non si può essere atei, si può essere solo né carne né pesce.
    @Natàlia
    grz.
    b.n.

  37. soldato blu il 25 dicembre 2008 alle 19:03

    “Per questo motivo a me dà fastidio quando qualcuno mi chiede se sono atea. Io non sono niente di tutto ciò; l’idea dell’esistenza di dio mi dice meno di zero; perché dovrei definirmi in base a qualcosa che mi pare solo una sciocchezza? Io non credo nell’esistenza di dio nello stesso modo in cui non credo nell’esistenza dell’unicorno o dell’asino che vola. L’aggettivo “ateo” è una presunzione di importanza da parte dei religiosi.”

    Sottoscrivo questi passi di lambertibocconi.

    Ma spesso uno è costretto a usare la parola “ateo” perché non ne conosce altre.
    Come definirsi, allora, quando si pensa che il “Problema dell’Esistenza di Dio” è di una assurdità tale – vedi Tertulliano – da poter essere preso sul serio soltanto da una ragione che rinuncia a se stessa?

  38. andrea ponso il 25 dicembre 2008 alle 19:28

    vorrei solo sapere se tashtego si è preso almeno la briga di leggere qualcosa di quella razza risibile che sono i teologi prima di sparare sentenze del genere a buon mercato! e poi questa sicurezza DOGMATICA che non ci sia divinità… si scontrano, purtroppo, due sicurezze, da parte della chiesa (di una certa chiesa) e da parte degli atei… e questo non fa bene a nessuno.

    e poi i cristiani non sono proprio “teisti”…

  39. Tashtego il 25 dicembre 2008 alle 20:13

    @ponso
    “…sicurezza DOGMATICA che non ci sia divinità…”
    leggi sopra.
    oggi che è natale confesso di non avere nessuna stima intellettuale per il credente, men che meno per il teologo.
    rispetto il credente in quanto con-dividente il mio stesso spazio civile: ho diritto al disprezzo del suo essere tale, a qualsiasi religione appartenga.

    @mozzi
    ogni religio ha a che fare con l’assoluto e l’assoluto è molto pericoloso, perché non ammette obiezioni, argomentazionie, niente: assoluto è verità e vice-versa.
    ora, ferma restando la gloriosa tradizione cattolica e cristiana di fare un culo così agli oppositori, non negherai che in neme di dio, che magari non ha gli stessi attributi del tuo dio, oggi si fa fuori della gente, per lo più “infedeli”: devo proprio farti l’elenco?
    ognuno a diritto di scegliere i principi ai quali ispirare la propria vita, ma non di negare che in base a quegli stessi principi si commettono delitti e atroscità.
    quando poi diventano un ostacolo attivo al sacro-santo diritto alla conoscenza del mondo…

  40. Tashtego il 25 dicembre 2008 alle 20:14

    nome

  41. gianni biondillo il 25 dicembre 2008 alle 21:26

    per dirla con tash, io sono un atirex!

  42. lambertibocconi il 25 dicembre 2008 alle 22:35

    Oh scherzoso Biondillo: per dirla con Lambertibocconi, prego! L’ho inventata io ‘sta roba, avevo infatti scritto che potrei dirmi aunicorna e a-asinochevola, e solo poi Tash-architetto-tegola ha risposto storpiandomi il cognome e riprendendo il mio giochetto concettuale.
    Io non sto lì a rollarmi la testa con il problema dell’esistenza di Dio: ho sempre pensato ad altro, e per dirla terra a terra la mia idea è la seguente: ma che ognuno creda un po’ a quello che vuole, tanto l’essere umano è costitutivamente pazzo: il problema sorge se poi “la cosa” diventa assassina. In altre parole: la Chiesa resta pessima sia che Dio esista sia che non esista.

  43. Natàlia Castaldi il 26 dicembre 2008 alle 00:21

    favoletta sì, peccato che della favoletta si faccia spesso dottrina ed indottrinamento cattolico… da fariséi, appunto. :-)

  44. A. Morgillo il 26 dicembre 2008 alle 00:33

    Per me il credente affida la sua esistenza deietta a un determinato progetto di mondo. A me invece piace pensare che l’esistenza possa essere autentica possibilità di sé. Se ci riesce. Questa è la sostanziale differenza fra me e un cristiano o un mussulmano o un… E la mia esistenza potrebbe addirittura oltrepassare se stessa. Se ci riesce.

    Comunque per me il punto non è sulla esistenza o meno di Dio, ma sul progetto che ognuno di noi fa della propria esistenza.

  45. ABN il 26 dicembre 2008 alle 00:39

    @ Giulio Mozzi. Non volevo metterti in bocca cose non tue, e non mi pare che il mio post lo faccia intendere. Mi spiace che mi attacchi stranamente in modo violento (retoriche e fastidiose) e senza argomentare. Trovi retorico e fastidioso che oggi vi siano paesi veramente teocratici intenti ogni giorno a dichiarare pubblicamente la guerra santa contro gli infedeli? E che io mi preoccupi francamente più per loro, coi loro omicidi veri, piuttosto che dei presunti pericoli del Vaticano e del cristianesimo? Non capisco l’atteggiamento così violento della tua critica nei miei confronti, ma forse è solo un effetto dello scrivere su un blogo o forum o come si chiama questo posto: se uno non litiga e offende non ha ragione d’essere qui, giusto?

  46. A. Morgillo il 26 dicembre 2008 alle 00:42

    Vivo a Londra. Trovo che l’Italia sia il paese più secolarizzato d’Europa. Con o senza Rai Uno in mano ai vescovi cattolici. Il dramma è che gli alti prelati non se ne accorgono. Limitarsi nelle apparizioni pubbliche sarebbe per loro sicuramente più proficuo. Il Papa poi…

  47. A. Morgillo il 26 dicembre 2008 alle 00:45

    Caro ABN,

    L’Italia è Vecchia Europa e dovrebbe preoccuparsi di conservare un certo standard occidentale.

  48. sergio garufi il 26 dicembre 2008 alle 01:17

    Il fondamentalismo lo trovi dove meno te lo aspetti, spesso in chi detesta la religione e proclama a gran voce la propria libertà di pensiero. La taglia 42 è il burqa delle occidentali.

  49. A. Morgillo il 26 dicembre 2008 alle 01:27

    No, Garufi, non sono affatto d’accordo con te. In giro tutte ‘ste occidentali taglia 42 non le vedo. Certo, la donna che vive in occidente può amare piacersi e farsi vedere. Quindi? Comunque queste sono chiacchiere da estetiste. Io trovo anche il velo un delizioso vezzo. Io stavo accennando ad altro…

  50. soldato blu il 26 dicembre 2008 alle 08:26

    Il “fondamentalismo” non ha niente a che vedere con l’atteggiamento che si assume nei confronti delle idee degli altri, o con i danni fisici e morali che si procurano agli avversari.
    Queste possono essere conseguenze – ma possono anche mancare – dell’essere “fondamentalista”.
    E possono essere conseguenze anche del non.essere fondamentalista.
    Tutto questo è lotta, è guerra.
    Dopotutto Einstein pregò Roosvelt di costruire la bomba atomica – gettata poi a Hiroshima e Nagasaki – in nome della democrazia e non in nome del suo fondamentalismo: “Dio non gioca a dadi”.

    Per alcuni di noi il “manifesto antifondamentalista” arrivò nel 1974 – tempi i cui convinzioni fondamentaliste e aspirazione alla guerra, ottenebravano ancora le nostre anime.

    Si trattava di:

    *

    ALDO GARGANI, Il sapere senza fondamenti. Einaudi.

    [Dalla prefazione.]

    La conoscenza scientifico-filosofica – dal punto di vista dell’interrogazione filosofica, cioè dell’interesse per l’esperienza complessiva in cui viviamo – ha la sua matrice costruttiva nelle forme di organizzazione della vita umana.

    Queste modalità dell’esperienza e dell’organizzazione delle forme della vita umana costituiscono, per così dire, l’interiorità dei modelli conoscitivi.
    Messe a confronto con le loro matrici costruttive, con gli abiti della condotta, le istituzioni della scienza e della filosofia perdono il loro statuto di irrevocabilità e di inesorabilità. E si rivelano illusorie e fallaci le strategie epistemologiche di tipo fondazionale che sono andate e vanno tuttora alla caccia di certe sicurezze teoriche che ci preservino, per usare l’espressione di Hilbert, “dal terrore delle proibizioni non necessarie così come dal pericolo dei paradossi”. In realtà, la strategia teorica di tipo fondazionalista è il relitto di un atteggiamento religioso coperto e trasposto forse inconsapevolmente nelle tecniche dell’epistemologia.
    Le certezze e le garanzie ricercate dalle dottrine fondazionaliste non si possono incontrare, non già perché saremmo sprovvisti di fondamenti teorici basici e rocciosi, ma in quanto la stessa matrice costruttiva e operativa della scienza è, in ultima analisi, senza fondamento. Il discorso scientifico è sprovvisto di fondamenti garantiti che possano preservarlo da qualsiasi minaccia di contraddizioni e paradossi, non già
    perché sia concettualmente infondato, ma perché è la manifestazione di un operare umano che è esso stesso infondato; perché alla fine di ogni ricerca si arriva al punto in cui si deve dire: facciamo così e basta.

    […] ho cercato di sottolineare la circostanza che le procedure di ricerca istituite dalle filosofie e dalle epistemologie passate e recenti di tipo fondazionalista non assolvono a scopi cognitivi genuini, ma a quella che è, più in generale, un funzione di disciplinamento e di controllo della vita umana attraverso statuti d’ordine storicamente definiti.

    Anziché istanze conoscitive, quei costrutti concettuali hanno rappresentato e tuttora rappresentano “rituali epistemologici” destinati a preservare l’assetto di irrevocabilità che è stato accordato a valori di un certo tipo, e a limitare l’uso spregiudicato della comunicazione.

  51. giuliomozzi il 26 dicembre 2008 alle 08:51

    Per “ABN”. Se scrivo che ciò che scrivi mi pare “retorico e fastidioso”, parlo della forma del tuo testo.

    Per Tashtego: mi sembra che, nell’apparenza di darmi una risposta, tu non mi risponda. Perché io ti ho chiesto di chiarire se alcune tue affermazioni intendono essere anche affermazioni sul conto di giulio mozzi, che sono io. E mi pare che tu non abbia ancora risposto né sì né no.

    Poi scrivi che “l’ateismo… afferma che con ogni evidenza quando si muore si muore”. Ma se io mi parlo ogni giorno con i miei antenati morti, posso solo dire che “con ogni evidenza” quando si muore si diventa vivi in altri modi. L’ateismo tenterà di negare ciò che per me è “evidenza”, ad esempio stabilendo che se mi parlo ogni giorno con i miei antenati (a) sono psicotico, oppure (b) appartengo a una cultura (es. animista, sciamanica) il cui giusto destino è di essere fatta fuori dal pensiero scientifico, ecc.

  52. Tashtego il 26 dicembre 2008 alle 10:06

    Il brano di Gargani rappresenta quello che a mio marginale avviso è il modo giusto di affrontare queste questioni, anche se in poche righe si toccano abbastanza argomenti da nutrire intere annate di corsi di filosofia a Cambridge.

    @Mozzi
    No Mozzi, non sto parlando della tua religione, ma della violenza implicita che sottende il Credere Assoluto, della deformazione dei processi di conoscenza che la religione produce, col costituirsi di sacche di contraddizione concettuale fortissima dovute al permanere forzoso di concezioni fossili in contesti ormai di tutt’altro tipo: contraddizioni che pesano come macigni sulla vita reale delle persone, che di vite da spendere in fondo ne hanno una sola e non andrebbe sacrificata in nome della permanenza al potere di qual si voglia casta sacerdotale…
    Eccetera.
    Se voglio restare nei binari di un discorso civile e moderato, non saprei come altro risponderti: la questione religiosa (diversa dalla questione cattolica italiana, che fa parte del gruppo di singolarità storico-culturali del Paese, che pesano sull’oggi in modo per me quasi intollerabile) mi provoca accessi di rabbia che mi portano all’insulto: il bipolarismo Ratzinger/Berlusconi (dove quest’ultimo rappresenta di fatto l’unico lercio brandello di laicità albertosordesca) è ormai strutturale e sembra non esserci altro all’orizzonte, se non qualche voce isolata… essere cattolici comporta un’adesione implicita a tutto questo, a meno di non proclamare in modo chiaro e a gran voce IN QUALE MODO CI SI DIFFERENZIA DA RATZINGER.
    Non mi pare che tu, qui, lo abbia mai fatto.
    D’altra parte non si rinnega mai del tutto la chiesa madre.

    È ovvio che per il credente tutto è possibile, quindi anche parlare coi morti, pregare i santi per la raccomandazione presso le alte sfere divine (vecchia concezione clientelare che è percolata come un liquame nella politica…) e altre cazzate del genere.
    Che ti devo dire?
    L’immagine di un mondo che includa il sopra-naturale è un’immagine senza freni, senza principio di realtà, senza una vera dignità intellettuale, etica, scientifica: la religione è la melma della storia, il luogo dove si accumula e trova forma ogni tipo di irrazionalità, eccetera.
    Ma che te lo dico a fare?
    L’obbiettivo del discorso ateo non è il credente, col quale è inutile inter-loquire, ma chi si tiene alla larga dalla religione senza però volere/riuscire ad organizzare concettualmente questa diffidenza: aiutare queste persone ad allontanarsi ancora di più, a leggersi quei meravigliosi testi darwiniani che spalancano un’altra visione del mondo, vastissima e carica di poesia.
    Macchettelodicoaffare?

  53. A. Morgillo il 26 dicembre 2008 alle 10:19

    Il discorso è molto semplice… In uno stato ACONfessionale chiunque può dare un progetto alla propria esistenza. In uno stato CONfessionale invece NO. E comunque l’Italia resta un’anomalia nella Vecchia Europa. Un paese spesso fuori luogo.

  54. soldato blu il 26 dicembre 2008 alle 10:57

    Dice giuliomozzi:

    *Soldato blu” ovviamente ha il diritto di “pensare tutto ciò che gli va”, così come io ho il diritto di avere “la mente invasa da queste cazzate teiste”.*

    Ora, vorrei chiarire una cosa.

    Per me non c’è alcuna alcuna diferenza tra “pensare tutto ciò che a uno gli va” e “avere la mente invasa da queste cazzate teiste”. Sono alla pari, sia come dignità di scelta personale, sia come dignità intellettuale.

    Il problema è altro.

    Di quanto diritto di imporsi al mondo – di portare il “Bene” agli altri, di fare il “Bene” degli altri- tendono ad appropriano questi due modi di vedere?

    Per quanto mi è dato di intuire, sono sicuro che giuliomozzi non alzerebbe mai un dito, come non lo farebbe soldato blu, per imporre qualcosa a un altro.

    Ma chiedo.

    Esiste una differenza, per giuliomozzi, e per gli altri, tra il fatto che le loro idee sono quelle su cui è stata storicamente costruita un’organizzazione che ha agito in un certo modo, con tutte le conseguenze che abbiamo davanti agli occhi, e che basa la sua forza proprio sul numero delle persone che le professano – al di là del fatto che queste persone siano d’accordo o meno su ciò che l’organizzazione decide per tutti – e la strada individuale di chi se la costruisce da sé, talmente singolare da non poter aggregare pericolosamente nessun altro?

    Quando ci si serve del linguaggio cristiano per individuare fenomeni, sentimenti, e quant’altro si vive nella propria interiorità – che non può essere strutturalmente diversa da quello di qualunque altro – poiché esistono altri linguaggi, altrettanto dignitosi e capaci di mantenere intatti quei “valori”, ci si può scaricare così innocentemente della propria responsabilità storica di funzionare come strumento di governo di una casta ottusa e reazionaria?

    Non vuole essere offensivo – non l’ho inventata io quest’espressione e sono cosciente di come possa essere capitato anche a me – ma non vi viene mai il dubbio che si possa scivolare nella categoria degli “utili idioti” più facilmente, quando non si analizza fino in fondo questa possibilità?
    La cosa è talmente ingarbugliata che la stessa filosofia del diritto ha dovuto faticare non poco nel cercare di far chiarezza tra “responsabilità oggettiva” e “responsabilità soggettiva”.

  55. Tashtego il 26 dicembre 2008 alle 11:47

    “Per me non c’è alcuna alcuna diferenza tra “pensare tutto ciò che a uno gli va” e “avere la mente invasa da queste cazzate teiste”.”
    per me invece c’è.
    eccome se c’è.
    pensare una cosa piuttosto che un’altra è un diritto che non si riverbera automaticamente nella legittimazione intellettuale di qualsiasi pensiero: si creda in ciò che si vuole, ma credere e non credere non sono stati mentali equivalenti, tutt’altro.
    si sgombri poi il campo dal credere che pensiamo “ciò che ci va”: nessuno di noi è pienamente un individuo, se non in dettagli del tutto marginali: le idee sono costruzioni collettive che ci invadono la mente prevalentemente dall’esterno verso l’interno ed è così anche per l’ateismo.
    il lavoro che dobbiamo fare in questo caso è consentirgli di agire dis-installando il teismo che ci hanno installato fin da piccoli nella cabeza.
    ogni religio è un meme la cui principale attitudine è la capacità di contagio e replicazione da mente a mente, come un parassita…
    eccetera.
    mentre il suo contrario, l’ateismo, richiede casomai un atteggiamento più attivo e consapevole, una sorta di cura lunga e difficile a salvaguardia di quel minimo di autonomia e dignità mentale cui tutti abbiamo diritto.
    che i credenti credano pure liberamente in ciò che vogliono, ma non pretendano pari dignità con forme di pensiero degne di questo nome: la dignità si guadagna in altro modo.
    eccetera.

  56. lambertibocconi il 26 dicembre 2008 alle 12:13

    Tash-tegola è per l’ateismo attivo; io invece mi sento più vicina a Soldato Blu. Consapevole che quanto appena scritto non è interessante, vi saluto e vi auguro buona abbuffata post-natalizia.

  57. andrea ponso il 26 dicembre 2008 alle 12:24

    …la “dignita” di pensiero è solo dell’ateo? gli altri sono “poveri” illusi perchè hanno un concetto distorto della realtà? mi si può spiegare, di grazia, cos’è questa “realtà”? mi pare che anche la scienza “atea” ammetta che il problema non è risolto, e per fortuna! Qui si confonde, come già ho scritto, Parola di Dio e Scritture, si confonde la chiesa con il cristianesimo (la chiesa è il mezzo, umano, fallibile, criticabile, condannabile, ecc.)… da come si pone qui la questione sembra che la chiusura al dialogo venga proprio da chi si dice ateo! e non mi pare degno di tutta la tradizione ateistica, casomai sarebbe più appropriato a certo cristianesimo intransigente… se poi volete che dica che l’attuale papa non mi piace lo dico chiaramente e certo la chiesa non mi verrà a dire che i miei pensieri sono di un livello più basso, come si sta facendo qui… e ci tengo a dire che non sto difendendo nessuno, che non sono un crociato cristiano o cazzate del genere… ma quando sento sminuire il pensiero “credente” mi vengono i brividi non tanto per la violenza quanto piuttosto per il pressapochismo e la sciatteria con cui certi attacchi vengono portati avanti…

  58. Tashtego il 26 dicembre 2008 alle 13:11

    @ponso
    del dialogo con i credenti non mi frega nulla.
    e nemmeno della “tradizione ateistica”.
    io dialogo con persone, qui, che stimo al di là del loro essere credenti.
    e lo faccio perché è natale e non so dove sbattere la testa e scrivere altre cose mi è difficile, eccetera.
    non perché “creda nel dialogo”.
    della paroladiddio mi frega come delle scritture e cioè nulla.
    quindi mettiti l'”anima” in pace e vai per la tua strada.
    incamminati verso la rivelazione senza indugio ulteriore e stai contento coi tuoi teologi.

  59. Tashtego il 26 dicembre 2008 alle 13:12

    oppure si disce “teologhi”?

  60. andrea ponso il 26 dicembre 2008 alle 13:32

    … va bene, va bene… ora mi prostro davanti all’alberello e sistemo le pecorelle, mi vesto da santa maria goretti e prego, prego prego… anche per te… eh eh eh

    io non mi incammino verso nessuna rivelazione…

    dici di dialogare con persone indipendentemente dal fatto che siano religiose o meno: certo, ma stabilisci piani diversi, fai delle classifiche? stai attento che questo lo faceva la sacra congregazione per la fede (ex inquisizione di cui il pastore tedesco è stato il boss per molti anni…)…

    anch’io scrivo qui perchè il natale mi rompe i coglioni e non lo sopporto per niente…

    sono sempre più convinto che concetti teologici, anche nel nostro piccolo, continuino a vivere in maniera potente (leggi la teologia politica di K. S. e Agamben, tanto per fare alcuni nomi “sospetti”: e questo è quello che mi interessa, più che il credere/non credere)… io parlavo di qualità di cultura e di ricerca… serietà, e anche genio… mi frega niente se uno crede oppure no… tanto per essere chiari…

    e smettetela di etichettare la gente! qui le “etichette” vengono usate soprattutto da chi si dice laico, ateo e quant’altro…

    vado ad adorare il bambinello… naturalmente nella parte dell’asino… eh eh eh…

  61. soldato blu il 26 dicembre 2008 alle 13:37

    Io sono contro l’eteismo attivo, anche se radicalmente ateo.
    Sono per la strenua difesa di ogni pensiero da ogni ingerenza esterna.
    Pure ateo, ho letto per anni di teologia, sorbendomi persino Cacciari dall’Inizio alla Fine.
    Ma niente di tutto questo sarebbe stato proficuo se non avessi utilizzato il linguaggio junghiano per tradurre quelle che sarebbero rimaste soltanto favole e assurdità e comprenderle, invece, come qualcosa che può manifestarsi, anche, come fenomeno appartenente alla mia interiorità.

    Soltanto se le cose sono poste in questo modo, si può rifiutare la distinzione tra “pensiero dignitoso” e pensiero che sarebbe privo di questa caratteristica.
    Perché se invece non si fa altro che “letteralizzare”, e si crede nella “resurrezione”, “nascita verginale”, “trascendenza di dio, angeli e demoni” e chi più ne ha più ne metta, allora sì che, più che di pensiero senza dignità, si tratta di pensiero infantile o primitivo.
    Con la dignità del pensiero infantile e primitivo.

    In margine a tutto questo, poi, e ben più importante di questo, sta la “questione politica”. Impegno, lotta, organizzazioni partitiche per fare diventare egemone un pensiero, che si imporrà anche agli altri attraverso leggi approvate democraticamente.

    Alla fine la sola cosa che importa a tutti è: tra cristianesimo e laicismo qual’è l’ideologia capace di dotare di leggi migliori la comunità?

    Per dire, tutte le fumisterie dei “cristiani critici” per differenziarsi dalla Chiesa vanno verificate su questo terreno: se politicamente si oppongono agli anatemi e alle imputazioni dicolpevolezza, e si dichiarano disposti ad accettare che le leggi di un paese nascono, essenzialmente, da”convenzioni”.
    Ma se pensano che esista un “fondamento” non contrattabile, di cui loro sono a conoscenza per illuminazione di fede, e che su questo si debba basare la vita di una paese democratico, allora nessuno rispetto per chi rifiuta il pensiero, disprezzo per questi infantili e primitivi reazionari pronti a tutto per imporre un mito.

    Ma anche pronti, noi atei, a difendere la nostra libertà, minacciata da loro, con qualunque arma, se mai ce ne fosse bisogno.
    I cristiani si sono inventati le “armi di massa” per attaccare l’Iraq, non possiamo, noi atei, inventarci le “armi di idiozia” per attaccare il Vaticano?

  62. soldato blu il 26 dicembre 2008 alle 13:41

    Due refusi che impediscono di cogliere
    il senso ironico dell’ultima frase:

    “armi di distruzione di massa”

    “armi di distruzione dell’idiozia”

  63. andrea ponso il 26 dicembre 2008 alle 13:59

    si, io mi oppongo, come te, a tutti gli anatemi della chiesa, ai suoi silenzi colpevoli e a tutto il resto… e ci credo fermamente in questa lotta! per questo dicevo che Parola di Dio e Scritture, Regno di Dio e Chiesa non sono la stessa cosa! forse ci eravamo capiti male.

    Su Jung non so: preferisco la durezza dell’ultimo Freud o Lacan, se proprio mi devo pronunciare. L’interpretazione di Jung della religione, non per sua colpa, ha favorito certo sincretismo d’accatto tipo new age… e poi non è altro che una antropologizzazione del sentire… mi interessa la ricerca di certi teologi e mistici perchè sono davvero aperture all’alterità (con la maiuscola o meno) e la grazia, anche laicamente, non è altro che l’affermazione che siamo sempre di più di quello che possiamo dire o racchiudere in concetti immobili e assoluti… del resto, la stessa teologia cristiana non presenta in realtà verità assolute nel senso metafisico del termine (qui ha giocato molto una interpretazione greca del tutto) poichè l’unica verità è la persona e la pratica vivente di cristo… questa è una rottura senza precedenti con la metafisica, il moralismo, ecc. ecc. Che poi tutto questo venga quasi sempre declinato come tutti sappiamo è un altro problema, anzi, forse IL PROBLEMA…

  64. A. Morgillo il 26 dicembre 2008 alle 14:33

    Io non voglio vivere come Cristo. Non è la mia figura archetipica.

  65. bimodale il 26 dicembre 2008 alle 16:52

    io credo che natale sia il 25 dicembre. che la democrazia cristiana esista ancora e che il papa sia un pochettino gay (spero per lui, con tanti difetti… almeno una virtù). io amo gesù che i preti m’hanno fatto odiare. amo gli esseri umani e rispetto, non tollero, rispetto atei agnostici cattolici islamici anarchici. l’uomo, come essere umano. però c’è molta falsità e cattiveria e ipocrisia e tanti dolci, specie a natale. mi piace le lenticchie e lo zampone. i maya ci hanno preceduti e le nuvole piovono sogni. però ho pochi amici e gli adulti sono adulti diffidenti e ti fanno diventare cattivo. insomma i libri che preferisco iniziano dicendo secondo me.

  66. soldato blu il 26 dicembre 2008 alle 17:07

    Ognuno compie da solo la propria strada.
    Io mi reputo fortunato per aver trovato un compagno che mi ha fatto capire cose che difficilmente avrei capito da solo.

    *

    Infine il Sé si rivela, attraverso le sue qualità empiriche, come l’*eidos* di ogni suprema rappresentazione di totalità e di unità, particolarmente inerenti a tutti i sistemi monoteistici e monistici.
    Considero questi paralleli importanti, perché per loro mezzo è possibile collegare le idee cosiddette “metafisiche” che hanno perso la loro naturale base di esperienza, a un accadere psichico *vivo* e universalmente presente: in tal modo esse riacquistano il loro senso vero e originario e viene ristabilito il collegamento fra l’Io e quei contenuti poiettati che sono stati formulati come concezioni “metafisiche”.
    Purtroppo […] l’esistenza di concetti metafisici e la fede in essi non dimostra affatto la presenza del loro contenuto o del loro oggetto, benché la coincidenza di idea e realtà nella forma di un particolare stato psichico, di uno *status gratiae”, non sia da ritenersi impossibile, anche se il soggetto non può provocarlo con un atto di volontà.
    Una volta che i concetti metafisici hanno perduto la capacità di riportare alla memoria e di evocare l’esperienza originaria, non soltanto diventano inutili, ma si rivelano veri e propri impedimenti sulla via che porta a un ulteriore sviluppo.
    Ci si aggrappa ai beni che un tempo hanno significato ricchezza, e tanto più tenacemente ci si ostina quanto più essi diventano inefficaci, inafferrabili e privi di vita.

    Così, col passare del tempo, ciò che è sensato diventa insensato; questa è purtroppo la sorte delle idee metafisiche.
    Oggi si tratta in realtà di sapere che cosa mai si intenda con idee simili.
    La gente, se non ha del tutto voltato le spalle alla tradizione, non domanda più, e già da tempo, un “messaggio”; vuol capirne il senso.
    Le parole che risuonano dal pulpito sono ormai incomprensibili, e reclamano una spiegazione. In che modo la morte di Cristo ci ha redenti se nessuno si sente redento? In che modo Gesù è un Dio-Uomo, e che significa questa espressione? Che significa la Trinità, la partenogenesi, che significa cibarsi del corpo e del sangue, e così via? In quale disperato rapporto si trova il mondo di tali concetti con il mondo dei concetti di ogni giorno, la cui realtà sensibile è oggetto delle scienze naturali in tutta la sua portata?

    Dove o quando avvengono fatti che possono farci anche solo lontanamente ricordare fenomeni come gli angeli, la moltiplicazione dei pani, le beatitudini, la resurrezione dei morti?

    Se oggi i concetti metafisici hanno pressoché perduto il loro fascino,
    ciò non è certamente dovuto a mancanza di spontaneità e primitività nell’anima europea, ma solo e unicamente al fatto che i simboli finora usati non esprimono più ciò che dall’inconscio si fa ormai sentire come risultato di molti secoli di sviluppo della coscienza cristiana.
    Si tratta di un vero *antimimon pneuma*, un falso spirito di arroganza, isteria, confusione, amoralità criminale, caparbietà dottrinaria; un falso spirito creatore di beni spirituali di scarto, di arte spuria, di balbettii filosofici e di menzogne utopistiche, buone soltanto da dare in pasto all’odierno uomo-massa. Ecco come si presenta lo spirito postcristiano.

    C.G. JUNG, Aion: ricerche sul simbolismo del Sé, in “Opere” volume nono, tomo secondo, Boringhieri 1982, pagg. 34-35.

  67. cristiano prakash il 26 dicembre 2008 alle 18:49

    ci sarebbero probabilmente molte citazioni da fare, qualcuna efficace qualcun’altra no. credo però che nessuna di queste riuscirebbe mai a provare l’esistenza di Dio. A Dio si deve credere, necessita di un atto di fede. ma Dio è stato inventato dall’uomo, dal pensiero umano. risponde perfettamente a molti bisogni, dà un senso alla vita, offre rifugio a paure ancestrali. questi i presupposti che mi hanno convinto a non credere. confesso inoltre di aver pensato che non si possa essere intelligenti e credenti. ma è indubbio che ci sono persone che ho conosciute che ritengo intelligenti e che sono credenti. questa è una mia personale contraddizione che probabilmente mi permette di dialogare con i credenti, pur lasciando intatte le mie convinzioni di cui sopra.
    auguri a tutti!!

  68. Valter Binaghi il 27 dicembre 2008 alle 00:33

    Buffoni è commovente. Butta lì la storia di Mitra e del Sol invictus che qualsiasi seminarista conosce dal ginnasio e poi la lenzuolata della sua chiesina atea. Tranquillo tashtego, quando avrai fatto fuori tutto il clero ti resteranno sempre preti come Buffoni e Odifreddi.
    Catechismo volterriano in pillole, e spirito di patata.

  69. soldato blu il 27 dicembre 2008 alle 07:23

    E’ ben strano che qualcuno usi come termini offensivi proprio quelli che denotano le cose per lui più preziose.
    E’ come se per dare della puttana alla madre di un’altro si dicesse: tua madre è come mamma mia.

    Io non direi mai che Binaghi è intelligente quanto Buffoni, Tashtego e Odifreddi.

  70. Valter Binaghi il 27 dicembre 2008 alle 11:25

    Guarda blue soldier che per me è più preziosa l’intelligenza del clero, e il clericalismo è un vizio culturale, non una virtù (altra cosa il sacerdozio).
    In post come questo non è una religione o una chiesa a essere offesa, ma l’intelligenza.

  71. Satana il 28 dicembre 2008 alle 21:05

    Mai come oggi si è sentito il bisogno di tornare ai valori eroici e aristocratici del paganesimo !

  72. funiculì funiculà il 28 dicembre 2008 alle 21:17
  73. Valter Binaghi il 29 dicembre 2008 alle 11:20

    @Satana
    Già fatto, caro. Germania 1933.

  74. soldato blu il 29 dicembre 2008 alle 17:34

    @ Binaghi

    A quanto mi consta, in Germania, nel 1933, ci stavano i cristiani.
    Poi ho fatto il conto degli interventi del Papa contro certe pratiche
    dei cristianucci di colà, tipo quello di incenerire i supposti “deicidi”,
    e non ne ho trovato uno.
    In base ai pronunciamenti dell’Infallibile Capo della Chiesa Cristiana sembra che sia più grave usare il preservativo, che utilizzare le camere a gas contro i nemici di Cristo.

    E non si dica che i Tedeschi 33 non erano cristani, perché allora si apre
    la gara. Sono cristiani gli Italiani 08? Gli Americani 45?
    Chi lo decide?

    Tre le risposte:

    1. Lo decide ognuno noi.
    Chiunque la pensi così non è “cristiano”. Racconta favole come ognuno di noi. Risulta simpatico, ma con le idee confuse, e non poco irrealistico e presuntuoso nel voler assegnare patenti di appartenza religiosa ai popoli, contro quello che i popoli dichiarano e contro ciò che affermano le chiese a cui appartengono.

    2. Lo decido io perchè io sono, e so cos’è cristiano.
    Chiunque dice così è un “eretico” cristiano: da solo forma la sua chiesa. Perchè non esiste, non può esistere, per definizione, per dogma, cristianesimo senza chiesa.

    3. Lo decide l’Infallibile papa. Appunto.

  75. Satana il 29 dicembre 2008 alle 18:34

    Valter Binaghi: che uomo timorato di Dio…

  76. Valter Binaghi il 30 dicembre 2008 alle 00:53

    Prima di tutto timorato della cultura e della storia, di cui c’è un sacco di gente che fa strame quando gli torna comodo. E’ gente a cui hanno insegnato che non esiste la ricerca della verità, solo l’ideologia come proiezione di una volontà di dominio. E se non è una cattiva religione questa…

  77. Satana il 30 dicembre 2008 alle 16:41

    Esatto: l’ideologia come proiezione di una volontà di dominio, infatti sulla storia vige la verità di stato imposta per legge !
    Una versione dei fatti molto comoda, facile e deresponsabilizzante…

  78. Valter Binaghi il 30 dicembre 2008 alle 22:50

    Bah. Per stare alle aste, comincerei col distinguere tra documenti, autenticazione, credibilità, integrazione e narrazione. Poi, a un livello più adulto, il confronto con la pluralità delle narrazioni storiche e la provocazione intellettuale che esse rappresentano per arrivare a sintesi superiori. Quella che vedo all’opera è l’intelligenza storica, che ha saputo resistere perfino al Minculpop, ma forse non ai seminari dell’Università del 3+2.



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