Dalla parte degli animali. Adozioni a distanza

1 gennaio 2009
Pubblicato da

di Francesca Matteoni

L’immaginarsi di essere il primo ente della natura e che il mondo sia fatto per noi, è una conseguenza naturale dell’amor proprio necessariamente coesistente con noi, e necessariamente illimitato. Onde è naturale che ciascuna specie d’animali s’immagini, se non chiaramente, certo confusamente e fondamentalmente la stessa cosa. Questo accade nelle specie o generi rispetto agli altri generi o specie. Ma proporzionatamente lo vediamo accadere anche negl’individui, riguardo non solo alle altre specie o generi, ma agli altri individui della medesima specie.
GIACOMO LEOPARDI, Zibaldone [390]

Alcu e Bagira sono due leopardi delle nevi femmina, che vivono in un centro di riabilitazione in Kyrgyzstan. Nate nell’ottobre del 2001, a circa sei mesi di vita sono state catturate da alcuni bracconieri, per essere poi vendute per le loro pellicce. Incatenate e malnutrite, sono poi state salvate durante una missione di Care For the Wild, un’associazione animalista inglese attiva in varie parti del mondo. Purtroppo le ferite riportate dai due animali erano troppo gravi per permettere un reinserimento nel loro ambiente naturale: la trappole hanno infatti reciso una delle zampe anteriori di Alcu e due polpastrelli della zampa di Bagira. Il leopardo delle nevi vive nell’Asia centrale, ha arti lunghi, una pelliccia grigia, più folta rispetto agli altri suoi simili, così da poter sopravvivere anche nelle regioni più fredde, come le montagne dell’Altai. È uno dei più rari grossi felini ed è a forte rischio di estinzione: secondo le stime del WWF non se ne contano più di 7200 esemplari al mondo. Viene infatti cacciato non solo per la sua pelliccia, ma per le ossa, utilizzate nella medicina tradizionale cinese. Si possono aiutare Alcu e Bagira “adottandoli” a distanza, con una spesa di circa 30 euro all’anno. I soldi servono principalmente per finanziare tre membri della squadra anti-bracconaggio, impegnati nella lotta contro il commercio illegale di pelli e ossa di leopardo. Per saperne di più sul leopardo delle nevi si può leggere la pagina dedicata del WWF, o fare un giro su questi siti, nati apposta per la sua salvaguardia: Snow Lopard Trust e The Snow Leopard Network.

La storia di Alcu e Bagira, come quella di molti altri animali, conferisce un’identità riconoscibile ai due, presentandoli come familiari, “umanizzati”, così da muovere i sentimenti della gente, che è di solito meno attenta ad un discorso più ampio e specifico sul rischio di estinzione.

Proprio in questi anni si è probabilmente estinto il delfino baiji del Fiume Azzurro, un animale che era sulla terra da oltre 20 milioni di anni. Il delfino è il primo cetaceo ad estinguersi in era moderna, purtroppo non per cause naturali, ma per la pesca intensiva e per l’aumento di navi container sul fiume, dove reti ed ami hanno costituito un pericolo per la sua sopravvivenza. Di questo delfino fino a poco tempo fa non sapevo quasi niente, ma scoprire della sua fine mi ha fatto uno strano effetto, come sapere troppo tardi di un parente lontano. Di solito quando si cerca di far presente un qualsiasi problema relativo agli animali, una delle risposte più comuni che si ricevono è che con tanto male e brutture che affliggono l’umanità, non si può certo darsi pena per qualche fiera bizzarra da serraglio. La mia personale replica a simili obiezioni è che non ho mai imparato a sviluppare un particolare amore di specie, ma una rete di affetti o di attenzione, in cui l’animale umano non predomina necessariamente. Andando oltre la mia posizione, sarebbe auspicabile superare certe teorie antropocentriche, fortemente radicate nella religione giudaico-cristiana, ma anche nelle cultura occidentale in genere, dubitando del fatto che all’uomo spetti il primato su questa terra. Molti accolgono quest’idea con sgomento, rifiutano di sentirsi simili, ad esempio, ad un minuscolo toporagno. Eppure l’evidenza dimostra che, al di là delle fedi o dell’eventuale destino dello spirito, al corpo di un essere umano non va alla fine tanto diversamente che a quello di qualsiasi altra cosa viva. Si potrebbe cominciare a considerare questo non un segno terribile e angoscioso, ma un principio di solidarietà, di reale uguaglianza e di conseguenza rispetto per la diversità dei vari esseri viventi. Non vedo in questa eventualità nessun danno alla società umana né all’individuo: al contrario, la forza paziente del saper stare nei propri limiti ed anche l’arricchimento che deriva dall’essere davvero parte non di una ristretta comunità (dove spesso ci sentiamo tutt’altro che a nostro agio), ma di una vita intera, di un pianeta.

L’adozione a distanza è in questo senso per molti il primo passo, ed il meno faticoso, verso una maggiore responsabilità nei confronti degli animali. Oltre al bellissimo leopardo è possibile aiutare anche altri animali, garantendo ai ricercatori e agli attivisti di poter continuare il loro lavoro oppure il graduale reinserimento degli animali nel loro ambiente originale o come nel caso dei due leopardi, una vita protetta in uno dei centri specializzati. Con lo schema di adozioni del WWF si può soccorrere una specie a rischio, tigre, animali polari (orso, pinguino, foca), panda, orso, tartaruga marina. L’adozione è spesso un gesto simbolico: i soldi vengono utilizzati per le varie attività dell’associazione, tra cui la protezione dell’animale prescelto. Tanto più l’organizzazione è grande tanto più le donazioni diventano parte del bilancio generale delle entrate. Se si vuole che l’aiuto sia più mirato ci si può rivolgere ad associazioni più piccole, che si concentrano sulla sopravvivenza di una sola specie. Un buon progetto è quello dell’Istituto Internazionale per lo Studio del Tursiope , tramite il quale viene finanziata non solo la salvaguardia di questo delfino sulle costa nord-orientale della Sardegna, ma anche la ricerca. Un altro progetto interessante, che mi sento di indicare per particolare simpatia verso lo scoiattolo, è mirato al mantenimento della popolazione di scoiattoli rossi, nell’isola di Brownsea nel canale della Manica. Lo scoiattolo rosso è infatti quasi totalmente estinto nell’Inghilterra del sud, dove ha ceduto il posto al più resistente e grosso scoiattolo grigio, “immigrato” dall’America del Nord circa due secoli fa.

Qui è possibile leggere la lista delle specie animali maggiormente a rischio del WWF.

Effettuata l’adozione viene spedito a casa materiale informativo sia sull’organizzazione che sull’animale pre-scelto, ed un regalo, in genere un pupazzo di pelouche con le sue sembianze. Se avete altre iniziative simili da segnalare vi invito ad indicarle nei commenti. E naturalmente:

Buon Anno a tutti!

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9 Responses to Dalla parte degli animali. Adozioni a distanza

  1. macondo il 1 gennaio 2009 alle 22:02

    Le adozioni a distanza di animali del WWF, lodevole iniziativa, ma non abbassiamo la guardia… (rassicuro: e qui non vado sul facile-patetico) sulla necessità imprescindibile della lotta per cambiare modello di sviluppo e habitus mentale, perché se continuiamo ad inquinare l’Amazzonia alla ricerca di petrolio o a disboscarla, e parlo di uno dei territori più ricchi in biodiversità dove tante specie vegetali e animali attendono ancora di essere “scoperte” (e, queste ed altre, salvate), allora gli oggetti del salvataggio non esisteranno più.

  2. silviamonti il 2 gennaio 2009 alle 13:07

    grande francesca ad aver sollevato una questione davvero importante…
    mi permetto di segnalare un’iniziativa simile, per animali che non rischiano l’estinzione ma hanno bisogno di essere protetti…
    http://www.lacollinadeiconigli.org

    s.

  3. véronique vergé il 2 gennaio 2009 alle 13:13

    Bellissimo e forte testo.
    Primo l’immagine del leopardo: i felini sono animali che amo guardare per la giusta grazia nel loro movimento; e anche le nozze tra il vita selvatica e la dolcezza della pellicia. In un’altra vita, mi metamorfosero in felino della neve.
    Oltre il sentimento di ammirazione personale per il mondo felino, penso l’articolo generoso, “utile” (anche se la scrittura di Francesca Marotta è di alta armonia);
    un testo efficace è ben scritto.
    Rispettare la natura è un dovere cittadino.

  4. francesca matteoni il 2 gennaio 2009 alle 14:13

    @Macondo: sono d’accordo con te sul fatto che rispetto per gli animali e cultura ambientale vadano insieme e si influenzino in molti modi: basta pensare a come il consumo esagerato di carne bovina si possa ripercuotere sulla desertificazione di certe aree, o quello che sta succendo con lo scogliemento dei ghiacci. Tuttavia penso anche che spesso la gente si sensibilizza per “gradi” e forse chi magari si muove per un’adozione a distanza, colpito dalla bellezza degli animali, poi piano piano diventa più attento anche al resto.
    @Silvia,grazie per la segnalazione! è un sito fatto molto bene (io lo uso per onsultare la lista dei prodotti non testati su animali), mi piacerebbe poi ospitare un pezzo anche sui maltrattamenti che gli animali subiscono quotidianamente in nome della lucentezza dei capelli…
    @Grazie Veronique, anche per me il leopardo è un animale meraviglioso ed evocativo.

  5. macondo il 2 gennaio 2009 alle 14:40

    Sì, tutti i mezzi, anche “graduali”, sono buoni per conseguire lo scopo più ampio che dici.
    (Io ad esempio ho adottato un gattino spellacchiato cacciato dalla Villa di Arcore perché aveva il pelo rosso e lo trattavano da comunista.)

  6. stalker il 2 gennaio 2009 alle 16:12

    ho adottato un asino e tre cani, no, non ha distanza, vivono proprio con me! :)
    bellissimo articolo.

  7. stalker il 2 gennaio 2009 alle 21:23

    …scusate l’acca di troppo, prima o poi mi deciderò a rileggere prima di inviare!

  8. véronique vergé il 3 gennaio 2009 alle 12:13

    Stalker,

    Che fortuna vivere con gli animali.
    Ma perché non hai gatti?

    Un saluto caloroso.

    PS, ho vergogna perché ieri mi sono sbagliata ( in questo momento le neurone sono in caduta):
    ho scritto Francesca Marotta, invece di Francesca Matteoni: perdono per la mia confusione.

  9. stalker il 3 gennaio 2009 alle 13:53

    Cara Véronique, mi piacerebbe, come piacerebbe ad uno dei miei cani, per ammazzarli! E’ già successo, allora niente gatti, forse ancora un’asina che un amico ha difficoltà a tenere.

    Per farmi perdonare adotterò (a distanza questa volta) Alcu e Bagira. Promesso.

    Ps vivere con gli animali è una grande fortuna, ma anche rinunce, scelte che bisogna ponderare bene. Si vive più leggeri d’animo, ma ci si ancora alla terra e al luogo che si è scelto come dimora. Direi quasi che ci si incatena ad un albero. :)



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