Libertà di parola (un appello)

10 gennaio 2009
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[Ricevo e volentieri pubblico.]

In merito all’annullamento dell’incontro tra Valerio Morucci e gli studenti di Scienze della Comunicazione dell’Università “La Sapienza” di Roma – incontro sul tema “Cultura violenza memoria” previsto per il prossimo 12 gennaio –, esprimiamo profondo disagio nel constatare che all’interno di una Università, luogo deputato al libero confronto delle opinioni e all’approfondimento della conoscenza, non vengono garantiti diritti basilari come quelli sanciti, nella nostra Costituzione, dall’articolo 3 (pari dignità sociale di tutti i cittadini) e 21 (libertà di parola). Nonostante il pesante giudizio storico e morale che è tuttora doveroso esprimere sull’operato delle organizzazioni di cui Valerio Morucci ha fatto parte negli anni Settanta, e sulle azioni di Morucci stesso, i principi espressi dagli articoli sopra citati sono indisponibili. Si aggiunga a questo che Morucci è stato fra i primi a rinnegare la lotta armata e a fornire contributi per la comprensione delle dinamiche eversive che hanno tragicamente segnato il Paese trent’anni or sono, che proprio in virtù di questa serrata autocritica e di questa disponibilità al confronto e all’esame ha potuto già in passato partecipare ad incontri pubblici e dialogare con alte cariche istituzionali e politiche.

Tanto più riesce incomprensibile perché, da libero cittadino che ha scontato la propria condanna, in una Repubblica in cui la pena deve «tendere alla rieducazione del condannato» (Costituzione, art. 27), e che rifugge dai palcoscenici mediatici, gli sia stato impedito di incontrare degli studenti universitari, in un’occasione che avrebbe visto la presenza di docenti e la possibilità di un aperto contraddittorio. Per tutte queste ragioni, ci appelliamo dunque al professor Giorgio Mariani, fra gli organizzatori dell’incontro, al preside della facoltà di Scienze della Comunicazione Mario Morcellini e al rettore dell’ateneo romano Luigi Frati affinché vogliano immediatamente ripristinare l’incontro.

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29 Responses to Libertà di parola (un appello)

  1. Christian Frascella il 11 gennaio 2009 alle 01:02

    Il problema mica è etico o morale.
    Il problema è che Valerio Morucci ha ucciso delle persone (una sola dichiaratamente, vabbè, era Aldo Moro, che importa?).
    Non ti scandalizzerebbe Totò Riina redento (sempre che ne sia capace, ma dubito) invitato alla Sapienza a parlare di mafia e memoria? “Scioglieva la gente nell’acido”, diresti in quel caso. “E’ una vergogna!”
    Valerio Morucci sparava addosso alla gente.
    Riina era una bestia. Morucci no?
    Che uno lo facesse per tornaconto economico e l’altro per fede politica la domanda è: Non hanno attentato entrambi alla sicurezza dello Stato?
    Anche se Morucci sa coniugare i verbi (cosa tutta da verificare) mi spieghereste cosa lo fa ritenere più ‘invitabile’ di Riina?
    Perché uno a questo punto potrebbe anche cominciare a non capire il motivo per cui certi delinquenti sono Perdonabili, Presentabili e Altri assolutamente no.
    Vediamo di andarci piano. Noi abbiamo memoria e potremmo anche distinguere.
    Ma non facciamo diventare dei martiri questi individui agli occhi delle generazioni che sono venute dopo e che non ne sanno un cazzo.
    Grazie per l’attenzione.

  2. tashtego il 11 gennaio 2009 alle 11:48

    @cristian fascella
    da un po’ di tempo è in auge un modo di “ragionare” come il tuo: la semplificazione omologata dell’imbecillità di massa che usa sagome di cartone ritagliate al posto dei concetti.
    hola.

  3. Christian Frascella il 11 gennaio 2009 alle 12:09

    ‘Sagome di cartone ritagliate come concetti’ è, in effetti, un gran bel concetto, che però non significa granché, ammetterai.
    (anzi, no, non lo ammetterà, ora difenderà la sua ‘semplificazione’ rendendola semplice).
    Sagome di cartone ritagliate.
    Ma buttati a mare!

  4. gianni biondillo il 11 gennaio 2009 alle 12:45

    Be’, a dir la verità se un ipotetico “Toto Riina redento”, in quanto testimone diretto, andasse all’Università a parlare del suo passato per non dimenticare l’assurdità dell’essere mafiosi e non certo per esaltare i bei tempi andati (o augurarsi che tornino), io andrei più che volentieri ad ascoltarlo.

  5. macondo il 11 gennaio 2009 alle 12:52

    Totò Riina non ha bisogno di andare all’Università a parlare, ha altri canali di propaganda più sottili e, forse, più diffusi. Si trova, in compagnia di altri mafiosi o mafiosetti e camorristi, ad es. su Facebook. Che impressione fa trovarsi (senza volerlo, beninteso) su Facebook in compagnia di qualche mafioso? Singolare quel Facebook che toglie dal suo sito le foto di donne che allattano e ospita i mafiosi… (A parte la differenza tra istituzione pubblica e impresa privata, che questa la capisco anch’io).

  6. gianni biondillo il 11 gennaio 2009 alle 12:55

    Abbiamo parlato di un ipotetico totò riina redento, non di fan mafiosi su facebook. Ho usato il tuo esempio e le tue parole, ti rpego di non cambiare le carte in tavola.

  7. Christian Frascella il 11 gennaio 2009 alle 13:27

    Non sapevo di essere anche Macondo, Gianni…

  8. tashtego il 11 gennaio 2009 alle 14:15

    apparterfatto, caro frascella, che se esiste la giustizia e le riconosciamo un significato e una funzione, allora morucci ha pagato il suo debito ed è un cittadino come gli altri.
    detto questo, per quale motivo non ascoltarlo?
    e poi, ammesso che valga la pena porti questa domanda (qualsiasi domanda): per le tua sagome di cartone mentali uccidere per motivi mafiosi piuttosto che per motivi politici, o passionali, o semplicemente di tornaconto personale, è sempre la stessa cosa?
    e allora come mai non c’è una pena unica per tutti gli assassini?
    e ancora: se non parliamo di terrorismo coi terroristi e gli ex terroristi, con chi ne parliamo?
    il problema casomai sta nella loro reticenza, nelle verità che cercano di far passare, eccetera.

    poi questa faccenda della “redenzione”… beh…

  9. Christian Frascella il 11 gennaio 2009 alle 15:06

    Okay, parliamone coi terroristi. Ma è proprio la gestione della ‘reticenza, nelle verità che cercano di far passare’ come tu scrivi che qualunque dibattito sul terrorismo è impossibile.
    E lì sta l’errore. Chi è l’autorevole moderatore che dovrebbe condurre la discussione? Non sarà schierato anche lui? E che verità contribuirà questo, in un dibattito pubblico, a far passare?
    Quanti ventenni si berranno le vaccate di Morucci?

  10. Mario il 11 gennaio 2009 alle 15:45

    @Christian
    La ‘sicurezza dello stato’ negli anni ’70 era quella della Guerra Fredda, servizi deviati che promuovevano e coprivano stragi, la sicurezza di saltare in aria a un comizio sindacale, nella sala d’attesa di una stazione, di essere impallinato a un corteo di studenti da poliziotti travestiti
    E’ questo genere di ‘vaccate’ che vorresti non fossero spiegate ai giovani?

  11. Nassim il 11 gennaio 2009 alle 16:30

    Non credo alle redenzioni chiassose. E l’università è il luogo del chiasso.
    Magari se andasse insieme al Papa (che non mi sembra un uomo religioso, non c’è religione senza possessione) si potrebbe fare un eccezione.
    Ma poi può sembre andare in libreria a presentarsi. All’università si dovrebbe studiare per fare un mestiere, mica è un luogo di cultura.

  12. Steinsalz il 11 gennaio 2009 alle 17:22

    Io preferirei ascoltare alla Sapienza Peter Roche de Coppens

    Sociologo, antropologo e psicoterapeuta, il Professor Roche de Coppens insegna alla “East Stroudsburg University of Pennsylvania” dal 1970; in precedenza aveva insegnato in varie altre univer­sità quali la Sorbonne di Parigi e la McGill di Montreal. Autore di più di 30 libri e di innumere­voli articoli, è stato anche consulente per le Nazioni Unite.
    L’obiettivo delle ricerche di Roche de Coppens non è tanto l’osservazione e l’analisi dei comportamen­ti delle persone normali, dei deviati, degli emargi­nati o delle persone di successo, ambiti verso cui solitamente si rivolge la sociologia, quanto la cono­scenza e lo studio di persone positivamente straor­dinarie, come Santi, Saggi, Taumaturghi e Veggenti.
    Le sue ricerche lo hanno portato a sviluppare un proprio percorso intellettuale, umano e spirituale, che si riflette limpidamente nei suoi scritti.

  13. niky lismo il 11 gennaio 2009 alle 17:39

    Ad alcuni pare impossibile che una “bestia” rieducata dalla pena (per usare il linguaggio costituzionale) possa avere gli stessi diritti che hanno tutti gli altri. Anzi, che possa avere dei diritti. Tra i quali addirittura il diritto di parola. Eppure è così. Ed è una delle differenze tra civiltà e barbarie.

  14. Christian Frascella il 11 gennaio 2009 alle 18:31

    eh, nicky lismo,
    t’avessero ammazzato un parente, un amico, una persona alla quale volevi bene, e poi se n’andassero in giro sotto al tuo naso, condannati in tre gradi ma fuori per aver ‘espiato’, a tenerti conferenze accanto a casa, con la gente che annuisce alle loro parole, la persona che amavi sottoterra coi vermi, le palle come ti girerebbero, le palle buoniste, nicky, come ti girerebbero, fìdati!

  15. andrea inglese il 11 gennaio 2009 alle 18:38

    Christian, è il solito discorso. La giustizia è stata inventata, lo diceva già Locke qualche tempo fa, per avere un terzo che s’interpone tra chi compie un delitto e la vittima di questo. Che una persona non perdoni mai chi gli ha ammazzato una persona cara, che al limite desideri per quell’omicida la stessa sorte della vittima (anche lui sotto terra) è del tutto umano. Che la società nel suo insieme faccia interamente suoi questi sentimenti di vendetta è semplicemente incivile.

  16. nassim il 11 gennaio 2009 alle 18:54

    Io vorrei ascoltare alla sapienza Malcolm Gladwell

  17. Giocatore d'Azzardo il 11 gennaio 2009 alle 19:18

    Che invitino, assieme all’ex terrorista, anche i parenti delle sue vittime, a parlare assieme a lui alla Sapienza: una normale reciprocità. Oppure solo chi ha ammazzato ha diritto di parola?

    Blackjack.

  18. soldato blu il 11 gennaio 2009 alle 20:58

    Mi pare che questo individuo abbia scontato la pena alla quale era stato condannato.
    Ora, normalmente, le pene a cui vengono condannati coloro che trasgredicono le leggi, si basano essenzialmente sulla limitazione della libertà.
    Il riconoscimento di una libertà piena, significa anche riconoscere che libertà è anche poter parlare a chi ha voglia di ascoltare.
    In questo caso, non solo si infligge un’ulteriore condanna al condannato che ha già scontato la sua pena, ma si toglie libertà a chi avrebbe diritto di utilizzare le sedi proprie in cui l’incontro può avvenire, condannando a una pena, dunque, anche chi è innocente.
    Qualunque sia il motivo che porti a negare il permesso o ad appoggiare questa negazione, si può dire che non si tratta di fascismo, perché la liberta di parola non viene intaccata, potendo, Morucci, andare a parlare da un’altra parte agli ascoltatori disponibili, ma non si può non rilevare che si tratta di una misura autoritaria in contraddizione con i principi della Costituzione.
    Mentre la posizione degli “aficionados del no”, assume il sapore di un inconscio [spero] desiderio di infliggere una pena supplementare all’ex.condannato che l’ha già scontata, per soddisfare inconsci [spero] desideri sadici che cercano un “colpevole” per sfogarsi nel modo “giusto”.
    E lasciamo perdere le famiglie delle vittime, si faranno vive loro, se lo vogliono.
    Se poi si pensa che ci siano “valori” da difendere, difendendo in questo modo una certa “sacralità” dell’Università, della Sapienza, mi pare che la strada sia stata indicata poco tempo fa: organizzino manifestazioni e proteste, indicando quali “valori” vengono misconosciuti, e indicandone una idonea acquisizione nelle leggi che chiunque deve rispettare.

    Ma comunque può bastare un po’ di casino perchè Morucci non ci vada.

    A quanto mi risulta non è mai stato granché coraggioso. Né prima né quando né dopo della lurida opera di amazzamenti a cui ha partecipato.

  19. tashtego il 11 gennaio 2009 alle 23:35

    questa cosa di tirare sempre in ballo le vittime è un sintomo di regressione civile e politica e la stessa senzazione me la dà l’esibizione dei cadaveri di bambini uccisi nella striscia di gaza e lo struggimento che ne segue, come se ormai contassero solo le emozioni basiche invece delle riflessioni politiche, eccetera.
    la giustizia come dice inglès non esiste per “dare soddisfazione” alle vittime, esiste per de-personalizzare il giudizio, per affidarlo a un’auctoritas impersonale, ad un procedimento rituale, con regole precise, un codice di riferimento, eccetera.
    così come la pena, ricordo, oltre a mettere per così dire in sicurezza la società dall’individuo riconosciuto criminale, servirebbe a ricondurlo alla capacità di convivere coi suoi simili, eccetera.
    se si negano questi principi si è già immersi fino al collo nella barbarie ed è questa purtroppo la sensazione che mi dà oggi la cultura unica (destro-sinistra) che domina le cosiddette coscienze, qualora ci fossero.
    finché non si uscirà da questa modalità idiota dell’assassinio e delle vittime non si comincerà davvero a parlare del terrorismo italiano che fu, lo ricordo agli indignati qui sopra, un fenomeno essenzialmente POLITICO, cioè di violenza criminale a fini politici, quindi non assimilabile alla violenza criminale comune.
    non so come si possa non vedere la differenza…

  20. sebastian76 il 11 gennaio 2009 alle 23:48

    Non so se fu un fenomeno politico. La guerra è fatta per i giovani e i giovani sono fatti per la guerra. Il giovane si sente invulnerabile e immortale, il giovane si vuole provare nelle condizioni limite, vuole vedere fino a dove riesce ad arrivare, vuole scovare fino in fondo cosa c’è nel suo sacco, il giovane vuole provare l’esperienza estrema che dia senso alla vita. La guerra è la situazione ideale per fornire tutto ciò che manca al giovane. Morucci e gli altri una guerra non l’avevano e allora se ne sono inventata una tutta per loro. Hanno fatto dell’Italia il loro campo giochi alla ricerca della esperienza estrema e le vittime e il sangue entravano nel conto. Affanculo Morucci, Erri De Luca, tutto il fottuto reducismo letterario e memorialistico da 68 e da 77. Non hanno più niente da dire a nessuno.

  21. Giocatore d'Azzardo il 12 gennaio 2009 alle 00:01

    Sarà anche vero che la giustizia è fatta per redimere e reinserire, ma qui da noi, in questo paese di merda, succede sempre il contrario di ciò che dovrebbe succedere: chi ha ammazzato scrive libri, fa conferenze, ha sempre qualcuno pronto a sistemarlo in qualche posto pubblico, ha sempre qualcuno pronto ad ascoltarlo.
    Un po’ di sano pudore e understatement non farebbe male a questi ‘campioni’ di democrazia che, prima ammazzano, poi si pentono, poi da codardi fanno arrestare tutti gli altri raccontando (ciò che gli fa comodo) a destra e a manca pur di pararsi il culo e alla fine, ciliegina sulla torta, vogliono anche andare in giro a raccontare le loro verità.

    Una verità da assassini, perché mica basta qualche anno di galera per riportare in vita quelli che hai ucciso: la prigione non è una lavatrice e assassino, ci resti per tutta la vita.

    Blackjack.

  22. girolamo il 12 gennaio 2009 alle 00:10

    Perdonate, ma questa polemica contro la partecipazione a un dibattito alla Sapienza di Valerio Morucci, cos’avrà mai da dire, chi modera Morucci, ecc., è una bufala mediatica. L’incontro, come ha chiarito il docente che l’aveva proposto, era stato organizzato su richiesta di un funzionario della Questura che segue i percorsi di reinserimento degli ex-terroristi. Nessuna lezione di terrorismo: il cappello organizzativo era, anche istituzionalmente, del tutto chiaro.

  23. tashtego il 12 gennaio 2009 alle 07:55

    @sebastian
    @blackjack
    La modalità del tutto a-politica della vostra percezione della vicenda terroristica italiana è la misura esatta della transizione in atto, come fenomeno de massa, da un sentirsi parte di un comune spazio civile dove accadono cose anche molto gravi – ma sempre portatrici di significati afferenti la polis, vale a dire il destino comune – a un individualismo eterno e per così dire intestinale, dove la peristalsi emotica la fa da padrona su qualsiasi possibile accenno di riflessione.
    Messe così le cose, con i “vaffanculi” a Erri De Luca (che probabilmente merita, ma non certo in quanto ex-qualcosa – cosa? – quanto piuttosto per l’uso che fa del suo essere ex) come atto liberatorio alla fantozzi, eccetera, che cazzo ci dobbiamo dire?
    Per un eventuale rinsavimento futuro resterebbe da annotarsi questo: com’è possibile liquidare con generiche considerazioni sull’essere giovani e la guerra, francamente imbarazzanti, oppure con un vaffanculo, tutto quel sangue versato? Quelle vite distrutte e auto-distrutte? Come sorvolare in modo così idiota su tensioni che stirarono allo spasimo le fibre civili del Paese…

  24. adele il 12 gennaio 2009 alle 10:16

    Personalmente io non ho idea di come si possa presentare Valerio Morucci in una conferenza, ho solo idea dei concetti che andrà ad esprimere ma non ho idea di come li esprimerà in qualità di oratore. Per saperlo dovrei vederlo all’opera almeno una volta. Quindi non sono contraria che si tenga una conferenza del genere, piuttosto se sono curiosa vado, vedo, sento e poi commento. Non è paragonabile alla questione del Papa perché il Papa andava per inaugurare l’anno accademico non per una conferenza sull’Inquisizione (lì avremmo tutti atteso molto la sua partecipazione, ancora meglio se si fosse discusso insieme ad accademici laici di idee diverse da quelle del Vaticano sui desaparecidos etc…). Non è paragonabile nemmeno alla conferenza che i ragazzi di Forza Nuova si sono visti negare: a leggere i temi e i relatori della conferenza non c’era niente di “redento”. Su certe cose si spinge troppo alla censura preventiva, come se ci fosse bisogno di profilattici mentali e non fossimo più liberi di avere un giudizio critico personale sulle cose che si sentono, vedono e percepiscono.

    Altra riflessione che andrebbe OT è sulla necessità di chiamare a parlare nelle conferenze persone che hanno partecipato personalmente con la loro storia al tema stesso in discussione. Come dire la Franzoni redenta che parla dell’infanticidio. Non ci vedo un qualche cosa di male, ma mi chiedo piuttosto se ce ne sia bisogno per forza. Soratutto in questo periodo storico in cui tutto è reality show, se non hai sputato sangue tu personalmente non puoi parlare di sangue o comunque ne capisci quasi di meno. Sicuramente attira più pubblico (come l’attira la scritta al cinema “tratto da una storia vera”) e si potrebbe aprire una discussione enorme sull’iper-realismo, la fotografia, il quadro, la storia, i reality show, la pornografia etc…ma apputo..è OT…pippe mentali mie…

  25. Giulio Marzaioli il 12 gennaio 2009 alle 10:40

    La miopia (e ignoranza della legge e dei prinicipi elementari di democrazia) di alcuni commenti in calce all’appello mi sembrano assai più pericolosi della partecipazione di Morucci ad un dibattito all’Università in qualità di testimone (non già docente o insegnante o professore etc.). Chi meglio di Morucci, che non solo si è dissociato assolutamente dalle BR ma ha condannato la sua stessa posizione di quegli anni in ogni sede, può trasmettere il significato del terrorismo, non già per giustificare, bensì proprio per non dimenticare le deviazioni che hanno portato a tante e tali tragedie? Nessuno restituirà le vittime ai loro parenti, ma cosa c’entra questo con la necessità di non dimenticare quel periodo storico? Andrei anche io ad ascoltare Riina nell’ipotesi improbabile di un pentimento “operoso” e credo che una delle ragioni di arretratezza del nosto bel Paese stia proprio nella paura di affrontare con lucidità i temi cruciali della nostra storia. Abbiamo bisogno soltanto di condannare o possiamo anche analizzare e approfondire i percorsi sociologici, ideologici e mentali che hanno portato al terrorismo, onde non rischiare corsi e ricorsi storici? Lo chiedo a Frascella e a Gasparri e a Frati…

  26. sebastian76 il 12 gennaio 2009 alle 12:44

    Tashego, ho mescolato con una reazione di pancia o sia pure di intestino due o tre cose diverse:
    1) la guerra e la gioventù. Non è una mia invenzione da noia di serata invernale, ne ha parlato Hillman, la trovi in tanta letteratura, da Fabrizio del Dongo al Milton di Una questione privata, a Patroclo e Achille nell’Iliade, la guerra è da sempre per molta gioventù attrazione che supera l’orrore. Per alcuni che sono passati nella guerra da giovani il suo ricordo è uno strazio orrendo da rimuovere, per altri è l’esperienza più importante e significativa della proprio vita.
    2) la memorialistica degli anni di piombo. Forse sono traviato da qualche esempio di cattiva memorialistica e in questo Erri de Luca dà un suo formidabile contributo, ma da certe letture e dichiarazioni esce una generazione che si è trovata orfana della grande prova (la Resistenza, una lotta di liberazione anti coloniale o antiimperialista o antifascista come in Vietnam, Angola, Portogallo, Grecia, Sud America) e per dare tutto se stesso, per affrontare la prova decisiva ha portato agli estremi della lotta armata uno scontro politico che poteva avere altri sbocchi. Non discuto il fatto che ci fosse una forte base politica, ma l’involuzione verso la lotta armata non è stata tanto una necessità politica, quanto la necessità alla Del Dongo di provarsi nell’occhio del tifone.
    3) la reazione di vaffanculo. Mandare affanculo qualcuno vuol dire che con costui non vuoi averci più a che fare; nel caso di Morucci dire che non si ha nulla da imparare da una sua analisi politica e che non si vuole ascoltare l’ennesima riedizione della memoria di anni sostanzialmente gloriosi anche se politicamente sconfitti.

  27. alligator il 12 gennaio 2009 alle 15:50

    la questione come al solito est complessa.
    per inciso, la generazione del sessantotto, cui appartengo, era largamente intrisa di pacifismo da un lato e di leninismo dall’altro.
    e aveva il mito della rivoluzione, ma non, come sembra credere sebastian76, dell’azione per l’azione, della prova, eccetera.
    il terrorismo, da un lato risponde alla violenza dello stato con la sua stessa moneta e dall’altro punta alla sollevazione proletaria per la rivoluzione comunista, mica pizza e fichi.
    si è ucciso e ci si è fatti uccidere, imprigionare e distruggere la vita non in quanto assassini, ma in quanto comunisti rivoluzionari.
    allora a morucci, della cui redenzione non mi interessa un fico, chiederei, ferma restando la sua reticenza sui fatti, cosa, dio santo, cosa pensavano di ottenere con le loro azioni, cosa c’è nella testa di uno che spara un giudice o a un sindacalista o a un giornalista eccetera a “fini politici”, come vede se stesso, eccetera: ma questo lo chiederi io, altri avranno altre domande.
    ancora di più mi piacerebbe parlare con riina e non aspetterei la sua redenzione.
    non ci credo alle redenzioni.
    e credo che nessuno di noi sia davvero responsabile di quello che fa.
    la “colpa” è una convenzione etica di cui abbiamo un bisogno strumentale cui non corrisponde alcunché di oggettivo, di assoluto, eccetera.
    a meno di non essere credenti.
    enti.

  28. la funambola il 12 gennaio 2009 alle 16:05

    …e credo che nessuno di noi sia davvero responsabile di quello che fa.

    spiegare please :)
    baci

  29. Gato Porcari il 14 gennaio 2009 alle 04:56

    ma mo all’università ci vanno cani e porci?



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