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	Commenti a: Michele Santoro e Gaza, la televisione tra narrazione e conversazione	</title>
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		<title>
		Di: viky		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[viky]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 19:35:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Ma forse la qualità del giornalismo ci guadagnerebbe anche se i professionisti (quali Annunziata e Santoro sono considerati) imparassero, se non altro per educazione, a spogliarsi dell’enorme egocentrismo che li muove.
Il botta e risposta fra i due non era un servizio per gli ascoltatori, a me è parso più che altro lo scontro fra bambini prepotenti&quot;. Concordo pienamente!Lo spettatore, il lettore, l&#039;ascoltatore, ossia il destinatario della comunicazione vorrebbe essere informato, capire cosa sta accadendo non assistere ad uno psicodramma chiassoso dove tenderà ad assumere il punto di vista del conduttore onnisciente il grande Michele; le parti migliori Anno Zero sono i servizi realizzati dai giornalisti non certo i commenti in studio, quanto accade in studio è spettacolo, per questo alle professioniste, alle giornaliste, il compagno Michele, che dice di essere per la meritocrazia(balle cosmiche!), preferisce le veline dal cognome importante o le olimpioniche dalla chioma fulva. Una puntata di Report,  un reportage del grande Riccardo Iacona - professionista serio ed umile che viene dalla scuola d&#039;inchiesta di Santoro- sull&#039;argomento sarebbero stati di certo più istruttivi di brandelli di informazione masticati da divinità telegiornalistiche o pseudo tali. Il format di Anno Zero non è adatto a certi argomenti e io credo che Santoro, che è uno stratega della comunicazione televisiva, il Maurizio Costanzo della Rai, a volte crei appositamente dei casi; giovedì scorso poi era particolarmente agitato...chissà perché...in ogni caso è un grande attore il buon Michele!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Ma forse la qualità del giornalismo ci guadagnerebbe anche se i professionisti (quali Annunziata e Santoro sono considerati) imparassero, se non altro per educazione, a spogliarsi dell’enorme egocentrismo che li muove.<br />
Il botta e risposta fra i due non era un servizio per gli ascoltatori, a me è parso più che altro lo scontro fra bambini prepotenti&#8221;. Concordo pienamente!Lo spettatore, il lettore, l&#8217;ascoltatore, ossia il destinatario della comunicazione vorrebbe essere informato, capire cosa sta accadendo non assistere ad uno psicodramma chiassoso dove tenderà ad assumere il punto di vista del conduttore onnisciente il grande Michele; le parti migliori Anno Zero sono i servizi realizzati dai giornalisti non certo i commenti in studio, quanto accade in studio è spettacolo, per questo alle professioniste, alle giornaliste, il compagno Michele, che dice di essere per la meritocrazia(balle cosmiche!), preferisce le veline dal cognome importante o le olimpioniche dalla chioma fulva. Una puntata di Report,  un reportage del grande Riccardo Iacona &#8211; professionista serio ed umile che viene dalla scuola d&#8217;inchiesta di Santoro- sull&#8217;argomento sarebbero stati di certo più istruttivi di brandelli di informazione masticati da divinità telegiornalistiche o pseudo tali. Il format di Anno Zero non è adatto a certi argomenti e io credo che Santoro, che è uno stratega della comunicazione televisiva, il Maurizio Costanzo della Rai, a volte crei appositamente dei casi; giovedì scorso poi era particolarmente agitato&#8230;chissà perché&#8230;in ogni caso è un grande attore il buon Michele!</p>
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		<title>
		Di: La Portinaia dell'Accademia della Crusca		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/01/17/michele-santoro-e-gaza-la-televisione-tra-narrazione-e-conversazione/#comment-104337</link>

		<dc:creator><![CDATA[La Portinaia dell'Accademia della Crusca]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 14:37:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A me pare che un giornalismo tipo quello di Report, oltre a disturbare seriamente coloro di cui si occupa, porti a dei risultati concreti. Può fare spesso una impressione negativa, qualcuno che dica (come me in questo caso, per esempio): bando alle discussioni. Tuttavia, sempre continuando a lagnarsi in un groviglio inestricabile (&quot;eh ma lui ha mostrato i fatti, eh ma lei se n&#039;è andata, eh ma i media, eh ma la destra, eh ma la sinistra, eh ma Israele, eh ma Hamas&quot; ecc.), non si fa altro che appunto discutere intorno al nulla: si rende tutto nulla. Oltretutto litigando.
Perché Report, ai miei occhi, non fa &quot;discussioni&quot; ma &quot;fatti&quot;? Li vedo solo io? Non credo proprio. Infatti è da mo&#039; che li avrebbero &quot;fatti fuori&quot;, a quelli di Report. Non hanno potuto. Qualche anno fa girava su internet una mail di uno dei giornalisti di Report: ci invitava a continuare a scrivere mail facendo sentire che c&#039;eravamo, perché loro stanno sempre con la valigia pronta sull&#039;uscio... Forse - forse, dico - QUESTO giornalismo, QUESTA informazione di cui si parla continuamente (infine spostando l&#039;attenzione anche non volendolo su altro: e d&#039;altra parte noi italiani siamo campioni di polemiche e dispersioni... O no?) NON FUNZIONA e/o FA GIOCO A QUALCUNO (parecchi). Non dico che debba essere così per forza, ma questo dubbio vuole venire fuori o no? E dopo il dubbio, vuole venire fuori che cambia qualcosa in concreto o no? Possono nascere un po&#039; più di Gabanelli in questo paese o no?
Se la risposta è davvero no, lo dica chiaro e tondo qualcuno: e allora mi rassegnerò alle discussioni delle discussioni delle discussioni, la miseria. E insieme a me molti altri, senza troppi giri di parole. A casa, molti italiani, si sono arcistufati, delle &quot;discussioni&quot;: questo è un fatto. E lo dimostrano i fatti: il &quot;successo&quot; di Report. Ma di questo non parlano, non vogliono... 

Perché la Gabanelli, tra un servizio e l&#039;altro, non ci strizza l&#039;occhiolino? Perché non ci dà una gomitatina e non ci dice: eh, sapete, io son di sinistra, si capisce... Eh, questo qui, è uno stronzo, e io son così brava invece...
Fa il suo lavoro meravigliosamente bene e non sposta continuamente l&#039;attenzione sul &quot;mezzo&quot; o su sé. Ma chi se ne frega! E&#039; un mezzo, sì? Grazie dell&#039;informazione. Usiamolo e fine. Non ho bisogno che sia &quot;faziosa&quot;, no. 
Una preghiera, eh sì... Tra me e me: &quot;Dio&quot; non voglia che ce la tolgano... Ma forse sì, prima o poi sì, ce lo meritiamo, c&#039;è poco da fare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A me pare che un giornalismo tipo quello di Report, oltre a disturbare seriamente coloro di cui si occupa, porti a dei risultati concreti. Può fare spesso una impressione negativa, qualcuno che dica (come me in questo caso, per esempio): bando alle discussioni. Tuttavia, sempre continuando a lagnarsi in un groviglio inestricabile (&#8220;eh ma lui ha mostrato i fatti, eh ma lei se n&#8217;è andata, eh ma i media, eh ma la destra, eh ma la sinistra, eh ma Israele, eh ma Hamas&#8221; ecc.), non si fa altro che appunto discutere intorno al nulla: si rende tutto nulla. Oltretutto litigando.<br />
Perché Report, ai miei occhi, non fa &#8220;discussioni&#8221; ma &#8220;fatti&#8221;? Li vedo solo io? Non credo proprio. Infatti è da mo&#8217; che li avrebbero &#8220;fatti fuori&#8221;, a quelli di Report. Non hanno potuto. Qualche anno fa girava su internet una mail di uno dei giornalisti di Report: ci invitava a continuare a scrivere mail facendo sentire che c&#8217;eravamo, perché loro stanno sempre con la valigia pronta sull&#8217;uscio&#8230; Forse &#8211; forse, dico &#8211; QUESTO giornalismo, QUESTA informazione di cui si parla continuamente (infine spostando l&#8217;attenzione anche non volendolo su altro: e d&#8217;altra parte noi italiani siamo campioni di polemiche e dispersioni&#8230; O no?) NON FUNZIONA e/o FA GIOCO A QUALCUNO (parecchi). Non dico che debba essere così per forza, ma questo dubbio vuole venire fuori o no? E dopo il dubbio, vuole venire fuori che cambia qualcosa in concreto o no? Possono nascere un po&#8217; più di Gabanelli in questo paese o no?<br />
Se la risposta è davvero no, lo dica chiaro e tondo qualcuno: e allora mi rassegnerò alle discussioni delle discussioni delle discussioni, la miseria. E insieme a me molti altri, senza troppi giri di parole. A casa, molti italiani, si sono arcistufati, delle &#8220;discussioni&#8221;: questo è un fatto. E lo dimostrano i fatti: il &#8220;successo&#8221; di Report. Ma di questo non parlano, non vogliono&#8230; </p>
<p>Perché la Gabanelli, tra un servizio e l&#8217;altro, non ci strizza l&#8217;occhiolino? Perché non ci dà una gomitatina e non ci dice: eh, sapete, io son di sinistra, si capisce&#8230; Eh, questo qui, è uno stronzo, e io son così brava invece&#8230;<br />
Fa il suo lavoro meravigliosamente bene e non sposta continuamente l&#8217;attenzione sul &#8220;mezzo&#8221; o su sé. Ma chi se ne frega! E&#8217; un mezzo, sì? Grazie dell&#8217;informazione. Usiamolo e fine. Non ho bisogno che sia &#8220;faziosa&#8221;, no.<br />
Una preghiera, eh sì&#8230; Tra me e me: &#8220;Dio&#8221; non voglia che ce la tolgano&#8230; Ma forse sì, prima o poi sì, ce lo meritiamo, c&#8217;è poco da fare.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: Salvatore D'Angelo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/01/17/michele-santoro-e-gaza-la-televisione-tra-narrazione-e-conversazione/#comment-104319</link>

		<dc:creator><![CDATA[Salvatore D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 12:34:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[IL CASO SANTORO/ANNUNZIATA

di  Marcello FALETRA, 
Redattore di CYBERZONE

1.	La trasmissione di Santoro, giovedi scorso sui fatti di Gaza è lo specchio dell’Italia di oggi e un sintomo spettacolare del mutamento della percezione sociale della democrazia. Chi ha visto la puntata di Annozero, ha potuto constatare che è stata data molta importanza alla documentazione visiva e alle testimonianze viventi che sono riuscite a passare il muro mediatico imposto dagli israeliani. D’altra parte la trasmissione era dedicata ai fatti di Gaza. E non a ciò che si presume o viene fatto credere su Gaza o sui palestinesi – di cui occorre sempre ricordare che quasi nessuno sa nulla se non immagini di repertorio e opinioni calate dall’alto nei telegiornali per avallare la tesi palestinesi=terroristi.
Non era l’opinione sulla “guerra” il centro della trasmissione, ma la diretta constatazione di qualcosa che non andava mostrato, perché la presa diretta della realtà provoca un’improvvisa caduta dentro la verità.
L’opinione resta una forma di credenza sulla rappresentazione dei fatti, ed esiste solo in uno spazio sociale privato o fortemente condizionato da format politico-ideologico, dove ciascuno può dire quel che caspita gli pare, purchè resti opinione. Ma di fronte al reale, di fronte alle immagini dei bombardamenti indiscriminati, di fronte al massacro intenzionale, le opinioni vacillano, diventano quel che sono: costrutti ideologici, riflessi d’ignoranza, deviazione della verità, che alimentano la dottrina del consenso. Per questo essa è l’opposto del pensiero e delle idee che possono esistere solo in uno spazio pubblico, dove il confronto avviene di fronte ai fatti, o si costruisce attraverso questi.
Proprio questo, evidentemente, non doveva esser fatto. L’ambasciatore israeliano ha protestato parlando di “spettacolo vergognoso”. Per l’ex fascista Fini si tratta aver “superato ogni decenza”. L’altro postfascista non pentito – Ignazio La Russa – osserva che se Lucia Annunziata “si alza e se ne va in una trasmissione televisiva, qualche problema di imparzialità deve esistere”. Dalla destra di governo alla neodestra della scomparsa sinistra, ciò che salta fuori è l’unità nazionale della politica italiana. Il pensiero unico che canta in coro contro i fatti. Infatti questo pensiero unico si ritrova, a dispetto delle apparenza, nello stesso centro di gravità costituito dall’uso della televisione. 
Se Santoro si fosse semplicemente limitato a far prevalere l’opinione, come ha fatto - tanto di nero e tanto di bianco – allora tutti sarebbero stati accondiscendenti, la Annunziata sarebbe rimasta e la trasmissione, sarebbe stata all’altezza del pensiero unico, che non vuole fatti, realtà, ma opinioni. Ma scorrevano le immagini del sangue delle vittime. C’era la cosa in più. C’era il reale. Il problema allora è: quanta dose di realtà deve entrare nella televisione? Attorno a questo problema destra e neodestra (PDL e PD) concordano sul fatto che la televisione non deve mostrare – far vedere i fatti soprattutto dal punto di vista di chi li subisce, toccare l’evidenza del reale – ma mostrare opinioni a seconda della misura e del peso politico. La televisione quantizza le opinioni. Numerizza la parola: tanti minuti a te tanti a me (per un momento siamo idealisti: accordiamo questa presunta parità).
E’ così che la democrazia sta scivolando sempre più nei numeri, perdendo le idee e il pensiero (non è stato Veltroni che si è inventato la stellare cifra di 2.500.000 di persone alla manifestazione del PD a Roma lo scorso autunno? Quando invece erano circa 400.000). Colpisce, infatti, come l’attacco alla trasmissione di Santoro sia basato, prevalentemente, sulla disparità dei numeri. In realtà essi erano equamente distribuiti dal punto di vista degli interventi. Ora, se sono soltanto i numeri che contano in questa nuova trasvalutazione della democrazia, allora vuol dire che questa… come chiamarla? Postdemocrazia? è del tutto indifferente a ogni contenuto. Il massacro di Gaza per costoro non è un contenuto mediatico adatto per la distribuzione della parola. O meglio: lo è talmente e in misura cosi schiacciante da far fuori ogni strategia che elegge l’opinione a criterio di verità. Questo, per le destre è stato insopportabile. In quella circostanza il medium era in funzione della realtà e non il contrario. Infatti, dietro queste critiche si nasconde un’ideologia populista che elegge il medium a contenuto, per cui tutto il resto deve girargli attorno come variabile satellizzato.
Le masse, infatti, soprattutto quelle che fanno ascolto, sono indifferenti a tutto, producono indifferenziazione. Questo porta alla trasvalutazione della democrazia nello spettacolare duello fra chi vince e chi perde. Infatti: successo e insuccesso sono criteri di valutazione con i quali viene stabilita dal nuovo ordine politico la democrazia, il cui modello è quello televisivo dei reality show.
Ma, soprattutto le masse, assorbono tutto: il nazismo e il fascismo furono sostenuti da masse in delirio. La “volontà popolare” tanto sbandierata dal governo in carica discende da una visione dove il popolare si trasforma nell’assoluto. Se i numeri sono tutto, che ragione c’è di ascoltare gli altri? Questo il ritornello inconfessato delle due destre che giocano a contendersi il potere. Solo che una vince sempre perché ha fondato la sua esistenza mediaticamente con i numeri, l’altra perde sempre perché non sa più guardare in faccia la realtà da cui se ne difende.
Se siamo ancora capaci di guardare in faccia la Storia scopriamo che il suffragio universale ha prodotto una quantità enorme di abomini, di massacri, di genocidi.
La cosa in più, dunque, nella trasmissione di Santoro erano le immagini – il reale in questione direbbe Lacan. La televisione non uccideva la realtà, ma la mostrava nuda e cruda per quella che è: violenza.
E’ per questo che lo scorso autunno sono stati fatti molti tentativi per ignorare le proteste di piazza degli studenti, essi erano il reale che entrava direttamente nel medium modificandone lo scopo. I numerosi tentativi di criminalizzazione delle proteste degli studenti facevano acqua da tutte le parti, perché la protesta si era allargata a macchia d’olio: non erano solo studenti, ma mamme con i loro figli, operai, immigrati, lavoratori d’ogni specie, che per tutte le ore e i giorni delle proteste, avevano tentato di costruire uno spazio di democrazia a partire dalla difesa della conoscenza, elemento basilare dell’emancipazione dell’uomo dallo stato di minorità, per dirla con le parole di Kant. La protesta si era ripresa qualcosa che era stata per oltre vent’anni sottratta dall’impero della televisione.
La protesta, gridava a tutti che la libertà di pensare e di agire in un mondo diverso nasce nelle piazze, nelle strade, a contatto con le gente, nel dialogo, ma anche nello scontro dialettico che raffina i pensieri, non nell’oscurantismo dell’opinione delle trasmissioni televisive.
Le proteste contro la trasmissione di Santoro, dunque, vanno lette alla luce di un serie di variabili il cui denominatore comune è la trasformazione dello stato democratico.
Perché ciò che è in gioco è la democrazia presa in ostaggio dagli indici d’ascolto.
Nessuno avrebbe avuto nulla di dire se si fosse mostrato ciò che hanno subito gli ebrei durante il nazismo. Da ebreo assimilato devo constatare che si ha una profonda difficoltà nell’accettare ciò che in questo momento, adesso, stanno subendo i palestinesi. Questa difficoltà non è nuova, e obbedisce a inconfessati opportunismi politici. Faccio un solo esempio, ma significativo: subito dopo la seconda guerra mondiale negli Stati Uniti non si parlò di olocausto (e non se ne doveva parlare) perchè la questione primaria era l’anticomunismo, e la Germania doveva essere recuperata come avamposto del blocco anticomunista. Chi era classificato o sospettato di comunismo, negli Stati Uniti, durante il maccartismo era, paradossalmente, più pericoloso di un nazista. Occorreva dunque dimenticare il nazismo, e in fretta. Infatti, le americhe, soprattutto quella del sud con le sue sanguinose dittature, controllata dagli Stati Uniti, fu la nuova Heimat (patria) dei nazisti tranfughi.
Si arrivò al paradosso, e cioè coloro che menzionavano l’olocauto venivano associati al comunismo, e dunque perseguibili. Pochissimi intelletuali come Hannah Arendt, Noam Chomsky, lo storico Raul Hilberg, e pochi altri, dedicarono attenzione alla tragedia degli ebrei d’Europa alla fine degli anni ‘50. Raul Hilberg, addirittura, trovò grandi difficoltà nel pubblicare il suo studio “La distruzione degli ebrei d’Europa” – in italiano tradotto da Einaudi - , divenuto in seguito una pietra miliare sull’olocausto. Il suo relatore, l’ebreo tedesco Franz Neumann, della Columbia University, scoraggiò decisamente il progetto. E alla sua uscita lo studio di Hilberg incontrò soltanto aspre critiche. L’importanza dello studio di Hilberg fu subito chiaro ad Hannah Arendt, la quale se ne servi per il suo celebre resoconto sul processo Eichman a Gerusalemme, “La banalità del male”.
Alla luce di questo esempio la questione delle critiche a Santoro diventa rivelatrice di un fatto particolare: sotto il nome di “conflitto israeliano/palestinese” si cela una politica di restaurazione e di identificazione con un modello di stato politico-militare – quello israeliano, americano – che si tenta di instaurare anche in Italia. Forse non tutti sanno che in Israele non esiste una costituzione (è la Corte suprema a intraprendere un eventuale processo) e che negli ultimi anni tutti i capi di governo provengono dall’esercito. Non tutti sanno che Ariel Sharon consegnò nelle mani di un dirigente della destra estrema – Limor Livnat – il ministero dell’istruzione, il quale rimaneggiò tutti i programmi scolastici, eliminando nei manuali di storia ogni traccia di atteggiamento scorretto dell’esercito israeliano nei confronti dei palestinesi. Il nuovo ministro inoltre ha promosso l’impiego dei rabbini nelle scuole pubbliche per indebolire la visione laica della società a vantaggio di quella religiosa. Inoltre, a partire dal 2001 l’ordine sionista è ritornato nelle università, ostacolando rettori e presidi che non erano d’accordo con la restaurazione sionista di Israele. Chi rifiuta rischia di essere espulso. Come è accaduto allo storico di fama internazionale Ilan Pappe, il quale appoggiò una tesi in cui si metteva in luce il massacro dei palestinesi di Tantura nel 1948. Anche il mondo dello spettacolo è colpito dalla restaurazione della destra sionista. La cantante Yaffa Yarkoni, un monumento nazionale in Israele, è stata esclusa da ogni trasmissione televisiva per aver semplicemente criticato le prepotenze delle milizie israeliane nei territori palestinesi. Nei dibattiti televisivi trionfano temi come: “Trasferimento: si o no?”, qualche anno fa una di queste trasmissioni si chiamava: “Bisogna assassinare Arafat?”; un’altra trasmissione invece si chiamava: “Dobbiamo togliere il diritto di voto agli arabi?”. Dal 2001 la tortura, che era stata abolita nel 1999, è stata ripristinata, le procedure di appello sono state fortemente limitate e i diritti dei detenuti ignorati. Il mito di Israele come stato democratico, quale è stato realmente negli anni Ottanta e novanta, è appunto un mito generato da una profonda ignoranza sui fatti.
Questi fatti non circolano sui nostri “organi di informazione”. E’ in questo clima parafascista che politici come Fini e altri sono stati accolti in Israele. L’identità di vedute li accomuna in un progetto autoritario e di restaurazione. Quando si descolarizza un paese, lo si rende ignorante, sottraendogli le risorse per formare uno spirito critico e libero, si ottengono ottimi risultati repressivi, oscurantisti. Non sta accadendo qualcosa del genere anche in Italia? Creare una massa di ignoranti, creare dei precari ricattabili, e uno stato di controllo senza limiti, costituiscono le condizioni per uno stato autoritario.
E’ in questo clima, infatti, che sboccia l’incredibile importanza che si sta dando in Italia alle forze armate e di polizia che va al di là del problema “sicurezza”. Piuttosto è la revisione della percezione sociale della democrazia che sotto l’alibi del “clandestino” diventa sempre più subordinata ad uno stato di controllo pianificato. Ne abbiamo avuto la prova storica – ratificata da un tribunale - con il massacro e le torture al G8 di Genova e con il crescente vocabolario televisivo tendente a identificare il dissenso come atto eversivo contro lo stato. Insomma, questa è l’aria del tempo. Lo zeitgeist d’oggi. Il trionfo dell’opinione è direttamente connesso con il furto della democrazia.
1.	La trasmissione di Santoro, giovedi scorso sui fatti di Gaza è lo specchio dell’Italia di oggi e un sintomo spettacolare del mutamento della percezione sociale della democrazia. Chi ha visto la puntata di Annozero, ha potuto constatare che è stata data molta importanza alla documentazione visiva e alle testimonianze viventi che sono riuscite a passare il muro mediatico imposto dagli israeliani. D’altra parte la trasmissione era dedicata ai fatti di Gaza. E non a ciò che si presume o viene fatto credere su Gaza o sui palestinesi – di cui occorre sempre ricordare che quasi nessuno sa nulla se non immagini di repertorio e opinioni calate dall’alto nei telegiornali per avallare la tesi palestinesi=terroristi.
Non era l’opinione sulla “guerra” il centro della trasmissione, ma la diretta constatazione di qualcosa che non andava mostrato, perché la presa diretta della realtà provoca un’improvvisa caduta dentro la verità.
L’opinione resta una forma di credenza sulla rappresentazione dei fatti, ed esiste solo in uno spazio sociale privato o fortemente condizionato da format politico-ideologico, dove ciascuno può dire quel che caspita gli pare, purchè resti opinione. Ma di fronte al reale, di fronte alle immagini dei bombardamenti indiscriminati, di fronte al massacro intenzionale, le opinioni vacillano, diventano quel che sono: costrutti ideologici, riflessi d’ignoranza, deviazione della verità, che alimentano la dottrina del consenso. Per questo essa è l’opposto del pensiero e delle idee che possono esistere solo in uno spazio pubblico, dove il confronto avviene di fronte ai fatti, o si costruisce attraverso questi.
Proprio questo, evidentemente, non doveva esser fatto. L’ambasciatore israeliano ha protestato parlando di “spettacolo vergognoso”. Per l’ex fascista Fini si tratta aver “superato ogni decenza”. L’altro postfascista non pentito – Ignazio La Russa – osserva che se Lucia Annunziata “si alza e se ne va in una trasmissione televisiva, qualche problema di imparzialità deve esistere”. Dalla destra di governo alla neodestra della scomparsa sinistra, ciò che salta fuori è l’unità nazionale della politica italiana. Il pensiero unico che canta in coro contro i fatti. Infatti questo pensiero unico si ritrova, a dispetto delle apparenza, nello stesso centro di gravità costituito dall’uso della televisione. 
Se Santoro si fosse semplicemente limitato a far prevalere l’opinione, come ha fatto - tanto di nero e tanto di bianco – allora tutti sarebbero stati accondiscendenti, la Annunziata sarebbe rimasta e la trasmissione, sarebbe stata all’altezza del pensiero unico, che non vuole fatti, realtà, ma opinioni. Ma scorrevano le immagini del sangue delle vittime. C’era la cosa in più. C’era il reale. Il problema allora è: quanta dose di realtà deve entrare nella televisione? Attorno a questo problema destra e neodestra (PDL e PD) concordano sul fatto che la televisione non deve mostrare – far vedere i fatti soprattutto dal punto di vista di chi li subisce, toccare l’evidenza del reale – ma mostrare opinioni a seconda della misura e del peso politico. La televisione quantizza le opinioni. Numerizza la parola: tanti minuti a te tanti a me (per un momento siamo idealisti: accordiamo questa presunta parità).
E’ così che la democrazia sta scivolando sempre più nei numeri, perdendo le idee e il pensiero (non è stato Veltroni che si è inventato la stellare cifra di 2.500.000 di persone alla manifestazione del PD a Roma lo scorso autunno? Quando invece erano circa 400.000). Colpisce, infatti, come l’attacco alla trasmissione di Santoro sia basato, prevalentemente, sulla disparità dei numeri. In realtà essi erano equamente distribuiti dal punto di vista degli interventi. Ora, se sono soltanto i numeri che contano in questa nuova trasvalutazione della democrazia, allora vuol dire che questa… come chiamarla? Postdemocrazia? è del tutto indifferente a ogni contenuto. Il massacro di Gaza per costoro non è un contenuto mediatico adatto per la distribuzione della parola. O meglio: lo è talmente e in misura cosi schiacciante da far fuori ogni strategia che elegge l’opinione a criterio di verità. Questo, per le destre è stato insopportabile. In quella circostanza il medium era in funzione della realtà e non il contrario. Infatti, dietro queste critiche si nasconde un’ideologia populista che elegge il medium a contenuto, per cui tutto il resto deve girargli attorno come variabile satellizzato.
Le masse, infatti, soprattutto quelle che fanno ascolto, sono indifferenti a tutto, producono indifferenziazione. Questo porta alla trasvalutazione della democrazia nello spettacolare duello fra chi vince e chi perde. Infatti: successo e insuccesso sono criteri di valutazione con i quali viene stabilita dal nuovo ordine politico la democrazia, il cui modello è quello televisivo dei reality show.
Ma, soprattutto le masse, assorbono tutto: il nazismo e il fascismo furono sostenuti da masse in delirio. La “volontà popolare” tanto sbandierata dal governo in carica discende da una visione dove il popolare si trasforma nell’assoluto. Se i numeri sono tutto, che ragione c’è di ascoltare gli altri? Questo il ritornello inconfessato delle due destre che giocano a contendersi il potere. Solo che una vince sempre perché ha fondato la sua esistenza mediaticamente con i numeri, l’altra perde sempre perché non sa più guardare in faccia la realtà da cui se ne difende.
Se siamo ancora capaci di guardare in faccia la Storia scopriamo che il suffragio universale ha prodotto una quantità enorme di abomini, di massacri, di genocidi.
La cosa in più, dunque, nella trasmissione di Santoro erano le immagini – il reale in questione direbbe Lacan. La televisione non uccideva la realtà, ma la mostrava nuda e cruda per quella che è: violenza.
E’ per questo che lo scorso autunno sono stati fatti molti tentativi per ignorare le proteste di piazza degli studenti, essi erano il reale che entrava direttamente nel medium modificandone lo scopo. I numerosi tentativi di criminalizzazione delle proteste degli studenti facevano acqua da tutte le parti, perché la protesta si era allargata a macchia d’olio: non erano solo studenti, ma mamme con i loro figli, operai, immigrati, lavoratori d’ogni specie, che per tutte le ore e i giorni delle proteste, avevano tentato di costruire uno spazio di democrazia a partire dalla difesa della conoscenza, elemento basilare dell’emancipazione dell’uomo dallo stato di minorità, per dirla con le parole di Kant. La protesta si era ripresa qualcosa che era stata per oltre vent’anni sottratta dall’impero della televisione.
La protesta, gridava a tutti che la libertà di pensare e di agire in un mondo diverso nasce nelle piazze, nelle strade, a contatto con le gente, nel dialogo, ma anche nello scontro dialettico che raffina i pensieri, non nell’oscurantismo dell’opinione delle trasmissioni televisive.
Le proteste contro la trasmissione di Santoro, dunque, vanno lette alla luce di un serie di variabili il cui denominatore comune è la trasformazione dello stato democratico.
Perché ciò che è in gioco è la democrazia presa in ostaggio dagli indici d’ascolto.
Nessuno avrebbe avuto nulla di dire se si fosse mostrato ciò che hanno subito gli ebrei durante il nazismo. Da ebreo assimilato devo constatare che si ha una profonda difficoltà nell’accettare ciò che in questo momento, adesso, stanno subendo i palestinesi. Questa difficoltà non è nuova, e obbedisce a inconfessati opportunismi politici. Faccio un solo esempio, ma significativo: subito dopo la seconda guerra mondiale negli Stati Uniti non si parlò di olocausto (e non se ne doveva parlare) perchè la questione primaria era l’anticomunismo, e la Germania doveva essere recuperata come avamposto del blocco anticomunista. Chi era classificato o sospettato di comunismo, negli Stati Uniti, durante il maccartismo era, paradossalmente, più pericoloso di un nazista. Occorreva dunque dimenticare il nazismo, e in fretta. Infatti, le americhe, soprattutto quella del sud con le sue sanguinose dittature, controllata dagli Stati Uniti, fu la nuova Heimat (patria) dei nazisti tranfughi.
Si arrivò al paradosso, e cioè coloro che menzionavano l’olocauto venivano associati al comunismo, e dunque perseguibili. Pochissimi intelletuali come Hannah Arendt, Noam Chomsky, lo storico Raul Hilberg, e pochi altri, dedicarono attenzione alla tragedia degli ebrei d’Europa alla fine degli anni ‘50. Raul Hilberg, addirittura, trovò grandi difficoltà nel pubblicare il suo studio “La distruzione degli ebrei d’Europa” – in italiano tradotto da Einaudi - , divenuto in seguito una pietra miliare sull’olocausto. Il suo relatore, l’ebreo tedesco Franz Neumann, della Columbia University, scoraggiò decisamente il progetto. E alla sua uscita lo studio di Hilberg incontrò soltanto aspre critiche. L’importanza dello studio di Hilberg fu subito chiaro ad Hannah Arendt, la quale se ne servi per il suo celebre resoconto sul processo Eichman a Gerusalemme, “La banalità del male”.
Alla luce di questo esempio la questione delle critiche a Santoro diventa rivelatrice di un fatto particolare: sotto il nome di “conflitto israeliano/palestinese” si cela una politica di restaurazione e di identificazione con un modello di stato politico-militare – quello israeliano, americano – che si tenta di instaurare anche in Italia. Forse non tutti sanno che in Israele non esiste una costituzione (è la Corte suprema a intraprendere un eventuale processo) e che negli ultimi anni tutti i capi di governo provengono dall’esercito. Non tutti sanno che Ariel Sharon consegnò nelle mani di un dirigente della destra estrema – Limor Livnat – il ministero dell’istruzione, il quale rimaneggiò tutti i programmi scolastici, eliminando nei manuali di storia ogni traccia di atteggiamento scorretto dell’esercito israeliano nei confronti dei palestinesi. Il nuovo ministro inoltre ha promosso l’impiego dei rabbini nelle scuole pubbliche per indebolire la visione laica della società a vantaggio di quella religiosa. Inoltre, a partire dal 2001 l’ordine sionista è ritornato nelle università, ostacolando rettori e presidi che non erano d’accordo con la restaurazione sionista di Israele. Chi rifiuta rischia di essere espulso. Come è accaduto allo storico di fama internazionale Ilan Pappe, il quale appoggiò una tesi in cui si metteva in luce il massacro dei palestinesi di Tantura nel 1948. Anche il mondo dello spettacolo è colpito dalla restaurazione della destra sionista. La cantante Yaffa Yarkoni, un monumento nazionale in Israele, è stata esclusa da ogni trasmissione televisiva per aver semplicemente criticato le prepotenze delle milizie israeliane nei territori palestinesi. Nei dibattiti televisivi trionfano temi come: “Trasferimento: si o no?”, qualche anno fa una di queste trasmissioni si chiamava: “Bisogna assassinare Arafat?”; un’altra trasmissione invece si chiamava: “Dobbiamo togliere il diritto di voto agli arabi?”. Dal 2001 la tortura, che era stata abolita nel 1999, è stata ripristinata, le procedure di appello sono state fortemente limitate e i diritti dei detenuti ignorati. Il mito di Israele come stato democratico, quale è stato realmente negli anni Ottanta e novanta, è appunto un mito generato da una profonda ignoranza sui fatti.
Questi fatti non circolano sui nostri “organi di informazione”. E’ in questo clima parafascista che politici come Fini e altri sono stati accolti in Israele. L’identità di vedute li accomuna in un progetto autoritario e di restaurazione. Quando si descolarizza un paese, lo si rende ignorante, sottraendogli le risorse per formare uno spirito critico e libero, si ottengono ottimi risultati repressivi, oscurantisti. Non sta accadendo qualcosa del genere anche in Italia? Creare una massa di ignoranti, creare dei precari ricattabili, e uno stato di controllo senza limiti, costituiscono le condizioni per uno stato autoritario.
E’ in questo clima, infatti, che sboccia l’incredibile importanza che si sta dando in Italia alle forze armate e di polizia che va al di là del problema “sicurezza”. Piuttosto è la revisione della percezione sociale della democrazia che sotto l’alibi del “clandestino” diventa sempre più subordinata ad uno stato di controllo pianificato. Ne abbiamo avuto la prova storica – ratificata da un tribunale - con il massacro e le torture al G8 di Genova e con il crescente vocabolario televisivo tendente a identificare il dissenso come atto eversivo contro lo stato. Insomma, questa è l’aria del tempo. Lo zeitgeist d’oggi. Il trionfo dell’opinione è direttamente connesso con il furto della democrazia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>IL CASO SANTORO/ANNUNZIATA</p>
<p>di  Marcello FALETRA,<br />
Redattore di CYBERZONE</p>
<p>1.	La trasmissione di Santoro, giovedi scorso sui fatti di Gaza è lo specchio dell’Italia di oggi e un sintomo spettacolare del mutamento della percezione sociale della democrazia. Chi ha visto la puntata di Annozero, ha potuto constatare che è stata data molta importanza alla documentazione visiva e alle testimonianze viventi che sono riuscite a passare il muro mediatico imposto dagli israeliani. D’altra parte la trasmissione era dedicata ai fatti di Gaza. E non a ciò che si presume o viene fatto credere su Gaza o sui palestinesi – di cui occorre sempre ricordare che quasi nessuno sa nulla se non immagini di repertorio e opinioni calate dall’alto nei telegiornali per avallare la tesi palestinesi=terroristi.<br />
Non era l’opinione sulla “guerra” il centro della trasmissione, ma la diretta constatazione di qualcosa che non andava mostrato, perché la presa diretta della realtà provoca un’improvvisa caduta dentro la verità.<br />
L’opinione resta una forma di credenza sulla rappresentazione dei fatti, ed esiste solo in uno spazio sociale privato o fortemente condizionato da format politico-ideologico, dove ciascuno può dire quel che caspita gli pare, purchè resti opinione. Ma di fronte al reale, di fronte alle immagini dei bombardamenti indiscriminati, di fronte al massacro intenzionale, le opinioni vacillano, diventano quel che sono: costrutti ideologici, riflessi d’ignoranza, deviazione della verità, che alimentano la dottrina del consenso. Per questo essa è l’opposto del pensiero e delle idee che possono esistere solo in uno spazio pubblico, dove il confronto avviene di fronte ai fatti, o si costruisce attraverso questi.<br />
Proprio questo, evidentemente, non doveva esser fatto. L’ambasciatore israeliano ha protestato parlando di “spettacolo vergognoso”. Per l’ex fascista Fini si tratta aver “superato ogni decenza”. L’altro postfascista non pentito – Ignazio La Russa – osserva che se Lucia Annunziata “si alza e se ne va in una trasmissione televisiva, qualche problema di imparzialità deve esistere”. Dalla destra di governo alla neodestra della scomparsa sinistra, ciò che salta fuori è l’unità nazionale della politica italiana. Il pensiero unico che canta in coro contro i fatti. Infatti questo pensiero unico si ritrova, a dispetto delle apparenza, nello stesso centro di gravità costituito dall’uso della televisione.<br />
Se Santoro si fosse semplicemente limitato a far prevalere l’opinione, come ha fatto &#8211; tanto di nero e tanto di bianco – allora tutti sarebbero stati accondiscendenti, la Annunziata sarebbe rimasta e la trasmissione, sarebbe stata all’altezza del pensiero unico, che non vuole fatti, realtà, ma opinioni. Ma scorrevano le immagini del sangue delle vittime. C’era la cosa in più. C’era il reale. Il problema allora è: quanta dose di realtà deve entrare nella televisione? Attorno a questo problema destra e neodestra (PDL e PD) concordano sul fatto che la televisione non deve mostrare – far vedere i fatti soprattutto dal punto di vista di chi li subisce, toccare l’evidenza del reale – ma mostrare opinioni a seconda della misura e del peso politico. La televisione quantizza le opinioni. Numerizza la parola: tanti minuti a te tanti a me (per un momento siamo idealisti: accordiamo questa presunta parità).<br />
E’ così che la democrazia sta scivolando sempre più nei numeri, perdendo le idee e il pensiero (non è stato Veltroni che si è inventato la stellare cifra di 2.500.000 di persone alla manifestazione del PD a Roma lo scorso autunno? Quando invece erano circa 400.000). Colpisce, infatti, come l’attacco alla trasmissione di Santoro sia basato, prevalentemente, sulla disparità dei numeri. In realtà essi erano equamente distribuiti dal punto di vista degli interventi. Ora, se sono soltanto i numeri che contano in questa nuova trasvalutazione della democrazia, allora vuol dire che questa… come chiamarla? Postdemocrazia? è del tutto indifferente a ogni contenuto. Il massacro di Gaza per costoro non è un contenuto mediatico adatto per la distribuzione della parola. O meglio: lo è talmente e in misura cosi schiacciante da far fuori ogni strategia che elegge l’opinione a criterio di verità. Questo, per le destre è stato insopportabile. In quella circostanza il medium era in funzione della realtà e non il contrario. Infatti, dietro queste critiche si nasconde un’ideologia populista che elegge il medium a contenuto, per cui tutto il resto deve girargli attorno come variabile satellizzato.<br />
Le masse, infatti, soprattutto quelle che fanno ascolto, sono indifferenti a tutto, producono indifferenziazione. Questo porta alla trasvalutazione della democrazia nello spettacolare duello fra chi vince e chi perde. Infatti: successo e insuccesso sono criteri di valutazione con i quali viene stabilita dal nuovo ordine politico la democrazia, il cui modello è quello televisivo dei reality show.<br />
Ma, soprattutto le masse, assorbono tutto: il nazismo e il fascismo furono sostenuti da masse in delirio. La “volontà popolare” tanto sbandierata dal governo in carica discende da una visione dove il popolare si trasforma nell’assoluto. Se i numeri sono tutto, che ragione c’è di ascoltare gli altri? Questo il ritornello inconfessato delle due destre che giocano a contendersi il potere. Solo che una vince sempre perché ha fondato la sua esistenza mediaticamente con i numeri, l’altra perde sempre perché non sa più guardare in faccia la realtà da cui se ne difende.<br />
Se siamo ancora capaci di guardare in faccia la Storia scopriamo che il suffragio universale ha prodotto una quantità enorme di abomini, di massacri, di genocidi.<br />
La cosa in più, dunque, nella trasmissione di Santoro erano le immagini – il reale in questione direbbe Lacan. La televisione non uccideva la realtà, ma la mostrava nuda e cruda per quella che è: violenza.<br />
E’ per questo che lo scorso autunno sono stati fatti molti tentativi per ignorare le proteste di piazza degli studenti, essi erano il reale che entrava direttamente nel medium modificandone lo scopo. I numerosi tentativi di criminalizzazione delle proteste degli studenti facevano acqua da tutte le parti, perché la protesta si era allargata a macchia d’olio: non erano solo studenti, ma mamme con i loro figli, operai, immigrati, lavoratori d’ogni specie, che per tutte le ore e i giorni delle proteste, avevano tentato di costruire uno spazio di democrazia a partire dalla difesa della conoscenza, elemento basilare dell’emancipazione dell’uomo dallo stato di minorità, per dirla con le parole di Kant. La protesta si era ripresa qualcosa che era stata per oltre vent’anni sottratta dall’impero della televisione.<br />
La protesta, gridava a tutti che la libertà di pensare e di agire in un mondo diverso nasce nelle piazze, nelle strade, a contatto con le gente, nel dialogo, ma anche nello scontro dialettico che raffina i pensieri, non nell’oscurantismo dell’opinione delle trasmissioni televisive.<br />
Le proteste contro la trasmissione di Santoro, dunque, vanno lette alla luce di un serie di variabili il cui denominatore comune è la trasformazione dello stato democratico.<br />
Perché ciò che è in gioco è la democrazia presa in ostaggio dagli indici d’ascolto.<br />
Nessuno avrebbe avuto nulla di dire se si fosse mostrato ciò che hanno subito gli ebrei durante il nazismo. Da ebreo assimilato devo constatare che si ha una profonda difficoltà nell’accettare ciò che in questo momento, adesso, stanno subendo i palestinesi. Questa difficoltà non è nuova, e obbedisce a inconfessati opportunismi politici. Faccio un solo esempio, ma significativo: subito dopo la seconda guerra mondiale negli Stati Uniti non si parlò di olocausto (e non se ne doveva parlare) perchè la questione primaria era l’anticomunismo, e la Germania doveva essere recuperata come avamposto del blocco anticomunista. Chi era classificato o sospettato di comunismo, negli Stati Uniti, durante il maccartismo era, paradossalmente, più pericoloso di un nazista. Occorreva dunque dimenticare il nazismo, e in fretta. Infatti, le americhe, soprattutto quella del sud con le sue sanguinose dittature, controllata dagli Stati Uniti, fu la nuova Heimat (patria) dei nazisti tranfughi.<br />
Si arrivò al paradosso, e cioè coloro che menzionavano l’olocauto venivano associati al comunismo, e dunque perseguibili. Pochissimi intelletuali come Hannah Arendt, Noam Chomsky, lo storico Raul Hilberg, e pochi altri, dedicarono attenzione alla tragedia degli ebrei d’Europa alla fine degli anni ‘50. Raul Hilberg, addirittura, trovò grandi difficoltà nel pubblicare il suo studio “La distruzione degli ebrei d’Europa” – in italiano tradotto da Einaudi &#8211; , divenuto in seguito una pietra miliare sull’olocausto. Il suo relatore, l’ebreo tedesco Franz Neumann, della Columbia University, scoraggiò decisamente il progetto. E alla sua uscita lo studio di Hilberg incontrò soltanto aspre critiche. L’importanza dello studio di Hilberg fu subito chiaro ad Hannah Arendt, la quale se ne servi per il suo celebre resoconto sul processo Eichman a Gerusalemme, “La banalità del male”.<br />
Alla luce di questo esempio la questione delle critiche a Santoro diventa rivelatrice di un fatto particolare: sotto il nome di “conflitto israeliano/palestinese” si cela una politica di restaurazione e di identificazione con un modello di stato politico-militare – quello israeliano, americano – che si tenta di instaurare anche in Italia. Forse non tutti sanno che in Israele non esiste una costituzione (è la Corte suprema a intraprendere un eventuale processo) e che negli ultimi anni tutti i capi di governo provengono dall’esercito. Non tutti sanno che Ariel Sharon consegnò nelle mani di un dirigente della destra estrema – Limor Livnat – il ministero dell’istruzione, il quale rimaneggiò tutti i programmi scolastici, eliminando nei manuali di storia ogni traccia di atteggiamento scorretto dell’esercito israeliano nei confronti dei palestinesi. Il nuovo ministro inoltre ha promosso l’impiego dei rabbini nelle scuole pubbliche per indebolire la visione laica della società a vantaggio di quella religiosa. Inoltre, a partire dal 2001 l’ordine sionista è ritornato nelle università, ostacolando rettori e presidi che non erano d’accordo con la restaurazione sionista di Israele. Chi rifiuta rischia di essere espulso. Come è accaduto allo storico di fama internazionale Ilan Pappe, il quale appoggiò una tesi in cui si metteva in luce il massacro dei palestinesi di Tantura nel 1948. Anche il mondo dello spettacolo è colpito dalla restaurazione della destra sionista. La cantante Yaffa Yarkoni, un monumento nazionale in Israele, è stata esclusa da ogni trasmissione televisiva per aver semplicemente criticato le prepotenze delle milizie israeliane nei territori palestinesi. Nei dibattiti televisivi trionfano temi come: “Trasferimento: si o no?”, qualche anno fa una di queste trasmissioni si chiamava: “Bisogna assassinare Arafat?”; un’altra trasmissione invece si chiamava: “Dobbiamo togliere il diritto di voto agli arabi?”. Dal 2001 la tortura, che era stata abolita nel 1999, è stata ripristinata, le procedure di appello sono state fortemente limitate e i diritti dei detenuti ignorati. Il mito di Israele come stato democratico, quale è stato realmente negli anni Ottanta e novanta, è appunto un mito generato da una profonda ignoranza sui fatti.<br />
Questi fatti non circolano sui nostri “organi di informazione”. E’ in questo clima parafascista che politici come Fini e altri sono stati accolti in Israele. L’identità di vedute li accomuna in un progetto autoritario e di restaurazione. Quando si descolarizza un paese, lo si rende ignorante, sottraendogli le risorse per formare uno spirito critico e libero, si ottengono ottimi risultati repressivi, oscurantisti. Non sta accadendo qualcosa del genere anche in Italia? Creare una massa di ignoranti, creare dei precari ricattabili, e uno stato di controllo senza limiti, costituiscono le condizioni per uno stato autoritario.<br />
E’ in questo clima, infatti, che sboccia l’incredibile importanza che si sta dando in Italia alle forze armate e di polizia che va al di là del problema “sicurezza”. Piuttosto è la revisione della percezione sociale della democrazia che sotto l’alibi del “clandestino” diventa sempre più subordinata ad uno stato di controllo pianificato. Ne abbiamo avuto la prova storica – ratificata da un tribunale &#8211; con il massacro e le torture al G8 di Genova e con il crescente vocabolario televisivo tendente a identificare il dissenso come atto eversivo contro lo stato. Insomma, questa è l’aria del tempo. Lo zeitgeist d’oggi. Il trionfo dell’opinione è direttamente connesso con il furto della democrazia.<br />
1.	La trasmissione di Santoro, giovedi scorso sui fatti di Gaza è lo specchio dell’Italia di oggi e un sintomo spettacolare del mutamento della percezione sociale della democrazia. Chi ha visto la puntata di Annozero, ha potuto constatare che è stata data molta importanza alla documentazione visiva e alle testimonianze viventi che sono riuscite a passare il muro mediatico imposto dagli israeliani. D’altra parte la trasmissione era dedicata ai fatti di Gaza. E non a ciò che si presume o viene fatto credere su Gaza o sui palestinesi – di cui occorre sempre ricordare che quasi nessuno sa nulla se non immagini di repertorio e opinioni calate dall’alto nei telegiornali per avallare la tesi palestinesi=terroristi.<br />
Non era l’opinione sulla “guerra” il centro della trasmissione, ma la diretta constatazione di qualcosa che non andava mostrato, perché la presa diretta della realtà provoca un’improvvisa caduta dentro la verità.<br />
L’opinione resta una forma di credenza sulla rappresentazione dei fatti, ed esiste solo in uno spazio sociale privato o fortemente condizionato da format politico-ideologico, dove ciascuno può dire quel che caspita gli pare, purchè resti opinione. Ma di fronte al reale, di fronte alle immagini dei bombardamenti indiscriminati, di fronte al massacro intenzionale, le opinioni vacillano, diventano quel che sono: costrutti ideologici, riflessi d’ignoranza, deviazione della verità, che alimentano la dottrina del consenso. Per questo essa è l’opposto del pensiero e delle idee che possono esistere solo in uno spazio pubblico, dove il confronto avviene di fronte ai fatti, o si costruisce attraverso questi.<br />
Proprio questo, evidentemente, non doveva esser fatto. L’ambasciatore israeliano ha protestato parlando di “spettacolo vergognoso”. Per l’ex fascista Fini si tratta aver “superato ogni decenza”. L’altro postfascista non pentito – Ignazio La Russa – osserva che se Lucia Annunziata “si alza e se ne va in una trasmissione televisiva, qualche problema di imparzialità deve esistere”. Dalla destra di governo alla neodestra della scomparsa sinistra, ciò che salta fuori è l’unità nazionale della politica italiana. Il pensiero unico che canta in coro contro i fatti. Infatti questo pensiero unico si ritrova, a dispetto delle apparenza, nello stesso centro di gravità costituito dall’uso della televisione.<br />
Se Santoro si fosse semplicemente limitato a far prevalere l’opinione, come ha fatto &#8211; tanto di nero e tanto di bianco – allora tutti sarebbero stati accondiscendenti, la Annunziata sarebbe rimasta e la trasmissione, sarebbe stata all’altezza del pensiero unico, che non vuole fatti, realtà, ma opinioni. Ma scorrevano le immagini del sangue delle vittime. C’era la cosa in più. C’era il reale. Il problema allora è: quanta dose di realtà deve entrare nella televisione? Attorno a questo problema destra e neodestra (PDL e PD) concordano sul fatto che la televisione non deve mostrare – far vedere i fatti soprattutto dal punto di vista di chi li subisce, toccare l’evidenza del reale – ma mostrare opinioni a seconda della misura e del peso politico. La televisione quantizza le opinioni. Numerizza la parola: tanti minuti a te tanti a me (per un momento siamo idealisti: accordiamo questa presunta parità).<br />
E’ così che la democrazia sta scivolando sempre più nei numeri, perdendo le idee e il pensiero (non è stato Veltroni che si è inventato la stellare cifra di 2.500.000 di persone alla manifestazione del PD a Roma lo scorso autunno? Quando invece erano circa 400.000). Colpisce, infatti, come l’attacco alla trasmissione di Santoro sia basato, prevalentemente, sulla disparità dei numeri. In realtà essi erano equamente distribuiti dal punto di vista degli interventi. Ora, se sono soltanto i numeri che contano in questa nuova trasvalutazione della democrazia, allora vuol dire che questa… come chiamarla? Postdemocrazia? è del tutto indifferente a ogni contenuto. Il massacro di Gaza per costoro non è un contenuto mediatico adatto per la distribuzione della parola. O meglio: lo è talmente e in misura cosi schiacciante da far fuori ogni strategia che elegge l’opinione a criterio di verità. Questo, per le destre è stato insopportabile. In quella circostanza il medium era in funzione della realtà e non il contrario. Infatti, dietro queste critiche si nasconde un’ideologia populista che elegge il medium a contenuto, per cui tutto il resto deve girargli attorno come variabile satellizzato.<br />
Le masse, infatti, soprattutto quelle che fanno ascolto, sono indifferenti a tutto, producono indifferenziazione. Questo porta alla trasvalutazione della democrazia nello spettacolare duello fra chi vince e chi perde. Infatti: successo e insuccesso sono criteri di valutazione con i quali viene stabilita dal nuovo ordine politico la democrazia, il cui modello è quello televisivo dei reality show.<br />
Ma, soprattutto le masse, assorbono tutto: il nazismo e il fascismo furono sostenuti da masse in delirio. La “volontà popolare” tanto sbandierata dal governo in carica discende da una visione dove il popolare si trasforma nell’assoluto. Se i numeri sono tutto, che ragione c’è di ascoltare gli altri? Questo il ritornello inconfessato delle due destre che giocano a contendersi il potere. Solo che una vince sempre perché ha fondato la sua esistenza mediaticamente con i numeri, l’altra perde sempre perché non sa più guardare in faccia la realtà da cui se ne difende.<br />
Se siamo ancora capaci di guardare in faccia la Storia scopriamo che il suffragio universale ha prodotto una quantità enorme di abomini, di massacri, di genocidi.<br />
La cosa in più, dunque, nella trasmissione di Santoro erano le immagini – il reale in questione direbbe Lacan. La televisione non uccideva la realtà, ma la mostrava nuda e cruda per quella che è: violenza.<br />
E’ per questo che lo scorso autunno sono stati fatti molti tentativi per ignorare le proteste di piazza degli studenti, essi erano il reale che entrava direttamente nel medium modificandone lo scopo. I numerosi tentativi di criminalizzazione delle proteste degli studenti facevano acqua da tutte le parti, perché la protesta si era allargata a macchia d’olio: non erano solo studenti, ma mamme con i loro figli, operai, immigrati, lavoratori d’ogni specie, che per tutte le ore e i giorni delle proteste, avevano tentato di costruire uno spazio di democrazia a partire dalla difesa della conoscenza, elemento basilare dell’emancipazione dell’uomo dallo stato di minorità, per dirla con le parole di Kant. La protesta si era ripresa qualcosa che era stata per oltre vent’anni sottratta dall’impero della televisione.<br />
La protesta, gridava a tutti che la libertà di pensare e di agire in un mondo diverso nasce nelle piazze, nelle strade, a contatto con le gente, nel dialogo, ma anche nello scontro dialettico che raffina i pensieri, non nell’oscurantismo dell’opinione delle trasmissioni televisive.<br />
Le proteste contro la trasmissione di Santoro, dunque, vanno lette alla luce di un serie di variabili il cui denominatore comune è la trasformazione dello stato democratico.<br />
Perché ciò che è in gioco è la democrazia presa in ostaggio dagli indici d’ascolto.<br />
Nessuno avrebbe avuto nulla di dire se si fosse mostrato ciò che hanno subito gli ebrei durante il nazismo. Da ebreo assimilato devo constatare che si ha una profonda difficoltà nell’accettare ciò che in questo momento, adesso, stanno subendo i palestinesi. Questa difficoltà non è nuova, e obbedisce a inconfessati opportunismi politici. Faccio un solo esempio, ma significativo: subito dopo la seconda guerra mondiale negli Stati Uniti non si parlò di olocausto (e non se ne doveva parlare) perchè la questione primaria era l’anticomunismo, e la Germania doveva essere recuperata come avamposto del blocco anticomunista. Chi era classificato o sospettato di comunismo, negli Stati Uniti, durante il maccartismo era, paradossalmente, più pericoloso di un nazista. Occorreva dunque dimenticare il nazismo, e in fretta. Infatti, le americhe, soprattutto quella del sud con le sue sanguinose dittature, controllata dagli Stati Uniti, fu la nuova Heimat (patria) dei nazisti tranfughi.<br />
Si arrivò al paradosso, e cioè coloro che menzionavano l’olocauto venivano associati al comunismo, e dunque perseguibili. Pochissimi intelletuali come Hannah Arendt, Noam Chomsky, lo storico Raul Hilberg, e pochi altri, dedicarono attenzione alla tragedia degli ebrei d’Europa alla fine degli anni ‘50. Raul Hilberg, addirittura, trovò grandi difficoltà nel pubblicare il suo studio “La distruzione degli ebrei d’Europa” – in italiano tradotto da Einaudi &#8211; , divenuto in seguito una pietra miliare sull’olocausto. Il suo relatore, l’ebreo tedesco Franz Neumann, della Columbia University, scoraggiò decisamente il progetto. E alla sua uscita lo studio di Hilberg incontrò soltanto aspre critiche. L’importanza dello studio di Hilberg fu subito chiaro ad Hannah Arendt, la quale se ne servi per il suo celebre resoconto sul processo Eichman a Gerusalemme, “La banalità del male”.<br />
Alla luce di questo esempio la questione delle critiche a Santoro diventa rivelatrice di un fatto particolare: sotto il nome di “conflitto israeliano/palestinese” si cela una politica di restaurazione e di identificazione con un modello di stato politico-militare – quello israeliano, americano – che si tenta di instaurare anche in Italia. Forse non tutti sanno che in Israele non esiste una costituzione (è la Corte suprema a intraprendere un eventuale processo) e che negli ultimi anni tutti i capi di governo provengono dall’esercito. Non tutti sanno che Ariel Sharon consegnò nelle mani di un dirigente della destra estrema – Limor Livnat – il ministero dell’istruzione, il quale rimaneggiò tutti i programmi scolastici, eliminando nei manuali di storia ogni traccia di atteggiamento scorretto dell’esercito israeliano nei confronti dei palestinesi. Il nuovo ministro inoltre ha promosso l’impiego dei rabbini nelle scuole pubbliche per indebolire la visione laica della società a vantaggio di quella religiosa. Inoltre, a partire dal 2001 l’ordine sionista è ritornato nelle università, ostacolando rettori e presidi che non erano d’accordo con la restaurazione sionista di Israele. Chi rifiuta rischia di essere espulso. Come è accaduto allo storico di fama internazionale Ilan Pappe, il quale appoggiò una tesi in cui si metteva in luce il massacro dei palestinesi di Tantura nel 1948. Anche il mondo dello spettacolo è colpito dalla restaurazione della destra sionista. La cantante Yaffa Yarkoni, un monumento nazionale in Israele, è stata esclusa da ogni trasmissione televisiva per aver semplicemente criticato le prepotenze delle milizie israeliane nei territori palestinesi. Nei dibattiti televisivi trionfano temi come: “Trasferimento: si o no?”, qualche anno fa una di queste trasmissioni si chiamava: “Bisogna assassinare Arafat?”; un’altra trasmissione invece si chiamava: “Dobbiamo togliere il diritto di voto agli arabi?”. Dal 2001 la tortura, che era stata abolita nel 1999, è stata ripristinata, le procedure di appello sono state fortemente limitate e i diritti dei detenuti ignorati. Il mito di Israele come stato democratico, quale è stato realmente negli anni Ottanta e novanta, è appunto un mito generato da una profonda ignoranza sui fatti.<br />
Questi fatti non circolano sui nostri “organi di informazione”. E’ in questo clima parafascista che politici come Fini e altri sono stati accolti in Israele. L’identità di vedute li accomuna in un progetto autoritario e di restaurazione. Quando si descolarizza un paese, lo si rende ignorante, sottraendogli le risorse per formare uno spirito critico e libero, si ottengono ottimi risultati repressivi, oscurantisti. Non sta accadendo qualcosa del genere anche in Italia? Creare una massa di ignoranti, creare dei precari ricattabili, e uno stato di controllo senza limiti, costituiscono le condizioni per uno stato autoritario.<br />
E’ in questo clima, infatti, che sboccia l’incredibile importanza che si sta dando in Italia alle forze armate e di polizia che va al di là del problema “sicurezza”. Piuttosto è la revisione della percezione sociale della democrazia che sotto l’alibi del “clandestino” diventa sempre più subordinata ad uno stato di controllo pianificato. Ne abbiamo avuto la prova storica – ratificata da un tribunale &#8211; con il massacro e le torture al G8 di Genova e con il crescente vocabolario televisivo tendente a identificare il dissenso come atto eversivo contro lo stato. Insomma, questa è l’aria del tempo. Lo zeitgeist d’oggi. Il trionfo dell’opinione è direttamente connesso con il furto della democrazia.</p>
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		<title>
		Di: Luca		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/01/17/michele-santoro-e-gaza-la-televisione-tra-narrazione-e-conversazione/#comment-104149</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jan 2009 00:57:52 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=13433#comment-104149</guid>

					<description><![CDATA[Io vivo all&#039;estero ormai da tempo (con nessuna voglia di tornare a vivere in Italia). Per cui non ho potuto vedere la trasmissione in questione. Per questo se esulo dal contenuto specifico della trasmissione vi prego di scusarmi. 
Sinceramente, dal frammento visto, ho trovato abbastanza grave l&#039;insinuazione di Santoro “stai acquisendo dei meriti nei confronti di qualcuno”. Ora, il punto è che un&#039;ospite - per quanto sgradevolmente - a torto o a ragione stava facendo una critica all&#039;impostazione del programma. Se Santoro avesse rinunciato a un pochino della sua arroganza, avrebbe potuto semplicemente risponderle difendendo l&#039;impostazione, il suo lavoro e quello dei colleghi. Gli ascoltatori sono abbastanza intelligenti da farsi un&#039;idea da soli senza che qualcuno insinui cose che molti ascoltatori non sono tenuti a sapere. 
Condivido il senso del post. Anche io sono scandalizzato dalla scomparsa dei fatti e dalla riduzione della televisione a una specie di arena senza regole. Ma forse la qualità del giornalismo ci guadagnerebbe anche se i professionisti (quali Annunziata e Santoro sono considerati) imparassero, se non altro per educazione, a spogliarsi dell&#039;enorme egocentrismo che li muove. 
Il botta e risposta fra i due non era un servizio per gli ascoltatori, a me è parso più che altro lo scontro fra bambini prepotenti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io vivo all&#8217;estero ormai da tempo (con nessuna voglia di tornare a vivere in Italia). Per cui non ho potuto vedere la trasmissione in questione. Per questo se esulo dal contenuto specifico della trasmissione vi prego di scusarmi.<br />
Sinceramente, dal frammento visto, ho trovato abbastanza grave l&#8217;insinuazione di Santoro “stai acquisendo dei meriti nei confronti di qualcuno”. Ora, il punto è che un&#8217;ospite &#8211; per quanto sgradevolmente &#8211; a torto o a ragione stava facendo una critica all&#8217;impostazione del programma. Se Santoro avesse rinunciato a un pochino della sua arroganza, avrebbe potuto semplicemente risponderle difendendo l&#8217;impostazione, il suo lavoro e quello dei colleghi. Gli ascoltatori sono abbastanza intelligenti da farsi un&#8217;idea da soli senza che qualcuno insinui cose che molti ascoltatori non sono tenuti a sapere.<br />
Condivido il senso del post. Anche io sono scandalizzato dalla scomparsa dei fatti e dalla riduzione della televisione a una specie di arena senza regole. Ma forse la qualità del giornalismo ci guadagnerebbe anche se i professionisti (quali Annunziata e Santoro sono considerati) imparassero, se non altro per educazione, a spogliarsi dell&#8217;enorme egocentrismo che li muove.<br />
Il botta e risposta fra i due non era un servizio per gli ascoltatori, a me è parso più che altro lo scontro fra bambini prepotenti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: lorenzo galbiati		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/01/17/michele-santoro-e-gaza-la-televisione-tra-narrazione-e-conversazione/#comment-104148</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jan 2009 00:37:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=13433#comment-104148</guid>

					<description><![CDATA[@Macondo, 
hai ragione, dal punto di vista del giornalismo civile, dal punto di vista della passionalità umana. Però su una tivù pubblica uno sfogo come quello di Santoro nel finale è obiettivamente un po&#039; eccessivo, e dà adito giustamente a critiche del tipo: un conduttore non può usare le emittenti televisive statali come palcoscenico per i suoi sfoghi personali.
Dico critiche, non sanzioni o censure.
Detto questo, ripeto, sanzionare Santoro per essere stato filopalestinese è una cosa incredibile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Macondo,<br />
hai ragione, dal punto di vista del giornalismo civile, dal punto di vista della passionalità umana. Però su una tivù pubblica uno sfogo come quello di Santoro nel finale è obiettivamente un po&#8217; eccessivo, e dà adito giustamente a critiche del tipo: un conduttore non può usare le emittenti televisive statali come palcoscenico per i suoi sfoghi personali.<br />
Dico critiche, non sanzioni o censure.<br />
Detto questo, ripeto, sanzionare Santoro per essere stato filopalestinese è una cosa incredibile.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: macondo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/01/17/michele-santoro-e-gaza-la-televisione-tra-narrazione-e-conversazione/#comment-104143</link>

		<dc:creator><![CDATA[macondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 23:49:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=13433#comment-104143</guid>

					<description><![CDATA[Quello che personalmente ho apprezzato di più del comportamento di Santoro è stato proprio il suo &quot;errore&quot; o &quot;eccesso&quot;. Perché è stato un errore dettato dal sentimento e la sua esasperazione (soprattutto quando ha invitato l&#039;assente Veltroni ad andare non in Africa ma a Gaza, o ha inveito contro la sinistra europea che nulla sta facendo) dalla rabbia dell&#039;impotenza. Santoro è di parte? Ma viva la sincerità! Fazioso? Mi sta bene anche questo peggiorativo, Non ho mai creduto alla neutralità in politica, tantomeno nel giornalismo politico (o anche nell&#039;etica). Mi vien da ridere quando un politico di parte che diventa Presidente del Consiglio o di uno dei due rami del Parlamento, improvvisamente afferma di governare da presidente di &quot;tutti gli italiani&quot;. Mi pare solo malafede, o populismo. Solo, forse, il Presidente della Repubblica può tentare di esserlo, ma solo perché conta come il due di briscola. Chi ha incarichi di potere (nelle istituzioni, nei media) può essere solo di parte. Perché il potere è di parte. Allora viva le debolezze di Santoro quando esprimono, e non mistificano, un sentimento. Sono genuine, almeno. Anche la celebre frase di Voltaire è un esempio di partigianeria. Lui si è dichiarato pronto a difendere con la vita la libertà di espressione del suo avversario. Non ha scrollato le spalle dichiarandosi super partes...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quello che personalmente ho apprezzato di più del comportamento di Santoro è stato proprio il suo &#8220;errore&#8221; o &#8220;eccesso&#8221;. Perché è stato un errore dettato dal sentimento e la sua esasperazione (soprattutto quando ha invitato l&#8217;assente Veltroni ad andare non in Africa ma a Gaza, o ha inveito contro la sinistra europea che nulla sta facendo) dalla rabbia dell&#8217;impotenza. Santoro è di parte? Ma viva la sincerità! Fazioso? Mi sta bene anche questo peggiorativo, Non ho mai creduto alla neutralità in politica, tantomeno nel giornalismo politico (o anche nell&#8217;etica). Mi vien da ridere quando un politico di parte che diventa Presidente del Consiglio o di uno dei due rami del Parlamento, improvvisamente afferma di governare da presidente di &#8220;tutti gli italiani&#8221;. Mi pare solo malafede, o populismo. Solo, forse, il Presidente della Repubblica può tentare di esserlo, ma solo perché conta come il due di briscola. Chi ha incarichi di potere (nelle istituzioni, nei media) può essere solo di parte. Perché il potere è di parte. Allora viva le debolezze di Santoro quando esprimono, e non mistificano, un sentimento. Sono genuine, almeno. Anche la celebre frase di Voltaire è un esempio di partigianeria. Lui si è dichiarato pronto a difendere con la vita la libertà di espressione del suo avversario. Non ha scrollato le spalle dichiarandosi super partes&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: mariagiovanna		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/01/17/michele-santoro-e-gaza-la-televisione-tra-narrazione-e-conversazione/#comment-104141</link>

		<dc:creator><![CDATA[mariagiovanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 22:03:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[http://www.youtube.com/watch?v=ttG0r4oR7a4]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=ttG0r4oR7a4" rel="nofollow ugc">http://www.youtube.com/watch?v=ttG0r4oR7a4</a></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: grazia		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/01/17/michele-santoro-e-gaza-la-televisione-tra-narrazione-e-conversazione/#comment-104140</link>

		<dc:creator><![CDATA[grazia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 22:01:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Credo L&#039;Annunziata abbia - del tutto inconsapevolmente- colto un altro &quot;fatto&quot; che Santoro voleva &quot;comunicare&quot; con il suo prgramma. Nel dire “Michele, questo conflitto in mano a due ragazze non si può mettere”. L&#039;Annunziata,  senza rendersene conto, afferma una verità non da poco, resa evidente da Santoro: la soluzione del conflitto non può essere trovata da quei due popoli, che così bene le due ragazze invitate rappresentavano, per rabbia, rancore, paura, odio. Santoro rende magistralmente evidente il grado di incomunicabilità tra loro e in via generale (perchè ha scelto  due ragazze colte, moderne, che hanno vissuto o vivono all&#039;estero) tra le due parti in conflitto. Così come le morti dei bambini sono fatti, anche l&#039;odio tra quei due popoli è un fatto. E L&#039;Annunziata fa a fronte di questo odio implacabile quello che tutti i terzi razionali equidistanti -tranne rarissime e sporadiche eccezioni -hanno sin ora fatto, va altrove e apre la strada a polemiche che rispetto ad una soluzione pragmatica del conflitto (comprese l&#039;esegesi delle ragioni tanto dell&#039;uno e quanto dell&#039;altro) non sono utili. La politca - dice Santoro- non fa un tubo e anche questo è uno stramaledetto fatto.  Ma siamo abituati ad ignorare i fatti, talmente abituati che vedere dei civili morti non ci fa pensare che sia una atrocità da non tollerare chiunque e sottolineo chiunque (anche si pensi sia Hamas stesso) ne abbia  la responsabilità ... ci mettiamo a pensare a chi serva farli vedere, a quale fazione; poi spostiamo l&#039;interesse alla polemica santoro/l&#039;annunziata, su chi aveva torto e chi no. Guardiamo la cornice, ci rifiutiamo di guardare ai fatti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Credo L&#8217;Annunziata abbia &#8211; del tutto inconsapevolmente- colto un altro &#8220;fatto&#8221; che Santoro voleva &#8220;comunicare&#8221; con il suo prgramma. Nel dire “Michele, questo conflitto in mano a due ragazze non si può mettere”. L&#8217;Annunziata,  senza rendersene conto, afferma una verità non da poco, resa evidente da Santoro: la soluzione del conflitto non può essere trovata da quei due popoli, che così bene le due ragazze invitate rappresentavano, per rabbia, rancore, paura, odio. Santoro rende magistralmente evidente il grado di incomunicabilità tra loro e in via generale (perchè ha scelto  due ragazze colte, moderne, che hanno vissuto o vivono all&#8217;estero) tra le due parti in conflitto. Così come le morti dei bambini sono fatti, anche l&#8217;odio tra quei due popoli è un fatto. E L&#8217;Annunziata fa a fronte di questo odio implacabile quello che tutti i terzi razionali equidistanti -tranne rarissime e sporadiche eccezioni -hanno sin ora fatto, va altrove e apre la strada a polemiche che rispetto ad una soluzione pragmatica del conflitto (comprese l&#8217;esegesi delle ragioni tanto dell&#8217;uno e quanto dell&#8217;altro) non sono utili. La politca &#8211; dice Santoro- non fa un tubo e anche questo è uno stramaledetto fatto.  Ma siamo abituati ad ignorare i fatti, talmente abituati che vedere dei civili morti non ci fa pensare che sia una atrocità da non tollerare chiunque e sottolineo chiunque (anche si pensi sia Hamas stesso) ne abbia  la responsabilità &#8230; ci mettiamo a pensare a chi serva farli vedere, a quale fazione; poi spostiamo l&#8217;interesse alla polemica santoro/l&#8217;annunziata, su chi aveva torto e chi no. Guardiamo la cornice, ci rifiutiamo di guardare ai fatti</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: mariagiovanna		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/01/17/michele-santoro-e-gaza-la-televisione-tra-narrazione-e-conversazione/#comment-104137</link>

		<dc:creator><![CDATA[mariagiovanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 21:48:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ecco i link:

http://www.youtube.com/watch?v=RJaxPtoCGZM]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco i link:</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=RJaxPtoCGZM" rel="nofollow ugc">http://www.youtube.com/watch?v=RJaxPtoCGZM</a></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: mariagiovanna		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/01/17/michele-santoro-e-gaza-la-televisione-tra-narrazione-e-conversazione/#comment-104136</link>

		<dc:creator><![CDATA[mariagiovanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 21:46:21 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=13433#comment-104136</guid>

					<description><![CDATA[Anch&#039;io guardo poco la televisione, e di Annozero ho visto in rete solo l&#039;episodio al centro delle polemiche. Da quando c&#039;è questa guerra indecente guardo invece spesso la CNN ed Aljazeera: credo che queste due reti abbiano dato all&#039;informazione sulla guerra un grandissimo contributo, SENZA MAI ALZARE LA VOCE. Hanno fatto parlare anche loro le immagini, e, meglio, si sono arrischiati ad andare nelle case del Gazani. Toccanti due interviste di Aljazeera, una ad una mamma che ha appena partorito e non può andare a trovare il bambino ricoverato in Ospedale, l&#039;altra ad una giovane donna con cinque bimbi, che parla un perfetto inglese, e che riesce ancora a far cantare in coro una canzoncina ai suoi bimbi. Mi ha ricordato i genitori di un padre della psicoanalisi, Bettelheim. Racconta che durante i bombardamenti di Londra i suoi genitori lo invitavano a guardare i fuochi nel cielo, per lasciargli l&#039;illusione che nulla di male gli sarebbe potuto accadere. Cercate i video su Youtube. Quella è televisione, non la nostra, sacrificata tra censura, par condicio ed altre stupidaggini da provincia profonda. E per forza che Santoro deve alzare la voce...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anch&#8217;io guardo poco la televisione, e di Annozero ho visto in rete solo l&#8217;episodio al centro delle polemiche. Da quando c&#8217;è questa guerra indecente guardo invece spesso la CNN ed Aljazeera: credo che queste due reti abbiano dato all&#8217;informazione sulla guerra un grandissimo contributo, SENZA MAI ALZARE LA VOCE. Hanno fatto parlare anche loro le immagini, e, meglio, si sono arrischiati ad andare nelle case del Gazani. Toccanti due interviste di Aljazeera, una ad una mamma che ha appena partorito e non può andare a trovare il bambino ricoverato in Ospedale, l&#8217;altra ad una giovane donna con cinque bimbi, che parla un perfetto inglese, e che riesce ancora a far cantare in coro una canzoncina ai suoi bimbi. Mi ha ricordato i genitori di un padre della psicoanalisi, Bettelheim. Racconta che durante i bombardamenti di Londra i suoi genitori lo invitavano a guardare i fuochi nel cielo, per lasciargli l&#8217;illusione che nulla di male gli sarebbe potuto accadere. Cercate i video su Youtube. Quella è televisione, non la nostra, sacrificata tra censura, par condicio ed altre stupidaggini da provincia profonda. E per forza che Santoro deve alzare la voce&#8230;</p>
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