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	Commenti a: Cox 18 is a space of hope.	</title>
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		Di: tashtego		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Feb 2009 09:03:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[cultura è ciò che si trasmette e si cumula e si con-divide - nella specie umana come in altre specie - e che ci consente un continuo cambiamento di stato, sia fisico, cioè delle condizioni materiali della nostra vita, sia mentale, cioè della materia mente.
non sempre questo cambiamento è migliorativo.
può andare come definizione?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>cultura è ciò che si trasmette e si cumula e si con-divide &#8211; nella specie umana come in altre specie &#8211; e che ci consente un continuo cambiamento di stato, sia fisico, cioè delle condizioni materiali della nostra vita, sia mentale, cioè della materia mente.<br />
non sempre questo cambiamento è migliorativo.<br />
può andare come definizione?</p>
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		<title>
		Di: in pillole		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/02/cox-18-is-a-space-of-hope/#comment-104978</link>

		<dc:creator><![CDATA[in pillole]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 22:00:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ragazzi
siamo in cinque su questo tread e non ci siamo ancora messi d&#039;accordo su un termine..
questa è la cultura.
oggi frammenti di discorso individuali che aspirano all&#039;universalità.
così è più facile disperderci.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ragazzi<br />
siamo in cinque su questo tread e non ci siamo ancora messi d&#8217;accordo su un termine..<br />
questa è la cultura.<br />
oggi frammenti di discorso individuali che aspirano all&#8217;universalità.<br />
così è più facile disperderci.</p>
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			</item>
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		Di: isakis isos		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/02/cox-18-is-a-space-of-hope/#comment-104969</link>

		<dc:creator><![CDATA[isakis isos]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 19:29:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono d&#039;accordo, ma mi pare che tu esageri un poco. 
*la cultura viene registrata e fa appeal solo se si configura come evento*: non è detto. Io sono convinto che la qualità, se tale, qualche sporadico caso a parte, viene premiata. E se pure non fa appeal, non è detto che sia una male. Anzi, proprio il pensare all&#039;appeal come al traguardo del lavoro artistico, non è il massimo dell&#039;igiene intellettuale.
E coi festival, ecc: io non sarei così estremo. Come se migliaia di persone si accalcassero solo per un buffet. Molti dei festival letterari e paraletterari sono poi a pagamento (vedi il caso di Mantova). A un festival del diritto, o dell&#039;economia, non si trovano certo gli intellettuali idolatrati come stars televisive, eppure sono affollatissimi anch&#039;essi.
Per il resto, di casi tristi ce ne sono, che Sandro Bondi venga celebrato come &quot;poeta&quot; è cosa che fa rabbrividire anche il mio frigorifero.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo, ma mi pare che tu esageri un poco.<br />
*la cultura viene registrata e fa appeal solo se si configura come evento*: non è detto. Io sono convinto che la qualità, se tale, qualche sporadico caso a parte, viene premiata. E se pure non fa appeal, non è detto che sia una male. Anzi, proprio il pensare all&#8217;appeal come al traguardo del lavoro artistico, non è il massimo dell&#8217;igiene intellettuale.<br />
E coi festival, ecc: io non sarei così estremo. Come se migliaia di persone si accalcassero solo per un buffet. Molti dei festival letterari e paraletterari sono poi a pagamento (vedi il caso di Mantova). A un festival del diritto, o dell&#8217;economia, non si trovano certo gli intellettuali idolatrati come stars televisive, eppure sono affollatissimi anch&#8217;essi.<br />
Per il resto, di casi tristi ce ne sono, che Sandro Bondi venga celebrato come &#8220;poeta&#8221; è cosa che fa rabbrividire anche il mio frigorifero.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: manuel cohen		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/02/cox-18-is-a-space-of-hope/#comment-104968</link>

		<dc:creator><![CDATA[manuel cohen]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 18:51:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Roma: Macro è un immenso padiglione espositivo voluto da Veltroni per i&#039; grandi eventi &#039; dell&#039;arte contemporanea...è stato creato lo spazio e la struttura per rappresentare l&#039;arte contemporanea in una città di quattro milioni e mezzo di abitanti; in realtà è uno spazio per la rappresentazione(e la rapresentanza) dell&#039;arte che si fa, ma non c&#039;è un luogo o qualcuno che censisca il fare arte oggi a roma. Per questo ci si affida a qualche gallerista privato... In altre città italiane(Milano,Bologna, alcune province marchigiane, ad esempio)il compito di censire e portare avanti l&#039;arte contemporanea è affidato(fortunatamente)alle Accademie di belle arti,intorno a cui si muovono e agiscono a vario titolo e grado gli artisti...E&#039; solo un esempio, altri potrebbero essere,, sempre nella capitale: la casa del Jazz, la Casa delle letterature... luoghi per eventi &#039;macroscopici&#039;, poco inclini a registrare l&#039;underground culturale&#039;: è facile presentare un libro pubblicato da Mondadori, più impegnativo andare a vedere cosa fa l&#039;editoria specializzata o di settore(ricerca, poesia, narrativa)presente sul territorio... Voglio dire che la cultura viene registrata e fa appeal solo se si configura come evento: i 3000 astanti che hanno assistito di recente a un festival di poesia nella capitale (festival durante il quale si è definitivamente laureato a &#039;grande poeta&#039; il Ministro Sandro Bondi,con somma pace di tanti poeti laureati presenti)non devono trarre in inganno,l&#039;aspetto di mondanità insito in una manifestazione siffatta, fa sì che centinaia di persone si muovano per curiosità e per appetito ( i buffet non mancano mai, come pure i flash e le riprese televisive)... Lo stesso potrei dire, dei vari Festivals ,Readings, Saloni e fiere delle vanità del libro: la calca alla presenza di certi autori considerati alla stessa stregua di certe Stars televisive la dice lunga sullo stato della cultura di establishment... questo è un fatto...Altro fatto poi, che la &#039;cultura&#039; ,questo grande Molock-contenitore, mostra nel nostro paese gli stigmi di uno spaesamento (con venature spatriate e spiritate, ergo,negative) e di una deterritorializzazione (e qui, spero, assieme alla sua fragilità strutturale, pure il suo dato di affrancamento positivo, di apertura&#039; meticcia&#039;,&#039; dell&#039;essere tra le lingue&#039;)...Spaesamento che la allontana dalla vita del paese reale confinandola in un giardino di Armida ,in un ghetto, da dove si esce solo ad orari prestabiliti. Le urla di dolore di una cultura trattata come una Cassandra inascoltata (che aveva,hainoi ultraveduto l&#039;indirizzo dell scempio) vengono nella migliore delle ipotesi tollerate, quando non propriamente ascoltate. Occorreva la voce delle Sirene per spaccare le tempie a chi non voleva ascoltarla: hanno fornito 64 milioni di persone di ampie cuffiette per ascoltare più comprensibili accattivanti melodie: e forza italia....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roma: Macro è un immenso padiglione espositivo voluto da Veltroni per i&#8217; grandi eventi &#8216; dell&#8217;arte contemporanea&#8230;è stato creato lo spazio e la struttura per rappresentare l&#8217;arte contemporanea in una città di quattro milioni e mezzo di abitanti; in realtà è uno spazio per la rappresentazione(e la rapresentanza) dell&#8217;arte che si fa, ma non c&#8217;è un luogo o qualcuno che censisca il fare arte oggi a roma. Per questo ci si affida a qualche gallerista privato&#8230; In altre città italiane(Milano,Bologna, alcune province marchigiane, ad esempio)il compito di censire e portare avanti l&#8217;arte contemporanea è affidato(fortunatamente)alle Accademie di belle arti,intorno a cui si muovono e agiscono a vario titolo e grado gli artisti&#8230;E&#8217; solo un esempio, altri potrebbero essere,, sempre nella capitale: la casa del Jazz, la Casa delle letterature&#8230; luoghi per eventi &#8216;macroscopici&#8217;, poco inclini a registrare l&#8217;underground culturale&#8217;: è facile presentare un libro pubblicato da Mondadori, più impegnativo andare a vedere cosa fa l&#8217;editoria specializzata o di settore(ricerca, poesia, narrativa)presente sul territorio&#8230; Voglio dire che la cultura viene registrata e fa appeal solo se si configura come evento: i 3000 astanti che hanno assistito di recente a un festival di poesia nella capitale (festival durante il quale si è definitivamente laureato a &#8216;grande poeta&#8217; il Ministro Sandro Bondi,con somma pace di tanti poeti laureati presenti)non devono trarre in inganno,l&#8217;aspetto di mondanità insito in una manifestazione siffatta, fa sì che centinaia di persone si muovano per curiosità e per appetito ( i buffet non mancano mai, come pure i flash e le riprese televisive)&#8230; Lo stesso potrei dire, dei vari Festivals ,Readings, Saloni e fiere delle vanità del libro: la calca alla presenza di certi autori considerati alla stessa stregua di certe Stars televisive la dice lunga sullo stato della cultura di establishment&#8230; questo è un fatto&#8230;Altro fatto poi, che la &#8216;cultura&#8217; ,questo grande Molock-contenitore, mostra nel nostro paese gli stigmi di uno spaesamento (con venature spatriate e spiritate, ergo,negative) e di una deterritorializzazione (e qui, spero, assieme alla sua fragilità strutturale, pure il suo dato di affrancamento positivo, di apertura&#8217; meticcia&#8217;,&#8217; dell&#8217;essere tra le lingue&#8217;)&#8230;Spaesamento che la allontana dalla vita del paese reale confinandola in un giardino di Armida ,in un ghetto, da dove si esce solo ad orari prestabiliti. Le urla di dolore di una cultura trattata come una Cassandra inascoltata (che aveva,hainoi ultraveduto l&#8217;indirizzo dell scempio) vengono nella migliore delle ipotesi tollerate, quando non propriamente ascoltate. Occorreva la voce delle Sirene per spaccare le tempie a chi non voleva ascoltarla: hanno fornito 64 milioni di persone di ampie cuffiette per ascoltare più comprensibili accattivanti melodie: e forza italia&#8230;.</p>
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		<title>
		Di: isakis isos		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/02/cox-18-is-a-space-of-hope/#comment-104941</link>

		<dc:creator><![CDATA[isakis isos]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 15:08:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io sono dell&#039;idea che antropologicamente l&#039;italiano sia, nel profondo, sempre lo stesso. Non credo alla favola che vuole che l’italia sia *la nazione all’avanguardia nel processo di deculturalizzazione legato all’evoluzione del sistema capitalistico e del suo impatto sui tessuti culturali. [...] l’avanguardia europea del sistema americano, che non propone una cultura ma un sistema di produzione e di consumo*. Siamo piuttosto (sfortunatamente?) una provincia che arranca, sempre. In tema di diritti sociali, per es. Di eguaglianza, rispetto e solidarietà (e non mi riferisco a telethon, ma a quella spicciola, quotidiana, sostituita vieppiù dall&#039;omertà e l&#039;omissione). 
Se gli aspetti sociali del nostro paese li vogliamo chiamare &quot;cultura in senso antropologico&quot; va bene, allora ci stiamo sculturalizzando. Per molti versi infatti facciamo passi indietro (vedi gli ideali di resistenza, sui cui è sorta la costituzione, che paiono essere piacevolmente calpestati dai nostri rappresentanti). Ma il problema più grosso, io credo, è che questa nostra cultura sociale, più che annihilirsi, rimane ferma. E&#039; una questione di punti di vista, di relativismo. Più che sculturalizzarci stiamo perdendo diversi treni (non mi vengono metafore migliori, sono di fretta).

Gianluca g., poi, credevo si riferisse alla cultura comunemente intesa. Lì credo ci si sbagli. Basta vedere il livello di partecipazione a iniziative come i vari festival della letteratura, filosofia, diritto, economia, ecc. Il fatto è che la minoranza (che è sempre minoranza, anche negli stati che ci paiono più felici) che partecipa alla cultura (che è cultura proprio perché partecipata), non è per niente rappresentata, né valorizzata. Né a livello politico, né a livello mediatico. La maggioranza invece, che negli ultimi anni è a mio avviso degenerata preoccupantemente, trova nei media un pericoloso specchio, che ne aumenta la forza bruta. Insomma, il compito dei media, dei canali di comunicazione, dovrebbe essere pedagogico, educativo. Esso invece scade progressivamente, sempre più, nella ripetizione degli stessi schemi, nel compiacere la massa anziché dirozzarla, nell&#039;indignare quella minoranza senza voce.
Questo è ciò che volevo dire con il mio primo commento: *Il crimine peggiore è perpetrato dietro i loro occhi, e li rende sempre meno increduli. E’ l’indotta assuefazione al degrado civile.*]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io sono dell&#8217;idea che antropologicamente l&#8217;italiano sia, nel profondo, sempre lo stesso. Non credo alla favola che vuole che l’italia sia *la nazione all’avanguardia nel processo di deculturalizzazione legato all’evoluzione del sistema capitalistico e del suo impatto sui tessuti culturali. [&#8230;] l’avanguardia europea del sistema americano, che non propone una cultura ma un sistema di produzione e di consumo*. Siamo piuttosto (sfortunatamente?) una provincia che arranca, sempre. In tema di diritti sociali, per es. Di eguaglianza, rispetto e solidarietà (e non mi riferisco a telethon, ma a quella spicciola, quotidiana, sostituita vieppiù dall&#8217;omertà e l&#8217;omissione).<br />
Se gli aspetti sociali del nostro paese li vogliamo chiamare &#8220;cultura in senso antropologico&#8221; va bene, allora ci stiamo sculturalizzando. Per molti versi infatti facciamo passi indietro (vedi gli ideali di resistenza, sui cui è sorta la costituzione, che paiono essere piacevolmente calpestati dai nostri rappresentanti). Ma il problema più grosso, io credo, è che questa nostra cultura sociale, più che annihilirsi, rimane ferma. E&#8217; una questione di punti di vista, di relativismo. Più che sculturalizzarci stiamo perdendo diversi treni (non mi vengono metafore migliori, sono di fretta).</p>
<p>Gianluca g., poi, credevo si riferisse alla cultura comunemente intesa. Lì credo ci si sbagli. Basta vedere il livello di partecipazione a iniziative come i vari festival della letteratura, filosofia, diritto, economia, ecc. Il fatto è che la minoranza (che è sempre minoranza, anche negli stati che ci paiono più felici) che partecipa alla cultura (che è cultura proprio perché partecipata), non è per niente rappresentata, né valorizzata. Né a livello politico, né a livello mediatico. La maggioranza invece, che negli ultimi anni è a mio avviso degenerata preoccupantemente, trova nei media un pericoloso specchio, che ne aumenta la forza bruta. Insomma, il compito dei media, dei canali di comunicazione, dovrebbe essere pedagogico, educativo. Esso invece scade progressivamente, sempre più, nella ripetizione degli stessi schemi, nel compiacere la massa anziché dirozzarla, nell&#8217;indignare quella minoranza senza voce.<br />
Questo è ciò che volevo dire con il mio primo commento: *Il crimine peggiore è perpetrato dietro i loro occhi, e li rende sempre meno increduli. E’ l’indotta assuefazione al degrado civile.*</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: gianluca g.		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/02/cox-18-is-a-space-of-hope/#comment-104934</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianluca g.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 13:32:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[grazie isakis, ci contavo. non mi va d&#039;essere ca(r)pito. ciò mi fa sentire autonomo e sempre più straniero. che non è un male in questa piccola piccola meraviglia tricolore :)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>grazie isakis, ci contavo. non mi va d&#8217;essere ca(r)pito. ciò mi fa sentire autonomo e sempre più straniero. che non è un male in questa piccola piccola meraviglia tricolore :)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: melpunk		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/02/cox-18-is-a-space-of-hope/#comment-104926</link>

		<dc:creator><![CDATA[melpunk]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 11:27:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Isakis
la cultura intesa nel senso in cui ne parlo io passa ovunque, anche attraverso la televisione. se ti chiarisci il concetto di cultura puoi analizzare il tutto in modo più chiaro]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Isakis<br />
la cultura intesa nel senso in cui ne parlo io passa ovunque, anche attraverso la televisione. se ti chiarisci il concetto di cultura puoi analizzare il tutto in modo più chiaro</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: melpunk		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/02/cox-18-is-a-space-of-hope/#comment-104925</link>

		<dc:creator><![CDATA[melpunk]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 11:26:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Si fa spesso confusione quando si usa la parola cultura. Una cosa è quella dei libri, della pittura del cinema. e un&#039;altra è quella della cultura intesa come intero corpus (abitudini, tendenze comportamentali, riti, pensiero diffuso, credenze), insomma il concetto di cultura in senso antropologico. se usiamo questi termini dobbiamo distinguere le due dimensioni (ovviamente una confluisce nell&#039;altra). Allora possiamo dire che l&#039;Italia è un paese caratterizzato da deculturalizzazione in senso antropologico, ovvero sta perdendo tutti i riferimenti della propria cultura. questo fenomeno è messo in evidenza da pasolini già molti anni fa, e da giuseppe genna oggi, anche con il suo ultimi libro. l&#039;italia è la nazione all&#039;avanguardia nel processo di deculturalizzazione legato all&#039;evoluzione del sistema capitalistico e del suo impatto sui tessuti culturali. Siamo l&#039;avanguardia europea del sistema americano, che non propone una cultura ma un sistema di produzione e di consumo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si fa spesso confusione quando si usa la parola cultura. Una cosa è quella dei libri, della pittura del cinema. e un&#8217;altra è quella della cultura intesa come intero corpus (abitudini, tendenze comportamentali, riti, pensiero diffuso, credenze), insomma il concetto di cultura in senso antropologico. se usiamo questi termini dobbiamo distinguere le due dimensioni (ovviamente una confluisce nell&#8217;altra). Allora possiamo dire che l&#8217;Italia è un paese caratterizzato da deculturalizzazione in senso antropologico, ovvero sta perdendo tutti i riferimenti della propria cultura. questo fenomeno è messo in evidenza da pasolini già molti anni fa, e da giuseppe genna oggi, anche con il suo ultimi libro. l&#8217;italia è la nazione all&#8217;avanguardia nel processo di deculturalizzazione legato all&#8217;evoluzione del sistema capitalistico e del suo impatto sui tessuti culturali. Siamo l&#8217;avanguardia europea del sistema americano, che non propone una cultura ma un sistema di produzione e di consumo</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: isakis isos		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/02/cox-18-is-a-space-of-hope/#comment-104909</link>

		<dc:creator><![CDATA[isakis isos]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 07:14:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[è?!

ovvero non ho mica capito.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>è?!</p>
<p>ovvero non ho mica capito.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gianluca g.		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/02/cox-18-is-a-space-of-hope/#comment-104904</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianluca g.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 00:58:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[anche io lo credo. ma televisivo è inteso non come televisione ma come stile abbastanza poco &#039;altrove&#039; e molto fruibile. o anche come opposto a metavisivo, insomma tele-visione nel senso di mancanza di meta-visione come visione di sé e insomma pasolini è comunque passato e morto per la televisione, ma non dico la tv e dunque non dico l&#039;apparecchio televisivo a flusso casual-puntuale che tra l&#039;altro rivedo dopo quattro anni per aver argomenti in famiglia. e insomma, tele-visivo come contrapposto a meta-visivo intende aver capito la differenza tra una s-cultura monodimensionale e subito fruibile e statica e una meta-cultura che ci ponga responsabilmente, senza deleghe a partiti (tutti responsabili a manovrare comunque giornalisti), in una meta-cultura condivisibile e partecipativa. metafora può essere second life oppure un reading di poesie in cui riprendi con la telecamera il pubblico che ti ascolta e che poni nell&#039;imbarazzo nel suo protagonismo attivo. assolutamente sono lontano dal luogo comune del televisivo come mezzo.
il fatto che non sia stato compreso mi dà sollievo. non amo essere compreso subito, significherebbe non essere compreso affatto. magari mi si dia un&#039;occhiataccia ai vari luoghi mediali da me sempre meno frequentati e sempre spesso calcati dai miei elettronimi, si vedano i vari personaggi elettrici, di cui non segnalo il dove per non scadere nell&#039;inconscia promozione del me stesso che non esiste. ripeto, dunque, per confondere qualsivoglia idea circa il ruolo che può avere la cultura in italia. non vedo alcuna possibilità di cultura in italia, che non sia puro gioco fra pochi e, personalmente, gusto per il bello e modo per trascorrere il tempo finchè morti non ci separi dalla nostra catacombale immagine di cittadini. è un dato di fatto che la maggioranza diversamente colta se l&#039;è imposta la maggioranza e che la minoranza, tenacemente aggruppata nell&#039;ideologia contraria, vuole esserci ma non c&#039;è. l&#039;italia tutta non c&#039;è. c&#039;è stata. ci sarà. ma non c&#039;è. ripeto e concludo: non il marchingegno televisivo che in altri paesi è all&#039;altezza dell&#039;intelligenza del popolo e che da noi è alla bassezza dell&#039;orgoglio tutto italiano e maschista e che dovrebbe scacciare il vaticano nel vaticano tanto per iniziare e togliere fuori tutte le mafie e i baroni. i pochetti restati potrebbero forse riprendersi qualche terreno non appaltato e ricominciare. ma non so se un manipolo di giovani coi pantaloni scalati possano capire l&#039;importanza della cultura in generale, prima di capire la cultura (che io reputo normale in un paese civile che ha dato i natali a leonardo e carmelo bene) particolare. non so, cominciamo a fare fuori d&#038;g e i vari scimmiottamenti borghesotti cocainomani e le multe da 500euro per una canna e insomma la sottocultura fighettina dei ben vestiti con gli occhialoni da sub. 
@pillole e isakis isos: quindi non tv né destruens. spero abbiate compreso. altrimenti non so che dire, ora devo lasciarvi, scappo ad aiutare giuliano joyce nell&#039;evento di FB.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>anche io lo credo. ma televisivo è inteso non come televisione ma come stile abbastanza poco &#8216;altrove&#8217; e molto fruibile. o anche come opposto a metavisivo, insomma tele-visione nel senso di mancanza di meta-visione come visione di sé e insomma pasolini è comunque passato e morto per la televisione, ma non dico la tv e dunque non dico l&#8217;apparecchio televisivo a flusso casual-puntuale che tra l&#8217;altro rivedo dopo quattro anni per aver argomenti in famiglia. e insomma, tele-visivo come contrapposto a meta-visivo intende aver capito la differenza tra una s-cultura monodimensionale e subito fruibile e statica e una meta-cultura che ci ponga responsabilmente, senza deleghe a partiti (tutti responsabili a manovrare comunque giornalisti), in una meta-cultura condivisibile e partecipativa. metafora può essere second life oppure un reading di poesie in cui riprendi con la telecamera il pubblico che ti ascolta e che poni nell&#8217;imbarazzo nel suo protagonismo attivo. assolutamente sono lontano dal luogo comune del televisivo come mezzo.<br />
il fatto che non sia stato compreso mi dà sollievo. non amo essere compreso subito, significherebbe non essere compreso affatto. magari mi si dia un&#8217;occhiataccia ai vari luoghi mediali da me sempre meno frequentati e sempre spesso calcati dai miei elettronimi, si vedano i vari personaggi elettrici, di cui non segnalo il dove per non scadere nell&#8217;inconscia promozione del me stesso che non esiste. ripeto, dunque, per confondere qualsivoglia idea circa il ruolo che può avere la cultura in italia. non vedo alcuna possibilità di cultura in italia, che non sia puro gioco fra pochi e, personalmente, gusto per il bello e modo per trascorrere il tempo finchè morti non ci separi dalla nostra catacombale immagine di cittadini. è un dato di fatto che la maggioranza diversamente colta se l&#8217;è imposta la maggioranza e che la minoranza, tenacemente aggruppata nell&#8217;ideologia contraria, vuole esserci ma non c&#8217;è. l&#8217;italia tutta non c&#8217;è. c&#8217;è stata. ci sarà. ma non c&#8217;è. ripeto e concludo: non il marchingegno televisivo che in altri paesi è all&#8217;altezza dell&#8217;intelligenza del popolo e che da noi è alla bassezza dell&#8217;orgoglio tutto italiano e maschista e che dovrebbe scacciare il vaticano nel vaticano tanto per iniziare e togliere fuori tutte le mafie e i baroni. i pochetti restati potrebbero forse riprendersi qualche terreno non appaltato e ricominciare. ma non so se un manipolo di giovani coi pantaloni scalati possano capire l&#8217;importanza della cultura in generale, prima di capire la cultura (che io reputo normale in un paese civile che ha dato i natali a leonardo e carmelo bene) particolare. non so, cominciamo a fare fuori d&amp;g e i vari scimmiottamenti borghesotti cocainomani e le multe da 500euro per una canna e insomma la sottocultura fighettina dei ben vestiti con gli occhialoni da sub.<br />
@pillole e isakis isos: quindi non tv né destruens. spero abbiate compreso. altrimenti non so che dire, ora devo lasciarvi, scappo ad aiutare giuliano joyce nell&#8217;evento di FB.</p>
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