La religione cattolica nelle scuole di stato

6 febbraio 2009
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Lanciamo un appello perché da quest’anno la scelta sia oggetto di particolare attenzione e diventi strumento per un’affermazione di laicità nella scuola e nella società.
L’aumento considerevole di coloro che rifiutano tale insegnamento imporrebbe una revisione del modo in cui la scuola affronta il problema della cultura religiosa e costituirebbe, al tempo stesso, un ridimensionamento del regime di privilegio di cui gode la Chiesa cattolica in Italia, che essa interpreta come una conferma della sua avversione verso il pluralismo religioso e culturale.

La società italiana, coinvolta nei processi di globalizzazione dell’economia e della comunicazione, va assumendo sempre più rapidamente i caratteri del pluralismo culturale e religioso. Per rendere pacifico e produttivo questo processo è necessario che le nuove generazioni siano preparate a vivere questa realtà.
La scuola è la sede nella quale i giovani possono formarsi una consapevolezza della storicità e dell’articolazione delle diverse culture e delle fedi religiose, per maturare la convinzione del valore del confronto e del dialogo fra di esse. Apprendere il loro intreccio con il divenire dei processi sociali, economici, politici e culturali nelle diverse epoche e nelle diverse aree geografiche costituisce per i giovani la premessa per scoprire l’origine delle differenze, il loro valore e la funzione delle contaminazioni reciproche.
Questo processo di maturazione è ostacolato della presenza dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado.
La sua presenza nelle scuole, frutto del compromesso fra il Vaticano e il regime fascista, è stata confermata nel 1984 con gli Accordi di Palazzo Madama firmati da Bettino Craxi per lo Stato italiano e dal cardinale Agostino Casaroli per la Santa Sede, in sostituzione del Concordato firmato nel 1929 da Benito Mussolini e dal cardinale Pietro Gasparri, da tutti ritenuto ormai incompatibile con la Costituzione repubblicana.
Secondo il vecchio Concordato lo Stato affidava alla Chiesa cattolica un insegnamento della religione obbligatorio, con diritto all’esonero motivato. L’articolo 9 del nuovo concordato lo ha trasformato in insegnamento della religione cattolica (irc) e lo ha reso facoltativo impegnando lo Stato a fornirlo a chi lo avesse chiesto all’inizio dell’anno scolastico. Con successive Intese con altre confessioni religiose si è confermato che la scelta di non avvalersi non deve creare discriminazioni.
Questa nuova normativa, che ha solo limitato il danno, offre tuttavia la possibilità di avviare un processo di radicale cambiamento.
Ogni anno gli studenti della media superiore e i genitori di quelli delle elementari e della media inferiore hanno la possibilità di scegliere se fruire o meno dell’insegnamento della religione cattolica che lo Stato è impegnato ad offrire.
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25 Responses to La religione cattolica nelle scuole di stato

  1. andrea ponso il 6 febbraio 2009 alle 20:44

    Concordo totalmente con l’articolo postato… sarebbe ora che invece dell’insegnamento di religione cattolica si aprisse la strada all’insegnamento della storia delle religioni, che ritengo uno degli elementi più importanti anche per capire le dinamiche storiche in atto… l’ignoranza generale su queste tematiche è sconcertante e, devo dire, ancora più sconcertante l’ignoranza della propria religione di chi si dice cristiano… questo provoca situazioni a volte solo risibili, ma nella maggior parte tragiche… fonte di integralismi ancora più idioti perchè basati non sulla conoscenza ma sulla più totale indifferenza…

  2. niky lismo il 6 febbraio 2009 alle 21:13

    Franco Buffoni, scusami se non sto proprio al tema ma le ultime vicende con l’integralismo cattolico hanno un legame. Pensavo a chi ne è vittima proprio in questi momenti, barricato in una clinica assediata. Quelli stanno lì fuori. Coi loro cori, gli striscioni, le chitarre con cui gli battono le tempie. B.E. sta dentro, trema. Stringe la maniglia della porta, si passa il dorso della mano sugli occhi. Che cosa vogliono? Gli hanno detto che lo Stato ha fatto una legge, oggi pomeriggio. Contro di lui, contro la sua famiglia, perché debba seguitare a tremare, di più, ancora. Si ferma un attimo prima di entrare da E., di rivederla perduta nel silenzio. Immagina che lo Stato sia più grande di lui, più forte, che quelli che cantano lì fuori siamo migliori, di lui e anche di E. Rabbrividisce. Pure per E. rabbrividisce, che non può. E’ per amore che loro non hanno pietà? Di lui, di E., dello sguardo irraggiungibile con cui non può vederli… Beve un po’ d’acqua. Ad E. portava un bicchiere a letto da bambina. Vorrebbe solamente liberarla. Quelli cantano, alzano i loro striscioni, lo Stato ha fatto una legge. Perché vogliono a tutti i costi dimostrare quanto sono migliori? Perché usano l’amore come un’arma in un assedio? Stanno lì fuori, B.E. si asciuga per prendere la mano di E. spenta, vuota di tutto. Sa che non smetterà più di tremare, non per sé, non soltanto per E. Ma per quelli fuori che cantano, che per inneggiare alla vita feriscono la sua, quella di E. nel suo dolore irraggiungibile. Per lo Stato che è grande, forte, tanto da doverlo dimostrare accanendosi contro il suo piccolo dolore. Dà a E. un bacio come se lei potesse sentirlo. Con le mani le copre le orecchie, come se lei potesse non sentirli.

  3. tashtego il 6 febbraio 2009 alle 21:49

    tutte le religioni si comportano più o meno allo stesso modo in casi come quello della englaro.
    buffoni in fondo propone non di insegnare l’ateismo, ma il pluralismo religioso.
    certo, meglio che niente.
    ma vuoi mettere con l’ateismo di stato della russia sovietica?

  4. gianni biondillo il 6 febbraio 2009 alle 22:50

    bei tempi, Tash, bei tempi… ;-)

  5. franco buffoni il 6 febbraio 2009 alle 23:07

    Gianni, amico mio, questa sera non me la sento proprio di scherzare. Questa sera mi sento solo di dire grazie al Presidente Napolitano.

  6. tashtego il 7 febbraio 2009 alle 08:54

    adesso io propongo di riflettere un attimo.
    in cosa è differente l’attuale teismo di stato, che vede per esempio i telegiornali e non solo quelli delle reti di stato, ma TUTTI i telegiornali, aprire sulle parole pronunciate dal papa su questa o quella questione, dalla propaganda atea della russia sovietica?
    immaginiamo di rovesciare la frittata, immaginiamo i telegiornali che aprono tutti i giorni sulle dichiarazioni atee di una qualche grossa autorità politica (cos’altro è un papa?), tipo stalin: non ci indigneremmo? non ci farebbe ridere la cosa? i teisti non insorgerebbero?
    allora non è solo un problema di assuefazione, il nostro?

  7. giuliomozzi il 7 febbraio 2009 alle 09:08

    Da cristiano qual sono, ritengo che l’insegnamento religioso non dovrebbe avere spazio nella scuola pubblica.
    Dell’esistenza delle religioni, dei loro contenuti, della loro storia, delle loro organizzazioni, della letteratura e dell’arte che hanno generato, eccetera, possono parlare – secondo la loro competenza, e nel modo e nella misura che ritengono opportuni per una adeguata conoscenza del mondo in cui viviamo – gli insegnanti di storia, di filosofia, di letteratura, di arte, di diritto, di scienze eccetera.

  8. tashtego il 7 febbraio 2009 alle 09:46

    a latere, ma molto a latere.
    mi meraviglio sempre della quantità di cultura pagana che potentemente sopravvive e si palesa nella cultura della roma cristiana fino alla fine del settecento, almeno.
    valga per tutti un esempio: sfido chiunque a trovare, a parte il mosè della mostra dell’acqua felice a piazza san bernardo, una sola figura sacra nelle fontane di roma: l’acqua è e resta pagana.
    anzi, tutta la natura è e resta pagana sino ad oggi.
    la chiesa per molti secoli tollera e si nutre dell’altro da sé a patto di poterlo considerare sconfitto e morto, come il paganesimo della classicità…
    è l’ottocento italiano il secolo cruciale, quando tutto arretra e si provincializza e si cattolicizza: da allora in poi la chiesa tollera il pagano ma non il laico: a scuola si può insegnare la mitologia greca, ma non l’ateismo, la laicità, l’evoluzionismo, eccetera.

  9. magda il 7 febbraio 2009 alle 10:05

    Considerando che chi crede manda i figli al catechismo, l’insegnamento della religione a scuola dovrebbe essere attinente a sfere della educazione civile, quindi rimanere a latere della diffusione della Costituzione, delle regole che coordinano il vivere comune e di come si accede al governo della res pubblica.
    In ogni caso dovrebbe prevedere un approccio verso tutte le religioni.

  10. Alcor il 7 febbraio 2009 alle 11:41

    Sarà dura, e non basterà.
    A me piacerebbe che nelle scuole si insegnasse storia delle religioni, e mi piacerebbe che fosse un ateo a farlo, un ateo senza pregiudizi antireligiosi, un antropologo ateo.
    Ma non credo che l’insegnamento della religione a scuola sia il momento cruciale della formazione civile degli italiani, non credo che la scuola sia

    ” la sede nella quale i giovani possono formarsi una consapevolezza della storicità e dell’articolazione delle diverse culture e delle fedi religiose, per maturare laconvinzione del valore del confronto e del dialogo fra di esse.”

    Non credo che l’ora settimanale di religione o di storia delle religioni possa avere anche la minima influenza nella formazione di un adolescente.

    E’ la famiglia quella sede.
    E poi l’autoeducazione che i giovani si sono sempre data intrecciando gli automatismi famigliari all’esperienza sociale condivisa con i coetanei.

    La chiesa dispone ancora delle migliori scenografie per la vita e per la morte. La chiesa è un organismo culturale dove le migliori intelligenze si sono applicate per secoli alla gestione dell’immaginario.
    Le apparizione del papa polacco erano apparizioni teatrali.
    E’ stata sostituita in parte dalla televisione che vede infatti come un grande competitore, e dove il paganesimo risorge inconsapevole.

    E il rapporto chiesa-famiglia è ancora forte proprio per quel legame cerimoniale, rappresentativo, sociale.
    Ognuno di voi sarà stato tanto a un funerale laico che a un funerale religioso, immagino che non vi sia sfuggita la differenza.
    E il legame cerimoniale è tanto più forte quanto più piccolo è il posto in cui si vive.

    Ma naturalmente questo non toglie che si debba combattere per sostituire l’insegnamento della religione sui banchi di scuola con l’insegnamento della storia delle religioni, o meglio ancora, secondo me, con l’educazione civica e l’insegn amento della costituzione.

    Ma ricordatevi che vince chi sa agire sull’immaginario.
    Che immaginario offre l’ateismo, o anche solo il laicismo? Quale punto di condivisione che non sia la ragione? E la ragione offre troppo poca materia empatica perché sia condivisa dalle masse, le masse passive anche quando sono fatte da individui attivi.

  11. Madeleine il 7 febbraio 2009 alle 12:31

    La maestra di mia figlia ha spiegato ai bambini l’origine dell’universo secondo il principio cattolico con il mito della creazione- e secondo la scienza con la teoria del Big Bang. Ciò è avvenuto contestualmente ed in maniera piuttosto equilibrata. MIa figlia non è battezzata ed è consapevole che la nostra è una famiglia atea, sa per quale motivo l’ho portata nelle chiese solo per ammirarne il valore artistico. Soprattutto ha capito che non è corretto imporre ad una persona non adulta di aderire ad un credo, religioso o no che sia.
    Sa che sarà libera di fare qualsiasi scelta quando sarà matura.
    L’aver frequentato l’ora di religione è stato il pretesto che aspettavo da tempo per educarla al rispetto delle differenze.
    In questo senso, da atea, ho trovato utile che mia figlia fosse presente in aula durante l’ora di religione.
    Scusate l’aneddoto autobiografico.

  12. franco buffoni il 7 febbraio 2009 alle 12:53

    Sono convinto che il patrimonio culturale debba essere trasmesso, non foss’altro per poter leggere Dante e TS Eliot, ma c’è modo e modo. C’è l’inopportuno modo del credente e l’opportuno modo dell’antropologo culturale.

  13. manuel cohen il 7 febbraio 2009 alle 13:00

    Da ebreo quale sono ritengo che l’insegnamento di qualsivoglia religione o confessione non debba entrare a nessun titolo nella scuola pubblica. Ogni religione ha i suoi adepti e i suoi luoghi di culto o insegnamento, almeno così dovrebbe essere ( ma non accade per esempio nel trevigiano dove sono impiegati 36,200 esseri umani di religione islamica e ai quali non è stato concesso lo spazio di culto, non c’è neppure una moschea…elliva la liberista Liga Veneta…). Per una adeguata conoscenza del mondo in cui viviamo sarebbe opportuno che gli insegnanti di Storia, Filosofia, Arte , dirittto, antropologia,scienza,mettessero in guardia gli studenti dai rischi che si corrono nell’avventurarsi nei …percorsi della fede: Guerre di religione, Crociate, creazioni di ghetti, discriminazioni, epurazioni etniche, pene corporali, roghi, anatemi, persecuzioni, ipocrisie, falsi miti, giustificazioni di ‘misteri’ ingiustificabili, oscurantismo, omofobia

  14. franco buffoni il 7 febbraio 2009 alle 13:03

    Grazie, Manuel. Tanto per essere ancora più chiaro: qualcuno ha sentito parlare in Italia del programma Human Heritage dell’Unesco?

    Eredità umana?

    E’ il movimento che sostiene per tutti i paesi del mondo un insegnamento della storia non avvelenato dall’odio, illuminato solo dalla conoscenza e dall’esperienza.

    Come sarebbe il tuo programma ideale di storia per un giovane europeo?

    Consterebbe di sei fondamentali capitoli, tutti con pari dignità, e dal sesto verrebbe l’insegnamento dell’educazione civica:
    – nozione di tempo profondo e di civiltà culturale
    – classicità greco-latina
    – diaspora ebraica
    – cristianesimo
    – islam e umanesimo
    – illuminismo con il concetto di pace “positiva” come ordine internazionale (imperativo categorico kantiano) e concetto di stato costituzionale di diritto.

  15. Alcor il 7 febbraio 2009 alle 13:21

    Ho fatto la stessa esperienza di madeleine.
    Un problema si è posto quando i bambini non battezzati e un paio di bambini ebrei della scuola si sono trovati di fronte alla comunione degli altri bambini, con il suo lato non solo religioso, ma mondano, festoso, giocoso, collettivo e forse anche identitario, dal quale ovviamente sono stati esclusi.
    Non c’è stata spiegazione razionale che valesse, a quell’età, per superare il senso di esclusione.
    E la preparazione alla comunione non avveniva all’interno della scuola, che era statale, ma tornava alla scuola dall’esterno, attraverso la contemporaneità dell’esperienza che ne stavano facendo la maggioranza dei bambini cattolici.
    Si è dovuto ricorrere a un altro evento mondano, festoso, giocoso e collettivo, che è diventato subito però anche identitario ed è stato impugnato dai bambini come tale.
    Due clave, benchè infantili?
    Sottolineo l’identitario perchè ricordo che si è parlato di identità sotto qualche post, tempo fa, in modo a mio avviso giustamente critico.
    Se pure si potesse spostare il Vaticano fuori dai confini, l’Italia è un reticolo di chiese, santuari, luoghi di devozione e feste pagane che si sono trasformate in feste del santo patrono e spesso coincidono non superficialmente con il sentire delle comunità.
    Non è semplice.

  16. tashtego il 7 febbraio 2009 alle 14:56

    @alcor
    “un ateo senza pregiudizi antireligiosi”.
    ti andrebbe bene un ateo con giudizi antireligiosi?

  17. giuliomozzi il 7 febbraio 2009 alle 15:12

    Franco, credi che si possa essere credenti e avere “modi opportuni”?

    Se la risposta è “no”, tutti gli insegnanti credenti dovrebbero essere licenziati.

  18. Alcor il 7 febbraio 2009 alle 16:20

    @Mozzi

    perchè no? certo che mi andrebbe bene, non vedo la contraddizione.
    Non penso che un giudizio negativo possa impedire l’equanimità dell’esposizione.
    Credo ancora nell’onestà intellettuale, nella capacità di storicizzare, nella capacità di distinguere, nel piacere della conoscenza.
    Temo invece l’irruenza del pregiudizio.
    Dall’una e dall’altra parte.
    Credo anche nella ricchezza della contraddizione, che spinge per esempio me che non credo in dio a essere interessata alla preghiera e al pensiero religioso, che è pensiero umano ed esperienza umana.

  19. Alcor il 7 febbraio 2009 alle 16:23

    E non sono d’accordo con Buffoni, (che però credo abbia voluto intendere il credente sopraffattore, non il credente e basta) se pensa che il credente possa avere un modo sempre inopportuno.

  20. magda il 7 febbraio 2009 alle 16:48

    Io vorrei insegnare a scuola diverse cose in diversi modi.
    1)La Costituzione attuale, fintanto che esiste, è materiale eccellente per discussioni di quasi tutto lo scibile umano.
    2)stilare secondo un certo metodo un protocollo di autocontrollo incrociato per quanto riguarda la condotta e la correttezza recioproca.
    Ogni classe alla fine del lavoro avrebbe la sua “curva” comportamentale elaborata dai bambini stessi.
    3)Affettività: mi piacerebbe anticipare e in qualche modo fare emergere le dinamiche legate alla preadolescenza attraverso la eseplificazioni delle diverse forme di affettività e quindi di amicizia, amore ed eventualmente di famiglia.
    4)l’ora delle domande senza spiegazioni: spazio autonomo di discussione, connessione di idee guidata su quesiti inevasi. Un approccio filosofico infantile ai perchè più elementari.
    5) improvvisazione a tema

  21. franco buffoni il 7 febbraio 2009 alle 18:35

    Caro Giulio, conosco atei odiosi arroganti e cattolici credenti deliziosi. Ovviamente non è questo il punto. Semplicemente la scuola di stato di un paese moderno non può impartire insegnamenti confessionali.

  22. filippo il 7 febbraio 2009 alle 19:14

    penultimi atti del Dopostoria.

  23. filippo il 7 febbraio 2009 alle 22:11

    bà, visto che i commenti di sono arenati…

    Io sono una forza del Passato.
    Solo nella tradizione è il mio amore.
    Vengo dai ruderi, dalle chiese,
    dalle pale d’altare…………….. eccetera

    tanto per non dimenticare (l’angelo dela storia?) O la mutazione è già compiuta?

  24. Satana il 8 febbraio 2009 alle 08:54

    Non capisco il senso di questo intervento: la Chiesa Cattolica è la prima responsabile dell’invasione musulmana in Italia !

  25. da il 15 febbraio 2009 alle 11:11

    Io non vedo problema nel difendere la conquista, sottolineo conquista da difendere, dello stato laico aperto alla libertà di coscienza (e, con tashtego, mi domando sempre: che è? ) e atteggiamenti di pensiero che volgano cogliere l’ essenza comune tra gli individui (e già i fatto che ci cogliamo preminentemente come individui e non come popoli dice molto della penetrazione nell’immaginario della civiltà dei consumi). Il sentimento del sacro non è direttamente un dio presente e codificato, investe più la questione dell’essere che quella confessionale, fideistica Personalmente credo che un atteggiamento religioso nella lettura della realtà sia oggi l’unico che presenta ancora un qualche seme di eresia, di ricordo di alterità. Bene dice Alcor, e bene fa Filippo a ricordarci PPP, che dalla sua lettura poetica così concentrata sul FURTO del sacro (operato prima dal clero , ma che poi vede ladri ben più voraci) fu uno dei pochissimi che vide, e con dolore ammise che quel furto era perpretato
    dalla storia prima ancora che dalla “borghesia più ignorante d’Europa”. L’ orizzonte nichilista che ci aspetta se ne fotterà dell’ateo, del cattolico, del agnostico: ogni posizione di pensiero rischia di essere spazzata via perchè nell’immaginario, nel simbolico, la battaglia è già persa.



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