La seconda generazione: il vero capitale umano italiano

6 febbraio 2009
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Esploriamo una realtà nuova, apparsa evidente nelle recenti manifestazioni. Il grande numero di studenti di origine africana e asiatica delle medie superiori a Torino e a Milano. Leader e rappresentanti di istituto, futura clase dirigente del nostro paese, esprimono le loro idee e i desideri per il futuro.
Pubblicato su Alias, supplemento settimanale de “il manifesto”, il 10 Gennaio 2009. Testi di Paolo Hutter, reportage fotografico di Giovanni Hänninen.

Senza fare ricerche a tappeto, solo guardandoci intorno nei cortei e contattandoli a Torino e un po’ a Milano, ne abbiam trovati una decina: tra i protagonisti dell’Onda Junior negli istituti tecnici o professionali, ci sono ragazze e ragazzi di altre etnìe,  gli studenti nell’ambito della G2, la seconda generazione. Gli studenti medi superiori figli di immigrati extracomunitari,sono una realtà crescente e poco esplorata. Da anni si parlava della loro presenza nelle scuole dell’obbligo. E ora, quando riemerge dopo anni di letargo, ecco che il movimento degli studenti delle medie superiori vede alla sua testa anche ragazzi/e di origini  africane, magrebine o nere. Rappresentanti eletti nei consigli d’istituto o comunque leader di fatto. Non fanno gruppo, non si sentono dei fenomeni; i loro compagni bianchi italiani, interrogati in proposito rispondono quasi sempre nello stesso modo: “ Cosa c’è di strano? Ci affidiamo a chi è bravo, a chi si impegna, mica scegliamo in base al colore della pelle..” E così, senza farci caso, istituti come lo Steiner  di Milano, lo scientifico di Seregno,  lo Zerboni, il Giulio, di Torino, l’Erasmo di Nichelino hanno vissuto i primi piccoli casi Obama in Italia. Nei mesi della Lega imperversante al Governo, in queste e altre scuole, la maggioranza bianca -composta da italiani ma anche da rumeni,albanesi etc- ha dato fiducia e delega  a “esponenti” della minoranza di colore.

Sarah Kobba ha solo 15 anni, fa il secondo anno al professionale  Giulio di San Salvario a Torino. Nella sua classe, di cui era già rappresentante, gli stranieri sono la metà. Su spinta di amiche e professoresse è stata eletta nella consulta provinciale degli studenti. Figlia di un operaio (ora licenziato) e di una badante, non porta il velo come invece fa un’altra Sara, tunisina, del liceo Einstein che abbiamo conosciuto nei cortei. La famiglia di questa Sara è poco praticante, comunque in casa si parla arabo e si rispetta il Ramadan.

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Sara mussulmana figlia di genitori tunisini, studentessa dello scientifico Einstein di Torino.

Sull’andamento delle riunioni della consulta Sarah Kobba riferisce innanzitutto al nigeriano Jolli. Il leader  – animatore confidente fratello maggiore- del Giulio è stato il più votato tra i rappresentanti d’istituto. La esperienza con la multiculturale associazione Asai e nella chiesa evangelica  Redemption of Christ  – di cui, per ragioni familiari, è devoto adepto.-lo hanno predisposto all’impegno sociale. “La scuola dovrebbe essere come una seconda casa. Qui dentro  passiamo tantissime ore della nostra giornata. Sta a noi non considerarla come un ufficio, ma come qualcosa di vivo. Mi sto impegnando per laboratori pomeridiani di sport, cineforum e aule studio aperte anche al pomeriggio”.  Per il futuro le ambizioni sono alte: “vorrei dimostrare che un ragazzo di colore  può diventare dirigente di un’azienda importante.”  Gli sembra passato un secolo da quando, a 13 anni, una banda di ragazzini bianchi lo ha pestato chiamandolo sporco negro.Per Sarah come per Jolli come per tutti gli altri, la proposta delle classi separate per gli stranieri è stata una spinta fortissima a partecipare al movimento. “Non è per me, ma è la preoccupazione per i fratelli minori, per chi verrà.”

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Jolly di nazionalità nigeriana, rappresentante di istituto al Giulio di Torino

«Questo progetto è assolutamente razzista perché mira ad escludere quello che è uno dei fattori che più favorisce l’integrazione: lo stare insieme agli italiani”, dice David Johnson, è rappresentante d’istituto del Erasmo di Nichelino, oltre che pilastro del basket “Moncalieri”. La mamma di David è originaria del Togo, lui è nato a Torino nel 91 e tra poco a 18 anni opterà per la nazionalità italiana.

«Questo progetto è assolutamente razzista perché mira ad escludere quello che è uno dei fattori che più favorisce l’integrazione: lo stare insieme agli italiani.” Li scioperi li organizza con il compagno di banco somalo Ayanlè. All’istituto tecnico Zerboni i leader del movimento sono il marocchino Hamza Nouim e l’albanese Oltj Hysenai. Figlio dell’ex Imam della Moschea della Pace Hamza è un esempio di multiculturalità : fa parte dei Giovani Musulmani, ma anche del Doposcuola dell’Amicizia gestito da suore. I fratelli maggiori lavorano ma collaboreranno allo sforzo di mantenerlo all’Università: sarà il primo della famiglia e uno dei pochi dello Zerboni ad andarci.

Le cose saranno un po’ più semplici per Viviana Cissè, figlia di un senegalese e di un’insegnante italiana, liceale del Volta e Nogelminista accanita. Già lavora Yassin, studente serale del Galilei , attivista degli scioperi e anche aspirante musicista nel gruppetto Kous Kous Klan.

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Ashraf figlio di genitori marocchini, rappresentante di istituto allo Steiner di Milano, racconta la sua storia al centro sociale “Il Cantiere” di Milano.

All’istituto grafico Steiner di Milano è stato proprio lui, Hashraf, l’organizzatore degli sciopero, a definirsi “l’Obama dello Steiner.” Non è nero ma solo marocchino, e i genitori forse non sanno bene cosa sia il Centro Sociale il Cantiere che il ragazzo frequenta. Sanno però che se è soprannominato Hascisc è solo perché gli italiani fanno fatica a pronunciare bene il nome Hashraf. Alla piccola Onda della facoltà di Mediazione di Sesto San Giovanni la pakistana Mehjabeen è arrivata con alle spalle una esperienza da rappresentante d’istituto. Era stata eletta nel liceo scientifico di Seregno. Si sente a metà tra Italia e Pakistan, è riuscita a rifiutare un matrimonio combinato e l’abbiamo conosciuta mentre gestiva un incontro sulla riforma della scuola nella “moschea” di Desio. Che in molte scuole i ragazzi italiani scelgano o accettino come leader un figlio di immigrati è una cosa nuova e importante. Per male che vada, qualcuno di loro tra vent’anni farà parte della classe dirigente politica a livello locale.

Abbiamo chiesto a tre ragazzi di raccontarci quail sono le loro aspettative per il futuro e come vedono il loro ruolo di studenti in questo momento di grandi cambiamenti. Qui di seguito i loro saggi.

Viviana Cisse

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Viviana (al centro) di padre senegalese, studentessa al liceo Volta di Torino, durante una manifestazione studentesca a Torino

Sarebbe bello che il ministro Gelmini rinunciasse alla riforma sulla scuola, ma siccome sembra un utopia, mi auguro che nel 2009 riusciremo ad organizzarci per stroncare definitivamente questo decreto. Da quando a settembre ho iniziato a fare parte dell’Assemblea No Gelmini e poi del Ksa (Kollettivo Studenti Autorganizzati), ho  visto per la prima gli studenti prendere coscienza del mondo che li circonda e partecipare alla protesta che ha coinvolto tutti,  da studenti a insegnanti e da licei a professionali. Spero che nell’anno nuovo non si affievolisca questo spirito di lotta.

Mi piacerebbe anche che la gente fosse più sensibile agli immigrati e non facesse finta che non esistano. Quando quest’anno a Torino, la città in cui vivo, è morto un ragazzo nel Cpt perché non l’avevano soccorso, la maggior parte delle persone non se ne è neanche interessata perché “era un clandestino, non doveva neanche essere in Italia”. Dovrebbero capire che nessuno lascia la propria casa,affronta un durissimo viaggio per arrivare in Italia e rubare il lavoro agli italiani o commettere crimini.  Vorrei anche che  la gente si rendesse conto che le classi differenziate per gli stranieri  porteranno solo ad una maggior discriminazione e non all’integrazione, che può avvenire solo in classi miste.

Per quanto mi riguarda, spero di passare un buon anno, continuare a frequentare le assemblee degli studenti (scuola permettendo) e conquistare un di indipendenza dai miei genitori, magari trovandomi un lavoretto per fare le vacanze anche con i miei amici. Voglio anche migliorare in giocoleria e nel fare i murales.

Mejabeen Asghar

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Mehjabeen (al centro), figlia di genitori pakistani, attende l’inizio dell’incontro sulla riforma della scuola nella moschea di Desio.

Oggigiorno noi giovani guardiamo il futuro non con felicità e speranza ma con tristezza e angoscia e questo perché le condizioni attuali non ce lo permettono.

Io spero in un futuro e una vita migliore, ma andando avanti di questo passo, tutto risulterà molto più difficile.

Io frequento l’università Statale di Milano e con le riforme che vogliono attuare, anzi  che hanno già attuato, per le università, ho sempre l’ansia se riuscirò mai a finire i miei studi senza problemi e ulteriori complicazioni. La scuola è la base per formare nuovi talenti e con loro anche un futuro, e se ci vengono tolte queste basi. l’Italia non potrà avere dei giovani istruiti che lotteranno per migliorare il loro paese, fin quando non avranno a loro disposizione dei mezzi per farlo.

La società in cui viviamo  non potrà mai progredire fin quando le redini di questa  saranno nelle mani dei più grandi e solo italiani. Con ciò voglio dire che oggi parliamo sempre di più di una società multiculturale, ma quando si tratta di occupare posti di lavoro migliori, questi vengono assegnati solamente ai giovani italiani; in questo modo non viene data la possibilità ai ragazzi stranieri di integrarsi completamente nella società italiana, e ciò li porta ad essere pessimisti. Io sono stata sempre ben integrata e accettata nella scuola e spero di esserlo anche nel mondo del lavoro, e vorrei che questa speranza la avessero anche gli altri miei coetanei.

Rimane il fatto che ci aspetta un futuro dolente e pieno di ostacoli da superare, e certamente la situazione attuale non ci viene molto incontro.

Il mio sguardo verso il futuro, per ora rimane negativo, ma nello stesso tempo aspetto di trovare uno spiraglio di luce che ci porti tanta speranza e gioia per il futuro. Siamo noi giovani stranieri e  italiani di oggi che formeremo il futuro di domani, per questo ci serve tanto coraggio e buona volontà. Nel futuro spero di trovare una vita, una società e soprattutto una scuola migliore, e tutto ciò sarà possibile quando tutti noi decideremo di collaborare insieme, lasciando da parte l’orgoglio, che a volte non ci permette di fare ciò che veramente vorremmo.

David Johnson

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David, figlio di madre del Togo, partecipa ad una manifestazione studentesca a Torino.

Le aspettative o le speranze che un 17enne può avere dal nuovo anno sono 
tante, soprattutto se l’anno in questione viene dopo un anno ricco di 
avvenimenti significativi come è stato il 2008.
 Come “cittadino del mondo” la mia speranza è sicuramente che il nostro pianeta possa 
interrompere il declino ambientale che sta subendo. Sempre da questo punto 
vista globale, spero che un giorno, data l’impossibilità di farne a meno, 
tutte le persone diventino in grado di accettare le immigrazioni.
 Evitare che accadano (evitando cioè la nascita di motivi per cui una persona 
 debba lasciare il suo paese non evitare che entri nel proprio) è impossibile. 
 E appunto per questo motivo spero che i governi riescano a sfruttare a loro 
 favore questo fenomeno.
 Da un punto di vista più personale, come studente, spero che il nostro 
 governo possa comprendere quanto ha compromesso la possibilità di istruzione 
 a una parte di popolazione troppo numerosa! Le differenze sociali sono già 
troppo marcate e non andrebbero rese più insormontabili con questo tipo di provvedimenti e riforme.

Foto © Giovanni Hänninen 2008
In copertina, Irene (a destra) figlia di madre africana, studentessa del liceo Berti di Torino, durante una manifestazione studentesca.
Ha collaborato ai testi Simone Bauducco.

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8 Responses to La seconda generazione: il vero capitale umano italiano

  1. véronique vergé il 6 febbraio 2009 alle 10:47

    Ritratti bellissimi della giovinezza. Ho molto apprezzatto l’articolo e ringrazio Jan Reister per l’iniziativa.
    Notizia dalla Francia: l’università è in fermento ( sciopero e manifestazione).

  2. jan il 6 febbraio 2009 alle 12:19

    Grazie Véronique, ringraziamo Giovanni che mi ha proposto il reportage ed ha chiesto a Hutter per l’articolo.

  3. sparz il 6 febbraio 2009 alle 19:18

    molto molto interessante, Jan, grazie. Non avevo mai pensato abbastanza a questo fatto della G2. Particolarmente bello trovo quest’ultimo testo di David, denota una coscienza civile che vorrei tutti i ragazzi italiani avessero.

  4. silvio b. il 6 febbraio 2009 alle 19:59

    ma di quale paese state parlando?

  5. Carla il 6 febbraio 2009 alle 20:01

    Complimenti per il tema trattato, per le immagini, per tutto…
    si sta di fronte a una chiusura che necessità di essere
    divulgata e compresa.
    ciao

  6. maria v il 6 febbraio 2009 alle 20:15

    già, la seconda generazione: il più bel sorriso di questa vecchia Italia…

    ringrazio anch’io, mi ero persa quell’ Alias

  7. andrea ponso il 6 febbraio 2009 alle 20:48

    mi permetto di rinviare al lavoro che, con la redazione di Trickster (rivista del master di studi interculturali dell’Università di Padova) stiamo portando avanti proprio su tali tematiche… http://www.trickster.lettere.unipd.it

    grazie

    • jan reister il 9 febbraio 2009 alle 09:17

      E’ molto interessante Andrea Ponso. Cosa ti piacerebbe vedere pubblicato qui su Nazione Indiana, del molto materiale presente sul sito che hai segnalato?



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