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	Commenti a: 261 posti dove non posso andare	</title>
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		<title>
		Di: lorenzo carlucci		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/09/261-posti-dove-non-posso-andare/#comment-105491</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo carlucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 21:12:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=13998#comment-105491</guid>

					<description><![CDATA[caro gherardo, per non fare il discorso &quot;troppo lungo&quot;, commento in breve: tu dici &quot;l’esposizione dell’ordine è&quot;

(i) &quot;un richiamo al motore primo di qualunque operazione di senso ed alla sua natura d’incanto&quot;. 

dunque si tratta di &lt;i&gt;minimalismo&lt;/i&gt; (sentimentale, pacifico).

(ii) &quot;è anche un’indicazione di un’autorialità che non legittima la propria auctoritas in relazione con la capacità creativa, o rappresentativa, ma meramente sulla proposta di un ordine (tra i tanti).&quot;

dunque si tratta di &lt;i&gt;minimalismo&lt;/i&gt;, non sentimentale, non pacifico: si tratta di &lt;i&gt;critica&lt;/i&gt; a una certa forma (diffusa) di legittimazione dell&#039;autorialità, e implicitamente di una &quot;condanna&quot; della stessa.

poi scrivi: &quot;e qui si dovrebbe tornare al concetto di installazione e alle letture “anarchiche”&quot;. &lt;i&gt;anarchiche&lt;/i&gt;? scusa ma non hai detto che la condanna dell&#039;ordine non c&#039;entrava niente? 

saluti, 
lorenzo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro gherardo, per non fare il discorso &#8220;troppo lungo&#8221;, commento in breve: tu dici &#8220;l’esposizione dell’ordine è&#8221;</p>
<p>(i) &#8220;un richiamo al motore primo di qualunque operazione di senso ed alla sua natura d’incanto&#8221;. </p>
<p>dunque si tratta di <i>minimalismo</i> (sentimentale, pacifico).</p>
<p>(ii) &#8220;è anche un’indicazione di un’autorialità che non legittima la propria auctoritas in relazione con la capacità creativa, o rappresentativa, ma meramente sulla proposta di un ordine (tra i tanti).&#8221;</p>
<p>dunque si tratta di <i>minimalismo</i>, non sentimentale, non pacifico: si tratta di <i>critica</i> a una certa forma (diffusa) di legittimazione dell&#8217;autorialità, e implicitamente di una &#8220;condanna&#8221; della stessa.</p>
<p>poi scrivi: &#8220;e qui si dovrebbe tornare al concetto di installazione e alle letture “anarchiche”&#8221;. <i>anarchiche</i>? scusa ma non hai detto che la condanna dell&#8217;ordine non c&#8217;entrava niente? </p>
<p>saluti,<br />
lorenzo</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gherardo bortolotti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/09/261-posti-dove-non-posso-andare/#comment-105490</link>

		<dc:creator><![CDATA[gherardo bortolotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 20:53:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;ed è forse questo tentativo di recuperare l’ordine proprio mentre se ne indica limpossibilità, o pure di sfruttare l’ordine come strumento di senso proprio mentre se ne vuole denunciare la vacuità, uno dei tratti che rendono ai miei occhi più problematiche le scritture di questa famiglia.&quot;

la mia impressione è che dài per scontato che ci sia una &quot;condanna&quot; dell&#039;ordine intrinseca nell&#039;esposizione dello stesso. assunto sbagliato, in effetti. l&#039;esposizione dell&#039;ordine è un richiamo al motore primo di qualunque operazione di senso ed alla sua natura d&#039;incanto (per riprendere la citazione da foucault). non solo: l&#039;esposizione dell&#039;ordine è anche un&#039;indicazione di un&#039;autorialità che non legittima la propria auctoritas in relazione con la capacità creativa, o rappresentativa, ma meramente sulla proposta di un ordine (tra i tanti). e qui si dovrebbe tornare al concetto di installazione e alle letture &quot;anarchiche&quot; ma il discorso si farebbe troppo lungo.

i generatori: sto cercando di scaricare polygen con il mulo e nel frattempo segnalo a mia volta http://www.malevole.com/mv/misc/text/ e soprattutto il mitico http://www.random.org/ (specializzato in stringhe più che testi).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;ed è forse questo tentativo di recuperare l’ordine proprio mentre se ne indica limpossibilità, o pure di sfruttare l’ordine come strumento di senso proprio mentre se ne vuole denunciare la vacuità, uno dei tratti che rendono ai miei occhi più problematiche le scritture di questa famiglia.&#8221;</p>
<p>la mia impressione è che dài per scontato che ci sia una &#8220;condanna&#8221; dell&#8217;ordine intrinseca nell&#8217;esposizione dello stesso. assunto sbagliato, in effetti. l&#8217;esposizione dell&#8217;ordine è un richiamo al motore primo di qualunque operazione di senso ed alla sua natura d&#8217;incanto (per riprendere la citazione da foucault). non solo: l&#8217;esposizione dell&#8217;ordine è anche un&#8217;indicazione di un&#8217;autorialità che non legittima la propria auctoritas in relazione con la capacità creativa, o rappresentativa, ma meramente sulla proposta di un ordine (tra i tanti). e qui si dovrebbe tornare al concetto di installazione e alle letture &#8220;anarchiche&#8221; ma il discorso si farebbe troppo lungo.</p>
<p>i generatori: sto cercando di scaricare polygen con il mulo e nel frattempo segnalo a mia volta <a href="http://www.malevole.com/mv/misc/text/" rel="nofollow ugc">http://www.malevole.com/mv/misc/text/</a> e soprattutto il mitico <a href="http://www.random.org/" rel="nofollow ugc">http://www.random.org/</a> (specializzato in stringhe più che testi).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Ivan		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/09/261-posti-dove-non-posso-andare/#comment-105487</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ivan]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 20:01:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dimenticavo.. Complimenti

Ivan]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dimenticavo.. Complimenti</p>
<p>Ivan</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Ivan		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/09/261-posti-dove-non-posso-andare/#comment-105477</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ivan]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 18:34:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;E&#039; noto quanto vi sia di sconcertante nella prossimità degli estremi, o anche semplicemente nella vicinanza improvvisa delle cose senza rapporto; l&#039;enumerazione che le fa cozzare le une contro le altre possiede in sè un potere d&#039;incantesimo&quot; 
E ancora precedentemente &quot;ciò che sopravanza ogni immaginazione ... è soltanto la serie alfabetica (a, b, c, d)&quot; - in questo caso numerica.
Michel Foucault &quot;Le Parole e le Cose&quot; , commentando Borges.

Anche io sono stato un po&#039; perplesso pensando al generatore (pur ben comprendendo le ragioni dell&#039;esercizio), ma sicuramente è buono il lavoro di traduzione.

Ivan Fassio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;E&#8217; noto quanto vi sia di sconcertante nella prossimità degli estremi, o anche semplicemente nella vicinanza improvvisa delle cose senza rapporto; l&#8217;enumerazione che le fa cozzare le une contro le altre possiede in sè un potere d&#8217;incantesimo&#8221;<br />
E ancora precedentemente &#8220;ciò che sopravanza ogni immaginazione &#8230; è soltanto la serie alfabetica (a, b, c, d)&#8221; &#8211; in questo caso numerica.<br />
Michel Foucault &#8220;Le Parole e le Cose&#8221; , commentando Borges.</p>
<p>Anche io sono stato un po&#8217; perplesso pensando al generatore (pur ben comprendendo le ragioni dell&#8217;esercizio), ma sicuramente è buono il lavoro di traduzione.</p>
<p>Ivan Fassio</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: lorenzo carlucci		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/09/261-posti-dove-non-posso-andare/#comment-105476</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo carlucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 18:26:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=13998#comment-105476</guid>

					<description><![CDATA[caro marco mi rendo conto di aver probabilmente sovrainterpretato il tuo commento. chissà perché ho pensato che secondo te fosse proprio la struttura a lista del testo a far sì che esso favorisse una lettura &quot;non lineare&quot; o a &quot;reticolo&quot;. invece tu non dai queste ragioni (non dai nemmeno altre ragioni).  se così fosse stato, sostituire &quot;sequenziale&quot; a &quot;lineare&quot; non sufficiente. perché mai, infatti, una lista - ordinata numericamente per di più - non dovrebbe indurre una lettura sequenziale? anzi sembra proprio invitarla. anche se l&#039;accesso agli elementi della lista fosse casuale, la lista imporrebbe, &lt;i&gt;per ogni scelta arbitraria del punto iniziale&lt;/i&gt;, la lettura sequenziale di un segmento, di una sottolista. l&#039;unica informazione che l&#039;ordinamento in lista degli elementi aggiunge alla semplice successione degli elementi sembra essere questa: quando leggo il frammento 41, &lt;i&gt;so&lt;/i&gt; che esso è preceduto da altri 40, e quando leggo in sequenza i frammenti 5,6,7,8, l&#039;informazione si accumula a ogni passo, così che il senso di 5 e 6 appena letti modifica il senso che do a 7. immaginiamo lo stesso testo proposto in altra forma: ogni elemento soltanto separato da un punto, senza nemmeno salti di riga. questo offrirebbe una struttura &lt;i&gt;meno determinata&lt;/i&gt; al lettore, non una struttura più ordinata. non vedo perché quest&#039;ultima presentazione &lt;i&gt;meno strutturata&lt;/i&gt; vincolerebbe &lt;i&gt;di più&lt;/i&gt; il lettore a una lettura sequenziale piuttosto che casuale e parziale. 

ciò detto, ho provato a motivare in modo differente la tua osservazione, e l&#039;ho trovata fondata in due altri aspetti del testo, in larga parte indipendenti (con qualche grado di problematicità) dalla struttura di lista: (1) la &lt;i&gt;numerazione&lt;/i&gt; degli elementi e (2) l&#039;&lt;i&gt;omogeneità&lt;/i&gt; formale degli stessi. la numerazione degli elementi dà a ciascun elemento uno statuto di indipendenza rispetto agli altri, ne sottolinea l&#039;autonomia di senso, ne fa una tessera che può stare da sé oppure accostata alle altre, invita dunque alla ricombinazione. questo avverrebbe anche se gli elementi fossero individuati (etichettati) non con numeri e non sequenzialmente non in lista ordinata sequenziale). il secondo aspetto, l&#039;omogeneità formale degli elementi, invita anch&#039;esso alla composizione, vieppiù perché ciascun elemento, preso da solo, è deliberatamente mantenuto al limite dell&#039;insignificante. l&#039;indipendenza e l&#039;omogeneità degli elementi entrambe permettono e facilitano una lettura &quot;spiluccata&quot; come dici tu, ossia la possibilità di iniziare a leggere da un punto qualunque e di fermarsi quando si vuole. mi sono così reso conto che la tua osservazione era assai fondata (anche se non so se tu la fonderesti sulle stesse ragioni), ma che la struttura di lista non è essenziale. 

anzi, a questo punto mi chiedo: qual è &lt;i&gt;la vera funzione testuale&lt;/i&gt; della struttura di lista in questo caso? c&#039;è forse un &lt;i&gt;tradeoff&lt;/i&gt; tra la possibilità di avere un testo che invita e favorisce una lettura &quot;libera&quot; e l&#039;imposizione di una determinata (meta)struttura? c&#039;è forse un prezzo pagato per questa &#039;garantita possibilità di libertà&#039;? in qualche modo mi sembra di sì: la struttura di lista ordinata è assai &lt;i&gt;invadente&lt;/i&gt;, e non è l&#039;unica struttura a garantire il requisito di indipendenza dei frammenti. in qualche modo la guadagnata indipendenza dei singoli frammenti si paga con l&#039;imposizione di un ordine preferenziale tra i frammenti. perché i numeri ci sono, e sono in ordine crescente: una lettura sequenziale è suggerita, invitata, se non imposta. mi chiedo allora: cosa fa propendere l&#039;autore per una struttura ordinata linearmente e sequenzialmente come quella numerica 1,2,3,... piuttosto che per una struttura ad albero (1, 1.1, 1.2, ... 2, 2.1, ....)? o davvero a reticolo? oppure ordinata con un qualunque ordine parziale o totale di qualsivoglia complessità? mi rispondo così: scegliere una qualunque di queste strutture d&#039;ordine sarebbe letto come una forma di massimalismo inaccettabile. è il minimalismo a decidere qui: la lista ordinata 1,2,3, ... è il minimo &lt;i&gt;commitment&lt;/i&gt; all&#039;ordine. anzi, è l&#039;ordinamento, la minimale metafora dell&#039;ordine. imporne un&#039;altra sarebbe percepita come una scelta troppo condizionante, come una presunzione dell&#039;autore, come una forzatura. ma allora perché imporre una struttura di lista ordinata piuttosto che &lt;i&gt;nessuna struttura&lt;/i&gt;? d&#039;accordo, la lista garantisce l&#039;indipendenza degli elementi, ma in questo senso è un &lt;i&gt;overkill&lt;/i&gt; (si potrebbe usare un&#039;etichettatura omogenea non ordinata, e.g., un asterisco). mi spiego la cosa così: usando l&#039;ordine ci si appoggia su una struttura che (si presume) ha un forte impatto di condizionamento psicologico, su una struttura che anzi allude al condizionamento psicologico, alla serialità, alla produzione in serie, al capitalismo industriale e via dicendo. imponendo una struttura di lista a una serie di frammenti omogenei e legati tra loro soltanto da un isomorfismo sintattico e da una afferenza a uno stesso campo semantico, ma affatto privi di un ordine interno di senso, generati da un agente non intenzionale, quel che si vuole ottenere è una vanificazione del condizionamento psicologico, una indicazione di crisi della struttura ordinata, un neutralizzamento dell&#039;ordine imposto da un ordinamento sequenziale. si vuole dire: la lista non ha senso, perché gli elementi che vengono listati sono assolutamente omogenei, non strutturati in un ordine di senso (narrazione, argomento, gerarchia). ma, allo stesso tempo, si sfrutta - per ciò che riguarda l&#039;effetto letterario - la struttura di lista per dare senso a frammenti che sono di per sé al limite dell&#039;insignificante (e, in questo caso, non intenzionali). 

qui mi pare che ci sia davvero un &lt;i&gt;tradeoff&lt;/i&gt;. ed è forse questo tentativo di recuperare l&#039;ordine proprio mentre se ne indica limpossibilità, o pure di sfruttare l&#039;ordine come strumento di senso proprio mentre se ne vuole denunciare la vacuità, uno dei tratti che rendono ai miei occhi più problematiche le scritture di questa famiglia. 

&quot;Yes you who must leave everything that you cannot control&quot; 
(Leonard Cohen, Sisters of Mercy)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro marco mi rendo conto di aver probabilmente sovrainterpretato il tuo commento. chissà perché ho pensato che secondo te fosse proprio la struttura a lista del testo a far sì che esso favorisse una lettura &#8220;non lineare&#8221; o a &#8220;reticolo&#8221;. invece tu non dai queste ragioni (non dai nemmeno altre ragioni).  se così fosse stato, sostituire &#8220;sequenziale&#8221; a &#8220;lineare&#8221; non sufficiente. perché mai, infatti, una lista &#8211; ordinata numericamente per di più &#8211; non dovrebbe indurre una lettura sequenziale? anzi sembra proprio invitarla. anche se l&#8217;accesso agli elementi della lista fosse casuale, la lista imporrebbe, <i>per ogni scelta arbitraria del punto iniziale</i>, la lettura sequenziale di un segmento, di una sottolista. l&#8217;unica informazione che l&#8217;ordinamento in lista degli elementi aggiunge alla semplice successione degli elementi sembra essere questa: quando leggo il frammento 41, <i>so</i> che esso è preceduto da altri 40, e quando leggo in sequenza i frammenti 5,6,7,8, l&#8217;informazione si accumula a ogni passo, così che il senso di 5 e 6 appena letti modifica il senso che do a 7. immaginiamo lo stesso testo proposto in altra forma: ogni elemento soltanto separato da un punto, senza nemmeno salti di riga. questo offrirebbe una struttura <i>meno determinata</i> al lettore, non una struttura più ordinata. non vedo perché quest&#8217;ultima presentazione <i>meno strutturata</i> vincolerebbe <i>di più</i> il lettore a una lettura sequenziale piuttosto che casuale e parziale. </p>
<p>ciò detto, ho provato a motivare in modo differente la tua osservazione, e l&#8217;ho trovata fondata in due altri aspetti del testo, in larga parte indipendenti (con qualche grado di problematicità) dalla struttura di lista: (1) la <i>numerazione</i> degli elementi e (2) l&#8217;<i>omogeneità</i> formale degli stessi. la numerazione degli elementi dà a ciascun elemento uno statuto di indipendenza rispetto agli altri, ne sottolinea l&#8217;autonomia di senso, ne fa una tessera che può stare da sé oppure accostata alle altre, invita dunque alla ricombinazione. questo avverrebbe anche se gli elementi fossero individuati (etichettati) non con numeri e non sequenzialmente non in lista ordinata sequenziale). il secondo aspetto, l&#8217;omogeneità formale degli elementi, invita anch&#8217;esso alla composizione, vieppiù perché ciascun elemento, preso da solo, è deliberatamente mantenuto al limite dell&#8217;insignificante. l&#8217;indipendenza e l&#8217;omogeneità degli elementi entrambe permettono e facilitano una lettura &#8220;spiluccata&#8221; come dici tu, ossia la possibilità di iniziare a leggere da un punto qualunque e di fermarsi quando si vuole. mi sono così reso conto che la tua osservazione era assai fondata (anche se non so se tu la fonderesti sulle stesse ragioni), ma che la struttura di lista non è essenziale. </p>
<p>anzi, a questo punto mi chiedo: qual è <i>la vera funzione testuale</i> della struttura di lista in questo caso? c&#8217;è forse un <i>tradeoff</i> tra la possibilità di avere un testo che invita e favorisce una lettura &#8220;libera&#8221; e l&#8217;imposizione di una determinata (meta)struttura? c&#8217;è forse un prezzo pagato per questa &#8216;garantita possibilità di libertà&#8217;? in qualche modo mi sembra di sì: la struttura di lista ordinata è assai <i>invadente</i>, e non è l&#8217;unica struttura a garantire il requisito di indipendenza dei frammenti. in qualche modo la guadagnata indipendenza dei singoli frammenti si paga con l&#8217;imposizione di un ordine preferenziale tra i frammenti. perché i numeri ci sono, e sono in ordine crescente: una lettura sequenziale è suggerita, invitata, se non imposta. mi chiedo allora: cosa fa propendere l&#8217;autore per una struttura ordinata linearmente e sequenzialmente come quella numerica 1,2,3,&#8230; piuttosto che per una struttura ad albero (1, 1.1, 1.2, &#8230; 2, 2.1, &#8230;.)? o davvero a reticolo? oppure ordinata con un qualunque ordine parziale o totale di qualsivoglia complessità? mi rispondo così: scegliere una qualunque di queste strutture d&#8217;ordine sarebbe letto come una forma di massimalismo inaccettabile. è il minimalismo a decidere qui: la lista ordinata 1,2,3, &#8230; è il minimo <i>commitment</i> all&#8217;ordine. anzi, è l&#8217;ordinamento, la minimale metafora dell&#8217;ordine. imporne un&#8217;altra sarebbe percepita come una scelta troppo condizionante, come una presunzione dell&#8217;autore, come una forzatura. ma allora perché imporre una struttura di lista ordinata piuttosto che <i>nessuna struttura</i>? d&#8217;accordo, la lista garantisce l&#8217;indipendenza degli elementi, ma in questo senso è un <i>overkill</i> (si potrebbe usare un&#8217;etichettatura omogenea non ordinata, e.g., un asterisco). mi spiego la cosa così: usando l&#8217;ordine ci si appoggia su una struttura che (si presume) ha un forte impatto di condizionamento psicologico, su una struttura che anzi allude al condizionamento psicologico, alla serialità, alla produzione in serie, al capitalismo industriale e via dicendo. imponendo una struttura di lista a una serie di frammenti omogenei e legati tra loro soltanto da un isomorfismo sintattico e da una afferenza a uno stesso campo semantico, ma affatto privi di un ordine interno di senso, generati da un agente non intenzionale, quel che si vuole ottenere è una vanificazione del condizionamento psicologico, una indicazione di crisi della struttura ordinata, un neutralizzamento dell&#8217;ordine imposto da un ordinamento sequenziale. si vuole dire: la lista non ha senso, perché gli elementi che vengono listati sono assolutamente omogenei, non strutturati in un ordine di senso (narrazione, argomento, gerarchia). ma, allo stesso tempo, si sfrutta &#8211; per ciò che riguarda l&#8217;effetto letterario &#8211; la struttura di lista per dare senso a frammenti che sono di per sé al limite dell&#8217;insignificante (e, in questo caso, non intenzionali). </p>
<p>qui mi pare che ci sia davvero un <i>tradeoff</i>. ed è forse questo tentativo di recuperare l&#8217;ordine proprio mentre se ne indica limpossibilità, o pure di sfruttare l&#8217;ordine come strumento di senso proprio mentre se ne vuole denunciare la vacuità, uno dei tratti che rendono ai miei occhi più problematiche le scritture di questa famiglia. </p>
<p>&#8220;Yes you who must leave everything that you cannot control&#8221;<br />
(Leonard Cohen, Sisters of Mercy)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Marco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/09/261-posti-dove-non-posso-andare/#comment-105466</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 16:41:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=13998#comment-105466</guid>

					<description><![CDATA[a Lorenzo:

direi: si può sostituire &quot;sequenziale&quot; a &quot;lineare&quot;. 

intendendo: testi come quello di Gherardo si possono assai legittimamente leggere a salti, non in sequenza.
questo risponde forse alla prima domanda.

sulla seconda: alcune strutture (un certo tipo di romanzo, racconto, poema epico) meno facilmente si prestano a una lettura anarchica e a salti. 

&lt;em&gt;Il sentiero dei nidi di ragno&lt;/em&gt; alla fin fine è più ragionevole leggerlo di fila dalla prima all&#039;ultima pagina. &lt;em&gt;Le città&lt;/em&gt; invece possono felicemente indurre altre strategie di lettura.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a Lorenzo:</p>
<p>direi: si può sostituire &#8220;sequenziale&#8221; a &#8220;lineare&#8221;. </p>
<p>intendendo: testi come quello di Gherardo si possono assai legittimamente leggere a salti, non in sequenza.<br />
questo risponde forse alla prima domanda.</p>
<p>sulla seconda: alcune strutture (un certo tipo di romanzo, racconto, poema epico) meno facilmente si prestano a una lettura anarchica e a salti. </p>
<p><em>Il sentiero dei nidi di ragno</em> alla fin fine è più ragionevole leggerlo di fila dalla prima all&#8217;ultima pagina. <em>Le città</em> invece possono felicemente indurre altre strategie di lettura.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sarmizegetusa		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/09/261-posti-dove-non-posso-andare/#comment-105464</link>

		<dc:creator><![CDATA[sarmizegetusa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 16:03:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=13998#comment-105464</guid>

					<description><![CDATA[Certo se si parla di generatori non si può non citare il Polygen (che, noto, parrebbe scomparso dalla rete), che tra le tante funzioni, generava anche sublimi &quot;commenti del dopopartita&quot;, insulti, &quot;romanzi di Melissa P.&quot; e &quot;pubblicità unieuro&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Certo se si parla di generatori non si può non citare il Polygen (che, noto, parrebbe scomparso dalla rete), che tra le tante funzioni, generava anche sublimi &#8220;commenti del dopopartita&#8221;, insulti, &#8220;romanzi di Melissa P.&#8221; e &#8220;pubblicità unieuro&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/09/261-posti-dove-non-posso-andare/#comment-105459</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 14:08:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Madeleine, perdonami, non avevo letto il tuo commento.

Grazie mille, è sempre dolce essere apprezzata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Madeleine, perdonami, non avevo letto il tuo commento.</p>
<p>Grazie mille, è sempre dolce essere apprezzata.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: giada		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/09/261-posti-dove-non-posso-andare/#comment-105441</link>

		<dc:creator><![CDATA[giada]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 11:29:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Breton-Perec-Editrice Nord- Bartezzaghi-Ludus-He Man- Cui prodest]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Breton-Perec-Editrice Nord- Bartezzaghi-Ludus-He Man- Cui prodest</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: lorenzo carlucci		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/09/261-posti-dove-non-posso-andare/#comment-105439</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo carlucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 11:10:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[trovo strano il commento di marco qui sopra. la lista è una struttura eminentemente lineare, quindi non capisco perché mai favorirebbe od offrirebbe più d&#039;un&#039;altra struttura &quot;la libertà di una lettura non lineare&quot; come suggerisce marco. sopratutto non capisco come una lista possa offrire più d&#039;un&#039;altra struttura, la possibilità di una lettura reticolare. 

saluti,
lorenzo carlucci]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>trovo strano il commento di marco qui sopra. la lista è una struttura eminentemente lineare, quindi non capisco perché mai favorirebbe od offrirebbe più d&#8217;un&#8217;altra struttura &#8220;la libertà di una lettura non lineare&#8221; come suggerisce marco. sopratutto non capisco come una lista possa offrire più d&#8217;un&#8217;altra struttura, la possibilità di una lettura reticolare. </p>
<p>saluti,<br />
lorenzo carlucci</p>
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