La rivoluzione di un padre

9 febbraio 2009
Pubblicato da

di Roberto Saviano

Beppino Englaro, il papà di Eluana, sta dando forza e senso alle istituzioni italiane e alla possibilità che un cittadino del nostro Paese, nonostante tutto, possa ancora sperare nelle leggi e nella giustizia. Ciò credo debba essere evidente anche per chi non accetta di voler sospendere uno stato vegetativo permanente e ritiene che ogni forma di vita, anche la più inerte, debba essere tutelata.
Mi sono chiesto perché Beppino Englaro, come qualcuno del resto gli aveva suggerito, non avesse ritenuto opportuno risolvere tutto “all’italiana”. Molti negli ospedali sussurrano: “Perché farne una battaglia simbolica? La portava in Olanda e tutto si risolveva”. Altri ancora consigliavano il solito metodo silenzioso, due carte da cento euro a un’infermiera esperta e tutto si risolveva subito e in silenzio.
Come nel film “Le invasioni barbariche”, dove un professore canadese ormai malato terminale e in preda a feroci dolori si raccoglie con amici e familiari in una casa su un lago e grazie al sostegno economico del figlio e a una brava infermiera pratica clandestinamente l’eutanasia.
Mi chiedo perché e con quale spirito accetta tutto questo clamore. Perché non prende esempio da chi silenziosamente emigra alla ricerca della felicità, sempre che le proprie finanze glielo permettano. Alla ricerca di tecniche di fecondazione in Italia proibite o alla ricerca di una fine dignitosa. Con l’amara consapevolezza che oramai non si emigra dall’Italia solo per trovare lavoro, ma anche per nascere e per morire. Nella vicenda Englaro ritornano sotto veste nuova quelle formule lontane e polverose che ci ripetevano all’università durante le lezioni di filosofia.
Il principio kantiano: “Agisci in modo che tu possa volere che la massima delle tue azioni divenga universale” si fa carne e sudore. E forse solo in questa circostanza riesci a spiegarti la storia di Socrate e capisci solo ora dopo averla ascoltata migliaia di volte perché ha bevuto la cicuta e non è scappato. Tutto questo ritorna attuale e risulta evidente che quel voler restare, quella via di fuga ignorata, anzi aborrita, è molto più di una campagna a favore di una singola morte dignitosa, è una battaglia in difesa della vita di tutti. E per questo Beppino, nonostante il suo dramma privato, ha dovuto subire l’accusa di essere un padre che vuole togliere acqua e cibo alla propria figlia, contro coloro che dileggiano la Suprema Corte e contro chi minaccia sanzioni e ritorsioni per le Regioni che accettino di accogliere la sua causa, nel pieno rispetto di una sentenza della Corte di cassazione.
L’unica risposta che ho trovato a questa domanda, la più plausibile, è che la lotta quotidiana di Beppino Englaro non sia solo per Eluana, sua figlia, ma anche e soprattutto in difesa del Diritto, perché è chiaro che la vita del Diritto è diritto alla vita. Beppino Englaro con la sua battaglia sta aprendo una nuova strada, sta dimostrando che in Italia si può e si deve restare utilizzando gli strumenti che la democrazia mette a disposizione. In Italia non esiste nulla di più rivoluzionario della certezza del Diritto. E mi viene in mente che tutelare la certezza dei diritti, la certezza dei crediti, costituirebbe la stangata definitiva all’economia criminale. Se fosse possibile, nella mia terra, rivolgersi a un tribunale per veder riconosciuto, in un tempo congruo, la fondatezza del proprio diritto, non si avvertirebbe certo il bisogno di ricorrere a soluzioni altre. Beppino questo sta dimostrando al Paese. Non sarebbe necessario ricorrere al potere di dissuasione delle organizzazioni criminali, che al Sud hanno il monopolio, illegale, nel fruttuoso business del recupero crediti.
E a lui il merito di aver insegnato a questo Paese che è ancora possibile rivolgersi alle istituzioni e alla magistratura per vedere affermati i propri diritti in un momento di profonda e tangibile sfiducia. E nonostante tutte le traversie burocratiche, è lì a dimostrare che nel diritto deve esistere la possibilità di trovare una soluzione.
Per una volta in Italia la coscienza e il diritto non emigrano. Per una volta non si va via per ottenere qualcosa, o soltanto per chiederla. Per una volta non si cerca altrove di essere ascoltati Qualsiasi cittadino italiano, comunque la pensi non può non considerare Beppino Englaro un uomo che sta restituendo al nostro Paese quella dignità che spesso noi stessi gli togliamo.
Immagino che Beppino Englaro, guardando la sua Eluana, sappia che il dolore di sua figlia è il dolore di ogni singolo individuo che lotta per l’affermazione dei propri diritti. Se avesse agito in silenzio, trovando scorciatoie a lui sarebbe rimasto forse solo il suo dolore. Rivolgendosi al diritto, combattendo all’interno delle istituzioni e con le istituzioni, chiedendo che la sentenza della Suprema Corte sia rispettata, ha fatto sì, invece, che il dolore per una figlia in coma da 17 anni, smettesse di essere un dolore privato e diventasse anche il mio, il nostro, dolore. Ha fatto riscoprire una delle meraviglie dimenticate del principio democratico, l’empatia. Quando il dolore di uno è il dolore di tutti. E così il diritto di uno diviene il diritto di tutti.

pubblicato su “La Repubblica”, il 23.1.2009.

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90 Responses to La rivoluzione di un padre

  1. Giocatore d'Azzardo il 9 febbraio 2009 alle 01:22

    Il vizio di fondo di questa vicenda è che, come è successo per Welby, come è successo per i DICO, come purtroppo capita per tutte le questioni sociali che, in un modo o nell’altro coinvolgono l’aspetto religioso, questo paesucolo non ha risposte che non siano la reazione isolata del normale cittadino esasperato.
    Personalmente non condivido la scelta del signor Englaro, ma non è questo il punto: il punto è la mancanza di un progetto politico che, una volta per tutte, riesca a ragionare sganciato dalla religione. Dov’è?

    Tempo 2 settimane e questa vicenda finirà nel dimenticatoio, come le altre e fino al prossimo caso da giornale e articoli e servizi e manifestazioni e tutte quelle italiche ipocrisie che non portano mai da nessuna parte: come questo articolo. Un articolo serio avrebbe chiesto conto, alla parte politica che dovrebbe sostenere queste cause, della loro latitanza e non coccodrillare l’esaltazione del martire che va contro il sistema e vince. Compitino da liceo.

    Blackjack.

  2. gianluca g. il 9 febbraio 2009 alle 02:05

    empatia… ecco appunto. utopia. e per 17 anni? dov’era? non so. continuo a sragionare. immaginare umanità come dovere. politica religione e calcio come hobby.

  3. véronique vergé il 9 febbraio 2009 alle 09:01

    Bellissimo articolo di Roberto Saviano che mette sotto la luce la dignità e il coraggio di un padre. Un esempio di nobiltà perché affronta la legge, dà una voce a una lotta non solitaria, ma accompagnata da mille voci.

  4. Theodor il 9 febbraio 2009 alle 10:19

    Saviano scrive: “In Italia non esiste nulla di più rivoluzionario della certezza del Diritto”.

    Se la rivoluzione sta nel diritto e nella sua certezza siamo proprio messi male qui in Italia. Magari ci fosse qui in Italia la certezza del diritto.
    Questo caso singolare, che mi vede favorevole a quello che sta facendo Englaro, non lo si può trasformare in un universale. E, a conti fatti, finirà per ritorcersi contro chi vorrebbe affermare il principio individuale della autodeterminazione sulla propria vita. Non è certo colpa di Englaro naturalmente, lui fa quello che la sua coscienza gli ha dettato e confortato da una sentenza giuridica. Ma rimango pessimista. Noi non stiamo in Italia. Noi stiamo in Vaticano!

  5. effeffe il 9 febbraio 2009 alle 10:32

    “Solo chi si sperimenta come persona, come totalità che possiede un senso, può capire altre persone”; se no “ci rinchiudiamo nella prigione della nostra particolarità; gli altri ci diventano un enigma oppure, ancora peggio, li modelliamo a nostra immagine e distorciamo così la verità”

    Edith Stein, une catholique pas comme les autres

  6. plessus il 9 febbraio 2009 alle 10:33

    @ blackjack: il progetto politico sganciato dalla religione è naufragato alle ultime elezioni per mille motivi. Qui Saviano eprime il proprio pensiero sulla vicenda umana e pertinente al diritto individuale e universale, andando oltre il semplice chieder conto della latitanza delle forze politiche e mettendo in luce in una frase “In Italia non esiste nulla di più rivoluzionario della certezza del Diritto” di quanti anni luce siamo indietro rispetto ad altre grandi (e piccole) democrazie occidentali.
    Un j’accuse a Veltroni e/p Berlusconi (per dire) in questo articolo sarebbe stato abbastanza fuori luogo.
    Trovo inoltre contraddittorio che affermi che la vicenda cadrà presto nel dimenticatoio come le precedenti, che invece tu stesso hai ricordato e che non hai dimenticato come me e molti altri.
    Credo infine sia piuttosto curioso che giudichi negativamente l’articolo senza spiegarci, se non tramite una negazione, cosa ne pensi tu in merito all’argomento.
    Da parte mia, non posso che apprezzare le parole di Saviano e continuare a sostenere la battaglia in favore del testamento biologico e dell’eutanasia regolamentati dalla legge.

  7. matteo il 9 febbraio 2009 alle 10:34

    è proprio questo il problema, non c’è alcun progetto politico, di nessun tipo, solo salumieri d’alto bordo, ragionieri prezzolati e una corte di questuanti.
    in italia, oggi, ad avere un progetto politico è proprio lo stato del vaticano, e lo persegue con tutti i mezzi.

  8. renatamorresi il 9 febbraio 2009 alle 10:35

    “Per una volta in Italia la coscienza e il diritto non emigrano…Beppino Englaro [è] un uomo che sta restituendo al nostro Paese quella dignità che spesso noi stessi gli togliamo.”

    Grazie

    r

  9. Paolo Mossetti il 9 febbraio 2009 alle 10:48

    Il coraggio di Englaro è tutto in quella frase: “Venite a vedere voi, con i vostri occhi, come sta DAVVERO mia figlia”…Credevo non si sarebbe mai giunti a tanto.
    Eppure è così, in un momento che ricorderemo tutti, d’ora in poi, nella battaglia per il diritto laico e civile di questo Paese.

    Il coraggio di Englaro però gli costerà caro:
    i NAS sequestreranno i locali dov’è tenuta Eluana.
    Gli effetti del ddl potrebbero togliergli, e per sempre, il tutoraggio (cioè la custodia) della figlia, che a questo punto potrebbe continuare a restare vegetale fino al prossimo cambio di governo….
    …tra altri 17 anni forse…

    Chi oserà più fare come Englaro: rendere pubblica, universale la propria battaglia?

  10. bill (sì, proprio io) il 9 febbraio 2009 alle 10:52

    Credo sia bene leggere anche questo articolo di Genna:

    http://www.carmillaonline.com/archives/2009/02/002934.html#002934

  11. bill (sì, proprio io) il 9 febbraio 2009 alle 11:03

    Il mio pensiero è che in questa vicenda si mostra in interezza il volto sadiano del potere: il disinteresse assoluto per qualsiasi cosa possa Essere, l’interesse onnivoro e concentrato sul corpo, sul suo possesso, sulla sua disciplina, sulla materialità. Questa storia dovrebbe insegnare a tutti che ciò che ci interessa, ciò che fortemente desideriamo è la materia, neanche la religione ha mai pronunciato la parola anima. Si fanno discorsi alla Dottor Sottile, si resta attaccati al sondino, al mestruo, alla deglutizione presente o meno. Gli organi sono ciò che ci interessa, sono gli organi che vogliamo, riempiti di sangue e feci, tangibili, rassicuranti. Qualcuno in qualche post precedente ha tirato fuori, a sproposito credo, Artaud e il suo “non conosco nulla di più inutile di un organo”. Il senso di questa affermazione è che la rivoluzione inizierà solo quando ci staccheremo da quello che possiamo stringere nelle mani e nelle budella, quando riusciremo nell’atto sommo di rinuncia al nostro corpo. Al corpo di tutti.

  12. gianni montieri il 9 febbraio 2009 alle 12:26

    Dice bene Roberto, in Italia tutto ciò che, in un paese civile, dovrebbe essere la norma diventa rivoluzionario.
    Perciò è rivoluzionaria “la certezza del diritto”, rivoluzionario è andare a denunciare un crimine, rivoluzionario è indignarsi, dire la verità. Tra poco sarà rivoluzionario svegliarsi per andare al lavoro (chi potrà).

    solidarietà alla famiglia Englaro, grazie a Saviano e a voi per l’articolo.

  13. alanine il 9 febbraio 2009 alle 12:27

    Non riesco a condividere la pur esile vena di ottimismo dell’articolo.

    Di dritto o di rovescio, un po’ prima o un po’ dopo, questa come altre lotte ci porterà in effetti ad avere una legge.
    E questa legge, così come quella sulla fecondazione, sarà, sia per ignoranza che per (mala)fede, pessima.

  14. sara bess il 9 febbraio 2009 alle 12:30

    http://www.rainews24.rai.it/video.asp?videoID=10
    trovo emozionante l’appello di beppino englaro. non è la carica umana, non la lacrima per le parole di un padre che ama, ma emozionante è la forza semplice con cui trascina – inascoltato – l’ideologia nella realtà. venite a vedere. toccate con gli occhi, poi parlatene. o tacete, se avete visto, tacete.

  15. Annichilito Morgillo Annichilito il 9 febbraio 2009 alle 12:32

    Trovo l’analisi di Saviano lontanissima dalla realtà dei fatti e assolutamente inquinata dalle sue ossessioni personali.

  16. Irene il 9 febbraio 2009 alle 12:41

    Roberto Saviano ha colto l’essenza della terribile battaglia di Beppino Englaro: chi come lui ha perso un figlio o ha un figlio “diverso” e deve combattere quotidianamente per vedere affermati dei diritti sacrosanti e dovuti, vuole che il passaggio del proprio figlio lasci un segno, una traccia che possa magari facilitare il cammino di chi verrà dopo. Beppino Englaro non ha cercato comode scorciatoie, in un Paese, il nostro, dove è facilissimo fare le cose sottobanco; lui vuole che alla luce del sole venga riconosciuto il diritto a morire con dignità a sua figlia e a quelli che stanno nelle sue condizioni. E Roberto Saviano ha saputo, con grande sensibilità e trovando le parole come lui sa fare, dare voce a questa battaglia di civiltà.

  17. sergio garufi il 9 febbraio 2009 alle 12:52

    Bellissimo articolo.

  18. Annichilito Morgillo Annichilito il 9 febbraio 2009 alle 13:04

    In Italia c’è un certo monsignore, uno dei tanti, un certo Giuseppe Betori ,che scacazza sui giornali… C’è un realismo cristiano, per il quale il valore di una persona è superiore anche agli interessi di tenuta di un sistema politico e alle esigenze delle stesse forme giuridiche. Da questo punto di vista, quest’ultimo passaggio è in linea con le molteplici forzature che si sono registrate sul piano giuridico prescindendo dal bene della persona. Se il diritto non è a servizio delle persone diventa un problema.

    In Italia c’è un certo Beppino Englaro, uomo estremamente riservato e composto, strumentalizzato vergognosamente dai media vaticani.

    In Italia c’è un certo Roberto Saviano che si sente in diritto di scrivere che nel nostro paese c’è il solito metodo silenzioso…

    Come al solito la questione è un’altra. Il film non è quello di un padre contro tutti, così come scioccamente propone Saviano. Poi fate voi.

  19. Annichilito Morgillo Annichilito il 9 febbraio 2009 alle 13:13

    E sia chiaro… Senza clamori, lontano dai media, il problema di Beppino Englaro è proprio quello di poter continuare ad esercitare all’interno dello stato di diritto, proprio quando lo stato di diritto viene negato da alcune delle più importanti cariche istituzionali.

    Non si può proprio tollerare poi che Roberto Saviano scriva che con 200 euro un’infermiera italiana faccia una iniezione letale.

  20. sara bess il 9 febbraio 2009 alle 13:13

    sabato notte ho scritto questo, dopo una notte insonne a pensare all’italia.
    lo offro in risposta ai commenti che vedo contro saviano.
    eluana e roberto, purosangue della libertà

    Sulla prima pagina di El Pais on line. Siamo in cima ai pensieri dei fratelli di Spagna per due vicende che danno entrambe la cifra della direzione che ha preso il paese in cui molti di noi, di voi, vivono. E che alcuni di noi hanno lasciato, forse anche per insofferenza verso una gente che sembra incapace di amare e sopportare i purosangue della libertà.
    Eluana e Saviano, intrappolati in un destino diventato simbolico e ormai capri espiatori di colpe che non sono loro, pleonastico.
    Ieri è stata una giornata animata per me dalla pena rabbiosa per le briglie che tengono incollate alla non vita due persone che per una vita libera e degna hanno fatto sacrificio di sè. Non elevo Eluana e Saviano a nuovi Gesù, ma chiedo a tutti di fermarsi a riflettere sul perchè ieri sera non si siano riempite le piazze di una folla calma ed educata, decisa a manifestare, mostrandosi numero e presenza concreta, la difficoltà di vivere senza rimorso in un paese che non cura certe persone – solo per il fatto di essere nate persone oltre i confini della nazione (roba ottocentesca) – ma ne cura a forza una che non vorrebbe essere curata.
    La cattolica obiezione dei difensori istantantanei della vita di Eluana è che a poco più di vent’anni una giovane donna non ha tutti gli strumenti per affermare che lei mai vorrebbe le briglie e le macchine e il cibo per forza e le mani sul proprio corpo, che solo l’egoismo di un padre stanco può portare al di lui desiderio di ucciderla. Roba da matti. Menzognera come i sondaggi sventolati quasi sottovoce – per la vergogna della palese bugia, forse – da Silvio Berlusconi, che ieri in conferenza stampa ha insinuato il medesimo dubbio: un uomo stanco non può che reagire così al peso dell’esistenza malata della figlia. Desiderandone la morte.
    Mai sentita tanta abiliità mistificatrice.
    Se un padre strenuamente per diciassette anni sostiene con tutta la sua forza e con tutta la sua vita che la figlia è purosangue della libertà, e di questo fa della sua esistenza l’unico motivo, per questo solo fatto merita di essere ascoltato. Ancora prima che la sua sincerità e la sua buona volontà venga certificata dai tribunali, ultimo residuo di una parvenza di legalità e possibilità di giustizia che a questo punto è ancor più lamapante che non a tutti è dovuta.
    E’ doloroso e penoso leggere su Repubblica le scuse di Roberto Saviano alla città di Milano per non aver potuto presenziare al Premiolino. Penoso e fastidioso e doloroso e incredibile voler pretendere le scuse da un uomo che campeggia sulla prima pagina di El Pais Semanal per la sua ‘no vida’. Non dovrebbe accadere l’opposto? Non dovremmo chiedere scusa tutti noi a lui per non essere in grado di trasformare con i fatti, con le nostre quotidianità un paese che non lo accetta uomo libero?
    E’ tribale una società che usa due corpi e due vite – totemiche scrive Ezio Mauro – per darsi una forma, per trovare la propria ragione d’essere ancora società, che si ri-costituisce emotivamente sulle proprie mancanze, che non sa parlare ma solo agire d’impeto per tacciare, per spegnere il fuoco dei suoi individui più significativi, che hanno la forza e la capacità e l’umiltà di mettersi a disposizione della collettività. Senza velleità di potenza.
    Con inquietuduine,
    sara.

  21. Simona il 9 febbraio 2009 alle 13:14

    Empatia. Come ci si sente a vedere la propria figlia ridotta in quello stato, e sentire che ti danno dell’assassino, proprio non riesco a immaginarlo.
    I genitori conoscevano Eluana, la amano e sono gli unici a poter dire cosa è più giusto per lei. Sono 17 anni che la vedono non viva e non morta, credo sia un dolore straziante e costante che ti erode il cervello, il cuore, i polmoni.
    Non sono un medico, non so niente di religione o di politica ma non credo che vorrei vivere (se vita si può chiamare) in quel modo, senza poter sentire, pensare…Io non sono solo le mie gambe, i miei occhi ma sono soprattutto il mio cervello, le mie emozioni, i miei sentimenti. Si può perdere tutto, ma senza quelli non si vive.
    Certo, il rispetto e la tutela della vita vanno garantiti sempre e ad ogni costo, ma lo stesso vale per la dignità…A volte la cosa più giusta, anche se è la scelta più difficile e dolorosa, è quella di lasciar andare le persone che si amano…

  22. Alcor il 9 febbraio 2009 alle 13:30

    Francamente sono rimasta basita anch’io

    “il solito metodo silenzioso, due carte da cento euro a un’infermiera esperta”

    a me non risulta che negli ospedali italiani si aggirino killer pietosi che per duecento euro ti ammazzano un parente, né so di parenti che si aggirano con duecento euro in mano per farlo ammazzare, sia pure dolcemente.

  23. beppe lodi il 9 febbraio 2009 alle 13:54

    caro alcor, non lo sai perché evidentemente non hai mai bazzicato da quelle parti. invece è proprio così, purtroppo. i “killer pietosi”, come li chiami tu, esistono eccome, e a volte fanno il lavoro sporco per molto meno di duecento euro.

  24. Alcor il 9 febbraio 2009 alle 14:14

    @beppe lodi

    se hai la prova che nei nostri ospedali ci sono infermiere disposte a fare un’iniezione letale per duecento euro, denuncia loro e i parenti.

  25. lucia cossu il 9 febbraio 2009 alle 14:17

    io di ospedali so e ho visto cose che farebbero ghiacciare chiunque, ma non si può propagare solo orrore. Ci sono anche dei corretti, ma ci crederò fino in fondo solo quando vedrò un qualunque umano che lì lavora denunciare ciò che io da sola non posso dimostrare perché sola. Non so direttamente di infiermiere da duecento euro, ma leggetevi Catozzella e perderete molte illusioni. L’Italia è uguale ovunque, e se si cerca l’orrore comodo o pietoso lo si trova proprio ovunque.

  26. lucia cossu il 9 febbraio 2009 alle 14:20

    @ Alcor
    credi che le cose si facciano in situazioni dimostrabili? Credi che mi facciano firmare un consenso informato in bianco in presenza di qualcuno? Come faccio a denunciarli senza essere aiutata da un magistrato per fornire le prove. Se qualcuno mi aiuta legalmente di occasioni per far vedere come le più banali attenzioni vengano sorvolate ne vedo a decine quasi ovunque.

  27. Alcor il 9 febbraio 2009 alle 14:29

    Ho l’impressione che qualcuno mi stia dicendo di sapere per certo che se qualcun altro vuole disfarsi di un parente può accomodarsi con duecento euro e trova facilmente chi gli faccia il favore.

    E’ questo che state dicendo?

    O parlate per contribuire al tanto peggio tanto più impressionante, sfasciato, immedicabile?

    Se lo sapete e non fate niente siete colpevoli di complicità in omicidio, se parlate tanto per contribuire al tanto peggio tanto più impressionante, siete colpevoli di inquinamento delle menti e delle coscienze.

    La seconda non è una colpa penale, ma vi mette in linea con la parte peggiore di questo paese, su uno dei tanti versanti a disposizione per chi voglia contribuire allo sfascio con la facile arma di chi la spara più grossa.

  28. Alcor il 9 febbraio 2009 alle 14:31

    cara lucia cossu, spiegami cosa ti impedisce di andare da un magistrato che si occuperà poi lui di fare le indagini.

  29. lucia cossu il 9 febbraio 2009 alle 14:51

    mi impedisce il fatto che non posso dimostrare che ho firmato delle cose in bianco perché eor da sola, che l’agocannula in vena sporco per essere caduto in mezzo al mio sangue l’ho evitato perché ero abbastanza cosciente da dirgli di sostituirlo, ma gli altri nella stanza dormivano, perché anche le cose dimostrabili da cartelle cliniche palesemente incongrue vorrebbero che io mi costituissi parte civile e fare io le investigazioni soldi dei miei sempre) e quindi rischiassi i soldi dei miei (è difficile lavorare molto con una setticemia cronica inguaribile intermittente) per cose sulle quali mi è stato detto che c’è una tale moltiplicazione di responsabilità da diventare un processo ai sistemi ospedalieri di cui mi sono avvalsa. Il passato è andato, male, ma è andato. per il futuro ho dato disponibilità di testimoniare per una ragazza che era in stanza con me e poi anche se ricattabile perché avrò bisogno sempre di cure mediche senza un protocollo esistente perché non è noto un caso come il mio, sono disponibile ad aiutare a fornire prove se un magistrato volesse sapere cosa avviene realmente in certi posti. E non per me , ma solo per correggere disattenzioni veramente colpevoli che aiutano a non far vedere anche cose peggiori. Non sono abituata a calunniare, e infatti nei commenti al post sul libro di Giuseppe Catozzalla dicevo che le tutele per gli errori medici ( che sbagliano ovviamente e non vanno demonizzati per questo) dovrebbero aumentare e insieme inasprire le sanzioni per i comportamenti in malafede. Io son malata per un ferro non sterilizzato bene usato durante un intervento. Allora sbagliai a non denunciare, ora faccio quello che posso e cerco di andare a cercarmi il prossimo chirurgo all’estero.

  30. sergio garufi il 9 febbraio 2009 alle 15:02

    Mio padre si tolse la vita sparandosi un colpo in testa la notte fra il 2 e il 3 settembre del 1990. Ma forse sarebbe più corretto dire che cercò di togliersi la vita, perché rimase in coma un anno e mezzo. Dopo essere stato per un mese e mezzo nel reparto di terapia intensiva del Fatebenefratelli di Milano venne trasferito all’ospedale Salvini di Garbagnate, dove fu parcheggiato per il resto dei suoi giorni. Questo ospedale è una specie di cronicario per comatosi. Nacque come sanatorio per tubercolitici, e mi ha sempre colpito che la posa della prima pietra avvenne lo stesso giorno, mese e anno in cui morì Kafka, sempre di tubercolosi. Il Salvini è immerso in un parco secolare, quasi un temenos, un luogo altro, separato dalla normale vita quotidiana. Lì regna il silenzio. I malati non si lamentano, le uniche voci che si sentono sono quelle dei parenti dei pazienti e quelle dei dottori e degli infermieri. Io, mia madre e mia sorella ci andavamo a turno tutti i giorni, facevamo le cose che fanno tutti i parenti dei comatosi: registravamo le nostre voci su una cassetta e gliele facevamo sentire, oppure le sue musiche preferite. A volte gli leggevo il giornale, e ricordo che quando pochi mesi dopo morì suo fratello, cioè mio zio, gli lessi quella notizia sperando di vedere un qualche segno di consapevolezza. Questo perché mio padre aveva gli occhi aperti, li muoveva, il suo veniva definito “un coma vigile”. Di quei giorni ricordo l’imbarazzo dei preti o dei volontari che venivano a trovarci, quando mi chiedevano da cosa era stato causato il coma e io glielo dicevo. Dopo poco mi inventai una bugia (un ictus) per evitare il loro sguardo atterrito. Feci amicizia con altri parenti, fra i degenti c’era qualcuno che era lì da più di dieci anni, e quella prospettiva terrorizzava tutti. Rammento che correva voce circa il fatto che con una mancia discrezionale agli infermieri si poteva porre fino allo strazio, dei comatosi e dei parenti. Questo conveniva pure all’ospedale: i costi del ricovero sono altissimi, un comatoso va continuamente assistito e girato affinché non gli vengano delle piaghe per l’immobilità. Non lo facemmo forse solo perché non durò così tanto la sua agonia, ma la speranza che potesse risvegliarsi e riacquistare un minimo di consapevolezza si spense molto presto. Questo articolo di Roberto Saviano mi è piaciuto molto, soprattutto il finale quando evoca l’empatia, che però non è solo “una delle meraviglie del principio democratico”, ma la qualità mana per eccellenza, la responsabile del big bang evolutivo dell’uomo, come dimostrano gli studi sui neuroni specchio. In assenza di empatia succede come nella celebre battuta di Woody Allen, quando diceva che gli unici che si mettono realmente nei nostri panni sono gli appendini dell’armadio. Forse il pregio maggiore dell’amore per la lettura è proprio questo: che tiene in allenamento questo muscolo emotivo fondamentale, ci sollecita a metterci nei panni degli altri, fosse anche un personaggio di finzione. Non è necessario aver avuto un’esperienza diretta di ciò di cui si sta discutendo per poterne parlare a ragion veduta, può essere sufficiente la sensibilità e la capacità di immedesimarsi. Hoffmannstahl diceva che non si è veramente se stessi se non si è anche l’altro.

  31. lucia cossu il 9 febbraio 2009 alle 15:11

    grazie Sergio Garufi

  32. Annichilito Morgillo Annichilito il 9 febbraio 2009 alle 15:15

    Quanta fuffa, Sergio Garufi. E quanta gratuità. Nel tuo raccontino.

  33. Alcor il 9 febbraio 2009 alle 15:19

    @cossu e garufi

    ognuno di noi ha storie da raccontare, ma qui, @lucia, si parla di omicidio prezzolato, non di mala sanità e il “correva voce” di @garufi è per l’appunto un correva voce.
    Un correva voce che, se resta tale, getta una luce di orrore su ogni infermiere al quale mi affiderò, se e quando dovrò affidarmici. O dovrò star sveglia per controllare che non mi infili un ago nel braccio, magari sbagliando letto?

    Vi rimando al titolo del post di Rovelli, Vogliamo arrenderci alla barbarie?

  34. lucia cossu il 9 febbraio 2009 alle 15:26

    cara Alcor io non parlo di correva voce, e scusami, ma la mala sanità delle volte è un omicidio differito.

  35. helena il 9 febbraio 2009 alle 15:30

    Il più delle volte si compra il silenzio non per infilare aghi nel braccio, ma per sospendere in modo discreto esattamente quel che tiene in vita il povero disgraziato Che tra l’altro pure la situazione che espone tutti a minor pericolo. Perché è molto difficilmente dimostrabile..Succede negli ospedali e nelle cliniche, e io ti parlo da Gallarate. Succede non solo perché c’è gente avida e corrotta, ma anche per pietà.
    E sullo scenario svizzero (data la vicinanza al confine, l’eden della morte libera nel mio caso ha quasi sempre questo nome), non so quante volte ho sentito “ma perché non l’ha portata in Svizzera?” Detto da chiunque, proprio chiunque…
    Non so in quale paese vivete voi (Morgillo, d’accordo, a Londra a quel che mi risulta), detto senza voler offendere nessuno. Quello in cui mi muovo io risponde alla solita logica del “basta trovare il modo”…

  36. Annichilito Morgillo Annichilito il 9 febbraio 2009 alle 15:33

    Sergio Garufi, il caso di Beppino Englaro è molto diverso da quello di un povero padre disperato che pagherebbe un’infermiera per uccidere la figlia comatosa. Ma tu non capisci. Forse ipostatizzi il tuo vissuto. E le tue debolezze. E butti in pasto la tua storia, gratuitamente, per difendere l’indifendibile. Le sciocchezze che scrive Roberto Saviano sulle infermiere italiane.

  37. Annichilito Morgillo Annichilito il 9 febbraio 2009 alle 15:42

    Helena, mia sorella e mio fratello sono medici. Operano sul territorio italiano. Mai sentito di infermiere che per 200 euro…

    Circa quello che scrivi tu… Il porre fine all’accanimento terapeutico in Italia è legale. Ed ha pure la benedizione della Chiesa. Quindi non mi figuro alcun reato. E nessuna infermiera col prezzario.

  38. sparz il 9 febbraio 2009 alle 15:48

    Sergio, concordo verbatim. Grazie.

  39. helena il 9 febbraio 2009 alle 15:50

    A parte le credenziali personali su chi sono le fonti – ossia le persone- attraverso le quali ci si fa una determinata idea o un’altra (nel mio caso varie, più paramedici, che medici come mio marito), il problema sta nella definizione dell’accanimento terapeutico.

  40. Annichilito Morgillo Annichilito il 9 febbraio 2009 alle 15:58

    Il ddl di Berlusconi , con o senza la firma del Presidente Napolitano, è assolutamente inutile ai fini della vicenda Englaro. Perché in alcun modo potrebbe costringere i medici che curano Eluana a tornare indietro. E sia chiaro, Eluana non morirà per eutanasia, ma – legalmente – per sospensione dell’accanimento terapeutico. Tutto il resto è squallida fiction. Pura mistificazione.

    Io sono per l’eutanasia. Ma in questo caso non stiamo discettando su questo. Ma della morbosità degli integralisti cattolici sul corpo di una povera donna, per mettere in scena i loro fantasmi e le loro paure. Secolarizzate. Rischiando di destabilizzare il sistema democratico italiano.

  41. Annichilito Morgillo Annichilito il 9 febbraio 2009 alle 16:02

    Certo, Helena, il problema sta nella definizione dell’accanimento terapeutico…

    Nel caso di Eluana, la magistratura italiana ha stabilito che ci si sta accanendo sul suo corpo. Tutto il resto è oscenità. Necrofilia. Catacomba.

  42. Alcor il 9 febbraio 2009 alle 16:38

    Mi sorprende, e anche devo dire mi allarma, vedere la facilità, o il fatalismo, scegliete voi la parola, con cui accettate, raccontandola, questa descrizione che fate della coscienza etica del paese.

    Sospendere quello che tiene in vita un malato terminale è una cosa. Si chiama rifiuto dell’accanimento terapeutico.

    Pagare per sospendere l’accanimento terapeutico è una cosa ancora diversa, se pago vuol dire che un sadico si accanisce, posso fare altro che non pagare perchè la smetta, o no?

    Dire perchè non l’ha portata in Svizzera o in Olanda è di nuovo un’altra cosa e anche questa una cosa diversissima dal passare 200 euro a qualcuno (come definite voi qualcuno che si fa pagare per ammazzare qualcun altro? avete un nome per questa attività?) perché faccia fuori qualcun altro.

    Anch’io sono a favore dell’eutanasia, regolata, ma non sono per l’omicidio prezzolato e se venissi a conoscenza che negli ospedali e nelle cliniche ci sono infermieri o medici che si fanno pagare per questo andrei dal magistrato.

    Vi ricordo che le infermiere che hanno fatto fuori un certo numero di vecchietti e sono state scoperte sono in galera.

    A voi sembra normale e volete farla passare per una prassi normale?

  43. Annichilito Morgillo Annichilito il 9 febbraio 2009 alle 16:45

    Solo una precisazione… Sacconi si strappa i capelli e deve correggere al più presto il testo di legge per cercare di salvare la vita ad Eluana. Una legge ad personam… Un uomo senza il senso delle cose. Per me è folle. Totalmente.

  44. Annichilito Morgillo Annichilito il 9 febbraio 2009 alle 16:51

    Alcor cara, sono con te. Da aprire un’inchiesta immediatamente Se c’è del fondato. Sulle infermiere… Anche se credo che ci sia solo tanta confusione in materia. E dilettantismo. Fai da te. Ci vorrebbe una legge seria. Non un ddl uterino. Dettato dall’emotività del momento. Non degno di essere firmato dal Garante della Nostra Costituzione.

  45. Alcor il 9 febbraio 2009 alle 17:02

    Tra l’altro vorrei ricordare che per ogni morte che non sia più che chiara c’è l’obbligo di autopsia e la famiglia non può opporsi, neppure per la morte di un povero vecchio.
    Di fronte a questo rischio, anche se gli ospedali e le cliniche fossero piene di killer potenziali, 200 euro mi sembran pochi.

  46. sergio garufi il 9 febbraio 2009 alle 17:14

    Una piccola riflessione a margine, su Roberto Saviano. Io credo che con questo pezzo abbia dimostrato di poter parlare di qualsiasi argomento con grande sensibilità e intelligenza. Chi lo voleva confinare nel ghetto dell’esperto di camorra farebbe bene a ricredersi. E poi è la giusta risposta a quel gerontocrate di Repubblica che ripescò una celebre battuta di Mitterand, e alla domanda sul perché ci fossero poche firme giovani sul suo giornale rispose: “A volte una generazione salta”. La verità è che le caste sono più d’una, e le si individua perfettamente in occasione degli scandali sulle assegnazioni di favore delle case degli enti statali. C’è la casta dei politici ma anche quella dei sindacalisti e quella dei giornalisti, e insieme lottano affinché nulla li possa spodestare. I senatori di Repubblica (Mario Pirani, Giorgio Bocca, Eugenio Scalfari, Piero Ottone, Miriam Mafai), per esempio, hanno svolto un ruolo importante in questi anni, ma ora farebbero bene a farsi da parte, a lasciare spazio alle generazioni successive, perché non c’è solo Saviano. Penso a Tiziano Scarpa, per dirne uno, che è una vergogna non poterlo leggere con continuità su un grande quotidiano nazionale. I gerontocrati sono i comatosi a cui staccherei volentieri la spina.

  47. helena il 9 febbraio 2009 alle 18:01

    Forse qui c’è un fraintendimento. Non è che io – suppongo pure altri- accettiamo allegramente che nelle nostre strutture sanitarie (o nelle nostre case) si possa praticare dietro compenso l’eutanasia. O – cosa diversa, ma apparentata dalla prassi di corruzione – la sospensione dell’accanimento terapeutico, nei casi – frequentissimi- in questo non fosse abbastanza chiaro (qui capisco che sfumo nell’imprecisione per non farla troppo lunga: prendiamo magari ad esempio il caso Englaro stesso).
    Ed è evidente che esiste una sostanziale differenza etica e suppongo pure giuridica fra chi agisce per pietà e chi per soldi.
    Così come non è la stessa cosa far ammazzare un parente o portarlo all’estero dove qualcosa che qui è vietato o di fatto enormemente ostacolato, possa essere messo in pratico legalmente e con facilità.
    Il punto è che la prassi italiana prevede varie modalità di aggirare alla luce del sole e secondo diritto. E che queste sono spesso sentite come equipollenti, ossia come soluzioni concrete al problema e ciao.
    Per questo si sente spesso accusare Englaro di crudeltà. Non perché sia deplorevole che voglia far terminare l’accanimento terapeutico su sua figlia (tra l’altro secondo le volontà di lei stessa), ma perché ha condotto una battaglia sul corpo inerte della povera Eluana.
    Poi anch’io sono senz’altro a favore di una legge sul testamento biologico, ecc…ma questo è un altro discorso.

    ps. purtroppo so soltanto che negli ospedali i medici obiettori sull’aborto sono legione. In molte regioni – Lazio, Lombardia- la maggioranza, perché in certe realtà la loro scelta diventa conditio sine qua non per l’assunzione o la promozione. E che questa realtà rende nella realtà assai irta d’ostacoli una pratica – per ora – ancora contemplata dalla legge. Sino al punto che alcune donne arrivano oltre al termine entro il quale l’aborto è consentito.
    Purtroppo non so chi e in che modo venga valutato in quegli stessi ospedali se ci si trova dinnanzi a una situazione di accanimento terapeutico. Ma temo che il quadro non sia roseo

  48. helena il 9 febbraio 2009 alle 18:05

    Scusate, fra i miei vari refusi ce ne uno che stravolge il senso.

    La frase dovrebbe essere: “il punto è che la prassi italiana prevede di aggirare ciò che non può essere fatto alla luce del sole e secondo diritto.”

  49. bruno il 9 febbraio 2009 alle 18:07

    Ricordate il finale de “Le invasioni barbariche”?
    L’infermiera di un moribondo l’aiuta nell’eutanasia preparandogli un’overdose di eroina, insieme ai familiari e ai migliori amici del malato stesso. Una scena bellissima, degno finale di un gran bel film. Ecco, voglio pensare, o forse solo sperare, che ci siamo medici e infermieri pietosi come il personaggio di quel film e che non diano la morte per denaro.
    E mi ostino a pensare, ottuso e caparbio come sono, che questa dolorosa vicenda, che ognuno di noi si porterà dentro per un bel pò, con motivazioni diverse, sia ancora un fatto dannatamente privato, simbolo solo di sconfinato amore paterno, e che quel corpicino senza vita, per come intendiamo la vita, sia solo l’immagine di se stesso.

  50. La Portinaia dell'Accademia della Crusca il 9 febbraio 2009 alle 18:56

    Nei reparti di rianimazione e si more tutti i giorni, quando un ci si fa più… Ni’ senso… se tu sei giovane e ti salvano da ‘i coma, per esempio, va bene, ma per altri, tipo quelli che c’hanno un cuore grande così, che un pompa più… e ti buttano aria a forza con le macchine per un po’, poi allentano perché sanno che allungherebbero solo la tu’ agonia, la tu’ sofferenza. E questo per persone lucide, che hanno i’ cervello che e gli funziona ancora. Poi ci sono quelli, quelle, come Eluana, che i’ cervello un ce l’hanno più e allora gli è una sofferenza pe’ i parenti e basta, che e son costretti a guardare i’ corpo di’ loro figliolo che si disfa. Ma i’ B. (i’ cavaliere, pe’ intendessi) e dice che la Eluana e la potrebbe persino partorire. Perché? Perché gli è venuto i’ tempo, per lui, di dimostare icchè sempre e voleva: fare i’ su comodo, sulla pelle degli altri. Gli è venuto i’ tempo di cambiare la Costituzione… Eluana e un c’entra nulla. Gli è morta da un pezzo. Noi invece siamo vivi e vedremo fatto a pezzi i’ paese. I’ babbo Englaro icché fa? Fa quello che gli ha spiegato bene i’ Saviano (ora lasciando perdere la polemica delle infermiere e delle dugento euro): segue la Legge. Cosa che la maggior parte degli Italiani (specchio di’ cavaliere) e un vole fare. Un uomo che segua la Legge, in questo paese, e combina sempre un gran casino anche se un lo vorrebbe e sì, gli è un rivoluzionario. Questo ci fa capire a che punto siamo arrivati: e un siamo arrivati da nessuna parte. E siamo fermi, e un c’è nulla di novo.

  51. Annichilito Morgillo Annichilito il 9 febbraio 2009 alle 19:06

    No. Un italiano che segue la legge non è un rivoluzionario.

  52. Alcor il 9 febbraio 2009 alle 19:19

    Sono d’accordo con Morgillo, non è un rivoluzionario.

    @helena, tu dici:

    “il punto è che la prassi italiana prevede di aggirare ciò che non può essere fatto alla luce del sole e secondo diritto.”

    Ormai questa è una frase che si sottoscrive in automatico, ma è vera?
    E’ un paese senza legge e ordine, questo? Una giungla in cui prevale la mente criminale, sia pure pietosamente criminale?

    Essendo ormai vecchia, e sopravvissuta a molti più vecchi di me nella mia famiglia e purtroppo ad amici coetanei morti dopo lunghe sofferenze (molto lunghe), di questa prassi italiana così diffusa io non ho mai fatto esperienza.

    E alcuni di quegli amici e parenti che ho accompagnato nella malattia erano amici e parenti di medici. Medici particolarmente sadici, se non hanno abbreviato le sofferenze delle persone a loro care, visto che è una prassi diffusa e costa così poco.

    Io so, per esperienza personale, ma evidentemente non viviamo nello stesso paese, che i medici e la famiglia si consultano, per evitare l’accanimento, il che non toglie, vedi il caso Welby, che sul concetto di accanimento non ci sia univocità e si debba combattere una lunga battaglia.
    Ma che si può combattere, come dimostrano sia Welby che Englaro.
    E che probabilmente dopo il caso Englaro sarà più difficile, se non ci diamo da fare.

    Non è così facile e privo di rischi abbreviare le sofferenze e la vita altrui, né per un killer pietoso che si accontenta di pochi spiccioli né per un angelo della morte pieno di buone intenzioni.
    Con questo non dico che non possa accadere, ma che sia “il solito metodo silenzioso” che dice Saviano e che altri qui danno così facilmente per scontato, non mi risulta.

    Come ho detto sopra, l’autopsia è obbligatoria in troppi casi perché un medico o un’ infermiera corrano un rischio così forte, basterebbe un parente che non è d’accordo e ha intuito qualcosa, un’infermiera che non condivide, un medico che non è convinto, e finirebbero in galera.

    Queste generalizzazioni, e l’articolo di Saviano ne è pieno, come è pieno di iperboli, non rendono giustizia alla maggioranza di persone oneste che combattono le loro battaglie alla luce del sole.
    Ed è per queste generalizzazioni e iperboli tra l’altro che non condivido il giudizio positivo di Garufi sul pezzo.
    Anche se capisco che le intenzioni sono buone.

  53. girolamo il 9 febbraio 2009 alle 19:55

    Scusate, ma state discutendo dell’unghia (sporca o meno, non fa differenza) di Saviano invece della direzione cui punta il suo dito. Qualunque cosa fosse nelle possibilità, o nelle conoscenze, del signor Englaro, il punto è – ed è quello che intende dire Saviano, qualunque cosa si pensi dell’esempio controfattuale che ha scelto – che ha scelto non una soluzione privata, ma una via che porta la decisione individuale nel campo dell’etica. Per Kant una scelta morale è una scelta che obbedisce ad una ipotetica legge che, se esistesse, ci imporrebbe un comando col quale spontaneamente ci troveremmo in accordo e al quale senz’altro sceglieremmo di obbedire. Il signor Englaro ha chiesto che gli venisse indicata tale norma (dall’istanza giuridica più alta), affinché non solo lui potesse conformarsi ad essa, ma anche le decine di casi analoghi a quello di sua figlia.

  54. Lucio Angelini il 9 febbraio 2009 alle 20:20

    @ Saviano. Scrissi il 16 gennaio scorso nei commenti al post “Fratelli d’Italia” in Lipperatura (ma sotto falso nome perché se posto col mio vero nome la Lipperini mi censura all’istante, qualunque cosa scriva: sono il suo rom della rete prediletto!): “Secondo me la cosa che educa meglio alla democrazia è la certezza della pena per chi vessa i propri simili.”
    Tale Terzilla obiettò: “Non credo che sapere che se sbaglio dovrò subire una pena mi aiuti a capire il male che ho fatto o l’entità dei danni che ho provocato”.
    Mia risposta: “E chissenefrega di aiutarti a capire quello che, se ne hai voglia, puoi intuire benissimo? A me interessa dissuaderti dal credere che – in caso di conclamato sopruso – la farai franca grazie a buonismi, sconti di pena, immediato rilascio per reati che prevedono pene inferiori a tre anni & altre menate tipiche dei paesi in cui rubare, corrompere, intimidire ecc. sono diventati uno sport collettivo, con grave scorno di chi, appunto, crede nella giustizia e nel rispetto dei diritti di tutti.”

    P.S. Sul caso Englaro si segnala per bruttezza la poesia dell’aedo Wu Ming 1 in Carmillaonline di oggi.

  55. Lucio Angelini il 9 febbraio 2009 alle 20:26

    Apprendo in questo istante che Eluana è morta.

  56. Annichilito Morgillo Annichilito il 9 febbraio 2009 alle 20:39

    Mi viene da piangere. Sono però felice. Ciao, Eluana.

  57. Irene il 9 febbraio 2009 alle 20:44

    Eluana riposa finalmente in pace. Spero che si spengano le urla scomposte e possano avere finalmente il silenzio coloro che hanno lottato in tutti questi anni per la sua dignità.

  58. l. tedoldi il 9 febbraio 2009 alle 21:27

    Non so se si può riaprire la discussione su altri binari. Ci provo.

    La battaglia di Englaro è anche quella in nome della buona vita, della buona vita contro la mera esistenza biologica. Dobbiamo difendere la vita come stare al mondo, non la mera animalità statica. Essere dalla parte della vita intesa in questo modo significa anche fare in modo che si diffonda e attecchisca laddove manca o nemmeno se ne sente l’esigenza, laddove dunque il corpo è reificato, mercificato o strumentalizzato. E’ per questo che Englaro parla per tutti noi. Non solo perchè lui si trova dalla parte del diritto e delle norme, scritte o tacite. Quest’Italia inabile alla libertà, mettendo alla gogna Beppino, non fa che uccidere la sua Antigone. Stiamo perdendo l’occasione di apprendere quanto di umano ha da dirci, umano perchè essenzialmente etico. Nella necessità di questa avanzata morale in difesa della corporeità vissuta e relazionale, come etero e auto-appartenenza, noi ci teniamo stretti, nel naufragio della oggettivazione della vita, alla sacralità della domanda sul senso. Domanda che se avesse una risposta preventiva e certa sarebbe per ciò stesso calpestata ed elusa, in realtà mai posta. La priorità dell’interrogazione non può essere liquidata attraverso la sicurezza della soluzione, che incatena l’indagine e fa di questo sequestro una ragione di crociata. Englaro ci invita tutti a meditare sulla legittima pretesa ad una buona vita. Non ci impone una fede nella divinità del principio della scelta libera. Non ci consegna al piano inclinato della libertà che diventa presto anomia. Ci ricorda che la nostra vita apre un orizzonte di dubbio e sospensione etica che non può essere arrestata dalle mura della fede nel sì servile a tutto ciò che c’è. La voce di chi sa dire no, la voce di Giobbe e di Leopardi, oltre a quella di Eluana e di tante altre, è una voce etica, sgorga dal cuore di chi vuole vivere pienamente. Non si tratta di proteggere il principio della libertà personale, ma quello delle condizioni di giustizia dello stare al mondo. Le condizioni di giustizia che rendano possibile il fiorire di un’anima che non si fermi al primo stadio aristotelico, quello vegetativo, un’anima che viva dell’altro, nel mondo, nella storia.

  59. Maurobaldrati il 9 febbraio 2009 alle 22:18

    Ho letto ora il racconto di Sergio Garufi, che ringrazio per l’apertura di una porta sulla vita, perché tutti noi abbiamo porte chiuse su stanze dai contenuti oscuri. E ora ho capito, caro Sergio, il motivo per cui ho avuto talvolta l’impressione di una tua attenzione particolare verso il suicidio.

    Per il resto, se esiste la grazia divina, è stata fatta finalmente a Eluana, ponendo fine a questo massacro –

  60. Valter Binaghi il 9 febbraio 2009 alle 23:42

    @Girolamo
    Englaro ha scelto: “una via che porta la decisione individuale nel campo dell’etica.”
    Non direi proprio. Ha scelto una via che porta dalla pietà (e dalla responsabilità) personale nei confronti di un familiare non solo sofferente ma totalmente impotente ad esprimersi, alla determinazione giuridica, e in assenza di un chiaro pronunciamento di questa ad un intervento politico e a una militarizzazione mediatica.
    Non fa comodo ricordare che qui non c’è solo in gioco l’eutanasia come libera scelta, ma l’interpretazione di una volontà. Se il signor Englaro ritiene di essere l’unico a poterlo fare, lo faccia davanti a Dio. Perchè chiedere l’avallo del diritto civile e trasformare chi è dubbioso in complice di quello che potrebbe essere un atto arbitrario?
    E l’articolo di Saviano è l’ennesima, facilissima tirata contro il solito paese di merda, la solita gente di merda. Personalmente mi ha stancato. Questo giovanotto sembra un disco rotto, o il famoso predicatore che conosce una sola predica.

  61. tashtego il 10 febbraio 2009 alle 00:28

    @binaghi
    da che parte bisogna girarsi per trovarsi davanti a dio?

  62. Giovanni Senzani il 10 febbraio 2009 alle 00:51

    Binaghi questo giovanotto ha più palle di te e le sue parole stanno arrivando nel mondo e tu schiumante di bile gli dai del disco rotto? L’unico editoriale che racconta il valore di englaro che invece di rivolgersi a dio (ma fallo tu prima di dormire) si rivolge alla giustizia.
    Binaghi ma perchè non ti dai all’ippica! E basta invidia. Vali una palla di Saviano. Pace. Amen

  63. Giovanni Senzani il 10 febbraio 2009 alle 00:52

    ah è questo è un paese di binaghi. per questo in europa ci considerano un paese sottosviluppato…

  64. Valter Binaghi il 10 febbraio 2009 alle 00:57

    @Tashtego
    Ovvio: da ogni parte e da nessuna. Ma in solitudine estrema.

    @Senzani
    Porti un nome che mi ricorda altre cose, ma basta sentirti parlare e si capisce subito che sei della stirpe dei Bossi. Celodurismo, e invidioso chi critica. Il Bar Sport è ancora aperto, vai caro.

  65. bill (sì, proprio io) il 10 febbraio 2009 alle 10:45

    Solo per dire che sono d’accordo con Angelini. Rara per bruttezza la prova poetica di wu ming1 s carmilla. Me venghino li bbrividi!

  66. bill (sì, proprio io) il 10 febbraio 2009 alle 10:46

    Solo per dire che sono d’accordo con Angelini. Rara per bruttezza la prova poetica di wu ming1 su carmilla. Me venghino li bbrividi!

  67. massimo il 10 febbraio 2009 alle 11:06

    Finito ormai,
    l’ottuso rendiconto
    di troppi giorni vuoti,
    finito il futile
    conteggio dei respiri.

    Le parole sono vascelli vuoti,
    rimasti in secca su una riva silenziosa.
    Ogni cosa torna infine nuda, esatta,
    come il giorno in cui fu
    per la prima volta nominata.

    Urla, insulti o inadeguate parole di conforto
    sono il pane di chi ti sopravvive.
    Eppure l’amore sa sempre ciò che vuole.
    Il suo dono è pace, sollievo
    e un biglietto di viaggio
    verso un approdo sicuro.

    Ciò che resta invece
    da questo lato del disamorato mondo
    è uno specchio riflettente
    musi contratti dal furore
    di pazze scimmie impaurite
    dal buio incipiente.

  68. gianluca g. il 10 febbraio 2009 alle 12:55

    ma poi il dolore della madre? ha posto nel patriarcato elettrico?
    su feisbuc:
    Gianluca non comprende perché ancora non si fa(ccia) casciara per gli stupri: aspettate che berlusconi faccia il primo passo o che anche vostra figlia venga violentata?
    cosa scriveranno i scrittori di quasi comune accordo? o gli stupri non hanno ancora un valenza politica?

  69. La Portinaia dell'Accademia della Crusca il 10 febbraio 2009 alle 13:29

    (Lovely Morgy e Alcor)
    Gli è un rivoluzionario suo malgrado…

    (Alcor)
    “Ma che si può combattere, come dimostrano sia Welby che Englaro.”

    Sì, diciassette anni (17). Di combattimenti. Gli animali e fanno prima e meglio di noi.

    *

    Sottoscrivo i’ Girolamo.

    *

    Eluana è morta tanto tempo fa.

  70. bruno il 10 febbraio 2009 alle 18:17

    @Binaghi
    Forse il sig. Englaro non ha voluto fare da solo probabilmente perchè dubbioso, e quindi uomo intelligente. Ha chiesto di poterlo fare a un tribunale di uomini e non di Dio, nel quale se ho ben capito egli non crede, sottoponendo le sue affermazioni a molti gradi di giudizio che gli hanno dato ragione, alla fine. Lo ritengo un comportamento estremamente intelligente, scrupoloso, coscienzioso. E lo dico da credente, tanto per essere chiari.
    Saviano un disco rotto? Personalmente ascolto Guccini e De Andrè da quarant’anni, sempre la stessa musica, sempre le stesse canzoni, senza stancarmene mai. Sono pazzo io o sono artisti loro? Mah…

  71. Giocatore d'Azzardo il 10 febbraio 2009 alle 22:23

    Dopo aver riletto i commenti e anche l’articolo, le mie perplessità sulla bontà presunta di questo articolo sono cresciute e l’impressione è la stessa: compitino da liceo per far contento il Prof di sinistra. Ne ho avuta una pure io ai tempi del liceo e farla contenta era semplicissimo: era sufficiente rimanere, ragionevolmente, all’interno dei suoi registri mentali. La differenza è che ora Saviano è un ‘personaggio’, ma un ‘personaggio’ non può perdersi in un raccontare che esalta il personalismo, la scelta autonoma dell’individuo eroico che si scaglia contro il sistema e lo scardina: balle!
    Poi, per rafforzare lo scarno concetto, lo condisce con le infermiere da 200 euro a morto (fossi un’infermiera o un infermiere lo denuncerei) e con le società di recupero crediti controllate dalla camorra.
    Altro personalismo. Altre figure eroiche, in modo diverso, contro il sistema.

    Non è con le figure eroiche che si costruisce un paese, ma con regole condivise e rispettate, con un’etica diffusa, con una classe politica che si sente sempre e comunque osservata e contestata, se serve. L’ho scritto il 9 Febbraio, è passato un giorno ed Eluana è morta, tempo due settimane e tutto sarà dimenticato.

    Ah, quand’è che impareremo, anche in questo paese, a dire chiaramente che anche un ‘personaggio’ può scrivere castronerie, senza rimanere perennemente incastonati all’interno dell’onda lunga dell’approvazione incondizionata?

    Blackjack.

  72. Paolo il 12 febbraio 2009 alle 11:43

    Sono un uomo di 44 anni ed ho una figlia di 20. Credo in Dio ma sono anche molto critico nei confronti della chiesa cattolica. Anch’io ho seguito la vicenda che ha colpito la famiglia Englaro, alla quale rivolgo il mio sentimento di cordoglio e comprensione.
    Non sono qui per esprimere il mio giudizio, non l’ho fatto prima, né tantomeno lo farò oggi, in segno di rispetto per la famiglia.
    Ho avuto il coraggio di usare il mio intelletto, senza condizionamenti di nessun tipo, nonostante il giudizio negativo di mia moglie, la quale non accettava la decisione del Signor Beppino.
    Sia ben chiaro, il principio fondamentale del diritto alla vita non deve venir meno, ma ogni caso andrebbe valutato singolarmente.
    Per capire bene cosa è potuto accadere nella mente di un uomo che ha vissuto una simile tragedia, bisognerebbe calarsi nel ruolo, proprio come se quella vicenda ci avesse toccato direttamente.
    E comunque non sarebbe sufficiente per capire fino in fondo, perché un conto è immaginarsela e un conto è viverla realmente.
    Ho provato a calarmi nel ruolo ed ho percepito una sensazione di impotenza dovuta più che altro alla mia coscienza di essere umano.
    La mia risposta non è stata comunque immediata, perché calandomi in quel ruolo, ho cercato di trovare quella stessa motivazione che Beppino ha spiegato e mi sono sentito molto combattuto.
    Riuscivo cioé a capire le ragioni del Signor Beppino ma nello stesso momento ho pensato che non sarei stato in grado di assumermi una simile responsabilità nei confronti di mia figlia, anche se lei me ne avesse confidato le sue intenzioni.
    E non ho espresso alcun giudizio in merito, in segno di rispetto, di comprensione umana.
    Anzi, ho provato un enorme senso di fastidio per l’invadenza mediatica e politica che, attraverso l’ipocrisia del consenso popolare, ha messo alla gogna la famiglia di quella povera ragazza.
    Ho pensato cosa può provare un uomo in quel momento.
    Come può sentirsi un padre di fronte ad una simile scelta.
    Il mio fantastico viaggio nell’immaginazione del dolore di un uomo, di un padre, di una famiglia intera, si è immediatamente infranto contro il sentimento dell’impotenza umana, di fronte ad una simile tragedia ed ho capito che non vi era modo di vivere la stessa esperienza, perché un conto é immaginarla, un conto è viverla veramente.
    Poi ho notato con sconcerto della tanta gente che puntava il dito contro il padre della ragazza, gli schieramenti in campo per una battaglia che non appartiene a nessuno se non alla famiglia della ragazza.
    Nessuno si indigna di fronte alla morte di centinaia di migliaia di uomini per mano dei signori della guerra, nessuno si indigna contro le vittime del terrorismo, nessuno scende per le piazze con striscioni e veglie al lume di candela, e nessun governo si riunisce d’urgenza per la morte a causa della fame e della sete di migliaia di bambini nel mondo.
    Già, contro la guerra nulla si può. Contro i terroristi nulla si può. Contro la fame nel mondo nulla si può. Eppure quanti bambini al mondo muoiono di fame e di sete senza che nessuno si preoccupi di portargli un sondino per la nutrizione e l’idratazione artificiale? Eppure tutti questi bambini che muoiono, bambini sani che vivono e percepiscono l’ambiente esterno, non sono anch’essi figli di Dio?
    Per loro nessuno scende nelle piazze, con cartelli e striscioni e veglie al lume di candela, nessun governo o parlamento si mobilita d’urgenza per fermare questo scempio, per creare un decreto all’unanimità che permetta di salvare queste povere vite.
    Per Eluana, invece, tutta la società moralista e perbenista si è scagliata contro il padre della ragazza, accusandolo di omicidio.
    Eppure quanti omicidi si consumano ogni giorno senza che la società moralista e perbenista muova un solo dito contro i governi responsabili di queste morti? Quante vite umane avremmo potuto salvare, quanti bambini chiedono aiuto ogni giorno, quanti muoiono di fame e di sete?
    E dov’è finita tutta quella gente, tutti quei giudici improvvisati, tutti quei politici che, dietro quel loro falso interesse umano nascondono invece
    interessi politici, derivanti dal consenso popolare che gli permette di governare?
    A quale politico può interessare se ad un bambino Africano gli viene negata l’alimentazione e l’idratazione?
    Per il caso Englaro, invece, si è scatenato il putiferio. L’ira della chiesa ha travolto il palazzo del potere politico, tutti si sono mobilitati contro quel provvedimento, per il quale neppure l’alta corte ha potuto negare.
    Eppure nessuno ha mai pensato quanto costa alla società mantenere in vita un essere vegetale, ed in Italia ce ne sono tanti, le cui speranze di ritorno alla normalità sono praticamente nulle. Nessuno ha mai pensato che, con quello stesso denaro potremmo salvare tante vite umane, le cui chances di sopravvivenza son ben più alla nostra e loro portata.
    Nell’universo del dolore e della sofferenza bisogna trovare il coraggio e la forza per fare scelte razionali, a volte dure e difficili, e forse, lo ripeto,
    io non ne sarei stato in grado.
    Non voglio con questo mistificare il gesto del Signor Beppino, ma neppure criticarlo. So che la sua scelta è stata difficile, come lo sarebbe per qualunque padre.
    Occorre un grande coraggio, che va oltre ogni possibile immaginazione.
    Occorre provare un grande amore per la propria figlia, al punto di essere sicuro che, oltre al desiderio della sua stessa figlia, di non voler vivere la sua vita in quel modo, egli sa che dovrà combattere anche contro sé stesso e contro tutta la società che si affretterà a crocefiggerlo.
    La sua è stata una battaglia che nessuno di noi vorrebbe vivere, ecco perché merita il nostro totale rispetto.
    Oggi sua figlia ha trovato la pace, dopo 17 lunghi anni di tormento.
    Ma non sapremo mai se suo padre quella pace la troverà.
    Tutto ciò che possiamo fare oggi, è restituire a quest’uomo la sua dignità, rispettando il suo silenzio e il suo profondo dolore.

  73. lucia cossu il 12 febbraio 2009 alle 12:01

    “Eppure nessuno ha mai pensato quanto costa alla società mantenere in vita un essere vegetale, ed in Italia ce ne sono tanti, le cui speranze di ritorno alla normalità sono praticamente nulle. Nessuno ha mai pensato che, con quello stesso denaro potremmo salvare tante vite umane, le cui chances di sopravvivenza son ben più alla nostra e loro portata.”

    Trovo piuttosto inquietante quello che lei dice per tutti quelli che hanno il diritto di voler essere tenuti anche in condizione vegetativa (che per il diritto è uguale a noin volerlo), poi per tutti quelli (anche loro costosi anche se meno) che hanno bisogno di cure regolarmente, poi di tutti quelli che non guariscono e muoiono lentamente e anche loro hanno bisogno di cure spesso costose e tutti sanno (specialmente lei) che moriranno (but with a little patience). E poi? dove ci fermiamo per risparmiare? Ma perché invece non pensiamo per esempio che ogni volta che qualcuno accetta una raccomandazione per arrivare prima nella lista di attesa sta concretamente ledendo il diritto di uno (allora si con i criteri che lei dice) di venir curato prima?

  74. smaniz il 12 febbraio 2009 alle 12:02

    La giustizia che la “spunta” contro il paraocchi che la religione vuole mettere sempre addosso a qualunque cosa…Vittoria di Beppino, vittoria del Diritto, vittoria di tutti noi e vittoria della libertà di decidere per la propria vita che, in uno stato che si dichiara Democratico, mi sembra fondamentale.

  75. Paolo il 12 febbraio 2009 alle 13:57

    Non è affatto inquietante mia cara signora. Se lei dovesse mai avere un giorno una figlia ridotta in stato vegetativo (e non glielo auguro davvero) e pensa che per il bene di sua figlia e per sé stessa, mantenere le cure per conservare la speranza (più spesso illusoria) di ritornare alla normalità, credo che nessuno glielo negherà.
    Ma trovo altrettanto inquietante l’ingerenza nella scelta individuale di una persona che decide che quelle cure non vuole più.
    Adesso, visto che lei è in grado di inquietarsi per queste cose, provi ad inquietarsi e ad indignarsi per tutti i bambini ai quali ogni giorno gli vengono negate le cure (alimentazione ed idratazione) per le quali lei stessa sostiene non debbano mancare, e che invece non solo gli vengono negate, ma per le quali essi muoiono coperti dalle mosche e dall’indifferenza di tutti noi.

  76. lucia cossu il 12 febbraio 2009 alle 14:16

    Paolo, non capisco il nesso di quello che lei mi risponde con il passo che le contesto, e mi inquieto per cose che toccandomi da vicino mi rendono meno e non più lucida al riguardo. Mio zio è morto da poco di un tumore già inguaribile da almeno due anni, e non lo consideravo uno zombie che toglieva soldi a qualcuno. Si rilegga e mi risponda. Le ho contestato un passo specifico.

  77. Paolo il 12 febbraio 2009 alle 16:08

    E’ molto semplice. Intendo dire che, fino ad oggi, nessuno ha osato sfidare la giustizia, così come ha fatto il Signor Beppino Englaro, al quale va tutta la mia ammirazione per il coraggio e comprensione per il dolore.
    Ho anche detto che, nella sua situazione, io non sarei stato in grado (credo) di fare ciò che ha fatto lui.
    Ma allo stesso tempo capisco il senso della sua battaglia.
    Perché mai ci si deve accanire, nella speranza (ma quale speranza…non esiste una speranza in certi casi) di investire tempo, denaro, sprecando risorse che potrebbero servire laddove le speranze di salvare una vita umana sono realmente concrete.
    Ho anche detto che ogni caso andrebbe valutato singolarmente, non tutti i casi sono uguali, non tutti i coma in stato vegetativo sono uguali, non tutte le persone sono daccordo con me o con lei o con chiunque altro.
    Certo che se lei ritiene giusto che un uomo a cui i medici e la scienza e il tempo trascorso (nel caso specifico 17 anni) le hanno apertamente dichiarato che non ci sono possibilità di ritorno, ma lei desidera comunque di continuare a mantenere viva questa sua speranza (o illusione, che dir si voglia) non sarò certo io ad impedirglielo, e neppure la legge, a quanto pare. Ma è necessaria una riflessione al riguardo. Tutti si sono scandalizzati per la decisione del padre della ragazza, ma nessuno ha valutato completamente tutti gli aspetti (me compreso), inclusi quelli di cui facevo riferimento prima, e cioé dell’aspetto economico. Si dice sempre che il governo non ha i soldi per la sanità, che ci pagheremo il tickiet, fra un po’ ogni cittadino avrà un’assicurazione privata perché il governo non ha più i soldi per comprarsi le mutande…suvvia!
    Pensi a quanta ipocrisia che c’è in questa società: il governo si allerta per un provvedimento “chiaro” dettato dalla Corte di Cassazione, che sancisce il diritto di una persona a rifiutare le cure mediche (chiamiamole così) con la definizione “consenso informato”.
    Ma non è quello stesso governo che ammazza la gente vendendogli le sigarette e curandoli di tumore negli ospedali?
    Allora, in tutta questa enorme ipocrisia, è necessario mettere un po’ di ordine alle idee. Ci sono molte cose importanti da fare, ma è necessario mantenere una certa linea di coerenza. Non possiamo dire investiamo il nostro denaro per una causa senza speranza, quando ci sono migliaia di speranze senza nessuna causa.
    Se vogliamo fare i moralisti, facciamolo fino in fondo.
    Se vogliamo fare gli ipocriti, facciamo altrettanto.
    Però, se lei mi dice che curare un malato ridotto in stato vegetativo (che non mi pare rientri nel caso di suo zio, anzi le formulo le mie più sentite condoglianze) e assolutamente necessario, per motivi morali, religiosi, caritativi, umani che essi siano, dovrà allo stesso modo, mantenendo una linea di coerenza nei confronti di tutta l’umanità, rivendicare anche il diritto di ogni bambino al mondo, che ogni giorno muore per non essere nutrito ed idratato, e per il quale nessuno di noi si indigna e si vergogna. Buona giornata.

  78. La Portinaia dell'Accademia della Crusca il 13 febbraio 2009 alle 15:21

    Certe volte (molte) l’essere umano e mi pare così presuntuoso e stupido, ma così presuntuoso e stupido (tonnellate di parole e dopo giri e giri e ancora giri intorno a quelle parole) che un’ape che la se ne va a morire in silenzio per i fatti suoi senza di’ niente a nessuno la mi’ pare un genio.

  79. lucia cossu il 14 febbraio 2009 alle 12:13

    @ Paolo
    “Perché mai ci si deve accanire, nella speranza (ma quale speranza…non esiste una speranza in certi casi) di investire tempo, denaro, sprecando risorse che potrebbero servire laddove le speranze di salvare una vita umana sono realmente concrete.” : forse non se ne rende conto ma sta ferendo tutti i malati cronici e inguaribili che non si salveranno e lo sanno e resistono nonostante tutti i giorni c’è gente come lei che li ha già sotterrati. Tenga presente che anche per loro è dura resistere sapendo non solo il dolore proprio ma quello che il loro stato crea nelle persone che li amano. Culturalmente trovo segno di razzismo non riconoscergli pienamente lo status di esseri viventi e non morenti. In più trovo aberrante e ulteriore segno di razzismo fargli sentire il peso dei soldi che si spende per loro: vuole fargli sentire la loro inguaribilità e condanna a spese dei bambiuni del terzo mondo? Complimenti. Le propongo di suicidarci tutti, perché anche la sua vita è a spese loro a non essere ipocriti.

    “non tutte le persone sono daccordo con me o con lei o con chiunque altro.”: e infatti la Costituzione garantisce la libertà di scegliere per sé come meglio si crede e io solo questo difendo, non le mie convinzioni in materia.

    ” i medici e la scienza e il tempo trascorso (nel caso specifico 17 anni) le hanno apertamente dichiarato che non ci sono possibilità di ritorno”: la medicina è una scienza statistica non esatta e questo significa che non ha possibilità di certezza e anche per questo uno deve avere il diritto di scegliere per sé stesso. Non creda che i medici non vengano smentiti, in genere le prognosi vengono rispettate (statisticamente), ma in questi casi stiamo parlando di un singolo e nessuno può prevedere con certezza nulla.

    In Italia si spreca talmente tanto che forse prima di pensare a certi tagli si potrebbe cercare di correggere gli sprechi (p.e. in un reparto del Policlinico Umberto I di Roma abbiamo contato un primario ogni due pazienti).
    Non vada per piacere sul personale ché delle volte si rischiano di dire cose fuori luogo perché lei di me non sa nulla né può immaginarlo. E poi si può discutere e avere delle idee anche senza avere il privato coinvolto.

    “Tutti si sono scandalizzati per la decisione del padre della ragazza”: credo a quanto ne so che abbia riportato la volontà della figlia e non che sia stata una sua decisione.

  80. Paolo il 16 febbraio 2009 alle 10:24

    Non mi piace dare l’impressione di dire cose che non ho detto.
    Non metto sotto la lente d’ingrandimento ogni sua singola parola, ma cerco di capirne il contesto generale, ma lei, evidentemente, vede il suo problema familiare riflesso nella vicenda degli Englaro, e vi si immedesima continuamente.
    E neppure si possono spiegare certe cose in due parole.
    Anche se l’esempio dell’ape, che va a morire da sola, lontano da sguardi indiscreti e da parole inutili, potrebbe essere un’esempio di come dovrebbe comportarsi la specie umana in certe situazioni (farsi i c…. suoi)
    Purtroppo in Italia una legge sul “testamento biologico” non esiste ancora.
    C’è un vuoto politico che speriamo verrà colmato quanto prima.
    Personalmente (e lo sottolineo), se mi dovesse mai capitare una situazione simile a quella della Eluana, chiedo che mi venga “staccata la spina”. Non vorrei vivere in quelle condizioni, né tantomeno vorrei essere di peso per nessuno.
    Come vede, parlo a titolo personale, così come ha fatto il signor Beppino, esercitando i suoi diritti di padre, nel rispetto della volontà della figlia.
    E sarò altrettanto rispettoso nei confronti di chi, al posto mio, vorrà invece continuare a vivere, anche se in stato vegetativo permanente o in qualsiasi altro stato di sofferenza.
    E’ un suo diritto umano, così come lo è il mio, così come lo è stato quello della Eluana e della battaglia di suo padre.
    Spero di essere stato chiaro e conciso.
    Saluti Paolo

  81. Paolo il 16 febbraio 2009 alle 10:56

    A proposito di lente d’ingrandimento.
    Lei ha detto “a spese dei bambini del terzo mondo”.
    Del terzo mondo? Perchè esiste un terzo mondo?
    No. Esiste un solo mondo ed esistono solo bambini (che lei chiama del terzo mondo). Complimenti! Mi pare che anche lei esercita un certo razzismo nei confronti dei bambini del nostro mondo.
    I quali, peraltro, non sono a spese di nessuno.

  82. lucia cossu il 16 febbraio 2009 alle 17:21

    Son felice che invece che argomentare di quello che le contesto lei passi agli insulti e voglia trovarmi ragion i personali che in commenti più in alto già troverà e che riconosco come sicura deformazione e per le quali non mi sento di avere maggiore voce in capitolo di chiunque altro, solo un’ovvia prospettiva diversa e meno comune. Ovviamente per i bambini del terzo mondo (col solo significato geografico) ho usato un’iperbole giusto per rendere più evidente quello che il suo ragionamento voleva dire. Io non la attacco sul personale, proprio lo trovo inutile e totalmente vacuo. Mi interessa quello che dice non le mie supposizioni su di lei che non mi permetto di fare(che forse con una tale mancanza di dati e conoscenze potrebbero essere molto molto superficiali).

  83. lucia cossu il 16 febbraio 2009 alle 17:30

    il commento di sopra era sempre indirizzato a Paolo
    @ Paolo
    perché pensa che parlando di questo qui a nessuno di noi intervenuti interessino anche altre questioni? Si includa lei, ma forse non ha il diritto di includere chi non conosce.

  84. Paolo il 17 febbraio 2009 alle 09:19

    No, guardi, ci rinuncio. Ho anche altre cose da fare che perdere il mio tempo ad interloquire con una persona dispotica come lei.
    Lei contesti pure quello che vuole, ma non le mie idee, così come io non contesto le sue, anche se non le condivido.
    Non sono il suo dottore né il suo psicologo.
    Non mi sono mai sognato di offenderla né di attaccarla personalmente,
    allorché non la conosco e neppure ci tengo a conoscerla.
    Lei, mia cara Signora, temo che soffra di una sorta di mania di persecuzione, travisa le parole e si sente continuamente al centro dell’attenzione, come se il mondo ruotasse attorno a lei.
    Come le dicevo, non sono uno psicologo, ma non mi riesce difficile intuire
    che lei ha bisogno di rivolgersi ad uno specialista, non a me.

  85. roberto donatelli il 17 febbraio 2009 alle 23:05

    @ Paolo
    son felice che lei di me abbia capito tutto. Quando (spesso) avrò dei dubbi e delle domende su di me saprò a chi rivolgermi, ma forse di me stessa mi annoio abbastanza da non disturbarla tanto spesso. Io non sono mai entrata nel suo personale e soprattutto non ho mai pensato che ciò che dico abbia molta importanza, so che è un punto di vista ma anche ignorabile. Volevo mettere in evidenza come delle volte si dicano delle cose che non si pensa di dire, sono forse delle categorie che neanche ci accorgiamo di avere e che io son felice che mi si facciano notare, essendo per me il mondo più sfumato e diverso di quello che io possa immaginare. Un medico di malattie infettive al quale dissi di una mia perplessità riguardo alcune norme dopo un incidente durante un intervento che io non trovavo grave mi spiegò perché mi sbagliavo e non solo mi convinse, ma mi convinse anche di cercare di essere altrettanto chiara in situazioni di sfumature per varie persone importanti anche a costo di essere pedante.

  86. lucia cossu il 17 febbraio 2009 alle 23:15

    il commento di sopra era mio, uscito per sbaglio sotto altro nome

  87. Paolo il 18 febbraio 2009 alle 12:00

    Hmmmm……..vediamo.
    30 gocce di psycosped, tre volte pro die, per quattro mesi.
    Dopodiché faremo il punto della situazione.

  88. lucia cossu il 23 febbraio 2009 alle 14:01

    @Paolo
    non è proprio scherzare dire di qualcuno che ha bisogno dello specialista e di gocce e di “valutazioni” e anche nominare ellettroshock (che alcune persone non consenzienti hanno subito per idee giudicate bislacche) e sondini. Purtroppo per me a me non fanno neanche il solletico (sono felice utilizzatrice di molte pratiche mediche e il sondino lo conosco) e i miei incubi li ho anche senza le sue simpatiche parole. In un luogo pubblico come questo credo sia normale venir criticati e sapere che è barbarie reagire con una tale violenza a critiche anche fossero ingiustificate e cretine. Ho cercato di argomentare su cose scritte da lei e a cui lei non ha risposto (sempre suo diritto).

  89. lucia cossu il 23 febbraio 2009 alle 14:29

    Sono stata qui anche con Francesca Matteoni abbastanza dura su sfumature di significati e parole che anche in buonisssima fede vengono utilizzate solo perché in casicome questi ogni piccola sfumatura è importante per persone invalide come me. Sono certamente portatrice di un punto di vista molto di parte, ma tenete presente che credo sia un articolo e una vicenda che tocca molte persone inguaribili e la nostra è (per fortuna) una società che avrà sempre più cronici che prima non esistevano, persone come me che per la medicina classica dovrebbero essere morte e che continuano a vivere e saranno sempre delle volte in urgenza, delle volte stabili, ma sempre in una sorta di ricovero perenne anche fuori degli ospedali. Per molto tempo non ho mai nominato la mia malattia che degli amici di vecchia data scoprono ora e che mi segue dal 1992 un po’ per pudore ed orgoglio, un po’ perché non avrebbe cambiato nulla se non la percezione pietosa degli altri. Ora sento sia necessario non tirarsi indietro perché sento che c’è un’inversione di marcia nei diritti e nelle libertà e anche in persone meno drammaticamente colpite di Eluana Englaro si sta restringendo la possibilità di rimanere umani viventi e dignitosi senza doverlo ribadire, così come si è sentita la necessità di un film come Milk e all’opposto di una canzone come quella di Povia a Sanremo. Una ragazza che aveva fatto 12 operazioni per poter riuscire a camminare un poco ogni giorno mi aveva raccontato della tortura quotidiana di venir compatita per strada in continuazione: mai nessuno che la ignorasse e la trattasse come un normale estraneo e per lei questo era straziante e fonte di rabbia e dolore. In qualche modo credo di aver capito che per motivi oggettivi siamo più esposti in zone intime che diventano pubbliche in modo oggettivo e che è difficile far capire che è restituendoci la privatezza di certe cose che continuamo a sentirci umani e rispettati e non commentando o anche esprimendo solidarietà. Sembrerà stupido ma per me è una tortura il costante commento di quando per motivi oggettivi (e anche drammatici e in realtà anche pericolosi) passo il tempo a singhiozzare o avere conati solo stando in piedi o camminando e siccome non voglio e non posso più rimanere 20 ore al giorno stesa a letto mi ritrovo ad essere in una posizione eccentrica e osservata. E’ per me motivo non tanto di umiliazione quanto poi di desiderio di estraniarmi e isolarmi e scomparire da ogni sguardo, ma come farlo se vengo osservata e commentata ad alta voce (e spesso in modi neanche gentili) anche se solo sono al cinema? Sono andata così a fuoco sui commenti di Paolo perché questa supremazia di coloro che possono guarire la trovo giusta e normale in un contesto di precedenza nelle liste di attesa, ma non in un contesto di risparmio di soldi quando ne vengono sprecati in ogni modo. Io sono stata e sicuramente sarò ancora costosa, e allora? Devo sentire anche questo peso oltre a quello dei miei genitori che mi scrutano per sapere se la pancia e il cuore vanno bene o andremo al solito Pronto Soccorso per l’ormai solito codice giallo che spaventa loro ma non più me mentre li vedo invecchiare più velocemente? Non voglio impietosire, mi prendo e assumo anche felicemente quello che mi è capitato perché scelgo di esserci presente e anche gioiosa e anche polemica e anche capace ancora di essere musicista, ma vorrei che quando si scrive in post come questo si sapesse che tra l’essere vivi e morti c’è ormai un continuo anche impensabile che è a volte molto forte e duro e insieme di una fragilità impressionante su certe sfumature che per ogni singolo di noi morenti lentamente è difficile ignorare.

  90. Paolo il 24 febbraio 2009 alle 16:40

    @ lucia
    Il suo commento non mi ha lasciato indifferente.
    Il dramma che lei sta vivendo è il dramma di centinaia di migliaia di persone al mondo che, come lei, soffrono ogni giorno.
    La mia stessa vita è stata una vita di sofferenza ma, devo ringraziare Dio, non mi ha mai abbandonato completamente, anzi, mi ha spesso aiutato a venire fuori dai momenti bui della mia vita.
    Ho imparato a superare quei momenti di difficoltà guardando il mondo da una prospettiva diversa, considerando che tutto sommato dovevo ritenermi un uomo fortunato se mi confrontavo con altre persone più sofferenti di me. E in un certo senso è così. C’è sempre chi soffre più di noi, solo che non ce ne accorgiamo perché siamo concentrati sulla nostra unica sofferenza che ci sembra essere la peggiore di tutte, quella più insopportabile, che nessuno può capire.
    Ho un profondo rispetto per le persone che soffrono, per questo mi dispiace che le mie parole abbiano assunto un significato diverso da quello che avrei voluto dare.
    La mia osservazione sull’aspetto economico era peraltro marginale, e voleva soltanto mettere alla luce un aspetto, anche se forse può essere apparso inopportuno in quella determinata circostanza, non mi sarei mai aspettato che esso fosse enfatizzato in tal modo.
    Adesso comprendo il suo disagio e me ne rammarico, ma vorrei che anche lei capisse la buona fede con la quale ho sollevato l’argomento, che ripeto, non intendeva ledere la sensibilità di nessuno.
    Avrei preferito approfondire il resto delle argomentazioni proposte piuttosto che concentrarmi su quelle singole parole.
    In sostanza, volevo difendere la battaglia del papà di Eluana, nell’interesse (o presunto tale) della figlia. Volevo contrastare lo sciacallaggio dei mass media e la vergognosa manipolazione politica del governo, volevo che la Chiesa si occupasse dei problemi della Chiesa e che i manifestanti se ne tornassero a casa loro.
    Volevo inoltre che la tragedia umana che ha colpito la famiglia Englaro fosse rispettata con il silenzio di tutti.
    Il commento che ho pubblicato qui il 12 Febbraio è stato il mio primo commento, ho atteso parecchio tempo prima di esprimermi, proprio perché ero consapevole che non si trattava di una scelta semplice.
    Ma volevo anche che la battaglia portata avanti da Beppino Englaro,
    aprisse lo spazio per una discussione seria sul testamento biologico,
    affinché chiunque di noi possa essere libero di decidere sulle sorti della propria vita, con assoluto rispetto, qualunque esse siano.
    Non volevo certamente lasciare intendere che chi viene curato rimane un peso economico a carico della società, ma al contrario, e cioé per chi decide di non accanirsi col trattamento terapeutico (ad esempio il caso di Eluana), che quelle risorse economiche “liberate” possano servire per salvare altre vite umane (non ho detto per pareggiare i conti in rosso del governo, che comunque non pareggerà mai), ma come una sorta di “liquidazione” o di “assicurazione” diciamo così, da parte di chi decide di non voler vivere più in favore di chi invece può essere salvato.
    Inoltre volevo concludere dicendo che la mia voleva essere anche una sorta di provocazione, non nei confronti di chi soffre, ma verso chi ha “usato” questa triste vicenda in modo rozzo e bigotto con il semplice gusto di far prendere aria alla bocca.
    Spero di cuore che lei possa affrontare i suoi problemi, superandoli.
    Preghi Dio, abbi fede in lui, egli non ha mai abbandonato nessuno, e non
    abbandonerà neppure lei, egli non dimentica mai i suoi figli e quelli più bisognosi sono i suoi prediletti, sono quelli che erediteranno il regno dei cieli.



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