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	Commenti a: Nella stanza separata	</title>
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		<title>
		Di: Wu Ming 1		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/14/nella-stanza-separata/#comment-107964</link>

		<dc:creator><![CDATA[Wu Ming 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 22:43:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;attesissima seconda parte:
http://www.carmillaonline.com/archives/2009/03/002968.html
Buona lettura! :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;attesissima seconda parte:<br />
<a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2009/03/002968.html" rel="nofollow ugc">http://www.carmillaonline.com/archives/2009/03/002968.html</a><br />
Buona lettura! :-)</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Massimo Vaj		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/14/nella-stanza-separata/#comment-107748</link>

		<dc:creator><![CDATA[Massimo Vaj]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2009 12:28:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;intelligenza individuale non necessariamente degrada la sacralità dello Spirito universale, il quale altro non è che l&#039;intenzione alla quale la manifestazione della realtà relativa deve la sua possibilità di essere. Quando l&#039;intelligenza individuale, figlia divisa dell&#039;Intelletto universale, conosce i principi universali che legiferano la realtà, e li vede in modo intuitivo, quindi non mediato dalla mente e non relativo, allora questo vedere capisce immediatamente cosa significa il termine &quot;Sacro&quot;, e vede che attraverso il sacrificio di sé si staglia la via individuale e sempre singolarmente diversa dalle altre analoghe, che replica il modo nel quale ogni centralità si sacrifica con l&#039;espandersi nella differenziazione molteplice della propria unità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;intelligenza individuale non necessariamente degrada la sacralità dello Spirito universale, il quale altro non è che l&#8217;intenzione alla quale la manifestazione della realtà relativa deve la sua possibilità di essere. Quando l&#8217;intelligenza individuale, figlia divisa dell&#8217;Intelletto universale, conosce i principi universali che legiferano la realtà, e li vede in modo intuitivo, quindi non mediato dalla mente e non relativo, allora questo vedere capisce immediatamente cosa significa il termine &#8220;Sacro&#8221;, e vede che attraverso il sacrificio di sé si staglia la via individuale e sempre singolarmente diversa dalle altre analoghe, che replica il modo nel quale ogni centralità si sacrifica con l&#8217;espandersi nella differenziazione molteplice della propria unità.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Lucio Angelini		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/14/nella-stanza-separata/#comment-107309</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lucio Angelini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 09:43:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sulle precedenti beffe degli ex Luther Blissett, oggi Wu Ming, si vedano:

http://www.repubblica.it/online/sessi_stili/blissett/blissett/blissett.html

http://lucioangelini.splinder.com/post/19972520/DI+QUELLA+TORCIA+L%27ORRENDO+FOC]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sulle precedenti beffe degli ex Luther Blissett, oggi Wu Ming, si vedano:</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/online/sessi_stili/blissett/blissett/blissett.html" rel="nofollow ugc">http://www.repubblica.it/online/sessi_stili/blissett/blissett/blissett.html</a></p>
<p><a href="http://lucioangelini.splinder.com/post/19972520/DI+QUELLA+TORCIA+L%27ORRENDO+FOC" rel="nofollow ugc">http://lucioangelini.splinder.com/post/19972520/DI+QUELLA+TORCIA+L%27ORRENDO+FOC</a></p>
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		<title>
		Di: Amnesie chimiche - Nazione Indiana		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/14/nella-stanza-separata/#comment-107240</link>

		<dc:creator><![CDATA[Amnesie chimiche - Nazione Indiana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2009 09:54:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] vivamente di seguire il link  Dal Polo all&#039;Equatore. A proposito dei due cineasti, vd. anche questa discussione. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] vivamente di seguire il link  Dal Polo all&#8217;Equatore. A proposito dei due cineasti, vd. anche questa discussione. [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: liviobo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/14/nella-stanza-separata/#comment-107131</link>

		<dc:creator><![CDATA[liviobo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 16:07:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ cortellessa, e pro chabert
babsi  jones e pizzuto. ognuno sta nel suo corpo e di conseguenza ognuno nel suo stile, certo. il comune denominatore, detto nella maniera più semplice, è questo: sono dei virtuosi. 
prelevo un esempio da un altro virtuoso,  sanguineti, bisbidis: &quot;satana, scamiciato scacciasanti,/setticemizza i sessi serpeggianti:/seduce il selenita sifilitico,/sitofobo sgorbioso &#038; superstitico:&quot;. questi versi, eccellenti e euforizzanti peraltro, sono un esempio estremo di poesia ludica, virtuosa, o in altri termini  asemantica, poesia cioè in cui il carico semantico di ciascun componente è bassissimo, addirittura inferiore a quello del dizionario: se qua il sifilitico in questione godesse di ottima salute, non cambierebbe nulla, o meglio cambierebbe molto, ma irrelatamente alla volontà dell&#039;autore: in modo preterintenzionale, diciamo. in questi versi, e in tutti quelli che in una percentuale variabile ma perlopiù minore, partecipano di questo codice, in realtà il senso segue la lingua. o in altri termini, in essi il termine è dissociato dal paradigma. 
Se consideriamo un testo di magrelli, che pure è partito dal dadaismo, troviamo inclusa l&#039;accezione astratta, metatestuale della parola, in un discorso significante,  parzialmente ad es. in questo fantaendecasillabo: &quot;goal, quiz, clip, news, spot, film, blob, flash, scoop, E.T.&quot;, o più  chiaramente  in &quot;e glissano a lungo estenuati/esclusi, solidali/nel mélos del loro teppismo&quot;: per riconoscere un melos nel teppismo, bisogna aver già compiuto il passaggio psicologico che porta a dissociare il termine dal paradigma; e così per infilare 3 aggettivi come &quot;estenuati, esclusi, solidali&quot;, del tutto incongrui fra loro, e nello stesso tempo necessari.  
Il punto fondamentale, tuttavia, è che il significato di questi termini, nel senso wittgesteiniano di uso, non è quello di costruire un oggetto letterario eccellente dagli altri o eccezionale, ma quello di comunicare, cioè di compiere quell’operazione precipua del linguaggio, che è il trasferimento di un assetto e stato  corporeo,  di una percezione privata, di un quid  singolare e indicibile,  fuori dal corpo, in un altro corpo, attraverso il ponte di certe tracce di suono o inchiostro.  questa operazione produce un effetto nell’altro corpo, che non è solo di ammirazione, poichè riproduce e trasborda  in esso un’altra singolarità, non un linguaggio. è secondo me in questo cortocircuito la vera comunicazione. certo, il processo avviene anche in pizzuto e babsi jones, ma in senso inverso (si trasferisce il prodotto di un processo selettivo testuale, avvenuto sul testo) .
e senza questa comunicazione, non c’è interazione. saviano agisce sul mondo più efficacemente  di pizzuto, ma lo stesso sarà per renè thom quando sarà letto da altrettanti lettori. 
il virtuoso è sempre ben tollerato dal “sistema”. edgard varese (come può esserlo peraltro qualunque musicista, essendo la musica appunto asemantica) è suonato nelle messe papali. mike bongiorno istituisce gare fra i viruosi. nessun virtuoso parla come scrive: la sua lingua è solo teorica, cartacea, calligrafica, feticistica, , inutilizzabile da egli stesso. in genere   i novissimi hanno espresso il loro impegno sociale fuori testo, negli interventi critici e teorici. nessuno li ha mai odiati, forse nemmeno amati.  la loro lingua è inerte, defluisce negli intestizi sociali e finisce nella sacca della letteratura. 
ovviamente il discorso è lungo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ cortellessa, e pro chabert<br />
babsi  jones e pizzuto. ognuno sta nel suo corpo e di conseguenza ognuno nel suo stile, certo. il comune denominatore, detto nella maniera più semplice, è questo: sono dei virtuosi.<br />
prelevo un esempio da un altro virtuoso,  sanguineti, bisbidis: &#8220;satana, scamiciato scacciasanti,/setticemizza i sessi serpeggianti:/seduce il selenita sifilitico,/sitofobo sgorbioso &amp; superstitico:&#8221;. questi versi, eccellenti e euforizzanti peraltro, sono un esempio estremo di poesia ludica, virtuosa, o in altri termini  asemantica, poesia cioè in cui il carico semantico di ciascun componente è bassissimo, addirittura inferiore a quello del dizionario: se qua il sifilitico in questione godesse di ottima salute, non cambierebbe nulla, o meglio cambierebbe molto, ma irrelatamente alla volontà dell&#8217;autore: in modo preterintenzionale, diciamo. in questi versi, e in tutti quelli che in una percentuale variabile ma perlopiù minore, partecipano di questo codice, in realtà il senso segue la lingua. o in altri termini, in essi il termine è dissociato dal paradigma.<br />
Se consideriamo un testo di magrelli, che pure è partito dal dadaismo, troviamo inclusa l&#8217;accezione astratta, metatestuale della parola, in un discorso significante,  parzialmente ad es. in questo fantaendecasillabo: &#8220;goal, quiz, clip, news, spot, film, blob, flash, scoop, E.T.&#8221;, o più  chiaramente  in &#8220;e glissano a lungo estenuati/esclusi, solidali/nel mélos del loro teppismo&#8221;: per riconoscere un melos nel teppismo, bisogna aver già compiuto il passaggio psicologico che porta a dissociare il termine dal paradigma; e così per infilare 3 aggettivi come &#8220;estenuati, esclusi, solidali&#8221;, del tutto incongrui fra loro, e nello stesso tempo necessari.<br />
Il punto fondamentale, tuttavia, è che il significato di questi termini, nel senso wittgesteiniano di uso, non è quello di costruire un oggetto letterario eccellente dagli altri o eccezionale, ma quello di comunicare, cioè di compiere quell’operazione precipua del linguaggio, che è il trasferimento di un assetto e stato  corporeo,  di una percezione privata, di un quid  singolare e indicibile,  fuori dal corpo, in un altro corpo, attraverso il ponte di certe tracce di suono o inchiostro.  questa operazione produce un effetto nell’altro corpo, che non è solo di ammirazione, poichè riproduce e trasborda  in esso un’altra singolarità, non un linguaggio. è secondo me in questo cortocircuito la vera comunicazione. certo, il processo avviene anche in pizzuto e babsi jones, ma in senso inverso (si trasferisce il prodotto di un processo selettivo testuale, avvenuto sul testo) .<br />
e senza questa comunicazione, non c’è interazione. saviano agisce sul mondo più efficacemente  di pizzuto, ma lo stesso sarà per renè thom quando sarà letto da altrettanti lettori.<br />
il virtuoso è sempre ben tollerato dal “sistema”. edgard varese (come può esserlo peraltro qualunque musicista, essendo la musica appunto asemantica) è suonato nelle messe papali. mike bongiorno istituisce gare fra i viruosi. nessun virtuoso parla come scrive: la sua lingua è solo teorica, cartacea, calligrafica, feticistica, , inutilizzabile da egli stesso. in genere   i novissimi hanno espresso il loro impegno sociale fuori testo, negli interventi critici e teorici. nessuno li ha mai odiati, forse nemmeno amati.  la loro lingua è inerte, defluisce negli intestizi sociali e finisce nella sacca della letteratura.<br />
ovviamente il discorso è lungo.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Lucio Angelini		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/14/nella-stanza-separata/#comment-107099</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lucio Angelini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 09:48:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Rileggi la frase sui parametri talmente ampi e generici che metà della letteratura MONDIALE ci rietrerebbe. (Il mio esempio è stato l&#039;ultimo libro di Nico Orengo - Islabonita - con il mondo visto attraverso gli occhi di un&#039;anguilla).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rileggi la frase sui parametri talmente ampi e generici che metà della letteratura MONDIALE ci rietrerebbe. (Il mio esempio è stato l&#8217;ultimo libro di Nico Orengo &#8211; Islabonita &#8211; con il mondo visto attraverso gli occhi di un&#8217;anguilla).</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: simone ghelli		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/14/nella-stanza-separata/#comment-107097</link>

		<dc:creator><![CDATA[simone ghelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 09:38:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[cioè, il collettivo Iadunps (che significa?) critica il saggio di Wu Ming e poi lo usa per analizzare libri stranieri?! Direi che l&#039;operazione ha del &quot;parabolico&quot;... :)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>cioè, il collettivo Iadunps (che significa?) critica il saggio di Wu Ming e poi lo usa per analizzare libri stranieri?! Direi che l&#8217;operazione ha del &#8220;parabolico&#8221;&#8230; :)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Lucio Angelini		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/14/nella-stanza-separata/#comment-107094</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lucio Angelini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 09:12:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;... Wu Ming 1 elenca una serie di caratteristiche comuni a questi libri, asserendo che tutti presentano la prima e almeno la metà delle altre. Le caratteristiche, in estrema sintesi, sono: 1. Non ci si pone più il problema della contaminazione: si contamina senza ritegno 2. Sguardo obliquo (punti di vista inattesi) 3. Libri complessi e popolari allo stesso tempo 4. Storie alternative (ucronie) 5. Sovversione di linguaggio e stile, ma nascosta 6. Sono degli Ufo, nel senso che non si riesce a identificarli o etichettarli (stessa cosa del punto 1, quindi) 7. Tendono alla transmedialità (a passare in altri media, tipo con colonne sonore, siti web, giochi da tavolo ecc.) L&#039;impostazione di partenza è opinabile, secondo noi, perché è come se Wu Ming 1 dicesse: troviamo le 7 caratteristiche fondamentali degli uomini (essere esseri viventi, razionali, dotati di due gambe, due braccia, una testa, un pene e in grado di parlare) e poi diciamo che per essere etichettati come uomini bisogna avere la prima di queste caratteristiche e almeno la metà delle altre. Secondo questa logica, però, dovremmo chiamare uomini anche le donne (che hanno 6 caratteristiche su 7 visto che mancano solo del pene), i cani e perfino le oche. Le oche sono uomini, quindi. Wu Ming 1 fa la stessa cosa coi libri usciti in Italia negli ultimi anni: elenca una serie di caratteristiche e poi dice che per rientrare sotto l&#039;etichetta di New Italian Epic bisogna averne almeno la metà. Non si accorge, il primo dei Wu Ming, che però in questo modo metà della letteratura mondiale degli ultimi anni può essere chiamata New Italian Epic. Trovare legami in questo modo è non solo troppo semplice, ma perfino comico (anche se la copertina del libro pubblicato da Einaudi ci pare abbastanza seriosa e quindi l&#039;ipotesi di una colossale presa in giro da parte del collettivo ci sembra sia da scartare). Dicevamo: portiamo qualche prova a supporto del nostro discorso. Lo facciamo perché anche Libero, il quotidiano, è stato piuttosto critico verso il NIE e un po&#039; ci vergognamo di essere accomunati a Libero; quindi, ecco le nostre prove per dimostrare che non siamo faziosi e agiamo in perfetta buona fede (anche se con una punta di gusto polemico, lo concediamo). Quello che contestiamo non è che Genna, Lucarelli, Evangelisti e compagnia abbiano le caratteristiche per rientrare nel NIE, quanto piuttosto che queste caratteristiche siano valide, in quanto sono talmente ampie da farci rientrare qualsiasi cosa. Prendiamo ad esempio un libro straniero come &#039;Febbre a 90°&#039; di Nick Hornby e vediamo se ha le qualità per essere definito NIE: 1) più che contaminato lo è di sicuro, visto che mescola giornalismo sportivo, romanzo comico e memorie autobiografiche come se fosse roba normalissima. Se fosse italiano, Wu Ming 1 lo definirebbe probabilmente il Gomorra del calcio 2) Il punto di vista è inconsueto? Diremmo di sì: è raro sentir parlare di calcio dalla prospettiva prima di un bambino e poi di un tifoso triste 3) È complesso e insieme popular? Complesso lo è di sicuro, perché la scelta di raccontare una vita a partire da alcune partite di calcio rende tutto meno scorrevole e convenzionale; ma dev&#039;essere per forza anche popular, a giudicare dalle vendite (molto più popular di molti NIE elencati da Wu Ming 1) 4) In fondo è un po&#039; anche romanzo storico, perché si fa la storia del calcio inglese. Di ucronie, però, non c&#039;è traccia 5) Uso di linguaggio e stile nascostamente sovversivi: ne abbiamo parlato all&#039;inizio, l&#039;impostazione è molto originale. È questo che s&#039;intende con sovversivo, no? (se invece la connotazione è politica, avrei da criticare l&#039;attribuzione di questa specificità a molti dei libri citati nel saggio) 6) È un ufo? Certo, più ufo di Gomorra, quantomeno. Il libro di Saviano è molto più reportage di quanto questo sia un romanzo 7) È transmediale? Sì, parla di calcio, qualcosa che di solito con la letteratura non c&#039;entra ed è invece terreno privilegiato della tv. Il calcio è uno show, è una sorta di cinema più movimentato. Se poi non si considera il calcio un media, basta ricordare che il libro è stato tradotto due volte in film (una in Inghilterra, una in America): più transmediale di così... Insomma, a parte l&#039;ucronia, &#039;Febbre a 90°&#039; le ha proprio tutte. È più New Italian Epic lui dei libri di Wu Ming. Ed è un libro inglese. Ma prendiamo un altro esempio, sempre straniero: &#039;La ragazza dai capelli strani&#039; di David Foster Wallace... &quot;
(Da http://www.iadunps.com/Saggi/Oche.txt )]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;&#8230; Wu Ming 1 elenca una serie di caratteristiche comuni a questi libri, asserendo che tutti presentano la prima e almeno la metà delle altre. Le caratteristiche, in estrema sintesi, sono: 1. Non ci si pone più il problema della contaminazione: si contamina senza ritegno 2. Sguardo obliquo (punti di vista inattesi) 3. Libri complessi e popolari allo stesso tempo 4. Storie alternative (ucronie) 5. Sovversione di linguaggio e stile, ma nascosta 6. Sono degli Ufo, nel senso che non si riesce a identificarli o etichettarli (stessa cosa del punto 1, quindi) 7. Tendono alla transmedialità (a passare in altri media, tipo con colonne sonore, siti web, giochi da tavolo ecc.) L&#8217;impostazione di partenza è opinabile, secondo noi, perché è come se Wu Ming 1 dicesse: troviamo le 7 caratteristiche fondamentali degli uomini (essere esseri viventi, razionali, dotati di due gambe, due braccia, una testa, un pene e in grado di parlare) e poi diciamo che per essere etichettati come uomini bisogna avere la prima di queste caratteristiche e almeno la metà delle altre. Secondo questa logica, però, dovremmo chiamare uomini anche le donne (che hanno 6 caratteristiche su 7 visto che mancano solo del pene), i cani e perfino le oche. Le oche sono uomini, quindi. Wu Ming 1 fa la stessa cosa coi libri usciti in Italia negli ultimi anni: elenca una serie di caratteristiche e poi dice che per rientrare sotto l&#8217;etichetta di New Italian Epic bisogna averne almeno la metà. Non si accorge, il primo dei Wu Ming, che però in questo modo metà della letteratura mondiale degli ultimi anni può essere chiamata New Italian Epic. Trovare legami in questo modo è non solo troppo semplice, ma perfino comico (anche se la copertina del libro pubblicato da Einaudi ci pare abbastanza seriosa e quindi l&#8217;ipotesi di una colossale presa in giro da parte del collettivo ci sembra sia da scartare). Dicevamo: portiamo qualche prova a supporto del nostro discorso. Lo facciamo perché anche Libero, il quotidiano, è stato piuttosto critico verso il NIE e un po&#8217; ci vergognamo di essere accomunati a Libero; quindi, ecco le nostre prove per dimostrare che non siamo faziosi e agiamo in perfetta buona fede (anche se con una punta di gusto polemico, lo concediamo). Quello che contestiamo non è che Genna, Lucarelli, Evangelisti e compagnia abbiano le caratteristiche per rientrare nel NIE, quanto piuttosto che queste caratteristiche siano valide, in quanto sono talmente ampie da farci rientrare qualsiasi cosa. Prendiamo ad esempio un libro straniero come &#8216;Febbre a 90°&#8217; di Nick Hornby e vediamo se ha le qualità per essere definito NIE: 1) più che contaminato lo è di sicuro, visto che mescola giornalismo sportivo, romanzo comico e memorie autobiografiche come se fosse roba normalissima. Se fosse italiano, Wu Ming 1 lo definirebbe probabilmente il Gomorra del calcio 2) Il punto di vista è inconsueto? Diremmo di sì: è raro sentir parlare di calcio dalla prospettiva prima di un bambino e poi di un tifoso triste 3) È complesso e insieme popular? Complesso lo è di sicuro, perché la scelta di raccontare una vita a partire da alcune partite di calcio rende tutto meno scorrevole e convenzionale; ma dev&#8217;essere per forza anche popular, a giudicare dalle vendite (molto più popular di molti NIE elencati da Wu Ming 1) 4) In fondo è un po&#8217; anche romanzo storico, perché si fa la storia del calcio inglese. Di ucronie, però, non c&#8217;è traccia 5) Uso di linguaggio e stile nascostamente sovversivi: ne abbiamo parlato all&#8217;inizio, l&#8217;impostazione è molto originale. È questo che s&#8217;intende con sovversivo, no? (se invece la connotazione è politica, avrei da criticare l&#8217;attribuzione di questa specificità a molti dei libri citati nel saggio) 6) È un ufo? Certo, più ufo di Gomorra, quantomeno. Il libro di Saviano è molto più reportage di quanto questo sia un romanzo 7) È transmediale? Sì, parla di calcio, qualcosa che di solito con la letteratura non c&#8217;entra ed è invece terreno privilegiato della tv. Il calcio è uno show, è una sorta di cinema più movimentato. Se poi non si considera il calcio un media, basta ricordare che il libro è stato tradotto due volte in film (una in Inghilterra, una in America): più transmediale di così&#8230; Insomma, a parte l&#8217;ucronia, &#8216;Febbre a 90°&#8217; le ha proprio tutte. È più New Italian Epic lui dei libri di Wu Ming. Ed è un libro inglese. Ma prendiamo un altro esempio, sempre straniero: &#8216;La ragazza dai capelli strani&#8217; di David Foster Wallace&#8230; &#8221;<br />
(Da <a href="http://www.iadunps.com/Saggi/Oche.txt" rel="nofollow ugc">http://www.iadunps.com/Saggi/Oche.txt</a> )</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: FabianLloyd		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/14/nella-stanza-separata/#comment-107092</link>

		<dc:creator><![CDATA[FabianLloyd]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 08:38:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho scritto &quot;piano di azione&quot;, forse avrei dovuto dire &quot;le ipotesi&quot; di Wu Ming...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho scritto &#8220;piano di azione&#8221;, forse avrei dovuto dire &#8220;le ipotesi&#8221; di Wu Ming&#8230;</p>
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		<title>
		Di: FabianLloyd		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/14/nella-stanza-separata/#comment-107090</link>

		<dc:creator><![CDATA[FabianLloyd]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 08:35:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ecco... mi spiace, ma dissento da quanto scrive Stefania Scateni sull&#039;Unità, che accosta, avvicina il piano di azione di Wu Ming alle riflessioni sul contemporaneo di Giorgio Agamben. E credo che anche lo stesso Agamben, sarebbe perplesso.

Stefania Scateni:

«Quello che la critica non vede - perché porta occhiali inadeguati per i nostri tempi complicati e fuggenti - è un&#039;esperienza, anzi la ricerca di un&#039;esperienza. Quella della contemporaneità. C&#039;è un&#039;affascinante lezione che Giorgio Agamben tenne all&#039;Università di Venezia nel 2006, pubblicata in un “Sasso”  Nottetempo e ora inserita nella raccolta Nudità (Nottetempo). Che cos&#039;è il contemporaneo?, chiede Agamben. Il tentativo di risposta è complesso e affascinante, ma un nocciolo della questione emerge: il contemporaneo è colui o ciò che non si fa accecare dalle luci del presente e riesce a guardare nel buio del presente come fosse una luce che è diretta verso di noi ma non può raggiungerci, come una stella che si allontana velocissimamente dalla Terra ma la cui luce viaggia verso di noi. Il contemporaneo è anacronismo e ha una speciale relazione del passato perché sta negli interstizi. Per questo riesce a vedere quello che la moltitudine non è in grado di vedere.
Rarissimi sono i contemporanei, c&#039;è chi almeno ci prova. E i romanzi che Wu Ming 1 ha raccolto nella galassia Nie hanno un tratto in comune, il punto di vista sbieco, lo sguardo da un interstizio della realtà (o di se stessi che è la stessa cosa). Ecco, i nostri critici potrebbero provare a mettersi in contatto con questa galassia, a decodificarne il linguaggio, invece di limitarsi a guardare con gli occhi dritti al loro panorama preferito, che peraltro sta svanendo.»

Contemporaneo è, scrive Agamben (credo pensando a Benjamin e allo Jetztzeit) «colui che, dividendo e interpolando il tempo, è in grado di trasformarlo e di metterlo in relazione con gli altri tempi, di leggerne in modo inedito la storia, di “citarla” secondo una necessità CHE NON PROVIENE IN ALCUN MODO DAL SUO ARBITRIO, MA DA UN&#039;ESIGENZA A CUI EGLI NON PUO&#039; NON RISPONDERE». 

Infatti, tra l&#039;altro cita una poesia di Osip Mandel&#039;stam... non Salgari (per fare un esempio).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco&#8230; mi spiace, ma dissento da quanto scrive Stefania Scateni sull&#8217;Unità, che accosta, avvicina il piano di azione di Wu Ming alle riflessioni sul contemporaneo di Giorgio Agamben. E credo che anche lo stesso Agamben, sarebbe perplesso.</p>
<p>Stefania Scateni:</p>
<p>«Quello che la critica non vede &#8211; perché porta occhiali inadeguati per i nostri tempi complicati e fuggenti &#8211; è un&#8217;esperienza, anzi la ricerca di un&#8217;esperienza. Quella della contemporaneità. C&#8217;è un&#8217;affascinante lezione che Giorgio Agamben tenne all&#8217;Università di Venezia nel 2006, pubblicata in un “Sasso”  Nottetempo e ora inserita nella raccolta Nudità (Nottetempo). Che cos&#8217;è il contemporaneo?, chiede Agamben. Il tentativo di risposta è complesso e affascinante, ma un nocciolo della questione emerge: il contemporaneo è colui o ciò che non si fa accecare dalle luci del presente e riesce a guardare nel buio del presente come fosse una luce che è diretta verso di noi ma non può raggiungerci, come una stella che si allontana velocissimamente dalla Terra ma la cui luce viaggia verso di noi. Il contemporaneo è anacronismo e ha una speciale relazione del passato perché sta negli interstizi. Per questo riesce a vedere quello che la moltitudine non è in grado di vedere.<br />
Rarissimi sono i contemporanei, c&#8217;è chi almeno ci prova. E i romanzi che Wu Ming 1 ha raccolto nella galassia Nie hanno un tratto in comune, il punto di vista sbieco, lo sguardo da un interstizio della realtà (o di se stessi che è la stessa cosa). Ecco, i nostri critici potrebbero provare a mettersi in contatto con questa galassia, a decodificarne il linguaggio, invece di limitarsi a guardare con gli occhi dritti al loro panorama preferito, che peraltro sta svanendo.»</p>
<p>Contemporaneo è, scrive Agamben (credo pensando a Benjamin e allo Jetztzeit) «colui che, dividendo e interpolando il tempo, è in grado di trasformarlo e di metterlo in relazione con gli altri tempi, di leggerne in modo inedito la storia, di “citarla” secondo una necessità CHE NON PROVIENE IN ALCUN MODO DAL SUO ARBITRIO, MA DA UN&#8217;ESIGENZA A CUI EGLI NON PUO&#8217; NON RISPONDERE». </p>
<p>Infatti, tra l&#8217;altro cita una poesia di Osip Mandel&#8217;stam&#8230; non Salgari (per fare un esempio).</p>
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