Il resto in cantanti

18 febbraio 2009
Pubblicato da

di
Matteo De Simone

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Quando si racconta una storia, e lo si fa attraverso una canzone, bisogna stare molto attenti, perché le canzoni stigmatizzano. La storia, in una canzone, diventa subito messaggio. In una canzone, le parole assumono un peso difficile da equilibrare: se io dico in una canzone che non trovo pace sessuale e mi innamoro di un uomo perché mia madre era oppressiva e mio padre assente, sto dicendo di fatto che l’omosessualità nasce da un’educazione sbagliata. Sto dicendo che l’omosessualità è una deviazione dovuta a dei traumi d’infanzia, mi devo prendere la responsabilità di questa affermazione e devo sostenerla di fronte a tutto quello che è stato detto, scritto e pensato sull’argomento, perché io l’ho pensato, l’ho scritto e lo sto dicendo (di più, cantando).

Dire che io, Povia, sono convinto che con una madre oppressiva e un padre assente si diventa froci, come direbbe l’onorevole e disinibita Mussolini, e dirlo perché questo è quel che mi è capitato, non è sufficiente. Oltretutto madre oppressiva e padre distante sono un binomio famigliare piuttosto comune per tantissimi maschi italiani, che solo in minima parte sono omosessuali. Ma Povia, che canta per tutti gli italiani, questo lo sa. Quasi come per lenire l’increspatura sulla schiena dell’italiota omofobo sollevata dai primi due terzi della canzone, il testo regala infatti, prima di spegnersi, uno special, un vero lieto fine, che svela il senso del non del tutto trasparente ritornello dalla rima lampante: a volte dai traumi d’infanzia e dalle loro terribili conseguenze – come lo scivolone omosessuale – ci si può liberare. Luca era gay, ma (fortunatamente) adesso sta con lei.

Insomma, l’omofobia ha radici così solide nella casa italiota abitata da Povia, che il cantante, tentando di scrivere un testo super partes, ne ha scritto uno grandiosamente inibito, talmente intriso di omofobia inibita che egli stesso, e la medietà sanremese inibita che lo circonda, non sono stati capaci di vederla. “Luca era gay” che Povia ha cantato ieri sera all’Ariston, è il prodotto inconsapevole di una cultura eterosessuale omofoba inibita che cerca conforto nella tolleranza del qualunquismo, ma non è all’altezza del significato civile della vera tolleranza. Così annaspa, goffamente, tra strafalcioni e inciampi, raggiungendo non più di un pallido buonismo permeato di dolorosa ignoranza. Sono giuste le proteste dell’Arcigay: “Luca era gay” è una canzone densa di cultura antiomosessuale ed è pericolosa, anzi, disarmante (che poi è uno dei modi di essere pericolosi) perché non sa di esserlo.
Voglio dire a Povia, sperando di non sembrargli arrogante, che per trattare temi così delicati ci vuole infinita delicatezza spirituale e non possederla non è necessariamente un difetto. Esistono altre qualità e tante, tante altre storie al mondo da cantare.

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25 Responses to Il resto in cantanti

  1. carmine vitale il 18 febbraio 2009 alle 20:20

    “il pensiero forlani “acuto lineare geniale
    rotta dell’esistenza
    sublimazione del consiglio
    c.

  2. macondo il 18 febbraio 2009 alle 21:35

    Non ho ascoltato Povia né visto Sanremo, per cui sulla canzone non mi pronuncio. Poi ho saputo che la canzone ha suscitato le forti proteste di Grillini e dell'”Arci Gay”, e allora mi pronuncio, se possibile, ancor meno.
    Intervengo solo sul fatto dell’omosessualità acquisita causa la coppia madre oppressiva-padre assente. Mi pronuncio dicendo che non so se quella è la causa (forse potrà essere UNA causa o una concausa, voler generalizzare su questi aspetti che variano molto da formazione a formazione, è come voler imporre l’oroscopo di un segno a tutti quelli nati sotto quel segno), ma almeno dice una cosa elementare: che l’omosessualità può essere anche acquisita, di fronte all’omofobia di certe tesi sull’innatismo. E per me che ritengo le condizioni e l’input sociali alla base di molte acquisizioni, e sono contro un certo innatismo di stampo teo-teleologico, mi pare un’indicazione corretta. Lo stesso Freud non aveva saputo dire quanto di innato e quanto di acquisito vi fosse nell’omosessualità. Ripeto, non sono intervenuto sulla canzone di Povia, che non conosco, ma su un certo ragionamento.

  3. stalker il 18 febbraio 2009 alle 22:08

    condivido questo articolo parola per parola.
    ci vuole sensibilità per trattare temi controversi per la nostra italietta.
    aggiungerei anche un minimo di cultura
    io purtroppo la canzone l’ho ascoltata
    puzza di sagrestia ammuffita e bignamini di froid e psicanilisi spiccia da rotocalco che sfogli dal parrucchiere
    disgustosa e pericolosa, specialmente per il pubblico (clientela) cui è destinata.
    disgusto

  4. lambertibocconi il 18 febbraio 2009 alle 22:31

    Scusa Macondo, ma che interesse dovrebbe mai avere il fatto se l’omosessualità sia innata o acquisita? E’ un caso in cui la domanda è già tendenziosa. Quando ormai anche il DSM ha tolto l’omosessualità da qualsiasi casella diagnostica, riconoscendola una variante del comportamento umano che si connota con il desiderio di amare, desiderare, costruire e autoidentificarsi con persone dello stesso sesso e non esclusivamente con atti sessuali. L’omosessualità viene dunque attestata – dalla stessa scienza che prima la patologizzava, e questo secondo me è un grosso segno – come una condizione esistenziale con contenuti di affettività, progettualità e di relazione. E’ quindi il caso di stare a chiedersene le cause? Si sta lì forse lì a cercare le cause dell’eterosessualità?
    La canzone poi è penosa, ma questa è ancora un’altra questione. Fa proprio c..are da tutti i punti di vista. Chessò, pur essendo completamente antifascista, io riconosco che “Faccetta nera” è un’allegra marcetta: ma qui non ci siamo e basta. Già era pietosa quella dei piccioni… Io non so questo Povia da dove l’hanno tirato fuori.
    POVERA ITALIA

  5. Stefano Savi Scarponi il 19 febbraio 2009 alle 00:57

    Scusate se mi intrometto, è la prima volta che intervengo e spero non me ne vorrete se sposto l’asse della conversazione. Sarà perché faccio il compositore ma, nelle canzoni, bado molto alla musica. E la realtà, da decenni, è che la musica leggera fa schifo. Fa schifo prevalentemente per motivi tecnici: gli “autori” non conoscono la musica, e quindi non riescono a produrre nulla che non sia già stato ascoltato, non riescono a uscire dalla gabbia delle quattro regolette armoniche che praticano da sempre. L’unico senso che una manifestazione come Sanremo può quindi avere è quello di proporre mini-scandali, parodie di provocazioni, piccoli “casi” di cui far parlare i giornali e, così, distrarre l’attenzione da quello che dovrebbe essere il motivo d’essere della manifestazione: le canzoni, (e quindi anche) la musica.
    La canzonetta di Povia è brutta, scontatissima (ma non può essere altimenti, per nessuno, in quel luogo), e verrà dimenticata in poche ore.
    Dei testi non ce ne dovrebbe fregare nulla, solo i poeti possono scrivere versi, non scherziamo.

  6. macondo il 19 febbraio 2009 alle 02:52

    @ lambertibocconi,
    vedi, io ritengo che ogni “espressione” umana (psicologica, fisica, sessuale) debba essere studiata, a livello profondo, of course, e che su nulla debba essere posto l’interdetto, il “così-è”. In nome della conoscenza, non già della morale, in nome del sapere, non già del giudizio di valore. Se si restava alla percezione del fulmine che aveva l’uomo primitivo, che magari lo scambiava per un fatto sovrannaturale, non si sarebbe mai pervenuti alla conoscenza di fenomeni elettrici ecc. Quindi non pongo recinti, questo sì e questo no, e così come conoscere le cause genetiche, acquisite o che altro che fanno sì che una persona abbia i capelli neri e l’altra gli occhi azzurri, perché non indagare la sessualità umana nel suo complesso e nelle sue espressioni specifiche, dove sono comprese l’eterosessualità, l’omossessualità e tutto quello che ci si vuol mettere. So che non è la tua posizione, ma contrapporre alla ricerca della conoscenza il silenzio, in tema omosessuale mi pare un po’ come dire: “(poverino), è così e basta”.

  7. lambertibocconi il 19 febbraio 2009 alle 06:09

    Sì Macondo, ma allora che si studi la sessualità nel suo complesso, oppure le “cause” dell’amore, dell’attrazione, in tutte le sue varianti, l’aspetto esistenziale della cosa, l’aspetto biologico, che ne so, dando per scontato il dato storico che da che è mondo è mondo tutti sono andati a letto con tutti, e l’altrettanto dato storico che la società per mantenersi coesa crea il potere, il quale regolamenta le espressioni umane. Leggasi Foucault, per esempio, “Storia della sessualità”, tre volumi di genio.

  8. véronique vergé il 19 febbraio 2009 alle 08:18

    Allora sono fuori tema, un po’. Il pezzo mi ha fatto pensare a un film che amo molto: une journée particulière. E’ un film che parla nella mia vita. Un amico omo sessuale che conoscevo aveva cosi delicatezza che mi ha consolato di tutta il dolore fatto perché era bambina, poi ragazza. non ho sentito cosi tenerezza che nell’abbraccio leggero con lui, perché senza violenza nessuna.
    Una canzone ha un potere leggero, non si tratta di un saggio. Una canzone si la canta, poi si dimentica…

    Ma oggi vorrei cantare a effeffe

    Buon compleanno, (in inglese… Vorrei avere la voce di Marylin Monroe per cantare)

  9. lambertibocconi il 19 febbraio 2009 alle 08:47

    Cara Véronique: tra gli omosessuali ci sono persone intelligenti, sensibili, stupide, rozze, di destra, di sinistra, violente, dolci, nevrotiche, ecc. ecc. ecc. come fra tutti gli uomini e le donne.
    Non sono d’accordo sulle canzoni: sono un veicolo straordinario che esprime la psicologia di un popolo e nello stesso tempo la forma (anche se quelle di Sanremo sono canzoni finte, ma anche la testa degli italiani attualmente è molto finta).

  10. soloparolesparse il 19 febbraio 2009 alle 09:25

    Dissento.
    Ho ascoltato ieri sera il pezzo di Povia.
    Non mi pronuncio sulla qualità artistica del brano ma non capisco le polemiche che mi sembrano pretestuose.
    C’è un verso nella canzone che dice più o meno …nessuna malattia, nessuna guarigione, solo la mia storia…
    Mi sembra che questo cancelli ogni polemica. Povia ha voluto raccontare UNA storia, credibile, possibile, che sicuramente non riguarda la maggioranza degli omosessuali. Semplicemente una storia che direi non riguarda nemmeno l’omosessualità come concetto.
    Una storia di un singolo e basta.

  11. Natàlia Castaldi il 19 febbraio 2009 alle 09:55

    @Soloparolesparse:

    non sono d’accordo e la risposta è nelle parole di Francesco. Inutile ripetersi.

    il titolo: “Luca era gay”, come fosse uno stato passeggero, un’influenza debellata… : nulla da aggiungere.

    siamo imbecilli assuefatti agli slogan, livellati culturalmente verso il basso.
    è deprimente.

  12. schillo il 19 febbraio 2009 alle 10:10

    Mi piace molto l’approccio alla questione di De Simone. Quella canzone è intrisa di velenoso senso comune. Succede così che gli educatori (o presunti tali) convincano gli omosessuali, facendo leva su insicurezze e ignoranza, che quella “strana” attrazione sia solo perversione, reazione a traumi infantili, immaturità o, addirittura, tutto colpa di Internet!
    E a volte, purtroppo, c’è chi se ne convince (finge a sé stesso), si sposa e fa dei figli. E poi, nella sua ipocrisia “normalizzata”, si scandalizza perché la gente va a puttane o i viali sono pieni di trans.

  13. Matteo De Simone il 19 febbraio 2009 alle 10:25

    A Soloparole sparse:
    L’intenzione di Povia era quella di raccontare l’esperienza di un singolo, ma il testo di una canzone, nell’atto della sua pubblicazione (e non parliamo dell’atto del renderla pubblica attraverso un festival come San Remo) si fa messaggio collettivo. Nel testo di una canzone, come in tutte le espressioni, c’è il dna culturale del suo autore, e una postilla non basta a cancellarlo.

    a Macondo:
    Quel “poverino, è così è basta” che hai scritto alla fine del tuo ultimo intervento esprime esattamente il tipo di omofobia inconscia di cui ho tentato di parlare nel mio pezzo.

  14. Natàlia Castaldi il 19 febbraio 2009 alle 10:27

    * chiedo scusa a De Simone: … “nelle parole postate da Francesco”

  15. Morganthal il 19 febbraio 2009 alle 10:51

    Bronski Beat – Small town Boy

    You leave in the morning
    With everything you own
    In a little black case
    Alone on a platform
    The wind and the rain
    On a sad and lonely face

    Mother will never understand
    Why you had to leave
    But the answers you seek
    Will never be found at home
    The love that you need
    Will never be found at home

    Run away, turn away, run away, turn away, run away.
    Run away, turn away, run away, turn away, run away.

    Pushed around and kicked around
    Always a lonely boy
    You were the one
    That they’d talk about around town
    As they put you down

    And as hard as they would try
    They’d hurt to make you cry
    But you never cried to them
    Just to your soul
    No you never cried to them
    Just to your soul

    Run away, turn away, run away, turn away, run away.
    Run away, turn away, run away, turn away, run away.

    Cry , boy, cry…

    You leave in the morning
    With everything you own
    In a little black case
    Alone on a platform
    The wind and the rain
    On a sad and lonely face

    Run away, turn away, run away, turn away, run away.
    Run away, turn away, run away, turn away, run away.

    amai molto la song e il video

    http://www.youtube.com/watch?v=YhTQJ6zQbL0

    curioso poi rivedere le date, è del giugno 1984, moriva Foucault…

  16. lucia cossu il 19 febbraio 2009 alle 11:20

    A me sembra solo una canzoncina da Festival: furbetta e stupida che senza coraggio vorrebbe render contenta una parte ( quella del “o che bello si può non esserlo più”) e non troppo offesa l’altra. Una simile e altrettanto insultante mi ricordo fosse quella di Paola Turci Bambini che messa in quel contesta per me perdeva completamente di sincerità e sembrava volesse farsi dire (come Povia) ” guarda che sensibilità e coraggio a cantare questo!”.

  17. lucia cossu il 19 febbraio 2009 alle 11:20

    * contesto

  18. lucia cossu il 19 febbraio 2009 alle 11:40

    Apro il sito per la mia posta e vedo il titolo sulle trasparenze della Pravo e ritrovo in innocuo lo stesso atteggiamento che dicevo prima. Ma – dirà- è la giacca che si è spostata e discorsi sul vedo non vedo e l’erotismo e schifezze varie a riempire pagine. Almeno io l’avrei apprezzata molto di più con la sua camicia trasparente e questo corpo ben mostrato quasi androgino: è spettacolo e per me se lo fai lo devi fare fino in fondo e sai che bella senza giacca e tutti a guardare quel busto sottile e pudico per quanto nudo. Così con la giacca è la solita volgare cortigiana di basso livello.

  19. Stefano Bocci il 19 febbraio 2009 alle 11:53

    Non ho sentito la canzone…ma non capisco il perchè di tutta questa critica. E’ una persona che parla, più o meno in buona fede, attraverso un mezzo di comunicazione artificiale e assolutamente lontano dalla vita reale. Perchè dargli questo peso? E’ così importante?
    Chi ha bisogno di essere riconosciuto e perchè? Mi sembra molto più importante questo e il modo con cui ci confrontiamo tutti.
    La sessualità è l’aspetto della vita più forte in ognuno di noi, in assoluto.
    Ma è pure quello più difficile da esprimere naturalmente.
    E’ una difficoltà che non si può scaricare sulla società, sugli altri.
    Aprirsi alla vita e all’amore è una prerogativa individuale.
    Non è delegabile a nessuno.
    Ci vuole una forte dose di coraggio a vivere.
    Chi ce l’ha, spesso ne paga le conseguenze, schiacciato dalla società.
    Ma la società è semplicemente lo specchio delle paure individuali.
    Stare a stuzzicarsi l’ombelico serve a ben poco.

  20. gianni montieri il 19 febbraio 2009 alle 11:58

    sottoscrivo l’aritcolo parola per parola. Aggiungo, come se non bastasse il testo, che la musica della canzone è di bassissimo livello e vagamente (nemmeno troppo) copiata

  21. Lucio Angelini il 19 febbraio 2009 alle 12:31

    Perché tanto stupore? In fondo il povero Povia, cantando “Andavo con gli uomini per non tradire mia madre”, ha solo sviluppato i temi anticipati nel lontano 1940 da Bixio e Cherubini in “Mamma”, di cui non è chi non ricordi lo scabroso refrain:

    «Mamma solo per te
    La mia canzone vola
    Mamma sarai con me
    Tu non sarai piu sola
    Quanto ti voglio bene
    Queste parole d’amore
    Che ti sospira il mio cuore
    Forse non s’odono piu
    Mamma ma la canzone mia, piu bella sei tu
    Sei tu la vita e per la vita non ti lascio mai piu».

    Il resto qui:
    http://lucioangelini.splinder.com/post/19877174/%22ANDAVO+CON+GLI+UOMINI+PER+NON

  22. franz krauspenhaar il 19 febbraio 2009 alle 13:31

    Tanto rumore per nulla. A furia di prendere sul serio il Festival di Sanremo prenderemo tutti la cittadinanza onoraria e diventeremo tutti gay per simpatia. O antipatia.

  23. Lucio Angelini il 19 febbraio 2009 alle 13:42

    Franz, la Lipperini mi ha appena CENSURATO il seguente commento:

    “Secondo me l’influenza della Lipperini su Wu Ming 1 è assolutamente
    deleteria: accecata dall’affetto personale, lo approva e lo tutela sempre e
    comunque, qualunque cosa faccia e dica, impedendogli di rendersi conto di certi suoi momenti di fallacia. E meno male che non è sua madre, altrimenti ne avrebbe fatto un figlio probabilmente gay, secondo i nuovi indirizzi della scienza sanremese. Non so se Wu Ming 1 ce l’avrebbe fatta a guarire.” *-°

  24. macondo il 19 febbraio 2009 alle 16:40

    @ franz,
    o, semmai, per empatia, processo in cui il fenomeno affettivo è meno vincolato ad emozioni viscerali, e in tal modo più consapevole.
    Eppoi, ecchevvoi far rumore su che se non Sanremo?, visto che le bordate sparate contro il Potere quotidianamente dalle varie riserve indiane di cittadini lasciano il tempo che trovano, lassù in alto, e non affondano nemmeno una barchetta di carta?

  25. stefano il 20 febbraio 2009 alle 12:16

    Credo che l’articolo di Walter Siti sulla Stampa di oggi sia la lettura migliore sulla questione di Povia.



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