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	Commenti a: Filologia e &#8220;verità&#8221;	</title>
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		<title>
		Di: vito		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/03/01/filologia-e-verita/#comment-107416</link>

		<dc:creator><![CDATA[vito]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2009 21:51:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[... va be&#039; ... lasciamo stare]]></description>
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		Di: franco buffoni		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/03/01/filologia-e-verita/#comment-107413</link>

		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2009 21:26:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Certamente, Satana. Per questa ragione il mio precedente post è stato
https://www.nazioneindiana.com/2009/01/15/grido-di-dolore/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Certamente, Satana. Per questa ragione il mio precedente post è stato<br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/2009/01/15/grido-di-dolore/" rel="nofollow ugc">https://www.nazioneindiana.com/2009/01/15/grido-di-dolore/</a></p>
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		<title>
		Di: Satana		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/03/01/filologia-e-verita/#comment-107396</link>

		<dc:creator><![CDATA[Satana]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2009 16:50:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Considerazioni opportune quelle di Canfora, ma si tenga presente che dovrebbero essere estese al monoteismo in generale. Le interpretazioni ebraiche e musulmane sono forse più affidabili di quelle cattoliche ?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Considerazioni opportune quelle di Canfora, ma si tenga presente che dovrebbero essere estese al monoteismo in generale. Le interpretazioni ebraiche e musulmane sono forse più affidabili di quelle cattoliche ?</p>
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		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/03/01/filologia-e-verita/#comment-107330</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 16:31:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Andrea Ponso

&quot;Utile&quot; è un termine che ho scelto, proprio perché del tutto neutrale rispetto a qualsiasi disegno. Non esclude né include niente pregiudizialmente.

L&#039;utilità naturalmente viene intesa rispetto a un progetto.

E questo, il progetto, è essenzialmente una &quot;fantasia umana&quot; [Dewey e James].

Premesso questo, il progetto, può servirsi di diversi linguaggi che &quot;funzionino&quot;, compreso quello religioso, se è il caso, e se non funziona invece contro il progetto.

Quando ho incontrato per la prima volta questo modo di vedere le cose, è stato in un libro il cui sottotitolo era: CONTINGENZA, IRONIA E SOLIDARIETA&#039;.

Si trattava della &quot;Filosofia dopo la filosofia&quot;[1989] di Richard Rorty, che partendo dalla necessità affermata da Nitzsche di una &quot;sdivinizzazione&quot; del mondo, a pag. 52, in alcune righe tentava di tracciare un ritratto degli autori che con le loro opere si opponevano a ogni fondamentalismo, contribuendo a costruire quel nuovo mondo che ognuno di noi desidererebbe:

&quot;Il loro spirito di gioco deriva dall&#039;aver compreso il potere della ridescrizione, il potere del linguaggio di rendere possibili e importanti cose nuove e diverse: comprensione che è possibile solo nel momento in cui l&#039;obiettivo diventa quello di ampliare il repertorio delle descrizioni alternative e non di trovare la Giusta Descrizione.&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Andrea Ponso</p>
<p>&#8220;Utile&#8221; è un termine che ho scelto, proprio perché del tutto neutrale rispetto a qualsiasi disegno. Non esclude né include niente pregiudizialmente.</p>
<p>L&#8217;utilità naturalmente viene intesa rispetto a un progetto.</p>
<p>E questo, il progetto, è essenzialmente una &#8220;fantasia umana&#8221; [Dewey e James].</p>
<p>Premesso questo, il progetto, può servirsi di diversi linguaggi che &#8220;funzionino&#8221;, compreso quello religioso, se è il caso, e se non funziona invece contro il progetto.</p>
<p>Quando ho incontrato per la prima volta questo modo di vedere le cose, è stato in un libro il cui sottotitolo era: CONTINGENZA, IRONIA E SOLIDARIETA&#8217;.</p>
<p>Si trattava della &#8220;Filosofia dopo la filosofia&#8221;[1989] di Richard Rorty, che partendo dalla necessità affermata da Nitzsche di una &#8220;sdivinizzazione&#8221; del mondo, a pag. 52, in alcune righe tentava di tracciare un ritratto degli autori che con le loro opere si opponevano a ogni fondamentalismo, contribuendo a costruire quel nuovo mondo che ognuno di noi desidererebbe:</p>
<p>&#8220;Il loro spirito di gioco deriva dall&#8217;aver compreso il potere della ridescrizione, il potere del linguaggio di rendere possibili e importanti cose nuove e diverse: comprensione che è possibile solo nel momento in cui l&#8217;obiettivo diventa quello di ampliare il repertorio delle descrizioni alternative e non di trovare la Giusta Descrizione.&#8221;</p>
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		<title>
		Di: andrea ponso		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/03/01/filologia-e-verita/#comment-107317</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea ponso]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 13:23:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Soldato Blu: solo questo, ridurre la verità a &quot;utile&quot; non mi pare la soluzione... occorrerebbe capire cosa intendi per &quot;utile&quot; perchè a me suona come qualcosa di &quot;economicamente utile&quot; e, anche se gli accordiamo una condizione più alta, diciamo pure etica nel senso migliore del termine, mi sembra che la religione non possa nemmeno essere ridotta a etica solamente, come molte altre cose... pensiamo all&#039;estetica, all&#039;arte... è sempre e solo &quot;etica&quot;? e in quale senso? il problema della riduzione del religioso (e non solo) ad etica è un rafforzamento della volontà, dell&#039;azione come autocentrata sull&#039;io... Nietzche stesso, che non amava i teologi e la puzza di sacrestia (come del resto il sottoscritto) non avrebbe di certo accettato questa interpretazione... c&#039;è sempre una alterità che ci supera, che ci libera dalla crocifissione di essere solo noi (come ricordava Pessoa)... il cristianesimo chiama questo &quot;oltre&quot;, questa alterità capace di demolire ogni verità precostituita, ogni verità che si trasforma in idolo e in ideo(idolo)logia con il nome di grazia... ma è una pratica che si ritrova in tutte le filosofie e in tutte le religioni o riflessioni, dall&#039;oriente all&#039;occidente... purtroppo, è vero: tra il dire e il fare (tra pensiero e praxis) c&#039;è l&#039;istituzione... ma non solamente nella chiesa...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Soldato Blu: solo questo, ridurre la verità a &#8220;utile&#8221; non mi pare la soluzione&#8230; occorrerebbe capire cosa intendi per &#8220;utile&#8221; perchè a me suona come qualcosa di &#8220;economicamente utile&#8221; e, anche se gli accordiamo una condizione più alta, diciamo pure etica nel senso migliore del termine, mi sembra che la religione non possa nemmeno essere ridotta a etica solamente, come molte altre cose&#8230; pensiamo all&#8217;estetica, all&#8217;arte&#8230; è sempre e solo &#8220;etica&#8221;? e in quale senso? il problema della riduzione del religioso (e non solo) ad etica è un rafforzamento della volontà, dell&#8217;azione come autocentrata sull&#8217;io&#8230; Nietzche stesso, che non amava i teologi e la puzza di sacrestia (come del resto il sottoscritto) non avrebbe di certo accettato questa interpretazione&#8230; c&#8217;è sempre una alterità che ci supera, che ci libera dalla crocifissione di essere solo noi (come ricordava Pessoa)&#8230; il cristianesimo chiama questo &#8220;oltre&#8221;, questa alterità capace di demolire ogni verità precostituita, ogni verità che si trasforma in idolo e in ideo(idolo)logia con il nome di grazia&#8230; ma è una pratica che si ritrova in tutte le filosofie e in tutte le religioni o riflessioni, dall&#8217;oriente all&#8217;occidente&#8230; purtroppo, è vero: tra il dire e il fare (tra pensiero e praxis) c&#8217;è l&#8217;istituzione&#8230; ma non solamente nella chiesa&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea ponso		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/03/01/filologia-e-verita/#comment-107316</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea ponso]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 13:12:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Luminamenti: se intendiamo la chiesa come istituzione e magistero sono d&#039;accordo... il Vaticano II è eternamente attuato a metà, questo è il problema; ma dal punto di vista della discussione teologica le cose, fortunatamente, sono leggermente migliorate e i fronti di ricerca spingono verso una direzione progressiva della rivelazione. Una modalità interessante sarebbe quella di vedere la liturgia non come un insieme di forme/contenitori di verità date ma come il luogo di una continua e perenne rigenerazione del senso, e di una sua critica: la liturgia dovrebbe essere il luogo di una interruzione, di una continua e profiqua messa in crisi del dogma inteso in senso immobile e lontano dalla vita; insomma, come capita o dovrebbe capitare con l&#039;esperienza estetica: la forma crea il contenuto, lo critica anche radicalmente, lo apre ad altre interpretazioni. Questo, per la gerarchia ecclesiastica non è certo facile, ma penso sia l&#039;unica via possibile. Purtroppo le recenti uscite del pontefice vanno in una direzione opposta e paradossalmente postmoderna: il motu proprio relativo alla liturgia è, da questo punto di vista, una contraddizione palese: si ristabilisce la possibilità di celebrare con il messale latino pre-conciliare, e nello stesso tempo si lascia in vigore quello attuale... questo significa che le forme sono interscambiabili scatole per significati già dati, quindi per nefaste e mortuarie ideologie... questo va contro l&#039;idea di liturgia proposta dal vaticano II che vedeva proprio la liturgia come &quot;culmen et fons&quot; della stessa teologia... non dimentichiamo che anche nel pensiero filosofico uno dei primi contestatori della &quot;verità&quot; intesa come blocco inamovibile fu Nietzche che, non a caso, inizia la sua opera di demolizione del pensiero occidentale proprio partendo dall&#039;analisi di un rito, di una liturgia: la tragedia greca. invece, la chiesa, muovendosi in questo modo, nel tentativo di recuperare una tradizione, si trova implicitamente invischiata in procedimenti molto simili al gioco delle forme interscambiabili tipico del postmoderno... Ratzinger postmoderno, chi l&#039;avrebbe mai detto? e postmoderno non nel senso positivo del termine, ma nel senso più bieco...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Luminamenti: se intendiamo la chiesa come istituzione e magistero sono d&#8217;accordo&#8230; il Vaticano II è eternamente attuato a metà, questo è il problema; ma dal punto di vista della discussione teologica le cose, fortunatamente, sono leggermente migliorate e i fronti di ricerca spingono verso una direzione progressiva della rivelazione. Una modalità interessante sarebbe quella di vedere la liturgia non come un insieme di forme/contenitori di verità date ma come il luogo di una continua e perenne rigenerazione del senso, e di una sua critica: la liturgia dovrebbe essere il luogo di una interruzione, di una continua e profiqua messa in crisi del dogma inteso in senso immobile e lontano dalla vita; insomma, come capita o dovrebbe capitare con l&#8217;esperienza estetica: la forma crea il contenuto, lo critica anche radicalmente, lo apre ad altre interpretazioni. Questo, per la gerarchia ecclesiastica non è certo facile, ma penso sia l&#8217;unica via possibile. Purtroppo le recenti uscite del pontefice vanno in una direzione opposta e paradossalmente postmoderna: il motu proprio relativo alla liturgia è, da questo punto di vista, una contraddizione palese: si ristabilisce la possibilità di celebrare con il messale latino pre-conciliare, e nello stesso tempo si lascia in vigore quello attuale&#8230; questo significa che le forme sono interscambiabili scatole per significati già dati, quindi per nefaste e mortuarie ideologie&#8230; questo va contro l&#8217;idea di liturgia proposta dal vaticano II che vedeva proprio la liturgia come &#8220;culmen et fons&#8221; della stessa teologia&#8230; non dimentichiamo che anche nel pensiero filosofico uno dei primi contestatori della &#8220;verità&#8221; intesa come blocco inamovibile fu Nietzche che, non a caso, inizia la sua opera di demolizione del pensiero occidentale proprio partendo dall&#8217;analisi di un rito, di una liturgia: la tragedia greca. invece, la chiesa, muovendosi in questo modo, nel tentativo di recuperare una tradizione, si trova implicitamente invischiata in procedimenti molto simili al gioco delle forme interscambiabili tipico del postmoderno&#8230; Ratzinger postmoderno, chi l&#8217;avrebbe mai detto? e postmoderno non nel senso positivo del termine, ma nel senso più bieco&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: luminamenti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/03/01/filologia-e-verita/#comment-107308</link>

		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 09:31:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@andrea ponso se il testo scritto non è la parola di Dio, sarà parola di uomini. La Chiesa però parla sempre a e in nome di Dio. 
Il problema non è poi solo l&#039;interpretazione della Chiesa ma anche la scelta dei testi cosidetti canonici. La ricerca storica e filologica ha ampliato molto l&#039;orizzonte e la Chiesa è in difficoltà.
E anche la teologia della Fede mi sembra non tenga proprio conto di un&quot;divenire&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@andrea ponso se il testo scritto non è la parola di Dio, sarà parola di uomini. La Chiesa però parla sempre a e in nome di Dio.<br />
Il problema non è poi solo l&#8217;interpretazione della Chiesa ma anche la scelta dei testi cosidetti canonici. La ricerca storica e filologica ha ampliato molto l&#8217;orizzonte e la Chiesa è in difficoltà.<br />
E anche la teologia della Fede mi sembra non tenga proprio conto di un&#8221;divenire&#8221;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/03/01/filologia-e-verita/#comment-107296</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 06:38:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Che ci siano opinioni diverse, mi pare impossibile negarlo.

Che sia impossibile farle diventare una, ancora più certo.

Quello che mi fa venire la mosca al naso è l&#039;evocare, ancora una volta, &quot;la verità&quot;.

Questo. 

Soltanto il pensare che esistano, soltanto il pensare che ci siano &quot;cose&quot; là fuori, a cui il linguaggio si debba adeguare per essere &quot;vero&quot;,
designa il fondamentalista, il quale tenderà, in un  modo o in un altro, a far sì che sia &quot;bene&quot; che tutti vi si adeguino.

E questo è il &quot;principio di autorità&quot;.

Quando uno pensa di essere il titolare del giudizio di corrispondenza tra linguaggio e &quot;realtà&quot;.


So già quale sarà l&#039;opinione  che verrà espressa contro la mia: che ne sai che là fuori non ci siano cose? La tua affermazione è altrettanto dogmatica di chi afferma il contrario.

No. Io non &quot;so&quot; ne &quot;credo&quot; che fuori le cose ci siano o non ci siano. Non esiste metodo per stabilirlo. Sono salito sulla scala per vedere se riuscivo a scorgerle e non le ho viste, poi, come dice Wittgenstein, ho tolto e buttato via la scala.

Il linguaggio, non le cose, può essere vero. 

Ed è vero se funziona, se è utile. 

Poi si può discutere cosa sia l&#039;&quot;utile&quot;. 

Ma allora si discute su come vorremmo che fosse il nostro mondo. Prendendoci la responsabilità di come vorremmo costruirlo, a mani nude.



Cosa c&#039;entra la religione con la filologia?

Chi produce la filologia più bastarda: il filologo.filologo  o il prete.filologo dell&#039;Istituto Biblico di Roma? 

Chi è appesantito di più dal suo ciarpame ideologico? E&#039; chiaro che tutto questo non ha senso.

Se la filologia è una disciplina seria, ci saranno metodi, regole, in base a cui giudicare. Che c&#039;entra dio? 

Oppure c&#039;entra perché, avendo fatto tutto, ha fatto anche quelle regole, e quindi il mandatario Ratto 16 ha giurisdizione anche su quelle?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che ci siano opinioni diverse, mi pare impossibile negarlo.</p>
<p>Che sia impossibile farle diventare una, ancora più certo.</p>
<p>Quello che mi fa venire la mosca al naso è l&#8217;evocare, ancora una volta, &#8220;la verità&#8221;.</p>
<p>Questo. </p>
<p>Soltanto il pensare che esistano, soltanto il pensare che ci siano &#8220;cose&#8221; là fuori, a cui il linguaggio si debba adeguare per essere &#8220;vero&#8221;,<br />
designa il fondamentalista, il quale tenderà, in un  modo o in un altro, a far sì che sia &#8220;bene&#8221; che tutti vi si adeguino.</p>
<p>E questo è il &#8220;principio di autorità&#8221;.</p>
<p>Quando uno pensa di essere il titolare del giudizio di corrispondenza tra linguaggio e &#8220;realtà&#8221;.</p>
<p>So già quale sarà l&#8217;opinione  che verrà espressa contro la mia: che ne sai che là fuori non ci siano cose? La tua affermazione è altrettanto dogmatica di chi afferma il contrario.</p>
<p>No. Io non &#8220;so&#8221; ne &#8220;credo&#8221; che fuori le cose ci siano o non ci siano. Non esiste metodo per stabilirlo. Sono salito sulla scala per vedere se riuscivo a scorgerle e non le ho viste, poi, come dice Wittgenstein, ho tolto e buttato via la scala.</p>
<p>Il linguaggio, non le cose, può essere vero. </p>
<p>Ed è vero se funziona, se è utile. </p>
<p>Poi si può discutere cosa sia l'&#8221;utile&#8221;. </p>
<p>Ma allora si discute su come vorremmo che fosse il nostro mondo. Prendendoci la responsabilità di come vorremmo costruirlo, a mani nude.</p>
<p>Cosa c&#8217;entra la religione con la filologia?</p>
<p>Chi produce la filologia più bastarda: il filologo.filologo  o il prete.filologo dell&#8217;Istituto Biblico di Roma? </p>
<p>Chi è appesantito di più dal suo ciarpame ideologico? E&#8217; chiaro che tutto questo non ha senso.</p>
<p>Se la filologia è una disciplina seria, ci saranno metodi, regole, in base a cui giudicare. Che c&#8217;entra dio? </p>
<p>Oppure c&#8217;entra perché, avendo fatto tutto, ha fatto anche quelle regole, e quindi il mandatario Ratto 16 ha giurisdizione anche su quelle?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea ponso		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/03/01/filologia-e-verita/#comment-107289</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea ponso]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2009 23:58:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=15114#comment-107289</guid>

					<description><![CDATA[...il pezzo è interessante e condivisibile in gran parte, peccato però che non si analizzi di più il vaticano II che espressamente sostiene che il testo scritto NON E&#039; la parola di Dio, e questo i teologi lo ripetono da anni, anche quelli meno famosi che insegnano nelle facoltà teologiche. L&#039;istituto Biblico di Roma sforna filologi di altissimo livello, che si muovono con libertà, ma è certo che, come ricordava vito, è impossibile mettersi davanti a un testo come dei gigli immacolati e che un testo religioso, oltre al contesto che lo crea (e che oggi si studia approfonditamente in tutte le facoltà teologiche) presuppone la fede. Sul rapporto tra verità e parola occorre essere chiari: il magistero stabilisce che la rivelazione è la verità, ma non è una verità come contenuto, come dottrina e ideologia, quanto piuttosto una verità singolare... non è un concetto ma una persona, Cristo... verità performativa, aperta, semiogeneticamente attiva... il concilio parla non a caso di &quot;progressività&quot; e divenire della rivelazione. Non a caso il Vaticano II non è un concilio dogmatico, che stabilisce dogmi... che poi l&#039;attuale china presa dalla chiesa sia altra cosa, almeno nelle sue alte gerarchie è un problema non da poco, su questo concordo in pieno. Ma, solo per fare un esempio, basta prendere il vangelo di Marco... e provare a leggerlo come fonte di verità immobili... è impossibile: la figura di Cristo è inafferrabile, sempre in fuga, che non lascia tregua, che non si lascia com-prendere mai... non a caso, e pochi lo ricordano, in quel vangelo l&#039;unico che riconosce che Cristo è figlio di Dio è il centurione ai piedi della croce... l&#039;unico che rimane li fino alla fine... non c&#039;è infatti traccia degli apostoli ai piedi della croce... mi sembra una lezione non da poco, che la chiesa dovrebbe certamente rimeditare a lungo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;il pezzo è interessante e condivisibile in gran parte, peccato però che non si analizzi di più il vaticano II che espressamente sostiene che il testo scritto NON E&#8217; la parola di Dio, e questo i teologi lo ripetono da anni, anche quelli meno famosi che insegnano nelle facoltà teologiche. L&#8217;istituto Biblico di Roma sforna filologi di altissimo livello, che si muovono con libertà, ma è certo che, come ricordava vito, è impossibile mettersi davanti a un testo come dei gigli immacolati e che un testo religioso, oltre al contesto che lo crea (e che oggi si studia approfonditamente in tutte le facoltà teologiche) presuppone la fede. Sul rapporto tra verità e parola occorre essere chiari: il magistero stabilisce che la rivelazione è la verità, ma non è una verità come contenuto, come dottrina e ideologia, quanto piuttosto una verità singolare&#8230; non è un concetto ma una persona, Cristo&#8230; verità performativa, aperta, semiogeneticamente attiva&#8230; il concilio parla non a caso di &#8220;progressività&#8221; e divenire della rivelazione. Non a caso il Vaticano II non è un concilio dogmatico, che stabilisce dogmi&#8230; che poi l&#8217;attuale china presa dalla chiesa sia altra cosa, almeno nelle sue alte gerarchie è un problema non da poco, su questo concordo in pieno. Ma, solo per fare un esempio, basta prendere il vangelo di Marco&#8230; e provare a leggerlo come fonte di verità immobili&#8230; è impossibile: la figura di Cristo è inafferrabile, sempre in fuga, che non lascia tregua, che non si lascia com-prendere mai&#8230; non a caso, e pochi lo ricordano, in quel vangelo l&#8217;unico che riconosce che Cristo è figlio di Dio è il centurione ai piedi della croce&#8230; l&#8217;unico che rimane li fino alla fine&#8230; non c&#8217;è infatti traccia degli apostoli ai piedi della croce&#8230; mi sembra una lezione non da poco, che la chiesa dovrebbe certamente rimeditare a lungo&#8230;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: vito		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/03/01/filologia-e-verita/#comment-107280</link>

		<dc:creator><![CDATA[vito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2009 21:26:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@soldato &quot;Si annidano dappertutto?&quot;... ma hai letto bene? mi sembrava di avere rilanciato in materia di libertà e di antidogmatismo. Concludo, infatti, dicendo - forse il ragionamento è sottile - che non si può che essere d&#039;accordo con la condanna del dogmatismo dell&#039;anti-filologia.
Soldato, è facile alzare polveroni in cui viene messo tutto assieme... ma non si può ragionare su tutto in una sola volta e in un solo istante. 
Dammi una lezione di antidogmatismo facendoti una ragione che qualcuno possa avere un&#039;opinione diversa dalla tua.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@soldato &#8220;Si annidano dappertutto?&#8221;&#8230; ma hai letto bene? mi sembrava di avere rilanciato in materia di libertà e di antidogmatismo. Concludo, infatti, dicendo &#8211; forse il ragionamento è sottile &#8211; che non si può che essere d&#8217;accordo con la condanna del dogmatismo dell&#8217;anti-filologia.<br />
Soldato, è facile alzare polveroni in cui viene messo tutto assieme&#8230; ma non si può ragionare su tutto in una sola volta e in un solo istante.<br />
Dammi una lezione di antidogmatismo facendoti una ragione che qualcuno possa avere un&#8217;opinione diversa dalla tua.</p>
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