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	Commenti a: SCRITTURE PRIVATE	</title>
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		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/03/21/scritture-private/#comment-109300</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 18:45:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Macondo

Gianfranco fu per me, soprattutto, un mite e dolce maestro di vita, capace di temperare le furie altrui e offrire un riuscito esempio di ricerca della felicità attraverso ciò che permane.

Di poesia, allora, poco si parlava. Per malinteso pudore.
Ma fu, dopo, il primo poeta che lesse le mie poesie. 
Incoraggiandomi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Macondo</p>
<p>Gianfranco fu per me, soprattutto, un mite e dolce maestro di vita, capace di temperare le furie altrui e offrire un riuscito esempio di ricerca della felicità attraverso ciò che permane.</p>
<p>Di poesia, allora, poco si parlava. Per malinteso pudore.<br />
Ma fu, dopo, il primo poeta che lesse le mie poesie.<br />
Incoraggiandomi.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: ng		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/03/21/scritture-private/#comment-109289</link>

		<dc:creator><![CDATA[ng]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 16:10:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi associo al ricordo di un militante che ha saputo essere anche grande poeta. 

Dovrebbero essere sottratti all’oblio, oltre ai suoi volumi di poesia (e in particolare “Niente di personale”, probabilmente il suo libro meglio riuscito), i suoi saggi sul neo-corporativismo …

Per restare al post, credo possa tornare utile leggere
&lt;a href=&quot;http://lellovoce.altervista.org/spip.php?article1243&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;questa
poesia di Ciabatti&lt;/a&gt; …

ng]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi associo al ricordo di un militante che ha saputo essere anche grande poeta. </p>
<p>Dovrebbero essere sottratti all’oblio, oltre ai suoi volumi di poesia (e in particolare “Niente di personale”, probabilmente il suo libro meglio riuscito), i suoi saggi sul neo-corporativismo …</p>
<p>Per restare al post, credo possa tornare utile leggere<br />
<a href="http://lellovoce.altervista.org/spip.php?article1243" rel="nofollow">questa<br />
poesia di Ciabatti</a> …</p>
<p>ng</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: macondo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/03/21/scritture-private/#comment-109286</link>

		<dc:creator><![CDATA[macondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 15:30:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ soldato blu,
non immaginavo che fossi stato amico di Gianfranco. E il tuo ricordo mi fa molto piacere. Sono 15 anni, quest&#039;anno, dalla sua scomparsa. Un maestro, di quelli veri perché dimenticati, anche di vita.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ soldato blu,<br />
non immaginavo che fossi stato amico di Gianfranco. E il tuo ricordo mi fa molto piacere. Sono 15 anni, quest&#8217;anno, dalla sua scomparsa. Un maestro, di quelli veri perché dimenticati, anche di vita.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/03/21/scritture-private/#comment-109255</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 07:07:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Anch&#039;io ricordo l&#039;amico caro Gianfranco Ciabatti,
e fa piacere sentirlo ricordare qui: è stato, per me, 
l&#039;unico vero poeta del movimento:

COMPETENZE

Il prigioniero sa
descrivere minutamente
le sue quattro pareti.
Il prigioniero distrugge lentamente
il tempo a colpi d&#039;ingegno.
Lui non è soltanto un sognatore
ma ginnasta della mente
e scienziato per bisogno.
Ogni assenza del tutto
fa oggetto di attenta ricerca.
Con l&#039;esca del suo genio
pesca nel fondo del vuoto perfetto.

Novembre 1961.

AA.VV., Nuovi poeti italiani 1, Einaudi 1980.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anch&#8217;io ricordo l&#8217;amico caro Gianfranco Ciabatti,<br />
e fa piacere sentirlo ricordare qui: è stato, per me,<br />
l&#8217;unico vero poeta del movimento:</p>
<p>COMPETENZE</p>
<p>Il prigioniero sa<br />
descrivere minutamente<br />
le sue quattro pareti.<br />
Il prigioniero distrugge lentamente<br />
il tempo a colpi d&#8217;ingegno.<br />
Lui non è soltanto un sognatore<br />
ma ginnasta della mente<br />
e scienziato per bisogno.<br />
Ogni assenza del tutto<br />
fa oggetto di attenta ricerca.<br />
Con l&#8217;esca del suo genio<br />
pesca nel fondo del vuoto perfetto.</p>
<p>Novembre 1961.</p>
<p>AA.VV., Nuovi poeti italiani 1, Einaudi 1980.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: macondo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/03/21/scritture-private/#comment-109212</link>

		<dc:creator><![CDATA[macondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2009 13:44:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sì, è lui, Ciabatti.
Tanto per ricordarlo, anche di sguincio, qui.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, è lui, Ciabatti.<br />
Tanto per ricordarlo, anche di sguincio, qui.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: ng		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/03/21/scritture-private/#comment-109210</link>

		<dc:creator><![CDATA[ng]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2009 13:12:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mha, rispetto a Lacan me la spiego solo con la tendenza a leggerlo &quot;materialisticamente&quot;, spurgandolo cioè da ogni sua deviazione verso il peggior idealismo ... A onor del vero non ho una conoscenza di Lacan così approfondita; sto leggendo or-ora il suo Seminario VII, a causa di un lavoro teatrale sull&#039;Antigone ... e ammetto che aspetti interessanti ne ha diversi ...

Se il &quot;C&quot; sta per il militante-poeta sodale di Fortini, sì, lo ricordo molto bene e conservo nella memoria un suo saggio sul postmoderno (sulla rivista &quot;Allegoria&quot;) che è tra le migliori cose mai lette sul tema ... Se è lui, ovviamente ...

ng]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mha, rispetto a Lacan me la spiego solo con la tendenza a leggerlo &#8220;materialisticamente&#8221;, spurgandolo cioè da ogni sua deviazione verso il peggior idealismo &#8230; A onor del vero non ho una conoscenza di Lacan così approfondita; sto leggendo or-ora il suo Seminario VII, a causa di un lavoro teatrale sull&#8217;Antigone &#8230; e ammetto che aspetti interessanti ne ha diversi &#8230;</p>
<p>Se il &#8220;C&#8221; sta per il militante-poeta sodale di Fortini, sì, lo ricordo molto bene e conservo nella memoria un suo saggio sul postmoderno (sulla rivista &#8220;Allegoria&#8221;) che è tra le migliori cose mai lette sul tema &#8230; Se è lui, ovviamente &#8230;</p>
<p>ng</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: macondo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/03/21/scritture-private/#comment-109207</link>

		<dc:creator><![CDATA[macondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2009 12:12:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ nevio,
secondo me la rete presuppone una fruibilità più immediata che la carta scritta, almeno per quanto concerne il saggio.
E&#039; per me un mistero la propensione di Badiou per Lacan. Tu come la spiegheresti?
PS.: Do you remember Gianfranco C.?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ nevio,<br />
secondo me la rete presuppone una fruibilità più immediata che la carta scritta, almeno per quanto concerne il saggio.<br />
E&#8217; per me un mistero la propensione di Badiou per Lacan. Tu come la spiegheresti?<br />
PS.: Do you remember Gianfranco C.?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: ng		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/03/21/scritture-private/#comment-109183</link>

		<dc:creator><![CDATA[ng]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2009 07:27:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non concordo con l’idea che «la rete non è ancora adatta a sostenere testi complessi». Forse, più che di inadeguatezza della rete, bisognerebbe parlare  di avversione diffusa nei confronti della teoria.  

«Sì, è vero, abbiamo pubblicato articoli lunghi, studi difficili, e continueremo a farlo, ogni qualvolta ciò sarà richiesto dall’importanza e dalla gravità degli argomenti. […] Un concetto che sia difficile di per sé non può essere reso facile nell’espressione senza che si muti in una sguaiataggine. »
Antonio Gramsci

Io continuo a ritenere impossibile, in campo artistico, ogni rappresentazione. Con occhio esterno, fingendo cioè di trovarmi fuori dal mondo, posso provare a descriverne il moto; ma anche in questo caso, ciò che descrivo non è il mondo così com’è, ma solo la mia particolare visione. Il romanzo è, al limite, una elaborazione IN FORMA DI PAROLE della mia esperienza del mondo. È espressione, non rappresentazione [semiosi e non mimesi, tanto per stare ancora sul teorico]. 

Altra cosa, ovviamente, deve essere l’uso della parola ai fini di smascherare le mistificazioni e le menzogne atte a eludere la verità. Qui è fondamentale lavorare sulla contraddizione tra ciò che si dice e i fatti nel loro svolgimento reale. Rispetto al massacro di Gaza del gennaio di quest’anno, ad esempio, è importante smentire il senso comune che voleva Hamas, col lancio di razzi, responsabile dell’accaduto. Per farlo non posso che osservare i fatti per come si sono svolti, recuperando quante più informazioni possibile e ipotizzando una lettura della realtà. In questo caso, la rappresentazione (trasferire la realtà nel codice linguistico) è inevitabile. Però, anche qui, io costruisco la relazione tra i fatti in base al mio punto di vista di osservatore (di osservatore interessato); il reale non è la «cosa veduta» ma la «cosa dipinta», è cioè prodotto di un lavoro. Nel caso di specie, un lavoro CRITICO. 

La realtà è «geroglifico sociale», direbbe il buon Marx. Credo che in questa definizione ci sia già tutto. Per tornare al post, direi che, almeno in ambito letterario, ciò che conta non è il “tematico”, ma i modi della finzione. Il referente non è la realtà, ma il linguaggio. Di qualsiasi cosa si parli, del &quot;privato&quot; quanto della &quot;storia&quot;, siamo già dentro il reale ...

Nevio Gambula

@ macondo 
Anch’io «quasi adoro» Badiou …]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non concordo con l’idea che «la rete non è ancora adatta a sostenere testi complessi». Forse, più che di inadeguatezza della rete, bisognerebbe parlare  di avversione diffusa nei confronti della teoria.  </p>
<p>«Sì, è vero, abbiamo pubblicato articoli lunghi, studi difficili, e continueremo a farlo, ogni qualvolta ciò sarà richiesto dall’importanza e dalla gravità degli argomenti. […] Un concetto che sia difficile di per sé non può essere reso facile nell’espressione senza che si muti in una sguaiataggine. »<br />
Antonio Gramsci</p>
<p>Io continuo a ritenere impossibile, in campo artistico, ogni rappresentazione. Con occhio esterno, fingendo cioè di trovarmi fuori dal mondo, posso provare a descriverne il moto; ma anche in questo caso, ciò che descrivo non è il mondo così com’è, ma solo la mia particolare visione. Il romanzo è, al limite, una elaborazione IN FORMA DI PAROLE della mia esperienza del mondo. È espressione, non rappresentazione [semiosi e non mimesi, tanto per stare ancora sul teorico]. </p>
<p>Altra cosa, ovviamente, deve essere l’uso della parola ai fini di smascherare le mistificazioni e le menzogne atte a eludere la verità. Qui è fondamentale lavorare sulla contraddizione tra ciò che si dice e i fatti nel loro svolgimento reale. Rispetto al massacro di Gaza del gennaio di quest’anno, ad esempio, è importante smentire il senso comune che voleva Hamas, col lancio di razzi, responsabile dell’accaduto. Per farlo non posso che osservare i fatti per come si sono svolti, recuperando quante più informazioni possibile e ipotizzando una lettura della realtà. In questo caso, la rappresentazione (trasferire la realtà nel codice linguistico) è inevitabile. Però, anche qui, io costruisco la relazione tra i fatti in base al mio punto di vista di osservatore (di osservatore interessato); il reale non è la «cosa veduta» ma la «cosa dipinta», è cioè prodotto di un lavoro. Nel caso di specie, un lavoro CRITICO. </p>
<p>La realtà è «geroglifico sociale», direbbe il buon Marx. Credo che in questa definizione ci sia già tutto. Per tornare al post, direi che, almeno in ambito letterario, ciò che conta non è il “tematico”, ma i modi della finzione. Il referente non è la realtà, ma il linguaggio. Di qualsiasi cosa si parli, del &#8220;privato&#8221; quanto della &#8220;storia&#8221;, siamo già dentro il reale &#8230;</p>
<p>Nevio Gambula</p>
<p>@ macondo<br />
Anch’io «quasi adoro» Badiou …</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: cara polvere		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/03/21/scritture-private/#comment-109161</link>

		<dc:creator><![CDATA[cara polvere]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 13:15:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[provo a buttare giù delle riflessioni anche se slegate tra loro


il panorama che vedeva Grossman forse era talmente sfolgorante da rasentare l&#039; esplicita nudità avulsa da ogni sentimento. era talmente distraente che lo scrittore non riusciva a mancare dalla meraviglia e a interpretarla ma ne era fagocitato...
poi ci sta il beneficio del dubbio che il fotografo fotografa non quello che vede ma quello che vuole venga focalizzata dal suo punto d&#039; osservazione e dalla sensorialità coinvolta nel cogliere un precisissimo momento  e non un altro? (la sua realtà  non a realtà di ciascuno ma che potrebbe essere semplicemente assorbita per strascico, già esaurita )
le uniche realtà umane sono gli archetipi collettivi e dunque convisuali
 
grazie
un saluto
paola]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>provo a buttare giù delle riflessioni anche se slegate tra loro</p>
<p>il panorama che vedeva Grossman forse era talmente sfolgorante da rasentare l&#8217; esplicita nudità avulsa da ogni sentimento. era talmente distraente che lo scrittore non riusciva a mancare dalla meraviglia e a interpretarla ma ne era fagocitato&#8230;<br />
poi ci sta il beneficio del dubbio che il fotografo fotografa non quello che vede ma quello che vuole venga focalizzata dal suo punto d&#8217; osservazione e dalla sensorialità coinvolta nel cogliere un precisissimo momento  e non un altro? (la sua realtà  non a realtà di ciascuno ma che potrebbe essere semplicemente assorbita per strascico, già esaurita )<br />
le uniche realtà umane sono gli archetipi collettivi e dunque convisuali</p>
<p>grazie<br />
un saluto<br />
paola</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: macondo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/03/21/scritture-private/#comment-109152</link>

		<dc:creator><![CDATA[macondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 11:13:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il panorama distrae lo scrittore. Invece è apprezzato dal fotografo. Che sia questa la differenza?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il panorama distrae lo scrittore. Invece è apprezzato dal fotografo. Che sia questa la differenza?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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