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	Commenti a: La resistenza agli antibiotici ed il timore della parola &#8220;evoluzione&#8221;	</title>
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		<title>
		Di: Alanina		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alanina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2009 17:08:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Simpatico Pinto, eri tu, mi sembra, che ti preoccupavi per le sorti del logos (qualunque cosa esso sia) e mo&#039; ti lamenti? Vedi come finisce, a dare corda, ora rispunta fuori pure l&#039;anima. 

(ciao Mr T)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Simpatico Pinto, eri tu, mi sembra, che ti preoccupavi per le sorti del logos (qualunque cosa esso sia) e mo&#8217; ti lamenti? Vedi come finisce, a dare corda, ora rispunta fuori pure l&#8217;anima. </p>
<p>(ciao Mr T)</p>
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		<title>
		Di: domenico pinto		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2009 09:33:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un diamante è proprio per sempre per sempre?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un diamante è proprio per sempre per sempre?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Diamante		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/04/03/la-resistenza-agli-antibiotici-ed-il-timore-della-parola-evoluzione/#comment-109697</link>

		<dc:creator><![CDATA[Diamante]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2009 08:48:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@paolo ferrari
Mi sembra, la tua, una posizione cauta e saggia. E hai ragione sulla manipolazione dell&#039;informazione, un autentico dramma. Se ti ho &quot;pizzicato&quot;, ti sei liberato del pizzicorio in un batter d&#039;occhio.
@tashtego
Potrei stare qui sei mesi a controbattere, e ti assicuro che sarei in grado di smontare tutto ciò che sostieni con grande facilità; e probabilmente lo stesso avverrebbe all&#039;inverso. Perciò ti dico che da adesso in poi su questo argomento non interverrò più. Infatti trattasi dell&#039;essenziale, e l&#039;essenziale non può essere discusso attraverso opinioni: io penso che l&#039;anima ci sia, io penso che non ci sia, io penso che Dio non ci sia, io penso che ci sia, ecc. ecc.. Così facciamo ridere i polli. Le opinioni, che oggi proliferano ovunque, vanno ancora bene quando si parla di arte; e infatti su NI ne ho esposte parecchie. Ma se l&#039;argomento è il mistero della vita, delle opinioni non so davvero cosa farmene. Io mi sono limitato, col mio breve post, a rammentare quanto sia rischioso, oltre che impossibile, formulare certezze sull&#039;enigma in cui ci troviamo, su come si tracimi realmente in un&#039;arroganza imperdonabile a incapricciarsi di sapere come stanno per davvero le cose, noi così picccini, così infinitesimali. Dunque qualsiasi cosa dirai, tashtego, se la dirai, se citerai Darwin o chissà chi, considerala comunque confutata e confutabile da migliaia di mie risposte; ma io (che, ripeto, sono agnostico; e per me Mancuso e Augias, che ieri su Repubblica discutevano in modo risibile e patetico sull&#039;esistenza o meno di Dio, pari sono) mi ritiro. In certi discorsi le opinioni (che appartengono già al passato non appena formulate, mentre soltanto il pensiero dotato di reale forza è sempre presente e attuale) non servono; servirebbe la verità, che non è però raggiungibile col raziocinio, anche se il raziocinio, nella sua enorme e sconsolante boria, può farci credere di averla raggiunta. Specie se riesce a buttar giù qualche formuletta o qualche teoria che gli paia - ah, che bella parola per l&#039;intelletto - assoluta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@paolo ferrari<br />
Mi sembra, la tua, una posizione cauta e saggia. E hai ragione sulla manipolazione dell&#8217;informazione, un autentico dramma. Se ti ho &#8220;pizzicato&#8221;, ti sei liberato del pizzicorio in un batter d&#8217;occhio.<br />
@tashtego<br />
Potrei stare qui sei mesi a controbattere, e ti assicuro che sarei in grado di smontare tutto ciò che sostieni con grande facilità; e probabilmente lo stesso avverrebbe all&#8217;inverso. Perciò ti dico che da adesso in poi su questo argomento non interverrò più. Infatti trattasi dell&#8217;essenziale, e l&#8217;essenziale non può essere discusso attraverso opinioni: io penso che l&#8217;anima ci sia, io penso che non ci sia, io penso che Dio non ci sia, io penso che ci sia, ecc. ecc.. Così facciamo ridere i polli. Le opinioni, che oggi proliferano ovunque, vanno ancora bene quando si parla di arte; e infatti su NI ne ho esposte parecchie. Ma se l&#8217;argomento è il mistero della vita, delle opinioni non so davvero cosa farmene. Io mi sono limitato, col mio breve post, a rammentare quanto sia rischioso, oltre che impossibile, formulare certezze sull&#8217;enigma in cui ci troviamo, su come si tracimi realmente in un&#8217;arroganza imperdonabile a incapricciarsi di sapere come stanno per davvero le cose, noi così picccini, così infinitesimali. Dunque qualsiasi cosa dirai, tashtego, se la dirai, se citerai Darwin o chissà chi, considerala comunque confutata e confutabile da migliaia di mie risposte; ma io (che, ripeto, sono agnostico; e per me Mancuso e Augias, che ieri su Repubblica discutevano in modo risibile e patetico sull&#8217;esistenza o meno di Dio, pari sono) mi ritiro. In certi discorsi le opinioni (che appartengono già al passato non appena formulate, mentre soltanto il pensiero dotato di reale forza è sempre presente e attuale) non servono; servirebbe la verità, che non è però raggiungibile col raziocinio, anche se il raziocinio, nella sua enorme e sconsolante boria, può farci credere di averla raggiunta. Specie se riesce a buttar giù qualche formuletta o qualche teoria che gli paia &#8211; ah, che bella parola per l&#8217;intelletto &#8211; assoluta.</p>
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		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/04/03/la-resistenza-agli-antibiotici-ed-il-timore-della-parola-evoluzione/#comment-109695</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2009 07:22:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[quoto in toto il primo commento di ferrari.
quella di castellazzi è fuffetta, spiritualista &#038; consolatoria.
accettarsi come tutto-corpo è il primo suggerimento di 150 anni di darwinismo.
accettare l&#039;instabilità evolutiva non solo della vita, ma anche di tutto il resto: tutto, nel senso di Tutto, è Nel Tempo e dunque ha una storia.
che non si ripete.
storia significa mutamento.
eccetera.
l&#039;anima in tutto questo non c&#039;entra perché non c&#039;è.
è un&#039;invenzione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>quoto in toto il primo commento di ferrari.<br />
quella di castellazzi è fuffetta, spiritualista &amp; consolatoria.<br />
accettarsi come tutto-corpo è il primo suggerimento di 150 anni di darwinismo.<br />
accettare l&#8217;instabilità evolutiva non solo della vita, ma anche di tutto il resto: tutto, nel senso di Tutto, è Nel Tempo e dunque ha una storia.<br />
che non si ripete.<br />
storia significa mutamento.<br />
eccetera.<br />
l&#8217;anima in tutto questo non c&#8217;entra perché non c&#8217;è.<br />
è un&#8217;invenzione.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Vincenzo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/04/03/la-resistenza-agli-antibiotici-ed-il-timore-della-parola-evoluzione/#comment-109694</link>

		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2009 06:31:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mettiamola così: se l&#039;intermediario culturale (il giornalista scientifico, o chi per lui) fosse in grado di associare correttamente una qualsiasi descrizione corretta del processo evolutivo al processo evolutivo, e di comunicarlo, i ricercatori potrebbero più tranquillamente usare qualsiasi espressione. 
Evo: non è dire troppo :) .]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mettiamola così: se l&#8217;intermediario culturale (il giornalista scientifico, o chi per lui) fosse in grado di associare correttamente una qualsiasi descrizione corretta del processo evolutivo al processo evolutivo, e di comunicarlo, i ricercatori potrebbero più tranquillamente usare qualsiasi espressione.<br />
Evo: non è dire troppo :) .</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: evo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/04/03/la-resistenza-agli-antibiotici-ed-il-timore-della-parola-evoluzione/#comment-109686</link>

		<dc:creator><![CDATA[evo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2009 17:42:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi pare che la tendenza moderna in questi ambiti specifici sia quella di parlare di selezione piuttosto che parlare di evoluzione, difatti, se pensiamo al rafforzamento della resistenza agli antiobiotici dell&#039;organismo umano, possiamo vedere come l&#039;antibiotico, quando è usato nella maniera sbagliata, elimina soltanto la maggior parte dei batteri, lasciando quelli più resistenti, che, pertanto, considerata questa dinamica selettiva, non si sono evoluti, semplicemente essi si sono salvati; questo fatto farà sì che saranno loro a continuare ad andare avanti, ma erano già essi, tra i batteri, quelli più forti, non si sono evoluti. Questi, in sintesi, sono sempre gli stessi batteri che c&#039;erano prima, ma, mentre prima di un uso di antibiotici erano in competizione con tutti gli altri batteri, ora saranno i soli agenti patogeni in circolazione. E&#039; questo per esempio il motivo per cui quando si fa una cura antiobiotica bisogna farla bene, come consiglia il medico, proprio per non favorire la sopravvivenza dei batteri più resistenti. Dire però che questa sopravvivenza dei più forti è evoluzione,  a me pare dire troppo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi pare che la tendenza moderna in questi ambiti specifici sia quella di parlare di selezione piuttosto che parlare di evoluzione, difatti, se pensiamo al rafforzamento della resistenza agli antiobiotici dell&#8217;organismo umano, possiamo vedere come l&#8217;antibiotico, quando è usato nella maniera sbagliata, elimina soltanto la maggior parte dei batteri, lasciando quelli più resistenti, che, pertanto, considerata questa dinamica selettiva, non si sono evoluti, semplicemente essi si sono salvati; questo fatto farà sì che saranno loro a continuare ad andare avanti, ma erano già essi, tra i batteri, quelli più forti, non si sono evoluti. Questi, in sintesi, sono sempre gli stessi batteri che c&#8217;erano prima, ma, mentre prima di un uso di antibiotici erano in competizione con tutti gli altri batteri, ora saranno i soli agenti patogeni in circolazione. E&#8217; questo per esempio il motivo per cui quando si fa una cura antiobiotica bisogna farla bene, come consiglia il medico, proprio per non favorire la sopravvivenza dei batteri più resistenti. Dire però che questa sopravvivenza dei più forti è evoluzione,  a me pare dire troppo.</p>
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		<title>
		Di: Paolo Ferrari		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/04/03/la-resistenza-agli-antibiotici-ed-il-timore-della-parola-evoluzione/#comment-109685</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo Ferrari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2009 17:25:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Diamante: ti ringrazio per la citazione di Castellazzi che ho letto con attenzione. Quando parlo di accettare l&#039;impossibilità di una redenzione intendo la necessità di porsi di fronte a certi problemi con la coscienza di &quot;avere le spalle al muro&quot;. Ritengo che la globalizzazione delle crisi (economiche, sociali, ecologiche etc.) impone soluzioni che non contemplino deus ex machina di alcun genere. Pensare di essere una scialuppa di vita in un universo vuoto può aiutare a tenere la scialuppa pulita, a trovare dei compromessi con gli altri occupanti e così via. Pensare di essere una forma di vita in competizione o in simbiosi con i miliardi di altre che sono emerse o evolute sul nostro pianeta può aiutare a dare valore a ciò che ci circonda, a bilanciare i nostri interventi, guidare le nostre scelte e creare nuovi valori. Quello attuale non credo che sia un momento di crisi particolare nell&#039;evoluzione umana, credo che sia un momento di passaggio come tanti ce ne sono stati, nei quali ad un vecchio ordine se ne deve sostituire uno nuovo. I problemi sono meno comprensibili, più grandi e soprattutto più veloci, e le vecchie categorie di pensiero e di valori scricchiolano. Per questo motivo l&#039;anima soffre, perchè non ha più valori sui quali riposare. Ci pensavo pochi giorni fa: ho un figlio di 13 anni, bene, cosa gli insegno? Quello che hanno insegnato a me? Che si deve fare una famiglia, dei figli, avere un lavoro, e che deve crederci, oppure che che deve essere flessibile, rapido e contare soprattutto su se stesso perchè ormai i rapporti interpersonali sono fluidi ed incerti? La famiglia tradizionale è sostenuta da una morale basata sulla religione. Su cosa dobbiamo basare la morale che sottenderà al nostro futuro? E&#039; questa la domanda alla quale rispondere. In quella risposta sta la pace delle nostre anime e di quelle dei nostri figli. In questo senso credo che l&#039;accettazione della teoria evoluzionistica, con il suo carico implicito egualitario, antirazzista, scientifico e universale possa essere una base di partenza per elaborare nuovi valori.
Tutto ciò con il massimo rispetto per coloro che credono in un Dio che abbia acceso la miccia del big bang e precisando che più che integralista sono stanco della manipolazione delle informazioni da cui prende spunto qs discussione. Ho il massimo rispetto per chi mi fa riflettere e ancora di più per chi mi pizzica quando sbaglio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Diamante: ti ringrazio per la citazione di Castellazzi che ho letto con attenzione. Quando parlo di accettare l&#8217;impossibilità di una redenzione intendo la necessità di porsi di fronte a certi problemi con la coscienza di &#8220;avere le spalle al muro&#8221;. Ritengo che la globalizzazione delle crisi (economiche, sociali, ecologiche etc.) impone soluzioni che non contemplino deus ex machina di alcun genere. Pensare di essere una scialuppa di vita in un universo vuoto può aiutare a tenere la scialuppa pulita, a trovare dei compromessi con gli altri occupanti e così via. Pensare di essere una forma di vita in competizione o in simbiosi con i miliardi di altre che sono emerse o evolute sul nostro pianeta può aiutare a dare valore a ciò che ci circonda, a bilanciare i nostri interventi, guidare le nostre scelte e creare nuovi valori. Quello attuale non credo che sia un momento di crisi particolare nell&#8217;evoluzione umana, credo che sia un momento di passaggio come tanti ce ne sono stati, nei quali ad un vecchio ordine se ne deve sostituire uno nuovo. I problemi sono meno comprensibili, più grandi e soprattutto più veloci, e le vecchie categorie di pensiero e di valori scricchiolano. Per questo motivo l&#8217;anima soffre, perchè non ha più valori sui quali riposare. Ci pensavo pochi giorni fa: ho un figlio di 13 anni, bene, cosa gli insegno? Quello che hanno insegnato a me? Che si deve fare una famiglia, dei figli, avere un lavoro, e che deve crederci, oppure che che deve essere flessibile, rapido e contare soprattutto su se stesso perchè ormai i rapporti interpersonali sono fluidi ed incerti? La famiglia tradizionale è sostenuta da una morale basata sulla religione. Su cosa dobbiamo basare la morale che sottenderà al nostro futuro? E&#8217; questa la domanda alla quale rispondere. In quella risposta sta la pace delle nostre anime e di quelle dei nostri figli. In questo senso credo che l&#8217;accettazione della teoria evoluzionistica, con il suo carico implicito egualitario, antirazzista, scientifico e universale possa essere una base di partenza per elaborare nuovi valori.<br />
Tutto ciò con il massimo rispetto per coloro che credono in un Dio che abbia acceso la miccia del big bang e precisando che più che integralista sono stanco della manipolazione delle informazioni da cui prende spunto qs discussione. Ho il massimo rispetto per chi mi fa riflettere e ancora di più per chi mi pizzica quando sbaglio.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/04/03/la-resistenza-agli-antibiotici-ed-il-timore-della-parola-evoluzione/#comment-109684</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2009 16:44:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@diamante
che crede, assieme al prof castellazzi, &quot;all’armonica unità della persona umana&quot;.
soprattutto è la parola &quot;armonica&quot; che suona tragica, tenendo conto che trattasi di quello che carlo verdone definirebbe un &quot;professorone&quot;.
insomma ancora una volta si vede l&#039;umano come l&#039;esito &quot;compiuto e armonico&quot; di un processo evolutivo.
tra armonia e perfezione siamo lì.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@diamante<br />
che crede, assieme al prof castellazzi, &#8220;all’armonica unità della persona umana&#8221;.<br />
soprattutto è la parola &#8220;armonica&#8221; che suona tragica, tenendo conto che trattasi di quello che carlo verdone definirebbe un &#8220;professorone&#8221;.<br />
insomma ancora una volta si vede l&#8217;umano come l&#8217;esito &#8220;compiuto e armonico&#8221; di un processo evolutivo.<br />
tra armonia e perfezione siamo lì.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: LucaMa		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/04/03/la-resistenza-agli-antibiotici-ed-il-timore-della-parola-evoluzione/#comment-109680</link>

		<dc:creator><![CDATA[LucaMa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2009 13:04:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Galbiati ha ragione. Il fraintendimento (sceintificamente detto &quot;bias&quot;) tra i termini &quot;evoluzione&quot; e &quot;selezione naturale&quot; (pur strettamente connessi) e&#039; in questo caso il primo responsabile della diatriba illustrata nell&#039;articolo. Questo, pero&#039;, non e&#039; un fraintendimento casuale, a mio avviso, ma e&#039; dovuto ad una piu&#039; generalizzata semplificazione nella percezione della teoria evoluzionistica. Darwin, ad esempio, viene considerato da tutti il padre dell&#039;evoluzionismo. In realta&#039; il concetto di evoluzione delle specie era presente gia&#039; prima di Darwin ed era stato formulato da molti studiosi, contemporaneamente o in tempi diversi, partendo da osservazioni distinte. Questo spiega come &quot;l&#039;evoluzione&quot; in senso stretto sia un fenomeno di per se stesso evidente (come ricordava anche alanine) e, come diceva Ferrari nel primo post, questo concetto e&#039; facilmete afferrabile da chiunque, perche&#039; e&#039; logico e basta osservare la natura per rendersene conto. L&#039;unicita&#039; e la grandezza del contributo di Darwin sta nell&#039;introduzione del concetto di selezione naturale (il titolo del suo famoso libro e&#039; &quot;Dell&#039;evoluzione delle specie per mezzo della selezione naturale&quot;). Ed e&#039; il concetto di selezione naturale, con il suo carico psico-sociologico  (e&#039; il piu&#039; adatto che trionfa), che ha creato e crea i maggiori problemi all&#039;intera teoria evoluzionistica.
La parola chiave  &quot;selezione&quot;, pero&#039;, non crea alcun dibattito e dire che &quot;l&#039;antibiotico seleziona i ceppi di batteri resistenti&quot; non e&#039; affatto sbagliato scientificamente, perche&#039;, di fatto, la possibilita&#039; della resistenza all&#039;antibiotico esiste gia&#039; prima dell&#039;antibiotico stesso: e&#039; solo la selezione che la fa emergere. La stezza cosa vale per le terapie anti-cancro ecc.ecc.
Se, pero&#039;, per sopravvivere in questo mondo, la teoria dell&#039;evoluzione ha bisogno di queste difese, ben venga l&#039;articolo, anche con qualche &quot;bias&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Galbiati ha ragione. Il fraintendimento (sceintificamente detto &#8220;bias&#8221;) tra i termini &#8220;evoluzione&#8221; e &#8220;selezione naturale&#8221; (pur strettamente connessi) e&#8217; in questo caso il primo responsabile della diatriba illustrata nell&#8217;articolo. Questo, pero&#8217;, non e&#8217; un fraintendimento casuale, a mio avviso, ma e&#8217; dovuto ad una piu&#8217; generalizzata semplificazione nella percezione della teoria evoluzionistica. Darwin, ad esempio, viene considerato da tutti il padre dell&#8217;evoluzionismo. In realta&#8217; il concetto di evoluzione delle specie era presente gia&#8217; prima di Darwin ed era stato formulato da molti studiosi, contemporaneamente o in tempi diversi, partendo da osservazioni distinte. Questo spiega come &#8220;l&#8217;evoluzione&#8221; in senso stretto sia un fenomeno di per se stesso evidente (come ricordava anche alanine) e, come diceva Ferrari nel primo post, questo concetto e&#8217; facilmete afferrabile da chiunque, perche&#8217; e&#8217; logico e basta osservare la natura per rendersene conto. L&#8217;unicita&#8217; e la grandezza del contributo di Darwin sta nell&#8217;introduzione del concetto di selezione naturale (il titolo del suo famoso libro e&#8217; &#8220;Dell&#8217;evoluzione delle specie per mezzo della selezione naturale&#8221;). Ed e&#8217; il concetto di selezione naturale, con il suo carico psico-sociologico  (e&#8217; il piu&#8217; adatto che trionfa), che ha creato e crea i maggiori problemi all&#8217;intera teoria evoluzionistica.<br />
La parola chiave  &#8220;selezione&#8221;, pero&#8217;, non crea alcun dibattito e dire che &#8220;l&#8217;antibiotico seleziona i ceppi di batteri resistenti&#8221; non e&#8217; affatto sbagliato scientificamente, perche&#8217;, di fatto, la possibilita&#8217; della resistenza all&#8217;antibiotico esiste gia&#8217; prima dell&#8217;antibiotico stesso: e&#8217; solo la selezione che la fa emergere. La stezza cosa vale per le terapie anti-cancro ecc.ecc.<br />
Se, pero&#8217;, per sopravvivere in questo mondo, la teoria dell&#8217;evoluzione ha bisogno di queste difese, ben venga l&#8217;articolo, anche con qualche &#8220;bias&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Diamante		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/04/03/la-resistenza-agli-antibiotici-ed-il-timore-della-parola-evoluzione/#comment-109679</link>

		<dc:creator><![CDATA[Diamante]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2009 13:02:32 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=16358#comment-109679</guid>

					<description><![CDATA[@paolo ferrari
Riporto testualmente queste tue parole: &quot;Accettare di essere non i figli e i protetti di un Dio, ma un branco di animali un po’ più evoluti o evoluti diversamente rispetto ad altri, e quindi soggetti ancora e nonostante tutto alle incertezze di un pianeta anche lui in continua evoluzione, può dare un brivido di terrore peggio della minaccia di un inferno.&quot; 
Bene. Adesso lascio la parola a Vittorio Luigi Castellazzi, psicologo, clinico e psicoterapeuta, docente di tecniche proiettive e diagnosi della personalità, dunque non quel che si dice propriamente un superstizioso: &quot;Mentre un tempo tutto ruotava attorno alla religione dell&#039;anima, ora è centrale la religione del corpo. In tal modo, si continua a perdere di vista l&#039;armonica unità della persona umana. Purtroppo veniamo da un passato in cui è stata operata, a partire da Platone, un&#039;infausta scissione tra il corpo e l&#039;anima, dove il corpo è stato visto come un ostacolo al vigore, alla bellezza e alla felicità dell&#039;anima. Per esaltare l&#039;anima, si svalutava il corpo. Atteggiamento, questo, che ha influenzato lo stesso pensiero cristiano al riguardo. [...] Senza dubbio, la cultura attuale può essere definita la cultura della glorificazione del corpo. [...] Ebbene, è di questa mancanza d&#039;anima che l&#039;uomo di oggi soffre. Avverte cioè di non avere più una zona franca, in cui poter stare con se stesso, lontano dai mille occhi indiscreti dell&#039;attuale società tecnologica. Da qui il bisogno di recuperare quel luogo dell&#039;interiorità che i Greci chiamavano Psiche (da psichein, soffiare, respirare) e i Latini anima (dal greco anemos, vento, soffio). Entrambe le etimologie rimandano a qualcosa di leggero, di impalpabile, di inafferrabile. E questo rivela una verità piuttosto scomoda da accettare e cioè che è arduo il linguaggio dell&#039;anima, dal momento che esso non è riconducibile semplicemente a una struttura grammaticale e logica.&quot;
Riporto poi, paolo, la tua conclusione, testuale: &quot;Accettare fino in fondo la teoria evoluzionistica in tutti i suoi aspetti vuol dire abbandonare qualunque idea di redenzione. Personalmente credo che questa visione e la sua diffusione siano l’unica arma per affrontare le grandi sfide di questo tempo, dai fondamentalismi all’economia, per finire all’ecologia.&quot;
Da agnostico, mi sembra che la situazione prospettata da Castellazzi sia molto meno integralista della tua, e di conseguenza molto più adatta ad affrontare le grandi sfide che, come giustamente fai notare, ci vengono al tempo d&#039;oggi poste. Ma io ritengo che la crisi economica e quella ecologica altro non siano che i sintomi di una più profonda crisi antropologica, dunque spirituale, dunque dell&#039;anima infine (che uno creda o no). Vedi dunque come l&#039;anima sa essere terribilmente materiale, anche nel prospettare l&#039;umanità come un &quot;branco&quot; che deve rinunciare ad ogni &quot;redenzione&quot;?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@paolo ferrari<br />
Riporto testualmente queste tue parole: &#8220;Accettare di essere non i figli e i protetti di un Dio, ma un branco di animali un po’ più evoluti o evoluti diversamente rispetto ad altri, e quindi soggetti ancora e nonostante tutto alle incertezze di un pianeta anche lui in continua evoluzione, può dare un brivido di terrore peggio della minaccia di un inferno.&#8221;<br />
Bene. Adesso lascio la parola a Vittorio Luigi Castellazzi, psicologo, clinico e psicoterapeuta, docente di tecniche proiettive e diagnosi della personalità, dunque non quel che si dice propriamente un superstizioso: &#8220;Mentre un tempo tutto ruotava attorno alla religione dell&#8217;anima, ora è centrale la religione del corpo. In tal modo, si continua a perdere di vista l&#8217;armonica unità della persona umana. Purtroppo veniamo da un passato in cui è stata operata, a partire da Platone, un&#8217;infausta scissione tra il corpo e l&#8217;anima, dove il corpo è stato visto come un ostacolo al vigore, alla bellezza e alla felicità dell&#8217;anima. Per esaltare l&#8217;anima, si svalutava il corpo. Atteggiamento, questo, che ha influenzato lo stesso pensiero cristiano al riguardo. [&#8230;] Senza dubbio, la cultura attuale può essere definita la cultura della glorificazione del corpo. [&#8230;] Ebbene, è di questa mancanza d&#8217;anima che l&#8217;uomo di oggi soffre. Avverte cioè di non avere più una zona franca, in cui poter stare con se stesso, lontano dai mille occhi indiscreti dell&#8217;attuale società tecnologica. Da qui il bisogno di recuperare quel luogo dell&#8217;interiorità che i Greci chiamavano Psiche (da psichein, soffiare, respirare) e i Latini anima (dal greco anemos, vento, soffio). Entrambe le etimologie rimandano a qualcosa di leggero, di impalpabile, di inafferrabile. E questo rivela una verità piuttosto scomoda da accettare e cioè che è arduo il linguaggio dell&#8217;anima, dal momento che esso non è riconducibile semplicemente a una struttura grammaticale e logica.&#8221;<br />
Riporto poi, paolo, la tua conclusione, testuale: &#8220;Accettare fino in fondo la teoria evoluzionistica in tutti i suoi aspetti vuol dire abbandonare qualunque idea di redenzione. Personalmente credo che questa visione e la sua diffusione siano l’unica arma per affrontare le grandi sfide di questo tempo, dai fondamentalismi all’economia, per finire all’ecologia.&#8221;<br />
Da agnostico, mi sembra che la situazione prospettata da Castellazzi sia molto meno integralista della tua, e di conseguenza molto più adatta ad affrontare le grandi sfide che, come giustamente fai notare, ci vengono al tempo d&#8217;oggi poste. Ma io ritengo che la crisi economica e quella ecologica altro non siano che i sintomi di una più profonda crisi antropologica, dunque spirituale, dunque dell&#8217;anima infine (che uno creda o no). Vedi dunque come l&#8217;anima sa essere terribilmente materiale, anche nel prospettare l&#8217;umanità come un &#8220;branco&#8221; che deve rinunciare ad ogni &#8220;redenzione&#8221;?</p>
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