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	Commenti a: Passi nella poesia francese contemporanea. Resoconto di un attraversamento (2)	</title>
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		<title>
		Di: alfredo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/04/06/passi-nella-poesia-francese/#comment-111025</link>

		<dc:creator><![CDATA[alfredo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 12:30:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[link:

http://ellisse.altervista.org/index.php?/archives/350-Hypnologue,-un-poema-di-Alain-Jouffroy.html]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>link:</p>
<p><a href="http://ellisse.altervista.org/index.php?/archives/350-Hypnologue,-un-poema-di-Alain-Jouffroy.html" rel="nofollow ugc">http://ellisse.altervista.org/index.php?/archives/350-Hypnologue,-un-poema-di-Alain-Jouffroy.html</a></p>
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		<title>
		Di: alfredo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/04/06/passi-nella-poesia-francese/#comment-111023</link>

		<dc:creator><![CDATA[alfredo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 12:28:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Andrea Inglese 

ti segnalo la traduzione di una poesia di Jouffroy, pubblicata in contemporanea su: 

imperfettaellisse
lessness
sottopelle

gradito un tuo parere su poesia e traduzione

alfredo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Andrea Inglese </p>
<p>ti segnalo la traduzione di una poesia di Jouffroy, pubblicata in contemporanea su: </p>
<p>imperfettaellisse<br />
lessness<br />
sottopelle</p>
<p>gradito un tuo parere su poesia e traduzione</p>
<p>alfredo</p>
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		<title>
		Di: vito rattoballi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/04/06/passi-nella-poesia-francese/#comment-110559</link>

		<dc:creator><![CDATA[vito rattoballi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Apr 2009 21:48:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Trovo interessante le dinamiche riferite sulla poetica francese contemporanea. Ma gli italiani ancora devono chiarire le loro liriche contemporanee e farle proprie negli ultimi trentanni e ancora. Mi piacerebbe che la nostra conversazione fosse già superabile, invece riscontro il più profondo disinteresse per i poeti contemporanei italiani e stranieri di conseguenza. Spero che accada qualcosa. Comunque poichè la poesia non muore, ciascuno di noi dia un contributo per aumentare e diffondere questa tipologia di linguaggio delle emozioni umane... francesi comprese. Grazie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trovo interessante le dinamiche riferite sulla poetica francese contemporanea. Ma gli italiani ancora devono chiarire le loro liriche contemporanee e farle proprie negli ultimi trentanni e ancora. Mi piacerebbe che la nostra conversazione fosse già superabile, invece riscontro il più profondo disinteresse per i poeti contemporanei italiani e stranieri di conseguenza. Spero che accada qualcosa. Comunque poichè la poesia non muore, ciascuno di noi dia un contributo per aumentare e diffondere questa tipologia di linguaggio delle emozioni umane&#8230; francesi comprese. Grazie.</p>
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		<title>
		Di: alfredo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/04/06/passi-nella-poesia-francese/#comment-110147</link>

		<dc:creator><![CDATA[alfredo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2009 19:21:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Conosco le poesie che mi segnali, dall&#039;antologia “C’est aujourd’hui toujours (1947-1998)”. 
Spero di tradurre presto qualcos’altro. 
alfredo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Conosco le poesie che mi segnali, dall&#8217;antologia “C’est aujourd’hui toujours (1947-1998)”.<br />
Spero di tradurre presto qualcos’altro.<br />
alfredo</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/04/06/passi-nella-poesia-francese/#comment-109948</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2009 09:12:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ecco il jouffroy

https://www.nazioneindiana.com/2006/01/02/una-poesia/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ecco il jouffroy</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2006/01/02/una-poesia/" rel="nofollow ugc">https://www.nazioneindiana.com/2006/01/02/una-poesia/</a></p>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/04/06/passi-nella-poesia-francese/#comment-109947</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2009 09:10:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ad alfredo,

a me piace Alain Jouffroy e l&#039;ho anche tradotto proprio per NI. Dopo ti cerco il link.

Non mi sono meravigliato di trovare De Signoribus, che è poeta importante e che amo, ma Nappo si, a fronte dell&#039;assenza dei poeti che ho citato.

Tu scrivi: &quot;Resta il dubbio su questo attraversamento per la limitazione a pochi nomi; per un concetto di contemporaneità che sembra fissarsi solo su alcuni e escluderne altri per partito preso.&quot;

Questo dubbio credo possa in parte dissolversi leggendo la prima parte, dove spiego come e perché questi soli autori sono stati scelti, e quale è il mio &quot;partito preso&quot;. Il problema in questi casi non è il partito preso - anzi spesso non c&#039;è alcun partito preso, ahimé. Il problema è esplicitare il partito preso, come credo di aver fatto abbondantemente nella prima parte. Poi gli autori francesi più giovani sono pochi, perché volevo approfondire almeno un poco il discorso su di essi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ad alfredo,</p>
<p>a me piace Alain Jouffroy e l&#8217;ho anche tradotto proprio per NI. Dopo ti cerco il link.</p>
<p>Non mi sono meravigliato di trovare De Signoribus, che è poeta importante e che amo, ma Nappo si, a fronte dell&#8217;assenza dei poeti che ho citato.</p>
<p>Tu scrivi: &#8220;Resta il dubbio su questo attraversamento per la limitazione a pochi nomi; per un concetto di contemporaneità che sembra fissarsi solo su alcuni e escluderne altri per partito preso.&#8221;</p>
<p>Questo dubbio credo possa in parte dissolversi leggendo la prima parte, dove spiego come e perché questi soli autori sono stati scelti, e quale è il mio &#8220;partito preso&#8221;. Il problema in questi casi non è il partito preso &#8211; anzi spesso non c&#8217;è alcun partito preso, ahimé. Il problema è esplicitare il partito preso, come credo di aver fatto abbondantemente nella prima parte. Poi gli autori francesi più giovani sono pochi, perché volevo approfondire almeno un poco il discorso su di essi.</p>
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		<title>
		Di: alfredo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/04/06/passi-nella-poesia-francese/#comment-109917</link>

		<dc:creator><![CDATA[alfredo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 20:38:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[PPCF  1- “Ma di difficile comprensione sono le assenze, ad esempio, di poeti come Volponi, Majorino, Buffoni, o Mesa, a fronte delle presenze quantomeno bizzarre di Michele Ranchetti, Francesco Nappo o Massimo Bocchiola.”

Non conosco l’ultimo nome, ma Ranchetti, Nappo e De Signoribus stanno sicuramente “dentro” la poesia italiana contemporanea. Sono tra i pochi che mi hanno dato un’emozione, e se è vero che “l’emozione è tutto”...
A me pare che tanto viene ignorato, ma soprattutto da questo lato delle Alpi. A cominciare da Ponge, del quale in Italia è conosciuto il solo “Partito preso delle cose” e poco altro. Ponge, che ha tradotto Ungaretti estraendone la “materia sognante”. 
« Dès le suintement de l’aube, ce signal : à ma fenêtre, un arbre nu. »
Come non parlare di Alain Jouffroy, che in Italia sembra un perfetto sconosciuto. 
Credo ci sia oggi una concezione della poesia fondata sull’incomprensibilità del testo, si osanna spesso l’assenza di senso. Per non parlare delle confraternite di poeti che tessono l’uno le lodi dell’altro per attribuirsi maggior importanza. Questo forse è oggi il male della poesia : l’inquadramento stilistico, forse non più ideologico.

***

PPCF2- “Se escludiamo i riferimenti ai padri della lirica moderna francese del XIX secolo, i nomi che ritornano più spesso sono Char, Michaux, Ponge, Bonnefoy, Jaccottet, e più raramente o una volta sola Noël, Maulpoix, Bosquet, Deguy, Guillevic, Alferi, Du Bouchet.”

Come prevedevo, nemmeno in questa seconda parte, che apre in dettaglio sulla poesia francese contemporanea, compare il nome di Jouffroy. Posso rinviare per chi fosse incuriosito a 
http://ellisse.altervista.org/index.php?/archives/344-ALAIN-JOUFFROY-Eau-sous-terre,-cinque-poesie.html 
Giusto, però, il largo spazio dato a Ponge. “Le texte sur l’électricité” che compare nel volume “Lyres” è davvero qualcosa di sorprendente. Sembra un saggio senza esserlo, ma chi è disposto a riconoscerlo come poesia? Vi passano i nomi di Democrito, Epicuro, Talete ecc.”
“Et comme j’avais mieux goûté la nuit en supprimant le crépuscule, mieux que l’aube lente et sanglante je goûte la brusque aurore de la raison.”
Anche Jouffroy, più di Ponge, ha attraversato il secolo, dal surrealismo a Tel Quel del suo amico Sollers, che nel 1995 gli pubblica nella collezione “L’Infini” il suo “Manifeste de la poésie vécue”.

Trovo superba la citazione da “Il mondo muto è la nostra sola patria” di Ponge.
“I poeti non devono in nessun modo occuparsi delle loro relazioni umane, ma di sprofondare nel trentaseiesimo piano al di sotto. La società, d’altronde, s’incarica bene di metterveli, e l’amore delle cose ve li tiene; sono gli ambasciatori del mondo muto. Come tali, balbettano, mormorano, sprofondano nella notte del logos – fino a quando infine si ritrovano a livello delle RADICI, dove si confondono le cose e le formulazioni.”

Il mondo anteposto alla mente, lo sprofondare nella notte del Logos, o del mondo: la poesia oggi sembra farsi carico di rimodellare le teorie filosofiche sulla poesia stessa, quasi un circolo vizioso che richiama sempre i nomi di Hegel e Heidegger sulla scena. Non so se la poesia ritenga ancora il mondo bisognoso d’essere descritto, ma chiunque usa del linguaggio sa che le parole non raggiungono mai le cose, le lasciano nel loro essere come le hanno trovate. Non si tratta quindi certo di inventare un “décor” alle cose attraverso la poesia. Quanto, forse, di liberarle dalla morsa silenziosa che le avvolge; il binomio “mots et choses” è un embricamento. Beckett accantona il mondo, le cose, per contare le centinaia di passi nella direzione del vuoto, o registrare i battiti di un cuore, catturare un indizio di luce.

Nel prosieguo della traversata mi pare di scorgere delle simbiosi tra poeti alla stregua di quella tra Vegliante-Raboni. Però il pericolo della poesia è anche il pastiche ala Super-Eliogabalo, là dove c’era un testo letterario, Eliogabalo di Artaud, ora c’è… 

Ne “L’esausto”, il libro di Deleuze su Beckett, c’è una citazione che pone tutti coloro che scrivono di fronte al dubbio supremo sulla parola “c’è qualche motivo per cui la terribile materialità della superficie verbale non sia in grado di dissolversi…?”. Questo dissolversi della materia verbale ha come presupposto l’esistenza di tale materia, quindi deve esserci qualcosa che è una frase o un testo e che non si esaurisce mai. Perché inimitabile.

Resta il dubbio su questo attraversamento per la limitazione a pochi nomi; per un concetto di contemporaneità che sembra fissarsi solo su alcuni e escluderne altri per partito preso.  Naturalmente. Ogni attraversamento è sempre personale, tracce da seguire.

a.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>PPCF  1- “Ma di difficile comprensione sono le assenze, ad esempio, di poeti come Volponi, Majorino, Buffoni, o Mesa, a fronte delle presenze quantomeno bizzarre di Michele Ranchetti, Francesco Nappo o Massimo Bocchiola.”</p>
<p>Non conosco l’ultimo nome, ma Ranchetti, Nappo e De Signoribus stanno sicuramente “dentro” la poesia italiana contemporanea. Sono tra i pochi che mi hanno dato un’emozione, e se è vero che “l’emozione è tutto”&#8230;<br />
A me pare che tanto viene ignorato, ma soprattutto da questo lato delle Alpi. A cominciare da Ponge, del quale in Italia è conosciuto il solo “Partito preso delle cose” e poco altro. Ponge, che ha tradotto Ungaretti estraendone la “materia sognante”.<br />
« Dès le suintement de l’aube, ce signal : à ma fenêtre, un arbre nu. »<br />
Come non parlare di Alain Jouffroy, che in Italia sembra un perfetto sconosciuto.<br />
Credo ci sia oggi una concezione della poesia fondata sull’incomprensibilità del testo, si osanna spesso l’assenza di senso. Per non parlare delle confraternite di poeti che tessono l’uno le lodi dell’altro per attribuirsi maggior importanza. Questo forse è oggi il male della poesia : l’inquadramento stilistico, forse non più ideologico.</p>
<p>***</p>
<p>PPCF2- “Se escludiamo i riferimenti ai padri della lirica moderna francese del XIX secolo, i nomi che ritornano più spesso sono Char, Michaux, Ponge, Bonnefoy, Jaccottet, e più raramente o una volta sola Noël, Maulpoix, Bosquet, Deguy, Guillevic, Alferi, Du Bouchet.”</p>
<p>Come prevedevo, nemmeno in questa seconda parte, che apre in dettaglio sulla poesia francese contemporanea, compare il nome di Jouffroy. Posso rinviare per chi fosse incuriosito a<br />
<a href="http://ellisse.altervista.org/index.php?/archives/344-ALAIN-JOUFFROY-Eau-sous-terre,-cinque-poesie.html" rel="nofollow ugc">http://ellisse.altervista.org/index.php?/archives/344-ALAIN-JOUFFROY-Eau-sous-terre,-cinque-poesie.html</a><br />
Giusto, però, il largo spazio dato a Ponge. “Le texte sur l’électricité” che compare nel volume “Lyres” è davvero qualcosa di sorprendente. Sembra un saggio senza esserlo, ma chi è disposto a riconoscerlo come poesia? Vi passano i nomi di Democrito, Epicuro, Talete ecc.”<br />
“Et comme j’avais mieux goûté la nuit en supprimant le crépuscule, mieux que l’aube lente et sanglante je goûte la brusque aurore de la raison.”<br />
Anche Jouffroy, più di Ponge, ha attraversato il secolo, dal surrealismo a Tel Quel del suo amico Sollers, che nel 1995 gli pubblica nella collezione “L’Infini” il suo “Manifeste de la poésie vécue”.</p>
<p>Trovo superba la citazione da “Il mondo muto è la nostra sola patria” di Ponge.<br />
“I poeti non devono in nessun modo occuparsi delle loro relazioni umane, ma di sprofondare nel trentaseiesimo piano al di sotto. La società, d’altronde, s’incarica bene di metterveli, e l’amore delle cose ve li tiene; sono gli ambasciatori del mondo muto. Come tali, balbettano, mormorano, sprofondano nella notte del logos – fino a quando infine si ritrovano a livello delle RADICI, dove si confondono le cose e le formulazioni.”</p>
<p>Il mondo anteposto alla mente, lo sprofondare nella notte del Logos, o del mondo: la poesia oggi sembra farsi carico di rimodellare le teorie filosofiche sulla poesia stessa, quasi un circolo vizioso che richiama sempre i nomi di Hegel e Heidegger sulla scena. Non so se la poesia ritenga ancora il mondo bisognoso d’essere descritto, ma chiunque usa del linguaggio sa che le parole non raggiungono mai le cose, le lasciano nel loro essere come le hanno trovate. Non si tratta quindi certo di inventare un “décor” alle cose attraverso la poesia. Quanto, forse, di liberarle dalla morsa silenziosa che le avvolge; il binomio “mots et choses” è un embricamento. Beckett accantona il mondo, le cose, per contare le centinaia di passi nella direzione del vuoto, o registrare i battiti di un cuore, catturare un indizio di luce.</p>
<p>Nel prosieguo della traversata mi pare di scorgere delle simbiosi tra poeti alla stregua di quella tra Vegliante-Raboni. Però il pericolo della poesia è anche il pastiche ala Super-Eliogabalo, là dove c’era un testo letterario, Eliogabalo di Artaud, ora c’è… </p>
<p>Ne “L’esausto”, il libro di Deleuze su Beckett, c’è una citazione che pone tutti coloro che scrivono di fronte al dubbio supremo sulla parola “c’è qualche motivo per cui la terribile materialità della superficie verbale non sia in grado di dissolversi…?”. Questo dissolversi della materia verbale ha come presupposto l’esistenza di tale materia, quindi deve esserci qualcosa che è una frase o un testo e che non si esaurisce mai. Perché inimitabile.</p>
<p>Resta il dubbio su questo attraversamento per la limitazione a pochi nomi; per un concetto di contemporaneità che sembra fissarsi solo su alcuni e escluderne altri per partito preso.  Naturalmente. Ogni attraversamento è sempre personale, tracce da seguire.</p>
<p>a.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Fabio Teti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/04/06/passi-nella-poesia-francese/#comment-109783</link>

		<dc:creator><![CDATA[Fabio Teti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 15:18:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Veronique: come commentare un lavoro di questo livello - di questa importanza, ancora, per chi come me è ancora imperdonabilmente ignorante circa la poesia francese contemporanea? C&#039;è, credo, soltanto da ringraziare. Un testo così è un ottimo, peraltro, strumento di lavoro: per aprire su zone opache, colpo su colpo di indicazione.

Strano, ad ogni modo, non si sia affacciato qualche sciocco, di quelli &#039;&#039;mi fotto della luna io odio quel dito&#039;&#039;, a muovere le ridicole accuse: di quelle compresive parole quali: tagliapietre, conventicola, etc.

E meno male, direi.

Un saluto a te - e ad Inglese.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Veronique: come commentare un lavoro di questo livello &#8211; di questa importanza, ancora, per chi come me è ancora imperdonabilmente ignorante circa la poesia francese contemporanea? C&#8217;è, credo, soltanto da ringraziare. Un testo così è un ottimo, peraltro, strumento di lavoro: per aprire su zone opache, colpo su colpo di indicazione.</p>
<p>Strano, ad ogni modo, non si sia affacciato qualche sciocco, di quelli &#8221;mi fotto della luna io odio quel dito&#8221;, a muovere le ridicole accuse: di quelle compresive parole quali: tagliapietre, conventicola, etc.</p>
<p>E meno male, direi.</p>
<p>Un saluto a te &#8211; e ad Inglese.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/04/06/passi-nella-poesia-francese/#comment-109735</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2009 09:23:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=16397#comment-109735</guid>

					<description><![CDATA[Ammirazione per il viaggio attraverso la poesia francese. La creazione attinge al paesaggio odierno, come oggetti di pittura, matiera da lavorare, strappi della città. E&#039; una poesia urbana. Il lavoro dello stile crea una forma perfetta, quasi classica ( nella sintassi), con una preoccupazione di sguardo giusto, di emozione reclusa, un giardino giapponese. La scrittura diventa pomiciatura, raschiare, levigare,rastrellare. In questo lavoro che annegga soggettività, si alza un
regno soprannaturale. Dalla scrittura trattenuta si sente l&#039;avvicinenza della follia, sola avventura della poesia.


Grazie ancora e spero commenti numerosi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ammirazione per il viaggio attraverso la poesia francese. La creazione attinge al paesaggio odierno, come oggetti di pittura, matiera da lavorare, strappi della città. E&#8217; una poesia urbana. Il lavoro dello stile crea una forma perfetta, quasi classica ( nella sintassi), con una preoccupazione di sguardo giusto, di emozione reclusa, un giardino giapponese. La scrittura diventa pomiciatura, raschiare, levigare,rastrellare. In questo lavoro che annegga soggettività, si alza un<br />
regno soprannaturale. Dalla scrittura trattenuta si sente l&#8217;avvicinenza della follia, sola avventura della poesia.</p>
<p>Grazie ancora e spero commenti numerosi.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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