Houellebecq. Appunti di lettura

7 aprile 2009
Pubblicato da

di Massimo Rizzante

L’al di là dell’amore
Su Piattaforma di Michel Houellebecq

È falso sostenere che gli esseri umani siano unici, che siano portatori di una loro singolarità insostituibile; per quello che mi riguarda, in ogni caso, io non percepivo nessuna traccia di questa singolarità.

Queste parole sono pronunciate in uno dei primi capitoli della seconda parte del terzo romanzo di Houellebecq, Piattaforma (2001), dal narratore e protagonista Michel, quarantenne funzionario contabile del Ministero della Cultura francese, prodotto di un sistema nel quale liberalismo economico e liberazione sessuale sono talmente sbandierati e oppressivi che chiunque osi, come fa l’autore, rappresentarli in tutta la loro cruda e grottesca realtà, è immediatamente tacciato di essere un reazionario o, peggio, uno spirito antimoderno. Chiunque nel nostro tempo non partecipi con entusiasmo al festino del presente diventa ipso facto un collaborazionista delle forze del passato, ovvero un individuo la cui libertà viene sentita come una provocazione o uno scandalo.
Qual è, infatti, ai nostri giorni lo scandalo più grande? Quello di essere «contro il mondo, contro la vita», come suona il sottotitolo del primo libro di Houellebecq, dedicato all’opera di H. P. Lovecraft, in cui troviamo già il primo postulato della sua teoria del mondo:

Il capitalismo liberale ha allargato la propria presa sulle coscienze; di pari passo sono andati affermandosi il mercantilismo, la pubblicità, il culto bieco e grottesco dell’efficienza economica, l’appetito esclusivo e immorale per le ricchezze materiali. Peggio ancora, il liberalismo è passato dal campo economico al campo sessuale. Tutte le convenzioni sentimentali sono andate in pezzi. La purezza, la castità, la fedeltà, la decenza sono diventate marchi infamanti e ridicoli. Oggigiorno il valore di un essere umano si misura tramite la sua utilità economica e il suo potenziale erotico…

In un mondo in cui «il valore di un essere umano si misura tramite la sua utilità economica e il suo potenziale erotico» il romanzo è ancora possibile? È ancora possibile esplorare gli individui servendosi di armi sofisticate – quali il romanzo ha forgiato lungo la sua storia secolare – di fronte all’uniformizzazione delle loro esistenze? Di fronte alla disarmante semplicità delle loro esistenze?
In un’intervista del 1995, a chi gli chiedeva di enunciare alcuni corollari al suo primo postulato teorico, l’autore francese rispondeva:

Le società animali e umane mettono in atto diversi sistemi di differenziazione gerarchica che possono basarsi sulla nascita (sistema aristocratico), il censo, la bellezza, la forza fisica, l’intelligenza, il talento […] Tutti questi criteri mi sembrano più o meno allo stesso modo degni di disprezzo; li rifiuto. La sola superiorità che riconosco è la bontà. Oggi noi ci muoviamo in un sistema a due dimensioni: l’attrazione erotica e il denaro. Tutto il resto, cioè la felicità e l’infelicità delle persone, discende da questo. Per me non si tratta per nulla di una teoria: noi viviamo effettivamente in una società semplice, che le poche frasi che ho appena pronunciato bastano a descrivere completamente.

È da questo genere di considerazioni che si deve partire per comprendere il ritmo ossessivo delle peripezie sessuali di Michel, la sua storia d’amore con Valérie, le sue relazioni con l’industria del turismo planetario – di cui Valérie e il suo capo Jean-Yves sono esemplari demiurghi –, il suo sguardo da etologo, allo stesso tempo patetico e clinico, che guarda all’uomo occidentale del XXI secolo come a una specie già morta o in via d’estinzione. E per comprendere, inoltre, la tensione, ma anche la deriva, di un romanzo che deve fare i conti come mai è accaduto prima con una semplificazione inaudita dell’individuo. «Particella elementare», essere biologico più che sociale, l’individuo è sempre più incapace di riconoscere quello spazio interumano senza il quale la nostra società cessa di essere tale, e cioè luogo di «singolarità insostituibili», e diventa un sistema di dominio gerarchico – non molto diverso da quello delle api – sottomesso alla sola legge dell’economia. Se non si comprende la labilità di questa frontiera – risultato del nostro sistema perfettamente liberale e perfettamente privo di vie di fuga – si rischia di fraintendere completamente sia il romanzo sia il suo personaggio protagonista.
Michel è immerso fino al collo nel suo presente, nella meccanica brutale delle relazioni umane che è il suo presente. Gli hanno appena ammazzato il padre e lui non trova di meglio che accendere la televisione e dedicarsi alla visione del suo quiz preferito. Il padre, questo «vecchio coglione» gli ha lasciato una montagna di soldi e Michel, i cui sogni mediocri sono identici a quelli di tutti gli abitanti dell’Occidente, non vede l’ora di praticare la sola religione che all’Occidente resta: il turismo. Michel, d’altra parte, non manifesta nessuna particolare inclinazione. Quando si mescola ai suoi simili si sente sempre a disagio. Coltiva, è vero, una grande passione per il sesso. Ma il sesso, in Occidente, regolato come tutto il resto dall’economia, è una lotta senza quartiere tra ricchi e poveri; l’umanità si sta definitivamente sbarazzando della volontà di procreare; non si desiderano eredi; o, se si desiderano, il desiderio deve conformarsi alle ragioni del mercato, alle possibilità tecniche di riproduzione in laboratorio; nessuno, infine, è più in grado di dare piacere con vero abbandono.
Tutto ciò alimenta un genere speciale di turismo: il turismo sessuale di massa.
La differenza tra Michel e gli altri turisti in viaggio in Tailandia (il viaggio organizzato occupa tutta la prima parte del romanzo) è che egli vive questa situazione come acquisita: per lui la logica del mercato coincide con la logica delle situazioni umane, a tal punto che la sola possibilità di sfuggirne (Michel e Valérie vorrebbero verso la fine lasciare tutto e stabilirsi su un’isola) è di avvantaggiarsi economicamente sulla concorrenza (Vantaggio concorrenziale è il titolo della seconda parte). Da qui l’idea conseguente e irreale di Michel che contagia Valérie e Jean-Yves: far entrare apertamente la sessualità all’interno del circolo economico della domanda e dell’offerta, creare una «piattaforma programmatica» del turismo sessuale nel mondo, sfruttando la miseria sessuale di milioni di occidentali e la fame di chi, non ancora entrato nelle fila del mondo libero, non ha che il proprio corpo come merce di scambio.
Il progetto fallirà a causa di un attentato nel quale Valérie perderà la vita e Michel sarà ferito. Quest’ultimo, ancor più estraneo al mondo e alla specie umana, terminerà i suoi giorni a Pattaya Beach (è il titolo della terza e ultima parte), una delle tante «cloache» esotiche del turismo sessuale dove i rifiuti della «nevrosi occidentale» vanno a morire.
Enigma: l’ipertrofia sessuale non è solo un dato delle nostre società occidentali finalmente emancipate da tutti i tabù, è anche la sola possibilità che Michel intravede per intraprendere la ricerca di ciò che sente perduto: la capacità di «offrire il proprio corpo come un oggetto gradevole», di «dare piacere senza pretendere nulla in cambio». È questo che egli ama in Valérie: «Tu sei normale – le dice Michel – non assomigli per nulla agli occidentali».
E l’amore? Che ne è dell’amore in Occidente se ormai non si riesce ad amare una persona se non per la sua capacità di «offrire il proprio corpo come un oggetto gradevole» ?
Verso la fine della vacanza in Tailandia, Michel, dopo una lunga nuotata, si avvicina a Valérie che sta prendendo il sole sulla spiaggia.

La prima cosa di cui mi resi conto mettendo piede sulla spiaggia fu che Valérie si era tolta il pezzo di sopra. In quel momento era sdraiata sulla pancia, ma si sarebbe voltata, era ineluttabile come un moto planetario […]. Di seni ne avevo visti parecchi, e parecchi ne avevo accarezzati e leccati; eppure, ancora una volta, rimasi sbalordito. Che avesse un seno magnifico l’avevo intuito; ma la realtà era addirittura migliore di come l’avessi immaginata. Non riuscivo a staccare lo sguardo dai capezzoli, dalle areole; lei non poteva non avvertire il mio sguardo – eppure non aprì bocca, per qualche secondo che mi sembrò molto lungo.

Dopo alcuni annunci, Michel si rende conto per la prima volta che si sta innamorando di Valérie. Tuttavia, il suo sguardo non si rivolge al volto della donna, ai suoi occhi. Sono i suoi capezzoli, le sue areole che gli riempiono l’orizzonte. L’amore che Michel prova per Valérie è ancora attrazione nei confronti di una persona unica? Consiste ancora nel desiderio del corpo di cercare nel corpo dell’altro qualcosa che lo trascenda? L’amore di Michel non ha bisogno dell’immaginazione: la «realtà» dei capezzoli di Valérie supera ogni «immaginazione», ogni possibilità di segnare una frontiera tra la sua anima e il suo corpo. Questa frontiera è diventata invisibile.
L’amore per gli uomini e le donne della specie umana del XXI secolo è, nel migliore dei casi, l’idillio di due esseri, discreti e muti, obbedienti alla leggi naturali della sessualità:

S’inginocchiò sul marciapiede, mi sbottonò i pantaloni, prese il mio sesso in bocca. Mi appoggiai alle inferriate del parco: ero pronto a venire. Valérie allontanò la bocca e continuò a masturbarmi con due dita, mentre infilava l’altra mano nei pantaloni per accarezzarmi i coglioni. Chiuse gli occhi; le eiaculai sul viso. In quel momento credetti che stesse per avere una crisi di pianto; ma invece no, si limitò a leccare lo sperma che le colava lungo le guance.

Post scriptum

Octavio Paz, nel suo saggio La duplice fiamma, diceva che l’erotismo, a differenza della sessualità che comprende tutto il regno animale, è solo umano. L’eros è sessualità socializzata e trasfigurata dall’immaginazione, dalla metafora, dalla poesia. Mi domando: può esistere una società umana in cui la sessualità diventa la sola forma di poesia? Può esistere una poesia non erotica? Un pensiero non erotico?
Nelle pieghe della storia d’amore tra Michel e Valérie ci sono segni sufficienti per pensare che una tale società non solo sia possibile, ma sia già qui.

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22 Responses to Houellebecq. Appunti di lettura

  1. jacopo galimberti il 7 aprile 2009 alle 11:54

    Quanto amore e “bontà” ci puo’ essere in una sborrata sul viso, peccato che qui venga rappresentata come la quinta essenza dell’abiezione (cosi’ almeno mi sembra). Ecco, per esempio, uno dei migliai di tabù da cui fatichiamo a emanciparci.
    Perché gli occhi sono il luogo “buono” dello sguardo amoroso e i capezzoli, invece, roba riprovevole?

    Attendo un libro sulla ricchezza dei rapporti affettivi (e sessuali) fluidi. Se già esiste, segnalatemelo, senza pudor.

  2. Enrico il 7 aprile 2009 alle 16:11

    Di Houellebecq non ho letto “Piattaforma”, ma solo “Le particelle elementari”. L’ho trovato un libro importante, sgradevole, e a volte anche un po’ ruffiano, scritto da un uomo depresso e problematico, con un occhio che va parecchio in profondità. E che secondo me è indiscutibilmente, profondamente reazionario.

  3. max rizzante il 7 aprile 2009 alle 16:45

    @jacopo galimberti. Credo che debba leggere meglio il testo. Il romanzo afferma proprio quello che lei dice: per il protagonista i capezzoli hanno sostituito gli occhi. Gli occhi non sono più lo specchio di un’anima. La frontiera è stata varcata. Anzi, Houellebecq riesce, cosa che per me è la sua più grande scoperta esistenziale, a esplorare la “poesia” che c’è in un rapporto “naturale”, la poesia di una semplice e naturale eiaculazione estiva (questa “naturalezza”, poi, non è così facile da trovare, vista l’estenzione della lotta sociale aanche al campo erotico). Il mondo di Paz non è quello di Houellebecq. Ma questo è un altro discorso. e un punto di domanda

  4. tashtego il 7 aprile 2009 alle 17:59

    chissà come fa octvio paz ad escludere l’erotismo dal mondo cosiddetto animale, chissà con cosa può comprovare questa affermazione, di per sé non solo antropo-centrica, ma probabilmente del tutto falsa.
    quoto il commento di galimberti, naturalmente.

  5. carla il 7 aprile 2009 alle 18:13

    completamente in disaccordo con quanto affermato nell’incipit e nel finale.
    l’unicità se la porta dentro ogni individuo, chiaro che non va confusa con i miraggi…
    e l’erotismo nel mondo animale non esiste, perchè l’erotismo parte da una sottile forma intellettuale che solo l’uomo può sviluppare…

    ma questo naturalmente è semplicemente il mio parere:-)

  6. véronique vergé il 8 aprile 2009 alle 08:13

    Houellebecq è un raro scrittore che mi mette a disagio.
    Posso dire che leggere un romanzo di Houellebcq mi fa toccare la depressione. Provo nausea, sentimento di disperazione assoluto, mi fa perdere il senso dell’umanità. Ho dunque una relazione di odio, repulsione e di ammirazione.
    Per me una vista del mondo diverso di quello che vedo, sogno.
    La manera di evocare la sessualità è vuota( non c’entra la morale).
    Nessuna sensazione a parte svuotare.
    L’erotismo è altrove.

  7. jacopo galimberti il 8 aprile 2009 alle 12:11

    @ Massimo

    mi era parso di capire che Houellebecq desse, tra le righe, un giudizio negativo alla mutazione antropologica che descrive.

  8. max rizzante il 8 aprile 2009 alle 13:31

    @jacopo. Michel, il protagonista del romanzo, vive nel suo mondo: un mondo dove la lotta per il dominio economico e sociale si è estesa anche al sesso. E ‘ in trappola e dentro questa trappola descrive in modo comico e spesso grottesco i comportamenti sessuali dei suoi simili, come lui presi nella trappola. Hai ragione, in questo modo, li critica, li mette a nudo, ma non per questo smette di essere in trappola. Aspira a una “naturalezza”, che trova in Valérie. Una fuga dalla lotta. Questa fuga dalla lotta è insieme un abbandono della società umana e un abbandono definitivo di quell’idea dell’ “amore” che, volenti o nolenti, è stata alla base della nostra cultura occidentale almeno dal ‘200 e ‘300, con le invenzioni e gli sguardi dei provenzali.

  9. Satana il 8 aprile 2009 alle 18:45

    Un’analisi lucida, che però dimentica di dire la cosa più importante: la liberazione sessuale c’è stata solo per le donne, mentre gli uomini sono sottoposti alla più rigida repressione sessuale !
    Nelle cosiddette “democrazie” il solo guardare una donna è considerata molestia sessuale (ci sono state sentenze della magistratura in tal senso anche in Italia…)

  10. harzie il 8 aprile 2009 alle 21:26

    @ Satana

    Da non perdere i romanzi tragicomico-satirici di Benoît Duteurtre, in particolare Nuoce gravemente alla salute, Garzanti 2007.

  11. jacopo galimberti il 9 aprile 2009 alle 01:18

    @ max

    non ho ancora capito se questo libro ho voglia di leggerlo o no. le tematiche m’interessano, ma alcune cose non mi convincono.
    Ce l’hai qualche consiglio di lettura (romanzi o racconti) per qualcuno che voglia leggere di una nuova modalità di concepire le relazioni sessualsentimentali ?

    Non sono cosi’ sicuro che l’amore sia nato nel ‘200, con i provenzali. Quella è letteratura, rischioso passare a ipotizzare che valga per le masse. Ho letto qualche libro in merito tipo: “Liebe als Passion” di Luhmann, ma non c’ho capito niente. Se hai consigli anche rispetto alla saggistica, saresti un amore.

  12. max rizzante il 9 aprile 2009 alle 14:09

    @jacopo: penso che i romanzi di Houellebecq ti possano aiutare nell’esplorazione.
    Un caposaldo è “Pornografia” (1960) di Gombrowicz.
    Due altri romanzi che mi vengono in mente: “L’animale morente” di Ph. Roth e “La lentezza” di Kundera.
    Poi c’è l’immenso Bolaño: i racconti di “Puttane assassine”, ad esempio.

  13. Andrea Garbin il 10 aprile 2009 alle 11:49

    di Houellebecq ho letto solamente “La possibilità di un’isola” e m’è bastato per capire che prima o poi devo procurarmi anche gli altri suoi libri. Lo trovo sì reazionario, ma non quanto P.Dick, autore al quale lo associerei per certi aspetti, e come lui un tantino visionario. Dick era irritante, ma Houellebecq lo è di più sul piano emozionale.

    Ma è ancora membro della Setta dei Raeliani?

  14. Valter Binaghi il 11 aprile 2009 alle 01:34

    Lette le Particelle elementari, l’ho trovato il più conseguente ritrattista dell’umanità post-cristiana e post-romantica, che non è più liberale di quanto non sia socialista. I suoi ritratti sono fantascientifici, però: sviluppano rigorosamente le premesse ideologiche e tecnologiche di una cultura, ma privata dell’interiorità del proprio stile. E lo stile è l’uomo. I personaggi di Houllebeck sono caratteri, e i suoi romanzi rivelano solo una regia debordante. Sono mappe, più che luoghi dello spirito. L’ineluttabile che pervade il senso di questa deriva, è la malattia stessa, non la diagnosi.

  15. maria v il 11 aprile 2009 alle 09:19

    non ho mai letto Houellebecq, ma questi appunti di lettura hanno avuto l’effetto di incuriosirmi, per la prima volta, su questo autore. credo che un giorno o l’altro lo leggerò.
    sulle altre sollecitazioni, ok Bolaño, Gombrowicz… ma l’animale morente di Roth non mi ha convinto, sarà per il cliché allieva-professore che m’indispone e annacqua anche il mestruo, gli ho preferito la minzione, se non ricordo male, del teatro di sabbath.

    Ancora, lungo la linea di questo dialogo molto interessante Rizzante- Galimberti, volevo però dire che io riscontro notevoli oscillazioni: non è sempre la brutalità, l’oscenità, l’animalità in sé, la perdita dell’aura che ci affranca finalmente dalle camere chiuse dei provenzali o peggio, dall’angelologia stilnovista (ah, Jacopo, a proposito di saggi, tanto tempo fa lessi Denis de Rougemont L’amore e l’occidente, oggi non lo rileggerei, ma se non l’hai ancora fatto e vuoi darci un’occhiata) e non è nemmeno lo stile in sé il discrimine di questo mio precario equilibrio che mi fa oscillare tra violento rigetto e fascinazione, non saprei come spiegare, ad esempio: pur non esente da certi difetti, trovo accattivante il libro di Veronica Raimo Il dolore secondo Matteo, e lei ha stile.
    odiosissimo e irritante, invece, e nonostante lo stile, trovo moresco, mentre -mistero!- ricordo che, a suo tempo, fui catturata da quel romanzo gonfiato, bufala, patacca, come volete voi di J. T. Leroy, al punto che sognai autogrill per mesi, credo
    ecco, per questo, lo sguardo che cade su un capezzolo ben tornito ha su di me scarsa presa
    prediligo le creature sfigurate, sbriciolate, tutte cascanti, il mio romanzo ideale pullula di femminote alla D’Arrigo di vecchie barbone dell’albergo dei poveri di Tahar ben Jelloun, di Vollmann, della Rayuela di Cortazar… e poi c’è Burroughs, naturalmente e così via, su su fino alle nebbie dell’infanzia popolate da miserabili sdentate Fantine…, ma sono andata come smepre fuori tema, scusate (e ho fatto pure troppa confusione)

  16. Alcor il 11 aprile 2009 alle 09:53

    Quale pataccata di j.t. leroy? sono curiosa, non l’ho mai sentito nominare e ho un debole per le pataccate.

  17. véronique vergé il 11 aprile 2009 alle 11:53

    Maria, ti consiglio la lettura delle particelle elementari. E’ un romanzo che dice tutta le desolazione della nostra società, un terreno secco dopo la felicità degli anni 68-70: fa un ritratto severo di questa felicità.
    Non condivido il suo sguardo, è un’incursione strana nella mente di un maschio tirato tra il desiderio di consumare la libertà e l’impossibilità di trovare uno spazio: mondo dei corpi in scadenza. la sua manera di spogliare nella scrittura il corpo dellle donne è terribile. Non ho mai letto una scrittura con tanto odio per “le féminin”.
    E una scrittura di guerra sessuale, di povertà nello spazzo di luce.
    Il corpo dell’uomo è solo eiaculazione solitaria, triste emissione senza desiderio.
    Quando leggo un romanzo di Houellebecq mi sento meno stupida, ma mi sento sporca, vedo un supermarket che mi fa paura: un supermarket di consumo, di lotta , un’assenza di felicità e di amore.

  18. sergio garufi il 11 aprile 2009 alle 14:12

    Non ho mai letto una scrittura con tanto odio per “le féminin”.

    Per me è l’esatto contrario. Il suo sguardo da etologo vede una razza umana in via di estinzione per colpa degli uomini. L’unica traccia di abnegazione e altruismo si rinviene nelle sue figure femminili. Come dice Michel a pag.165 de “Le particelle elementari”: “le femmine erano decisamente migliori dei maschi. Erano più affettuose, più amorevoli, più compassionevoli e più dolci; meno portate alla violenza e all’egoismo, all’affermazione di sé, alla crudeltà. Inoltre erano più giudiziose, più intelligenti e più lavoratrici”.

  19. maria v il 11 aprile 2009 alle 14:22

    alcor non mi assumo responsabilità :-) può benissimo darsi che dopo aver letto il libro ti assalga un istinto omicida nei miei confronti, ma mi fido del tuo proverbiale aplomb, quindi per soddisfare la tua curiosità, dico solo che è un romanzetto trash sugli abusi subiti da un bambino figlio di una prostituta tossicodipendente, dal titolo “Ingannevole il cuore (più di qualunque altra cosa)” o qualcosa del genere, che sfrondato di tutta la parte retorico-religiosa (donde anche il titolo ) e tutto l’apparato voyeurista, sottolinea la profondità del legame tra il bambino-vittima e la madre-carnefice (a sua volta vittima), in un incessante metamorfosi amore-dolore, amore-tortura…
    (il romanzo, uscito non molti anni fa, scalò immediatamente classifiche, ne fu tratto anche un film con asia argento, e fece molto scalpore perché l’autore presunto, giovanissimo, lo accreditò come autobiografico, e invece si rivelò tutta una montatura, l’autore reale era una donna di mezza età, che aveva inscenato tutto, ma poi non so bene, non ho seguito tutta la polemica, reale-autobiografico o abile strategia di marketing, il trucco ha funzionato e il romanzetto s’impose nel mio immaginario.

  20. Alcor il 11 aprile 2009 alle 16:09

    Non ti preoccupare, non corri nessun rischio, neppure virtuale, non lo leggerò, è troppo anche per me:-)

  21. maria v il 11 aprile 2009 alle 21:33

    alcor non ti preoccupare, non ti perdi niente
    io, piuttosto, proprio fuori tema. incorreggibile :-)

  22. véronique vergé il 12 aprile 2009 alle 18:33

    Sergio, vado a rileggere. Ho il libro a casa. Ma nel mio ricordo, ho un’impressione brutta al proposito del corpo femminile e della sessualità.
    Una vista triste della sessualità senza piacere, con ” spese, debito, credito”: non mi piace. Tempo di credito limitato alla giovinezza.
    Perché la carta non ha più valore (soprattuto per le donne) quando valica trent’anni.
    E’ una manera di vedere le cose, non la mia.



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