ZAMEL

7 aprile 2009
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David Dalla Venezia, olio su tela, n 495, senza titolo

David Dalla Venezia, olio su tela, n 495, senza titolo

 

di Franco Buffoni

Casa di Aldo, prima notte: arrivo

So già che questa notte non riuscirò a dormire, meglio che cerchi subito qualcosa da leggere. Tra i libri illustrati qui spiccano: Sport e giochi nell’età classica di Giovanni Manetti, edito da Mondadori nel 1988, e un delizioso librino uscito da Interlinea nel 1995 – Il manuale dell’allenatore – compilato nel III secolo d.C. da Filostrato di Lemno: in copertina – sconvolgenti nella loro sensualità – i fanciulli pugilatori da un affresco di Thera del XVI secolo a.C., capaci con le loro treccine a punta di surclassare tutti i giovani Törless e persino la riproduzione lì accanto della tetra Scuola di pugilato di Max Slevogt, coi due giovani ignudi rimasti appesi in mostra in un castello di Ludwig. Ancora, tra i fuori formato, Querelle, edito da Ubulibri nel 1982, con i dialoghi del film e numerose foto a colori, intrecciato al relativo Oscar del 1981: Genet, Querelle de Brest, nella traduzione di Giorgio Caproni. Sfoglio e trovo sottolineato, con punto esclamativo accanto, un paragrafo: “L’uniforme da marinaio trasformava Gil. Si posò il berretto sui capelli, poi lo inclinò indietro con spavalda civetteria. L’anima affascinante e nervosa dell’arma era entrata in lui. Era diventato un membro di quella Marina da guerra destinata più a ornare la costa francese che a difenderla. Essa frastaglia e ricama un grazioso festone in riva al mare, da Dunkerque a Villefranche con, qua e là, alcuni nodi più fitti e più stretti che sono i porti militari. La Marina è un’organizzazione stupendamente congeniata, composta di giovanotti che attraverso tutto un tirocinio imparano come farsi desiderare”. Commento di Aldo in matita: “Oggi è così a Biserta”.
Tra i romanzi noto subito la serie completa di Roger Peyrefitte – Ambasciate, La fine delle ambasciate, Eccentrici amori, Cavalieri di Malta, Le chiavi di San Pietro – usciti nelle edizioni economiche Longanesi tra il 1966 e il 1968: tutti molto sgualciti, molto “letti”. Ugualmente Hermann Hesse, Narciso e Boccadoro in un’edizione rilegata del 1957 nella collana della Medusa; Demian e Il lupo della steppa negli Oscar del 1972, e persino un Peter Camenzind uscito nel 1951 da Aldo Martello Editore. E ancora la prima edizione rilegata del Paradiso di José Lezama Lima uscita dal Saggiatore nel 1971, squinternata nei pressi del famoso capitolo VIII (già anticipato, per altro, da Pasolini su Nuovi Argomenti), quello in cui l’adolescente Farraluque, dotatissimo e confinato per punizione in collegio da solo la domenica, si scopa in sequenza la procace signora, la giovane cuoca meticcia del direttore e, nel magazzino, un misterioso signore dal volto coperto da una maschera, un poco obeso… Ecco, Farraluque era il ragazzo ideale di Aldo, una vera machine à baise.
Mentre il mio amico doveva essere rimasto deluso da Vanja di Michail Kuzmin, edito nel 1981 dalle edizioni e/o con uno splendido disegno in copertina, e forse solo per questo acquistato. Perché il libro, che porta come sottotitolo L’educazione omosessuale di un giovane a Pietroburgo agli inizi del secolo, appare intatto. Nell’81 Aldo era già nella sua fase “semplificata”: non più Bildung, solo realizzazioni. Dello stesso anno il concreto Mio padre e io di Ackerley appare invece ben letto. Nello spazio bianco, sotto la fotografia dell’autore a dodici anni (didascalia: Io a scuola, “Bimba”), c’è un commento in biro rossa: così io a S. Pietro, chierichetta. E la a è sottolineata.
Molte sottolineature – risalenti ai due anni “americani” di Aldo – anche in due famosi romanzi degli anni sessanta di James Baldwin, Another Country e Giovanni’s Room: “Pierre, on t’offre…”, dice la barista di Montmartre al minet flessuoso e solido come un pugile piuma sul ring. L’americano attende. Proprio, un americano a Parigi, negli anni post-bellici… e Baldwin, che era nero e anche bruttino, riuscì a crearsi il proprio mondo di favola descrivendo giovani bianchi vogliosi e bellissimi – americani e francesi – che splendidamente facevano all’amore.
Ma perché il pensiero mi va via così… Sono in Tunisia, nella casa di Aldo, con la porta a vetri del bagno mancante e il processo contro il suo assassino dal nome bellissimo, Nabil, da seguire domani mattina. Rimetto tutto a posto, mi cadono due libri, La vita segreta di Telenio, attribuita a Oscar Wilde, in un’edizione piratesca del 1971, senza l’indicazione del nome del traduttore né dell’autore del disegno di copertina (uno stupendo Dargelos di Cocteau). Wilde ancora a connotare scandalo, Cocteau morto da poco. E Il Cardinal Pirelli di Ronald Firbank, edito da Feltrinelli nel 1964 con in appendice Fuoco nero tradotto da Vittorio Sereni. Erano gli anni in cui scriveva Gli strumenti umani…
Ecco, il corto circuito di Nabil. Qualcuno tra loro che – anche – lo pigli (a parte i professionnels versatiles), ci deve pur essere. Ma non per questo può tollerare di essere teorizzato, di essere esplicitamente definito “zamel” da uno straniero. Uno che deve limitarsi a prenderlo in culo e a pagare non può, letteralmente non può, definire zamel un magrebino. Ciò che Aldo ha fatto con la sua stupidissima capacità di irritare, portando alle estreme conseguenze il suo bisogno di autopunirsi. Vedi anche le avvisaglie. La mail in cui mi raccontava dell’ultimo dell’anno: i quattro ragazzi ubriachi dai quali si fece pisciare in bocca. O gli operai che dormivano nel cantiere: e lui che arrivava con whisky e sigarette e poi si “concedeva” a tutti.
Rimetto di nuovo a posto e quasi mi scivola in mano Eric Jourdan, Gli angeli malvagi, la drammatica storia d’amore di Pierre e Gérard ambientata nella campagna francese. Colpito da censura appena uscito in Francia nel 1956 e pubblicato in Italia da Guanda nel 1990. Trovo sottilineate queste righe: “Gérard si sdraiava sul fondo e quando, stanco di remare, lo rimproveravo per la sua indolenza, si alzava col costume umido incollato alle natiche, e si metteva a vogare in piedi. Il paesaggio sembrava liquido tra le sue gambe… Un giorno gli misi la fronte contro le ginocchia. Gérard lasciò il remo, mi afferrò la nuca e fece risalire la mia testa lungo le sue cosce. Il suo inguine odorava di giovane daino”. Accanto a Jourdan trovo Tony Duvert, Diario di un innocente, nella traduzione uscita da SE nel 1999. La pagina è interamente sottolineata: “Un culo sfondato attira tutti i teppisti del paese come un vaso di miele richiama le mosche. Ci si passa il nome del colpevole, se ne parla, si va da lui quando si ha bisogno di scaricarsi, e talvolta lo si costringe: sarebbe rivoltante se rifiutasse, visto che ce l’ha già aperto”. Accanto in biro rossa l’annotazione: evviva i niek, gli scopatori.

(continua)

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One Response to ZAMEL

  1. véronique vergé il 13 aprile 2009 alle 18:01

    E’ un viaggio letterario in amore omosessuale.
    Non conosco Eric Jourdan. Ho visto che scriveva con identità diversa, è pubblicato in Musardine: una casa editrice famosa per testi erotici.
    Il testo erotico è una forma di grazia nella scritura, si deve raggiungere il punto alto del desiderio in un senso mistico. Pochi scrittori hanno la grazia di affrontare il corpo della scritura, la sua sessualità senza cadere nella banalità: è un aspetto della scrittura che mi hai sempre affascinata.
    C’è una violenza nell’erotismo che è la rivolta del corpo per il desiderio assoluto, la tentazione di unire tempo della scrittura e onanisme, di fare della parola una musica del corpo.

    Roger Peyrefitte l’ho letto adolescenta: Alexandre Le Grand è un romanzo che mi è molto piaciuto. Ero innamorata del personaggio.

    Grazie a te, Franco per la libertà del tuo testo.



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