Diario Inverso

10 aprile 2009
Pubblicato da

di Lucianna Argentino

Mimetizzata nelle quattro sillabe del mio nome
– oscurata la luce, sospesa la grazia –
tento una strenua difesa dal suo sguardo manicheo
e imito me stessa, ma senza ironia
piuttosto come un insetto imita una foglia.

**

a Damiano

Ecco lo splendore del primo giorno
dopo il buio serrato nel grido
di tutta la mia vita radunata là per accoglierti.
Ecco l’attimo del “sia la luce”
nell’aprirsi dei tuoi occhi
nel dilatarsi dei polmoni al passaggio
dall’acqua all’aria e il pianto inconsolabile dello strappo
– dopo milioni di anni impreparati ancora al nascere
così come al morire.

**

Io sono il bianco e lui è il nero
e da bianco mi avvicinai al suo nero
perché si stemperasse un poco,
perché sfumasse in una chiarità devota…
Ma il suo nero ha la qualità del bianco:
riflette la luce e se ne difende
murando vivo il sole – e il mio bianco è
come il nero: assorbe la luce e se ne nutre.

**

Col tempo questo dolore sarà la misura
della mia pazienza, sarà la voce dentro
che tiene vigile lo sguardo, sarà la speranza
che ripara il destino forzato dalla mia testarda fede,
sarà la veglia al rimpianto – da tenere vivo – perché
triste è pure non avere nulla da rimpiangere.

**

Spezza i rami, increspa il cielo,sfilaccia le nuvole
il vento autunnale che percuote questa città
d’ali e di vibrisse. Sfoltisce i pensieri, dà tregua
al mio tormento, piega l’erba del rifiuto, sospinge
il tempo alla compieta di noi e di noi cancella ogni traccia…
E quando poi muta in bonaccia, frastornata e senza risposta
resta la domanda sulla sostanza che nutre la nostra distanza.

**

Le cose non capitano, accadono…
Capita , forse, che io alzi gli occhi
dal foglio e veda nel cielo cisposo
un uccello passare, capita che mi cada
di mano un bicchiere, che dimentichi un nome,
che perda l’ombrello…
Ma accade che io, china sul foglio,
veda il mimo alle sue spalle mimare
il gesto di chi resta, ma sono in fuga le mani –
due lepri bianche braccate dalla loro stessa paura.

**

E’ fatica attendere, sperare,
vivere strappati da se stessi
stare come vino nuovo in otri vecchie
col timore che il legno ceda
e ci si versi in terra e la terra ci ingoi
e il tempo faccia a meno di noi.

**

Ci sono vite senza un centro
o vite in cui quel centro s’è perso
un po’ come si perdono gli amici dell’infanzia
o come ci si sente quando gli sguardi altrui
ci stancano e il silenzio ingobbisce
e le parole cercano un rifugio
nell’acropoli del significato e stanno nei penetrali
dell’anima come in un abito trasparente
o come nella sua voce
di tempo ritornato sui suoi passi
o di luce giunta da una stella morta.

Testi tratti da Diario Inverso (Lecce: Manni, 2006)
Nell’immagine: Fenice, Chiara Albertoni

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25 Responses to Diario Inverso

  1. Natàlia Castaldi il 10 aprile 2009 alle 17:12

    oh … finalmente una poeta!
    “Diario inverso” è uno splendido libro che tengo sempre con me.
    a Lucianna ammirazione, stima ed affetto per quello che con eleganza scevra da sentimentalismi e stucchevolezze sa comunicare.
    grazie.

    da Diario inverso, pag. 38

    Accetto il commiato dell’anima
    tradotta nella metafora
    dall’arco teso dell’avvenimento
    perché non è per resa o sfinimento
    né per sentito dire che il silenzio
    a volte raccolga parole reticenti
    per coniarne di nuove
    quando la pagina è spiaggia
    su cui s’arena il senso.

  2. roberto matarazzo il 11 aprile 2009 alle 11:06

    ottime “prove” di scrittura al femminile dense di magnifiche suggestioni, bravissima Lucianna, i miei complimenti sinceri..
    roberto

  3. véronique vergé il 11 aprile 2009 alle 12:12

    Il diario inverso (che non ho letto) è forse il mondo delle cose perdute,
    del gesto quotidiano da reinventare,
    una poesia che sembra vicina, eppure nastro che scappa alle mani,
    in lungo corso.

  4. Dona Amati il 11 aprile 2009 alle 12:42

    Non è lasciato alcun vuoto all’osservazione dell’esistenza. La malinconia permeabile riempie e sostiene tutti gli spazi del mondo di Lucianna. Un’architettura “essenziale-universale” in cui tutto è alla portata dell’anima, un’economia pervasiva per la lettura di quanto avviene attorno e dentro e la ricomposizione scritta in una distribuzione più capillare di sentimenti e suggestioni che ci rendono lettori attenti, convinti partecipi.

  5. Ivano Mugnaini il 11 aprile 2009 alle 13:27

    Il commento entusiasta e documentato di Natàlia Castaldi e quello evocativo di Véronique Vergé già dicono molto sulla passione con cui Lucianna Argentino ha annotato il suo sincero e tagliente Diario in versi. Da parte mia confermo volentieri quanto ho avuto modo di scrivere nel mio sito Dedalus, corsi, concorsi, testi e contesti di volo letterario: “Senza rinunciare alla scoperta dell’inatteso, lo scarto, la meraviglia, la creazione che si fa carne e ancora parola, Lucianna Argentino ha il coraggio di dire che ‘Le cose non capitano, accadono’, e un senso emerge proprio quando tutto sembra sommerso dall’assurdo. E’ lì che si stabilisce il discrimine tra una bugia ed una verità inventata, è lì che ciò che non c’era d’improvviso riprende corpo e vita”. Anche se, con nitida onestà, l’autrice ricorda a noi e a se stessa che “resta la domanda sulla sostanza che nutre la nostra distanza.” Quella domanda, forse, è la poesia stessa. Una forma scomoda e essenziale di poesia che nei suoi versi trova una forma possibile di esistenza.

  6. Rosaria Di Donato il 11 aprile 2009 alle 14:47

    Ogni volta che leggo i testi di “Diario inverso” sempre colgo un significato nuovo, qualcosa che alle letture precedenti mi era sfuggito e che ora, invece, rampolla come acqua di fonte a rinnovare il senso ed il suono di questa poesia. Questa volta mi colpisce la riflessione sul significato della vita: a volte senza un centro, faticosa, paziente, buia, luminosa, che imita, insetto, foglia, donna, uomo, bambino, ma che tutto e tutti accomuna nella gratutità dell’ esistere del morire ” dopo milioni di anni impreparati ancora al nascere così come al morire” !

    Grazie Lucianna,
    Buona Pasqua!

    Rosaria

  7. Antonio Fiori il 11 aprile 2009 alle 16:37

    Aggiungo volentieri il mio commento a quelli, molto positivi, che mi precedono. Lessi Diario inverso insieme al precedente libro di Lucianna, che di entrambi mi fece dono nel 2007, quando l’incontrai nella mia città in occasione di una manifestazione, ‘Ottobre in poesia” ,alla quale era invitata. La sua poesia fu una grande scoperta, come considero una fortuna avere incontrato, insieme ad essa, la persona. Ebbi modo di scrivere in rete queste brevi considerazioni (sul blog di Giovanni Nuscis, Transito senza catene, giovanninuscis.splinder.com) che non posso che riproporre con convinzione e affetto:
    ….

    “Compiuto è l’anno, invertita la rotta…”. L’incomunicabilità, l’impossibile condivisione, i silenzi e le parole che non s’incontrano più, sono i dolorosi oggetti di questa poesia più recente, tre anni dopo il ‘pellegrinaggio’ a Penuel. “Vedo la nuca del suo allontanarsi…” ed “io sono il bianco e lui il nero” da quando “smise d’essermi amante il suo sguardo” mentre “in lui cercavo una me più esatta”. Ora “canto il diniego, la resa”, addirittura, alla fine “mi manca la poesia”. Questo percorso inverso è un tentativo di salvezza, un esorcismo poetico del vuoto dell’assenza e del pieno del dolore – quasi un diario poetico/analitico dagli esiti positivi, forse insperati. Per la poesia di Lucianna Argentino vorrei spendere anche il nome di Margherita Guidacci, per l’atteggiamento dialogico con Dio e per certi esiti e ragionamenti fatti sbocciare dal testo, e vorrei anche sottolineare che il verso nasce e cresce “nell’umiltà della pagina”, con raro e diretto legame al grumo interiore ma anche alla limpidezza, a quella luce cui umilmente aspira.

    …..

    Ad ogni rilettura la mia stima si rinnova. Un caro saluto augurale a Lucianna e a tutti
    Antonio Fiori

  8. viola il 11 aprile 2009 alle 17:04

    la vena luziana di Lucianna: “Ecco l’attimo del *sia luce*”, autentica e coerente sino al fondo, V.

  9. Rosaria Di Donato il 11 aprile 2009 alle 17:04

    scusate, ho dimenticato la congiunzione: nella gratutità dell’esistere e del morire

  10. Daniela Raimondi il 11 aprile 2009 alle 17:46

    Un libro ricco e profondo, che ho gustato pagina dopo pagina. Una donna poeta che sa cogliere la vita nella sua immediatezza. Ho anche avuto il piacere di sentire Lucianna recitare dal vivo alcuni suoi versi inediti (e, devo dire, straordinari per intensità e grande originalità….) Una poeta che ammiro e una persona molto dolce.
    Un abbraccio
    daniela

  11. Lucianna Argentino il 11 aprile 2009 alle 18:41

    Ci sono dei libri che mentre li scrivi senti che ti escono da tutti i pori della pelle e dell’anima, uno di questi è stato “Diario inverso” forse per la continuità dell’ispirazione o della vibrazione interiore da cui è scaturito e m fa immensamente piacere che questa vibrazione si sia trasmessa anche a chi ha avuto modo di leggerlo o di chi ne ha assaporato la parte qui riportata.
    Ringrazio pertanto tutti (non sto ad elencarvi) ma proprio tutti per la vostra attestazione di affetto e di stima. In particolare ringrazio Francesca Matteoni che mi ha aperto la porta di questo blog.
    Un saluto caro, Lucianna Argentino

  12. fernirosso il 11 aprile 2009 alle 19:20

    E’ un Oblivion questo concerto, viole che si tendono tra le corde di memorie e percorsi mai più agìti, se non lì, dove vivono, sempre fino all’ultima nota di rosso, fino al cardinale, buio più profondo. E’ là che il poeta cerca, senza paura di non trovare. Il poeta sa che niente si perde, nel suo, corpo terra aria acqua rigenerano ciò che è caduto,ciò che ha ceduto se stesso, l’essenza di ogni incontro e, come ogni persona o cosa , è una, matura parola, sonora, acuta e tragicamente silente, fino all’ estremo confine dell’udito, dove solo la sua pen(n)a ritraccia e ricongiunge l’occhio all’orecchio. Nel labirinto di se stesso, luogo che non lascia mai accorda il tempo all’usura del corpo mondano, quello che, in maree e cicli stagionali, rifiorisce nuovo e di-verso nella stessa dis-armonia,la parola mono-logata. la parola che e-vita.

    Rastrelli Cello Quartett Piazzolla – Oblivion
    http://www.youtube.com/watch?v=I26V_CeC2ak
    fernanda-fernirosso

  13. giacomo cerrai il 11 aprile 2009 alle 19:55

    Credo di essere, in assoluto, uno dei primi fan di Lucianna. Avevo già parlato di “Diario inverso” sul mio blog, in un post/recensione del marzo 2007 a cui, se volete, rimando:
    http://ellisse.altervista.org/index.php?/archives/110-Lucianna-Argentino-Diario-inverso.html
    C’erano stati anche alcuni interventi interessanti. Qui non posso che ribadire la mia stima per la valentia stilistica e per il valore umano e poetico di Lucianna, di cui volentieri leggerei qualcuno degli ultimi lavori che, sono sicuro, nasconde nel cassetto. Infatti, rispetto al suo precedente “Verso Penuel”, notai in “Diario inverso” uno scarto stilistico o, per dirla con un termine decotto, una maturazione che chissà non abbia avuti esiti ancor più interessanti.
    un saluto a tutti
    g.cerrai

  14. francesco t. il 11 aprile 2009 alle 21:24

    Da tempo tengo Diario Inverso tra i miei libri più cari, così mi fa piacere ritrovarlo qui. A mio parere la scrittura di Lucianna ha il dono che distingue la vera poesia: trova le radici in un vissuto vero, ed al tempo stesso ha la grazia di uno scarto che la rende illuminante e universale. E’ un libro che ho amato e amo, secondo me davvero raro. E non è un complimento scritto per cortesia.

    Francesco t.

  15. mariapia il 12 aprile 2009 alle 01:00

    tagliente come una poesia d’amore, sull’amore: se ne parla a fatica di quella immensa un pò straziante storia, e non si vede l’ora di viverla riviverla.
    Ne nasce anche uno sguardo intro vertito, inverso, che fa luce.
    Maria Pia Q

  16. redmaltese il 12 aprile 2009 alle 01:11

    l’ispirazione di Lucianna e la tensione poetica di “diario inverso”, ma anche di “verso panuel”, sono autentiche e riconoscibilissime. è vero, grazie a Giacomo Cerrai (cosa vuol dire fare devotamente e bene il proprio lavoro di bloggista) ho avuto modo di conoscere, prima negli scritti e poi di persona, una delle più dotate penne poetiche romane che ho conosciuto in questo millennio.
    sinceramente.
    roberto

  17. soldato blu il 12 aprile 2009 alle 06:14

    Grazie a Francesca ora so quale sarà il prossimo libro di poesia che leggerò, necessario.

    *

    Non sai mai se ti innamori del poeta o di una voce.

    Trent’anni fa mi innamorai di una voce:

    “Squillano le medaglie delle foglie
    sciabola autunno il mare.
    Terra, urna di odori in cui germoglia
    il seme del futuro.”

    “Il vento a piede libero batte il gong dell’autunno
    tarantolate nuvole si avvinghiano alle foglie,
    la pece insidia il verde, la tavolozza impazzisce
    vanno in mille frantumi pronostici e lunari”

    Ora trovo Licianna Argentino:

    “Spezza i rami, increspa il cielo,sfilaccia le nuvole
    il vento autunnale che percuote questa città
    d’ali e di vibrisse. Sfoltisce i pensieri, dà tregua
    al mio tormento, piega l’erba del rifiuto, sospinge
    il tempo alla compieta di noi e di noi cancella ogni traccia…
    E quando poi muta in bonaccia, frastornata e senza risposta
    resta la domanda sulla sostanza che nutre la nostra distanza”

    Non rimpiango quella voce.

    Due gioie hanno colto la mia occasione per incontrarsi.

  18. francesco sasso il 12 aprile 2009 alle 09:47

    Sono felice di leggere le liriche de “Diario inverso” su Nazione Indiana.

    La raccolta è costituita da liriche di stupefacente essenzialità, dai toni levigati e vibranti. In breve: scrittura densa d’emozioni e schietta.

    f.s.

  19. lucetta il 12 aprile 2009 alle 11:53

    si sente, cara Lucianna, che questi versi ti sono usciti dai pori della pelle e dalle aperture dell’anima! quando si raggiunge un livello tale d’intensità e di comunicatività espressiva,e la parola corrisponde perfettamente al dettato interiore, il lettore non può che rimanerne coinvolto,emozionato, felicemente sorpreso.
    Lo sai che amo molto la tua poesia e lo riconfermo
    un abbraccio
    lucetta (frisa)

  20. rita r.florit il 13 aprile 2009 alle 15:37

    lucianna cara, come sai i tuoi versi muovono risonanze profonde…piace leggerti anche qui!
    rita di corsa ma sempre con affetto

  21. cristina annino il 14 aprile 2009 alle 14:02

    sempre delicata, elegante, nascosta ed esposta, Lucianna, la tua poesia è come un “classico” salato dalle rovine. ogni volta ni commuovi e ti ammiro, ma è orami tra noi felicemente “storia vecchia”.
    Cristina Annino

  22. cristina annino il 14 aprile 2009 alle 14:04

    scusate, volevo scrivere “salvato” dalle rovine!

  23. Lucianna Argentino il 14 aprile 2009 alle 19:47

    Che dire! Grazie di cuore a tuttii per le vostre incoraggianti parole che senz’altro sono di stimolo alla Poesia… Vi abbraccio, Lucianna
    p.s. se soldato blu (e/o chiunque altro ) vuole può farsi dare il mio indiirzzo e-mail da Francesca che gli manderei volentieri il mio libro.

  24. Massimo Frattolillo il 15 aprile 2009 alle 18:21

    “oscurata la luce…dopo il buio serrato…l’ attimo del sia la luce…io sono il bianco e lui il nero…”: sono versi estratti da tre diverse liriche di Lucianna, nel comune denominatore di un caravaggesco chiaroscuro, il quale si propone altresì nell’implicita antitesi dello “sguardo manicheo”, nonché negli “anni impreparati al nascere come al morire” e ancor di più nei versi in cui “capita che io … veda nel cielo cisposo un uccello, capita che mi cada di mano un bicchiere…”, trasportando perciò il lettore dal volo alla caduta, ossia dal sogno alla realtà, dalla notte al giorno, richiamando così un percorso cromatico che non è un mero tecnicismo, peraltro ben riuscito, ma è anche e soprattutto forza evocativa della parola, il cui potere si sprigiona soltanto quando la parola stessa è veramente la voce di un’anima, il che è una costante della sapiente versificazione di Lucianna Argentino.

  25. Paolo Arceri il 17 aprile 2009 alle 13:41

    Non vorrei unirmi al coro di chi, a ragion veduta, celebra le qualità umane di Lucianna e il suo solare talento poetico. Ma non posso fare a meno di ricordare come mi sia sempre parsa un’umile e sensibile “artigiana” della poesia, dal raro dono di rapire e incantare chi sia immerso nei suoi versi. Molto ho apprezzato chi, prima di me, l’ha definita “caravaggesca”, credo per via del suo intenso e lirico realismo capace di mettere a nudo luci e ombre della natura umana: dubbi esistenziali e disincanto amoroso, mistica inquietudine e desiderio di rinascita. Nel suo animo spesso ferito da chi smorza la luce e i colori della vita “murando vivo il sole” e in un mondo dove le mani amorevoli dell’altro spesso si ritraggono come “due lepri bianche braccate dalla loro stessa paura” (uno sgomento simile al pensiero che “il tempo faccia a meno di noi”) sorge in lei la stoica consapevolezza che “le cose non capitano, accadono”.
    A rischio di ripetere cose già dette: credo sinceramente che la sua voce, grazie anche a un uso sempre più maturo, sapiente e accurato del linguaggio, sia tra le più pure e preziose del paesaggio poetico romano.
    Paolo



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