ROMA, LA VIOLENZA CHE VIENE

4 maggio 2009
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Da accattone.org e minimum fax live: Un concorso letterario. Un reading. Una raccolta di storie.

Cerchiamo racconti, rigorosamente brevi, non superiori alle seimila battute (spazi compresi, tre cartelle). Ne cerchiamo tre.
Abbiamo un tema: Roma violenta. Serve spiegarlo?
Roma è un laboratorio di follia xenofoba, aggressività coatta, pazzia da traffico. Culla i sogni assassini di chi odia gli zingari, la rapacità di chi allunga le mani dove può, la volgarità che esonda come il suo fiume. E insieme la spensierata irresponsabilità di chi vede meraviglia ovunque e immagina la convivenza come una conseguenza naturale della bontà del singolo individuo. Rimandando decisioni e riflessioni, diventando incubatrice di peggiori follie a venire.
Roma è l’inferno di Ranxerox diventato realtà. È la città delle periferie esplose come ferite infette, del centro storico infestato da una movida residuale e zozzona, delle sponde tiberine affollate di disperati, marce e devastate.
Oppure no? Nulla di tutto questo?
Esiste (anche) un’altra violenza, che non è (ancora) stata raccontata?

Scrivete il vostro racconto, per un/a attore/attrice che vi piace. Scrivetelo pensando alla sua voce, alla sua presenza, al suo lavoro. Se vincete, noi glielo portiamo, e lui/lei lo leggerà.
A settembre, al Teatro India di Roma, faremo una serata, un reading organizzato da minimum fax live. Gli attori che voi avrete scelto leggeranno i vostri racconti, insieme a quelli che abbiamo già commissionato ad alcuni scrittori che negli ultimi anni si sono occupati di Roma nei loro libri o sulle pagine dei giornali.

Avete tempo fino alla fine di giugno.
Inviate il vostro racconto direttamente a: redazione@accattone.org, scrivendo nel subject della e-mail: concorso. Non dimenticate: massimo seimila battute, i racconti di lunghezza superiore verranno automaticamente cestinati.
Trovate questo bando anche sul sito: www.accattone.org

La giuria è composta da: Elena Stancanelli, Lanfranco Caminiti, Tommaso Giartosio, Nicola La gioia, Franco Buffoni, Lorenzo Pavolini, Carola Susani.

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5 Responses to ROMA, LA VIOLENZA CHE VIENE

  1. véronique vergé il 5 maggio 2009 alle 11:58

    Bell’argomento. Il turista vede con gli occhi sbarrati meraviglie, ingannato del passato sotto luce, con pini a ombrelli, ingannato del profumo di terra bruciante, in agosto sospeso.
    Violenza solo scoperta con giornali, tristi fatti di cronaca.
    Mi rammento solo del mio passaggio in stazione Termini, una bambina rom vestita di rosso, con mani mendicanti, occhi che vedono lontano, sfuggire del mio propio sguardo. E’ questo lembo di povertà che conserva, un rimorso di essere solo una turista, senza niente da offrire per cambiare le cose: fare ritrovare dignità a una bambina.

  2. francesco pecoraro il 5 maggio 2009 alle 15:32

    senza voler togliere nulla alla visione rankxeroxiana della capitale (molto letteraria), serve forse precisare che stando al numero e alla natura dei reati roma commessi all’anno è una città piuttosto sicura, a fronte di altre realtà metropolitane assai più dure.
    altro discorso è la percezione di una difficoltà di massa a vivere i mutamenti in atto, fomentata da un governo che annovera qualche ministro cha appartiene a un partito apertamente razzista.
    a parte la tristezza di dover “pensare” all’attore mentre si scrive – di solito niente di più orrendo dell’attore che legge testi di narrativa: doverci pure pensare prima e indicarlo è una cosa da basso format televisivo – è proprio il tema ad essere troppo suggerito e circo-iscritto, è la visione di questa violenza ad essere imbeccata e quasi imposta, obbligatoria: retorica la domanda “oppure no?”
    allora che crepitìno alacri le tastiere nel dirci di una visione pre-confezionata da farsi dire all’attore pre-ferito al trendarolo teatro india nella prevedibilità dello scrittor giovane metropolitano de roma, che guarda da sotto la tangenziale di san lorenzo e si dice: ammazza quant’è cattiva, quant’è metropolitana, aò.
    sul marcia-piedi porpio sotto casa mia, a via baldodegliubaldi, postaccio infame per tristezza di borghesia piccola e irrancidita col cane che puzza, l’altro giorno notavasi modella cinese appoggiata al muro con gruppetto di giovani fotografi, lì tra le gore di piscio canino e il para-pedonale giallo oltre il quale stavano parcate auto-mobili tutte nuove e sui ventimila euro di costo, al che passando dissi “certo come location fa un po’ schifo” ed essi mi risposero “see, è metropolitano, non lo vedi?”

  3. Frankie il 6 maggio 2009 alle 18:38

    Mi sconcerta e mi causa tristezza il tema di questo concorso letterario. Mi impensierisce che degli intellettuali indulgano nella descrizione di una città violenta e “zozzona”. Non è questa la città in cui vivo da una vita e di cui, avendo insegnato per anni a Torbellamonaca ho frequentato periferie e non solo centri. Certo non sfuggono i problemi, che certo ci sono, ma non sono davvero connessi alla violenza. Non capisco davvero come possa venire in mente di proporre un tema così in questo momento storico e fare il gioco di chi suscita la paura per poi intervenire con ronde e giustizia fai-da-te. È pericoloso e irresponsabile. È un gusto decadente che prova piacere nel descrivere il degrado? O è un patetico tentativo di mimare il grande Saviano e fingersi reporter ubiqui sulle zone del crimine? Qualsiasi cosa sia è una pessima idea.

  4. andrea branco il 7 maggio 2009 alle 15:39

    Non potevano essere monologhi? Mi sarebbe sembrata più sensata la presenza di un attore.

  5. cesare52 il 17 maggio 2009 alle 04:21

    Sono daccordo con Frankie. Ho vissuto per qualche anno a TORBELLA. Ne ho ricavato una sensazione strana ed inquietante: là si alleva la emarginazione, quella violenta che serve a produrre la domanda di ordine che produce poliziotti che vanno per le spicce. Prima le botte poi le manette. Istituzioni che finanziano i cittadini che mettono le sbarre che blindano il proprio condominio. Istituzioni che si comportano come gli amministratori di un bantustan. Là lavorando nel comitato di quartiere ho capito dal vivo quello che leggevo nell’hardboiled su Los Angeles o Chicago. Che il crimine ed il criminale rende. E’ una fonte di reddito per la società. Indispensabili ambedue per la produzione di tribunali, giudici, preti ed opere pie assortite. Tor Bella Monaca è una periferia statunitense non italiana e produce. Così la vogliono tutti soprattutto quelli per bene.Questa nostra attuale società di berlusconini dovrebbe esserle grata. Come al solito la sinistra attuale non capisce un cazzo. Per gli amici di accattone una segnalazione: si vendonio a buon prezzo vecchi film di Stefano Merli, l’indimenticabile protagonista di “Roma Violenta”, “Napoli spara” etc. Non potete prendere lì i soggetti che vi servono per i contributi dell’assessorato alla cultura per accedere ai finanziamenti per sopravvivere facendo finta di esistere?



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