<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: Lettore, sveglia!	</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/2009/05/07/lettore-sveglia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/05/07/lettore-sveglia/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Fri, 08 May 2009 17:34:55 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>
		Di: effeffe		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/05/07/lettore-sveglia/#comment-112125</link>

		<dc:creator><![CDATA[effeffe]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2009 17:34:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=17383#comment-112125</guid>

					<description><![CDATA[ciao franco peccato non averti qui a Roma. effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ciao franco peccato non averti qui a Roma. effeffe</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: franco arminio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/05/07/lettore-sveglia/#comment-112123</link>

		<dc:creator><![CDATA[franco arminio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2009 16:10:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=17383#comment-112123</guid>

					<description><![CDATA[mi appresto a leggere pure io. per ora il libro l&#039;ho solo visto ed graficamente bellissimo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mi appresto a leggere pure io. per ora il libro l&#8217;ho solo visto ed graficamente bellissimo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Salvatore D'Angelo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/05/07/lettore-sveglia/#comment-112023</link>

		<dc:creator><![CDATA[Salvatore D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2009 11:50:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=17383#comment-112023</guid>

					<description><![CDATA[Ho letto RACCONTI DI QUI qualche settimana fa di primo mattino, accoccolato in un&#039;area mercato /lotto di parcheggio, portando a spasso i cani alla periferia del paese, in quella terra di nessuno dove case e campagna non sai più cosa siano, quando l&#039;ultima alba  lascia il passo al biancore slavato  che si stende su una natura sventrata, scassata, manomessa da &quot;rammère&quot; e laterizi che s&#039;insinuano come un tumore tra  i &quot;lotti&quot; di asparagi e fragole e qualche rara vite maritata al pioppo. Leggendo &quot;Strade&quot; o il racconto d&#039;esordio (Davide e chi legge perdoneranno, perchè vado a memoria, per sensazioni e non ho sottomano il testo per controllare), ogni tanto alzavo gli occhi  e li posavo sul ciuffo d&#039;erba che usciva dal manto di cemento, o sul tappo di bottiglia lì vicino, qualche pietra di tufo , cerchione di bici o copertone abbandonato, ed era come vedere &quot;riformarsi&quot; una realtà fittizia appena letta: dal libro alla realtà , lì bell&#039; e pronta... e la magica finzione delle strade  “noi narrante” che mi invitavano a vedere con &quot;occhio&quot; nuovo  l&#039;orrore innegabile d&#039;una realtà in disfacimento. Sì, è vero, quell&#039;ultima vite d&#039;asprinio ormai secca , avulsa dal contesto di deposito a laterizi, mi rimandava invariabilmente a  un altro &quot;QUI&quot;, ad uno QUI interiore che rimonta a meno di trenta/quaranta anni (un nulla nell&#039;atermporalità del ricordo), e in questo &quot;QUI&quot;  ad uno ad uno ecco i dettagli emotivi del bambino e del papà in campagna, ecco i contadini alle prese con le &quot;féscine&quot; e i carrali della vendemmia: ma niente &quot;gouache&quot; o kitsch, giusto un flash, un&#039;istantanea che ti dà la possibilità di ricostruire  il bello ANCHE in questo disastro ambientale.

L&#039;eleganza del libro di Davide Vargas non sta solo nella opportunità offerta di &quot;farsi attraversare&quot; dallo sguardo emozionale di chi legge QUI, in questo Agro Aversano derelitto, ma anche dallo stimolo  a   leggere in un  &quot;QUI&quot; interno, dove , in fondo in  fondo, vibra ancora debolmente la voce della bellezza, che ci spinge ancora a lottare , ad andare avanti , nonostante la devastazione dei luoghi della  vita materiale. 

Ma attenzione, in questi tredici racconti non troverete una variante ennesima del reportage tra inchiesta e romanzo sulla &quot;terra di camorra&quot;. Nient&#039;affatto. Vi troverete, invece,  in un meraviglioso gioco di rimbalzi tra  questi due QUI, entrambi &quot;non luoghi&quot; ( il primo perchè è quello della memoria infantile, l&#039;altro quello della realtà obiettiva, talmente sfigurata da essere , appunto, un non luogo), che Vargas &quot;architetta&quot; con uno stile raffinato, fatto di una lingua su cui ha molto lavorato di cesello per spremerne il gusto del dettaglio. Insomma , un  narrare nutrito di frammenti di memoria cinematografica (Lago Patria New Smoke, dove Auggie e Paul vengono reinventati  con una tecnica &quot;a ricalco&quot; davvero commovente per chi ha visto il film  sceneggiato da Paul Auster  per la regia di Wayne Wang e interpretato da Harvey Keitel e William Hurt, e &quot;catapultati&quot; nel nostro QUI geopsicologico.

Una straordinaria, bellissima sorpresa Davide Vargas, un &quot;visionario&quot; che fa del &quot;particolare minuto&quot; lo strumento con il quale costruisce la sua tecnica narrativa che, a tratti - e non sembri blasfemo- mi ha fatto pensare alle atmosfere narrative messe su in alcuni passaggi di &quot;El informe de Brodie&quot; o della &quot;Biblioteca universale&quot; (ma forse mi sbaglio nel titolo) di J.L. Borges, autore che non poteva essere così lontano , peraltro, per contenuti e stile  dai RACCONTI DI QUI di Vargas. Un&#039;altra &quot;pazza&quot; associazione che ho fatto, leggendo  Vargas, è stata quella con Bontempelli, Massimo Bontempelli, autore baroccamente ricercato, in auge negli anni trenta e quaranta del nostro Novecento. Davide Vargas, contrariamente a Bontempelli, lavora sul &quot;particolare&quot; e sulla &quot;sottrazione&quot;, ma uguale è la tensione al &quot;bello&quot; del narrare.
Voglio, infine, segnalare, &quot;la zingara&quot; del racconto d&#039;esordio:  figura straordinaria, &quot;personaggio e luogo interiore&quot; mitico , di sicuro ancora presente in tutti quelli che , sul finire degli anni sessanta, hanno frequentato i &quot;lidi&quot; del nostro litorale (Ischitella, la Selvetta, il Timone, l&#039;Ancora eccetera eccetera): chi non ricorda la ragazza bellissima e misteriosa che si materializzava come dal nulla sulla rotonda interna al lido, per ballare davanti al juke box e &quot;catturarci&quot; con il suo fascino erotico? Nel racconto di Vargas viene evocata con dei flashes straordinari...alla Alain Robbe-Grillet (Slittamenti progressivi del piacere, Les Gommes, o cose simili), ma con tutt’altra finalità.
Sì, è stata davvero una bellissima sorpresa leggere questi RACCONTI DI QUI. Ne è valsa davvero la pena. 
Bravo Davide!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto RACCONTI DI QUI qualche settimana fa di primo mattino, accoccolato in un&#8217;area mercato /lotto di parcheggio, portando a spasso i cani alla periferia del paese, in quella terra di nessuno dove case e campagna non sai più cosa siano, quando l&#8217;ultima alba  lascia il passo al biancore slavato  che si stende su una natura sventrata, scassata, manomessa da &#8220;rammère&#8221; e laterizi che s&#8217;insinuano come un tumore tra  i &#8220;lotti&#8221; di asparagi e fragole e qualche rara vite maritata al pioppo. Leggendo &#8220;Strade&#8221; o il racconto d&#8217;esordio (Davide e chi legge perdoneranno, perchè vado a memoria, per sensazioni e non ho sottomano il testo per controllare), ogni tanto alzavo gli occhi  e li posavo sul ciuffo d&#8217;erba che usciva dal manto di cemento, o sul tappo di bottiglia lì vicino, qualche pietra di tufo , cerchione di bici o copertone abbandonato, ed era come vedere &#8220;riformarsi&#8221; una realtà fittizia appena letta: dal libro alla realtà , lì bell&#8217; e pronta&#8230; e la magica finzione delle strade  “noi narrante” che mi invitavano a vedere con &#8220;occhio&#8221; nuovo  l&#8217;orrore innegabile d&#8217;una realtà in disfacimento. Sì, è vero, quell&#8217;ultima vite d&#8217;asprinio ormai secca , avulsa dal contesto di deposito a laterizi, mi rimandava invariabilmente a  un altro &#8220;QUI&#8221;, ad uno QUI interiore che rimonta a meno di trenta/quaranta anni (un nulla nell&#8217;atermporalità del ricordo), e in questo &#8220;QUI&#8221;  ad uno ad uno ecco i dettagli emotivi del bambino e del papà in campagna, ecco i contadini alle prese con le &#8220;féscine&#8221; e i carrali della vendemmia: ma niente &#8220;gouache&#8221; o kitsch, giusto un flash, un&#8217;istantanea che ti dà la possibilità di ricostruire  il bello ANCHE in questo disastro ambientale.</p>
<p>L&#8217;eleganza del libro di Davide Vargas non sta solo nella opportunità offerta di &#8220;farsi attraversare&#8221; dallo sguardo emozionale di chi legge QUI, in questo Agro Aversano derelitto, ma anche dallo stimolo  a   leggere in un  &#8220;QUI&#8221; interno, dove , in fondo in  fondo, vibra ancora debolmente la voce della bellezza, che ci spinge ancora a lottare , ad andare avanti , nonostante la devastazione dei luoghi della  vita materiale. </p>
<p>Ma attenzione, in questi tredici racconti non troverete una variante ennesima del reportage tra inchiesta e romanzo sulla &#8220;terra di camorra&#8221;. Nient&#8217;affatto. Vi troverete, invece,  in un meraviglioso gioco di rimbalzi tra  questi due QUI, entrambi &#8220;non luoghi&#8221; ( il primo perchè è quello della memoria infantile, l&#8217;altro quello della realtà obiettiva, talmente sfigurata da essere , appunto, un non luogo), che Vargas &#8220;architetta&#8221; con uno stile raffinato, fatto di una lingua su cui ha molto lavorato di cesello per spremerne il gusto del dettaglio. Insomma , un  narrare nutrito di frammenti di memoria cinematografica (Lago Patria New Smoke, dove Auggie e Paul vengono reinventati  con una tecnica &#8220;a ricalco&#8221; davvero commovente per chi ha visto il film  sceneggiato da Paul Auster  per la regia di Wayne Wang e interpretato da Harvey Keitel e William Hurt, e &#8220;catapultati&#8221; nel nostro QUI geopsicologico.</p>
<p>Una straordinaria, bellissima sorpresa Davide Vargas, un &#8220;visionario&#8221; che fa del &#8220;particolare minuto&#8221; lo strumento con il quale costruisce la sua tecnica narrativa che, a tratti &#8211; e non sembri blasfemo- mi ha fatto pensare alle atmosfere narrative messe su in alcuni passaggi di &#8220;El informe de Brodie&#8221; o della &#8220;Biblioteca universale&#8221; (ma forse mi sbaglio nel titolo) di J.L. Borges, autore che non poteva essere così lontano , peraltro, per contenuti e stile  dai RACCONTI DI QUI di Vargas. Un&#8217;altra &#8220;pazza&#8221; associazione che ho fatto, leggendo  Vargas, è stata quella con Bontempelli, Massimo Bontempelli, autore baroccamente ricercato, in auge negli anni trenta e quaranta del nostro Novecento. Davide Vargas, contrariamente a Bontempelli, lavora sul &#8220;particolare&#8221; e sulla &#8220;sottrazione&#8221;, ma uguale è la tensione al &#8220;bello&#8221; del narrare.<br />
Voglio, infine, segnalare, &#8220;la zingara&#8221; del racconto d&#8217;esordio:  figura straordinaria, &#8220;personaggio e luogo interiore&#8221; mitico , di sicuro ancora presente in tutti quelli che , sul finire degli anni sessanta, hanno frequentato i &#8220;lidi&#8221; del nostro litorale (Ischitella, la Selvetta, il Timone, l&#8217;Ancora eccetera eccetera): chi non ricorda la ragazza bellissima e misteriosa che si materializzava come dal nulla sulla rotonda interna al lido, per ballare davanti al juke box e &#8220;catturarci&#8221; con il suo fascino erotico? Nel racconto di Vargas viene evocata con dei flashes straordinari&#8230;alla Alain Robbe-Grillet (Slittamenti progressivi del piacere, Les Gommes, o cose simili), ma con tutt’altra finalità.<br />
Sì, è stata davvero una bellissima sorpresa leggere questi RACCONTI DI QUI. Ne è valsa davvero la pena.<br />
Bravo Davide!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-05-05 14:53:38 by W3 Total Cache
-->