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	Commenti a: CINQUE POESIE D’AMORE DEL DUEMILA	</title>
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		<title>
		Di: Marco Palasciano		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/05/14/cinque-poesie-damore-del-duemila/#comment-113249</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Palasciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2009 00:49:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Confuso da tanti complimenti non posso che balbettare grazie più volte, e ritrarmi timidamente nel mio guscio di chiocciola, commosso e stordito per il mescolarsi dei sentimenti nel mio animo talché ne sboccia il fiore della più tronfia modestia; grazie e ancor grazie in eco evanescente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Confuso da tanti complimenti non posso che balbettare grazie più volte, e ritrarmi timidamente nel mio guscio di chiocciola, commosso e stordito per il mescolarsi dei sentimenti nel mio animo talché ne sboccia il fiore della più tronfia modestia; grazie e ancor grazie in eco evanescente.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Salvatore D'Angelo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/05/14/cinque-poesie-damore-del-duemila/#comment-113232</link>

		<dc:creator><![CDATA[Salvatore D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 15:48:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Posto qui un  commento a un&#039; opera di Marco Palasciano per rendergli onore e in  qualche modo fare ammenda se, mio malgrado, in  precedenza  &quot;in questo loco&quot; qualcuno abbia potuto eccedere  (sottoscritto  compreso) nello stile &quot;burlesque&quot;.

Caro Marco,
ho appena finito di leggere PROVE TECNICHE DI ROMANZO STORICO, e devo dire che m&#039;è piaciuto molto, davvero senza riserve. La sua apparentemente scarna struttura, con le relative apparentemente scarse 106 pagine, si rivela per essere invece un ricco contenitore di mirabilia.
Anzitutto la lingua, il linguaggio: ricchissimo, denso, sfavillante, principesco, intriso di ironia e autoironia: una pura gioia dei sensi. Senza dubbio questo registro, in questo codice espressivo ( la prosa, il romanzo, il racconto lungo eccetera, fai tu...OOPS, VA BENE IL TU?) ti è molto congeniale. M&#039;è piaciuta moltissimo la tua capacità di sintesi nel maneggiare una materia irta con una &quot;misura&quot; notevole. Ho apprezzato tantissimo il riferimento allo stile dei cartoni animati , ma soprattutto  alle tecniche narrative  &quot;ellittiche&quot; di certo cinema fantastico: leggendoti mi veniva continuamente in mente Terry Gilliam, soprattutto quello de &quot;Le avventure del Barone di Munchausen&quot;, per il ritmo, l&#039;amabile ironia e il modo di usare la figura dell&#039;&quot;ellissi&quot; nella narrazione. Davvero i miei più vivi complimenti. Su questo terreno la tua lingua &quot;aulicamente demodé&quot;, utilizzata come critica alla piatta medietas espressiva ( da giornalismo a 500 parole, come dici), mi convince, mi diverte e mi trova d&#039;accordo. Soprattutto non si autospiazza (come forse avviene nelle poesie...ma so che qui non sei d&#039;accordo, lo rispetto e chiudo questa parentesi), perchè è perfettamente &quot;contestualizzata&quot;: insomma è un elemento costitutivo della struttura narrativa funzionale al &quot;genere&quot; che ci proponi. Insomma, bravo bravo bravo. Sotto con altre prove, che ci divertiamo e ci freghiamo le mani.

Ad maiora! ( Con un pensiero reverente al suo prozio Ferdinando).

Salvatore D&#039;Angelo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Posto qui un  commento a un&#8217; opera di Marco Palasciano per rendergli onore e in  qualche modo fare ammenda se, mio malgrado, in  precedenza  &#8220;in questo loco&#8221; qualcuno abbia potuto eccedere  (sottoscritto  compreso) nello stile &#8220;burlesque&#8221;.</p>
<p>Caro Marco,<br />
ho appena finito di leggere PROVE TECNICHE DI ROMANZO STORICO, e devo dire che m&#8217;è piaciuto molto, davvero senza riserve. La sua apparentemente scarna struttura, con le relative apparentemente scarse 106 pagine, si rivela per essere invece un ricco contenitore di mirabilia.<br />
Anzitutto la lingua, il linguaggio: ricchissimo, denso, sfavillante, principesco, intriso di ironia e autoironia: una pura gioia dei sensi. Senza dubbio questo registro, in questo codice espressivo ( la prosa, il romanzo, il racconto lungo eccetera, fai tu&#8230;OOPS, VA BENE IL TU?) ti è molto congeniale. M&#8217;è piaciuta moltissimo la tua capacità di sintesi nel maneggiare una materia irta con una &#8220;misura&#8221; notevole. Ho apprezzato tantissimo il riferimento allo stile dei cartoni animati , ma soprattutto  alle tecniche narrative  &#8220;ellittiche&#8221; di certo cinema fantastico: leggendoti mi veniva continuamente in mente Terry Gilliam, soprattutto quello de &#8220;Le avventure del Barone di Munchausen&#8221;, per il ritmo, l&#8217;amabile ironia e il modo di usare la figura dell'&#8221;ellissi&#8221; nella narrazione. Davvero i miei più vivi complimenti. Su questo terreno la tua lingua &#8220;aulicamente demodé&#8221;, utilizzata come critica alla piatta medietas espressiva ( da giornalismo a 500 parole, come dici), mi convince, mi diverte e mi trova d&#8217;accordo. Soprattutto non si autospiazza (come forse avviene nelle poesie&#8230;ma so che qui non sei d&#8217;accordo, lo rispetto e chiudo questa parentesi), perchè è perfettamente &#8220;contestualizzata&#8221;: insomma è un elemento costitutivo della struttura narrativa funzionale al &#8220;genere&#8221; che ci proponi. Insomma, bravo bravo bravo. Sotto con altre prove, che ci divertiamo e ci freghiamo le mani.</p>
<p>Ad maiora! ( Con un pensiero reverente al suo prozio Ferdinando).</p>
<p>Salvatore D&#8217;Angelo</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Salvatore D'Angelo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/05/14/cinque-poesie-damore-del-duemila/#comment-113041</link>

		<dc:creator><![CDATA[Salvatore D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2009 07:53:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sul punto, prendo atto e faccio ammenda, caro amico. A buon rendere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul punto, prendo atto e faccio ammenda, caro amico. A buon rendere.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Marco Palasciano		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/05/14/cinque-poesie-damore-del-duemila/#comment-113028</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Palasciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2009 22:12:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Salve ;) apprezzo i magnifici sforzi di salire in grado!, sebbene in realtà TUTTI i Soci dell&#039;Accademia Palasciania siano Ornamentali, e non esista alcun Socio che non sia tale, mé mai potrebbe essere altro, trattandosi di un&#039;accademia fantasma: una pura etichetta che s&#039;attacca alle mie imprese, più o meno leggendarie, dipanantisi sul mondo a trappolarlo in una rete di palascianesimo.

Come recita l&#039;homepage di http://episteme.forumcommunity.net - il vecchio forum palascianesco -, «L&#039;Accademia Palasciania è un ente di fatto con sede nell&#039;ex Magna Grecia, in Capua, città natale di Marco Palasciano e del suddetto Ferdinando suo prozio. A nome dell&#039;Accademia si producono originali eventi artistici e culturali a costo zero, costruiti generalmente intorno alle idee dell&#039;eclettico pronipote del dottor Palasciano».

Gli unici Soci effettivi, in effetti, siamo io e il defunto prozio, asceso agli astri nel 1891, sebbene più sotto sia detto, a proposito dell&#039;Amicarium: «el corso di una festa annuale, nella sede dell&#039;Accademia, si distribuiscono premi tra le amicizie attuali. Tutti i premiati e segnalati sono considerati Soci Ornamentali dell&#039;Accademia, se già non ne sono Soci di Fatto per aver contribuito alle sue attività». (Contribuito nel senso di aver recitato in qualche spettacolo, sonato in qualche concerto, essere intervenuti in qualche convegno, e altre partecipazioni dal vivo, incluse fatiche trasportistiche, scenografico-assemblative ecc.)

[Per ora, stanco, dico solo questo, anzi scritto iersera e che stasera volevo completare ma la giornata è stata intensa...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Salve ;) apprezzo i magnifici sforzi di salire in grado!, sebbene in realtà TUTTI i Soci dell&#8217;Accademia Palasciania siano Ornamentali, e non esista alcun Socio che non sia tale, mé mai potrebbe essere altro, trattandosi di un&#8217;accademia fantasma: una pura etichetta che s&#8217;attacca alle mie imprese, più o meno leggendarie, dipanantisi sul mondo a trappolarlo in una rete di palascianesimo.</p>
<p>Come recita l&#8217;homepage di <a href="http://episteme.forumcommunity.net" rel="nofollow ugc">http://episteme.forumcommunity.net</a> &#8211; il vecchio forum palascianesco -, «L&#8217;Accademia Palasciania è un ente di fatto con sede nell&#8217;ex Magna Grecia, in Capua, città natale di Marco Palasciano e del suddetto Ferdinando suo prozio. A nome dell&#8217;Accademia si producono originali eventi artistici e culturali a costo zero, costruiti generalmente intorno alle idee dell&#8217;eclettico pronipote del dottor Palasciano».</p>
<p>Gli unici Soci effettivi, in effetti, siamo io e il defunto prozio, asceso agli astri nel 1891, sebbene più sotto sia detto, a proposito dell&#8217;Amicarium: «el corso di una festa annuale, nella sede dell&#8217;Accademia, si distribuiscono premi tra le amicizie attuali. Tutti i premiati e segnalati sono considerati Soci Ornamentali dell&#8217;Accademia, se già non ne sono Soci di Fatto per aver contribuito alle sue attività». (Contribuito nel senso di aver recitato in qualche spettacolo, sonato in qualche concerto, essere intervenuti in qualche convegno, e altre partecipazioni dal vivo, incluse fatiche trasportistiche, scenografico-assemblative ecc.)</p>
<p>[Per ora, stanco, dico solo questo, anzi scritto iersera e che stasera volevo completare ma la giornata è stata intensa&#8230;]</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Salvatore D'Angelo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/05/14/cinque-poesie-damore-del-duemila/#comment-112931</link>

		<dc:creator><![CDATA[Salvatore D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2009 17:24:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ERRATA CORRIGE :

Il gran caldo ha mandato in tilt anche le tastiere. Please, il SONETTO BASTARDO, suona cosi :

Palascián ¿qué tál dolcissimo padre!?
Qual Atteón arreso a turba fella
deh, la veggio gritar “shut up goodfellas!”
¿Quién le largó los perros, puta madre!?

Allez, mon père! Il faut bien vous être flâneur,
avec du bon esprit - o aver dell’estro
perch’ io –hélas- graduato sie “maëstro”
al suo cospetto! Ça, je le dis par coeur!

Io son “Dottore in Niente” qual un Debord
minore. Niún dolor né Manganelli!
Sì, gliel giuro sull’onor, lei è ‘l mio nord!

Qual Viöla, un Effeffe od Henry Ford,
dei poëti - bien sûr!- tra li più belli,
here  is my heart to you: please, come up on board!

(sonetto a schema metrico abba-cddc-efe-efe)

S. D. A. , 26. 5. 2009


ERRATA CORRIGE :

l&#039;incipit della seconda quartina sonetto 230 del Petrarca suona così :

onde e&#039;  suol trar di lagrime tal fiume,


I BEG YOUR PARDON, PLEASE!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ERRATA CORRIGE :</p>
<p>Il gran caldo ha mandato in tilt anche le tastiere. Please, il SONETTO BASTARDO, suona cosi :</p>
<p>Palascián ¿qué tál dolcissimo padre!?<br />
Qual Atteón arreso a turba fella<br />
deh, la veggio gritar “shut up goodfellas!”<br />
¿Quién le largó los perros, puta madre!?</p>
<p>Allez, mon père! Il faut bien vous être flâneur,<br />
avec du bon esprit &#8211; o aver dell’estro<br />
perch’ io –hélas- graduato sie “maëstro”<br />
al suo cospetto! Ça, je le dis par coeur!</p>
<p>Io son “Dottore in Niente” qual un Debord<br />
minore. Niún dolor né Manganelli!<br />
Sì, gliel giuro sull’onor, lei è ‘l mio nord!</p>
<p>Qual Viöla, un Effeffe od Henry Ford,<br />
dei poëti &#8211; bien sûr!- tra li più belli,<br />
here  is my heart to you: please, come up on board!</p>
<p>(sonetto a schema metrico abba-cddc-efe-efe)</p>
<p>S. D. A. , 26. 5. 2009</p>
<p>ERRATA CORRIGE :</p>
<p>l&#8217;incipit della seconda quartina sonetto 230 del Petrarca suona così :</p>
<p>onde e&#8217;  suol trar di lagrime tal fiume,</p>
<p>I BEG YOUR PARDON, PLEASE!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Salvatore D'Angelo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/05/14/cinque-poesie-damore-del-duemila/#comment-112918</link>

		<dc:creator><![CDATA[Salvatore D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2009 12:53:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Errata corrige :

&quot;Quel vivo sole alli occhi miei non cela,&quot;
(verso 2 sonetto 230)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Errata corrige :</p>
<p>&#8220;Quel vivo sole alli occhi miei non cela,&#8221;<br />
(verso 2 sonetto 230)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Salvatore D'Angelo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/05/14/cinque-poesie-damore-del-duemila/#comment-112917</link>

		<dc:creator><![CDATA[Salvatore D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2009 12:46:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=17659#comment-112917</guid>

					<description><![CDATA[SONETTO BASTARDO, CON APOCOPE ‘NCORPORATA
( A EMMEPÍ,  PURISSIMO POETA,  ETERNO PUER)


Palascián ¿qué tál dolcissimo padre!?
Qual Atteón preso da turba fella
deh, la veggio gritar “shut up goodfellas!”
¿Quién le largó los perros, puta madre!?

Allez, mon père! Il faut bien vous être flâneur,
avec du bon esprit - o aver dell’estro
perch’ io –hélas- graduato sie  “maëstro”
al suo cospetto! Ça, je le dis par coeur!

Io son “Dottore in Niente” quale Debord
minore. Niún  dolor né Manganelli!
Sì, gliel giuro sull’onor, lei è ‘l mio nord!

Qual Viöla, un Effeffe od Henry Ford,
dei poëti  - bien sûr!-  tra li più belli,
here it is my heart: please, come up on board!

(sonetto a schema metrico abba-cddc-efe-efe)

S. D. A. , 26. 5. 2009



Hóla , caro Marco, mi sono assentato un po’ ed è successo tutto ’sto cancan. In fondo in fondo un po’ per colpa mia : per uno “gnagnà” di troppo ? Se così, lo ritiro immantinente, unito alle mie scuse. Lei  è persona di spirito sicuramente squisita e degna del massimo rispetto,  per quel che scrive e per come scrive. Ça va sans dire,  non dia eccessivo peso alla turba  dei “nazindiani”; si sa, ve n’è di giocherelloni, di burloni che amano il genere, perché d’un genere si tratta. Niente di personale. Se poi v’è chi va oltre, che dire, “ ‘ a semmenta ‘re fessi nun more mai!”.

Comunque accolgo il suo invito ad uscir di goliardia e le riformulo con maggiore temperanza  le mie impressioni.
Mille sono i modi di far poesia, le tecniche, gli stili, i contenuti, i ritmi, le forme –anche antiche o antiquate (nel senso primigeno dell’etimo). Dunque, legittimo è anche il suo. Le riattesto l’ indubbia capacità tecnica e le  conoscenze  ( immani) sulla materia. Ma mi creda, ciò non basta  di per sé a rendere un testo perfettamente riuscito, il quale  è tale se vi si realizzano le tre condizioni intrinseche :  il perfetto equilibrio tra  forma, sentimento, struttura, rispetto alle “premesse” e all’ enunciato , nel caso “Cinque poesie “d’amore”. 
Non è importante la “veste”, la “foggia”, lo stile od il linguaggio usato, tuttavia è decisiva, secondo me, l’”affabulazione”, che riguarda anzitutto il “sentimento”, il  sentire, che va trasmesso con sincerità e immediatezza al lettore. Nelle cinque poesie proposte è quest’affabulazione che si va perdendo, perché tende a prevalere il “bell’effetto” delle parole, le sue combinazioni,  l’eccessivo “innamoramento” sullo stile, a danno dell’equilibrio tra i tre elementi anzi accennati. Lei di certo è un esteta ( seppure accademico), ma – utilizzando un’espressione di Diamante, “la grandezza estetica non può bastare a priori”, per rendere un testo perfetto, equilibrato, comunicativo, riuscito. 
A  maggior ragione se il genere proposto è quello della “poesia amorosa” che, contrariamente al pregiudizio, non è uno dei più facili, ma dei più difficili, proprio perché è dei più sfruttati e densi di luoghi comuni. A maggior ragione se lei, poi, sceglie di complicare ancor di più il gioco, con uno stile arcadico, barocco. E qui apro una piccola parentesi :  è legittimo quanto lei sostiene, ed io  condivido quel che dice “Perché farsi influenzare nel giudizio dallo stile “obsoleto”? e perché considerare obsoleti dei modelli solo perché appartengono a un tempo passato? Che cos’è un paio di secoli se non un battito di ciglia?Io sono per una riforma stravolgente dell’italiano, acché accolga tutti i registri di tutte le epoche: così che lo scrivente disponga, a morte il giornalistico a cinquecento parole, di un’orchestra immensa da far sonare.” Ma poi bisogna fare i conti con la sincerità , “obiettiva”, del testo, con la sua resa e con l’impatto ch’esso ha su chi legge o ascolta. Guardi, ho letto e riletto ancora, ancora e ancora le poesie, e le confermo la mia prima impressione. Anzi, le dirò che , Elegia a  parte, degli altri testi, rivaluto questi passaggi, che effettivamente evidenziano, in qualche modo, ciò che sostenevo prima:
“Io non ho amato mai se non invano:
questo ti renda forte della tua debolezza,
imparare a patire con gli altri pazienti –
nosocomio infinito, bufera di astri sconvolti
è questo tuo passaggio sulla terra, sospeso
tra concepimento e morte clinica. Io non so
se un pensiero d’amore continui anche dopo la morte,
eco di un corpo, gioia che sé ingioia,
come una coda di lucertola che non sa
di essere ormai attaccata al nulla. Solo
io so che a troppi nulla ci si sente attaccati quest’oggi
ma al vero, bello, grande tutto che è l’amore
nulla ci attacca, solo un sogno inerme,
enorme nella sua stupidità:
che amare implichi l’essere anche amati.

(DELIRIO/DESIDERIO, ALBA, INFINITO)
 
Qui in me funziona l’”affabulazione”, l’incantamento del testo, non perché esso sia unico quanto ad argomento, ma perché vi sento vibrare, sotto la “ferrea cotta” dello stile,  la sincerità di quanto dice e  del “sofferto”, accoppiato ad immagini  indovinate e calzanti (“nosocomio infinito”; il pensiero d’amore visto  come  una  coda di lucertola che non sa di essere ormai attaccata al nulla, incalzato da quell’ “a troppi nulla ci si sente attaccati oggi, ma al vero, bello, grande tutto che è l’amore nulla ci attacca, solo un sogno inerme, enorme nella sua stupidità: che amare implichi l’essere anche amati.”).  Davvero bella sequenza. Ma, appunto, amare, implica anche l’essere amati. Ma se ci si innamora troppo di sé, ( soprattutto nello stile) è poi difficile farlo e goderne.
E m’è piaciuta anche quest’altra sequenza:

“Tu che la mia felicità per l’aria
sollevi come un padre un bimbo, o il fuoco
l’astronave diretta sulla luna –
lascia ch’io anneghi nell’azzurra acqua
dei tuoi occhi e, spegnendosi ai miei il sole,
t’abbracci come il naufrago la terra.”

(SESTINA I)

Mi piace, non c’è di che. Però le ripeto, posso sbagliarmi ed il mio non è “giudizio tranciante”, ma impressione, riflessioni d’un dilettante che di tal si diletta e non irride, - e in tal caso sempre disposto a rivedere quanto ORA è impresso. Le ripeto quanto  detto  in precedenza, e cioè :   “sfrutti la  vena grottesca, parodistica: la imbrigli, la depuri da una possibile deriva narcisa e vi lavori su per dei brani da “neoarcadia post moderna”. lo dico senza ironia..sarebbe un efficace ( e divertente) strumento di critica all’esistente (establishment d’ogni genere: politico, letterario, religioso eccetera eccetera). Secondo me, per questo neogenere, lei ha le corde giuste, mi creda. Lei ha  ben digerito i classici… se ne allontani di corsa e cammini sulle sue gambe. Che sono ben salde, glielo assicuro”.

La saluto, infine, con l’Insuperato Padre del Sonetto. Le faccio omaggio di questi due, ché vorrei recitar con lei in dual tenzone: il primo a lei, il secondo a me. Ma con un  ton sviato, dolcissimamente tangenziale, dando per inteso che non li riferiamo al Petrarca  e alla sua amorosa storia, ma a questa  “querel giocosa”; operando picciol ritocchi - ne converrà – anche col Sommo si scherzerà.


Cantai, or piango; e non men di dolcezza
Del pianger prendo che del canto presi;
ch’a la cagion, non a l’effetto intesi
son i miei sensi vaghi pur d’ altezza.

Indi e mansuetudine e durezza
Et atti feri et umili e cortesi,
porto egualmente, né me gravan pesi,
né l’arme mie punta di sdegni spezza.

Tengan dunque ver me l’usato stile
Amor, persona *, il mondo, e mia fortuna,
ch’i’ non penso esser mai se non felice.

Viva o mora o languisca, un più gentile
Stato del mio non è sotto la luna,
sì dolce è del mio amaro la radice.

* madonna, nell’ originale
Petrarca, RIME,  229




I’ piansi, or canto; ché ‘l celeste lume
Quel vivo asole alli occhi miei non cela,
nel qual onesto amor chiaro revela
sua dolce forza e suo santo costume:

onde e? suol trar di lagrime tal fiume,
per accorciar del mio viver la tela,
che non pur ponte o guado, o remi o vela,
ma scampar non potienmi né ali né piume.

Sì profondo era e di sì larga vena
il pianger mio e sì lunge la riva,
ch’i’ v’aggiungeva col penser a pena.

Non lauro o palma, ma tranquilla oliva
Pietà mi manda, e ‘l tempo rasserena,
e ‘l pianto asciuga, e vuol ancor ch’ei*’ viva.


* ch’ì, nell’ originale
Petrarca, RIME,  230


Che dice, mi son guadagnato “nuova palma”, non più SOAP né SOAP, ma SOAP, cioè Socio “Officiante” Accademia Palasciania ?

Giocosamente ( e rispettosamente) suo

Salvatore D’Angelo)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SONETTO BASTARDO, CON APOCOPE ‘NCORPORATA<br />
( A EMMEPÍ,  PURISSIMO POETA,  ETERNO PUER)</p>
<p>Palascián ¿qué tál dolcissimo padre!?<br />
Qual Atteón preso da turba fella<br />
deh, la veggio gritar “shut up goodfellas!”<br />
¿Quién le largó los perros, puta madre!?</p>
<p>Allez, mon père! Il faut bien vous être flâneur,<br />
avec du bon esprit &#8211; o aver dell’estro<br />
perch’ io –hélas- graduato sie  “maëstro”<br />
al suo cospetto! Ça, je le dis par coeur!</p>
<p>Io son “Dottore in Niente” quale Debord<br />
minore. Niún  dolor né Manganelli!<br />
Sì, gliel giuro sull’onor, lei è ‘l mio nord!</p>
<p>Qual Viöla, un Effeffe od Henry Ford,<br />
dei poëti  &#8211; bien sûr!-  tra li più belli,<br />
here it is my heart: please, come up on board!</p>
<p>(sonetto a schema metrico abba-cddc-efe-efe)</p>
<p>S. D. A. , 26. 5. 2009</p>
<p>Hóla , caro Marco, mi sono assentato un po’ ed è successo tutto ’sto cancan. In fondo in fondo un po’ per colpa mia : per uno “gnagnà” di troppo ? Se così, lo ritiro immantinente, unito alle mie scuse. Lei  è persona di spirito sicuramente squisita e degna del massimo rispetto,  per quel che scrive e per come scrive. Ça va sans dire,  non dia eccessivo peso alla turba  dei “nazindiani”; si sa, ve n’è di giocherelloni, di burloni che amano il genere, perché d’un genere si tratta. Niente di personale. Se poi v’è chi va oltre, che dire, “ ‘ a semmenta ‘re fessi nun more mai!”.</p>
<p>Comunque accolgo il suo invito ad uscir di goliardia e le riformulo con maggiore temperanza  le mie impressioni.<br />
Mille sono i modi di far poesia, le tecniche, gli stili, i contenuti, i ritmi, le forme –anche antiche o antiquate (nel senso primigeno dell’etimo). Dunque, legittimo è anche il suo. Le riattesto l’ indubbia capacità tecnica e le  conoscenze  ( immani) sulla materia. Ma mi creda, ciò non basta  di per sé a rendere un testo perfettamente riuscito, il quale  è tale se vi si realizzano le tre condizioni intrinseche :  il perfetto equilibrio tra  forma, sentimento, struttura, rispetto alle “premesse” e all’ enunciato , nel caso “Cinque poesie “d’amore”.<br />
Non è importante la “veste”, la “foggia”, lo stile od il linguaggio usato, tuttavia è decisiva, secondo me, l’”affabulazione”, che riguarda anzitutto il “sentimento”, il  sentire, che va trasmesso con sincerità e immediatezza al lettore. Nelle cinque poesie proposte è quest’affabulazione che si va perdendo, perché tende a prevalere il “bell’effetto” delle parole, le sue combinazioni,  l’eccessivo “innamoramento” sullo stile, a danno dell’equilibrio tra i tre elementi anzi accennati. Lei di certo è un esteta ( seppure accademico), ma – utilizzando un’espressione di Diamante, “la grandezza estetica non può bastare a priori”, per rendere un testo perfetto, equilibrato, comunicativo, riuscito.<br />
A  maggior ragione se il genere proposto è quello della “poesia amorosa” che, contrariamente al pregiudizio, non è uno dei più facili, ma dei più difficili, proprio perché è dei più sfruttati e densi di luoghi comuni. A maggior ragione se lei, poi, sceglie di complicare ancor di più il gioco, con uno stile arcadico, barocco. E qui apro una piccola parentesi :  è legittimo quanto lei sostiene, ed io  condivido quel che dice “Perché farsi influenzare nel giudizio dallo stile “obsoleto”? e perché considerare obsoleti dei modelli solo perché appartengono a un tempo passato? Che cos’è un paio di secoli se non un battito di ciglia?Io sono per una riforma stravolgente dell’italiano, acché accolga tutti i registri di tutte le epoche: così che lo scrivente disponga, a morte il giornalistico a cinquecento parole, di un’orchestra immensa da far sonare.” Ma poi bisogna fare i conti con la sincerità , “obiettiva”, del testo, con la sua resa e con l’impatto ch’esso ha su chi legge o ascolta. Guardi, ho letto e riletto ancora, ancora e ancora le poesie, e le confermo la mia prima impressione. Anzi, le dirò che , Elegia a  parte, degli altri testi, rivaluto questi passaggi, che effettivamente evidenziano, in qualche modo, ciò che sostenevo prima:<br />
“Io non ho amato mai se non invano:<br />
questo ti renda forte della tua debolezza,<br />
imparare a patire con gli altri pazienti –<br />
nosocomio infinito, bufera di astri sconvolti<br />
è questo tuo passaggio sulla terra, sospeso<br />
tra concepimento e morte clinica. Io non so<br />
se un pensiero d’amore continui anche dopo la morte,<br />
eco di un corpo, gioia che sé ingioia,<br />
come una coda di lucertola che non sa<br />
di essere ormai attaccata al nulla. Solo<br />
io so che a troppi nulla ci si sente attaccati quest’oggi<br />
ma al vero, bello, grande tutto che è l’amore<br />
nulla ci attacca, solo un sogno inerme,<br />
enorme nella sua stupidità:<br />
che amare implichi l’essere anche amati.</p>
<p>(DELIRIO/DESIDERIO, ALBA, INFINITO)</p>
<p>Qui in me funziona l’”affabulazione”, l’incantamento del testo, non perché esso sia unico quanto ad argomento, ma perché vi sento vibrare, sotto la “ferrea cotta” dello stile,  la sincerità di quanto dice e  del “sofferto”, accoppiato ad immagini  indovinate e calzanti (“nosocomio infinito”; il pensiero d’amore visto  come  una  coda di lucertola che non sa di essere ormai attaccata al nulla, incalzato da quell’ “a troppi nulla ci si sente attaccati oggi, ma al vero, bello, grande tutto che è l’amore nulla ci attacca, solo un sogno inerme, enorme nella sua stupidità: che amare implichi l’essere anche amati.”).  Davvero bella sequenza. Ma, appunto, amare, implica anche l’essere amati. Ma se ci si innamora troppo di sé, ( soprattutto nello stile) è poi difficile farlo e goderne.<br />
E m’è piaciuta anche quest’altra sequenza:</p>
<p>“Tu che la mia felicità per l’aria<br />
sollevi come un padre un bimbo, o il fuoco<br />
l’astronave diretta sulla luna –<br />
lascia ch’io anneghi nell’azzurra acqua<br />
dei tuoi occhi e, spegnendosi ai miei il sole,<br />
t’abbracci come il naufrago la terra.”</p>
<p>(SESTINA I)</p>
<p>Mi piace, non c’è di che. Però le ripeto, posso sbagliarmi ed il mio non è “giudizio tranciante”, ma impressione, riflessioni d’un dilettante che di tal si diletta e non irride, &#8211; e in tal caso sempre disposto a rivedere quanto ORA è impresso. Le ripeto quanto  detto  in precedenza, e cioè :   “sfrutti la  vena grottesca, parodistica: la imbrigli, la depuri da una possibile deriva narcisa e vi lavori su per dei brani da “neoarcadia post moderna”. lo dico senza ironia..sarebbe un efficace ( e divertente) strumento di critica all’esistente (establishment d’ogni genere: politico, letterario, religioso eccetera eccetera). Secondo me, per questo neogenere, lei ha le corde giuste, mi creda. Lei ha  ben digerito i classici… se ne allontani di corsa e cammini sulle sue gambe. Che sono ben salde, glielo assicuro”.</p>
<p>La saluto, infine, con l’Insuperato Padre del Sonetto. Le faccio omaggio di questi due, ché vorrei recitar con lei in dual tenzone: il primo a lei, il secondo a me. Ma con un  ton sviato, dolcissimamente tangenziale, dando per inteso che non li riferiamo al Petrarca  e alla sua amorosa storia, ma a questa  “querel giocosa”; operando picciol ritocchi &#8211; ne converrà – anche col Sommo si scherzerà.</p>
<p>Cantai, or piango; e non men di dolcezza<br />
Del pianger prendo che del canto presi;<br />
ch’a la cagion, non a l’effetto intesi<br />
son i miei sensi vaghi pur d’ altezza.</p>
<p>Indi e mansuetudine e durezza<br />
Et atti feri et umili e cortesi,<br />
porto egualmente, né me gravan pesi,<br />
né l’arme mie punta di sdegni spezza.</p>
<p>Tengan dunque ver me l’usato stile<br />
Amor, persona *, il mondo, e mia fortuna,<br />
ch’i’ non penso esser mai se non felice.</p>
<p>Viva o mora o languisca, un più gentile<br />
Stato del mio non è sotto la luna,<br />
sì dolce è del mio amaro la radice.</p>
<p>* madonna, nell’ originale<br />
Petrarca, RIME,  229</p>
<p>I’ piansi, or canto; ché ‘l celeste lume<br />
Quel vivo asole alli occhi miei non cela,<br />
nel qual onesto amor chiaro revela<br />
sua dolce forza e suo santo costume:</p>
<p>onde e? suol trar di lagrime tal fiume,<br />
per accorciar del mio viver la tela,<br />
che non pur ponte o guado, o remi o vela,<br />
ma scampar non potienmi né ali né piume.</p>
<p>Sì profondo era e di sì larga vena<br />
il pianger mio e sì lunge la riva,<br />
ch’i’ v’aggiungeva col penser a pena.</p>
<p>Non lauro o palma, ma tranquilla oliva<br />
Pietà mi manda, e ‘l tempo rasserena,<br />
e ‘l pianto asciuga, e vuol ancor ch’ei*’ viva.</p>
<p>* ch’ì, nell’ originale<br />
Petrarca, RIME,  230</p>
<p>Che dice, mi son guadagnato “nuova palma”, non più SOAP né SOAP, ma SOAP, cioè Socio “Officiante” Accademia Palasciania ?</p>
<p>Giocosamente ( e rispettosamente) suo</p>
<p>Salvatore D’Angelo)</p>
]]></content:encoded>
		
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		<item>
		<title>
		Di: Marco Palasciano		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/05/14/cinque-poesie-damore-del-duemila/#comment-112862</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Palasciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2009 16:30:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[OK, ricominciamo da capo:

LA QUESTUA DELLE QUESTIONI.

Tornando alle poesie: discutere del contenuto, o della forma, o del modo in cui la forma veste il contenuto e il contenuto riempie la forma?...

E: se n&#039;è discusso già abbastanza, di ciò e dei da-ciò-derivati, o restano questioni da abitare?

Questionate, ond&#039;io riempio il questionario e, controquestionando, ci scambieremo di tai questionari a gran traffico aereo d&#039;aeroplanini di quèstions.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>OK, ricominciamo da capo:</p>
<p>LA QUESTUA DELLE QUESTIONI.</p>
<p>Tornando alle poesie: discutere del contenuto, o della forma, o del modo in cui la forma veste il contenuto e il contenuto riempie la forma?&#8230;</p>
<p>E: se n&#8217;è discusso già abbastanza, di ciò e dei da-ciò-derivati, o restano questioni da abitare?</p>
<p>Questionate, ond&#8217;io riempio il questionario e, controquestionando, ci scambieremo di tai questionari a gran traffico aereo d&#8217;aeroplanini di quèstions.</p>
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			</item>
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		Di: La Portinaia dell’Accademia della Crusca		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Portinaia dell’Accademia della Crusca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2009 10:07:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Che poi, i&#039; tuo e gli era un calo normale, senza i&#039; pazzesco.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che poi, i&#8217; tuo e gli era un calo normale, senza i&#8217; pazzesco.</p>
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		Di: La Portinaia dell’Accademia della Crusca		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/05/14/cinque-poesie-damore-del-duemila/#comment-112830</link>

		<dc:creator><![CDATA[La Portinaia dell’Accademia della Crusca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2009 10:01:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Palasciano, pure tu un calo pazzesco d&#039;intelligenza? Un ci credo... E comunque e sarà stato un attimo... Io invece e c&#039;ho i&#039; calo fisso già da quarhe anno.]]></description>
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