Cinque poesie di Ottavio Fatica

18 maggio 2009
Pubblicato da

di Ottavio Fatica

Celidonia
o
La risma

Avevo una pietra d’acqua pura da ragazzo
……………………….petruzza cenerentola
che non mi ha abbandonato. Dopo quarant’anni
e più sullo scrittoio accampa un catafascio
……………………….di poesie una risma
sciolta un fogliare folto di minuzzoli
a pena contenuto da quel peso
……………………….specifico di pietra
dura radiante cuore d’illusione
……………………….e d’incredulità
che cova ancora e ha già dormito il suo
secondo sonno. Una pietra sopra
……………………….come unica cura.
.
L’inchiostro spanto è inchiostro fatto
……………………….in casa d’un marrone
come macchia di sangue sulla carta
bianca muta tastiera faticata
……………………….a vuoto per un niente.
E sotto questa pietra in questo luogo
che non ha luogo come sempre sto
………………………per tutto quello che non è
………………………ma è sempre stato contro
tutto quello che è e non è mai stato.

Volta insieme a quei corpi luminosi
………………………in fuga più veloce
della luce dalla storia incontro a un’altra notte
………………………che li inghiottirà
la stella del non credere illumina
millenni di anni luce da quest’oggi
………………………e oggi al bruzzolo
il calcolo ignito brucia in mano
brucia invano la risma sotto l’occhio ustorio
………………………fiamme in fiamme
e brucia per colpire. La ferita
perviene a fior di sangue al labbro
………………………e cade in seno
……………………..al rogo della vita.
.
……………………..Sotto questa pietra
serena antica pietra d’alleanza
……………………..pietra di fantasia
……………………..e pietra volontà
pietra vittoria sotto questa mia petruzza
celidonia io ho e avrò avuto la mia ora ora
…………………….e sempre ora e nell’ora
…………………….è sempre tempo: il tempo di ora
…………………….e non ha altro luogo.

*

Un pieno di
.
C’è un pieno di rumori e di discordie
un coro una babele di rumori
……e di discordie di’ di no c’è un muro
di rumori di’ di no se il fuoco ti ha parlato
.
corpi celesti gravitano
grazie a una grande pesantezza il cuore
……pesa di più se il fuoco ti ha parlato di’ di no
.
i sensi rampicanti fanno presa
al muro di rumori e di discordie
……statue senza lo sguardo affacciano
…dai parapetti dei giardini pensili
………sulla laguna
.
pensare è pensare babilonia
il cuore pesa pensa di’ di no
……se il fuoco ti ha parlato
.
sulla laguna di silenzi e calami la lingua
che balbetti una fiammella fioca ormai
…….balbetta il fuoco ti ha parlato e quando
.e quante volte quante? è un censimento
…….il tuo? che fai? che pensi? di’
di’ no
.
che aspetti?

*

Un cielo tutto sgorbi sbaffi immobile.
La nota di silenzio sostenuta dagli uccelli
…..per tutta la nottata porta adesso
…….come un solletico premusicale un battito
……….cigliare ai timpani. Ma l’alba
…………sarà la stessa per
…………..chi non avrà dormito
…………….come per chi deve svegliarsi?
.
A occhio la distanza temporale è per la mente
un ristretto di cenere per l’acqua del bucato
……un turchinetto livido
il passato ingigantisce al lume del ricordo
allontanandosi dietro lo schermo diafano
……che scinde il tempo e crea l’attesa schiusa
………al qui presente ai torbidi del sangue.
.
Nel dormiveglia sciabole di taglio incidono
le palpebre vibratili fibrille della luce
…..alta a scialbare
……..di qua dalle cimase su urbi et orbi
all’alba, alba di chi non ha dormito
come di chi deve svegliarsi il cielo
……tutto sgorbi e sbaffi è immobile.
.
Annaspa fa fatica il futuro ma è scontato.
Ogni persona viva viva – che aspettarsi
……di più o di meglio. E quando bruscamente
………raspa con rabbia la prima serranda alzata
…………essere a casa.

*

Stemma
.
Le cose si ritrassero da noi in luoghi di culto
inaccessibili chiese nel folto
….cuore della natura
.
– la carcassa di una balena esposta
su un carrozzone merci a San Giovanni
a pagamento
…..spoglia spuria sapeva
più di Pinocchio che di Giona
o Moby Dick
.
e a piazza Re di Roma lo spettacolo
improvvisato di uno Zampanò d’inverno
a torso nudo
…….stretto dalla catena
che affondava fin quasi a farle sanguinare
…..nelle carni –
.
due spezzoni di oniromanzo
popolare ancora dopo mezzo secolo
occulti nel terreno vago alla periferia
della memoria: una prigione
……e come ogni prigione
la Bastiglia Alcatraz questa prigione
dei piombi prossima alla resa.
.
Testimone stemmatico di un codice mutante
e quando sarà tempo o non sarà
più tempo muto
maestro senza titoli gigante fra gli anonimi
nessuno legge mai l’ultima pagina.

*

La luce che proviene da lontano
.
L’anno preso di mira
a raganella sfriggono
i grilli le locuste
i gracchi i rospi gli arrostiti
vivi e altri effimeri
.
l’accanimento cessa tutt’
a un tratto con il raspo
dell’ultima cicala
a un’ora data un pomeriggio
tardi a tarda estate.
.
Fatidico settembre
quel che vado dimenticando
dalla nascita in tutte
le lingue che ho disappreso
giace spiaggiato a bordo pagina
.
una pausa, la virgola
divina adesso addita
nel porticciolo feerico
appetito dal marinaio
d’acqua amara l’approdo.
.
Espero che a sera
luciferi io non spero
non ho sperato mai
nello stellone del paese
la mia un’Italia minima
.
al quadro un acquarello
eroso dal salmastro
per essere completo un giorno
manco io
manco ancora io
.
e l’anno è mirabile.

[Le poesie sono tratte dal volume Le omissioni, Einaudi 2009]

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67 Responses to Cinque poesie di Ottavio Fatica

  1. sparz il 18 maggio 2009 alle 09:38

    mi piacciono molto, gli echi montaliani, il tono discreto ma intenso, ecc. L’oniromanzo allude a un romanzo onirico?

  2. andrea il 18 maggio 2009 alle 11:12

    è vero, anche io ho pensato a montale! mi è piaciuta soprattutto l’ultima. complimenti.

  3. Lucifero il 18 maggio 2009 alle 11:55

    Farruginose, ridondanti, troppa carne al fuoco.
    Oniriche sì, echi montaliani pure per lo più nelle soluzioni alle chiuse.

    tra tutte bella l’ultima, le altre da sfrondare.

    («Il cattivo critico critica il poeta, non la poesia.» Ezra Pound – non è questo il caso, omaggi!)

    Luci-fero

  4. pro tempore il 18 maggio 2009 alle 18:06

    d’accordo con lucifero. Fatica è uno straordinario traduttore, come poeta tende all’accumulo e alla reminiscenza letteraria. Risultato: suona di già sentito, di esercizio letterario, insomma inautentico. Perché critici e traduttori non si limitano a fare bene (come spesso per altro fanno) il loro mestiere invece di dilagare infruttuosamente? Irrita inoltre la corsia preferenziale per la grande editoria a cui possono accedere questi criticipoetinarratori e traduttoripoetinarratori per meriti (indiscutibili) professionali legati alla loro attività principale – di critica o traduzione – ma non certo per il loro talento di poeti e narratori.

  5. Francesco Terzago il 18 maggio 2009 alle 19:14

    Non posso che vedermi d’accordo con l’intervento di ‘pro tempore’, per quanto riguarda ciò che è stato detto da ‘Lucifero’ invece sono d’accordo solo in parte: credo che in poesia si possa mettere al fuoco ‘tanta carne’ ma è necessario saper gestire a livello strutturale la cosa, mantenendo una musicalità ed una certa accessibilità al livello semantico, altrimenti si rischia di far la fine di tromboni scoppiati, o nella migliore delle ipotesi ad essere dei piccoli ‘Battiato’.

  6. Lucifero il 18 maggio 2009 alle 19:56

    di ottimi traduttorinarratori e traduttoripoeti è piena la storia della letteratura non solo italiana e non solo contempranea, per fortuna!

    qui si discuteva solo del “presentato”, non certo dell’autore che – a mio modesto parere – dovrebbe passare dalle otto fatiche proprie del suo nome alle originarie dodici ercoline: operando un po’ di sfrondamento e labor limae, ne verrebbero fuori dei concentrati poetici di ottimo livello.

    quanto ai critici … lo siamo tutti, di noi stessi in primis, basta non prenderci tutti troppo sul serio a volte, ma rispettare ciò che facciamo se ha pubblica risonanza.

    omaggi.

  7. Gabriele il 19 maggio 2009 alle 16:40

    Ma sono gran belle poesie, cari critici tecnici che tutto disprezzate: se è troppo semplice o se è troppo complicato. A me riportano un po’ del suono di Solmi, che solo l’Adelphi di Fatica ha avuto il gusto fine di ripubblicare.

  8. Diamante il 19 maggio 2009 alle 23:39

    Sono d’accordo sui giudizi negativi sopra espressi, che rinforzo. Mi pare interessante invece il discorso sulla traduzione. Molti grandi o notevoli poeti sono oppure sono stati traduttori, e a me verrebbe naturale pensare che un poeta traduca un poeta meglio di uno che poeta non è. Però mi dite che Fatica è un ottimo traduttore, pur non essendo – mi è palese – un poeta. Ecco, queste alchimie misteriose mi affascinano. Come mai, per quale strana osmosi, una persona che non ha in sè la scintilla poetica riesce a cogliere la scintilla poetica altrui? E non è forse tassativo che i poeti traducano meglio i poeti, rispetto ai non poeti? Non è “naturale”? (nb: le mie non sono domande retoriche)
    La mia impressione è che la maggior parte dei traduttori siano anche in parte poeti, oppure poeti mancati, poeti indecisi, poeti a un passo o due passi dall’esser poeti; e che dunque posseggano un’elevata sensibilità e ricettività verso il lato estetico e cognitivo del linguaggio. Sia chiaro che anche la traduzione è un’arte, una riscrittura delicatissima, un miracolo d’oreficeria e, pure, di creatività.

  9. macondo il 20 maggio 2009 alle 00:46

    Non è detto che un poeta sia meglio di un traduttore professionista nel tradurre un altro poeta. Il traduttore professionista può metterci più abilità tecnica, il poeta un sentire diverso, ma la tecnica è l’elemento base, indispensabile. Poi, sta alla particolare sensibilità del soggetto. Cmq, la traduzione è sempre opera impossibile.

  10. Alcor il 20 maggio 2009 alle 18:39

    ” rrita inoltre la corsia preferenziale per la grande editoria”

    ma rilassatevi…

  11. Lucifero il 20 maggio 2009 alle 20:33

    Le sono piaciute, Alcor?
    questo è il bello della poesia, colpisce in modo infinitamente personale.
    serenamente le garantisco d’esser molto rilassato.

    i miei omaggi, signora.

  12. pro tempore il 20 maggio 2009 alle 20:48

    @ Alcor
    rilassatissimo

    Però : proprio qui su N.I. ho letto testi di poeti che Einaudi ( come poeti, si intende, non come traduttori o critici) vedranno solo in dimensione onirica. Ecco perché non mi piace la sciatteria di chi sfrutta le proprie ( indiscutibili) competenze professionali per affermarsi come non mi piace la sciatteria di chi li pubblica

  13. Alcor il 20 maggio 2009 alle 21:52

    Ma andiamo…:-)

    E non commento l’invito al labor limae:-)

    E non commento neppure l’accusa di “sciatteria” a Pinto e Fatica. E ‘comica e di questo sentitamente ringrazio, un po’ di comicità rallegra le giornate.

  14. Lucifero il 20 maggio 2009 alle 22:07

    signora con tutti quei sorrisi lei m’acceca!

    lieto d’averla resa allegra, l’ora è tarda e la mia vetusta età non mi consente d’intrattenermi oltre in questo scambio di cortesi scaramucce.

    rinnovati omaggi, gentil signora.

    postilla:
    giammai fu mia intenzione criticare le scelte di Pinto o chicchessìa, come già dissi, la grandezza dell’arte e, nella fattispecie, della poesia sta proprio nell’impressionare soggettivamente ed in modo intimamente personale, il che dipende da esperienze, vissuto, status culturale e sociale, nonché … me lo lasci, mia cortese signora, dire anche dall’età.

    Ossequi.

    Lucifero

  15. Meretrix Baldraque il 20 maggio 2009 alle 23:06

    Lucifero, Lucifero … non può pretendere di capire le intenzioni delle signore, ne sanno pur sempre una più di Lei…mi consenta di dirlo…
    Tuttavia sarebbe una vera “omissione” non pronunciarsi in merito, in difesa del proprio gusto, più che del buon gusto (guai ad essere oggettivi oggi, si finisce con l’essere epurati o spediti all’inferno).
    Trovo che la mano dell’autore si muove sì a fatica, ma è pur sempre la mano di un uomo che lima e rilima…cesella e ricesella…
    Forse è proprio il peso dell’ars traducendi ad impedire “in questo caso” il volo del poeta perchè la penna rimane impigliata nella ricercattezza della parola piuttosto che cedere alla seduzione della stessa.

    au revoir

  16. Meretrix Baldraque il 20 maggio 2009 alle 23:09

    *ricercatezza* … excusez-moi

  17. db il 20 maggio 2009 alle 23:40

    alzare il lavello, please

  18. Diamante il 21 maggio 2009 alle 00:20

    Proprio oggi mi è arrivato via mail un invito alla presentazione d’una nuova traduzione del BILLY BUDD di Melville. Copio e incollo le dichiarazioni del traduttore Alessandro Ceni:
    “Tradurre è sul serio traghettare la voce originale di uno scrittore nella tua. Ciò significa una costante, faticosissima, ricerca di adattamento di quella lingua in questa (con gli inevitabili – ma direi, permessi – tradimenti, con le inevitabili – ma direi, felicemente concesse – forzature: tradimenti e forzature che il testo originale è disposto a subire, che, quasi, contiene). Tradurre dovrebbe essere riuscire a far pensare (e di conseguenza, far scrivere) quell’autore nella lingua del traduttore. Quindi, massima fedeltà, massima sensibilità, massima coerenza. Se tradurre è, come credo, ri-scrivere, ciò comporta da parte di chi traduce una profonda ma naturale capacità interpretativa e, dove possibile, una sicura disposizione imitativa. In una formula: passione (ma rigorosa), umiltà (ma non supina), arbitrio (ma non libero)”.

  19. Meretrix Baldraque il 21 maggio 2009 alle 07:51

    Diamante quanto da Lei detto e riportato è prezioso non meno del nome di cui si fregia.
    “Massima fedeltà, massima sensibilità, massima coerenza …”
    ma non tutti hanno tali virtù e non tutti sempre riescono ad esercitarle al “massimo” … riguardo alla “passione – umiltà – arbitrio (ma non libero)” oltre che traduttore costui dovrebbe essere poeta (per la passione e la sensibilità), un gran signore (per l’umiltà … ma non è questa la sede opportuna per parlarne…), un fine e maturo pensatore per saper penetrare nella testa oltre che nel testo dell’autore e non tradirlo piuttosto che tradurlo (per l’arbitrio/non libero).
    Insomma si tratta di “diamanti” rari e di grande valore…

    saluti

  20. Zoyd Wheeler il 21 maggio 2009 alle 11:48

    @ Alcor
    Di solito apprezzo la tua lucida ironia ma stavolta credo che tu abbia torto. Non c’è niente di comico se non l’intrinseca comicità delle logiche editoriali.
    Lucifero e Pro Tempore hanno ragione, e se è vero come afferma Lucifero che la bellezza della poesia risiede proprio nell’alveo delle soggettiva godibilità, altrettanto vero è ciò su cui Pro tempore richiama l’attenzione, vale a dire la superficialità ( forse sciatteria è un termine un po’ forte) di certe scelte editoriali. Rileggi questi versi pubblicati proprio su Nazione Indiana:

    Double face
    (pensiero all’uscita del turno di notte)

    Guarda le gru di Marghera altissime
    e bianche nel buio come radici
    di alberi piantati a rovescio
    nella terra

    dunque questo non è cielo
    ma un cielo capovolto questa non è
    vita
    ma quello che alla vita viene tolto
    Francesco Tomada

    Non credo che Tomada sia un autore Einaudi.
    Perdonami Alcor, ma se dici che Fatica è all’altezza di questi versi, Zelig è il tuo futuro

  21. Alcor il 21 maggio 2009 alle 12:34

    @Zoyd

    io non ho espresso nessun giudizio sui testi e non ho criticato nessun giudizio sui testi perché ognuno ha i suoi gusti, tutti rispettabili, qui ce ne sono stati di positivi e negativi.

    Critico però con estremo fastidio un vizio antico e che qui rifulge in tutta la sua eterna muffa, ma non solo qui, ho visto la stessa fastidiosa modalità sotto le poesie di Arminio, l’acrimonia di piccoli poeti che pubblicano, se pubblicano, ai margini del mondo editoriale e non confrontandosi se non tra loro, sono convinti di scrivere ottimi testi.
    Nasce da questa cecità lo spostamento del discorso sulle corsie preferenziali, le conventicole, il fatto che se uno è già conosciuto come eccellente in un campo non può, esserlo in un altro, eccetera.

    Alessandro Ceni, che qui è stato ben accolto è pittore, poeta, traduttore, mi dovrete spiegare perchè Ceni sì e Fatica no. E non metto a confronto il livello delle traduzioni, della poesia ecc. perché ne faccio una questione di metodo, anche se usare una parola così impegnativa un po’ mi disturba, diciamo una questione di lavello, come dice db

    Ma Ceni, ed è questo il VOSTRO punto, non è pubblicato nella Bianca. perciò ripeto, rilassatevi…

    Detto questo, sono andata a leggere qualche testo di un paio di questi nostri critici, e a differenza di loro qui, NON li giudico, anche perché mi basta lo stile esposto nei commenti, mi piacerebbe che i giovani invece di impastoiarsi da soli nel pensare che altrove e solo per intrighi editoriali si pubblichi e che gli altri in fondo non siano meglio di loro, ma anzi peggio, offrissero idee e opere e lavoro, finalmente.
    E infatti i migliori giovani che io leggo su NI si guardano bene dal tirare fuori le corsie preferenziali altrui, ma offrono per l’appunto opere e idee e lavoro.

    Sul perché Tomada non sia pubblicato nella bianca io non so nulla, potrebbero essere le più varie, se tu sai che è stato rifiutato, ne conosci le ragioni e puoi parlare con cognizione di causa, cioè da persona davvero informata, fanne un post e magari chiedi a NI di pubblicarlo.
    Ma vorrei anche far notare che non tutti i poeti, persino ottimi, interessano tutti i direttori di collana e critici, persino ottimi, e questo non dipende direttamente da ragioni mafiose, ma dalle poetiche, dalle posizioni critiche eccetera, che sono, mi dispiace dirlo, legittime, anche se uno può anche non condividerle…

  22. Zoyd Wheeler il 21 maggio 2009 alle 15:42

    @alcor
    “Critico però con estremo fastidio un vizio antico e che qui rifulge in tutta la sua eterna muffa, ma non solo qui, ho visto la stessa fastidiosa modalità sotto le poesie di Arminio, l’acrimonia di piccoli poeti che pubblicano, se pubblicano, ai margini del mondo editoriale e non confrontandosi se non tra loro, sono convinti di scrivere ottimi testi.”

    Vedi Alcor, tu hai ragione a sottolineare il malcostume dietrologista che vede nell’insuccesso letterario personale trame e cospirazioni che manco la massoneria deviata. Tuttavia è innegabile (e fastidioso) che editori come Einaudi dovrebbero assumersi la responsabilità di pubblicare ciò che effettivaemnte abbia un valore letterario. Sempre. Per dignità e continuità storiche. Se su N.I. qualcuno propone dei testi, questi (credo) possono essere oggetto di critica, o sbaglio? IL fatto che non incontrino il favore dei lettori non dipende esclusivamente dagli umori dei rancorosi piccoli poeti che pubblicano nei sottoscala dell’editoria, quando non vengono direttamente cestinati. Non conosco Tomada, ho letto alcuni suoi testi per la prima volta su Nazione Indiana e mi sono piaciuti. Fine. Il confronto con Fatica (per me) testimonia la scarsa considerazione dell’editoria maggiore nei confronti di chi scrive davvero poesia. Fatica (e non è certo colpa sua) è una scelta facilior per Einaudi che non ha nessun motivo di andarsi a cercare i poeti dato che economicamente rendono niente ( e invece proprio per questo dovrebbe essere più attento a ciò che pubblica).

    “Ma vorrei anche far notare che non tutti i poeti, persino ottimi, interessano tutti i direttori di collana e critici, persino ottimi, e questo non dipende direttamente da ragioni mafiose, ma dalle poetiche, dalle posizioni critiche eccetera, che sono, mi dispiace dirlo, legittime, anche se uno può anche non condividerle.”

    Per questo si discute qui come altrove, o no? O bisogna accettare qualsivoglia scelta editoriale in ragione della legittimità d’ogni opinione? Questo excipit alla Maria de Filippi da te non me l’aspettavo.
    Ciao, è comunque un piacere leggere i tuoi post
    p.s. Alessandro Ceni è un poeta. Poi (molto poi) è pittore e traduttore.

  23. natàlia castaldi il 21 maggio 2009 alle 16:16

    da modestisima ed infima “versificatrice” ritengo che essere ai margini dell’editoria – o meglio – non esserci proprio nell’editoria, possa anche essere nota di merito, o scelta.
    il non appartenere ad un certo mondo non preclude o limita la capacità di giudizio critico e personale, del resto a comprare i libri non dovrebbero* essere solo gli scrittori, i cirtici “riconosciuti” ed i poeti, ma i comuni lettori.
    *l’uso del condizionale è voluto.

    da traduttrice che marginalmente lavora per l’editoria, sono d’accordo con quanto detto da Diamante, aggiungo che ogni traduttore professionista ha la sua “vocazione”, conosco traduttori davvero eccezionali che davanti ad una poesia annaspano come balbuzienti, al contrario se date ad un traduttore avvezzo al linguaggio ed ai modi della poesia da tradurre un manuale tecnico per impianti di pressurizzazione a vuoto, lo condannerete a morte.
    ma poi in questo mare magnum ci sono anche “medici” che traducono Strand, o Simic, loro il merito d’averli fatti conoscere al vasto pubblico, … però il risultato spesso lascia davvero a desiderare.

    la traduzione è un’arte complessa, s’impara solo in parte, s’affina col tempo, ma il resto è talento.

    quanto all’acredine, mi pare se ne respiri molta anche in chi l’addita, ed ancor più quando quest’è mirata e personale, laddove invece si è espresso solo un personale parere.

  24. Alcor il 21 maggio 2009 alle 16:52

    @ Zoyd

    Scusa se non ti ri-rispondo punto per punto, ma vorrei tanto chiuderla qui.

    Solo un’osservazione marginale: se la bianca fa scelte così criticabili (finora non mi è mai capitato di leggere un solo commento positivo sulle uscite einaudiane) perché mai si continua a concupirla? Dovrebbe essere dichiarata decotta e dimenticata.

    Sei il terzo in queste ultime due settimane che mi dice, ce l’ho io un poeta per la bianca, molto migliore di quelli che fa, beh, l’indirizzo di Einaudi è sull’elenco, datevi da fare, non ditelo a me.

  25. Alcor il 21 maggio 2009 alle 17:01

    @castaldi

    dici “da traduttrice che marginalmente lavora per l’editoria, sono d’accordo con quanto detto da Diamante”
    esatto, è proprio quello che intendo, una traduttrice che lavora marginalmente è d’accordo con uno che non si intende di traduzione, e se non bastasse spara sentenze, vedi, non c’è acredine, solo noia e sconforto, nessuno vuol chiudervi la bocca, vi si invita solo a ragionare un po’ meglio e a liberarvi delle vostre certezze, se avete tanta poca esperienza.

    E adesso, davvero, io chiudo, il mio masochismo è alla frutta.

  26. natàlia castaldi il 21 maggio 2009 alle 17:10

    anche la sua educazione.

  27. domenico pinto il 21 maggio 2009 alle 18:42

    A tutti i poetini coi salumi stagionati nel cassetto:
    tu, Diamante, che non ricopio le tue poesiole qui solo per carità d’animo, prima di dire anche solo una parola sui testi, impara almeno l’ortografia; è inutile, inutile che riempi di commenti ogni spazio che ti si apre: ti sei giocato la possibilità di pubblicare su NI, comportandoti come ti sei comportato con Biondillo, fattene una ragione.
    Zoyd Lucifero e altri: nessuno che sia entrato nei testi. Nessuno che abbia espresso una critica ragionata ai versi presentati. Ma che cosa venite a lagnarvi qui? Il tono delle vostre riserve è stato: è meglio che Fatica eserciti il mestiere per cui è noto,quello di traduttore; si è servito di corsie preferenziali; dovrebbe sfoltire, lavorare di lima. Sprizzate bile, astio, e su tutto campeggia una inciviltà spaventosa nell’esprimere le opinioni. Le vostre non sono critiche, è fango gettato a spaglio. Fate discorsi lutulenti, e mi verrebbe da chiedervi: dove sono le opere? Che avete scritto, su cosa poggia tutta questa sicumera? Ma non azzardatevi a spedire nulla, è un interesse puramente teorico.

  28. zoyd wheeler il 21 maggio 2009 alle 18:43

    Alcor, ma che ti prende? Non ho mica investito te di qualche responsabilità delle scelte einaudiane, ci mancherebbe. Io ti conosco solo da quello che scrivi su N.I. , nè ho mai detto che la collana di poesia di Einaudi fa pena. Resta una delle cose più belle in circolazione, s’intende. Ma il bravo (traduttore) Ottavio Fatica, a mio giudizio, fatica, scusa il bisticcio, a farne parte secondo una mia personale (ma vedo anche condivisa) valutazione. Non sono nessuno nè certo ho l’arroganza di voler proporre poeti a Einaudi né chiamo in cuasa te o qualcun altro per farlo. In vita mia avrei voluto concupire molte belle signore, mai case editrici ( mica male come perversione, però… da scriverci su qualcosa) Ciao, hai ragione tu chiudiamola qui, magari cerchiamo un altro argomento su cui confrontarci
    ciao Zoyd

  29. zoyd wheeler il 21 maggio 2009 alle 19:15

    “Zoyd Lucifero e altri: (…) Sprizzate bile, astio, e su tutto campeggia una inciviltà spaventosa nell’esprimere le opinioni. Le vostre non sono critiche, è fango gettato a spaglio. Fate discorsi lutulenti, e mi verrebbe da chiedervi: dove sono le opere? Che avete scritto, su cosa poggia tutta questa sicumera? Ma non azzardatevi a spedire nulla, è un interesse puramente teorico.”

    Pinto, rilegga i miei interventi: non ho offeso nessuno (al contrario di lei). Ho dialogato, credo e spero civilmente, con Alcor, lei invece è entrato col piede a martello in pieno stinco con un’apostrofe di meravigliosa comicità involontaria. Grazie di cuore

  30. domenico pinto il 21 maggio 2009 alle 19:30

    Zoyd, forse deve spaccare qualche altra vetrata, ancora non ci siamo. Non sei tu che hai scritto questa frase?

    se dici che Fatica è all’altezza di questi versi, Zelig è il tuo futuro

    A me non sembra una frase civile, soprattutto nei confronti di Fatica.

  31. sergio garufi il 21 maggio 2009 alle 19:42

    “tu, Diamante, che non ricopio le tue poesiole qui solo per carità d’animo, prima di dire anche solo una parola sui testi, impara almeno l’ortografia”

    rivendico orgogliosamente la primogenitura, l’ho scoperto per primo io Diamante!

  32. Zoyd Wheeler il 21 maggio 2009 alle 19:54

    mi sono macchiato dell’infame reato di laesae Octavi Faticae maiestatis!
    Che i miei post siano raschiati dal foglio elettronico!
    Damnatio memoriae, damnatio memoriae!

  33. Meretrix Baldraque il 21 maggio 2009 alle 23:02

    Quando in libreria una persona “qualunque” acquista un testo l’autore non saprà mai in tempo reale cosa ne abbia pensato il casuale lettore: potrebbe essersi pentito dell’acquisto alla prima pagina e volere indietro i propri soldi oppure il giorno stesso correre a comprarne altre copie per farne omaggio ad amici …
    E’ un lettore “qualunque”, non una persona che abbia scritto o pubblicato qualcosa, nè tanto meno che aspiri a farlo, nè ancor meno si sente umiliato dal fatto che altri la pensino diversamente … ha pagato con i propri soldi o no?
    Se mettete on-line qualcosa di una persona “non” qualunque, aspettandovi che solo per questo tutti debbano esprimere pareri positivi, credo che dovreste aprirvi un club privato, non uno spazio nel web.
    Date una chiave di accesso solo alle persone “quotate” e fatevi leggere solo da quelle, così evitere critiche, ma soprattutto eviterete di calpestare la dignità delle persone … che ne pensate in alternativa di eliminare la possibilità di commentare? così passare su NI non sarà diverso da una visita gratuita in libreria…
    Egregio Sig Pinto, io non so chi lei sia di fatto, sicuramente sarà un grande letterato ed avrà pubblicato opere MAGNE, ma certo con le sue affermazioni da “cavaliere” non ha difeso l’autore, nè la poesia, nè il sito sul quale pubblica.
    Sono tornata a dirglielo sol perchè il tempo è mio e non deve essere nè lei, nè altri a dirmi come e quando devo spenderlo, nè tanto meno cosa pensare quando leggo un testo.

  34. Diamante il 21 maggio 2009 alle 23:59

    @domenico pinto
    Scrivi: “tu, Diamante, che non ricopio le tue poesiole qui solo per carità d’animo, prima di dire anche solo una parola sui testi, impara almeno l’ortografia; è inutile, inutile che riempi di commenti ogni spazio che ti si apre: ti sei giocato la possibilità di pubblicare su NI, comportandoti come ti sei comportato con Biondillo, fattene una ragione.”
    Primo: non ho mai inviato testi poetici a Biondillo, bensì racconti brevi.
    Secondo: ciò che accade fra me e Biondillo resta fra me e Biondillo, se c’è un minimo d’intelligenza e buona educazione.
    Terzo: non scrivo in ogni spazio che mi si apre, ma soltanto quando ritengo giusto intervenire, ovvero nemmeno tanto spesso.
    Quarto: in questo post io mi sono occupato di traduzione, dedicando a Fatica un’attenzione molto relativa; in altri post ho criticato – credo sia ancora legittimo farlo – e qualche volta ho anche applaudito e mi sono entusiasmato; magari sbagliando, ma sempre in assoluta buona fede.
    Quinto: non mi vergognerei affatto se venissero pubblicate mie cose su NI, ma non lo desidero né l’ho mai desiderato.
    Sesto: non mi è MAI capitato d’imbattermi in un comportamento basso e cafone come il tuo.
    Poi ancora: vorrei sapere chi è domenico pinto, a che titolo si permette di farsi i fatti miei in una maniera così clamorosamente scorretta; vorrei sapere come si permette a una persona di minacciare un’altra persona in modo così gratuito in quello che dovrebbe essere un blog civile e democratico. E’ un fatto molto, molto grave! Qualcuno se ne rende conto?
    @alcor
    Non capisco cosa vuoi da me. Non ti ho citata, non mi sono riferito a te, giacché trovo il tuo modo di pensare pedante e limitato; risparmiami d’ora in poi le tue allusioni a eventuali mie frustrazioni. Ho capito che pensi che io sia un poetello frustrato: bene, pensalo, ma per favore non interpellarmi nemmeno indirettamente. Sei fastidiosa e biliosa.
    @sergio garufi
    Cosa hai letto di mio? E come? Chi ti ha dato il mio nominativo? M’interessa saperlo soltanto per capire come funzionano le cose su NI. Fammi sapere, grazie.
    In definitiva, dovrei andarmene da NI, e l’avrei già fatto da tempo, se non fosse che mi fate venire il gusto d’insistere sin quando non mi caccerete voi, in modo da dimostrare definitivamente di che pasta siete fatti. Nel complesso, a parte qualche eccezione, l’ambiente è davvero deteriore, intriso di pregiudizi e livori. Non si riesce a impostare una discussione d’una certa profondità senza incappare assai presto nell’insulto privato, nella bega, addirittura nella minaccia.
    In fondo, questo dovrebbe essere pur sempre un BLOG LETTERARIO, non un immondezzaio. Oppure no?

  35. db il 22 maggio 2009 alle 02:54

    abbassare il lavello, thanks

  36. natàlia castaldi il 22 maggio 2009 alle 07:19

    Sig. Pinto, davvero a malincuore torno per poche piccole precisazioni:

    1) su questo blog come altrove ho sempre espresso il mio pensiero liberamente, guardandomi bene dalle logiche di corte.

    Di Arminio, dalla sig.ra Tal dei Tali tirato in ballo, ho apprezzato ed elogiato i versi ogni qualvolta mi siano piaciuti e per mille diverse ragioni, nello stesso modo, sia qui che altrove ho detto che certi atteggiamenti così come certe “poesie” non mi sono piaciuti, motivandone sempre le ragioni, e le dirò di più, non solo per mancanza di artistico valore letterario di quei dati versi (non certo dell’opera omnia), ma per superficialità di pensiero ed espressione che ultimamente l’autore sembra “sbattere in faccia” al pubblico adducendo giustificazioni che sviliscono la poesia ad “atto corporale”, necessità, bisogno fisico, ed aggiungendo che non rileggeva nemmeno quel che scriveva et bla bla bla .. col plauso – mi perdoni – ridicolo di molti, proni dinanzi al suo pronto rammentare d’aver scritto un sacco di libri, d’essere un noto paseologo…
    dico, vi rendete conto di quanto siete ridicoli? di come “imponete” al pubblico senza alcuna valutazione oggettiva se non – appunto – quella della logica del vostro mercato?

    2) se mi sono permessa di commentare elogiando e non, è solo per una ragione, oscura a molti dei vostri cortigiani:
    non ho mai mandato né a lei, né a chicchessia i miei testi per essere pubbilcata, e le dirò di più, non li ho mai mandati né a Centofanti, né a Marotta, né a Cerrai, chi mi ha pubblicata lo ha fatto con affetto e stima, chiedendomi se avevo piacere ad essere pubblicata a casa loro ed in tutti i casi ho sempre tentennato prima di dare il mio si, per umiltà e senso di inadeguatezza. Chieda conferma!

    3) lei parla di analisi dei testi, accusa di bile e superficialità i commentatori … mio caro Pinto, so ben leggere dei testi, li so commentare ed analizzare e lo dimostro altrove. Qui voi proponete gli autori che a voi garbano senza sprecarvi a fare 2 righe di presentazione o analisi di ciò che andate a presentare: facile tenere un blog o sito letterario in questo modo! copio, incollo, e al massimo ringrazio i commentatori, o li insulto.
    Lei che analisi ha fatto sui testi di Fatica? non vedo nulla di spremuto e partorito dalla sua penna.

    4) alla sig.ra Tal dei Tali invece dico semplicemente che è una livida cafona, come traduttrice non le permetto di criticare il mio lavoro, e non si permetta di rivolgersi a me con quei toni, anzi non mi si rivolga affatto.

    Sa, sig. Pinto, mi pare di scorgere qui dei giochi di potere non molto lontani dal fascismo del potere politico attuale: “io sono redattore da me dipende la tua pubblicazione”…
    quanti commenti sinceri ricevete e quante sviolinate d’aspiranti scrittori?

    più che Nazione Indiana dovreste chiamarvi Nazione Ariana, siete una corte ed una elite da se medesima eletta, chiusa come il concetto stesso di “nazione” e se lei è un intellettuale di sinistra, abbiamo davvero ancora molto poco da sperare.

  37. Alcor il 22 maggio 2009 alle 08:22

    Eccoli in tutto il loro splendore.

    Dice Castaldi “4) alla sig.ra Tal dei Tali invece dico semplicemente che è una livida cafona, come traduttrice non le permetto di criticare il mio lavoro”

    Vorrei sapere perché lei, che critica con tanta disinvoltura gli altri, dovrebbe essere esente da critica, di quale privilegio gode e come guadagnato?

    E a lei come a Diamante vorrei far notare che mi sono stati riservati epiteti che io non ho mai indirizzato a nessuno: è bastato poco per far cadere la calce che imbiancava i sepolcri.

    Aveste seguito il mio primo consiglio, quello di rilassarvi, non vi mostrereste adesso nella vostra vera natura. E’ sempre sconsiderato cedere ai nervi.

  38. domenico pinto il 22 maggio 2009 alle 08:25

    A tutto il vespaio:
    parlate dei testi. Prima di fare bassa critica alle persone cercate di rimanere sui testi (come pratica yoga, se non lo trovate agevole), senza scavallare nei giudizi offensivi, nelle paranoie complottarde e, come è stato detto, nelle logiche di corte (vi risparmio il centone di “cafonate” che avete sversato). Commentate indisturbati, sempre, nelle mie discussioni, senza che io intervenga a correggere le traiettorie del discorso, anche quando bisognerebbe farlo. Non lamentatevi di fascismo se vi dico cosa penso di voi. Per il resto non cambia nulla, farete ciò che vorrete, come è vostro solito. Solo non potete immaginare che il silenzio sia imparziale, o che debba ostentare sempre calma olimpica a tutte le imbecillità che qui si scrivono.

  39. Zoyd Wheeler il 22 maggio 2009 alle 10:18

    Che delusione Pinto e Alcor! Sparare ad “alzo zero” sulle libere opinioni dei lettori di N.I.! Adombrarsi al minimo accenno sarcastico additandolo come offesa mortale! Oppure attaccarsi alla presunta e pretestuosa superficialità dei commenti sui testi ( Pinto), ma andiamo: cos’è questo spazio, una palestra per filologi o un luogo di sereno e anche talvolta salace confronto? E cosa vi hanno fatto il poeta Diamante e la traduttrice Castaldi da farvi reagire in modo così scomposto?
    @ Alcor soprattutto: torna a manifestare quell’intelligenza adamantina che avevo intravisto in altri post. Con affetto Zoyd

  40. La Portinaia dell’Accademia della Crusca il 22 maggio 2009 alle 11:46
  41. gianni biondillo il 22 maggio 2009 alle 16:41

    “ciò che accade fra me e Biondillo resta fra me e Biondillo”. Sono d’accordo con Diamante. Calmiamoci tutti ed evitiano il “noi” contro “voi”, che non esiste.

  42. francesco forlani il 22 maggio 2009 alle 16:58

    ‘o juke box

    effeffe

  43. Meretrix Baldraque il 22 maggio 2009 alle 17:44

    Fin che la barca va
    >Orietta Berti
    >
    >Il grillo disse un giorno alla formica:
    >”il pane per l’inverno tu ce l’hai,
    >perché protesti sempre per il vino
    >aspetta la vendemmia e ce l’avrai”.
    >Mi sembra di vedere mio fratello
    >che aveva un grattacielo nel Perù,
    >voleva arrivare fino in cielo
    >e il grattacielo adesso non l’ha più.
    >
    >Fin che la barca va, lasciala andare,
    >fin che la barca va, tu non remare,
    >fin che la barca va, stai a guardare,
    >quando l’amore viene il campanello suonerà.
    >
    >E tu che vivi sempre sotto il sole,
    >all’ombra di ginestre e di lillà,
    >al tuo paese c’è chi ti vuol bene
    >perché sogni le donne di città.
    >Mi pare di vedere mia sorella
    >che aveva un fidanzato di Cantù,
    >voleva averne uno anche in Cina
    >e il fidanzato adesso non l’ha più!
    >
    >Fin che la barca va, lasciala andare,
    >fin che la barca va, tu non remare,
    >fin che la barca va, stai a guardare,
    >quando l’amore viene il campanello suonerà.

  44. natàlia castaldi il 22 maggio 2009 alle 18:16

    la musica è davvero una bella cosa

    una da parta mia, spero vi piaccia.

    http://www.youtube.com/watch?v=_bDW-YQZVLw

    Sinead O’Connor – The House of the Rising Sun

    buona continuazione del vostro lavoro.

  45. GiusCo il 22 maggio 2009 alle 20:35

    E’ una discussione interessante, perche’ porta alla luce aspettative e riscontri di un sito come NI che fino a qualche anno fa era chiaramente espressione di una elite (anche estetica), mentre ora viene visto come un approdo sequenziale: centofanti–>marotta–>cerrai, poi posso aspirare a NI.

    Anche anonimo, in quanto si legge di un commentario in contatto con uno o piu’ redattori, che prende la parola ad oliare l’eventuale futura pubblicazione.

    E’ anche interessante il dispetto che consegue alla bacchettata normativa dei gestori piu’ intransigenti, perche’ evidenzia come la “distanza” -reale o percepita- fra professionisti delle lettere e dilettanti si sia mano mano accorciata.

    Inoltre, la sociologia del commento recente: outsider, provinciale, espressione di una minoranza di genere prima che culturale (il meridionale in cerca di voce, la donna mobile, l’inedito frustrato, il critico dilettante).

    Dal mio punto di vista di una quindicina di anni in rete, dalle mailing list solo testo alle fanzine, dalle riviste online ai portali, infine ai blog e ora al web 2.0, il minestrone e’ interessante; soprattutto perche’ il fondamento della letteratura mi pare ancora, nonostante le ondate polemiche che si ripetono sempre uguali a loro stesse, estetico, e per fortuna la possanza estetica non e’ data per lignaggio, ne’ per risentimento, ne’ per norma.

    Per chi ha piacere nel leggere, anche una deriva da parruccheria come questa recente, anche qui su NI, e’ interessante.

  46. sergio garufi il 22 maggio 2009 alle 20:38

    “Cosa hai letto di mio? E come? Chi ti ha dato il mio nominativo? M’interessa saperlo soltanto per capire come funzionano le cose su NI. Fammi sapere, grazie.”

    non so il tuo nome e non ho letto niente di tuo oltre a questi commenti, che per me bastano e avanzano.

  47. natàlia castaldi il 22 maggio 2009 alle 20:41

    non merita replica.

  48. lambertibocconi il 22 maggio 2009 alle 22:42

    “Inoltre, la sociologia del commento recente: outsider, provinciale, espressione di una minoranza di genere prima che culturale (il meridionale in cerca di voce, la donna mobile, l’inedito frustrato, il critico dilettante)”: porca miseria, sei proprio una cornacchia fascista!
    E sempre W le minoranze di genere, non per altro, ma perché vi fanno venire il torcibudella.

  49. GiusCo il 22 maggio 2009 alle 23:39

    be’, lb, votavo radicale… in campo estetico non faccio distinzioni… volevo piuttosto osservare che gli ultimi tribolati mesi di commentario sono forse dovuti ad un inasprimento “normativo” in questo sito: rimanendo al topic, l’indiano Pinto che ha aperto prima alla critica dura e poi ad un numero imprecisato di poeti esteticamente discutibili… e dunque quando l’outsider e guizzante Castaldi gli chiede sgangheratamente “chi sei”, gli sta dicendo che un professorino non fa un canone e che quindi stia calmino, si tenga i commenti, che in tempi passati e con altri attori questi can can non capitavano

  50. francesco forlani il 22 maggio 2009 alle 23:51

    OT
    can can che abbaia non morde
    effeffe
    ps
    scusa GiusCo puoi spiegarti meglio? Mi interessa
    ppss
    chiedo scusa all’autore delle poesie per questa mia richiesta di chiarimento

  51. GiusCo il 23 maggio 2009 alle 01:21

    effeeffe: mentre in passato la considerazione esterna su linee & proposte indiane scaturiva anche dalla storia letteraria (diremmo estetica, di opere) dei redattori e da un’idea di percorso uniforme, con le nuove leve il “rispetto” pare venuto meno

    lo pare vuoi perche’ la linea comune non c’e’ piu’, vuoi perche’ le nuove leve sono giovani, vuoi perche’ non e’ chiaro dove si vuole andare a parare esteticamente, vuoi perche’ la storia redazionale aggiornata non dice molto di esteticamente rilevante, in opera

    ecco che quindi NI diventa, agli occhi degli outsider sempre piu’ rumorosi, un accumulatore come altri, un blobbone estemporaneo

    di mio, per esempio, rimango sempre contento dei pezzi letterari della janeczek, della serie civil-cittadina del biondillo architetto, della serie fisico-divulgativa di sparzani, della serie critica di inglese, dei calembour di forlani, dei diarismi della matteoni (e mi scusino gli altri “seriali”)

    ma nel vivo della letteratura, dei testi proposti, delle istanze critiche sollevate, dei modi nei quali vengono sollevate e del confronto sempre piu’ dogmatico/normativo che se ne fa, le perplessita’ sono tante e la cagnara nel commentario credo esprima a suo modo tali perplessita’

    spero di aver chiarito, ‘notte a voi

  52. natàlia castaldi il 23 maggio 2009 alle 01:22

    obtorto collo:

    “E’ una discussione interessante, perche’ porta alla luce aspettative e riscontri di un sito come NI che fino a qualche anno fa era chiaramente espressione di una elite (anche estetica), mentre ora viene visto come un approdo sequenziale: centofanti–>marotta–>cerrai, poi posso aspirare a NI. ”

    * mai stato un approdo NI, la frequento come lettrice e commento quando sento di farlo, tutto qui.
    l’ordine semmai sarebbe: Cerrai, Centofanti, Marotta, nomi di persone che nulla hanno a che fare con le logiche che lei insinua.

    “Anche anonimo, in quanto si legge di un commentario in contatto con uno o piu’ redattori, che prende la parola ad oliare l’eventuale futura pubblicazione. ”

    *questo concetto andrebbe prima trascritto in italiano per poter poi essere debitamente controbattuto.

    “E’ anche interessante il dispetto che consegue alla bacchettata normativa dei gestori piu’ intransigenti, perche’ evidenzia come la “distanza” -reale o percepita- fra professionisti delle lettere e dilettanti si sia mano mano accorciata. ”

    *mi tracci – con parole sue – una semplice definizione di “dilettante e professionista delle lettere”, in modo da capire in quale delle due categorie inserire lei, ad esempio.

    “Inoltre, la sociologia del commento recente: outsider, provinciale, espressione di una minoranza di genere prima che culturale (il meridionale in cerca di voce, la donna mobile, l’inedito frustrato, il critico dilettante).”

    *quale commento recente? la canzone “the House of the Rising Sun”?
    era un modo per rispondere al video postato da Forlani, salutando senza polemizzare. Una canzone che ha fatto la storia della musica, il cui testo è dolcemente triste. la o’Connor ne fa un’interpretazione fedele eppure talmente personale con la sua capacità di fusione e continuità del suono… era un vero saluto ed un omaggio. certamente diverso dall’istrionica scelta di Forlani. Lei ha ravvisato minoranza culturale e sociale in questa scelta? beh… dirò al mio vecchio insegnante di pianoforte che devo aver speso male i miei soldi per 10 anni. :-)

    quanto al meridionale in cerca di voce … è un’affermazione che non mi offende perché LA offende.

    circa due mesi fa i miei miseri ed infimi testi sono stati scelti per essere musicati e cantati da una soprano alla prossima Biennale di Venezia:
    capirà quanto me ne possa fregare se lei mi dà ignorantemente della parruchiera!

    ***

    quanto al suo successivo commento, mi pare lei voglia – annaspando – agiustare il tiro rivolgendo a Pinto l’attenzione precedentemente diretta alla sottoscritta.

    sig. Cornacchia, lei rotola, rotola, rotola…

    ed io la saluto.

  53. natàlia castaldi il 23 maggio 2009 alle 01:25

    *gg

  54. domenico pinto il 23 maggio 2009 alle 01:25

    GiuSco, intervengo molto raramente, ed è impossibile parlare di inasprimento normativo (alla sfuggita ti ricordo le tue sortite sui capelli di Ottonieri, certo di grande profondità). Sono sbottato, la corrida farebbe saltare i nervi a chiunque, dopo un po’. I poeti esteticamente discutibili, di cui sarei reo, si inscrivono nel mio percorso, sono frutto di proposte, a volte delle scommesse; ciò non fa di me un professorino intento a consolidare un canone minimo. In ultimo, i commenti su NI sono sempre stati aspri, e non è il mio silenzio ad averne imbarcati altri.

  55. Francesco Terzago il 23 maggio 2009 alle 03:23

    Bene, ho letto a fatica tutte queste polemiche da circolo di cucito; non ho intenzioni di mimare un tono accademico che non è mio, sarò spontaneo, sincero fino all’osso (d’altra gli interventi che mi piacciono sono quelli alla Brodskij) non perderò il mio tempo nemmeno (o ne meno) nel tentare un approccio critico profondo a questi testi – ‘citando New Italian Epic’ opere che conferiscono status, i cui autori (e lettori!) puntano alla letteratura ‘alta’, a ‘elevarsi’ fino a essere accettati in qualche parnaso di *******.

    Io non provo nessun risentimento né nei confronti dell’autore né della casa editrice, il dissapore che mi agita è dovuto al fatto che nel 2009 in Italia si legittimi ancora un atteggiamento elitario che va a decretare una cosa sola: la morte della Poesia nel senso più nobile del termine.
    Questo che voi dite ottimo traduttore pubblica con Einaudi, benissimo, perché allora non molti altri!

    Ho preso queste poesie, be’ le ho fatte girare, nude e crude, le ho fatte girare senza dire chi le avesse scritte; perché io, dai miei vent’anni, posso sbagliare, sono finite tra le mani di poeti, critici e persone comuni; non ne ho trovato uno – tra i sinceri – che abbia avuto il coraggio di dirmi che sono belle poesie.

    Un’altra cosa che mi ha molto infastidito, l’atteggiamento, come altri hanno definito ‘fascista’ di tappare la bocca alle persone perché non sono legittimate dal titolo o dalla pubblicazione: Chomsky nel ’77 a riguardo di questo atteggiamento tipico delle camarille umanistiche diceva una cosa condivisibile e giusta “se io vado ad un convegno di matematici e dimostro una teoria nessuno mi verrà a chiedere chi io sono, la teoria c’è ed è dimostrata; se io porto la grammatica generativa ad un convegno di linguisti mi viene detto ‘ma lei chi è, quale è il suo titolo per parlare di linguistica?'”.

    http://www.youtube.com/watch?v=TXiQO5jcfsU

  56. effeffe il 23 maggio 2009 alle 08:58

    due tre considerazioni a margine di quanto detto finora e poi

    1) questione trasporti pubblici (degusti bus)

    mi è capitato qualche tempo fa di intervenire in un’ iniziativa parallela alla fiera del libro di Torino, organizzata da bloggers per bloggers, con una riflessione dal titolo : ora pro Anobii (community dei libri in rete) dal sottotitolo: non è vero che i lettori hanno sempre ragione. Durante la libera conversazione con due animatori Anobii torinesi sono emerse delle posizioni che hèlas confortavano la mia tesi. In altri termini la rete agiva un po’ come le associazioni dei consumatori ( non più lettori ma clienti) e il lettore investito da questo potere (potere di manifestare il proprio dissenso dall’opera o dall’autore) impugnava le stelline degusti bus come un’arma. Ecco allora che personalmente non capivo chi, in rete e anche su NI, massacrasse una vetina di libri all’anno. Non lo capisco perché se uno si compra venti libri che non gli piacciono o piaceranno, a mio parere è un po’ pirla nello scegliere, o fa il critico di professione. Dall’altra avevo notato delle anomalie per cui dei lettori di quel sito assegnavano per esempio a Baudelaire una sola stellina.
    Quando ho espresso le mie perplessità una ragazza ( bisognerebbe anche approfondire questa questione delle letture al femminile) è sbottata dicendo che ognuno era libero di dire e fare quello che voleva, di un libro. Che la mia posizione era elitaria e che non avevo capito lo spirito di democratizzazione delle lettere. Al che ho risposto che il vero spirito di “democraticità” era piuttosto di andare a spiegare a chi metteva una stellina a Baudelaire, o a Joyce, o a Svevo, che forse non avevano colto qualcosa di quelle opere ed autori e che probabilmente valeva la pena soffermarsi e ragionare. Ben più inquietante è stata invece la replica della Anobiina, che sosteneva che la maggior parte dei critici “negativi” erano per lo più altri scrittori, in erba o sfigati che traducevano la propria frustrazione bruciando le opere di altri, ree di non avere le pagine in regola per essere pubblicate presso i veri editori. Mi aveva inquietato anche quella sua insistenza nel ribadire a più riprese che “non scriveva”, al che le ho detto che scrivere non equivaleva necessariamente a essere sfigati, o peggio ancora a fare il pirla, per quanto trovi molto patetico chi esordisce chiedendo: “ma tu scrivi? A cui rispondo quasi sempre. sì, calembours.

    2.Questione vecchia e nuova guardia (detta anche delle guardie e ladri)

    caro Giusco io non so a cosa tu ti riferisca come periodo del prima e del dopo poi. Una cosa so per certa è che in passato come al futuro ci sarà sempre animosità nei commenti di NI. basta andare a rileggersi i post della prima ora (l’age d’or di Moresco, Scarpa, Benedetti…) o della seconda (cui appartengo anch’io dopo il grande scazzo. Della terza ora posso solo dire che l’entrata in campo (mi perdoni Berlusconi) di giovani come Chiara valerio, Francesca, domenico, franco buffoni ha contribuito a rinsaldare dei legami, a fare moltissime proposte a firma redazione (vd solo quest’ultimo anno) e a determinare delle logiche del fare ( reading, organizzazione di incontri, attività editoriali indiane- presto su questi schermi) che nelle prime due “annate” era assai ridotta. A proposito delle proposte di autori, testi, riflessioni, lo spettro è assai ampio, e per quanto si possano condividere o meno certe posizioni mi sembra di poter dire che la qualità è molto più alta in questi tempi che in passato. Più alta, che significa per me, meno connotata come letteratura italiana contemporanea, autoreferenziale, o ideologica autistica. Certo mi manca Franz K, ma questo è un altro discorso. Dal punto di vista della cartografia proposta: la poesia e lo spirito, marotta, nazione indiana, credo sia una gran cazzata. Significa proiettare sul mondo dei blog la logica delle case editrici: tipo segmento, Manni, Minimum fax, Einaudi. Pur avendo in gran stima sia LPELS di cui sono peraltro redattore, sia il marotta, credo che se si dovesse configurare una carte, la vedrei piuttosto così: Carmilla, Primo Amore, Nazione Indiana. Con noi soltanto che ci ostiniamo a mantenere i commenti aperti permettendo tra l’altro ai nostri compagni di strada dei due siti citati di intervenire sulle questioni comuni (vd Scarpa o Moresco, Bui o de michele)

    3. Questione che ritorna.

    Quando le nostre mogli (e mariti) le nostre compagne (e compagni) figli e figlie, coleghi di lavoro e capi, ci vedono tradurre, impaginare, leggere, consultare, cercare, discutere con gli autori, editare, post che poi vi trovate in home page, ci suggeriscono una domanda che quasi sempre ci accompagna: ma chi cazzo ve lo fa fare!!! E agggratis…
    Ecco, al di là delle critiche che fanno crescere (le chiamano costruttive) non mettetevi anche voi, commentatori, a indurci nella costante tentazione di mollare tutto e farsi, enfin, i cazzi propri, cioè i propri calembour.
    effeffe

  57. soldato blu il 23 maggio 2009 alle 10:00

    anche a me manca Franz K, molto.

  58. natàlia castaldi il 23 maggio 2009 alle 11:40

    “la dimora del tempo sospeso” è uno dei pochi “luoghi” in rete che valga realmente la pena leggere, un luogo in cui la poesia e l’approfondimento letterario in genere vengono trattati con la cura, il garbo, la delicatezza e la competenza, proprie del padrone di casa.
    di recente pubblicazione lì un saggio di Panella su Valéry, da leggere e goderne.

    chiunque tenga un blog o sito letterario, ci perde sonno e tempo e lo fa con passione, agggratis.

    buon lavoro a tutti, dunque.

  59. GiusCo il 23 maggio 2009 alle 15:27

    Effeeffe, ultima nota: la tua carta -carmilla, il primo amore, nazione indiana- propone istanze, idee, migliorismi che oramai sono diventati extraparlamentari, ma che dal punto di vista economico/editoriale hanno spesso il papi capitalistico, disinnescato con varie capriole.

    Questo e’ un primo attrito di prassi che altri luoghi (come i qui citati marotta, cerrai e poesia & spirito) non hanno, questo compromesso tra le alte idee e la bassa pratica che agli occhi di chi non e’ affine al ragionamento, e’ troppo grosso da digerire. Tantopiu’ che lo stato di salute della comunita’ editorial/bibliofila/leggente non e’ ai massimi di gaiezza, di suo. L’incrudimento recente e’ allora percepito come un inasprimento politico, di condizioni materiali, di lotta, come usa a dire in queste sedi. E giocoforza allontana una fetta di lettori o li rende piu’ rumorosi.

    Diventa paradossale avere un esercito politico, mediatico, del tutto omogeneo, contrastato da un esercitino di pensiero ed editoriale altrettanto omogeneo (il famoso “noi e voi”): stereotipante, stessa moneta, stesse prassi cooptative, stessi epiteti all’avversario. Il testo letterario diventa un mezzo.

    E comunque, di tutto questo, se ne e’ parlato anche troppo. Alla fine si raggiungono degli equilibri e poi si agisce di conseguenza. Fine.

  60. Marco Palasciano il 23 maggio 2009 alle 18:55

    :) Dài dài! se avete finito di massacrare le Cinque poesie di Fatica, venite a massacrare anche le Cinque poesie di Palasciano, anche queste proposte dal vostro odiato Pinto!, qui:

    https://www.nazioneindiana.com/2009/05/14/cinque-poesie-damore-del-duemila/

    Dài dài! ci stiamo divertendo come i matti :)

  61. Dottor G. Baudo il 24 maggio 2009 alle 01:23

    Scrive Gianni Biondillo il 22 Maggio 2009 alle 16:41:

    “Calmiamoci tutti ed evitiamo il “noi” contro “voi”, che non esiste.”

    Non avevo un kaktus da fare e ho passato un’ora a leggere e rileggere tutto il thread…

    In verità, caro Biondillo, credo proprio che tu sia rimasto da solo…

  62. Alcor il 24 maggio 2009 alle 17:38

    Un esperimento per @Zoyd Wheeler (solo per te che mi hai interpellata, ché torno da un paio di giorni d’assenza e vi ritrovo ancora qui)

    leggi i miei commenti senza presumere un tono, anzi, mmagina un tono fiacco e vedrai che non c’è niente di scomposto, per scomporsi bisogna avere energie. Al massimo nella mia fiacchezza ho avuto un fremito.

    Non so quando si è insinuata la convinzione che i commentatori possano dire qualsiasi cosa del postato, senza essere a loro volta sottoposti a dura critica da altri commentatori.
    Non funzia così, in ogni commento ognuno si espone ed esponendosi si espone alla critica.

    Tra l’altro, sono stata chiamata “livida cafona” e tu non mi hai difeso, ah Zoyd, che dolor!

  63. Zoyd Wheeler il 24 maggio 2009 alle 18:12

    Ok Alcor, in buona sostanza, se ho ben capito, era solo una questione di volume (ma che piacere ritrovarti pungente come ai bei di’). Quanto all’indecoroso “livida cafona” credo sia ricaduto come una secchiata di liquidi poco nobili su chi te lo ha lanciato, chunque sia ha mancato di stile.
    Non ti ho difesa? Sono Zoyd Wheeler e sfondo vetrate ( come sa il preparatissimo Pinto) mica Zorro. Alle prossime

  64. natàlia castaldi il 24 maggio 2009 alle 18:48

    Wheeler, Wheeler …

    (legga con tono sospirato, sommesso, disincantato…)

  65. gianni biondillo il 24 maggio 2009 alle 22:57

    Be’, Dottor G. Baudo, meglio soli che male accompagnati, no? ;-)

  66. Salvatore D'Angelo il 25 maggio 2009 alle 18:46

    “Passata è la tempesta, odo augelli far festa…”

    Beh, raccolgo l’invito a concentrarmi sui testi presentati.
    Mille sono i modi di far poesia, le tecniche, gli stili, i contenuti, i ritmi. Mi pare cosa interessante la proposta di Domenico Pinto. Che poi Ottavio Fatica eccella nella traduzione o in altra branca letteraria, lo trovo secondario, e trovo fuori contesto la discussione su come e dove pubblichi. Qui, quel che interessa in modo particolare sono gli “oggetti” proposti.

    Le poesie l’ho lette quattro e cinque volte. Ho provato a dirle a voce alta, come si dovrebbe fare sempre, data la loro natura, o il mondo di “silenzio” in cui ci stanno precipitando le attuali circostanze.

    Che dire, l’incontro è stato come….un coitus interruptus : si presentano in veste accattivante, come una bella donna che prima dell’appuntamento amoroso bada ad avere tutto a posto: si liscia e riliscia, si guarda allo specchio – e ha un brivido d’ erotisme al pensiero di ciò che accadrà di lì a poco, e uscendo si rimira un’ultima volta prima di chiudere la porta. La vedi, le vai incontro con tutti i sentimenti, l’abbracci la stringi la palpi, preso dall’ appeal… ma sul più bello t’accorgi che c’è qualcosa che ti blocca; prima della ragione è il sentimento a dirti che quella donna sta giocando.. ha un che d’artificiale che ti svia…

    Intendiamoci, le poesie di Ottavio Fatica tecnicamente sono perfette: si vede ( e si sente) un duro lavoro di cesello, un’attenzione – e tensione al gioco dei rimandi e delle assonanze; se ne apprezza la cura del ritmo e la veste grafica (la foggia del vestito) a far da contrappunto alla felice anarchia metrica, la cui struttura è tuttavia capace di organizzare un ritmo interno quasi perfetto : è il caso di “Celidonia o la Risma”, che ha un incipit bello, misurato, la pietruzza calidonia che fa da silenzioso custode quarantennale all’impalpabile mondo di ambizioni e/o illusioni poetiche, mi segnala che è

    “dura radiante cuore d’illusione
    ……………………….e d’incredulità
    che cova ancora e ha già dormito il suo
    secondo sonno. Una pietra sopra
    ……………………….come unica cura.”

    e mi fa sperare in un prosieguo denso di sentimento della caducità delle cose, strette nella morsa del tempo delle occasioni perse. Ma dalla seconda stanza in poi (“l’inchiostro spanto è inchiostro fatto/in casa….”) mi sento scivolare in un di più d’artificio, lentamente ma inesorabilmente
    non ritrovo l’ equilibrio tra gli elementi costituitivi della sua sostanza : forma, sentimento, struttura. Allora mi distraggo dietro alla ricerca della combinazione di parole; la maniera (degna scelta di stile, per carità) tende a debordare , guasta l’ equilibrio della composizione, a tutto danno del “metatesto” e dell’ affabulazione, che in poesia, per me, è soprattutto affabulazione di “sentimento”, di sentire che va trasmesso con sincerità ( o immediatezza) al lettore. E’ quest’affabulazione che si va perdendo, secondo me, perché tende a prevalere il “bell’effetto” delle parole, peraltro ricercate e fini ( a parte alcune abusate nel canone accademico, come “calami, cimase, spanto, scialbare” eccetera). Mi ha colpito il disequilibrio tra la misura della prima stanza d’incipit e il fuoco d’artificio fonico dell’ultima stanza, dove la maniera prevarica, soffocando un po’ il valore semantico della chiosa. Ma forse mi sbaglio, forse il titolo “Celidonia”, richiama la struttura di questa pianta papaveracea, il cui frutto è a capsula con le foglie lobate: non sarà che il virtuosismo tecnico, via via che si procede nella lettura, vuole ricordare proprio l’ interna composizione di quel fiore? Il papavero è bello alla vista, ma poi si affloscia e il suo profumo intenso e sottile tende a sfumare inesorabilmente.

    Delle cinque dirò che mi è piaciuta molto “Stemma”, dove l’attenzione sulla “memoria” è proiettata all’ “esterno” del sé, con una sorta di “piano sequenza” che evoca le atmosfere felliniane di “La strada” e il Pinocchio di Collodi, atmosfere che dal cantuccio della memoria personale si proiettano su cose e personaggi urbani che quelle atmosfere richiamano, ampliandone la suggestione. Ecco, in questo testo ho trovato più equilibrio tra gli elementi della composizione, dal bell’incipit

    “Le cose si ritrassero da noi in luoghi di culto
    inaccessibili chiese nel folto
    ….cuore della natura”

    in testa alle due scene evocatrici di ricordi filmico/letterari, al cuore riflessivo del testo :

    …”due spezzoni di oniromanzo
    popolare ancora dopo mezzo secolo
    occulti nel terreno vago alla periferia
    …della memoria: una prigione
    ……e come ogni prigione
    la Bastiglia Alcatraz questa prigione
    dei piombi prossima alla resa.”

    ( bella l’immagine della memoria come un “terreno vago di periferia”, o viceversa le immagini riviste o ripescate come un “terreno vago alla periferia della memoria” vista tuttavia come una prigione prossima alla resa), con la chiusura misurata e “in calando” (“nessuno legge mai l’ultima pagina”).
    Insomma questa mi è parsa la più immediata delle cinque, la più “comunicativa” rispetto alla mia sensibilità.
    Naturalmente, mi sbaglierò e del resto non conoscevo Ottavio Fatica come poeta, se non come notorio traduttore (notorio nel senso di “noto agl’incliti” come traduttore, e non nel senso anglo/latino di “notorious”) . Dunque mi perdoni l’autore : se in qualche modo m’è sfuggito il senso del suo lavoro, gliene chiedo scusa; e farò sempre in tempo a rileggere e ricredermi, né è messa in discussione la liceità o dignità del suo lavoro, ci mancherebbe.
    Oppure potrà sempre succedere come quei brani musicali “diesel”, ostici al primo ascolto, e che finiscono per imporsi e catturare l’attenzione col tempo, attraverso un lento e inesorabile lavorio sul gusto e sull’orecchio.

    Sul resto, invito tutti a una maggiore “misura” ( e quanto dico tutti, intendo anche i redattori),un giocoso invito a non prenderci troppo sul serio e a fare come quell’adorabile “dando – comunista” di effeffe, che non manca di stile, misura , raffinatezza , competenza .

    Chi più, chi meno, riflettete tutti un brandello di verità…A noi è dato coglierne, i frammenti: si sa, iddio si diverte a frantumarcela , a spargercela tra i piedi la verità, lasciando di guardia il Tempo, che ci aspetta al varco sornione e impo (a)ssibile…Però v’appicciate subito, come zolfanelli, e ch’è!

    Massì, meglio le baruffe indiane che la tomba di silenzio in cui ci stanno rinchiudendo. Per non essere da meno – e a salutarvi – vi faccio omaggio d’ un sonetto e d’una “traduzione” , che forse non suonano male nel contesto. Sperando di non smuovere troppe suscettibilità, m’espongo con ingenuo entusiasmo.

    191.

    S’ AZZUFFANO I POETI, S’AZZANNANO

    Sopra un verso di Elio Pagliarani

    S’azzuffano i poeti, s’azzannano,
    fratelli clandestini! S’affannano
    a dir d’un mondo cui nessuno presta
    fede, qui, nel trambusto della festa.

    E tutti gridano; ma che ci resta
    del vino e del banchetto?! La cesta
    è vuota del pane e dell’ affanno,
    l’angoscia è un ghigno, e non fa danno.

    “Che sappiamo –noi- oggi della morte?”*
    Ma nessuno presta ascolto. Il morto
    lo piangono i poëti, e a torto.

    Il pesce e la fanciulla..lo sconforto
    che li culla è quell’ oscuro/azzurro** porto
    ove fluisce l’altrui – e nostra – sorte.

    * da “Oggetti e argomenti per una disperazione”
    (Lezioni di fisica e Fecaloro – 1964) di Elio Pagliarani

    ** al lettore scegliere la variante che preferisce

    S. D. A. 26 – 27 . 2 . 2008

    212.

    FAMMA

    S’i tengo ‘na voglia, chest’è
    sulo p’e prete e p’ ‘a terr’
    I’ campo ‘e aria – nèh,
    ‘e roccia, ‘e carbone,‘e fierr’!

    Sciulìe turnàte. Passate desidèrie,
    sìte prète fatte ‘e suono.
    ‘Nzerritàte o’ vveléno buono
    d’’e ciùre ‘e campagna comma’ a ‘nziérie.

    Mangiàteve ‘e pretelle schiése,
    o ‘e prete vecchie ’e cchiese,
    o ‘e cunzumàte ‘r’e diluvie antìche,
    panélle spàrze, grigge, ‘int’ ‘e vvallàte amiche.

    S. D. A. 25 . 5 . 2008

    FAIM

    Si j’ai du goût, ce n’est guère
    Que pour la terre et les pierres.
    Je déjeunes toujours d’air,
    De roc, de charbons, de fer!

    Mes faims, tournez. Paissez faims,
    Le pré des sons.
    Attirez le gai venin
    Des liserons.

    Mangez les cailloux qu’ on brise,
    Les vieilles pierres d’églises;
    Les galets des vieux deluges,
    Pains semés dans les vallées grises.

    (Libero adattamento di FAIM di Arthur Rimbaud, da Délires II, UNE SAISON EN ENFER.)

    E ch’ amma fa, siamo tutti poeti laureati !



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