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	Commenti a: Libri segreti	</title>
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		<title>
		Di: tashtego		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2009 18:58:38 +0000</pubDate>
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		Di: tashtego		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2009 18:56:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ora io non so una mazza del Novecento, tranne per quel tanto che ne ho vissuto e già il Novecento nostro, quello dei baby boomers, differisce dal Novecento di quelli che avevano già visto due guerre mondiali, che s’erano buttati nella avanguardie, che avevano lavorato per il Moderno, cioè per il binomio Forma-Riforma o con maggiore articolazione alla continuazione del Rinascimento come sintesi di giustizia sociale/purezza formale, come annientamento della ridondanza… quelli che erano approdati al dopoguerra consunti dalle troppe sigarette, dal mangiar male, dallo smarrimento del dover ricominciare senza sapere bene da dove, del doversi trascinare in piena luce ancora per un po’.
Non ne so una mazza come accade a tutti quelli che ci sono nati e vissuti e che sono stati sbattuti qui, sulle battigie dei Duemila, e lasciati in secca in questa fanghiglie dall’esaurirsi delle correnti novecentesche, intese come ideologie e crolli di muri e gulag e San Francisco e Valle Giulia e Via Fani e Compromessi Storici mai realizzatisi, e «valori della Resistenza» e Fenoglio e Pasolini naturalmente, senza che ce ne sia fregato mai più di tanto di Calvino, per esempio.
Leggo le cose di Corty e non solo le sue e vedo come tutto il mio così-detto vissuto, tutto quello che mi pareva di aver esperito nella complessità sanguinosa del quotidiano sopraffarsi e persino uccidersi, appare inscritto in un quadro coi suoi tasselli e i suoi rapporti di causa effetto e derivazione. 
Ma soprattutto di effetto-causa, quando dato un certo esisto di una certa cosa serve una causa che l’abbia prodotto, serve un antecedente cui ricondurlo, serve un phylum in cui dargli un senso e una cognitio, se in latino esiste questa parola.
Il Novecento della generazione sopravvenuta e poi quello dei post-sopravvenuti, sembrerà strano, ma non riesce a risalire a Prima del Settanta, come se il Settanta costituisse il limes invalicabile oltre il quale sunt leones (Gadda a parte, di cui a dire la verità poco ci importava, perché erano altre le cose interessanti e si disceva «hai letto il Pasticciaccio?» molto più di rado di «hai letto Adorno?», «hai letto la Monthly rewiew?», «hai letto Marcuse?»), mentre prima del Settanta c’erano per esempio Miles e Coltrane e Rollins e persino Gino Paoli, per non dilungarsi sugli Altri... 
Il Settanta come orizzonte ultimo oltre il quale non esiste alcun evento davvero significativo e davvero percepibile, ma solo fatti riassumibili rapidamente in quadri convenzionali, mentre furono carne e vita e tutto viene da lì, tutto comincia dalla fine dell’era post conflitto del dover ricostruire, nel passaggio dal dover sopravvivere all’essere sopravvissuti, nell’accorgersi che tutto ma proprio tutto era come prima che si nascesse, perché anche per noi esisteva un orizzonte invalicabile degli eventi ed era il limite superiore della Guerra, la superficie storica di eventi che mai capimmo e mai ci interessarono davvero…
Il libro di Andrea non l‘ho letto, queste sono solo echoes di evocazione dei testi suoi e dei suoi coetanei che ho avuto modo di scorrere, ammirato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ora io non so una mazza del Novecento, tranne per quel tanto che ne ho vissuto e già il Novecento nostro, quello dei baby boomers, differisce dal Novecento di quelli che avevano già visto due guerre mondiali, che s’erano buttati nella avanguardie, che avevano lavorato per il Moderno, cioè per il binomio Forma-Riforma o con maggiore articolazione alla continuazione del Rinascimento come sintesi di giustizia sociale/purezza formale, come annientamento della ridondanza… quelli che erano approdati al dopoguerra consunti dalle troppe sigarette, dal mangiar male, dallo smarrimento del dover ricominciare senza sapere bene da dove, del doversi trascinare in piena luce ancora per un po’.<br />
Non ne so una mazza come accade a tutti quelli che ci sono nati e vissuti e che sono stati sbattuti qui, sulle battigie dei Duemila, e lasciati in secca in questa fanghiglie dall’esaurirsi delle correnti novecentesche, intese come ideologie e crolli di muri e gulag e San Francisco e Valle Giulia e Via Fani e Compromessi Storici mai realizzatisi, e «valori della Resistenza» e Fenoglio e Pasolini naturalmente, senza che ce ne sia fregato mai più di tanto di Calvino, per esempio.<br />
Leggo le cose di Corty e non solo le sue e vedo come tutto il mio così-detto vissuto, tutto quello che mi pareva di aver esperito nella complessità sanguinosa del quotidiano sopraffarsi e persino uccidersi, appare inscritto in un quadro coi suoi tasselli e i suoi rapporti di causa effetto e derivazione.<br />
Ma soprattutto di effetto-causa, quando dato un certo esisto di una certa cosa serve una causa che l’abbia prodotto, serve un antecedente cui ricondurlo, serve un phylum in cui dargli un senso e una cognitio, se in latino esiste questa parola.<br />
Il Novecento della generazione sopravvenuta e poi quello dei post-sopravvenuti, sembrerà strano, ma non riesce a risalire a Prima del Settanta, come se il Settanta costituisse il limes invalicabile oltre il quale sunt leones (Gadda a parte, di cui a dire la verità poco ci importava, perché erano altre le cose interessanti e si disceva «hai letto il Pasticciaccio?» molto più di rado di «hai letto Adorno?», «hai letto la Monthly rewiew?», «hai letto Marcuse?»), mentre prima del Settanta c’erano per esempio Miles e Coltrane e Rollins e persino Gino Paoli, per non dilungarsi sugli Altri&#8230;<br />
Il Settanta come orizzonte ultimo oltre il quale non esiste alcun evento davvero significativo e davvero percepibile, ma solo fatti riassumibili rapidamente in quadri convenzionali, mentre furono carne e vita e tutto viene da lì, tutto comincia dalla fine dell’era post conflitto del dover ricostruire, nel passaggio dal dover sopravvivere all’essere sopravvissuti, nell’accorgersi che tutto ma proprio tutto era come prima che si nascesse, perché anche per noi esisteva un orizzonte invalicabile degli eventi ed era il limite superiore della Guerra, la superficie storica di eventi che mai capimmo e mai ci interessarono davvero…<br />
Il libro di Andrea non l‘ho letto, queste sono solo echoes di evocazione dei testi suoi e dei suoi coetanei che ho avuto modo di scorrere, ammirato.</p>
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		Di: EmmeBì		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/05/20/libri-segreti/#comment-112620</link>

		<dc:creator><![CDATA[EmmeBì]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2009 13:46:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Occhio che se si monta la testa Cortellessa è finita! :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Occhio che se si monta la testa Cortellessa è finita! :-)</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Ottimo e abbondante &#171; tastiere consumate		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/05/20/libri-segreti/#comment-112609</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ottimo e abbondante &#171; tastiere consumate]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2009 08:22:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] 2009 Ottimo e&#160;abbondante Posted by Valentina under Uncategorized No Comments&#160;  Una bella recensione e un ritratto sputato di Andrea, che io ce lo sapevo che faceva strada      [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] 2009 Ottimo e&nbsp;abbondante Posted by Valentina under Uncategorized No Comments&nbsp;  Una bella recensione e un ritratto sputato di Andrea, che io ce lo sapevo che faceva strada      [&#8230;]</p>
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		Di: valentina daniele		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/05/20/libri-segreti/#comment-112608</link>

		<dc:creator><![CDATA[valentina daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2009 08:17:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ottima recensione e ritratto fedele di Andrea Cortellessa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ottima recensione e ritratto fedele di Andrea Cortellessa</p>
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