Cinque minuti di Napoli

29 maggio 2009
Pubblicato da

di Piero Sorrentino

montesanto8

Hanno fatto l’intero percorso, da sant’Anna di Palazzo, a cento metri da piazza Plebiscito, tagliando trasversalmente lungo il pezzo finale dei Quartieri, e infine giù, verso la Pignasecca, circa un chilometro, con le pistole già in mano, in mezzo alla gente che girava tra i negozi del centro, le buste umide con le orate per la cena e gli involti molli di petto di pollo, i sacchetti trasparenti di unto delle friggitorie pieni di zeppole e crocchè, i rettangoli plastificati delle ricariche telefoniche appena comprati, la riga argentata che copre il pin per l’accredito ancora integra, otto a bordo di quattro moto, uno scooter 150 in apertura, un altro in chiusura, e al centro una Kawasaki e un Hornet Honda, tutti con i caschi integrali, il passeggero della Kawasaki con la maglia azzurra del Napoli,

hanno scarrellato i ferri quando i motori erano ancora freddi, i primi colpi, in aria, li hanno sparati già a Galleria Toledo, poi su via Pasquale Scura, infine, hanno aperto il gas e si sono fatti a velocità pazzesca e contromano il vicolo dei Pellegrini, la gente s’è fatta secca contro i portoni dei palazzi per non essere investita, in piazzetta Montesanto, nello spiazzo che si allarga davanti alla facciata di vetro e acciaio della nuova stazione della Cumana, hanno abbassato le braccia e sparato sui corpi, proiettili potenti, 9×19 e 9×21, usati solo in Italia e conosciuti come Imi, acronimo di Israel Military Industry, la gente è scappata dove ha potuto, si è buttata sotto alle macchine ferme, ha sollevato le buste sopra alla testa nel tentativo di nascondercisi dietro, il flusso sparso dei viaggiatori in uscita dalla Cumana si è riaggregato immediatamente dentro, come una riga di mercurio fuori da un termometro rotto, Marco, 14 anni, stava giocando a pallone, correndo si è messo una mano sul braccio, una botta gli ha sfasciato la spalla, Petru Birleandu, 33 anni, il rumeno suonatore di organetto che tutti in zona conoscevano, ha cercato pure lui di ripararsi, una delle centocinquanta telecamere di zona lo ha filmato mentre sollevava la fisarmonica a proteggersi il tronco, ma coi pantofoloni di gomma zigrinata che portava ai piedi era lento, impacciato, un proiettile gli ha sfondato lo strumento, è riuscito finalmente a voltarsi quando un altro colpo, da dietro, gli ha bucato l’ascella e si è piantato nel cuore, Petru è corso verso i binari, ha sbattuto contro una colonna, forse negli attimi della fuga non l’ha vista, forse aveva già la vista annebbiata, è sbattuto contro la colonna e si è accasciato a terra. È morto.

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23 Responses to Cinque minuti di Napoli

  1. franco arminio il 29 maggio 2009 alle 13:26

    caro piero il finale del tuo pezzo mi ha commosso.
    ultimamante ci passo spesso nei luoghi della vicenda che hai descritto.

  2. catalin il 29 maggio 2009 alle 13:40

    Ecco la ricostruzione vergognosa di repubblica, che piacerebbe molto a roberto saviano:

    http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/cronaca/napoli-14-anni/napoli-14-anni/napoli-14-anni.html

  3. viola il 29 maggio 2009 alle 13:59

    ero a 300 metri d’aria dall’accaduto, un atto di puro terrore e di guerra, V.

  4. […] Questo articolo è stato scritto da piero sorrentino, e pubblicato il 29 Maggio 2009 alle 12:31 , archiviato in diarie contrassegnato Montesanto, Napoli, Petru Birleandu, piero sorrentino. Salva nei segnalibri il permalink. … Leggi la notizia alla fonte » […]

  5. davide vargas il 29 maggio 2009 alle 18:09

    Mia figlia passando per il centro storico si é guardata intorno e mi ha detto: ma come é bella questa città. Lì mi sono sentito in una morsa ancora più stretta.

  6. Ares il 29 maggio 2009 alle 19:36

    @catalin.. cosa non ti e’ piaciuto esattamente dell’articolo di repubblica che ti fa pensare a Saviano ?… giusto per capire.. (non e’ una domanda provocatoria vorrei solo capire meglio)

  7. arco il 29 maggio 2009 alle 20:06

    L’articolo di Repubblica usa i termini “Rom”; “Rumeno”; “Straniero”: le parole non sono mai neutre. Piero Sorrentino usa il nome e il cognome; sono dettagli importanti che distinguono quello che dovrebbe essere un giornalista dalle veline della questura. E poi il finale :

    “il ragazzino colpito ad una spalla, è stato ricoverato all’ospedale Vecchio Pellegrini con la clavicola fratturata, trafitto da parte a parte da un colpo di pistola. Qualche centimetro, e sarebbe morto senza una ragione.”

    Sono troppo in malafede se leggo un sottinteso: “a differenza del rom/rumeno/straniero (che invece i camorristi un motivo per ucciderlo ce lo avranno avuto)”?

  8. paolo vallarelli il 29 maggio 2009 alle 20:08

    Un delirio, sì. Le pagine di un libro che voglio scrivere devono essere come un delirio…
    Scrivo e leggo da anni, quando racimolo qualche soldo stampo nella mia città e mi autopubblico… Non voglio tenermi tutto dentro, diventa insopportabile comprimere le idee, le visioni, le lacerazioni…

    Un delirio…

    Paolo Vallarelli

  9. Carlo Cannella il 29 maggio 2009 alle 20:17

    @ ares
    eccheccazzo, non sara’ mica perche’ le lettere grandi e in neretto sono dedicate a un italiano ferito, e il rumeno morto viene appena sfiorato dalle letterine piccole?

  10. Ares il 29 maggio 2009 alle 20:42

    ..hem.. e con Saviano che c’entra?… Aaah e’ che a lui non piace questo modo….. no aspetta non ho capito..

    Si l’articolo non e’ piaciuto anche a me come e’ stato impostato.. pero’ diciamo che il ragazzino, forse, nel momento in cui e’ stato scritto l’articolo, nell’urgenza di pubblicarlo, non avendo il cronista chiarissima la dinamica e il movente.. ha preferito privilegiare la vittima che sembrava piu’ palesemente.. hem vittima.

    Non credere i giornalisti ormai lavorano col culo, un po’ come tutto il sistema italiano.. la qualità , la verifica, e’ cosa totalmente estranea ormai all’italica sensibilità.

  11. mario pandiani il 29 maggio 2009 alle 20:44

    Ma, un giornale come repubblica non è ancora in grado di capire la differenza che passa tra un romeno e un rom?
    Forse pensano che sia un’abbreviazione, forse l’effetto è più sensibile, “Rom” è quasi sinonimo di nemico, Romeni, in fondo, tutti ne conosciamo e sono brave persone, che abbiano ammazzato un rom è più rassicurante?
    Com’è?

  12. no/made il 29 maggio 2009 alle 23:00

    ciò che drammaticamente sembra non fare più notizia è che si spari a quell ora, in pieno centro, affollato da gente inconsapevole o forse incosciente, senza nessuna contromisura. Nella normalità. E’ ora di chiusura, i negozi si fanno gli ultimi conti , poi spengono le luci e abbassano le saracinesche.

  13. Paul Gatti il 30 maggio 2009 alle 00:00

    Porco cane.

  14. catalin il 30 maggio 2009 alle 00:19

    beh, qualche tempo fa da fazio saviano ha mostrato una raccolta di articoli di giornale in cui venivano presentati casi di cronaca come quello di montesanto…
    le vittime spesso e volentieri venivano messe in cattiva luce dai cronisti, si cercava di ventilare una loro complicità con i carnefici oppure l’ appartenenza al loro stesso milieu criminale.

    Lo stesso è successo con quel poveraccio con la fisarmonica che passava di lì per caso.

    Non parlo neanche di razzismo, per quanto possa dispiacere a calderoli o borghezio i rumeni sono ormai cittadini europei…mi dispiace solo per l’ imbarbarimento culturale che si respira in questo paese, un degrado di cui sembrano accorgersi più gli stranieri che gli italiani, visto che il vostro presidente del consiglio stravincerà sicuramente alle prossime elezioni.

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2006/Notizie/Politiche2006/articoli/04_Aprile/09/berlusconistan.shtml

  15. véronique vergé il 30 maggio 2009 alle 11:08

    Vorrei aggiungere (prima di commentare il racconto bellissimo, perché scrittura dritta al corpo, violenta) che il racconto La bague, Roberto Saviano mostra come due giovani innocenti trovano una morte in trappola, come una giornalista presenta la cronaca, associando le vittime al contesto mafioso. In questa terra, l’innocente indossa vestiti di colpevole, quando muore assassinato.

    La storia narrata è prima la ressa nella vita ordinaria come in qualunque città.
    Intrusione della violenza.
    La gente panica, cerca a ripararsi.
    A caso, colpi in aria,
    gesti di ultimo difensa contro la morte,
    un mano per nascondere il volto , gesto venuto dall’infanzia,
    colpi spietati.
    Il racconto scandisce la corsa verso la morte,
    l’impossibilità di scappare,
    il buco nel cuore
    morire con la vista anniegata
    l’ultimo sguardo in Napoli
    non verso il cielo antico
    ma in infierno contro la brutalità
    della colonna, della strada.

  16. Luciano Pignataro il 30 maggio 2009 alle 17:28

    @Catalin
    Non per fare difese di ufficio, ma la notizia che colpisce e fa lievitare la sparatoria sino ad apertura di pagina è proprio il ferimento del bambino. Non perché italiano, ma perché bambino.
    Per il resto è solo uno dei tanti omicidi di questa eterna guerra.

  17. catalin il 30 maggio 2009 alle 18:57

    @luciano pignataro

    comprendo benissimo: il povero bambino (a cui va tutta la mia solidarietà) ha rischiato di morire “senza una ragione” (repubblica dixit…) a differenza del romeno “obiettivo” dell’ attentato, ucciso “con una coltellata al cuore, come una vera e propria esecuzione della camorra”.

    Mmm. la vittima aveva commesso uno sgarro…

    Questa, romeni a parte, mi sembra più cattiva letteratura che giornalismo.

  18. clochard il 31 maggio 2009 alle 09:05

    Son passato per caso di qui e ora ho trovato il calore dell’anima.

  19. Luciano Pignataro il 31 maggio 2009 alle 09:18

    @Catalin
    Le cose stanno così, purtroppo. In Alto Adige una che cade dalla bicicletta fa notizia, a Napoli un omicidio di camorra non colpisce più nessuno

  20. SALVATORE il 31 maggio 2009 alle 11:50

    La cosa che mi fa rabbrividire e che ormai a Napoli e provincia si è superata qualsiasi soglia, tutto può succedere, succede, e dopo un secondo tutto e tutti continuano a vivere come prima. Oggi un morto innocente nella mia terra è simile ad un morto innocente di un’altra città??La vita di un cristo che si arrangia a Napoli è simile a quella di un’altra persona che vive altrove???I diritti ed i doveri dei miei diavoletti sono gli stessi che leggo nella Costituzione italiana oppure sta nascendo, forse già c’è, una Costituzione napoletana???

  21. montecristo il 1 giugno 2009 alle 13:13

    @ salvatore,
    … non dopo un secondo, ma ‘durante tutto quel secondo’ continuano a vivere come prima. A suo tempo l’ho abitato quel secondo. L’ho attraversato quel fuoco. Poi quei secondi si son dilatati a diventare anni, secoli: invariati, invariabili! I passi del ‘popolo porco napoletano’ sono tornati a riecheggiare leggiadri lungo i marciapiedi della storia di questo nostro Paese: strade larghe, vetrine lucenti, veline se_ducenti: munnezza! come d’abitudine!

    montecristo

  22. transit il 1 giugno 2009 alle 21:50

    me hanno sparatu
    tre colpe d’e pistula
    e accussì,
    confuso, ancora co la musica
    d’e nanzune ‘taliane
    dinto li recchie,
    circavo di scapparu
    cu la mea fisarmonica
    d’e musiza tzitana,
    due ragazzi cu la maglie
    de la squadre de pallone
    d’o Napole
    me hanno ,nfelato
    na cortella
    sopra
    lo fianco
    dentro dentro
    arriavando
    come il vento fresco
    ne lo core
    svermenato di paura
    e
    lo core mio
    come un orologio
    scassato
    s’è fermato
    comme nu giocattolo
    scamazzato
    comme na machina
    fusa
    squagliata
    comme la pece

    ca il sangue mio sentivo
    ll’addore
    ca entra dinto le nari

    il sangue
    surgeva
    sbucava
    da una strada
    nu vicolu
    nu funnacu
    na chiazza

    e lu corpo
    si è fatto bianco
    tutt’intorno biancu biancu
    le voci de lo popolo luntane luntane
    parole emigate d’emigranti azzannati

    ninte cchiù
    nianco ‘na nticchia
    e nimmanco e nippure
    e cchiù nulla di più
    cchiù a-blì-blò-o la-lince-la-lance
    tanti sciori ci stanno
    in France
    terri in dove fui nasciuto
    ma di sangue
    luntano sono li terra
    de lo mi sangue

    e nzieme a mme
    comme diceno qui
    è muorto lo mio sciato
    non più
    mai mai cchiù
    risciatato.
    na lacrima di sangue

    ca io stevo di casaa vico Lepre Ventaglieri
    nummero…e pagavo
    pe’ nu vascio
    di una sola stanza
    quattrocento
    si quattrocento euro al mese.

    sunanno pe li strade
    e pagando li quattuciente eruro
    io pure
    nu poco ‘e bbene
    l’ho dato
    zingaro di merda.



indiani