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	Commenti a: Antichrist	</title>
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		<title>
		Di: Francesco Cusa		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cusa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 12:27:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[perfettamente d&#039;accordo!]]></description>
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		Di: lambertibocconi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lambertibocconi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 11:41:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non ce l&#039;ho fatta a leggere tutto, quindi non so se qualcuno ha già detto che la scena dell&#039;automutilazione della donna ha un grande precedente (che secondo me ha lasciato il segno come si deve in Von Trier) in Sussurri e Grida di Bergman. E Antichrist stesso sta nel filone del Settimo Sigillo. Altro che balle! Un film potente e soprattutto molto molto serio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ce l&#8217;ho fatta a leggere tutto, quindi non so se qualcuno ha già detto che la scena dell&#8217;automutilazione della donna ha un grande precedente (che secondo me ha lasciato il segno come si deve in Von Trier) in Sussurri e Grida di Bergman. E Antichrist stesso sta nel filone del Settimo Sigillo. Altro che balle! Un film potente e soprattutto molto molto serio.</p>
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		Di: Francesco Cusa		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/06/07/antichrist/#comment-114095</link>

		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cusa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 12:05:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Permettetemi di esprimere dapprima la mia indignazione nei confronti della odierna critica cinematografica italiana. Il livello gretto, dozzinale e meschino, le volgarità di basso profilo espresse nei raffazzonati e superficiali commenti che appestano le riviste cartacee di settore ed il web, sono degni di un paese mediocre, e non di un grande film quale &quot;Anticrist&quot; di Lars von Trier.
Leggere commenti e considerazioni talmente banali nei rispetti di un soggetto cinematografico complesso, rende la visione di questo film un &quot;must&quot; a chi soltanto avesse voglia di essere ancora al centro di una &quot;visione&quot; innovativa e non patinata, di una esplorazione introspettiva senza compromessi.
Innanzitutto parliamo di grande cinema: il magistrale uso della macchina da presa, la fotografia sublime, il montaggio superbo, l&#039;uso moderno e consapevole del sonoro, i riferimenti colti e &quot;scekerati&quot; al cinema di Tarkovsky (espliciti nei titoli di coda), al Bergman di &quot;Persona&quot; nella prima parte, qua e là chiosando il Lynch di &quot;Strade Perdute&quot;, alla pittura di Bosh, sono solo alcune gocce sparse nell&#039;andirivieni di meraviglie messe in atto dal grande cineasta danese.
La tematica dell&#039;Anticristo funge certamente da collante alla trama (?), la demistificazione del concetto di Male espressa nell&#039;incarnazione della &quot;femmina&quot; - tematica che del resto ci portiamo dappresso da circa duemila anni di nostra storia religiosa-, il concetto manicheo di Colpa e Redenzione tanto caro al nostro regista, sono solo alcune tracce, appunti oseremmo dire, paludamenti, forse di una cornice ricca e variegata.
Il nocciolo della questione rimane l&#039;attacco devastante alla psicanalisi ed alla psicoterapia. Gli &quot;azzardi&quot; del marito analista, funzionali ad un processo di guarigione, ad una elaborazione del lutto da parte della moglie dopo la morte del figlio, denotano i limiti di una disciplina che prende a prestito antiche tecniche yogiche e ritualità ancestrali per usi e scopi terapeutici consoni ad una ricerca del benessere propria della società dei consumi.
Cosicché nel percorso indotto dal marito-terepeuta, la Gainsbourg, finisce con il regredire al concetto primevo di paura, sprofondando laddove essa s&#039;annida, oseremmo dire ontologicamente, nella selva, nella fauna, nella Natura.
Ed il viaggio da immaginifico si fa concreto, &quot;reale&quot;; s&#039;abbandona la città e ci si addentra nel bosco alla ricerca dell&#039;orrore senza nome, come in una fiaba dei fratelli Grimm (le sembianze della strega e/o dell&#039;orco essendo una maschera).
La casa sperduta nel bosco rappresenta così, per usare delle categorie freudiane, il nucleo ancestrale: l&#039;Es della Gainsbourg, poi di Dafoe, indi di tutti noi spettatori.
Il percorso diventa regressivo e la Natura prende sempre più il sopravvento nei rispetti dell&#039;etica e della ragione.
La violenza che ne scaturisce non è quella pasoliniana de &quot;Le 120 giornate&quot;, ossia violenza come strumento del Potere e veicolo per la sua legittimazione; piuttosto qui siamo di fronte al trionfo degli istinti primari, che finiscono poi con lo sconfinare nel panteismo più assoluto, vanificando persino l&#039;edificazione di una logica necessità antropomorfica, ovvero del bisogno di Dio.
La mutilazione dei genitali che ne consegue, è del resto archetipo e rituale che trova &quot;senso&quot; proprio nel recondito mondo dominato dalla Natura, regione interdetta all&#039;uomo moderno che ha finito con il confinare nel museo l&#039;immensa simbologia relativa al proprio passato remoto, fatta di statue, miniature e bassorilievi inneggianti a &quot;lingam&quot;, falli, vulve, spade, torri e teste mozzate.
Gli &quot;archetipi viventi&quot; non parlano dunque più all&#039;uomo contemporaneo, a meno di non tentare approcci radicali e rischiosi: in poche parole di sfidarla questa natura abbandonandosi al mandala piuttosto che alla scalata del K2.
E man mano che la trama del film s&#039;addensa, ecco lo psicologo-Dafoe farsi dapprima esorcista e poi stregone.
La cerimonia prevede la sostituzione del concetto di &quot;Guarigione&quot; con quello del &quot;Sacrificio&quot;, di una ritualità che culmina nel rogo della moglie-strega.
Così veniamo pervasi da un&#039;inquietudine che non ci lascia dopo tempo, ma anche di un senso di sollievo e di liberazione, molto simile a quello che in &quot;Dogville&quot; lo spettatore vive dopo che la Kidman opera &quot;Giustizia&quot; legittimando l&#039;omicidio come catarsi.
E&#039; l&#039;urlo del nostro richiamo ancestrale che continua a risuonare ovunque, e che noi continuiamo a far finta di non sentire.
L&#039;urlo di von Trier è agghiacciante e si promana per ogni dove: nella sala e fuori...nel bosco.

francesco cusa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Permettetemi di esprimere dapprima la mia indignazione nei confronti della odierna critica cinematografica italiana. Il livello gretto, dozzinale e meschino, le volgarità di basso profilo espresse nei raffazzonati e superficiali commenti che appestano le riviste cartacee di settore ed il web, sono degni di un paese mediocre, e non di un grande film quale &#8220;Anticrist&#8221; di Lars von Trier.<br />
Leggere commenti e considerazioni talmente banali nei rispetti di un soggetto cinematografico complesso, rende la visione di questo film un &#8220;must&#8221; a chi soltanto avesse voglia di essere ancora al centro di una &#8220;visione&#8221; innovativa e non patinata, di una esplorazione introspettiva senza compromessi.<br />
Innanzitutto parliamo di grande cinema: il magistrale uso della macchina da presa, la fotografia sublime, il montaggio superbo, l&#8217;uso moderno e consapevole del sonoro, i riferimenti colti e &#8220;scekerati&#8221; al cinema di Tarkovsky (espliciti nei titoli di coda), al Bergman di &#8220;Persona&#8221; nella prima parte, qua e là chiosando il Lynch di &#8220;Strade Perdute&#8221;, alla pittura di Bosh, sono solo alcune gocce sparse nell&#8217;andirivieni di meraviglie messe in atto dal grande cineasta danese.<br />
La tematica dell&#8217;Anticristo funge certamente da collante alla trama (?), la demistificazione del concetto di Male espressa nell&#8217;incarnazione della &#8220;femmina&#8221; &#8211; tematica che del resto ci portiamo dappresso da circa duemila anni di nostra storia religiosa-, il concetto manicheo di Colpa e Redenzione tanto caro al nostro regista, sono solo alcune tracce, appunti oseremmo dire, paludamenti, forse di una cornice ricca e variegata.<br />
Il nocciolo della questione rimane l&#8217;attacco devastante alla psicanalisi ed alla psicoterapia. Gli &#8220;azzardi&#8221; del marito analista, funzionali ad un processo di guarigione, ad una elaborazione del lutto da parte della moglie dopo la morte del figlio, denotano i limiti di una disciplina che prende a prestito antiche tecniche yogiche e ritualità ancestrali per usi e scopi terapeutici consoni ad una ricerca del benessere propria della società dei consumi.<br />
Cosicché nel percorso indotto dal marito-terepeuta, la Gainsbourg, finisce con il regredire al concetto primevo di paura, sprofondando laddove essa s&#8217;annida, oseremmo dire ontologicamente, nella selva, nella fauna, nella Natura.<br />
Ed il viaggio da immaginifico si fa concreto, &#8220;reale&#8221;; s&#8217;abbandona la città e ci si addentra nel bosco alla ricerca dell&#8217;orrore senza nome, come in una fiaba dei fratelli Grimm (le sembianze della strega e/o dell&#8217;orco essendo una maschera).<br />
La casa sperduta nel bosco rappresenta così, per usare delle categorie freudiane, il nucleo ancestrale: l&#8217;Es della Gainsbourg, poi di Dafoe, indi di tutti noi spettatori.<br />
Il percorso diventa regressivo e la Natura prende sempre più il sopravvento nei rispetti dell&#8217;etica e della ragione.<br />
La violenza che ne scaturisce non è quella pasoliniana de &#8220;Le 120 giornate&#8221;, ossia violenza come strumento del Potere e veicolo per la sua legittimazione; piuttosto qui siamo di fronte al trionfo degli istinti primari, che finiscono poi con lo sconfinare nel panteismo più assoluto, vanificando persino l&#8217;edificazione di una logica necessità antropomorfica, ovvero del bisogno di Dio.<br />
La mutilazione dei genitali che ne consegue, è del resto archetipo e rituale che trova &#8220;senso&#8221; proprio nel recondito mondo dominato dalla Natura, regione interdetta all&#8217;uomo moderno che ha finito con il confinare nel museo l&#8217;immensa simbologia relativa al proprio passato remoto, fatta di statue, miniature e bassorilievi inneggianti a &#8220;lingam&#8221;, falli, vulve, spade, torri e teste mozzate.<br />
Gli &#8220;archetipi viventi&#8221; non parlano dunque più all&#8217;uomo contemporaneo, a meno di non tentare approcci radicali e rischiosi: in poche parole di sfidarla questa natura abbandonandosi al mandala piuttosto che alla scalata del K2.<br />
E man mano che la trama del film s&#8217;addensa, ecco lo psicologo-Dafoe farsi dapprima esorcista e poi stregone.<br />
La cerimonia prevede la sostituzione del concetto di &#8220;Guarigione&#8221; con quello del &#8220;Sacrificio&#8221;, di una ritualità che culmina nel rogo della moglie-strega.<br />
Così veniamo pervasi da un&#8217;inquietudine che non ci lascia dopo tempo, ma anche di un senso di sollievo e di liberazione, molto simile a quello che in &#8220;Dogville&#8221; lo spettatore vive dopo che la Kidman opera &#8220;Giustizia&#8221; legittimando l&#8217;omicidio come catarsi.<br />
E&#8217; l&#8217;urlo del nostro richiamo ancestrale che continua a risuonare ovunque, e che noi continuiamo a far finta di non sentire.<br />
L&#8217;urlo di von Trier è agghiacciante e si promana per ogni dove: nella sala e fuori&#8230;nel bosco.</p>
<p>francesco cusa</p>
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		<title>
		Di: ilCalmiere		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/06/07/antichrist/#comment-113860</link>

		<dc:creator><![CDATA[ilCalmiere]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2009 11:27:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A scanso d&#039;equivoci e nel pieno rispetto delle opinioni altrui sottolineo che dicendo idiota non mi rivolgo a Marco V bensì al concetto generale di analisi decontestualizzata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A scanso d&#8217;equivoci e nel pieno rispetto delle opinioni altrui sottolineo che dicendo idiota non mi rivolgo a Marco V bensì al concetto generale di analisi decontestualizzata.</p>
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		<title>
		Di: ilCalmiere		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/06/07/antichrist/#comment-113859</link>

		<dc:creator><![CDATA[ilCalmiere]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2009 11:24:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[«se voglio mandare un messaggio, scrivo un telegramma» :-D

Se sei un idiota è normale che per mandare un messaggio mandi un telegramma! Ma siccome la Divina Commedia è pur essa un messaggio, e non veiicolata da un telegramma, è evidente che la scelta di un modello, pur discutibile, ha pari dignità di un qualunque altro modello.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«se voglio mandare un messaggio, scrivo un telegramma» :-D</p>
<p>Se sei un idiota è normale che per mandare un messaggio mandi un telegramma! Ma siccome la Divina Commedia è pur essa un messaggio, e non veiicolata da un telegramma, è evidente che la scelta di un modello, pur discutibile, ha pari dignità di un qualunque altro modello.</p>
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		<title>
		Di: marco v		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/06/07/antichrist/#comment-113851</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco v]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2009 08:30:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tarkosvskij?? 0_O ma lasciamo perdere, per carità! Von Trier è un regista di finzione, fintissimo, che finge, che si sta sempre a guardare... è un misogino schifoso, malato, con una mentalità neomedievale, regressiva.
E soprattutto, molti commentatori si impegnano a dare interpretazioni cerebrali del regista, andando alla deriva («un cinema così intenso che dispiega in modo molteplice e doloroso le forze che ci governano, con cui tutti giorni, istante per istante, scendiamo a patti» .. «la vicenda parte dall’introiezione di un dispositivo culturale che va a semantizzare in quel certo modo corpo/natura. La donna - “soggetto” di quel discorso - ne è oggettivizzata e lo fa proprio, lo attiva» .. «una sorta di ribaltamento - o negazione - dell’atto creativo come “pensare” dentro lo stesso pensiero, per un grido e un tuffo nel buio che annulla il pensiero stesso» ..).
Tante parole, per non dire che ha girato l&#039;ennesimo film onanistico ! Una supercaz..ta! ;)

L&#039;atto intellettuale, il cinema a tesi è scivolosissimo. Per questo mi commuove sempre il finale di 8 e mezzo: lì sì che il cinema si prende quel che gli spetta, a l&#039;autore abbandona la pretesa di spiegare tutto il mondo. Hitchcokc diceva «se voglio mandare un messaggio, scrivo un telegramma»  :-D]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tarkosvskij?? 0_O ma lasciamo perdere, per carità! Von Trier è un regista di finzione, fintissimo, che finge, che si sta sempre a guardare&#8230; è un misogino schifoso, malato, con una mentalità neomedievale, regressiva.<br />
E soprattutto, molti commentatori si impegnano a dare interpretazioni cerebrali del regista, andando alla deriva («un cinema così intenso che dispiega in modo molteplice e doloroso le forze che ci governano, con cui tutti giorni, istante per istante, scendiamo a patti» .. «la vicenda parte dall’introiezione di un dispositivo culturale che va a semantizzare in quel certo modo corpo/natura. La donna &#8211; “soggetto” di quel discorso &#8211; ne è oggettivizzata e lo fa proprio, lo attiva» .. «una sorta di ribaltamento &#8211; o negazione &#8211; dell’atto creativo come “pensare” dentro lo stesso pensiero, per un grido e un tuffo nel buio che annulla il pensiero stesso» ..).<br />
Tante parole, per non dire che ha girato l&#8217;ennesimo film onanistico ! Una supercaz..ta! ;)</p>
<p>L&#8217;atto intellettuale, il cinema a tesi è scivolosissimo. Per questo mi commuove sempre il finale di 8 e mezzo: lì sì che il cinema si prende quel che gli spetta, a l&#8217;autore abbandona la pretesa di spiegare tutto il mondo. Hitchcokc diceva «se voglio mandare un messaggio, scrivo un telegramma»  :-D</p>
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		<title>
		Di: pierfrancesco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/06/07/antichrist/#comment-113827</link>

		<dc:creator><![CDATA[pierfrancesco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 09:20:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In ritardo sulla &#039;discussione&#039;...come sempre Baldrati, al di là di quello che scrive, rivela una forza narrativa molto interessante.
Perché i film ce li fa vedere (anche a me che non l&#039;ho visto e mai lo vedrò, perché se horror deve essere...che sia horror puro...)
Leggendo la sua recensione ho &#039;viaggiato&#039; tra i fotogrammi

Pierfrancesco]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In ritardo sulla &#8216;discussione&#8217;&#8230;come sempre Baldrati, al di là di quello che scrive, rivela una forza narrativa molto interessante.<br />
Perché i film ce li fa vedere (anche a me che non l&#8217;ho visto e mai lo vedrò, perché se horror deve essere&#8230;che sia horror puro&#8230;)<br />
Leggendo la sua recensione ho &#8216;viaggiato&#8217; tra i fotogrammi</p>
<p>Pierfrancesco</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: ilCalmiere		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/06/07/antichrist/#comment-113817</link>

		<dc:creator><![CDATA[ilCalmiere]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2009 23:31:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[difatti la mutilazione dei genitali della donna non rappresentano l&#039;elaborazione del lutto bensì la punizione ad una natura indomabile e satanica, la natura in generale quanto la natura femminea..
Ma se il film non lo vedete.. quantomeno non commentate...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>difatti la mutilazione dei genitali della donna non rappresentano l&#8217;elaborazione del lutto bensì la punizione ad una natura indomabile e satanica, la natura in generale quanto la natura femminea..<br />
Ma se il film non lo vedete.. quantomeno non commentate&#8230;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Ivan		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/06/07/antichrist/#comment-113765</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ivan]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 13:38:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono pochi i registi di cui amo davvero i film - nel modo in cui posso amare un libro o uno spettacolo teatrale o una canzone - (qualche film di Pasolini, Bergman, Nouvelle vague, tutto Tarkovskij, Bellocchio, Nanni Moretti): Lars Von Trier è tra questi, in particolare per Le Onde del Destino, Dogville.
Antichrist - che a Tarkovskij è dedicato - mi ha impressionato positivamente. Ho pensato le stesse cose che qui ho letto riguardo alla pesantezza di alcune scene. 
Ho trovato tutto il materiale astratto del film reso in modo molto organico (meccanismo sacrificale, natura maligna ecc..), tendo però a preferire il non-detto per alcune scene &quot;pesanti&quot; che, metaforizzate in modo più lirico e leggero, avrebbero mosso di più la fantasia e i sensi degli spettatori.
In Stalker o in Andrej Rublev di Tarkovskij c&#039;è moltissimo dolore ma il regista non spettacolarizza continuamente il film, anzi lo rende un&#039;opera quasi mistica sia nei modi di realizzazione che negli intenti.
Con questo non voglio dire che Von Trier abbia particolari intenti di spettacolo, ma giudico il lirismo &quot;leggero&quot; di Tarkovskij molto più corretto per il tentativo del cinema di avvicinarsi a realtà altre..]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono pochi i registi di cui amo davvero i film &#8211; nel modo in cui posso amare un libro o uno spettacolo teatrale o una canzone &#8211; (qualche film di Pasolini, Bergman, Nouvelle vague, tutto Tarkovskij, Bellocchio, Nanni Moretti): Lars Von Trier è tra questi, in particolare per Le Onde del Destino, Dogville.<br />
Antichrist &#8211; che a Tarkovskij è dedicato &#8211; mi ha impressionato positivamente. Ho pensato le stesse cose che qui ho letto riguardo alla pesantezza di alcune scene.<br />
Ho trovato tutto il materiale astratto del film reso in modo molto organico (meccanismo sacrificale, natura maligna ecc..), tendo però a preferire il non-detto per alcune scene &#8220;pesanti&#8221; che, metaforizzate in modo più lirico e leggero, avrebbero mosso di più la fantasia e i sensi degli spettatori.<br />
In Stalker o in Andrej Rublev di Tarkovskij c&#8217;è moltissimo dolore ma il regista non spettacolarizza continuamente il film, anzi lo rende un&#8217;opera quasi mistica sia nei modi di realizzazione che negli intenti.<br />
Con questo non voglio dire che Von Trier abbia particolari intenti di spettacolo, ma giudico il lirismo &#8220;leggero&#8221; di Tarkovskij molto più corretto per il tentativo del cinema di avvicinarsi a realtà altre..</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Roberto Bernabò		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/06/07/antichrist/#comment-113727</link>

		<dc:creator><![CDATA[Roberto Bernabò]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 22:29:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&lt;b&gt;@nicola pasa&lt;/b&gt;

Cosa sarebbe il cinema senza il linguaggio delle immagini.

Il cinema non è (solo) la storia (la sequenza degli eventi narrati per il tramite degli esistenti).

Il cinema è un linguaggio, come lo è, da sempre, quello associato alle arti figurative.

Lo spartiacque è questo.

C&#039;è chi usa il cinema limitandosi a narrare storie (dalla commedia americana a Verdone).

E c&#039;è (per fortuna) chi lo usa come strumento di comunicazione, anche, e, soprattutto, simbolica ed allegorica, quasi come se lo schermo non fosse solo lo schermo, ma, anche e soprattutto, una tela pittorica.

Questi registi (le cui immagini ti rimangono impresse), ci costringono a riflettere, ad interpretare, ed a recuperare parte di quell&#039;immenso patrimonio comunicativo, che rappresenta l&#039;immagine, quando è usata con sapienza e consapevolezza del mezzo.

Ora, anche qui, io credo che chi si limita a cercare di capire la storia (come lo stesso Mereghetti), sbaglia, come dire, la scelta della lente con cui analizzare questa, come tante altre, opere.

Chi, invece, si spinge oltre, e cerca d&#039;interpretare i segni, le allegorie, i simboli, credo che non finisca più di rimanere catturato da un regista che è, si, un provocatore, ma che utilizza fino a tre cineprese (come nel caso di specie), per tentare di restituire al suo spettatore, tutto ciò che, con quest&#039;opera, ha tentato di racchiudere. E sottolineo il tentato perché lo stesso Antonioni diceva che il film non è che una verifica parziale di ciò che è l&#039;immagine rivelata:

“Ma noi sappiamo che sotto l’immagine rivelata ce n’é un’altra più fedele alla realtà, e sotto quest’altra un’altra ancora, e di nuovo un’altra sotto quest’ultima, fino alla vera immagine di quella realtà, assoluta, misteriosa che nessuno vedrà mai.” (Michelangelo Antonioni)

Vedetela come volete ma io ammiro questo sforzo, e questa categoria di registi.

Sto pensando (dovrei dire addirittura) questa estate di fare un viaggio in Danimarca, e di andare a visitare il centro di produzione Zentropa ... chi fosse interessato può contattarmi dal mio blog.

Grazie a tutti.

Rob.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><b>@nicola pasa</b></p>
<p>Cosa sarebbe il cinema senza il linguaggio delle immagini.</p>
<p>Il cinema non è (solo) la storia (la sequenza degli eventi narrati per il tramite degli esistenti).</p>
<p>Il cinema è un linguaggio, come lo è, da sempre, quello associato alle arti figurative.</p>
<p>Lo spartiacque è questo.</p>
<p>C&#8217;è chi usa il cinema limitandosi a narrare storie (dalla commedia americana a Verdone).</p>
<p>E c&#8217;è (per fortuna) chi lo usa come strumento di comunicazione, anche, e, soprattutto, simbolica ed allegorica, quasi come se lo schermo non fosse solo lo schermo, ma, anche e soprattutto, una tela pittorica.</p>
<p>Questi registi (le cui immagini ti rimangono impresse), ci costringono a riflettere, ad interpretare, ed a recuperare parte di quell&#8217;immenso patrimonio comunicativo, che rappresenta l&#8217;immagine, quando è usata con sapienza e consapevolezza del mezzo.</p>
<p>Ora, anche qui, io credo che chi si limita a cercare di capire la storia (come lo stesso Mereghetti), sbaglia, come dire, la scelta della lente con cui analizzare questa, come tante altre, opere.</p>
<p>Chi, invece, si spinge oltre, e cerca d&#8217;interpretare i segni, le allegorie, i simboli, credo che non finisca più di rimanere catturato da un regista che è, si, un provocatore, ma che utilizza fino a tre cineprese (come nel caso di specie), per tentare di restituire al suo spettatore, tutto ciò che, con quest&#8217;opera, ha tentato di racchiudere. E sottolineo il tentato perché lo stesso Antonioni diceva che il film non è che una verifica parziale di ciò che è l&#8217;immagine rivelata:</p>
<p>“Ma noi sappiamo che sotto l’immagine rivelata ce n’é un’altra più fedele alla realtà, e sotto quest’altra un’altra ancora, e di nuovo un’altra sotto quest’ultima, fino alla vera immagine di quella realtà, assoluta, misteriosa che nessuno vedrà mai.” (Michelangelo Antonioni)</p>
<p>Vedetela come volete ma io ammiro questo sforzo, e questa categoria di registi.</p>
<p>Sto pensando (dovrei dire addirittura) questa estate di fare un viaggio in Danimarca, e di andare a visitare il centro di produzione Zentropa &#8230; chi fosse interessato può contattarmi dal mio blog.</p>
<p>Grazie a tutti.</p>
<p>Rob.</p>
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